THE LIBRARY
BRIGHAM YOUNG UNIVERSITY
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LA PITTURA E LA MINIATURA
NELLA LOMBARDIA
DAI PIÙ ANTICHI MONUMENTI ALLA METÀ DEL QUATTROCENTO
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FRONTESPIZIO DELLA BIBBIA DI NICCOLÒ III d'ESTE
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Ulrico Hoepli Editotiiì, Milatco
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Pietro Toesca
LA PITTURA
E LA MINIATURA
NELLA LOMBARDIA
DAI PIÙ ANTICHI MONUMENTI
ALLA METÀ DEL QUATTROCENTO
CON 481 INCISIONI E 35 TAVOLE
Ulrico Hoepli
EDITORE libraio DELLA REAL CASA
MILANO - 1912
PROPRIETÀ LETTERARIA
TIPOGRAFIA SOCIALE - Milano, Via Goffredo Mameli, 1 5.
AD ADOLFO VENTURI
CON PROFONDO AFFETTO
Milano e le terre vicine formano il nucleo della regione della quale
ho ricercato i monumenti e Papera nella Pittura e nella Miniatura : vasta
regione, i cui confini variano nel corso dei secoli, e sovente sono poco
determinati, sia nella Storia, sia nell'Arte,
Per il periodo piìi antico, quando ancora non era il nome di Lom-
bardia, la scarsezza stessa dei monumenti consigliò di rivolgere le ri-
cerche a un pili ampio terreno, del quale Milano era il centro mag-
giore, e di giungere sino al mare ligure ; pei tempi più recenti i variabili
termini vennero indicati dal vario estendersi delle forme artistiche impe-
ranti nella regione eh' è nucleo del territorio esplorato.
Gli studi raccolti in questo volume riguardano una lunga epoca
sinora poco nota; giungono sino ai tempi nei quali sono già state ri-
schiarate, almeno per buon tratto, le vicende dell'Arte.
Della Pittura confido di non aver trascurato nessun monumento di
vera importanza. Per la Miniatura, chi conosce le difficoltà dello studio
dei manoscritti miniati, cagionate soprattutto dalle deficienze dei catalogi,
non si attende ch'io abbia soddisfatto in modo pieno il mio proposito.
Spero nondimeno di avere stabilito dei capisaldi sicuri per la conoscenza
della Miniatura lombarda.
E ho fiducia che i risultati delle mie ricerche, certamente tenui per
la comprensione delle pili elevate creazioni del genio, siano utili per la
storia dell'Arte e dell'attività artistica nostra.
INDICE GENERALE
Gap. I, — I più antichi monumenti.
Memorie della Pittura a Milano nei primi secoli cristiani. — I mosaici di S. Aquilino
e di S. Vittore in ciel d'oro. — Relazioni della Liguria con l'Oriente e con Ra-
venna, — I mosaici del battistero d'Albenga pag. 1
Gap. il — Secoli oscuri.
Incerti ricordi e vestige della Pittura nell'età longobardica. — Influenze dell'Arte ca-
rolingia. — Vicende della tecnica della Pittura sino al secolo X. — Gli allreschi
di S. Giovanni di Mùnster, della grotta di S. Nazaro a Verona, di S. Renedetto
al monte di Givate pag. 29
Gap. III. — Monumenti della Pittura nel secolo XI.
Gli affreschi dell'epoca di Ariberto da Intimiano nella chiesa di S. Vincenzo di Galliano.
— Affreschi nell'oratorio di S. Fedelino a Novale, e nella basilica ambrosiana. —
I più recenti dipinti della chiesa di Galliano, e altri avanzi di inferiori opere
pittoriche pag. 41
Gap. IV. — La Miniatura dal sec. X al XII. - I mosaici dei pavimenti.
La Miniatura in Italia dal secolo X al Xll. — Manoscritti miniati nella Lombardia: mss.
bobbiesi; mss. liturgici ambrosiani; mss. vari. Le bibbie atlantiche. — I mosaici dei
pavimenti nell'età romanica. — Pavimenti istoriati di chiese lombarde pag. 69
Gap. V. — Monumenti della Pittura nel secolo XII.
Svolgersi dello stile fra il sec. XI e il XII: avanzi di affreschi in S. Giorgio di Gonio,
in S. Michele di Oleggio, in S. Carlo di Prugiasco. — Gli affreschi della chiesa di
S. Pietro al monte di Givate. — L'influenza bizantina sulla Pittura nella Lom-
bardia: iconi della Madonna; dipinti vari; il mosaico dell'abside della basilica
ambrosiana pag. 95
X INDICE GENERALE
Q^p yi _ La Pittura e la Miniatura nel Dugento e sugli inizi del Trecento.
Persistere e svolgersi dello stile bizantineggiante : affreschi vari; rispondenze con la
Pittura dell'Italia centrale. — Saltuaria influenza dello stile gotico : affreschi vari.
— Manoscritti miniati di probabile origine lombarda. — Gli affreschi del castello
di Angera P^g- 135
Gap. vii. — La Pittura e la Miniatura nella prima metà del Trecento.
Ultime derivazioni dello stile bizantineggiante: affreschi vari. — Svolgersi di forme
nuove: affreschi di Como, Lodi, Varese, Castel S.Pietro. Inffussi dell'Arte toscana.
Relazioni con l'Arte oltramontana: affreschi del Piemonte. — Manoscritti miniati
di sicura e di probabile origine lombarda pag. 171
Gap. Vili. — La Pittura nella seconda metà del Trecento.
Influenza dell'Arte giottesca nella prima metà del Trecento : affreschi vari. I dipinti
del tiburio della chiesa di Viboldone. — Giovanni da Milano. II problema delle
sue origini artistiche. — Gli affreschi di Solaro, Viboldone, Bellinzona, ecc. :
raffronti con le opere di Giovanni da Milano. — Svolgersi originale della Pittura
lombarda : gli affreschi di Mocchirolo, Leniate, Albizzate, ecc. — Rapporti con la
Pittura nelle regioni circostanti . . . , pag. 206
Gap. IX. — La Miniatura nella seconda metà del Trecento - Suoi rap-
porti con la Pittura.
Mss. miniati della metà del Trecento. — Giovanni di Benedetto. — Il miniatore del-
l'uTiziolo di Parigi (Bibl. Nazionale: ms. lat. 757). — Giovannino de' Grassi. I suoi
disegni. Mss. miniati da Giovannino e Salomone de' Grassi. — Pietro da Pavia,
Anovelo da Inibonate e numerosissimi anonimi miniatori lombardi. — Il " Ta-
cuinum sanitatis „. Raffronti cogli aifreschi di Franco e Filippolo de Veris. — Ro-
manzi cavallereschi miniati. Svolgersi della illustrazione dei romanzi. — Raffronti
tra le miniature e gli affreschi lombardi : dipinti vari ; gli affreschi di S. Maria
in Selva di Locamo, del duomo di Cremona, di S. Francesco di Lodi pag. 275
Gap. X. — L' « Ouvraige de Lombardie » .
La Pittura e Miniatura lombarda degli ultimi decenni del Trecento : loro dominio
nell'Italia Superiore. — Relazioni loro con l'Arte franco-fiamminga. — L' " ouvraige
de Lombardie „. — I miniatori lombardi e le " Très riches Heures „ del duca
di Berry . . . . , pag. 407
Gap. XI. — La Pittura sugli inizi del Quattrocento.
Arte e artisti a Milano fra il sec. XIV e il XV. Il duomo. La Scultura: tramutarsi del
suo stile. Rapporti fra gli scultori e i pittori. — Pittori lombardi del principio
del Quattrocento. Michelino da Besozzo. — Disegni di artisti lombardi. — Relazioni
fra la Pittura lombarda e quella di altre regioni d'Italia e d'oltralpe . pag. 429
Gap. XII. — La Pittura nella prima metà del Quattrocento.
Dipinti vari. Antonino de Feraris da Pavia. — I discendenti di Michelino da Besozzo.
— Leonardo da Besozzo. La sua Cronaca figurata. — Gli Zavattari. Loro origine
artistica. — Gli affreschi della casa Borromeo di Milano. — Affreschi rurali pag. 469
INDICE GENERALE XI
Gap. XIII. — La Miniatura nella prima metà del Quattrocento.
Sue rispondenze con la Pittura. Manoscritti vari. Tarocchi miniati. — II miniatore
del ms. it. 131 della bibl. Nazionale di Parigi. Suoi seguaci. — Il miniatore del-
l'ufiziolo di Filippo Maria Visconti. Sua influenza. — Dissolversi della vecchia
maniera nella seconda metà del Quattrocento. Manoscritti vari . . pag. 517
Gap. XIV. — Vecchi e nuovi pittori sugli inizi della seconda metà del
Quattrocento.
Persistere della vecchia maniera oltre la metà del Quattrocento. Cristoforo de' Mo-
retti. Dipinti e maestri vari. — Primi seguaci dello stile del Rinascimento. Do-
nato de' Bardi. — Influenze della Pittura padovana. Paolo da Brescia. Benedetto
Bembo. Bonifacio Bembo. Vincenzo Poppa pag. 554
Aggiunte e correzioni pag. 581
Indice dei luoghi „ 583
Indice dei nomi e delle cose principali „ 591
Indice delle abbreviazioni bibliografiche meno ovvie „ 595
Errata- Corrige ,, 597
Fig. 1. — Milano, S. Aquilino : Cristo fra gli Apostoli.
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI
Memorie della Pittura a Milano nei primi secoli cristiani. — I mosaici di S. Aquilino
e di S. Vittore in ciel d'oro. — Relazioni della Liguria con 1' Oriente e con Ra-
venna. — I mosaici del battistero d'Albenga.
Nel pomerio di Milano antica, verso occidente, si stendeva un'area
sacra ai primi cristiani della città; vi erano sepolti molti dei
loro defunti, vi riposavano anche le vittime delle persecuzioni :
Gervasio e Protasio, Naborre, Felice e Vittore erano stati colà pietosa-
mente deposti dopo il martirio ^ Nei vesperi il luogo campestre, che la
tradizione chiamò horliis Philippi, risuonava delle acclamazioni dei cre-
denti che libavano sulle tombe dei martiri, forse decorate di cancelli
marmorei e di titilli ^.
' F. Swio, / .sa;i/i martiri di Milano (Riuisla di scienze storiche, 1905, pag. 240 e segg. ; 1906, pag. 121
e seguenti).
■^ " Haec vota ad Deuni pervenire iudicant qui calices ad sepulchra martyruni deferunt atque illic
in vesperani bibunt „ : S. Ambuogio (Palr. lai., XVH, 62). L'antica usanza fu proibita da -S. Ambrogio:
cfr. AudusTiNi Confessiones (Patr. Za/., XXXU, 719). — Alla fine del IV sec.i vecchi cristiani milanesi ricorda-
vano ancora di aver veduto il titolo dei SS. Gervasio e Protasio : G. B. De Hossi, Dei sepolcreti cristiani
(Bull, di Arch. crisi., H, 1864, pag. 29 e segg.).
1
2 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Volgendo verso mezzodì, lungo le mura della città romana, si giun-
geva ad altre regioni cimiteriali cristiane : una delle quali era nel luogo
ove più tardi sorse la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, poi consacrata a
S. Nazaro. Quivi furono dissepolte, l'anno 1845, alcune tombe \
Erano sepolture terragne, composte di mattoni, che nel lato interno
della fossa, verso il cadavere, recavano diverse pitture. In una delle
tombe non vi era che una coloratura di fìnto marmo; ma in altra, si
credette di ravvisare dipinti i segni e gli strumenti del martirio ^; in una
terza, riapparvero alla luce il monogramma di Cristo, pavoni, stelle, il
mistico gallo, il Redentore in atto di risuscitare Lazzaro.
Perdutosi ogni avanzo di quelle pitture'', non possiamo determinarne
con certezza l'età e lo stile; ma la loro remota antichità appare non
dubbia per i simboli che vi erano espressi: figurazioni semplificate, d'in-
tendimento funerario, quali si ritrovano dappertutto, nei primi secoli cri-
stiani, a decorare i sepolcri.
Né ci è dato di osservare in altri monumenti della Pittura il primo
diffondersi della nuova fede nell' Italia superiore *.
Quando Milano fu assunta a sede imperiale, essa che al poeta gallico
Ausonio apparve mirabile d'uomini e di cose, emula di Roma ^, parte-
cipò intensamente al grande rivolgimento verso l'idea cristiana, divenne
in breve metropoli religiosa d'una regione vastissima : dalle Gallie all' II-
lirio, si estese allora la giurisdizione dei suoi vescovi; l'autorità morale
del suo episcopato irradiò, per opera di S. Ambrogio, anche l' Oriente,
combattè i supremi sforzi del paganesimo in Roma ^ E intorno ad Am-
brogio si stringevano i santi vescovi delle città vicine. Felice di Como,
Rassano di Lodi, Savino di Piacenza, Gaudenzio di Novara, Vigilio di
' Sui primi cimiteri crìsliani a Milano, cfr. V. Forcella, Iscrizioni crisi, in Milano. Codogno, 1897,
pag. VII-IX. Sulle tombe di S. Nazaro, L. Biraghi, Sopra alcuni sepolcri scoperti presso la basilica degli
Apostoli, Milano, 1845; G. B. De Rossi, Roma soli., I, 29 e segg.
2 Ripr. da L. Biraghi (op. cit.) e da R. Garrucci (Storia dell'Arte crisi., Prato, 1873, 11, tav. 1056).
3 Non mi fu possibile di ritrovare nemmeno le copie che vennero tratte da quelle pitture quando
furono scoperte.
* Unico avanzo, a Milano e nelle regioni vicine, di pittura dell'età romana, forse del 1 sec. d. Cr., è
il basamento dipinto con figure di divinità conservato nel Museo Civico di Milano, importante monumento,
sebbene alterato da restauri, di una tecnica raffinata nella quale non sono ancora le audacie, e le trascu-
ratezze, della più tarda pittura ellenistico-romana. Cfr. F. Malaguzzi- Valeri, Milano, Bergamo, 1906, 1, 13.
* AusoNii Ordo nobiliuni urbiuni :
Et Mediolani mira omnia: copia rerum
innumerae cultaeque domus, facunda virorum
ingenia et mores laeti
C. Cipolla, Della giurisdizione metropolitica della chiesa milanese nella regione X (Ambrosiana, Milano,
1897, pag. 75 e segg.).
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI 3
Trento, cooperando a rinnovare la coscienza e la vita morale, in quello
spegnersi della civiltà antica.
Sorgevano, nella città splendida ancora di paganesimo, gli edifìci
sacri al nuovo culto.
Già prima di Ambrogio, era stata edificata la basilica maior iiitra-
miirana, presso il luogo ove poi doveva ergersi il Duomo. L'hortiis
Philippi, santificato dalle memorie dei martiri, si era popolato di chiese;
accanto a minori sacelli, vi si trovavano una basilica dedicata a Naborre
e Felice, la basilica Porziana e un'altra chiesa ch'era detta di Fausta.
Poi, sulla stessa area, Ambrogio costrusse una nuova basilica, che dal
popolo fu detta ambrosiana ^
Se le fondazioni e le basi di colonne che furono rimesse in luce dagli
scavi nella odierna chiesa di S. Ambrogio, appartengono veramente al
secolo IV, possiamo ricostruire con l'immaginazione quella basilica ^
Seguiva essa il tracciato della chiesa attuale; due serie di tredici colonne
la dividevano in tre navate, e sostenevano, per mezzo d'una trabeazione,
0 di archi, le pareti della navata centrale ; le quali, probabilmente, si
ergevano alte, come nelle più antiche basiliche cristiane di Roma, sotto
1 lacunari del tetto, e traforate di ampie finestre.
Sul vasto spazio di quelle pareti, la Pittura espresse ai fedeli le nuove
figurazioni sacre.
Non prima del secolo XVI si ebbe notizia di alcuni distici inscritti
un tempo nella basilica ambrosiana ^, certamente a dilucidare il conte-
nuto di rappresentazioni dipinte. Gli antichi raccoglitori di epigrafi cri-
stiane, i quali pur ci tramandarono i carmi che fregiavano altri edifici
di Milano, non li avevano ricordati ; chi primo li divulgò non ebbe cura
di indicare il codice dal quale li traeva, né questo fu mai veduto da
altri. Giungono pertanto a noi, quei versi, con scarsissimo corredo di
prove esteriori d'autenticità, così da legittimare i molti dubbi che li cir-
condano ; tuttavia essi portano in sé il più valido documento di anti-
chità : sono inspirati ai concetti di comparazione fra il vecchio e il nuovo
1 F. Savio, Di alcune chiese cristiane anteriori a S. Ambrogio <N. Bull. d'Arch. crisi., 1896, pag. 163 e se-
guenti) ; Id., Le basiliche di Milano al tempo di S. Ambrogio (Atti della R. Accad. delle Scienze di Torino, 1904,
XXXIX, 888 e segg.) ; L. Biraghi, / tre sepolcri santambrosiani, Milano 1865.
^ G. La.ndria.ni, La basilica ambrosiana, Milano, 1889; L. Beltrami, La basilica ambrosiana {Ambro-
siana, op. cit.). Secondo T. Rivoiua (Le origini dell'archit. lombarda, Milano, 1908, pag. 286) le basi ritrovate
non risalgono che al tempo di Angilberto II.
3 Cfr. G. B. De Rossi, Inscript. christ., II, I, 184. Nel codice dal quale li ricavò F. Juret i distici
portavano l'intestazione : " incipiunt disticha sancii Anjbrosii de diversis rebus quae in basilica ambrosiana
gcripta sunt „.
4 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Testamento che già erano diffusi nel IV e nel V secolo ; e non soltanto
perciò rispecchiano la mente di S. Ambrogio, ma hanno anche frasi e
idee che ricorrono più volte negli scritti del sacro dottore. Se non det-
tati da Ambrogio stesso, possono ritenersi opera del suo tempo, e com-
posti per dichiarare le più antiche pitture che fregiarono la sua basilica \
Che i distici siano stati scritti a commento di rappresentazioni
figurate, e abbiano servito di titilli, appare dal loro stesso contenuto.
Ora sembrano voler semplicemente richiamar l'attenzione del riguardante
sull'episodio dipinto, e lo descrivono ; sotto la scena del banchetto di
Abramo, soggiungono :
hospitio largns Christum quoque suscipit Habran
Sarra pndore latens fida pietate ministrai.
Ora esplicano il senso mistico delle scene ; e intorno all'arca di Noè,
riflettono :
arca Noe nostri typus est, et spiritus ales
qui pacem populis ramo praetendit olivae.
Se non si ritrova un ordine continuato negli episodi sacri che essi
illustrano, ciò può venire imputato a lacune del codice dal quale furono
ricavati, o anche all'essere stati raccolti dal trascrittore quando già molte
delle iscrizioni degli affreschi ambrosiani erano diventate illeggibili per i
danni del tempo ^.
Una parte di essi si riferisce al vecchio Testamento, l'altra al Van-
gelo : forse sulle pareti della navata maggiore della basilica ambrosiana,
le scene della nuova Legge e dell'antica erano dipinte dirimpetto le une
alle altre, formando una serie continuata di riquadri. Fra questi, oppure
entro clipei inscritti nei peducci degli archi, stavano le figure dei profeti,
delle quali è cenno nei distici : Giona, Isaia, Geremia, Elia e Daniele.
' Per le diverse opinioni intorno all'autenticità dei distici ambrosiani cfr. : E. Dobbert, Das Abend-
mahl Clìrisli in der bild. Kunst (Rep. f. Kiv., 1891, pag. 180 e segg.) ; Id., Zur Gesch. der altcìiristl. Kunst
(Rep. f. Kiv., 1898, 12); L. Bihaghi, Inni sinceri di S. Ambrogio, Milano, 1862; Baunaru, Hisloiie de St. Am-
broise, Paris, 1872, pag. 307; R. Garrucci, op. cit., I, 461 e segg.; G. B. De Rossi, / versi atlribiiili a S. Am-
brogio (Bull. d'Ardi, crisi., 1893, pag. 152 e segg.) ; E. Steinmann, Die Tituli und die kirclil.Wandmal., Lipsia, 1892 ;
S. Merkle, Die ambrosianische Tiluli (Róm. Quartalschrift, 1896, pag. 185 e segg.) ; F. X. Kraus, Gesch. d.
christl. Kunst, Freiburg i. B., 1896, l, 386. Cfr. anche L. Tuaube, De Ambrosii Tilulis (Hermes, 1892, pag. 158
e segg.).
^ Nei dipinti murali d'ogni epoca del Medioevo accade sovente di trovare quasi svanite le iscrizioni
mentre il resto della pittura è conservato. Ciò deriva dall'essere state, le iscrizioni, dipinte da ultimo quando
l'intonaco già disseccato non assorbiva più il colore.
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI
Così, già sul finire del
secolo IV , la basilica di
S. Ambrogio ebbe un am-
plissimo tesoro di rappre-
sentazioni cristiane.
Non ci consentono i //-
tali ambrosiani di ricos-
truire con sicurezza l'ico-
nografia degli episodi rap-
presentati, né danno di sta-
bilire se essa avesse carat-
teri particolari rispetto agli
schemi iconografici usati in
altre regioni dalla primitiva
arte cristiana ^ ; è tuttavia
ragionevole il credere che
i pittori avessero derivato
le loro composizioni da ci-
cli più antichi, quali l'Arte
già doveva avere elaborato,
soprattutto nel miniare i
libri sacri.
Sono preziosa relicpiia
d' uno di tali libri i iram-
menti d' una bibbia ritro-
vati a Quedlingburg, ora
conservati a Berlino ^.
' Il DoBBERT (Rep. f. Kw., 1891,
pag. 181) osservò che il distico relativo
all'Ultima Cena riferisce che Giovanni
era rappresentato in atto di tenere il
cdpo sul petto di Cristo e, perché tale
particolare non ha analogie con pitture
anteriori al sec. Vili, concluse che i
distici non possano appartenere all'e-
poca ambrosiana. In quella rappresen-
tazione invece convien forse vedere
una caratteristica iconografica locale
perché S. Ambrogio stesso, in una sua
epistola, s'indugia a esplicarne il significato con gli stessi concetti esposti dal distico ; cfr. S. Meiìki.f-, op. cit.
2 V. SCHULTZE, Die Qnedlingbiirger Itala-Miniaturen , Monaco, 1898; S. Beissei, , Gescb. rf. Evange-
lienbùcher, Freiburg i. B, 1906, pag. 82 e segg. - Lo Schultze propende ad assegnare i frammenti al
secolo IV.
Fig. 2. — Berlino, Bibl. Beale: miniatura dei frammenti
di Quedlingburg.
6 LA PITTIRA E LA MINMATIRA NELLA LOMBARDIA
Il loro testo è tratto dalla versione detta Iliila, che fu se>»iiìta anche
da S. Ambrogio; e, per quanto è noto intorno ai luo}<hi nei (|uali (|uella
traduzione della Milihia fu niaj<}>iormente diflusa ', vi è (jualche proha-
lìilifà che ai)parten<>ano all'Italia superiore, al territorio la cui me-
tropoli religiosa era Milano, nell' epoca alla ((uale essi sono da asse-
gnare; tra il IV e il V secolo. Possono perciò, le loro miniature, sug-
gerire qualche rillessione intorno all'iconografia dei dijjiuti della basilica
ambrosiana.
Nei fogli miniati, divisi ognuno in quattro ri([uadri, l'illustrazione del
testo biblico è copiosa e rapida : sono storie di Saul, di Samuele, di
David composte con grande semplicità, sobriamente ; e iscrizioni diluci-
dano il significato di ogni parte delle scene. Le scritte, che s'intravedono
qua e là, intese ad avvertire il miniatore di ciò ch'egli doveva rappre-
sentare, inducono a credere che l'artista non fosse stretto da canoni
iconografici già irrigiditi, anzi ch'egli potesse ideare con qualche libertà
le sue composizioni (fig. 2) *.
Si atteggiano vivacemente le figure, e sono improntate allo stile dif-
fuso durante l'età imperiale in tutto il inondo ellenistico-romano, con
una tecnica che, per le sue audacie nel riassumere in tratti es])ressivi
ogni sensazione di luce d'ombra di distanza di movimento, può bene
chiamarsi Impressionistica; e, forse, meglio si direbbe: compendiaria'.
I dipinti della basilica ambrosiana ebbero probabilmente un'icono-
grafia altrettanto libera, ma più complessa. Fuor di dubbio furono an-
ch'essi eseguiti con lo stile compendiario, che prevaleva dappertutto, e tanto,
che dalla pittura esso era passato a coiupiistare anche la |)lastica : mi-
rabile documento di ciò la ca])sella argentea ritrovata nell' altare della
' A. Cbiuani, Le rfcensioni (Iti L\X e la uersiotie latina delta Itala (Rendiconti del li. Istituto LombardOt
1886, XIX, 206 e segg.i; S. BEiu^eii, Ilistoire de la Vulgate. Parigi, 1,S93, pag. 6. — È conveniente ricordare
che non abbiamo ar^^oinenti per i>tal>ilire con assoluta cerle/.za la provenienza del manoscritto.
^ Le scritte indicano niiniiziusamenle i particolari che il miniatore doveva introdurre nella scena.
K. g. : dove Saul ritrova le asine, presso il monv,mestvm haliiel, si legge: ' facis inonumenlum . . . . ..
■' Cfr. F. WicKnoFF, lite Wiener Genesis, Vienna, 1895. — Fu, quella tecnica, un prodotto dell'arte ro-
mana, come il Wicjthoir s'ingegna a dimostrare, o non piuttosto dell'arte ellenistica? La seconda opinione,
della quale è valido sostenitore .1. Stuzvgowski iOrient oder Roni^ Lipsia, 1901), ci sembra assai più prol>abile
della prima. Anzi ci domandiamo se essa non possa trovare una nuova prova, e di grande importanza, in un
passo di Petronio che sin qui non ha richiamata l'attenzione, a mio sapere. Sul principio del Sa/yricon, fra
i tiiolti lamenti per il degenerare delle altre arti, si dei>lora anclie la decadenza della Pittura * postquam Ae-
gyptioruni audacia tam magnae artis conipendiariani invenit ,. Di certo, lo scrittore allude non all'arte egizia
antica ma a quella <li lenipo prossitno al suo, dell'età ellenistico-romana. Nella quale soltanto la maniera
illusionistica ci sembra * audace e compendiaria . come Petronio lamenta essere diventala la Pittura.
L'Kgìtlo era allora centro cosi attivo di arte e di cultura che non è a meravigliarsi dell'allermazione di
Petronio, la quale conferma le opinioni pii^ moderne della critica. Qualora l'interpretazione che proiiongo
risponda al vero, sarebbe opportuno di sostituire al termine, usalo dal WickhotT, di * stile illusionislico ,
quello di * stile compendiario ,.
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI 7
chiesa milanese di S. Xazaro, in cui il rilievo lui un as])ctto del tutto
pittorico '.
Sarebbe ozioso l'indiioiare in altre con}>etture sui dijìinti della primi-
tiva basilica ambrosiana, dei quali tuttavia giova serbare ricordo, perché
furono nella città fra le prime es])licazioni monumentali della nuova ma-
teria artistica cristiana, e poterono avere influenza nel susseguente svolgersi
della Pittura a Milano, lungo i primi secoli del Medioevo. Dei quali, non
soltanto mancano i monumenti ma anche le notizie che attestino dell'at-
tività degli artisti. Sapiìiamo bensì, a significare le tristi vicende della
civiltà, che quando Attila s'impadronì di Milano, avendo egli veduto rap-
presentale in un'aula del palazzo imperiale le ])rovince barbare che
ollerivano tributi a un imperatore romano, fece alterare il dipinto così
che vi apparissero i romani in atto di far omaggio a un Barbaro -.
Ma, ])assata la devastazione unna, la città risorse durante la seconda
metà del secolo V e sul principio del \'I ; molti editici furono allora
ricostrutti, si adornarono. K quel rinnovamento di vita civile e di attività
artistica ebbe un suo cantore : Magno Felice Ennodio '.
Il diacono Knnodio, vescovo poi di Pavia, celebrava volentieri nei
suoi carmi le oj)ere dell'arte jìi-ofana, coppe cesellate, missoria, dipinti
rappresentanti il mito di Pasife; ma più egli esaltava l'aite che rifioriva
in servigio della fede, a Milano e nella Utjiiria tutta K Onorato, ve-
scovo di Novara, consacra una basilica cristiana sull'area di un tempio
j)agano : il poeta compone l'epigrafe dedicatoria dell'edificio. Un certo
Armenio costruisce ad Agello — forse in luogo campestre — un batti-
stero : Ennodio canta le pitture che decorano quel luogo, nelle quali è
Cristo cui gli angioli presentano il figliuoletto del fondatore, e stanno i
martiri quasi spiranti vita. Milano restaura e orna le sue chiese : il
diacono le fregia di versi ; inscrive un suo epigramma sotto ognuna delle
figure dei vescovi dipinte nell'abside della chiesa dei SS. Pietro e Paolo,
poi detta di S. Nazaro \
■ F. UE Mely, Le cotTret de SI. Sa:aire (Momimenh Piol, 19011; H. Giuevbx, fin allchrisll. Silbcr-
ka3lea (ZeUschr. /. chrisll. K., 1899). Non ci sembrano giuslincall i ilublii mossi da .\. Haseloff (Coilex Ger-
Irudianus, Treviri, 1901, png 49; intorno allaulenlicili'i «Iella capsella ili .S. Nazaro.
' La notizia è riferita da Siii<la: cfr. IIiimiKix, llalij ami Iter Iiwaders. Oxford, 1896, III, 42.
> M. F Ennoui Oliera ed. Vojel. Clr. M. M»niT[is, Gesch. ,1. chrisllich-laleiii. l'aesie, Stutlgart. 1891.
< ■ reni|>la deo faciens ymnis decoruvit et auro
et paries functi docmata nunc loquitur .
dice repllalìo di Ennodio : clr C Mbi.kel, Lepilallo .11 fnno.do , Meni. deliAccvI. dei l.mcei. 1895, pag. 83 e segg ).
» Cfr i carmi di Ennodio relativi olle pitture ricordate. A quanto appare dai versi, le ligure dei
vescovi dipiate in S. Noiaro dovevano essere fortemente Improntate di caratteri Individuali forse come
1 ritratti clipeati d«i poulcllci dipinti, circa il medesimo tempo, a Roma in S. Paolo fuori le mura.
8 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Nulla è rimasto delle pitture cantate da Ennodio, e di altre che or-
narono allora gli edifìci sacri di Milano, ma sono monumento di quell'era
fiorente i mosaici dell'oratorio di vS. Aquilino, presso la chiesa di S. Lo-
renzo ^
11 sacello di wS. Aquilino, che prohahilmente in origine fu dedicato
a wS. Genesio -, nella sua forma ottagonale, con nicchioni quadrangolari
alternati di ahsidiole, coperto di cupola, corrisponde a un tipo architet-
tonico dilfuso già nel IV secolo anche nell'Italia settentrionale; né vi
sono ragioni valevoli per contradire alla tradizione che lo assegna al
secolo Y, asserendo anche eh' esso sia stato fondato da Galla Placidia ^
Le pareti, un tem])o incrostate di marmi, e la cupola, ch'era rag-
giante di mosaici, sono ora spoglie d'ogni ornamento : non vi è conservata
che la decorazione delle conche di due absidi ^
Da un lato, entro l'oscura cavità emisferica di un'absidiola, si schiude
una scena solenne (fìg. 1). Cristo siede fra gli apostoli sopra un rialzo del
terreno: intorno al capo giovanile, imberbe, gli splende un nimbo azzurro,
segnato di candido monogramma e delle lettere mistiche ; è vestito di
pallio e di l)ianca tunica, listata di davi purpurei ; tiene schiuso nella
sinistra un rotulo, mentre alza la destra mano con ampio gesto oratorio,
guardando fiso dall'alto (fìg. 3). Grandeggia la sua fìgura nel fondo del
mosaico d'oro. In basso, a lato del Redentore, stanno seduti gli apostoli,
fra 1 quali è agevole riconoscere i due primi, Pietro e Paolo : tutti bian-
covestiti, con tuniche ornate di davi e con pallii a fìmbrie litteratae, essi
formano intorno al Cristo un consesso solenne (fìg. 4) °.
' Molti problemi circoiulaiio ancora la storia della cliiesa di S. Lorenzo e degli edifici attigui: cfr.
specialmente J. Komte, Die Kirche S. Lorenzo (Zeitschrift f. Bauiveseii, 1890, pag 12 e segg.) ; J. Strzygowski,
Mschatla {Jahrb. d. pi: Kstslgn., 1904, pag. 232 e segg.). Ad essi potrà venire qualche luce dagli scavi ora ini-
ziati in quelli edifici.
2 G Doz[0, Memorie sul cullo di S. Aquilino, Milano, 1856. Il Kohte {op. cit., pag 22) nega che il
sacello abbia avuto ufficio di battistero, e crede più probabile che fosse dapprima destinato a mausoleo:
soltanto uno scavo potrebbe risolvere il dubbio. — Sulla origine e difl'usione delle costruzioni poligonali,
V.: J. Strzydowski, Kleinasien, Lipsia, 1903, pag. 70 e segg.
^ G. Allegranza, Spiegazioni sopra alcuni monumenti, Milano, 1757; diss. I.
■* S. Latuaim, Descrizione di Milano, Milano, 1737, III, 313. La descrizione di G. Pennotto riferita dal
Latuada, non concorda bene con quella lasciataci da Goffredo da Busserò che pur scriveva nel XIV sec.
^ Nella ripr. data dall' Allegranza (op. cit., diss. II.) sotto i piedi del Cristo si vedono scaturire i
quattro mistici fiumi ; ma di ciò non v'è traccia nel mosaico : i piedi del Cristo posano sopra un soppedaneo
orlato di rosso. — Il mosaico è restaurato in più parti, e specialmente nelle vesti del Ciisto e nel viso di
S. Paolo: l'ornato della fascia inferiore è rifatto in molti luoghi a stucco dipinto. Sarebbe inutile tratte-
nersi su alcune vecchie erronee interpretazioni cfr.: R. Garruccf, op. cit.,; F. X. Kraus, op. cit., I, 426 D.
Ainalof, Mosaici del secolo IV e V, Pietroburgo, 1895, pag. 156 e segg.
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI
Ma non deriva la maestà della rappresentazione da forme conven-
zionali e fuori della realtà quali domineranno ])oi l'Arte medioevale.
Fig. 3. — Milnno, S. Aquilino: Cristo.
Ancora nel mosaico è il realismo dell'Arte ellenislico-romana ; e se già
il terreno vi appare segnato in modo schematico, se lo sfondo è di oro
2
10
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
compatto, le figure vivono ancora d'una vita reale. Collocati in doppia
schiera, non senza giusta distinzione dello spazio, gli apostoli sono im-
prontati d'individualità nei visi e negli atti : presso il Cristo, sereno efebo,
sono vari di età, di espressione ; e taluno di essi ha lineamenti così
personali da sembrar ritratto dal vero.
Fig. 4. — Milano, S. Aquilino: Apostoli.
Al concetto va concorde l'esecuzione. Ancora predomina nel mosaico
la tecnica compendiaria. Rari i contorni a segnare le forme ; i corpi sono
modellati rapidamente, a grandi masse di ombre e di luci, con forte
rilievo. F"ra le altre figure, il giovine apostolo che sta presso S. Pietro
ha il viso colorito con tessere brune ; i tratti della sua bocca, del naso,
degli occhi non sono delineati minuziosamente, anzi risaltano, indicati con
l'energica e sprezzante maniera propria alla pittura ellenistico-romana ; un
tenue chiarore illumina la sua fronte, le guance, il mento rotondo e saldo.
Soltanto certe esagerate luci bianche, che pervadono le vesti, accennano
già al trasformarsi dello stile che avremo agio di seguire nella Pittura
medioevale.
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI
11
Il mosaico dell'altra absidiola è deturpato da restauri, e da vastis-
sime lacune (fìg. 5).
A destra, nella conca dell'abside, è figurata una fonte che sgorga
copiosa dalla roccia, e forma un rivo al quale si appressa una pecorella,
seguita dal suo nato. Presso la fonte, sul terreno azzurrognolo, un giovine
pastore giace in atto di riposo, e guarda le accpie : veste una tunicella
bianca, ombreggiata d'azzurro e fregiata di davi, una clamidetta purpurea;
ha fasce crurali rosse, distinte di strie azzurrine (fìg. G) K Nella parte
mediana della conca, caduto il resto del mosaico, non si scorgono
che le tracce dei piedi d' una figura che incedeva verso sinistra, se-
Fig. 5. - Milano, S. Aquilino: scena pastorale.
guìta da una pecora ; un restauratore, traendo partito da tali avanzi,
vi raffigurò un altro pastorello in atto di accennare al giovine giacente
presso la fonte. Nel lembo di sinistra, da un'altra rupe sgorgano altre
acque : sul terreno, costellato di fiori, pascolano due agnelle ; un pastore
alza la destra parlando al suo compagno che, vestito di lunga tunica,
reca al braccio un vaso pastorale. Lo sfondo è montuoso : sottili nuvo-
lette solcano il cielo, rosseggiando quasi per tramonto ^
' Il pastorello tiene nella sinistra un oggetto bianco che non si riesce a distinguere che sia, forse
una niappiila.
2 Del mosaico è intieramente perduta la fascia superiore degli ornati, grande parte del mezzo
della scena e del cielo : le lacune furono malamente riparate con stucco dipinto ; le parti conservate,
anziché detergerle, si cercò di avvivarle con tinte sovrapposte.
12
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Delle molte interpretazioni del mosaico, proposte a più riprese, nes-
suna persuade interamente. Non vi è ragione di vedere nella scena un
episodio della vita di Giuseppe ebreo, o l'annuncio dell'angiolo ai
pastori, o il martirio di S. (ìenesio ; e supponiamo che anche quando il
mosaico era integro, non presentasse altri tratti iconografici che lo ren-
Fig. 6. — Milano, S. Aquilino: scena pastorale.
dessero piìi perspicuo ^ Forse esso non intende che ad una rappresen-
tazione generica della vita pastorale, quale la primitiva arte cristiana
■ Lo AiNALOF (op. cit., pag. 159) dichiara incomprensibile il soggetto del mosaico ; il Gauuucci (op.
cit., IV, 41) vi scorge una storia di Giuseppe ebreo ; altri l'annuncio ai pastori; il Cavalcaselle (S/ori'a deZ/a
Pittura, Firenze, 1886, 1, 51) il sacrificio d'Abramo ; il Dozio (op. cit), il De Dartein (Elude sur i Ardi, lom-
barde, Parigi, 1865-1882, II, 5 e segg), il Dobbeut (Rep. f. Kiv., 1898, 13 e segg.) vi vedono il martirio di S.
Genesio !
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI 13
amò raffigurare, simbolo della innocenza delle anime, o anche rievoca-
zione della immagine del pastor bonus ^
Di certo, il mosaico appartiene alla stessa epoca e allo stesso stile —
se non al medesimo mosaicista — cui spetta quello dell'altra absidiola.
E anche più chiari sono in esso gli intenti realistici dell'Arte. Lo
sfondo non è chiuso da uno strato di oro, anzi dal digradare di
monti sotto un cielo vespertino ^ Le acque scaturienti dalla rupe,
azzurrine e bianche nei giochi delle luci ; le pecore ; il giovine pastore
che giace ozioso nell'antico atteggiamento di quiete, cingendosi il capo
col braccio, sono eseguiti con sicura maniera illusionistica : nel suo com-
plesso, la composizione è compenetrata di tale sentimento agreste che
rievoca quello effuso in molte delle miniature del Vergilio Vaticano,
opera del secolo V.
Ma se siffatti caratteri, in entrambi i mosaici di S. Aquilino, accennano
ad alta antichità, e li congiungono alla cultura ed all'arte classica, essi non
bastano a determinare con molta precisione l'età in cui furono deco-
rate le due absidiole.
L'iconografia denuncia specialmente il secolo V, che la scena pa-
storale trova parallelo appunto in mosaici di quel tempo, a Roma;
e d'altra parte, la rappresentazione di Cristo fra gli apostoli — tema
diffuso dappertutto nel primo evo cristiano — può essere comparata
sjDecialmente con pitture cimiteriali romane del secolo IV e V, sia
per l'aspetto giovanile del Cristo, sia per il libero atteggiarsi delle figure
e il loro disporsi in duplice schiera ^. Se si rilletta poi che la maniera
dei mosaici di S. Aquilino non pareggia per vigore quella dei mosaici
del secolo IV, ed ha invece maggiore affinità coi mosaici del secolo V,
quali nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna, appare ragionevole
attribuirla al tempo di questi ultimi. E sembra contradire a una data-
' Nel battistero del Vaticano, Prudenzio vide un mosaico raffigurante un pastore che condu-
ceva all' acqua le pecore. Anche se il sacello di S. Aquilino fosse stato costrutto per mausoleo tale
figurazione, che ha parallelo nel mausoleo di Galla Placidia, non sarebbe stata fuor di luogo. Cfr. :
G. B. De Rossi, Mosaici cristiani, Roma, 1899; G. Wilpeut, Roma sott., Roma. 1903, pag. 212 e segg. —
Nelle pitture cimiteriali romane è sempre fra le pecore un solo pastore, ma nel mosaico del battistero
lateranense, ove la scena aveva significato più semplicemente idillico, come in S. Aquilino, vi erano fra
il gregge parecchi pastori.
■^ Le nubi disposte sul cielo in fasce orizzontali si ritrovano in mosaici del secolo IV e V: rap-
presentate dapprima con sentimento naturalistico, quali sono nell'abside di S. Pudenziana e dei SS.
Cosma e Damiano, a Roma, persistono poi, ridotte in forma del tutto convenzionale, nei mosaici
medioevali romani.
' AiNALOF, op. cit., pag. 158. — Per altre simili composizioni, cfr. Wilpert, op. cit., II, tav. 126, 148.2,
152, 155. 2, 177. 1. 2, 193, 225 ; e per il gesto oratorio del Cristo, non ancora irrigidito nella forma della
benedizione, v. ibid. II, tav. 148, 2, tav. 153,
14 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
zione anteriore al secolo V anche lo stile degli ornati, nei fregi delle
due conche absidali ^
Il confronto poi con altri monumenti di Milano, che non si possono
credere molto più recenti della fine del secolo V, induce ad attribuire i
mosaici di S. Aquilino alla metà del secolo stesso, all'incirca, consen-
tendo in ciò con l'antica tradizione che riferisce a Galla Placidia le
origini del sacello.
I mosaici di S. Aquilino sono il più antico monumento a noi rimasto
della Pittura cristiana nella Liguria ^. Né potremmo desiderare una
più vivida imagine della cultura e dell' Arte quali furono nell' epoca
che succedette all'era gloriosa di S. Ambrogio, quando la nuova fede
aveva già riportato le sue ultime vittorie, ma persistevano, care tuttavia,
come intravediamo anche nei carmi di Ennodio, le abitudini estetiche, le
imagini profane, le idee del mondo classico che stava per dileguare.
Ancora in S. Aquilino, entro la nuova materia iconografica, traluce lo
spirito antico, nella serena rappresentazione pastorale, nell' apollineo
Cristo seduto fra i suoi apostoli come filosofo fra i discepoli : ancora gli
artisti ritraggono nei modi antichi la Realtà.
Molto diversi da quelli di S. Aquilino i mosaici di S. Vittore in ciel
d'oro, presso la basilica ambrosiana.
È controverso se il sacello di San Vittore sorga sull'area di quella
basilica Fausta nella quale Sant'Ambrogio depose per una notte, dopo
il loro ritrovamento, i corpi dei SS. Gervasio e Protasio. E anche è dif-
ficile reintegrare idealmente nella sua forma primitiva il piccolo edificio,
ora racchiuso fra le costruzioni attinenti alla basilica ambrosiana, non
essendosene conservato che il vano quadrangolare che precede l'absidiola,
coperto di una cupola ^.
La cupola, emisferica, tutta mosaicata d'oro, è piena d'ombre rara-
mente dissipate da riflessi di luce. Al vertice della sua concavità dorata
si libra una grande ghirlanda, composta di frondi verdi-azzurre con pomi
' Il mosaico rappresentante Cristo fra gli apostoli è fregiato nel basso con una fascia rosso cupa
sulla quale si svolge un ornato curvilineo composto di un nastro variopinto, con lemnisci terminati da
foglie lobate. L'altro mosaico è limitato da una fascia d'oltremare con fregio di cerchi d'oro campiti
d'azzurro e di rosso. Tali motivi d'ornamentazione si ritrovano anche nei mosaici di Ravenna.
'' Serbiamo il nome della regio romana per questo periodo nel quale l'influenza di Milano varcò,
come abbiamo osservato, anche i limiti della vastissima Liguria.
" L'edifìcio attuale, nelle sue parti più antiche, non sembra anteriore al secolo V : cfr. G. L.vndriani,
op. cit., pag. 41 e segg. ; T. Rivoira, op. cit., pag. 18. L'absidiola fu ricostruita nel 1857! — Intorno al ti-
tolo primitivo del sacello, cfr. : L. Biraghi, Ricognizione dei gloriosi corpi dei SS. Vittore, Mauro, ecc.,
Milano, 1861; A. Ratti, Il più antico ritrailo di S. Ambrogio {Ambrosiana, Milano, 1897); F. Savio, / Santi
martiri, op. cit. passim.
Tav. I. — Milano, S. Vittore, in ciel d'oro : mosaico della cupola.
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI 15
di cinabro, di fiori, di racemi, di spighe dagli aculei d'oro, stretta da
rosse bende, adorna di una grossa gemma ; e circonda il busto di un
vecchio. Il personaggio, lievemente barbato, canuto, guarda intento : è ve-
stito di tunica bianca, listata di davi, e di manto azzurrino; nella mano si-
nistra ha un lil)ro aperto inscritto con la parola : victor, nella mano
destra una piccola croce monogrammatica. Alla sua sinistra sta un'altra
croce, ansata ^ ; dall' alto, ove sul fondo d' oro due leggiere nuvolette in-
dicano il cielo, la mano divina protende una corona sul suo capo (tav. I).
Il santo, che l'iscrizione del libro suggerisce essere S. Vittore, dal
quale il sacello ha nome, appare così glorificato in cielo, recando la
croce della quale egli era stato atleta.
Lo stile del mosaico è ben diverso da quello degli artefici che deco-
rarono S. Aquilino. Non una sintetica rappresentazione coloristica delle
cose, bensì una minuziosa ricerca di segnare con precisione ogni parti-
colare, e di seguire il digradare delle tinte, è nei propositi del mosaicista.
Il viso del santo, pur modellato robustamente, non dimostra un partito
largo di ombre e di luci : è profilato d'un grosso contorno nero, è colo-
rito unitamente di carnicino. Soltanto alcune tessere di cinabro ne avvi-
vano la fronte, la bocca, le guance, con qualche rapidità di tocco.
Più sommaria invece, anzi interamente compendiaria, è l'esecuzione
degli ornati, sia nella ghirlanda carpofora che circonda il busto del santo,
sia nella fascia che orla in basso la cupola dorata. Quivi l'artista com-
pone, con grande audacia di coloritore, sopra un fondo oltremarino un
fregio di ombracoli ^ bianchi , avvivati da racemi d' oro, con gemme
entro le quali sono espressi vigorosamente, a macchia, figurine di Eroti,
visi umani, uccelli. E in ugual modo, comparabile alla maniera dei mo-
saici di S. Aquilino, sono pur eseguiti in altra parte quattro piccoli
clipei coi profili degli evangelisti, di monocromato, a forti luci bianche ^
' Nella composizione della prima croce si può ravvisare il monogramma 1 H : Ihesus; cfr. L. Traube,
Nomina Sacra, Monaco, 1907, pag. 151 e segg. Nell'asta orizzontale della seconda croce è un'iscrizione che
sembra essere slata rispettata dai restauratori. L'Ainalof (op. cit , pag. 163) la lesse già abbastanza esatta-
mente : PANEGiRtAE FAVSTiNi ; il BiRAGHi (IUcogiiizione, op. cit., pag. 12) la decifrò in modo del tutto arbitrario.
Essa potrebbe corrispondere, derivando la prima parola dal greco, al titolo : " ecclesia Faustini „ ; e
non è forse fuor di luogo il rammentare l'epigrafe inscritta nel libro del Redentore nel mosaico di S.
Pudenziana (° Dominus conservalor ecclesiae pudentianae ,) per congetturare che anclie questa possa unirsi
al nome inscritto sul libro del santo e significare: " Vittore (patrono) della chiesa di Faustino ,. Ma tutto ciò
noi non esponiamo che per ipotesi.
' Il motivo ornamentale degli ombracoli o padiglioni ricorre anche nei più antichi mosaici ra-
vennati.
^ I tondi coi profili degli evangelisti recano inscritti in forma abbreviata i loro nomi: m.- mar.- lvc-
10. — I simboli degli evangelisti furono rifatti interamente : cfr. F. M. Rossi, Cronaca dei restauri e delle
scoperte fatte nella basilica di S. Ambrogio dal 1857 al 1876.
16
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 7. — Milano, S. Vittore in ciel d'oro : S. Ambrogio.
Ma nelle figure dei santi, che
occupano il sommo delle pareti
laterali che sostengono la cupola,
si ritrova lo stile della figura di
S. Vittore.
Entro gli angusti spazi, fra le
alte finestre \ stanno i santi, di
fronte: non hanno nimho; ognuno
di essi ha iscritto a lato, in grandi
capitali, il proprio nome. Il ter-
reno è appena accennato da qual-
che linea schematica ; lo sfondo
è di azzurro uniforme, e su di
esso si profilano le figure, prive
di qualsiasi plasticità. Le vesti,
tutte sbiancate, hanno rigide strie
di ombra, a segnare le pieghe ;
nascondono la struttura dei corpi,
ne deformano le proporzioni. Sol-
tanto i visi hanno qualche calore
di vita, improntati di carattere
personale non meno che nella
figura del vecchio S. Vittore.
Nel mezzo della parete di si-
nistra, fra Gervasio e Protasio, le
cui reliquie egli aveva ritrovate,
sta S. Ambrogio : ambrosivs. La
sua tozza figura, coperta dalle ve-
sti liturgiche, è informe e senza
rilievo : non ha movimento nelle
membra impacciate, e malamente
posa coi piedi sopra il terreno ;
ma nel viso contorto, meschino,
dagli occhi diversamente dilatati,
essa spira tanta bontà e tanta vita individuale che, con giusto entusiasmo.
' Le finestre sono senza strombatura. Una di esse è decorata di un nastro variopinto, su fondo
bianco, quale nel mosaico di S. Aquilino ; un'altra è fregiata d'una ghirlanda di foglie lumeggiate d'oro
sul fondo azzurro.
1 PIÙ ANTICHI MONUMENTI
17
fu proclamata il più verace
ritrailo del Santo (fig. 7) \
Carattere vario si ritrova
anche nei visi delle altre fi-
gure, le quali rappresentano
i santi più cari alla antica
Chiesa milanese, Gervasio e
Protasio, Nahorre, Felice (fi-
gura 8) e Materno - ; ma ciò
non vale a nascondere quanto
i corpi ne siano deformi e
senza vita, larve più che per-
sone.
Il disegno, in gran parte,
segue degli schemi conven-
zionali. La maniera impressio-
' A. Ratti, op. cit , pag. GÌ e segg —
La figura del santo ha pur grande ini-
porlanza per la storia del vestiario litur-
gico. La veste superiore è comunemente
creduta essere una ccisiihi o pianeta (cfr. :
L. Ambivuiu, La cappella di S. Vittore in
lìaccoìia milanese di Storia Geografia ed
Arte, 1887, pag. VI ; .1. Braun, Die lilurgische
Gewandiing, Freiburg ì. B., 1907, pag. 388), e
sarebbe anzi nel mosaico la iiiù antica ri-
produzione di tale indumento; ma per di-
versi particolari quella veste si difTerenzia
dalla casula quale è fìgurata in monumenti
del sec. VI, nei mosaici dei SS. Cosma e
Damiano, in Roma : essa è munita di un
risvolto che sembra trattenuto sul petto da
una fibula a forma di croce ("cfr. anche A.
Ratti, op. cit., pag. 41 e segg.). In origine
il santo doveva essere rappresentato in atto
di tenere un rotulo : ma il rotulo è scom-
parso poi nei restauri subiti dal mosaico.
^ Ai lati della figura di S. Ambrogio,
nella parete di sinistra, sono rappresentati
GERVAsivs (giovane, imberbe, vestito di man-
to e di tunica chiara con davi bruni, mu-
nito di rotulo) e PROTAsivs (canuto, vestito
come Gervasio e in atto forse di tenere sulla
sinistra, velata, una corona) Circa la difTe-
rente età dei due santi, altra volta alTfr-
niati essere gemelli, cfr. A. Ratti, op. cit. — Nella parete di destra è rappresentalo nel mezzo il vescovo
MATERNVS, con indumenti simili a quelli di S. Ambrogio. Ai suoi lati sono navor (canuto, con la palma
destra dinanzi al petto, recante un libro aperto e inscritto nella sinistra) e i-elix (vestito anch'esso di
tunica, di manto e con un libro aperto e inscritto). 11 Biiìa(;hi (Ricognizione, op. cit.) lesse in modo fan-
tastico le iscrizioni dei due libri, decifrabili soltanto in piccola parte. — Si potrebbe osservare un leggiero
variare di maniera nelle diverse figure, tra quelle più improntate di carattere personale e altre, come sono
quelle di Materno e di Protasio, miserrime nella espressione e nelle forme.
if
Fig. 8. — Milano, S. Vittore in ciel d'oro: S Felice.
18 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nistica antica cede quasi interamente — e più che nella figura di S. Vit-
tore — a un'altra tecnica che insiste poco nelle impressioni plastiche e,
trascurando il modellare, riduce quasi le forme a contorni lineari.
Per tale aspetto, i mosaici di S. Vittore in ciel d'oro sono da asse-
gnare, nelle vicende dell'Arte, a uno stadio più lardo di quello al quale
spettano i mosaici di S. Aquilino ^ . Tuttavia altri argomenti — il
carattere delle iscrizioni, l'assenza del nimho e dell'appellativo sanctus
— non permettono di attribuirli che al secolo V o al principio del VI.
Anche giova a precisarne la data, il confronto stilistico che si può
istituire con alcuni dei mosaici ravennati, giustificato pur dalle relazioni
molteplici che furono nel V e nel VI secolo tra Milano e Ravenna ^.
Come i mosaici di S. Aquilino hanno qualche somiglianza di stile
con quelli del mausoleo di Galla Placidia, e anche con le parti più an-
tiche della decorazione di S. Apollinare Nuovo di Ravenna, così quelli
di S. Vittore possono compararsi coi più recenti mosaici della stessa
basilica ravennate e specialmente con la teoria dei santi, opera forse
dell'epoca dell'arcivescovo Agnello, ove la rappresentazione dello spazio è
ugualmente manchevole, il modellare appar senza vigore, e i contorni li-
neari e i colori piatti già sono prevalenti. Tuttavia i mosaici di S. Vittore in
ciel d'oro, sebbene in qualche aspetto più schematici che non siano quelli
inferiori della basilica ravennate, si distinguono da questi per l'espressione
individuale delle figure, e anche per la rapidità di tecnica che ancora
si trova negli ornamenti, così da potere essere attribuiti ad epoca
alquanto più precoce, e, con verisimiglianza, alla fine del secolo V o al
principio del secolo successivo.
E come le diverse zone dei mosaici di S. Apollinare Nuovo rispetto
le une alle altre, così i mosaici di S. Vittore rispetto a quelli di S. Aqui-
lino dichiarano quanto sia stato rapido, nel corso di un secolo, il mutarsi
del contenuto e della forma dell'Arte, dimostrano in regioni diverse le
stesse vicende dello stile : un precipitoso mancare del naturalismo antico,
un rapido e progressivo costituirsi di canoni convenzionali che sostitui-
' Gii argomenti raccolti ingegnosamente da A. Ratti (op. cit , pag. 17) per dimostrare clie i mosaici
di S. Vittore appartengono al sec. V e siano piuttosto anteriori che contemporanei a quelli di S. Aquilino,
non sembrano sufficienti a far trascurare le ragioni dello stile. La mancanza del nimbo e dell'appellativo
sanctus è anche in monumenti del sec. VI.
- Ci sembra tuttavia poco provata l'opinione di T. Rivoiha (op. cit., pag. 2) che al principio del
S3c. V, trasferita la sede imperiale da Milano a Ravenna, le maestranze di arteflcì milanesi, anch'esse (si
noli) del tutto ipotetiche, lasciassero la vecchia per la nuova capitale! — Confronti fra i mosaici milanesi
e quelli di Ravenna furono già istituiti dall'AiNALOF (op. cit., pag. 166), il quale affermò che le figure dei
mosaici di S. Vittore derivino direttamente dallo stile monumentale ravennate.
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI
19
scono l'osservazione diretta e rinnovata del vero, un prevalere delle
formule sulla concezione personale dell'artista. Nella forma e nel conte-
nuto dell'Arte s'imponeva ognora più l'astrazione.
Di tali vicende dello stile i mosaici di Milano e di Ravenna sono
fra i più chiari documenti. Esse tuttavia si svolgevano in territorio ben
più vasto che l'Italia superiore : nel V e nel VI secolo si succedevano
rapidamente a Roma a Napoli e in quell'Oriente cristiano che forse fu
il fattore più attivo del
profondo tramutarsi del
modo di concepire e di
rappresentare le cose.
Milano aveva avute re- ^^^K~" ' W^*^^"**
lazioni di cultura e d'arte
con l'Oriente ^ anche pri-
ma che Ravenna acqui-
stasse importanza e dive-
nisse tramite a Bisanzio. ^^^b ^^ ' 7 x ^ **^
Potè perciò accelerarsi in
essa, per influssi orientali,
prima che a Ravenna, la
trasformazione stilistica che doveva addurre 1' Arte ai mosaici di S. Vit-
tore in ciel d' oro. Poi, la vicinanza stessa dei luoghi, e forse anche il
Fig. 9. — Milano, S. Ambrogio: incrostatura marmorea.
■ Già sulla fine del IV secolo, quando S. Ambrogio si recava nella lontana Sirniio a consacrarvi
un vescovo e alzava i suoi rimproveri per fatti commessi sin nella Mesopolamia, influenze della cultura e
delle usanze orientali irradiavano Milano (cfr. Augustini Confessiones, IX, va). Nel secolo V la sede
milanese ebbe vescovo Marolo " extrenjae potator Tigridis undae ,, e altri vescovi venuti di Grecia e
d'Oriente furono in altre città dell'Italia settentrionale: cfr., per siffatte relazioni, L. Buéiiier, Les colonies
d'Orientaiix en Occident (Byz. Zeilschrift, 1903).
Fra le Arti TArchiteltura soprattutto fu compenetrata d'influssi orientali : cfr. J. Stuzygowski, A'/ei/ia-
sien, op. cit., pag. 131 e segg. ; Id., Mschalla, loc. cit., pag. 232 e segg. — Nella Plastica sono troppo scarsi i
monumenti di sicura provenienza per giudicare s'essa abbia avuto a Milano un aspetto suo proprio ; gli
studi recenti hanno disgregata quella serie di avori che si alfermavano lavorati da artefici milanesi: cfr.
G. Stuiilfauth, Die altchristl. Elfenbeinplastik, Freiburg i. B., 1896, pag. 66 e segg. ; A. Haseloff, Ein altchristl.
Relief (Jahrb. d. pr. Kstslgn. 1903,1); è controversa l'origine delle imposte lignee della basilica ambrosiana
(A. GoLDSCHMiuT, Die liirchenliìr des hi. Ainbrosiiis, Strasburgo, 1902; J. Stuy(;c;o\vski, Kleinasien, op. cit.,
pag. 212). Alcuni sarcofagi di Milano accennano a forme distinte da quelle di sarcofagi di Roma, della
Gallia, di Ravenna: un sarcofago nella chiesa di S.Ambrogio, nella cappella di S. Savina, e un altro nella
chiesa di S. Maria presso S Celso. Altri sarcofagi hanno somiglianze di forme con quelli dell'Emilia e
dell'Illirio: tale il sarcofago trovato a Lambrate, ora nel Museo Civico di Milano. — Un periodo di più foi-te in-
lluenza orientale in Milano, e in tutta la Liguria, potè essere quello in cui la città, liberata dai Goti, nel 568,
fu restaurala da Narsete: c-fr. J. Kohte, Milano restaurata da Narsete (Raccolta milanese di Storia Geografìa
ed Arte, 1887, pag. VI) ; ma per quanto abbiamo osservato intorno alle precedenti influenze orientali, non
crediamo necessario di ricorrere al tempo del diretto dominio bizantino (anno 555-567) per spiegare le
forme stilistiche che prevalgono nei mosaici di S. Vittore e le loro relazioni coi mosaici di Ravenna.
Anche l'importazione di piccoli oggetti d'arte potè favorire le influenze dello stile di regioni lontane; vedi
la pisside di Bobbio e la capsella di Brivio, probabilmente lavori siriaci : cfr. Pii. Lauer, La " capsella „ de
Brivio {Monunients Piot, XIII, 229 e segg.).
20
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
trasmigrare di artisti dall' una all' altra città, potè favorire a Milano e a
Ravenna il sorgere successivo, e quasi coordinato, di forme artistiche af-
fini tra di loro, sebbene non del tutto identiche.
Anche nella decorazione si può trovare traccia delle relazioni che
Milano e le regioni circostanti ebbero allora con Ravenna e con l'Oriente.
Era diffusa l'usanza di ricoprire le pareti con incrostature marmoree (fig. 9)
o con pitture che le simulassero, quali sono quelle ritrovate all'esterno
dell'abside dell'antica basilica di S. Pietro, a Como, sotto il piano dell'at-
Fig. 10. — Milano, S. Ambrogio : tarsia marmorea.
tuale chiesa di S. Abbondio K Ora, nell'abside della basilica ambrosiana,
le pitture decorative fìngevano marmi variopinti ^ commessi insieme con
disegni affini appunto a quelli del rivestimento marmoreo del battistero
degli Ortodossi a Ravenna e della basilica Eufrasiana di Parenzo. E anche
le tarsie marmoree che, nello zoccolo dell'abside stessa, dovevano figurare
una schiera di candidi agnelli — semplice simbolo che si ritrova pur in
un mosaico di pavimento sottostante al suolo della Rotonda di Rre-
' Bullett. d'Ardi, cristiana, 1882, pag. 89; C. BoiTO, Arcliiteltura del Medio Euo, Milano, 1880, pag. 27.
Non mi fu possibile trovar traccia di altre pitture che furono rinvenute negli scavi dell' antica basilica.
2 F. De Dautiìin, op. cit., 1, 59. L'abside attuale di S. Ambrogio è generalmente ascritta al sec. VllI-IX,
sebbene la volta a botte che la precede abbia aspetto di più remota antichità. Se quella datazione è esatta,
convien credere che nella ricostruzione dell'abside siano state copiate fedelmente le incrostazioni ole pit-
ture che decoravano l'abside primitiva. Le pitture decorative furono del tutto ridipinte negli ultimi restauri,
1 PIÙ ANTICHI MONUMENTI 21
scia (fìg. 15) ^ — delle quali fu ritrovato un frammento, traevano forse
modello da decorazioni di chiese ravennati ed orientali (fìg. 10).
Dove poi, nella Liguria, più direttamente potè irradiarsi l arte
orientale, troviamo un documento, anche più chiaro che nei mosaici
più recenti di Milano e di Ravenna, del progrediente mutarsi dello stile
per l'impulso delle tendenze che avevano guidato l'Arte dalla deco-
razione del mausoleo di Galla Placidia a quella della hasilica classense,
dai mosaici di S. Aquilino a quelli di S. Vittore in ciel d'oro.
Nella vetusta Albenga, in riva al mare ligure, piena ancora delle
memorie della sua floridezza negli ultimi tempi dell'Impero, quando potè
vantarsi propugnacolo contro i Barbari, sta presso la cattedrale l'antico
battistero semisepolto dalle alluvioni.
Già creduto del secolo Vili o del IX-, l'edifìcio è opera di epoca
assai più remota, che molti particolari, venuti in luce nei recenti
felici restauri, concorrono ad assegnarlo al secolo V. Ottagonale nell'in-
terno, con nicchioni quadrangolari e semicircolari alternati, coperto
forse in origine di cupola, dovette essere un tempo riccamente decorato.
Nel mezzo del suo pavimento, variato di marmi, era incavata una vasca
ottagonale adorna, probabilmente, di un ciborio sostenuto da otto colonne;
le pareti, in ogni angolo delle quali sorge una colonna di granito bigio
con un candido capitello, erano forse dipinte tutte a imitazione di marmi
di diverso colore. La luce scendeva dall'alto, da grandi aperture arcuate,
sotto la cupola ; si diffondeva anche da altissime fìnestre nello sfondo
dei nicchioni. In una delle nicchie rettangolari, di fronte all'ingresso
maggiore, sorgeva l'altare: splendevano all'intorno i mosaici (fìg. 11)^.
Pochi avanzi della decorazione antica restano sulla fronte del nicchione.
Quivi, sul fondo azzurro, orlato di fasce verdi e bianche, si svolgevano
' L'ornato che riquadra il mosaico e la forma della iscrizione designano ancora il sec. V.
^ E. Mella, Batlisteri di Agrale-Contiirbia e di Albenga {Alti della Soc. d' Arch. e Belle Arti di Torino,
1883, pag. 57 e segg.); Dehio-Bezolo, Die kirclil. Baukiinst, Stullgart, 1887, Ali. I, tav. 3. A escludere la data
determinata dal Mella (VIII-IK sec.) é sufficiente l'osservare che le transenne delle finestre, scolpile se-
condo lo stile del sec. Vili e IX, furono eseguite quando già le finestre stesse erano state dimezzate
della loro altezza: in epoca perciò di rimaneggiamento della costruzione primitiva. I restauri, compiuti
da A. D'Andraoe {Relazione dell'Ufficio Reg. per la Conservazione dei Mon. del Piemonte e della Liguria,
Torino, 1899, pag. 151) hanno rimesso in luce il piano primitivo, la vasca battesimale, la struttura del-
l'edificio, dando al battistero nuova importanza. — La vera epoca della costruzione fu già intraveduta
da H. HoLTztNGER (Die altchrisll. Archilektur, Stoccarda, 1889, pagina 214).
' Nel pavimento della nicchia furono trovate le tracce di un cippo che doveva servire di sostegno
alla mensa dell'altare. Le pareti, nel basso, sembra fossero decorate di uela dipinti. — I mosaici vennero
restaurati nelle parti lacunose degli ornamenti.
22
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
ampi fogliami verdi ; e sulle foglie posavano diversi uccelli. Ancora a
sinistra, fra gli avanzi degli ornati, s'intravedono alcune lettere : scs. A
destra sta scritto : fecit
.i.'^ss^^^^ -os^TTR: ■•:
Fig. 11. — Albenga, battistero: mosaico.
L'archivolto del nicchione è decorato di una larga fascia d'oltremare,
racchiusa fra liste di carminio, ingemmate di smeraldi rettangolari che
s'alternano con turchesi ovali, secondo un uso persistente nella decorazione
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI
23
dei mosaici medioevali ; suirazzurro della fascia salgono due ghirlande
di foglie d'alloro e di calici bianchi con lunghi pistilli. Al sommo, entro
una cartella, è un'iscrizione ; la quale, avendo riguardo ai nessi, alle
abbreviazioni, e anche agli errori fatti originariamente dal mosaicista, o
cagionati poi da restauri, può essere così decifrata (fig. 12) :
NOMINAMVS
QVORVM HIC RELIQVIAE SVNT ^
Più in basso un'altra epigrafe, ch'è da collegare con quella, contiene
l'elenco dei santi le cui reliquie erano state riposte entro l'altare ^ :
STEFANI
S. IHOANNIS
EVANGEL-
LAVRENTI
NAVORIS
FELICIS
^ROTASI
GERVASI.
La volta a botte, che ricopre il nicchione, e la lunetta della parete
di fondo, sono riquadrate di fasce bianche sulle quali si svolge un ornato
di foglie con steli di car-
minio e con grandi fiori
cruciformi. Nel mezzo della
volta, sull'azzurro intenso,
sparso di stelle bianche ,
splende una singolare rap-
presentazione : aureo, con
lumeggiature bianche, vi sta
un monogramma di Cristo
Fig. 12. — Albenga, battistero: iscrizione di mosaico.
entro un alone di tenue az-
zurro ; intorno a questo, quasi per riflesso lontano e ingrandito, appare
l'orlo di un altro alone di azzurro più intenso, segnato del monogramma;
e dietro ai due primi, un terzo alone si espande, anche più vasto e più
cupo di tinte, con delicata armonia di colori (fìg. 13) ^. Intorno alla mi-
steriosa meteora stanno dodici bianche colombe, fra le quali, in alto, è
un piccolo disco azzurro crocesignato. Nella parete di fondo, entro la lu-
netta, si erge dal terreno fiorito una rossa croce lumeggiata d'oro, coperta
' Intorno agli errori coinniessi in epigrafi antiche, cfr. : E. Le Blvnt, Palcographie iles Inscription
latines du III siede à la fin da VII {Reviie Ardi., XXIX, pag. 177 e segg.). Che la prima letlera sia una q ma-
nomessa da restauri, o male eseguita, non par dubbio. L'interpretazione : " reliqiiiae ,., è convalidata dal
catalogo dei santi nella susseguente iscrizione.
- Anche dalla disposizione dei colori appare che le parole della epigrafe sono da accoppiare
verticalmente.
^ 11 primo monogramma ha nel suo centro una gemma rossa, e ai due lati le due mistiche lettere,
di colore bianco; il secondo ha lettere d'oro, il terzo rossastre.
24
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
di gemme; e ad essa muovono due pecorelle. Dall'ampia finestra, ornata
anch'essa di lauro, la luce splende sugli ornati, sulle mistiche rappresen-
tazioni (fìg. 14).
L'alta antichità dei mosaici del hattistero di Albenga è manifesta a
molti segni.
Fig. 13. — Albenga, battistero : mosaico.
Singolare in essi l'uso dei fondi bianchi negli ornati che, derivato
probabilmente dalla decorazione dei pavimenti, e praticato ancora in
S. Costanza a Roma, e nella chiesa di Casaranello ^ in Terra d' Otranto,
scompare poi dalla tecnica dei mosaicisti.
' A. Haseloff, / mosaici di Casaranello (Bull. d'Arie, 1907).
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI
25
Le epigrafi, commiste di onciali e di nessi complicati, cosi da non
poter essere attribuite ad età troppo remota, accennano per la libera
forma delle loro capitali rustiche al secolo V o al VI ; d'altro lato, l'as-
senza dell'appellativo sanclus, dinanzi ai nomi dei santi, può invo-
carsi per escludere una datazione più tarda del secolo VI ^
Anche lo stile si accorda nel designare la fine del secolo V, o il
principio del successivo. I girali di acanto che ornano la fronte del nic-
chione sono composti con larghezza, ma le lor foglie hanno già forme
schematiche e rigide ; le colombe, intorno al disco monogrammatico, appa-
Fig. 14. — Albenga, ballislero: mosaico.
tono eseguite con certa rapidità, ma sono contornate di profili di tessere
nere ; nella lunetta dello sfondo, i fiori hanno aspetto del tutto orna-
mentale.
Il contenuto delle rappresentazioni indica anch'esso la medesima età.
Come già fu osservato dall' Ainalof ^, esso ha rispondenze iconografiche
con le decorazioni che, nel secolo V, il vescovo Paolino fece eseguire
nella chiesa nolana di S. Felice : cpiivi pure si vedeva il monogramma
' Sul carattere epigrafico nell'Italia superiore durante i primi secoli del Medioevo, v. C. Cii'oi.i.a,
// velo di Classe (Gallerie Naz. II., III, 220 e segg.). — Sull'appellativo sanclus, v. A. Ratti, op. cit.; esso ac-
compagna soltanto il nome di S. Giovanni, nella forma abbreviata già in uso sin dai primi secoli (L.
Traube, op. cit., pag. 194).
2 D. AiNALOF, / mosaici del Ballislero d' Albenga (Vizant. Vrenuii., 1901, pag. 520); cfr. anche Bijzani.
Zeitschr., 1905, pag. 621.
26 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
di Cristo, racchiuso entro un lucido globo e circondato da dodici colombe.
E i mosaici di Casaranello, che si possono assegnare al secolo V, offrono
anch'essi qualche riscontro a quelli di Albenga, che anche al sommo della
cupola dell'antico sacello di Terra d'Otranto sta il disco crocesignato, sul
cielo azzurro, sparso di grandi stelle radiate ^
Potrebbero adunque i mosaici di Albenga essere coevi a quelli di
S. Vittore in ciel d'oro e di S. Aquilino : ma essi ci richiamano ad una
sfera di concezioni assai diversa ; segnano uno stadio molto più inoltrato
nel cammino dell'Arte verso un nuovo stile. La realtà vi è sostituita
ormai intieramente dal simbolo.
Gli Apostoli circondano il Redentore, ma non come nel sereno con-
sesso figurato in S. Aquilino : il Cristo è rappresentato da un disco cro-
cesignato, i discepoli sono in figura di dodici colombe. E (nuova audacia
dell'Arte a esprimere concetti trascendenti !) dentro il cerchio degli Apo-
stoli è figurata la Divinità trina ed una: che i tre dischi, sovrapposti e
fregiati del monogramma, vogliono significare l'astratta idea teologica.
Né più la beatitudine celeste è espressa con la lieta immagine della vita
pastorale, come nei mosaici di S. Aquilino, bensì è simboleggiata dal-
l'aurea croce trionfale, cui, sul terreno fiorito , vengono gli Eletti, in forma
di agnelli.
L'Arte si è tutta tramutata nella sua stessa sostanza ; e in modo così
profondo, che forse non ha uguale in nessun altro tempo.
Di certo, una delle principali cagioni di tanto trasformarsi furono le
nuove credenze; e l'affermarsi dappertutto della coscienza cristiana, potè
indurre nell'Arte d'ogni luogo simili effetti. Ma nella elaborazione delle
nuove forme l'Oriente, ove dapprima più liberamente fiorì la civiltà cri-
stiana, dovette avere una parte preponderante, così che nelle regioni
nostre colle quali esso ebbe vincoli più stretti, la nuova estetica si
svolse più rapidamente, e trionfò più presto. Le prove più note di tale
fatto sono nei monumenti di Ravenna; ma altre, non meno chiare, ven-
gono offerte dai monumenti dell'Italia meridionale, e anche dai mosaici
del battistero di Albenga.
Quando già le altre parti della Liguria erano in mano dei Lon-
gobardi, la riviera ligure rimase in dominio di Bisanzio, e vi durò sino
' A Haselokf, op. cit., pag. 16. La rappresentazione del cielo, nel mosaico di Albenga, sembra con-
stare di due zone distinte, secondo l'iconografia orientale (cfr. W. de Gruneisen. Sltuli iconografici in Archivio
della Soc. romana di Si. patria, 1908, pag, 443 e segg.) : lo spazio azzurro in cui sono le colombe occulta in
parte le stelle della restante zona del cielo.
I PIÙ ANTICHI MONUMENTI 27
a che, nell'anno 641, Rotari non la prese, desolandola tutta nelle sue
città K Tale sua dipendenza politica potè addurvi meglio l'influsso della
cultura e dell'arte orientale. Al quale essa era esposta anche per la sua
situazione geografica ; che il mare era tramite diretto verso l'Oriente
come pure lo era stato per le Gallie, secondo le geniali intuizioni dello
Strzygowski ^. In Sardegna ^ si possono trovare tracce, piìi lontane da
noi, e più antiche, di quella corrente orientale che, più oltre, ha lasciato
vasto segno di sé nel Mezzogiorno d'Italia. L'iconografìa dei mosaici di
Albenga richiama appunto alle decorazioni della basilica di S. Paolino, a
Nola, in Campania. Più verso l'Oriente, in Terra d'Otranto, i mosaici di Ca-
saranello hanno con quelli somiglianze non trascurabili di composizione
e di stile; e se essi sembrano derivati dall'arte siriaca^, anche i mosaici
di Albenga accennano alla stessa fonte, sia nella loro rappresentazione
della croce gemmata, che ritrae la croce trionfale eretta sul Golgota, sia per
la figurazione della Trinità, che forse corrisponde a quella ricordata da
Coricio di Gaza, scrittore del VI secolo, il quale vide l'abside d'una chiesa
di Palestina decorata di cerchi crocesignati e congiunti insieme \
Tali più diretti contatti con l'Oriente, possono chiarire perché i mo-
saici d'Albenga, della fine del secolo V o del principio del secolo VI,
precedano quelli di Ravenna e di Milano nell'irrigidirsi della tecnica in
procedimenti convenzionali, nella ricerca di dare forma a concetti astratti
e trascendenti, nel volgersi dalla realtà verso il simbolo.
' Ch. Diehl, Etudes sur l'adiiiinistr. bijzant., Parigi, 1888.
2 I. Strzygowski, Kleinasien, op. cit., pag. 206 e segg. ; Id., Hellenislische u. koptisclie Kunst (Bull, de
la Soc. d'Archéol. d'Alexandrie, 1902, p. 69); Id., Der Doni zu Aacheu, Lipsia, 1904, pag. 44 e segg.
■■' Nella struttura e nei dipinti di una dimenticata costruzione sotterranea dei dintorni di Oristano
nel territorio di Cabras : cfr. D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna^ Cagliari, 1907, pag. 23.
* Pei rapporti dell'Italia meridionale con l'arte siriaca, v. A. Haseloff, Der Psaller Erzbischof
Egberts, Treviri, 1901, pag. 139; P. Toesca, Reliquie d'arte di S. Vincenzo al Volturno (Bull. dell'Ist. Stor. II.,
XXV, 7); A. MuNOz, / mosaici del Battistero di S. Giovanni in Fonte (L'Arte, 1908, pag. 433 e segg.).
' D. AiNALOF, / mosaici, op. cit., pag. 523; Ch. Bayet, Récherches pour servir a l'hist. de la peinture,
Parigi, 1879, pag. 60. Il passo di Coricio di Gaza è tuttavia di interpretazione dubbia, e non si può affermare
che le pitture descritte corrispondessero appieno ai mosaici d'Albenga.
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Fig. 15. — Brescia, Rotonda : mosaico di pavimento.
Fig. 16 — Miinster, S. Giovanni: affresco (da Zemp-Durrer, Le Couvenl de Si. Jean).
SECOLI OSCURI
Incerti ricordi e vestige della Pittura nell'età longobardica. — Influenze dell'Arte ca-
rolingia. — Vicende della tecnica della Pittura sino al secolo X. — Gli affreschi
di S. Giovanni di Miinster, della grotta di S. Nazaro a Verona, di S. Benedetto
al monte di Givate.
Si pèrdono poi per più secoli le tracce delle vicende della Pit-
tura nella regione circtimpadana.
Usciti dalla guaina delle loro abitazioni i Longobardi invasero
e devastarono molta parte d' Italia, vi sollecitarono 1' ultimo dissolversi
della civiltà antica ^ E forse più profondamente ferita d'ogni altra fu la
regione del Po che doveva poi far proprio il loro nome e conservarlo per
sempre; per più di cento anni i vescovi di Milano lasciarono abbando-
nata la loro sede, vissero a Genova, terra di Bisanzio, con parte della
popolazione milanese : di certo con la parte più eletta ^
' " Effera Langobardorum gens de vagina suae habitalionis educta, in nostrani cerviceni grassata
est, atque humanmn genus, quod in liac terra prae niniia multitudine quasi spissae segetis more surre-
xerat, succisum aruit „. Gregori Magni Dialogi, III, 38.
2 Ancora nel 593 molti dei milanesi, " coacti barbarica feritate „, risiedevano a Genova. Gregori
^IAGNI Epistiila ad Cqiistantiuiii,
30 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Quali siano state allora le sorti delle Arti nei luoghi percossi e te-
nuti dai Longobardi, è oscuro: così sono oscure le vicissitudini di altre
forme della civiltà attraverso quei tempi \ Gli invasori non portavano
seco — è lecito congetturare — che le umili industrie consentite loro
dalla nomade vita, a foggiare armi ed ornamenti della persona ; e la
suppellettile restituita dalle lor tombe dimostra quanto le forme che essi
amavano differissero da quelle che ancora trovavano fra noi: nella
terra ove, con operosità di secoli, l'Arte aveva materiato ogni più com-
plesso Vero, fu con quelle nuove turbe l'apparire di larve mostruose, di
cose amorfe ^.
Come scrutare fino a qual segno l'immissione delle inculte stirpi
abbia affrettato allora l'isterilirsi del terreno antico, o il suo alterarsi? I
Longobardi ebbero probabilmente una scarsa azione, diretta, nell'Arte, ma
influirono molto sui suoi destini con la loro stessa presenza e barbarie.
Alle Arti potè tuttavia venire qualche impulso dai luoghi ove le con-
dizioni della cultura favorivano ancora il loro sussistere. E quando in
Paolo Diacono si legge delle pitture della reggia di Teodolinda a
Monza ^, è da pensare ch'esse fossero opera di artefici, eredi forse ancora
di una superstite tenue tradizione locale, ma più probabilmente educati
dall'arte che persisteva nell'Italia centrale, e doveva gettar riflessi
nell'Italia superiore, favorita ormai dalle relazioni della corte longobarda
con Roma *.
Nel secolo VII, uscendo ognor più i Longobardi dalla primitiva bar-
barie, si risollevarono le condizioni della cultura nella regione padana.
S. Colombano guidava allora i suoi monaci a Bobbio, nella quiete ope-
rosa dell'Appennino. Milano accoglieva di nuovo i propri vescovi, fra
■ Cfr. specialmente C. Cipolla, Della supposta fusione degli Italiani coi Germani (Rendic. della R.
Accad. dei Lincei, 1901).
^ Cfr. P. ToEscA, Suppellettile barbarica nel Museo di Lucca {Ausonia, 1, 60 e segg.), e la bibliografìa
ivi raccolta.
' Pauli Historia Lang., IV, 39: "in qua picliira manifeste oslenditur, quomodo Langobardi eo tem-
pore comam capitis tundebant, vel qualis illis vestitus qualisve habitus erat.... „. Le pitture descritte
da Paolo Diacono, singolari per la determinazione etnica che vi avevano i personaggi, sono scomparse da
gran tempo. Di tempo più antico, forse della fine del sec. VI, potevano essere quelle ritrovate in certe
tombe di Longone, in Brianza: cfr. S. Tagliasacchi, Tombe romane di Longone (Rio. Arch. per la prou. di
Como, 1877, pag. 17). Ma il proprietario del luogo afferma non esisterne più nessuna traccia.
^ Sono noti i doni inviati da papa Gregorio a Teodolinda, fra i quali una theca Persica (cfr. O.
Dalton, On some points in the History of inlaid Jewellery in Archaeologia, vai, 237 e segg.); e probabilmente
anche le ampolline, o eulogiu, del Tesoro di Monza che poterono servire a trasmettere nell'Italia superiore
notizia dell'iconografìa orientale, riproducendo composizioni di mosaici e di immagini venerate nella
Palestina: J. Reil, Die friìhchristl. Darstellung. d. Kreuzigung, Lipsia, 1904, pag. 35 e segg.; ma cfr. A. Se-
pulcri, / papiri della basilica di Monza (Arch. Si. Lombardo, 1903, XIX, pag. 241 e segg.). Intorno al ven-
taglio detto della regina Teodolinda, nello stesso Tesoro di Monza, cfr. A. Varisco, L'epigrafe del ventaglio
monzese (Studi medioev., I, pag. 417 e segg.): gli ornati miniati sulla pergamena del ventaglio hanno scarsa
importanza, e carattere incerto.
SECOLI OSCURI 31
i quali fu Benedetto Crispo che tenne scuola delle sette arti liberali ^ ;
essa rifioriva nel mezzo della placida pianura, con la sua cinta romana,
cogli acquedotti antichi, con le chiese che attraverso le epoche oscure
avevano serbato fulgori dell'arte classica, celebrata dal ritmo ^ :
haec est urbium regina, mater adque patriae
que praecipuo vocatur nomine metropolis
quam conlaudant universi naciones saeculi.
Con la rinnovata cultura, l'avvento di artisti e l'importazione di opere
— quali il dittico di Boezio miniato probabilmente a Roma sul principio
del secolo VII da artefice che s'inspirò a modelli orientali ^ — dovettero
dare incitamento ed esempio a nuova attività artistica.
Presso Milano, un nuovo centro di cultura e d'arte si era formato nella
città che dal meraviglioso fiume aveva avuto nome Ticino, detta dai
Longobardi: " flavia Papia „ '^. Le molte chiese che i re longobardi vi
costrussero, furono decorate anche di pitture. Nella chiesa di S. Michele
si vedeva il Salvatore in atto di conculcare il drago, l'aspide, il basilisco ;
si trovava, in altra parte, un ciclo di dipinti che illustravano l'Apocalisse.
Nella chiesa di S. Pietro esisteva, forse nel secolo Vili, un mosaico raf-
figurante il santo sopra un'aurea rupe ; e un carme greco commentava la
rappresentazione \ In altra basilica, per voto fatto in una pestilenza, era
stato effigiato S. Sebastiano, come a Roma, in quella di S. Pietro in Vincoli ^
Nei dintorni di Pavia, forse nel luogo detto ora Corte Olona, Liutprando
innalzò accanto al proprio palagio una chiesa dedicata a S. Anastasio,
e l'adornò di marmi, di colonne, di mosaici portati da Roma, come ri-
cordano le epigrafi trascritte da antichi visitatori \
' A. Dresdner, Kiilliir iind Sitlengesch. der ital. Geisllichkeil, Breslau, 1890, pag. 238.
2 E. DuMMLEU, Poélae latini aevi car., Berlino, 1880, I, pag. 21 e segg.
^ Cfr. R. Garrucci, op. cit., lU, pag. 94 e seg.; J. Kurth, Die clirisll. Kunst unter Gregor d. G.,
Halle, \»97, pag. b6 e segg.; A. MvNOz, Le pitture del dittico di Boezio (N. Bulletl. d'Arcìi. crisi., XIII;. Il
Garrucci credette di poter leggere, sotto antiche rasure, inscritti nel verso del dittico i nomi dei vescovi
bresciani ; ma di quei nomi non abbiamo trovato traccia. Lo stile delle miniature suggerisce che il dittico
sia stato dipinto in luoghi ove l'influenza orientale fosse fortissima, quali erano Roma e l'Italia meridionale
(cfr. A. MuNOZ, Ice. cit.) : che il dittico sia stato portato ben presto in altre regioni e probabilmente nel-
l'Italia superiore, è indizio nei nomi barbarici che abbiamo decifrati, scritti anch'essi in onciale del
VII sec, nel suo verso: " vvyryca ; betgum; tatbug ; uuricom; uuadde... „. — Non indugio sul celebre Penta-
teuco di Ashburnam, del sec. VII, sebbene già attribuito all'Italia settentrionale (T/ie Palceographical
Society, II, tav. 231 ; O. von. Gebhardt, The Miniatiiries of the Ash. Peni., Londra, 1883) perché tale prove-
nienza è già stata giustamente negata.
^ L. M. Hartmann, Gesch. Italiens injMittelalt., Gotha, 1900, II, 294.
■ G. B. De Rossi, Inscript. chrisL, II, I, 155-168 ; 33.
'^ G. B. De Rossi, Mosaici crisi.
' G. B. De Rossi, Inscript. chrisl., II, I, 178; A. Riccardi, Le vicende, l'area e gli avanzi del " Regium
Palatium , a Corte Olona, Milano, 1889.
32 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Scarne notizie; le quali tuttavia possono confermarci nel congetturare
che la Pittura non soltanto fosse esercitata, ma rifiorisse in quei secoli
nella Lombardia, e vi si svolgesse non senza rapporti con l'attività ar-
tistica che nello stesso tempo era a Roma, nel largo rilluirvi dell'arte
orientale e bizantina.
A Brescia, nella chiesa del S. Salvatore, la cui costruzione può ri-
ferirsi alla seconda metà del secolo Vili, sono alcuni sbiaditi avanzi di
affreschi che probabilmente spettano a quell'epoca stessa. Le pareti della
navata maggiore erano decorate di storie, in riquadri separati da fasce
rosse e illustrati con iscrizioni di lettere capitali, molto serrate insieme,
e allungate come si vedono appunto in monumenti del secolo Vili ^ ;
nei peducci degli archi stavano clipei con busti di santi.
Ancora, in uno di tali clipei, si discerne a stento una figura, tratteg-
giata con largo disegno ma rigidamente, così da potere essere confrontata
con gli affreschi della navatella di sinistra della chiesa di S. Maria Antiqua
nel Foro romano. Dei riquadri istoriati non s'intravedono che brevi
e scolorati frammenti: alcune figure intente alla deposizione di un ca-
davere entro un sarcofago, altre in atto di costrurre la cinta di una città ^;
né dai poveri avanzi si può dar giudizio intorno allo stile. Pur sembrano
essi comprovare le congetture suggerite dalle fonti storiche: le relazioni
d'arte della Lombardia con Roma e con Bisanzio ^
Non è minore la penuria di documenti per la storia della Pittura
nei secoli IX e X, nei quali molto importerebbe di conoscere 1' ufficio
avuto dall'Italia superiore, e in particolare dalla Lombardia, rispetto
all'arte che allora fiorì rigogliosa nella Francia e nella Germania.
Si può tuttavia credere che, nel secolo IX, l'arte carolingia, la quale
penetrò sin nell'Italia meridionale \ abbia esteso la sua influenza anche
nell'Italia superiore (ove lasciò monumento mirabile l'altare di Wolvinio
' Per r architettura del S. Salvatore, v. : T. Rivoira. Arch. loinb., op. cit., 161 e segg. Per l'epigrafia
pittorica, cfr. le iscrizioni nella cappella dei SS. Quirico e Giulitta in S. M. Antiqua, e quelle delle pitture
nella base del campanile di S. Prassede, a Roma {Bull, di arch. crisi., 1878, pag. 52). Soltanto poclie lettere
ormai si possono decifrare nelle iscrizioni del S. Salvatore.
^ Nella scena del seppellimento, sul fondo bruno sorgono costruzioni gialle ornate di leniae rosse :
sono discretamente conservate le figure di alcune donne che assistono alla sepoltura. Le quali hanno
il viso dipinto con preparazione di tinte giallastre, con rapidi lineamenti di ombre scure e di luci bianco-
rosate. Avanzi di affreschi, anche più evatiidi, si scorgono sulla parete dirimpetto.
3 Nelle monete tali relazioni appaiono chiaramente: cfr. L. M. Hartmann, Gesch. Italiens, op. cit., 11,32.
* P. TOESCA, Reliquie d'arte della Badia di S. Vincenzo al Volturno (Bollett. dell' Ist. St. It., 1901, pag. 39).
SECOLI OSCURI
33
nella basilica ambrosiana) ^ sulla Pittura e, più ancora, sulla Miniatura,
nella c[uale la sua attività fu più fervida. Di tale influenza si può trovar
prova anche nei codici trascritti allora nei monasteri di Bobbio e della
Novalesa, nei ([uali appaiono le nuove forme di scritture elaborate in
Francia, e gli ornamenti rozzissimi dei secoli anteriori sono sostituiti da
ornati che imitano quelli dei co-
dici carolingi ^.
Tra i rari nostri monumenti
della Miniatura del secolo IX,
il più cospicuo è il Liber ca-
lìoinim della Biblioteca Valli-
celliana di Boma, scritto e mi-
niato verisimilmente nell'Italia
superiore 'l
In due dei suoi grandi fogli
tinti di porpora, vergati di ca-
pitali e di onciali d'oro, fregiati
di iniziali con intrecci di nastri
e di racemi, si riflette tutto lo
splendore della ornamentazione'
carolingia; e in alcune delle sue
forme più particolari (fìg. 17). In
altri due fogli è rappresentato il
Concilio degli apostoli. Le figure
si curvano, si torcono in strani modi, convulse, avvolte in drappi che
s'increspano, colorite di tinte opache, con forte rilievo : e hanno il gesti-
colare disordinato, l'agitarsi frenetico, il manierismo di disegno e di colore
che è proprio delle opere dei miniatori della scuola di Beims (fìg. 18) *.
Il miniatore del Liber canoiuim, che non v' è ragione suffìciente di cre-
dere venuto egli stesso d'oltralpe, ebbe per certo di Francia i propri mo-
delli; e li imitò, alterandoli, spogliandoli della loro forza.
Influssi dell' arte carolingia appaiono anche in affreschi ritrovati
Fig. 17. — Roma, Bibl. Vallicelliana: cod. A-5, ce. 33 b.
' Intorno all'età dell'aliare di Wolvinio consento con A. Ventuiu {Storia, II, pag. 232 e segg.). Cfr.
anche: E. A. Stuckklbeikj, Der Aitar uoii S. Ambrogio (Moiiatsh. f. Kiv., 1910, 383 e segg.).
'- Vedi al capitolo IV.
3 P. ToESCA, Il " liber canonum „ della Bibl. Vali. (L'Arte, 1902, pag. 229 e segg.). Riflettendo alle fre-
quenti relazioni della Lombardia con le Gallie, e all'altare di Wolvinio, splendida esplicazione dello stile
carolingio, si può congelturare che anche le miniature del Liber canonum siano state eseguite nella re-
gione lombarda.
■* A. VENTuni, Storia, II, 314 e segg.
34
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nella chiesa del convento di S. Giovanni a Miinster, nel Cantone dei Gri-
gioni, in luogo che dipendeva un tempo dalla giurisdizione ecclesiastica
milanese, unito alla Lombardia dal passo dello Spinga ^
Sull'arco trionfale dell'abside della chiesa si veggono alcuni fram-
menti di un affresco che rappresentava forse l'Ascensione. Il Redentore
sta entro un disco sostenuto da angioli i quali accennano verso di lui,
che gli Apostoli guardano in atti di agitazione l Le pareti della navata
maggiore, scompartite in ricpiadri fitti, erano decorate d'ima minuziosa
illustrazione del Vecchio Testamento (fìg. 16fe 19).
' \^:v'^^-'^''i'*^^^*^i^'''*^*''''^'' ''.'ijt^
Fig. 18. — Homa, Bibl. Vallicelliana: coti. A-5, ce. xvi-xvii,
In questi e negli altri affreschi della chiesa, che si possono assegnare
alla fine del secolo IX, i moti scomposti e dinoccolati di alcune figure
hanno rispondenza con l'arte carolingia in una delle sue qualità più sin-
golari, nell'esagerazione dei movimenti. Ma negli ornamenti, a grandi fa-
sce fiorite intercalate con mascheroni, si ritrovano forme che non cono-
sciamo in quell'arte: e più ancora nella tecnica del colorire. Negli
affreschi di Mùnster non è l'impressionismo antico, a larghe masse di
ombre e di luci, che sovente persiste, per imitazione di modelli antichi
• J. Zemp-R. DuRREn, Le Converti de SI. Jean a Mùnsler. Ginevra, 1906; A. Schmarsow, Ueber die
karol. Wandnial. zìi M. (Monatsh. f. Kw. 1908); E. A. Stìjckelberg, Genuanisclie Friihkiinst {Monatsh. f.
Kw., 1909, 117 e segg.).
^ Secondo lo Zemp (op. cit., pag. 2,5 e segg.) il dipinto rappresenta una iiiaiestas domini.
SECOLI OSCURI
35
od orientali, nelle miniature carolingie ; e nemmeno si ritrova la minu-
ziosa ricerca del variare delle tinte, come in altre pitture dei primi
secoli del Medioevo : è invece un disgregarsi di tutte le tinte, così che i
visi — ove meglio appare tale maniera — sono dipinti a macchie di
colori diversi, convenzionali in parte, senza nessuna fusione fra di loro.
Uguale modo di colorire si vede anche negli affreschi della remota
hadia di S. Vincenzo al Volturno, eseguiti verso la metà del secolo IX,
Fig. 19. — Miinster, S. Giovanni; affresco (da Zemp-Durrer, Le Couvent de Si. Jean).
e nei mosaici romani del tempo di Pasquale I, nei quali il colorito è del
tutto disfatto in chiazze e contorni di tinte diverse ; e può dirsi essere
ultima conseguenza, o alterazione estrema, dell'antica maniera illusio-
nistica. Della quale intravediamo, e per certi tratti conosciamo, le seguenti
vicende : il colorire rapido, compendiario, originato da una fervida vi-
sione delle cose, dovette fissarsi gradualmente in formule, perdere poi il
suo significato, nell'universale decadere dell'Arte, giungere alfine dalla in-
stahile unione di tinte, che aveva dato agli artefici antichi di esprimere
nel modo più complesso le loro vibranti sensazioni della luce, della
forma, del movimento, a tale tristo guazzabuglio di colori.
I mosaici delle basiliche di Roma documentano i diversi stadi di
tali vicende del colorire, le quali procedono anche più oltre negli affre-
36
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
scili di S. Vincenzo al Volturno e di S. Giovanni di Miinster nel secolo IX,
e aiungeranno nel secolo X ai loro limiti estremi K
Ritroviamo quel colorito, in uno stato di disgregazione più progredita,
a Verona negli affreschi della grotta detta dei SS. Celso e Nazaro, i quali,
sebbene si trovino oltre i confini del territorio che esploriamo, non pos-
sono essere trascurati nelle ricerche di un periodo in cui la Lombardia
propria è priva d'ogni avanzo di pitture.
Fig. 20. — Verona, grotta dei SS. Celso e Nazaro : affresco.
La grotta, ora dimezzata, tutta incavata entro un grande masso di
tufo, aveva forma di croce. Il suo suolo era decorato di un mosaico pa-
vimentario, a cerchi ; le sue pareti, nel corso dei secoli, furono rivestite
più volte di intonaco, e dipinte. L'intonaco più antico, liberato dagli
strati che gli erano stati sovrapposti, reca un complesso di affreschi e
un'iscrizione con la data del 996 l Nel sommo della volta, due angioli
sostengono una mandorla, entro la quale, sul fondo stellato, sta seduto
in trono il Redentore benedicente : erano all'intorno i simboli degli evan-
' P. ToEscA, Reliquie d'arie, loc. cit., pag. 46 e segg.
2 C. Cipolla, Una iscrizione del 996 e le più antiche pitture veronesi (Ardi. Veneto, 1889). — Il pavi-
mento della cappella ci sembra anteriore d'assai al sec. X; ed è a notare che sotto l'intonaco del 996 si scor-
gono tracce di un'altra decorazione più antica.
SECOLI OSCURI
37
gelisti. In altra parte della grotta, si veggono figure di angioli, di serafini,
l'immagine della Madonna dentro un tondo, e — meglio conservati d'ogni
altra pittura — due busti di santi entro clipei ingemmati (fìg. 20) ^ I
visi di queste due figure, preparati di terra gialla, hanno intorno alle guance
un forte contorno di verde intenso; il naso è segnato da una stria bianca
sottolineata, da un lato, di rosso e di verde chiaro, dall'altro di una
stria di verde intenso ombreggiata di verde più chiaro ; le sopracciglia
sono formate di due curve, l'una rossa, verde l'altra; le guance recano
larghe chiazze di tinta rosata; la bocca è segnata di rosso cupo e di una
larga pennellata di bianco. Le forme si sfasciano in quelle ligure, il colorito
si decompone in tinte diverse, intieramente dissonanti e slegate fra di loro.
Al medesimo periodo stilistico, ma ad artisti di cultura più elevata
che non fosse nei pittori
della grotta dei SS. Celso
e Nazaro, vorremmo asse-
gnare alcuni affreschi con-
servati in uno dei luoghi
più belli che la vita clau-
strale abbia trovato in
Lombardia, sull'altura re-
mota di S. Pietro di Gi-
vate, presso Lecco, ove già
nel secolo Vili fioriva un
convento benedettino ^.
Accanto alla chiesa del-
l'antico monastero sorge
ancora uno dei sacelli che, in forma diversa, si solevano costrurre entro
i recinti delle comunità benedettine; ed ha nome da S. Benedetto. Di
schema centrale, con tre absidiole, esso può ricordare l' icnografìa delle
antiche cellae trichorae, ma, per la forma delle finestre a doppia strom-
batura e per altri caratteri costruttivi, non può essere attribuito ad età
troppo remota ^. Riflettendo poi alle vicende del monastero, che forse sul
principio del secolo XI fu abbandonato dai monaci, i quali si trasferirono
é^
■%,.-
Fig. 21. — Givate, S. Benedetto : inlenio.
' La volta è tutta messa a dischi di colore rosato, orlati di nero, in ognuno dei quali è inscritta la
mezza figura d'un angiolo. Sebbene gli alTreschi siano guastissimi, è cliiaro che essi furono dipinti da
diversi artisti: nella volta l'esecuzione è più rozza che altrove.
2 L. Traube, Textgesch. der Regala S. Benedica (Abhandl. de k. buyer. Akad. Hist. CI. XXI, 642).
' Sono singolari nella struttura interna del sacello le lesene semitonde addossate agli angoli, le
quali parebbero essere state costrutte per formare il sostegno d'una cupola; ma il vano del sacello è
coperto a tetto.
38
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
al piano di Givate, sembra verisimile che la costruzione non sia più re-
cente di quel tempo e risalga al secolo X (fig. 21).
Le pareti dell'oratorio sono spoglie d'ogni decorazione, ma l'antico
altare di muratura, che sorge ancora nell'abside mediana, ha tre lati ri-
vestiti tutti di afTreschi. Nella sua faccia anteriore, orlata di fasce rosse,
azzurre e gialle con lievi ornati bianchi, sullo sfondo di due zone so-
Fig. 22. — Givate, S. Benedetto : altare.
vrapposte, tinte di ocra e di celeste, è dipinto il Cristo ritto in piedi
fra Maria ed il Battista (fig. 22). In aspetto di uomo maturo, barbato, egli
|iHS xps| benedice con la destra e tiene aperto nella sinistra un libro
inscritto : ego svm lvx mvndi. Ha tunica azzurrina, illuminata con
densa tinta bianca, manto rosso cupo con luci azzurrastre, sovrapposte
anch'esse rigidamente alla tinta del fondo. La Vergine [sca maria] vestita
di tunica ocracea e di manto purpureo, ha avvolte in un panno verde le
spalle e il capo ; colorita in viso di ocra chiara con lumeggiature bianche
e con lineamenti verdastri, si volge verso il Cristo protendendo le mani
SECOLI OSCURI
39
nello stesso gesto del Battista fscs iohs bap] il quale, nelle vesti e nel
viso, ha il medesimo vivace e stridulo miscuglio di tinte.
Nel lato destro dell'altare, sul campo formato d'un velo bianco a ri-
cami neri, e riquadrato di fasce rosse e gialle, sta S. Benedetto |hene-
DiCTVS scs] in tunica bianca munita di cocolla azzurrina; ha il pasto-
rale e un libro aperto, con la scritta : ego svm benedictvs aba (fìg. 23). Nel
suo viso vigoroso, per i tratti rapidi dei lineamenti, per bianche pennel-
late che lo illuminano, i
colori sono disgregati co-
me nelle altre figure.
Né in altro modo è
dipinto S. Andrea [scs An-
dreas] sullo sfondo bianco
del terzo lato dell'altare:
di aspetto senile, vestito
di tunica cerulea e di
manto giallo, sul quale le
pieghe sono segnate con
larghe strie rosse, tiene
alto nella sinistra un ro-
tulo, e reca sull'omero una
breve croce (fìg. 24).
La rapida ed efficace
maniera eh' è nelle figure
dei due santi, dipinte fuor
di dubbio dal medesimo
pittore che decorò la fron-
te dell'altare, è superiore
a quella delle informi pit-
ture veronesi, con le quali
tuttavia ha comune l'uso di colori interamente disgregati; sì che pensiamo
che gli affreschi dell' altare appartengano ad epoca alquanto più antica
del XI secolo, sebbene non troviamo modo di determinarne meglio l'età, sia
per la mancanza di altri monumenti che possano servire quasi di caposaldo
nella cronologia, sia per le malcerte deduzioni che si possono fare delle
forme epigrafiche, le quali sembrano accennare al principio del secolo X.
Anche, differiscono gli affreschi dell'altare di Givate da quelli della
grotta veronese per la più elevata cultura artistica che li informa. In essi
Fig. 23. — Civaie, S. Benedetto : allresco dell'altare.
40
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
si trovano inag<JÌori elementi derivati dall'arte bizantina, sia nell'esecu-
zione, sia nell'iconografìa.
Se gli affreschi dell'altare di Givate non furono, come quelli di
S. Vincenzo al Volturno, il prodotto d'una attività artistica ristretta al mo-
nastero benedettino lombardo, ma ebbero riscontro in una più vasta ope-
rosità diffusa nella Lombardia, e in opere improntate ai loro stessi carat-
teri, ora scomparse, riesce facile intendere come verso la fine del X se-
colo l'imperatore Ottone chiamasse ai propri servigi in Germania un pit-
tore lombardo \ ed è ragionevole credere che dalla Lombardia perve-
nissero ai pittori e ai miniatori di Germania le forme derivate dall'an-
tica tradizione cristiana e dall'arte bizantina che si ritrovano allora nelle
opere loro ^.
^ RuPERTr Cliroiiicon (Moti, fìenii. H. SS. VIH, 21)0 e segg.) : Giovanni " gente Longobai-dus, ordine
episcopus, et arte pictor egregiiis , fu cliianiato da Ottone III a decorare il Duomo di Aquisgrana. Il Clenien
{Die romanische Wancìmal. der Rlieinlande, Diisseldorf, 1905, tav. 3 e 4) congettura che sieno opera sua
gli affresclii dei quali nel Duomo di Aquisgrana restano alcune tracce, ma cosi svanite da non potersene
dare un ragionevole giudizio.
2 Vedi il capitolo seguente.
Fig. 24. — Givate, S. Benedetto: all'resco dell'altare.
Fig. 25. — Galliano, S. Vincenzo : ornato.
MONUMENTI DELLA PITTURA
NEL SECOLO XI
Gli affreschi dell'epoca di Ariberto da Intimiano nella chiesa di S. Vincenzo di Galliano.
— Affreschi nell'oratorio di S. Fedelino a Novale, e nella basilica ambrosiana. —
I più recenti dipinti della chiesa di Galliano, e altri avanzi di inferiori opere
pittoriche.
Dalla penoml^ra che abbiamo attraversato esce alfine la Lombar-
dia ; e in tanto tumulto di vita, ch'è da pensare si fossero ap-
prestate nei secoli oscuri le energie che erompono allora, le
quali resteranno perenni in essa, facendola continuo fermento di civiltà
fra le altre regioni dell' Italia superiore. Nell'Arte, sul principio del nuovo
periodo sta un monumento di tale valore da confermarci nel credere che
le ingiurie del tempo, non l' inerzia delle età, siano state cagione della
penuria di 'monumenti del triste evo trascorso.
Già nei primi anni del nuovo millennio, la vita si esplica a Milano
in violento lottare e soverchiarsi di classi. Campeggia allora fra lo
6
42
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
scompiglio cittadino una grande figura, ostile dapprima alle cose nuove,
poi partecipe di esse e guida : Ariberto da Intimiano ^.
Prima di giungere al soglio episcopale, quando egli non era che
suddiacono della chiesa milanese, Ariberto teneva la cura, o la custodia,
di una pieve campestre, col titolo di S. Vincenzo, nel luogo di Galliano,
non lungi dal suo paese
di origine. Colà rimane
tuttavia il ricordo di lui,
del primo periodo della
sua vita, quand'egli era
per gettarsi nella tempe-
sta civile e per dominarla.
A Galliano, nella quiete
dei dintorni di Cantù, in
mezzo alla regione coma-
sca che fiorì d'arte in ogni
tempo, sorge ancora un
vecchio battistero, edificio
di forme assai studiate,
sebbene rozzamente cos-
trutto forse per mano di maestri inesperti ^. Il rustico casamento vicino
occupa in parte, e nasconde, la chiesa plebana cui il battistero serviva
(fig. 26).
Il 6 luglio del 1007 la chiesa, probabilmente tutta ricostruita allora,
venne dedicata con la traslazione delle reliquie di S. Adeodato, presso le
quali erano state ritrovate le tombe di Ecclesio e di Manifredo " pre-
sbiteri „, e del diacono Savino. Essa poi tenne per molti secoli l'ufficio
di pieve. Dissacrata nel 1801^; distrutto il suo altare, nel cui capitello,
sorreggente la mensa, furono rinvenute alcune reliquie avvolte in un foglio
Fig. 2G. — Galliano, S. Vincenzo: ambone e scalea.
' L'energica figura di Ariberto risalta fortemente nelle cronache milanesi del sec. XI : cfr. Arnul-
PHi Gesta Arch. Med.; Landulfi Historia Med. (Mon. Genn. H. SS. Vili, 11 e segg., 57 e segg.). V. anche:
PuRicELLi, Ainbros. Med. Busilicae Monumenta, Milano, 1645, 1, 420 e segg. ; Giulini, Memorie, II, pag. 40 e segg.;
G. Annoni, Monumenti della prima metà del sec. XI spettanti all'are. Ariberto, Milano, 1872 : opera di scarsa
critica.
^ T. RivoiRA, Arch. lomb., pag. 232 e segg.
3 Circa lo stato della chiesa nel 1760, cfr. Allegranza, Opuscoli eruditi, Cremona, 1781, pag. 193 e
segg. Sulle susseguenti vicende: C. Annoni, Monumenti e fatti politici e religiosi del borgo di Canturio, Mi-
lano, 1834; G. Moretti, La Conservazione dei Monumenti della Lombardia, Milano, 1908, pag. 191 e segg.
Da molti mesi la Sovrainlendenza dei monumenti della Lombardia è giunta a redimere anche gli
avanzi della chiesa e ne ha intrapreso il restauro ; nel quale speriamo non siano per nulla completati
né alterati i resti degli atTreschi. Qui manteniamo la descrizione della chiesa quale la tracciammo in più
visite, tra il 1905 e il 1907.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI
43
d'un vetustissimo codice di Giovenale; portate nella prossima chiesa di
Cantù le epigrafi che narravano della sua dedicazione e attestavano delle
antiche sepolture (fig. 41) \ soltanto la sua cripta rimase aperta alla de-
vozione dei villici. Le altre parti dell'edificio furono allora distrutte, o
acconciate ad uso di abitazioni. La chiesa aveva tre navate, a tetto, di-
vise con archi sostenuti
da pilastri monolitici, e
terminate con tre absidi ^.
Furono demolite le nava-
telle e le absidi laterali,
murati gli archi e le am-
pie finestre della navata
maggiore; l'interno della
quale, lungo il fianco de-
stro, fu occupato dalle di-
more di contadini.
Ancora è sgombra una
parte della navata mag-
giore. Al termine di que-
sta, un' ampia scalea di
nove gradini, che a sinistra un tempo aveva 1' ambone, ascende al pre-
sbiterio (fig. 27).
Il luogo è augusto sebbene profanato : il pavimento che circondava
l'altare è ancora commesso di marmi; tre ampie finestre, le antiche,
illuminano la concavità dell'abside coperta ancora di lacerti d'affreschi.
Nell'alto, la conca absidale è orlata di un largo fregio che simula un
nastro complicato, tinto di giallo, di rosso, di azzurro, animato di figure
d'uccelli, prestamente segnate di bianco ; nel basso, di un meandro giallo
e azzurro, limitato da zone di carminio, ornate di perle e di fuseruole
bianche. Il campo della conca, tutto oltremarino, ha nel piano inferiore
due zone orizzontali, l'ima ocracea, l'altra rossastra, la quale rappresenta
il terreno e reca bassi cespugli fioriti; nel mezzo, grandeggia, ritto
in piedi, entro un' aureola azzurra, circoscritta di fasce multicolori, il
Cristo (fig. 28).
Fig. 27. — Galliano, S. Vincenzo: interno (1906).
' L'iscrizione funebre di Adeodato era originariamente sull'altare della cripta della chiesa; quella
della dedicazione si trovava sulla fronte dell'altare stesso : cfr. Puricelli, Ainbros. Med. Basilicae Monu-
menta, I, 336.
^ Cfr. T, RivoiRA, Arch. lomb., loc. cit.
44
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
In gran parte la figura del Redentore è scomparsa nel corrodersi
dell'intonaco ; ma del suo antico aspetto ci serbano memoria vecchie de-
scrizioni e riproduzioni, sebbene di dubbia esattezza (fig. 29) K II Cristo,
che ancora si scorge in atto di alzare le destra, con ampio gesto solenne,
ergeva nella sinistra un grande libro aperto e inscritto : ego pastor
OVIVM
RONVS '^. Il suo manto è bruno
la tunica, fregiata di larghi
davi gialli ingemmati, è
solcata di pieghe ondeg-
gianti, colorate di azzurro
quasi metallico, nelle lu-
ci, e di carminio nelle
ombre. Sotto la gran-
de figura sta scritto in
nobili capitali: ecce ds
cvivirtvtv sva (Iu)mina
splendent.
Si prosternano di-
nanzi al Redentore i pro-
feti Geremia [ieremias] ed
Ezechiele. A sinistra, è
l'arcangelo Michele [Mi-
chael] con le grandi ali
aperte, col labaro; e pro-
tende verso il Cristo un
rotulo inscritto : peticio.
A destra, sorgeva un tem-
po r arcangelo Gabriele,
con un rotulo segnato:
posTVLATio ^. E ai due
arcangeli seguivano altre figure, ora scomparse o quasi scolorate.
Meglio che altrove, nella figura di Geremia è ancor dato di intendere
Fig. 28. — Galliano, S. Vincenzo: abside.
' C. Annoni, Monumenti di Canlurio, op. cit., pag. 71, tav. Vili.
2 L'Allegranza (op. cit., pag. 196 e segg.) lesse sul libro di Cristo le parole: " Pastor ovium-agnus „ ;
L'Annoni (loc. cit.) ha due varianti dell'iscrizione, fra le quali la suddetta ci sembra meno probabile.
■* Quando, nel 1760, l'AUegranza visitò la chiesa di Galliano era già svanito il nome dell'arcangelo
di destra che, per molti raffronti con altre consimili composizioni, è a credere fosse l'arcangelo Gabriele:
ancora nel suo rotulo si leggeva la parola ' postulatio „. Presso Geremia si vedevano allora " due reali
figure nimbate l'una maschio l'altra femmina con la loro corona in mano quasi in atto di offrirla „, e
l'AUegranza, seguito poi dall'Annoni, congetturò ch'esse potessero rappresentare Enrico 11 e Cunegonda.
Ma le tracce di nimbo rotondo che ancora si veggono nel luogo occupato dalla prima figura tolgono ogni
verisimiglianza a quell'opinione: i personaggi rappresentati presso gli arcangeli erano dei santi.
Tav. II. — Galliano, S. Vincenzo: Geremia.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI
45
lo stile dell'affresco (tav. II). Il vegliardo, quasi esterrefatto nello sguardo,
si prosterna tendendo le mani, possente nell'aspetto per la rigidezza stessa
delle sue membra: e la maniera del dipinto, senza finezze, sembra dar
alla sua figura un maggior vigore.
Sull'intonaco levigato la pittura fu eseguita a buon fresco, sebbene
alcune poche tinte — il bianco, specialmente — siano state sovrap-
poste alle altre quando già lo scialbo era meno umido. Il viso fu dap-
Fig. 29. — Galliano, S. Vincenzo: affreschi dell'abside (da Annoni, Monumenti, ecc.).
prima preparato con un colore ocraceo uniforme e segnato poi con pro-
fili di carminio nei suoi lineamenti. Ombre di verde trasparente, non
diffuse, bensì limitate in tratti precisi, modellano il naso e gli occhi ;
forti luci, di bianco schietto, irradiano la fronte e le guance. Con fat-
tura consimile sono coloriti anche i panni : la tunica ha pieghe ri-
gide, quasi poliedriche, tinte di azzurro intenso nel loro interno, lumeg-
giate fortemente di bianco nell'esterno ; il manto rosso, che fascia stret-
tamente i femori e l'addome del profeta, è illuminato di bianco, con tratti
secchi e del tutto convenzionali.
46
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
porta
In ugual modo è di-
pinta la figura dell'arcan-
gelo Michele nei panni, che
ornai si discernono a sten-
to, e nel viso, cui l'esage-
razione quasi grottesca dei
lineamenti dà certa maestà
nella solida larghezza di
forme, nei grandi occhi si-
curi (fìg. 30).
Il medesimo pittore de-
corò anche la parte infe-
riore della conca absidale.
Quivi, sopra un alto zoc-
colo bianco, è dipinta, con
lieta vivezza di colori, una
fascia di ornati : due listelli
gialli e verdi racchiudono
una zona rossa sulla quale
si svolgono, l'una dall'al-
tra, cornucopie variopinte;
e fra queste si posano uc-
celli a cibarsi dei pomi
multicolori. Le tre finestre,
che si aprono più in alto,
nella curva dell'abside, so-
no orlate di fasce rosse
con doppia fila di gocciole
bianche alternate di grossi
smeraldi: e tra luna e l'al-
tra finestra stanno riqua-
dri con storie del santo
titolare della chiesa , di
S. Vincenzo,
La prima storia, a si-
nistra, è quasi del tutto
perduta a cagione d' una
che venne praticata nel muro ; ma chi la descrisse quando era an-
Flg. 30. — Galliano, S. Vincenzo : S. Michele.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI
47
Cora integra, vi scorse rappresentato Daciano che assisteva alla llagella-
zìone del santo, e vi lesse la scritta: xpiani vero vvlnera eivs oscvla-
BANTUR ^
E invece sufficientemente conservato il secondo affresco, inscritto :
VBI SCS CVM GVTTAS PLVBEAS VSTUS AFLICTVS EST. Il SantO |s. VINCENTIVS]
Fig. 31. — Galliano, S. Viacenzo : martirio di S. Vincenzo.
coperto soltanto di un perizoma, è sospeso supino. Un carnefice ne
sostiene i piedi con una fune, un altro ne trattiene il capo con un forcipe,
un terzo attizza il fuoco sotto di lui, e due altri | ministri] gli versano
sul petto, da un'olla, il piombo fuso [penaJ : in alto, da un lato, un gio-
' L' Allegranza (op. cit.), osserva che le parole dell'iscrizione corrispondono a quelle della psal-
lenda dell'ufficio di S. Vincenzo.
48 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
vane tende la mano verso il martire, e dietro a sé ha la turba dei fedeli
[xpiANi] accennata con un indistinto rotondeggiare di crani. Sul campo
azzurro dell'affresco, ora volto in verde, sorge, a sinistra, la torre rosea
di un edificio (fìg. 31).
La scena è composta ingegnosamente nei particolari, non senza qual-
che ricerca di prospettiva ; e nelle figure, dai corpi rigidi e robusti, dagli
esagerati lineamenti, vi appar chiaro uno stile del tutto simile a quello
dell'affresco della conca absidale.
Non è diverso pei suoi caratteri il contiguo riquadro: vbi scs vin-
CENTivs IN arena inventvs sepvltvs EST. Sulla riva del mare, giace
presso due alberi il cadavere del santo [scs vincentivs], e vicino gli sta
il corvo che, secondo la leggenda, ne tenne lontani gli animali voraci ;
a destra, entro il medesimo riquadro, è figurata la scena del seppelli-
mento : ivi sotto un loggiato, prossimo a un edificio | a . . . e . . .] tre fedeli
coprono di un panno il sarcofago [sepvlchrvm] mentre altri tiene un cero,
e il sacerdote, vestito di casula, asperge il corpo con l'acqua lustrale con-
tenuta entro un'ampolla (tav. Ili) ^.
Perdute ora sono le pitture che coprivano il termine destro della
curva dell'abside, fiancheggiando una nicchia bifora sotto la quale si leg-
geva: HAEC est domvs DEI ET PORTA CAELi ^. Di cssc uou rcsta clic un
frammento strappato dal muro, e conservato nella Biblioteca ambrosiana,
la parte superiore della figura di Ariberto [aribert svbdiac ], un
tempo dipinta presso quella di S. Adeodato che stava in atto di pre-
sentare al Redentore grandeggiante in alto fra gli arcangeli, fra i profeti
e i santi, il custode della chiesa (fig. 32).
Si inchina il suddiacono, nelle sue vesti liturgiche, offerendo il mo-
dello di una costruzione sacra ^ : della chiesa di S. Vincenzo. Volge in
alto verso il Cristo i suoi occhi dilatati, come quelli dell'arcangelo
Michele e del profeta Geremia dipinti nella conca; e nel viso, dai li-
neamenti larghi, ma rigidi, corrugato di bianche luci, può dirsi impron-
tato piuttosto d'una generica solennità che di espressione personale.
Potrebbe alcuno dubitare che Ariberto sia stato raffigurato in tale
modo perché ricostruttore della chiesa, non già per averne egli stesso
ordinate le pitture, ma il dubbio è dissipato da un'iscrizione di grandi
' Fu asportata, non sappiamo dove, la parte d'intonaco sulla quale era dipinta la testa dell'ultima
figura di destra.
* C. Annoni, Monumenti di Canturio, op. cit., pag. 84.
^ Il RivoiRA (Arch. lonib., loc. cit.) pensa che nel modello offerto da Ariberto sia rappresentato anche
il pronao del battistero attiguo alla chiesa.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI
49
lettere capitali, ora quasi illeggibile, che potemmo decifrare a stento,
torno torno l'abside, sotto le storie di S. Vincenzo^: ornat x templi
....... TRIBV(S) QVIA TE DECET . . . SE PER VSVM ; VIRTVS MULTA DI VEL
PLVRES VNDIQVE QVI TIRI SVRSISTVNT TE QVERVNT ATQ' PERORN' I ONOREM
DI EGO ARIBERTVS (subdÌa)CO PINGERE FECI.
Fig. 32. — Milano, Biblioteca Ambrosiana: Ariberto Intimiano.
Le pitture furono adunque certamente eseguite per cura di Ariberto,
quando egli era ancora suddiacono, forse circa il 1007, anno in cui la
chiesa venne dedicata.
Sull'arco trionfale dell'abside altri affreschi, ora guasti per gran
parte, compievano la decorazione. In alto, sotto il frontespizio occultato
' L'Allegranza (loc. cit.) lesse soltanto in piccola x^arte, e non nel tratto più importante, l'iscri-
zione dedicatoria.
50 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
dalle travature del tetto, si svolgeva un meandro vivamente colorito.
Nello spicchio di sinistra, fra la spessa crosta di polvere, si può ri-
conoscere la figura del profeta Elia il quale, simile per forma del viso
al Geremia dipinto entro l'abside, stringe le redini dei cavalli della biga
rosseggiante, e volge i grandi occhi verso la mano divina benedicente, i
cui effluvi lo colpiscono in fronte. Un mirabile ornato circonda la bocca
dell'abside : fra due zone di colore roseo, sottolineate di verde e di bianco,
è racchiusa una larga fascia bruna sulla quale sono dipinti di colore d'ocra,
con rapide luci bianche e con lievi ombre verdi, pesci che si torcono,
tartarughe che annaspano, chiocciole che fanno capolino, serpi, nicchi; e
fra gli esseri acquatici sorgono dei grandi vasi di cristallo (fìg. 25).
Nei suoi tempi migliori la chiesa era ornata di pitture in ogni parte;
anche l'ambone di muratura, forse alquanto meno antico del resto della
costruzione, aveva figure sacre, simboli degli evangelisti, centauri saet-
tanti: le pareti della navata maggiore erano affrescate tutte, dai peducci
degli archi, ove stavano immagini clipeate, al fastigio, ove nei meandri
d'un nastro variopinto ancora si veggono intercalati alcuni busti di pa-
triarchi, e distinte in tre zone istoriate ^ Sulla parete di sinistra le pitture
sono scomparse o rese quasi irriconoscibili dalla polvere: vi si vede-
vano, nella zona superiore, i primi fatti della Genesi — il peccato ori-
ginale, la cacciata dal Paradiso, il lavorare di Adamo e d'Eva — ;
nella seconda zona vi erano, probabilmente, altre scene bibliche; nella
terza, era esposta la leggenda di S. Margherita. Sulla parete di destra,
cui vennero addossate le abitazioni rustiche che invadono parte della
navata maggiore, sono ancora numerosi gli avanzi delle antiche de-
corazioni. Si elevava nel mezzo, per quasi l'intera altezza della parete,
la figura gigantesca di S. Cristoforo, vestito di vesti ingemmate: all'in-
torno, nelle tre zone, era narrata la leggenda del santo. Nella zona su-
periore, le rappresentazioni sono frammentarie, e stinte, così che è difficile
riconoscerne lo stile o intravederne la composizione ^. Tuttavia in uno dei
riquadri si ritrova ancor bene conservata una figura di fanciulla in atto
' L'Annoni, descrisse abbastanza accuratamente le pitture della navata quali potè vederle, già
molto deteriorate: errò tuttavia nel voler collegare certa schiera di cavalieri dipinta nella parete di
sinistra, forse a rappresentare un fatto biblico, con le supposte figure di Enrico li e di Cunegonda che
si credevano dipinte nell'abside.
* Dubitiamo molto delle interpretazioni che l'Annoni diede di queste pitture, i cui avanzi non po-
temmo decifrare con sicurezza perchè troppo interrotti dai tramezzi della costruzione addossata alla
parete. Forse i riquadri della prima zona si riferivano anch'essi, come quelli della parete dirimpetto, a
fatti del Vecchio e del Nuovo Testamento. In uno di essi si legge: " . . . . ed concipies , ; in altro:
" . . . . manne
MONUMENTI DKLLA PITTURA NEL SECOLO XI
51
di parlare con un vecchio seduto, vestita di tunica chiara, ornata di una
bianca benda nei capelli rossigni. Il suo viso è colorito con tecnica molto
diversa da quella del pittore dell'abside, perché, preparato di incarnato
ocraceo, reca due chiazze rosse sulle guance, e ombre verdine e luci
bianche piìi disgregate che nelle pitture dell'abside. Anche, appare meno
energica che in queste tutta la struttura del corpo (fìg. 33).
Più conservate sono le composizioni di alcuni riquadri della seconda
zona nella medesima pa-
rete. In uno di essi il santo
[scs xP0F0Rvs|, in aspetto
d'uomo maturo, è condotto
da tre satelliti dinanzi al-
l' imperatore che, assistito
da due seguaci, siede sotto
un loggiato. Le figure non
hanno la forma robusta di
quelle degli affreschi del-
l'abside; coi visi segnati
rozzamente, coloriti di tinte
rosee, verdi e bianche, ac-
cozzate insieme senza fu-
sione, sono incerte nei mo-
vimenti, e ristrette entro
spazi troppo angusti (fi-
gura 34).
Il medesimo stile si
ritrova nei riquadri del-
l' ultima zona ove è dap-
prima figurato il santo in
balia d' uno sgherro ; poi, in atto di preghiera mentre due carnefici, al
cenno del re, versano olio sul rogo. In altri riquadri, ora scomparsi, la
narrazione seguiva docilmente la leggenda popolare nel succedersi delle
prove del martirio; e terminava raffigurando i fedeli che recavano in se-
poltura il corpo del santo.
Le differenze di tecnica e di stile tra tali storie di S. Cristoforo e gli
affreschi dell'abside, potrebbero credersi derivate non da diversità di
epoche nella esecuzione dei due cicli di affreschi, bensì dalla collabora-
zione di due artefici di diversa maniera sebbene contemporanei fra di
Fig. 33. — Galliano, S. Vincenzo: affresco nella navata.
52
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
loro, se un indizio, estraneo allo stile, non inducesse ad assegnare i di-
pinti della navata maggiore a tempo più recente di quello in cui fu de-
corata l'alìside.
Al sommo del lato destro della chiesa si vedono, dall' esterno, deli-
neate nitidamente quattro grandi finestre, ad arco tondo e senza strom-
batura, ora accecate, e simili nella forma a quelle che ancora sono
aperte nell'abside. Non tutte quelle finestre furono murate nelle ultime
Fig. 34. — Galliano, S. Vincenzo: storie di S. Ci-istoforo.
tristi vicende della chiesa, anzi due di esse furono chiuse prima che si di-
pingessero all'interno le storie di S. Cristoforo, le quali perciò si stendono
anche sul loro vano. E consimile sorte ebbero altre finestre dell'opposta
parete ^ Si può pertanto atfermare che gli affreschi della navata mag-
giore non appartengono al periodo della prima costruzione della chiesa :
essi furono eseguiti in epoca alquanto più tarda, quando fu turbato il
■ Cfr. : Annoni, Monitni. di Canturio, tav. X. Quivi la storia di Adamo e d'Eva intenti al lavoro appar
dipinta in parte sopra una finestra murata.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI 53
ritmo armonioso delle ampie aperture che, come nelle antiche basiliche,
davano copiosa luce alla chiesa di Ariberto, e alcune delle antiche finestre
vennero chiuse.
Non crediamo tuttavia che quelli affreschi siano di molto più re-
centi degli altri nell'abside. Anzi, se non avessimo altro criterio che l'e-
same dallo stile saremmo dubbiosi se non si debba piuttosto invertire la
classificazione cronologica dei due cicli : perché nelle storie di S. Cristo-
foro la maniera del colorire è più affine a quella dei dipinti di Verona
e di S. Giovanni di Munster che non negli affreschi dell'abside, nei quali
essa invece è più prossima a quella che prevarrà nel secolo XI e nel XII.
Causa di tale inversione, come in altri casi, è da trovare nella diversa
elevatezza d' arte ch'era nei pittori delle due parti distinte della deco-
razione, r una delle quali è improntata di intensa cultura, l' altra sem-
bra derivata da quella più umile tradizione d'arte, che in séguito ricer-
cheremo.
A decorare l'abside della sua pieve rurale Ariberto da Intimiano ado-
però i migliori artefici della regione, se pur non li trasse da Milano stessa,
ove egli risiedeva; e l'opera loro può dirsi insigne fra tutti i monumenti
della Pittura del secolo XI.
Nella cavità dell'abside furono raccolte in toni profondi le più brillanti
tinte : si stese ampio lo sfondo di azzurro oltremarino, stretto fra zone di
colori intensi e vivaci ; splendettero il giallo e il bianco negli ornati ;
gemme e perle ornarono di cornici preziose le finestre. Nell'alto, fra i
due giganteschi arcangeli appariva il Cristo, e sembrava, con ampio ge-
sto, chiamare a sé i fedeli; i santi gli offrivano corone; i profeti, quasi
atterriti, si inchinavano al suolo. Sotto la celeste apparizione, era narrata
in limpidi episodi la leggenda del martire che dava nome alla chiesa; il
santo del quale Ariberto aveva onorate le reliquie, presentava al Reden-
tore il pio suddiacono. E una lunga scritta, rosseggiante sul fondo bianco,
acclamava alla nobile opera compiuta.
Gli affreschi dell'abside della chiesa di Galliano rivelano meglio tutta
la loro importanza all'analisi del contenuto e dello stile, e alla compara-
zione con dipinti della medesima epoca in altre regioni.
L' esame iconografico vi pone in chiaro i vari elementi che essi ac-
colgono e fondono insieme. Nell'affresco della conca absidale l'appari-
zione del Cristo fra Gabriele e Michele trae origine da uno schema eia-
54 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
borato già dalla primitiva arte cristiana e persistente nel Medioevo ^ :
anche in altri affreschi di Lombardia si ritroverà il Redentore assistito
dai due arcangeli. Questi hanno l'ufficio che le credenze religiose asse-
gnavano loro, e che l'Arte espresse già nel mosaico dell'abside di S. Vi-
tale a Ravenna: sono intermediari fra l'Uomo e la Divinità; presentano
perciò al Cristo i rotuli delle preghiere inscritti con le parole : postvlatio
— PETicio. Così in certe pitture, forse del XII secolo, che un tempo si
vedevano nella chiesa di S. Lorenzo fuori le mura, a Roma, erano in-
scritte sui labari dei due arcangeli le parole : " peticio „ e " precatio „ ^.
Consentanee alle diffuse tradizioni iconografiche sono anche le figure
dei santi che offrono al Redentore le loro corone e di S. Adeodato che pre-
senta il committente dell'opera ^. Tuttavia a siffatti elementi tradizionali se
ne uniscono altri inusitati o non espressi in monumenti che siano per-
venuti a noi, così che l'affresco dell'abside ha ora una propria originalità
iconografica.
Come nei mosaici di Roma, il Cristo è in solenne atto oratorio: ma qui
egli è cinto d'un'aureola, e ai suoi lati s'inchinano Geremia ed Ezechiele
secondo una composizione ch'è senza raffronto altrove. Nelle basiliche di
Roma i profeti non sono figurati tra i santi, entro la concavità dell'abside,
ma appariscono sull'arco trionfale; nei dipinti di Galliano essi fanno
parte della celeste apparizione e ne accrescono la solennità apocalittica.
Lo stile si accorda con il contenuto iconografico integrando l'aspetto
originale degli affreschi ; ma conviene sia considerato, per essere inteso,
con criterio oggettivo come è richiesto da molte opere dell'Arte medio-
evale, le quali, vedute attraverso le abitudini di giudizio e i concetti
estetici più consueti a noi, sogliono apparire quasi spregevoli, mentre
talvolta si potrebbero comprendere ed ammirare, se si osservassero in
altro modo, con attenzione e con simpatia ^.
Nell'affresco absidale della chiesa di Galliano la celeste e ultraterrena
visione è rappresentata da un'Arte che per esprimerla si giova di mezzi
' Il tema iconografico del Cristo fra i due arcangeli è già nei mosaici di Ravenna, persiste poi
nella Pittura e nella Miniatura inedioevale ; cfr. G. Stuhlfautu, Die Engel in dar allchristl. Kh/is*, Freiburg
i. B., 1897 ; H. v. d. Gabelentz, Die kirchl. Kiinst in Hai. Mittelalter, Strassburg, 1907, pag. 59.
2 Bulletl. d'Arch. crisi., I, 47. Neil' abside della chiesetta di S. Eldrado, alla Novalesa, in vai di Susa,
il Redentore è rappresentato seduto fra Michele e Gabriele. Sul cartello d'uno degli arcangeli si legge :
" parce de populo proprio quem sanguine . . . „ : cfr. C. Cipolla, Antichi inventari del monastero della No-
valesa (Mem. della R. Accad. delle Scienze, di Torino, 1894, XLIV, 172).
' G. B. De Rossi, Musaici cristiani, passim ; H. v. d. Gabelentz, op. cit., pag. 43.
* Conviene intendere a dare ai monumenti medioevali non soltanto un valore storico, ma a ve-
derli nella loro luce estetica, quali opere che a lor tempo soddisfecero ed espressero le comuni aspirazioni
artistiche.
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MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI 55
adatti, e suoi propri, raffinata ornai da una tradizione nella quale essa si
era spogliata a poco a poco delle forme naturalistiche che ancora ve-
demmo imporsi al mosaicista di S. Aquilino, per trovare quelle che me-
glio rispondessero al suo contenuto irreale. E bene a questo convengono
le forme convenzionali degli affreschi dell'abside di Galliano come di
tanti altri monumenti medioevali : l'azzurro compatto del cielo, il terreno
manchevole, l'assenza dello spazio, gli atteggiamenti uniformi, l'allonta-
narsi d'ogni cosa dal reale per adattarsi a schemi ideali, danno al di-
pinto una grandiosità ieratica che in altro modo non avrebbe potuto
avere.
Se non varca la cerchia delle forme tradizionali comuni nell'Arte
del suo tempo, il pittore della chiesa di Galliano ha certe qualità stili-
stiche che gli sono particolari. Nella figura del Redentore non si trova
la compostezza consueta: immenso, il Cristo si aderge per tutta la conca
dell'abside, e la sua persona, stretta dalle vesti, esorbita fuor dell'aureola
con gesto immoderato, anche più vivace per l'ondeggiare del manto e
della tunica. Nella figura dell'arcangelo Michele la larghezza dei tratti dà
al viso, che quasi ne è deforme, una sua maestà: con l'esagerazione
delle forme, con una tecnica rigida per luci bianche e aspre, per il ri-
tagliarsi delle pieghe dei panni, il pittore imprime in essa, come nella
figura di Geremia e in quella di Ariberto da Intimiano, una forza sin-
golare.
Anche negli affreschi delle storie di S. Vincenzo ^ la tradizione
stilistica e iconografica si scorge in molte parti : negli sfondi schematici,
nella disposizione dei diversi piani delle scene, negli atteggiamenti delle
figure ; ma le forme e i moti vi sono espressi con insolito vigore. Si
osservi soprattutto la storia del seppellimento del Santo, singolare per
studio di prospettiva nella figura del cadavere giacente sulla spiag-
gia, enei due alberi digradanti quasi per varia distanza; originale per
r energica struttura dei seppellitori, e per la composta gravità dei
loro atti.
Donde deriva il pittore di Galliano '? Quale luogo spetta all'opera sua
nell'arte medioevale?
Non si può disconoscere negli affreschi dell'abside una larga azione
' Non abbiamo modo di determinare sino a qual punto il pittore si sia giovato di tradizioni ico-
nografiche nel rappresentare le storie di S. Vincenzo. Per l'iconografia del martirio del santo cfr. le scul-
ture della cattedrale di Basilea {Musée de Sculpture du Trocadéro, II, 239) e certe pitture, del XIII sec, a
mezzo della navata maggiore di S. Frediano di Lucca.
56 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
dell'arte bizantina : la dimostrano molti raffronti di stile e di iconografìa,
che dovrebbero convincere anche i più restii ad ammettere un influsso
di quell'arte fra noi ^
La figura dell'arcangelo Michele è fasciata del Xwpo?, o stola in-
gemmata, com'è di consueto nell'iconografìa bizantina e in quella occi-
dentale quando risente dell'influsso dell'arte di Bisanzio ; che, quando da
questo sia immune, essa appare diversa, quale nelle sculture lombarde
delle chiese di S. Michele e di S. Pietro in ciel d'oro a Pavia ove
ha aspetto e vestire assai differente ^. Nei profeti l' atteggiamento ripete
il gesto della Tcpoaxuveat? proprio all'arte bizantina, e il tipo dei visi
risponde appieno a quello che in essa ben presto si formò a rappresen-
tare le figure senili. Infine, le forti lumeggiature bianche, le pieghe pro-
fonde e poliedriche dei panni dimostrano anch'esse che al pittore erano
note le forme e i canoni artistici bizantini ^.
Ma tali elementi, che concorrono a dare una grandiosità ieratica alle
pitture, non possono nascondere quanto vi è di particolare nello stile del
pittore: essi si trasformano, esagerati o alterati dall'artista; l'opera ha
un proprio carattere nel racconto vivace, nelle forme robuste.
Anche l'ornamentazione ha qualche tratto singolare. In molte parti,
nelle fasce ingemmate delle finestre, nei meandri e nei nastri variopinti,
essa si giova di ornati che si ritrovano diffusi per tutto nella Pittura
medioevale, ma nel fregio della curva dell'abside ci sorprende con nuovi
concetti. Forse la fantasiosa serie degli animali acquatici, colà dipinti, fu
ispirata al pittore da qualche mosaico classico che raffigurava l'Oceano
o aveva semplice scopo di decorazione; e dallo stesso modello pote-
rono essere ricavati i grandi vasi vitrei collocati fra gli esseri acquatici *.
' È noto quanto siano conlroversi i giudizi intorno all'influenza bizantina nell'arte occidentale.
Rifuggendo a nostro potere da ogni preconcetto, cercheremo di affrontare il problema in ogni suo caso
non per mezzo di impressioni generali ma con l'analisi di particolari stilistici e iconografici. Per l'arte
bizantina, cfr. ora specialmente Cu. Diehl, Manuel d'Art byzanlin, Paris, 1910.
^ La foggia del X^poi è così comune nelle pitture medioevali italiane che non varrebbe a dimo-
strare una particolare influenza bizantina negli afl'reschi di Galliano se non contrastasse appunto con le
rappresentazioni dell'arcangelo Michele nelle sculture lombarde. A Pavia, nella porta di S. Michele, l'ar-
cangelo è rappresentato vestito di lunga tunica, con globo e palma.
3 Per l'atteggiamento dell'adorazione bizantina, o 7r/->o7zjvsc;t; , cfr. J. Strzygowski, Bj/zanf. Denfcnjd/er,
III, 51, Vienna, 1903. Nel tipo dei visi specialmente la forma arcuata del naso corrisponde a un carattere
saliente e comune delle figure bizantine. Per la forma delle pieghe dei panni e per le sue relazioni con
l'arte bizantina, cfr.: Diehl, Manuel, passini. Nella tecnica del colorire le lumeggiature bianche applicate
sopra le tinte del fondo si ritrovano in molti monumenti occidentali, ma soprattutto in quelli più im-
prontati all'arte bizantina che usò e svolse quel procedimento nei modi più raffinati: cfr. Toesca, /{e/igui>,
41 ; Id., Affreschi di Anagni, passim.
■* L'arte ellenistico-romana in mosaici e in opere di toreutica, si compiacque di rappresentare na-
turalisticamente gli esseri dell'acqua. Anche i grandi vasi di cristallo si veggono in decorazioni parietarie
romane : cfr. gli ornati del triclinio nella Casa di Livia sul Palatino.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI 57
La tecnica stessa dimostra in quel fregio tale scioltezza che può essere in-
dizio dell'influenza di un esemplare antico.
Non è tuttavia senza riscontro in altri atTreschi medioevali quell'imi-
tazione di ornati classici, anzi trova paragone in molte pitture della re-
gione romana e soprattutto in quelle, del secolo XI, nella chiesa sotter-
ranea di S. Clemente ^ E siamo perciò condotti a domandarci quale
rapporto ahl)iano gli affreschi dell'ahside della chiesa di Ariberto con
quelli e con altri coevi monumenti della Pittura occidentale.
Richiama alla mente le pitture di Roma e dell' Italia Centrale anche
l'intiera composizione della conca dell'abside, ma se si cerchi di deter-
minare con precisione le somiglianze, come già nell'iconografìa anche
nello stile, si scorge come gli affreschi di Galliano non siano da porre
in diretta relazione con quelle.
Gli affreschi di S. Bastianello sul Palatino , del secolo X ^, quelli
delle storie di S. Alessio e di S. Clemente nell'antica basilica del Celio,
anteriori allo scorcio del secolo XI ^, e i molti della chiesa di S. Elia
di Nepi, ancora di incerta datazione, che sono prova di un rigo-
glioso fiorire della Pittura a Roma e nei suoi dintorni durante il se-
colo X e XI, dimostrano anch'essi, in diverso grado, complesse influenze
bizantine ; e anch'essi hanno forti caratteri originali ma sì per quelle che
per questi si distinguono dai dipinti di Galliano.
Differiscono da questi gli affreschi della chiesa sotterranea di S. Cle-
mente perché più liberi da influenze bizantine, più agili nella tecnica
e nella narrazione; gli affreschi di S. Bastianello e quelli di S. Elia di
Nepi per la minore cultura artistica dei loro autori. Né i dipinti della
navata maggiore nella chiesa della Badia di S. Pietro di Ferentino, nel-
r Umbria, si possono avvicinare a quelli della remota chiesa lombarda
se non per saltuarie somiglianze *.
Trascorrendo sulle altre parti dell'Italia Centrale e Superiore, che
troppo sono povere di pitture le quali si possano assegnare al secolo XI,
' Cfr. anche gli ornati negli antichi affreschi ora nel Museo lateranense , e quelli in S. Elia
di Nepi.
2 P. Fedele, S. Maria in ' Pullara „ (Arch. della Soc. Romana di St. Patria, XXVI, 343-380).
^ È stata recentemente (Le Moyen Age, 1910) posta in dubbio la data, che noi accogliamo, di questi
e di molti altri affreschi medioevali italiani, ma con tali argomenti che sarebbe ozioso combattere. Che i
suddetti affreschi di S. Clemente siano anteriori alla costruzione della basilica di Pasquale II appare
sicuro, perché essi furono mutilati, nella loro zona superiore, dal pavimento della nuova chiesa.
^ Negli affreschi della chiesa di S. Pietro di Ferentino, di data incerta, ma forse non posteriori al
principio del sec. XII, può compararsi cogli affreschi di Galliano il riquadro rappresentante Noè che riceve
l'ordine di costrurre l'arca, ma il parallelo non pone in evidenza che certa generica somiglianza nella
robusta struttura delle figure.
58
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
conviene osservare se vi siano rapporti di stile tra gli affreschi di Gal-
liano e l'arte che fioriva oltralpe, nel X e nel XI secolo, con una vasta
attività di pittori e di miniatori.
Fra i codici miniati in Germania nel periodo ottoniano, fra le opere
della scuola di Ratisbona e di Reichenau, le miniature del sacramentario
Fig. 35. — Monaco, Staatsbibl., cod. lat. 4456; Enrico II incoronato.
di Enrico II \ eseguite nell'epoca stessa degli affreschi di Galliano, possono
compararsi con questi sia per i molti elementi bizantini come per la pode-
rosa struttura delle figure (fig. 35). Ma lo stile degli affreschi lombardi
ha una libertà nel disegno, anche dove sia maggiormente improntato al-
^ Cfr. G. SwARZENSKi, Die Regensbiirger Buchinalereì, Lipsia, 1901, tav. VII, VIH.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI
59
l'arte bizantina, superiore molto a quella delle miniature tedesche; e ci
sembra del tutto inverisimile che del suo essere grandioso e monumentale
sia da cercar ragione in un'influenza di quelle miniature.
Anzi quelli affreschi giovano a confermare con nuovi argomenti un'ipo-
tesi già esposta dal Kraus e dallo Swarzenski ^: che spetti specialmente
Fig. 36. — Milano, Tesoro del Duomo: rilegatura dell'evangelario di Ariberlo.
all'Italia di avere trasmesso in Germania le forme bizantineggianti che vi
appaiono nel X e nel XI secolo. Si potrebbe anche affermare che in tali
scambi di forme artistiche la Lombardia abbia avuto un'azione preva-
• F. X. Kraus, Die Wandgem. der St. Sylvesterkapelle zu Goldbach, Monaco, 1902, pag. 9 e segg. ; G.
Swarzenski, op. cit., pag, 38 e segg.
60 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
lente, essa che era in continui rapporti con i paesi d'oltralpe, e pro-
fondamente compenetrata, nella Pittura, da influenze bizantine quali si
trovano negli affreschi di Galliano ^ Sembrano rifluire d'oltralpe verso
la Lombardia opere e influenze artistiche soprattutto nelle arti minori,
negli avori (come può dimostrarlo la sitiila del Duomo di Milano che
ha paragone in intagli eburnei dell' età ottoniana ^) nelle oreficerie e
negli smalti (com'è provato dalla preziosa rilegatura di un evange-
lario donato dallo stesso Ariberto alla chiesa metropolitana milanese
(figura 36) ; ^ nella Pittura invece, come forse nell' Architettura, una
corrente inversa sembra ascendere dalla Lombardia verso le regioni
oltramontane ^.
Anche nei monumenti della Pittura murale in Germania, negli affre-
schi di Oberzell e di Reichenau si trovano forme non senza analogie con
quelle degli affreschi di Galliano, ma il raffronto conduce a conclusioni non
diverse da quelle suggerite dalle miniature ^.
I dipinti dell'abside della chiesa di Ariberto recano adunque elementi
nuovi e importanti alla storia della Pittura medioevale. Essi rivelano
come fiorisse nella Lombardia, già sul primo aprirsi del nuovo millen-
nio, uno stile assai elevato, prodotto di una cultura artistica intensa,
originale.
Tale è in essi la perfezione di tecnica, l'equilibrio sicuro delle
' L'influenza bizantina nella Lombardia era favorita anche dai facili rapporti della regione col
mare e col Levante. Non mancarono anche delle occasionali, e più dirette, relazioni : tali le ambascerie
di Liutprando di Cremona e di Arnolfo arcivescovo di Milano a Costantinopoli. Arnolfo al suo ritorno
donò alle chiese di S. Ambrogio e di S. Maria dei palili d'oro e d'argento ch'egli probabilmente aveva por-
tato di Levante (Landulfi Hist. Mediai, in Mon. Gerin. H. SS. Vili, 55).
^ Il secchiello liturgico offerto dal vescovo Goffredo (cfr. Giulini, Memorie, I, 619-620), forse alla
basilica ambrosiana sulla fine del secolo X, può attribuirsi ad intagliatore tedesco, se si confronti con l'a-
vorio della collezione Trivulziana rappresentante l'imperatore Ottone.
' Gli smalti della rilegatura dell'evangeliario di Ariberto possono mettersi a confronto con quelli
di altra rilegatura, già nella Badia di S. Denis, ora nel Museo del Louvre: numero D. 7. 11; vedi:
L. Courajod, Exposilion iiiteni. de Milan (Gaiette des B-Arts, 1875, pag. 338 e segg). Il crocifisso di lamina la-
vorata a sbalzo, ora nel Duomo di Milano, ove è rappresentato Ariberto |arib . rt . . ind . . arc . . . .| può
invece assegnarsi ad artista lombardo, il quale nella figura dolorosa del Redentore s'inspirava all'icono-
grafia bizantina. Il crocifisso non può essere lo stesso che Ariberto collocò sul suo carroccio, poiché quello
era dipinto (Arnulphi Gesta, loc. cit., pag. 16 ; cfr. Giulini, Memorie, II, 251) ; ma che esso sia opera poste-
riore ad Ariberto, ed eseguita in memoria di lui, è escluso dalle parole dell'epigrafe (" indignus ar-
chiepiscopus „) (fig. 37).
■• E anche da ricordare come Ottone III sul finire del X sec. chiamasse in Germania dalla Lom-
bardia il pittore Giovanni che forse lavorava oltralpe ancora dopo il 1016 (cfr. Swarzenski, op. cit., pag. 38
e segg.). Lo Swarzenski inclina a credere che l'influenza dell'Italia sull'arte tedesca tra il X e il XI sec.
abbia avuto ragione soprattutto nei mosaici e nei monumenti dell'antichità cristiana ch'erano allora fra
noi: ma gli affreschi di Galliano mostrano che quell'influsso potè provenire da un'attività più vitale, che
persisteva in Italia.
^ 11 Kraus {Die Wandgem., op. cit., loc. cit.) afferma che gli affreschi di Oberzell, del X sec, rivelino
l'inlluenza dell'arte benedettina italiana, anzi dell'Italia meridionale. Egli non conobbe gli affreschi di
Galliano. Cfr. anche : A. Schmarsow, Die Kompositionsgesetze in der Reichenauer Wandgem. (Rep. f. Kiv..,
1904, 260-281).
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI
61
composizioni, che si debbono credere non primi tentativi di un'attività
artistica senza tradizioni, ma frutto d'una lunga preparazione. E per vero
li congiunge ancora all'arte carolingia qualche carattere del disegno, e spe-
cialmente l'agitarsi eccessivo delle figure, che nella scena del martirio
di S. Vincenzo può compararsi con i movimenti espressi negli affreschi
Fig. 37. — Milano, Duomo : crocifìsso di Ariberto.
di Miinster ^ Nei quali, come poi nei dipinti dell'altare di Givate, già si
ritrova l'uso delle lumeggiature bianche sovrapposte alle tinte di fondo che
il pittore di Galliano segue con tanta larghezza.
Ma cogli elementi derivati da una tradizione locale precedente, della
* La comune relazione con 1' arte carolingia può concorrere a spiegare i rapporti fra gli affreschi
di Galliano e le pitture d'oltralpe.
62 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
quale abbiamo scarsissime tracce, essi ne adunano altri nuovi, tratti da
una più profonda conoscenza dell'arte bizantina; si inspirano ancbe, negli
ornati, a esemplari antichi; suggellano la varia materia in un complesso
originale.
Altri dipinti, d'incerta data, possiamo coordinare con quelli di Galliano.
Sul limite settentrionale del bacino del Lario, presso le fauci della
Valtellina, isolato fra rupi granitiche, un torrente alpestre e il piccolo
lago di Mezzola, nel luogo ove antiche leggende narrano che S. Fe-
dele abbia ottenuto il martirio, sta un vetusto sacello detto di S. Fe-
delino ^
Già Ennodio, nel secolo V, ricorda che il sepolcro del martire era
colà venerato, al termine del lago, sotto le rupi caliginose^. Circa
l'anno 964 — raccontano gli antichi atti di traslazione — il vescovo co-
mense fu avvertito miracolosamente di ricercare nel sacello, già da lungo
tempo dimenticato, le reliquie del martire. Ascese egli coi fedeli sopra
una nave, e a lampade accese, con inni e cori, attraverso il quieto lago
pervenne all'oratorio; donde, ritrovate dietro l'altare le reliquie sepolte,
ritornò festosamente a Como riportandole seco ^.
La chiesetta, privata delle reliquie, non cadde tuttavia subito in ab-
bandono: anzi, pochi anni dopo quella traslazione, si ritrova nominata
col titolo di pieve. Poi, obliata, erosa fino alle fondamenta dalle acque
del torrente, resistette ai secoli finché la pietà non ne assicurò le sorti e
non la restituì alla sua forma primitiva.
Quale essa ora ci appare non dà ragione di escludere che sia lo stesso
sacello dal quale il vescovo di Como, nella seconda metà del secolo X,
trasse le reliquie del martire antico. E una piccola costruzione di massi
non bene squadrati, formata di un'angusta cella rettangolare con abside
fregiata di lesene e di archetti pensili. La muratura incerta, le porte di-
sadorne, una finestra a tutto sesto e senza strombatura, concordano a
rendere verisimile l' attribuzione dell'oratorio ad epoca antecedente il
secolo X ; e sebbene non si abbiano elementi architettonici che con-
sentano di meglio precisare quella data, ricorrendo alle notizie storiche.
' A. Cavagna Sangiuliani, Il tempietto di S. Fedelino, Pavia, 1902; Perrone, Chiesetta di S. Fed. {Arte e
Storia, 1903, 6) ; P. Buzzetti, Il millenario tempietto di S. Fed. {Rio. Arch. per la Prov. e antica Diocesi di
Como, 1906, pag. 115 e segg.).
'^ Ennodi Opera (iVfo/i. Ger/n. //.SS., ed. Vogel, pag. 187): " ìllic inserta nubibus vertice mons coruscat ,.
^ P. Buzzetti, loc. cit.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI
63
si può ritenere che il sacello primitivo, distrutto forse dalle scorrerie
dei barbari in quei luoghi, sia stato riedificato nel secolo VII od Vili a
contenere le reliquie di S. Fedele colà sepolte.
L' interno, coperto di volta a crociera, era rivestito di un intonaco
che la furia dei venti in quella gola di montagna ha corroso quasi in-
teramente. Soltanto nella parete frontale si veggono le vestige di uno
zoccolo dipinto con riquadri marmorei e con larghi intrecci tra fasce di
carminio e di verde, ornate di grosse perle bianche ; al di sopra del quale
Fig. 38. — Novale, S. Fedelino: affresco.
rimangono tracce delle estremità inferiori di figure che un tempo erano
dipinte sulla parete.
Nell'abside, a lato d'una fìnestruola, stavano schierati alcuni santi,
forse gli apostoli, ma gli avanzi delle loro figure furono guasti da un
cattivo restauro ^ ; in alto, entro la breve conca absidale, sorge il Cristo,
ritto in piedi fra due angioli adoranti, sul fondo azzurro sparso di stelle bian-
che e limitato di zone gialle e rosse.
Il Redentore — il cui aspetto è alterato dal tempo, e forse più dal
' È la sola opera poco lodevole compiuta nel ben riuscito restauro del sacello.
64
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
restauro — , vestito di tunica azzurra a davi gialli ricamati, e di manto
rosso, benedice con la destra e tiene nella sinistra un libro aperto e in-
scritto : .... ET VITA. Ai suoi lati s'inchinano i due angioli aprendo le ali,
protendendo le mani velate. Nella figura dell'angiolo di sinistra, che fu
meno danneggiata dal restauro, le pieghe del manto sono lumeggiate
con luci vive e rigide sovrapposte alle tinte del tondo ; e sia la forte
struttura delle membra poderose, sia quella tecnica di lumeggiare hanno
Fig. 39. — Milano, S. Ambrogio: airresco.
non dubbie somiglianze coi dipinti di Galliano. Né mancano nell'affresco
larghi segni d'influenza bizantina (fìg. 38) \
L'ornato di listelli intrecciati dipinto in una parte dello zoccolo
dell'oratorio, che non si ritrova in altre pitture lombarde del periodo
romanico, potrebbe suggerire un'età molto remota, ma esaminando nel
suo complesso lo stile degli affreschi è ragionevole assegnarli a epoca
non molto distante da quella degli affreschi di Galliano. Può credersi
'■ Nella composizione del Cristo fra i due angioli, la quale ha parallelo in quella di Cristo fra Mi-
chele e Gabriele; nell'atteggiamento degli angeli; nella disposizione dei drappeggi e nelle loro lumeg-
giature.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI
65
che, avvenuta la traslazione delle reliquie a Como, lantico sacello, tratto
dall'oblio, rifiorisse e, destinato a pieve, fosse fregiato delle sue pitture :
Fig. 40. — Milano, S. Ambrogio: aflresco.
le quali, nel loro cattivo stato, ormai hanno valore soltanto per l'icono-
grafìa, non più per la storia dello stile.
Più chiare somiglianze sono tra gli affreschi di Galliano e alcuni
frammenti di pitture conservate in quella parte della basilica ambro-
siana che è anteriore alla ricostruzione avvenuta nel secolo XI : sul
9
66 LA PITTURA E LA MLNIATURA NELLA LOMBARDIA
grande arco che precede 1' ultima campata della navatella di sinistra K
Entro due clipei azzurri circondati di una ghirlanda di foglie, stretta
con fasce ingemmate, sono il busto di un giovane santo (fig. 39) ^ e quello
di un vecchio tonsurato, insignito del pallio episcopale. Sotto i clipei si
aprono grandi cespi d'acanto dai quali — come si vede ove la decorazione
non è del tutto svanita — due cornucopie azzurre sorgevano a formare la
cornice di riquadri figurati (fìg. 40).
Gli elementi classicheggianti di tali ornati ci riconducono allo stesso
stadio della ornamentazione che si trova nel fregio, classicheggiante, della
chiesa di Galliano. E anche i busti dei due santi hanno grandi affinità
con gli affreschi dell' epoca di Ariberto. Si osservino in essi i grandi
occhi sbarrati, le bianche luci irradianti i visi come nelle figure dell'ar-
cangelo Michele e di Geremia nell'abside di Galliano : il disegno è meno
ampio, ma le somiglianze sono tali che non esitiamo ad attribuire anche
gli affreschi ambrosiani al principio del secolo XI, e a giudicarli opera
di artista prossimo al nobile decoratore che lavorò nella chiesa di Ariberto.
Ricomponendo omai insieme, piuttosto per qualità interne che nel
loro succedersi cronologico, i monumenti della Pittura medioevale sin qui
ritrovati nella Lombardia, si possono riunire in un gruppo gli affreschi
dell'altare di Givate, dell'oratorio di S. Fedelino, dell'abside di Galliano e
della navatella della basilica ambrosiana come quelli che appartengono
ad una stessa elevata sfera d'arte e di cultura. Per qualche carattere al-
cuni di essi si ricongiungono alla florida arte carolingia, mentre per le
qualità loro principali, per gli elementi sempre più complessi ch'essi
adunano, preparano le forme stilistiche che si svolgeranno nella Pittura
del secolo XII.
D'altra parte gli affreschi di S. Nazaro a Verona e quelli della chiesa
di Mùnster nei Grigioni possono attribuirsi ad una sfera artistica infe-
riore, sebbene per qualche tratto essi pur giovino a esplicare le forme
che appaiono nel primo gruppo di pitture. A tali dipinti conviene riu-
nire gli affreschi della navata maggiore della chiesa di Galliano, ese-
guiti certamente dopo quelli dell'abside ma in un periodo non troppo
' È evidente il distacco di quell'arco dalla prima delle volte del sec. XI nella navatella di sinistra.
Cfr. L. Beltuami, La basilica ambrosiana {Ambrosiana, op. cit ).
'^ Presso il busto si veggono avanzi di un'iscrizione [io . . . | la cui forma paleografica indica un'età
molto antica.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI 67
tardo del secolo XI, come si potrà dedurre dal raffronto con altre pitture
del secolo XII. Persiste in essi l'umile e inculta maniera adoperata in parte
degli affreschi della grotta veronese, il colore è disgregato, le forme sono
trattate con facilità volgare. L'arte narrativa, nobile e corretta negli af-
freschi della leggenda di S. Vincenzo, si fa rozza e disordinata nella
leggenda di S. Cristoforo, si dimostra tutta povera nelle composizioni
delle scene della Genesi.
I fatti del nuovo e del vecchio Testamento, le leggende dei santi,
formarono nella basilica di Galliano, già nobilitata dagli affreschi di Ari-
berto, una complessa e varia decorazione, quale doveva essere comune,
come in altre partì d'Italia, anche nella Lombardia, pur nelle minori
pievi rurali. Tale era quella della chiesa plebana di Agliate, in regione
di Como, i cui avanzi furono guasti da un pessimo ridipintore ^
Altri affreschi del battistero di Agliate riapparsi di sotto gli strappi
della calce; e altri, ritrovati nella chiesa di S. Lorenzo di Mantova, pos-
sono essere riuniti anch'essi ai suddetti dipinti come opere di pittori del
secolo XI, di scarsa cultura, poco partecipi del movimento più complesso
ed elevato ch'era nell'Arte e ne preparava le forme future.
' Gli avanzi degli affreschi di Agliate, che per gli ornati rassomigliano assai a quelli della navata
della chiesa di Galliano, dopo il restauro subilo, non hanno altra importanza che del contenuto iconogra-
fico. Nella Creazione di Adamo, Cristo, barbato, impone la destra su Adamo che gli sta dinanzi ignudo: nel
fondo, due edilìci. Nella Creazione d'Eva, Cristo prende per mano la donna che sorge dal fianco di Adamo
dormiente. Nell'Annunciazione l'angiolo è ad ali aperte, dinanzi alla Vergine che sta ritta in piedi presso
uno sgabello munito d'un pulvino. I riquadri della Visitazione e della Natività, alla quale è pur unita la
scena dell'annuncio ai pastori, sono molto frammentari.
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Fig. 41. — Cantù, chiesa parrocchiale: iscrizione dedicatoria della basilica di Ariberto.
Fig. 42. — S. Benedetto di Polirone, chiesa: mosaico del pavimento.
LA MINIATURA DAL SECOLO X AL XII
I MOSAICI DEI PAVIMENTI
La Miniatura in Italia dal secolo X al Xll. — Manoscritti miniati nella Lombardia:
mss. bobbiesi ; mss. liturgici ambrosiani; mss. vari. Le bibbie atlantiche. — I mo-
saici dei pavimenti nell'età romanica. — Pavimenti istoriati di chiese lombarde.
Dal secolo X al XII nella Lombardia la Miniatura è più affine
alle forme meno colte della Pittura che a quelle più disciplinate
e complesse. Né in Lombardia soltanto, ma quasi per tutta Ita-
lia; sì che sarebbe vano il voler congetturare da essa quale sia stata la
Pittura murale ^ Di rado le condizioni della Pittura vi si riflettono esat-
tamente, anche nei luoghi ove 1' opera dei miniatori fu più continuata e
fervorosa, anche nelle badie benedettine dell' Italia meridionale ; e come
nei libri liturgici delle chiese di Roma non si trovano che indizi insuf-
ficienti del rigoglioso fiorire dell'Arte negli affreschi e nei mosaici delle
basiliche urbane ^, così non vi è nei codici loml)ardi nessuna miniatura
' Fra noi, in ogni tempo, la Pittura murale dovette prevalere su tutte le altre arti figurative, mentre
oltralpe, ove essa era anche meno favorita dalle condizioni del clima, ebbe forse minore importanza e
lasciò più campeggiare la Miniatura.
^ Inutilmente cercammo a lungo nei manoscritti romani, eseguiti tra il secolo XI e il XIII, qualche
traccia del mirabile divenire di stile che fu a Roma nella Pittura dagli affreschi della chiesa sotterranea
di S. Clemente a quelli di P. Cavallini. Pei codici dell'Italia meridionale, alcuni dei quali corrispondono
bene alle condizioni della Pittura, cfr. E. Bertaux, L'Ari dans l'Ilalie meridionale, Paris, 1904, pag. 201 e segg.
70 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
che richiami alla mente lo stile dei nobili dipinti eseguiti per Ariberto
da Intimiano.
Le miniature dei manoscritti italiani anteriori al secolo XIII molte volte
sembrano opera piuttosto di calligrafi che di miniatori. Vi prevale una
tecnica che per sé stessa rinuncia agli effetti ricercati dai pittori ; al
colorire pastoso, al modellare plasticamente, a rappresentare in modo
naturalistico gli sfondi delle scene. Sulla pergamena, di solito non tinteg-
giata, cose e figure sono profilate con semplici contorni di penna, di
rado colorite di acquerello, più raramente ancora modellate con qualche
cenno delle luci.
Anche oltralpe si ritrova la stessa maniera \ ma non prevalente
così come tra noi ; che a Reichenau, a Treviri, a Ratisbona i miniatori
emularono, ed incitarono anche, la Pittura adoperando i suoi stessi mezzi.
Ma sebbene rozza, quella tecnica ci ha pur lasciato opere importanti
per ITngenua, e quasi popolare, spontaneità che le impronta. Tali, per
l'Italia meridionale, molte delle miniature del Clironicon Vulturnense
ornato nel secolo XII da artefici di varia abilità e cultura ^ ; per ITtalia
settentrionale, le miniature di alcuni preziosi codici della Biblioteca ca-
pitolare dlvrea, eseguiti al tempo del vescovo Warmondo, sulla fine del
secolo X o sul primo inizio del secolo susseguente, che debbono credersi
prodotti in uno stesso scriptoriiim, nel quale non mancavano influssi del-
l'arte oltramontana, ma anche si erano costituiti dei caratteri tutti par-
ticolari ^.
Il messale donato da Warmondo alla cattedrale ch'egli aveva rico-
strutta, è ricchissimo di miniature * e può dirsi esempio tipico di quella
maniera. Talora vi sono rappresentazioni di un'iconografia complessa,
chiesastica, dettata da sottili riflessioni sulle sacre scritture. Nella scena
■ Il più bel monumento della maniera " lineare „ della quale parliamo dovette essere l' Hortus
deliciarum : in esso l'influenza bizantina costituiva talora uno stile molto simile a quello dei miniatori
italiani più bizantineggianti ; cfr. : C. M. Engelhardt, Hortus deliciarum, Stuttgart, 1818 ; Stuaub-Keller,
Horlus del., Strassburg, 1901.
^ P. ToESCA, Reliquie d'arte, op. cit., pag. 76. Nulla ho da mutare nei risultati delle mie ricerche:
V. A. MuNoz, Le miniature del Cliron. Vulturnense (Boll, dell' Ist. St. It. XXX). — Singolarissimo documento
di tale maniera nell'Italia meridionale tra il sec. XII e il Xlll il poema di Pietro da Eboli ; nell'Italia supe-
riore, i manoscritti, rozzi ma caratteristici, della Vita Malhildis (Roma, Bibl. Vat.: cod. vat. lat. 4922; Lucca,
Bibl. Gov. : cod. 2508).
3 Sui codici di Warmondo (969-1001, 1002), cfr. Carta-Cipolla-Frati , Atlante paleografico-artistico.
Torino, 1889, pag. 21 e segg. ; L. Delisle, Ménioire sur d'anciens Sacramentaires (Mém. de l'Inst. Nat. de
France: Inscript. et B. Lelires, XXXlll, n. 90); Ebner, Geschichte d. Missale romanum, pag. 52 e segg.; C.
Contessa, Un inventario della Bibl. Capii, di lurea (Atti della R. Accad. delle Scienze di Torino, XLIV).
^ Bibl. capii. : cod. 86. — Che il codice sia stato donato da Warmondo, ed eseguito appunto per lui,
risulta dalle iscrizioni a e. 1, dalla miniatura rappresentante il vescovo stesso, cinto il capo del nimbo
quadrato, e da quella che rappresenta l'imperatore Ottone incoronato (e. 160 v.) : " prò bene defenso War-
mondo Caesar diadematis Otto „.
LA MINIATURA DAL SECOLO X AL XII 71
della Circoncisione di Cristo il fatto materiale non è indicato che dalla
figura della Madonna la quale sta ritta, velata, col bambino in braccio,
simile alle Madonne bizantine : è invece lumeggiato ciò che nell'antica
e nella nuova Legge risponde a quel fatto, e da un lato, presso la Ver-
gine, è figurato Abramo con il coltello del sacrifìcio, dall'altro il fonte
battesimale. Talora il testo offre occasione al miniatore di vivaci rap-
presentazioni di scene della vita quotidiana : quali, a illustrare la liturgia
dei morti, le miniature dell'agonia e delle esequie ^ Ma il vario conte-
nuto, sia esso derivato forse dalla dottrina del clero, o ricavato da
osservazioni del vero, è esposto con la consueta tecnica, semplice, fret-
tolosa : sul fondo della pergamena, non tinteggiata, le figure sono contor-
nate a penna e tinte largamente di verde, di giallo, di rosso, senza accordi
di colori, senza nessun rilievo di luci o di ombre.
Anche nella Lombardia, dal secolo X al XII, fu comune tale maniera
di ornare i codici, adoperata ora da artefici sui quali ebbero qualche
azione le forme più elette ch'erano nella Pittura, ora da rozzi calligrafi
le cui opere sono del tutto informi ; ma come in altre nostre regioni,
l'attività dei miniatori, troppo saltuaria, non riuscì a costituirvi una tra-
dizione artistica bene definita la quale abbia caratteri locali.
Nello stesso monastero di Bobbio, ove fiorì il trascrivere codici,
la Miniatura sembra non essere stata esercitata in modo continuato, non
ebbe quell'aspetto suo proprio che altri potrebbe supporre facile a for-
marsi in luogo così appartato, nel quale i vetusti codici irlandesi posse-
duti dai monaci avrebbero potuto offrire dei modelli singolarissimi ^
Fra i codici bobbiesi fregiati di qualche ornamento, quelli dei primi
secoli della badia non vanno distinti nella loro rozzezza dai codici di altri
luoghi ^. Nell'evo carolingio poi, e nel corso del secolo X, sebbene la scrit-
tura vi abbia forme di vera bellezza le miniature raramente risentono
della nobile arte oltramontana come in alcuni codici della Biblioteca di
Torino (fìg. 43) *, Rarissimo riflesso della miniatura germanica della fine
' Le miniature che illustrano le preghiere dei morti (ce. 191, 193, 198 v., 200 v., 201 v., 203 v., 205 v.,
206 V.) sono documento di estrema importanza sia per la storia del costume sia per lo stile, che rivelano
una singolare osservazione del vero.
2 Cfr. specialmente C. Cipolla, Codici bobbiesi, Milano, 1907, tavv. XXXIX-XLI.
^ Cfr. e. g. : il ms. B, 159 sup. della Biblioteca ambrosiana nel quale le iniziali, zoomorfiche, hanno
colorature rozze e stridule come nei peggiori mss. merovingici ; v. The Palaeographical Society, II, 121.
* Cfr. C. Cipolla, Codici bobbiesi, tav. Lll, LX, LXIII, LXXIV.
72
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
del secolo X sono in un messale bobbiese della Biblioteca ambrosiana
(cod. 1). 84 inf.) ^ le pagine purpuree inscritte d'oro, gli ornati delle
iniziali e specialmente la Crocifissione (fig. 44).
Ma di solito, fuorché in tali casi singolari, le miniature eseguite nel-
l'Italia superiore dal secolo X al XII, anche a Bol)bio, e negli altri mag-
giori centri di cultura, pur nei manoscritti più accurati, mantengono una
povera semplicità di tec-
nica e dipendono dall'u-
mile maniera che abbiamo
descritto. In un salterio
ambrosiano della Biblio-
teca vaticana (cod. Yat.
lat. 83), scritto fra il secolo
X e XI con bella scrittura
carolingia, gli ornati ver-
miformi di alcune iniziali
accennano a qualche in-
lluenza degli intrecci biz-
zarri che ornano i codici
irlandesi ^; le figure sono
profilate a penna, tinteg-
giate di colori a guazzo,
stridenti, senza rilievo. Nel
foglio che rappresenta, se-
condo l'iconografìa tradi-
zionale di tal soggetto, Da-
vide seduto fra i cori, la
miniatura è campita di
verde, le vesti sono co-
lorate di tinte acri, i visi sono imbrattati di colori diversi; né l'oro,
profuso in varie parti, riesce a nascondere la rozza imperizia del co-
lorire (fig. 45).
Fu certamente miniato in Lombardia sul principio del secolo XI, un
salterio della Biblioteca di Monaco (Staatsbibl. : cod. lat. 343) che ha molte
Fig. 43. — Torino, liilil. nazionale: cod. F, IV, 12.
' È attribuito al sec. XI dal Delisle, (Mémoire, op. cit., n. 112).
^ Cfr. : Vattasso e Franchi be' Cavalieri, Codices Vat. Latini: cod. 83. — L'influenza degli antichi
inss. irlandesi posseduti dalla badia di Bobbio si scorge anche in qualche altro codice: Cfr. C. Cipolla,
Codici bobbiesi, tav. LX.
LA MINIATURA DAL SECOLO X AL XII
73
affinità con quello della Biblioteca vaticana ^ Per la miniatura rappre-
sentante Davide fra i cori l'artista prese anch'egli a modello un esemplare
antico, ne ritrasse l'arcata che riquadra la scena, il seggio, la tunica del
profeta ornata di ociili, e l'intiero schema della composizione (tav. IV).
Anche gli ornati e le iniziali, composte di figure, dimostrano nel mi-
niatore una cultura artistica non dispregevole ; ma il disegno, pur nitido
ed espressivo, è guasto dalle stridule tinte guazzose e disgregate fra di
loro non meno che
siano i colori nei più
inculti afTreschi di
Verona e di Galliano
(fig. 46 e 47).
Fra i manoscritti
dell' Italia superiore,
miniati con vario gra-
do di rozzezza dal X
al XII sec, è oppor-
tuno ricordarne sol-
tanto alcuni di quelli
che sono da attribui-
re con certezza alla
regione lombarda.
Un libro di varie
orazioni che è da cre-
dere sia stato scritto
per l'arcivescovo Ar-
nolfo (998-1018), pre-
decessore di Ariberto
da Intimiano, ha mi-
niature delineate a penna, con colori a guazzo di azzurro, di giallo, di
cremisi, di porpora, e con tocchi d'oro, le quali possono essere com-
parate a quelle nei coevi manoscritti di Warmondo d'Ivrea (fig. 48) ^.
Certi messali, ora conservati nella Biblioteca ambrosiana, possono dar
Fig. 4J. — Milano, Bibl. ambrosiana: cod. D, 84, inf.
' Che il ni'), provenga dalla Lombardia appare dalle molte note censuarie del sec. XI, inscritte
a e. 1, nelle quali ricorrono nomi di piccoli luoghi dei dintorni di Milano : " ambezago, cavanaco, capo-
nago, concorezo, arculi, belusco, ronco, uximate, calugate ......
^ Burlington F. A. Club; Exhibition of illuminateci Mss., Londra, 1008, pag. 4. — 11 ms., già posseduto
in parte da Carlo Emanuele III re di Sardegna, appartiene ora al sig. C. W. Dyson Perrins. Non abbiamo
ancora avuto occasione di studiarlo direttamente.
10
74
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
saggio della povertà d'illustrazione nei libri liturgici delle pievi rurali. Nel
più antico di essi (cod. A. 24 ini", bis), forse ancora del secolo IX, proveniente
dalla chiesa di Biasca nel Canton Ticino, non vi sono che iniziali, rozze,
incomposte, tinteggiate malamente a penna; in quello, del principio del
secolo XI, già della chiesa di Lodrino (cod. A. 24 inf.), si trovano iniziali
disegnate da artisti di varia abilità, e di fronte al canone è rozzamente
delineato il crocifisso tra
la Vergine e il Battista men-
tre sono disegnate con mag-
gior correttezza, e non sen-
za qualche traccia di in-
flusso bizantino, le figure
dei donatori del codice (fi-
gura 49) ^ Nel terzo mes-
sale ambrosiano (cod. D. 87
sup.), che appartenne alla
chiesa di S. Vittore di Be-
dero in Val Travaglia, e
spetta ad epoca alquanto
più recente di quello di
Lodrino, l'influenza bizan-
tina nella rappresentazione
del crocifisso è maggiore,
e si manifesta anche nelle
due protome d'angioli che
appaiono al di sopra della
croce, ma l' esecuzione è
trascurata, informe.
Nel corso del secolo XII
i manoscritti miniati nella
Lombardia risentono delle fiorenti condizioni della Pittura soltanto per
una maggiore fermezza del disegno e per il migliorarsi del colore, acco-
gliendo sovente anche più l'azione della diffusa influenza bizantina.
In un grande volume di vario contenuto, composto per la cattedrale
Fig. -15. — Roma, Bibl. vaticana: cod. vat. lai. 83.
• Cfr. L. Delisle, Méinoire, op. cit., n. 72; Ebner, Gescli. d. Missale, op. cit., pag. 71. Come il pre-
cedente questo ms. contiene non l'intiero messale ma soltanto le orazioni da recitare nella messa; è un
sacramentario. Nella miniatura della Crocifissione (e. 182 v.) le figure dei due ofTerenti sembrano essere
tracciate da mano più sicura.
Tav. IV. — Monaco, Staalsbibl. : cod lat. 343.
LA MINIATURA DAL SECOLO X AL XII
75
di Piacenza circa l'anno 1146 \ le iniziali sono miniate sottilmente, con
racemi multicolori su fondi tinteggiati o dorati, ma nelle illustrazioni
figurate è la maniera consueta : profili a penna, tinte guazzose e vivaci,
senza studio di rilievo; qualche accenno all'iconografia bizantina, nella
serie delle miniature delle maggiori feste dell'anno ; più frequenti le
composizioni di un'inge-
nua libertà, tali da ram-
mentare anche le minia-
ture del messale di War-
mondo d'Ivrea.
Un salterio della ba-
dia di Polirone, ora nella
Biblioteca civica di Man-
tova, ha illustrazioni di
singolare importanza ico-
nografica, in alcune delle
quali si afferma chiara-
mente il consueto stile,
nel tratteggiare calligra-
fico delle figure, nel co-
lorito ; in altre — nelle
due maggiori, rappresen-
tanti Davide fra i musici
(fig. 50), e il trasporto
dell'Arca — è un'insolita
ricchezza di tinte e di
lumeggiature ; in altre
s'intravede che il minia-
tore intende ad imitare,
con procedimenti più pit-
torici, un esemplare bizantino: raro codice che ci palesa la varia attività
artistica ch'era nella famosa badia (fig. 51) ^.
Saltuariamente, e in modo che non danno indizio d'una corrente ar-
tistica costante, si trovano miniature di fattura più accurata e di stile più
complesso in altri codici dei quali giova ricordare soltanto i più importanti.
Fig. 46. — Monaco, Staalsbibl. : cod. lat. :ìl3.
' Bibl. capitolare, cod. 65. — A. Venturi, Storia, III, pag. 453. Ricaviamo la data del 1146 dalla più
antica nota dell'obituario contenuto nel volume.
2 A. Venturi, Storia, III, pag. 448 ; R. Bellodi, // monastero di S. Benedetto in Polirone. Mantova, 1905.
76
LA PITTURA E LA MLNIATURA NELLA LOMBARDIA
Un manoscritto dell' Archivio della basilica ambrosiana di Milano ha
qualche iniziale imitata da modelli bizantini. In altro, della stessa rac-
colta, una miniatura rappresentante S. Ambrogio è tracciata nella solita
maniera calligrafica, ma colorita con una varietà di tinte che tende a mo-
dellare le forme (fìg. 52) ^ Una grande bibbia, della Biblioteca ambrosiana
(cod. B. 48 inf.), eseguita forse per la chiesa milanese ^, è ornata d' una
composizione grandiosa quasi fosse ricavata da pittura murale : il Cristo
vi troneggia tra i simboli degli Evangelisti, venerato da due devoti.
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Fig. 47. — Monaco, Staatsbibl. : cod. lat. 343.
dalla Madonna e dal Battista atteggiati secondo lo schema della oérjats.
E il disegno, soprattutto nella nobile figura del Redentore, dimostra una
' Il primo ms. contiene i Moralia di S. Gregorio ; il secondo, in due volumi, le opere di S. Ambrogio:'
entrambi sono senza segnatura. Nel ms. delle opere di S. Ambrogio la miniatura (fig. 52) rappresenta pro-
strato ai piedi del santo il canonico Martino che fu preposto della basilica ambrosiana a mezzo il secolo XII.
^ Nel frontespizio si afferma che la bibbia è secondo il rito ambrosiano ; ma non sappiamo per
quali argomenti. Possono unirsi alla bibbia, per correttezza di forme e per influenza bizantina, un messale
della Basilica ambrosiana {sec. Xl-XII), e un altro della Bibl. capitolare di Novara (cod. LIV) nel quale
un'iniziale figurata ripete una composizione ch'è pure nel precedente (fig. 54), e la crocifissione è forte-
mente improntata all'arte bizantina (cfr. Cauta-Cipolla-Frati, Atlante paleografico, op. cit., pag. 28) ; un
terzo della Bibl. ambrosiana (cod. T. 120 sup.), e infine, un altro messale della Bibl. capitolare di Piacenza
(cod. 42), della seconda metà del sec. XII, ove in una miniatura il Cristo troneggiante sull'oltremare è vi-
vamente colorato d'oro e d'argento nelle vesti (fig. 55).
LA MINIATURA DAL SECOLO X AL XII
77
larga influenza dell' arte bizantina sul miniatore, che stimiamo operasse
nel secolo Xll (fig. 53).
Ma notevole sopra ogni altro documento del riflettersi delle forme
dominanti nella Pittura anche su opere eseguite col semplice stile del
quale abl)iamo raccolto alcuni esempi, è il rotulo membranaceo della
Biblioteca capitolare di Vercelli ^ nel quale, sul principio del secolo XIII,
furono ritratte le pitture che ornavano la chiesa di S. Eusebio in quella
-T:
^. ij>trtc-xiìt ,
'■"■■ ■ >prcc-4.w^
, .* , ,\Kiir!Xl1 i^iy>C per
Fig. 48. — Londra, Bibl. del sig. Dyson Perrins: messale.
città. In quei disegni delineati leggermente di penna, senza colori, la fa-
cile spontaneità propria a siffatta maniera va congiunta con una corret-
tezza di forme quale è nelle opere più inspirate all' arte bizantina, quale
era probabilmente nei dipinti copiati dal disegnatore.
Giova infine non trascurare in questa parziale enumerazione di ma-
noscritti lombardi le miniature del Martirologio di Adone, ^ scritto l'anno
* e. Cipolla, La pergamena rappresentante le antiche pitture della bas. di S. Eusebio (Misceli, di St.
patria, XXX, Torino, 1901).
^ F. NovATi, Descrizione del Martirologio di Adone {Ardi. st. lombardo, 1876, XII, pag. 514 e segg.).
78
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
1180 per la cattedrale di Cremona, rappresentanti le figure dei mesi;
nelle quali il disegno tortuoso e la maniera del colorire sono segni pre-
coci, sel)bene appena sensibili, del nuovo stile gotico (fìg. 56).
Si volle attribuire alla Lombardia anche un numeroso gruppo di ma-
noscritti che sono uniti insieme da molti caratteri comuni: bibbie in for-
mato atlantico, vergate in doppia colonna di grande scrittura del XI e
del XII secolo, ornate con iniziali di forma particolare per i loro lacunari
variopinti e pei fogliami,
talora fregiate anche di mi-
niature figurate ^; ma non
troviamo modo di accer-
tare che la loro origine
sia lombarda.
Vi è tuttavia ragione
di credere che gli enormi
volumi siano stati scritti e
miniati tutti in una mede-
sima regione : la quale, per
ora, non si può determi-
nare con sicurezza sebbene
vi sia a sospettare che fosse
nell'Italia centrale. Il colo-
rito grossolano delle minia-
ture di molte di quelle bib-
bie rammenta infatti quello
dei dipinti delle chiese di
S. Paolo presso Spoleto e
di S. Elia di Nepi ; e nel
Fig.^49. — Milano, Bibl. ambrosiana : cod. A. 24 inf.
raffronto è pur da osser-
vare una particolarità curiosa ^ : sia i miniatori dei volumi atlantici che i
' S. Berger, Hisloirc de la Vulgate, Paris, 1893, pag. 137 e segg. Il Berger trasse motivo alla classi-
ficazione delle bibbie soprattutto (lall'esame del testo. Avendo riguardo alle miniature, si possono riunire
al gruppo ch'egli credette di origine milanese, anche altri volumi atlantici : 1) Parma, R. Bibl. : cod. 386 ;
cfr. Garta-Cipolla-Fra.t[, Atlante paleografico, op. cit., pag. 29. 2) Monaco, Staatsbibl, : cod. lat. 13001 : Bibbia
donata da Enrico IV al monastero di Hirsau (fig. 57). — 3) Roma, Bibl. Val.: cod. vat. lat. 10405. Bibbia
proveniente da Todi. 4) Milano, Arch. di S. Ambrogio : Bibbia. 5) Milano, Bibl. Anibr. : cod. B. 47 inf.
6) Genova, Bibl. Civica: Bibbia (sec. XII).
Di tipo assai più sviluppato è la bibbia della Bibl. di Perugia (cod. L. 59), che si può assegnare al prin-
cipio del sec. XIII ; ma ancora la forma di alcune sue iniziali corrisponde agli ornati del suddetto gruppo.
2 Cfr. tale particolare nella bibbia tubertina (Cod. vat. lat. 10405) e in quella della Bibl. di Parma,
che proviene probabilmente dall'Italia centrale.
LA MINIATURA DAL SECOLO X AL XII
79
~-¥—r^r"vr-e..--r.-~y..'.-.-r'£Ì^*ieT'--^-.n:it.7*,
pittori di quelli affreschi cadano nello stesso strano e volgare errore co-
lorando di tinte diverse in diverse parti i manti delle figure quasi che
non si trattasse di un solo indumento.
DifTerisce da quei volumi, per fattura e per ornati, una bibbia atlan-
tica della Biblioteca ambrosiana (cod. B. 27 inf.) nella quale il testo è
commentato con molta agilità in leggieri disegni, avvivati talvolta di
qualche tinteggiatura. ^ La
precisione del disegnare può
compararvisi a quella dei
migliori codici ornati nel-
l'Italia meridionale durante
il XII secolo, ma non si
può escludere eh' essa po-
tesse essere posseduta an-
che da un artista dell'Italia
superiore, ove i disegni del
rotulo della cattedrale di
Vercelli, eie miniature nelle
quali si scorgono più chiari
segni della influenza bizan-
tina, potrebbero essere in-
vocate a confronto.
Anche nella Pittura mu-
rale si hanno tracce della
tecnica che prevaleva nella
Miniatura, sia in lavori di
decorazione ^ sia in quelli
eseguiti più trascuratamente. Nella basilica ambrosiana, nel pilastro a si-
nistra dell'altare maggiore è dipinta su rozzo intonaco bianco una figura
creduta di un'antica diaconessa, la quale non è, per vero dire, che l'effìgie
d'un chierico, tonsurato, vestito di tunica, in atto di portare un panno, forse
un velo liturgico. Grossi contorni bruni profìlano la figura, ch'è modellata
Fig. 50. — Mantova, Bibl. civica: cod. C, IH, 20.
' Il ms. può attribuirsi alla fine del sec. XII: esso va distinto dalle altre bibbie anche per il genere
degli ornali.
2 Anche a Siisa nella base del campanile di S. Giusto, del sec. XI (T. Rivoira, Origini, pag. 228), che
sembra racchiudere avanzi d'una più antica costruzione, le pareti hanno tracce di vela dipinti con figure
di cavalieri profilate semplicemente di nero.
80
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
soltanto con qualche leggiera ombreggiatura: e nella povertà della tec-
nica, ma pur nel brioso aspetto del viso, vi si riconosce una maniera si-
mile a quella che è comune nelle miniature (fìg. 58).
Più si esplicava intanto quello stile in altro genere di decorazioni,
ijiT^-^rv
D \ \J ì
Fig. 5L — Mantova, Bibl. civica : cod. C, III, 20.
che non si potrebbe disgiungere dalla Pittura: nei mosaici dei pavimenti.
Era il tempo in cui la vita civile rifiorente per ogni plaga d'Italia
materiava ed esternava la propria forza e il proprio carattere, già sin d'al-
lora vari di regione in regione, nelle cattedrali che sorgevano nelle
città, nelle pievi che popolavano le campagne. E la Lombardia innalzava
LA MINIATURA DAL SECOLO X AL Xll
ai
mirabili costruzioni, dalle auguste basiliche di Milano, di Como, di Pavia,
alle cattedrali di Cremona, di Piacenza, alle minori chiese della pianura
padana, per opera di artefici che apprestavano forse i princìpi fecondi
di nuove forme d'architettura. Allora, dopo secoli, anche la Scultura
riacquistava fra noi la dimenticata virtù di plasmare le cose, ascendendo
per intimo sforzo, non senza qualche impulso esteriore ; e nella regione
Fig. 52. — Milano, Archivio di S. Ambrogio: Opere di S. Ambrogio.
circumpadana, dalle rudi decorazioni delle chiese di Milano e di Pavia,
mercé Wiligelmo, Nicolao e i maestri che uscivano dal bacino del lago
di Como, giungeva all' austero e possente naturalismo di Benedetto
Antelami.
Sulle facciate delle cattedrali gli scultori raffigurarono i profeti, le
storie della Genesi, le vite dei santi patroni, lo zodiaco e le opere dei
mesi, la varia fortuna umana ; fecero cenno di leggende eroiche, di apo-
loghi morali : l'arte loro trasse materia dalla cultura e dalle credenze più
u
82
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
diffuse e la espose agli sguardi di tutti. Nell'interno, l'arte espresse, in forriia
non meno semplice, al popolo prosternato le stesse cose familiari, o gli in-
segnamenti che la cultura più elevata imbandiva alle turbe : il pavimento,
che Siccardo di Cremona disse immagine del volgo, il quale sostenta
la chiesa ^, fu tutto istoriato di variate figure.
Ancora per tutta l'Italia superiore restano avanzi di pavimenti di
chiese lavorati a mosaico ; ve ne sono nelle Romagne e nelle Marche, se
ne ritrovano anche nel-
l'estremo lembo meridio-
nale d'Italia ^, sì che non
si può attribuirne l' uso
specialmente alla Lom-
bardia, sebbene essa ne
abbia alcuni dei più im-
portanti.
Composti di tessere
marmoree bianche e nere,
talvolta avvivati anche di
marmi d'altri colori, essi
coprivano per lo più il
presbiterio , talora tutta
r area della chiesa, quasi
preziosi tappeti, con loro
varie figurazioni e con gli
ornati che li riquadra-
vano. Vi erano espressi
raramente dei soggetti bi-
blici o delle semplici sce-
ne di genere : più fre-
quenti le figurazioni ri-
cavate da nozioni diffuse — detriti di mitologia, favole, leggende caval-
leresche, notizie di geografìa e di cosmologia — : comuni le rappre-
sentazioni riguardanti più strettamente la vita quotidiana o i concetti
Fig. 53. — Milano, Bibl. Ambrosiana: cod. B. 48 inf.
' SiCARDi Mitrale {Pati: lat. CCXIII, 40 e segg.): « pavimentum, quod pedibus calcatur, vulgus est,
cuius laboribus Ecclesia sustentatur ,.
2 Cfr. E. Aus'm Werth, Dei- Mosaikboiìen in St. Gereoii zìi Cóln , Bonn, 1873; E. Mììntz , Etndes
iconograplìiques, Paris, 1887; A. Venturi, Storia, 111, 421 e segg.; E. Bertaux, L'Art dans l'Italie meridionale,
op. cit., pag. 483 e segg.
I MOSAICI DEI PAVIMENTI
83
morali — l'Anno, l'avvicendarsi dei mesi, i Vizi e le Virtù, le arti. Sem-
plici contorni per lo più vi delineano le forme, come nelle miniature : e
non hanno essi la fermezza di segno e i canoni stilistici che si trovano
nella Pittura murale, anzi sovente una rapidità sommaria così che i visi vi
si deformano, i movimenti
vi appaiono disordinati e vi
s' intravede un certo spirito
incolto, popolare, qual'è nelle
miniature.
Conviene confessare che,
per tale loro stile, è diffìcile
assai distribuire i mosaici
dei pavimenti in una sicura
successione cronologica , e
anche, molte volte, deter-
minarne la data entro limiti
molto ristretti del XI e XII
secolo. A ciò scarso aiuto
può venire dall'esame delle
forme epigrafìche nelle iscri-
zioni che sovente si trovano
nei mosaici, perché esse of-
frono criteri di giudizio non
meno incerti di quelli for-
niti dallo stile. Nei fram-
menti del pavimento del
duomo di Ivrea le Arti libe-
rali sono tracciate con una
spontaneità di disegno che
li rende simili alle miniature
dei manoscritti del vescovo Warmondo : essi potrebbero perciò risalire
all'epoca della ricostruzione di quel duomo, tra il secolo X e XI. Più
complessi per tecnica, e più recenti, i mosaici del duomo di Acqui ^
ove sono rappresentati il volo d'Icaro, forse, e curiose scene di gè-
^,^^;P^;.«(1KE1K=';^«-"^
Fig. 54. — Novara, Bibl. capitolare: cod. LIV.
' F. Patf.tta, Studi storici e note sopra alcune iscrizioni medioeuali (Ment. della R. Acc. di Se. Leti,
ed Arti di Modena, 1909, pag. 247 e segg.). — La data del 1067 inscritta nel pavimento si riferisce alla con-
sacrazione del duomo di Acqui, ma è probabile che il mosaico sia stato eseguito in tempo non molto po-
steriore a quell'anno.
84
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nere segnate con grande vivacità ; anche meno antichi quelli ritrovati
presso il duomo di Torino con figurazioni della Fortuna, dell'oceano, dei
Venti, riunite in armonioso complesso decorativo \ e gli altri, di varia
tf>ronifcrdominitic»nibu9
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Fftna«nrtócsn»nt. |>ntt^^ «Sifmtióiè»;
Fig. 55. — Piacenza, Bibl. capitolare: cod. 42.
epoca, nella cattedrale di Aosta '^ ove sono i Fiumi del Paradiso, animali,
mostri diversi, e l'Anno troneggia fra le figure dei mesi improntate con
' P. ToESCA, Vicende di un'antica chiesa di Torino (Bull. d'Arte, 1910, I e segg.).
' Giustamente i mosaici di Aosta furono assegnati all'età romanica da Aus'm Werlh e dal Venturi;
i quali tuttavia non osservarono come essi appartengano a due epoche distinte e come la parte più rozza
— con figurazioni dei Fiumi e di animali fantastici — sia la più recente: cfr. P. Toesca., Aosta {Catalogo
generale delle cose d'arie e d'antichità del Regno d'Italia, Roma, 1911).
I MOSAICI DEI PAVIMENTI
85
l'ingenua e fresca osservazione del vero che esse hanno nelle miniature
dei codici e nelle sculture delle cattedrali romaniche (fìg. 59). Vari per loro
epoca sono i mosaici delle chiese emiliane, da assegnare al secolo XI e XII,
nei quali ricorrono gli stessi elementi iconografici che nei mosaici del Pie-
monte : le figure dell'Anno, dei mesi, immagini di mostri, scene di ge-
nere ed anche rappresentazioni tratte da leggende \
Forme, contenuto, età non diversi hanno i mosaici dei pavimenti della
regione lombarda.
flttòrtitó
ta^caefti&*
/
'^''
yf
\J£^
Fig. 56. — Cremona, Bibl. capitolare: cod. di Adone.
A Milano, nella chiesa di S. Salvatore in Xenodochio sorta presso
un ospizio di trovatelli fondato dal prete Dateo nel secolo Vili — glorioso
raggio di umanità nell'epoca oscura — era un mosaico rappresentante il
battesimo di un fanciullo, persone che distribuivano elemosine, un maestro
che insegnava a leggere; e un'iscrizione commentava:
sancte memento deus quod condidit iste datheus
liane aulam miseris auxilium pueris ^.
' Coi più noti mosaici di Piacenza, nella chiesa di S. Savino, ricordiamo il piccolo frammento,
ritrovato nella chiesa di S. Eufemia, rappresentante un cavaliere che assalta un drago.
^ Per la forma dei versi e per l'iconografia, crediamo clie il Giuuni (Memorie, 1, 50-51) abbia asse-
gnato a buon diritto quei mosaici, ora perduti, all'evo romanico.
86
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
A Vercelli, il pavimento di S. Maria Maggiore fu istoriato con scene
bibliche, con la figura di Davide fra i musici ; vi si vedeva, con la scritta:
AD RiDENDVM, il funerale della volpe, finta morta, celebrato dalle gal-
ÌNCPP1WUO0VS S IFR^
PBRIiNESAtAPTVP?HA-
'IrM.-'CVM PKoPHA.$VIDf MF
I ucrftfy 't dcftnpwr- mtafeoTcHmia
f ■'*'■*• i^ lltbcrv dr pCil mihiCo^'nl'/ Pilomcntr
'■";:' .T<T<-diAT^]timuf; A cpnmu/ncfeiriM
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Fig. 57. — Monaco, Staatsbibl.: cod. lat. 13001.
line ^ Ancora nella cattedrale di Novara il presbiterio è ornato di un
vasto mosaico nel quale è riunita una varia materia iconografica : il Pec-
' È perduto il mosaico rappresentante David e i cori; molti frammenti di altre composizioni si
trovano murati nell'atrio d'una casa di Vercelli ; altri giacciono, ancora scomposti, in un'arca del Chiostro
di S. Andrea. Lo stile non dà ragione di contestare (A. Venturi, Storia, 111, 433) la data del 1040: cfr. G.
Colombo, Docuin. e notizie intorno agli artisti vercellesi, Vercelli, 1883, pag. 14.
I MOSAICI DEI PAVIMENTI
87
cato originale nel Paradiso, figurato coi quattro Fiumi ; i Venti ; i simboli
degli evangelisti tra ornati che riquadrano organicamente la decorazione,
con meandri nei quali — come nella Pittura murale — sono intercalati
Fig. 58. — Milano, S. Ambrogio: affresco.
immagini di animali diversi, con dischi segmentati, con racemi la forma
delle cui foglie è indizio che il mosaicista conobbe le forme ornamentali
bizantine ^ Nella chiesa di Sant'Evasio a Casale Monferrato i mosaicisti
' 1 mosaici di Novara sono fra i più rozzi nel disegno delle figure : conviene distinguere in essi
le parli recentissime dalle antiche.
88
LA PITTURA A LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
rappresentarono storie di Abramo e di Giona con disegno e fattura tra-
scurata, con ingenua iconografìa nella quale pur si sentono risonanze ora
di più antiche, ora di più eulte figurazioni ; e unirono alle scene bibliche
immagini di " monstra „, di giocolieri, di lottatori, attingendo alle cre-
denze o alle predilezioni della cultura più divulgata (fìg. 60) ^
Più corretto nella fattura, più elevato anche nel contenuto iconogra-
Fig. 59. — Aosta, cattedrale: mosaico di pavimento.
fico, è il mosaico della chiesa di San Benedetto di Polirone recante la
data del 1151, con figure delle Virtù tracciate in sobrio e preciso disegno
quale nelle miniature di codici polironiani, con ornati di meandri, con
dischi figurati di mostri e inspirati probabilmente alle decorazioni delle
preziose stoffe lavorate a oculi che dall'Oriente e dall'Italia meridio-
nale i commerci diffondevano per tutto e gli antichi inventari sovente
ricordano conservate nei tesori delle chiese (fìg. 42) ^. L'imitazione di
' Nei mosaici di Casale il colore è più vario che nei precedenti: le carni di alcune figure sono di
tessere rosse e gialle; alcuni particolari di tessere rosse.
* Aus'm Werth, op. cit., pag. 15. >
I MOSAICI DEI PAVIMENTI
89
simili modelli appare anche in parte dei mosaici di Pieve Terzaghi che
possono essere attrii)uiti anch' essi all' età romanica \ ed in quelli di Ac-
quanegra sul Chiese.
Per caratteri tecnici e iconografici hanno affinità tra loro i pavimenti
istoriati di Cremona e di Pavia.
Il mosaico del " camposanto ., di Cremona appartenne forse ad un
edificio anteriore alla ricostruzione della cattedrale, del principio del XII
secolo ; non può tuttavia riferirsi ad epoca diversa da quella degli altri
mosaici perché i suoi ornati e, in parte, le sue figurazioni — meandri,
mostri, un tappeto a dischi annodati come in stoffe orientali — non sono
Fig. 60. — Casale Monferrato, S. Evasio: mosaico di pavimento.
dissimili dalle consuete. Ma la fattura vi è più complessa che altrove :
il mosaicista vi adopera una policromia assai ricca. Fra altro, lo strano
CENTAVRVS clic lotta coutro un demone, è segnato di contorni neri sotto-
lineati di giallo, ha colorate di giallo e di nero le gambe. Né meno si
differenziano dagli altri i mosaici di Cremona per alcune loro figurazioni,
che discendono da fonti antiche : entro un riquadro, due giovani [crvde-
LiTAS — iMPiETASJ SÌ trafiggono l'un l'altro, mentre un' eroina [fides]
* Aus'm Werth, op. cit., tav. VII.
12
90
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
uccide con l' asta la discordia, ed appar coronata di diadema giallo
distinto con dischi di porfido e di serpentino, vestita di lunga tunica
grigia orlata di fascia ingemmata (fìg. 64).
Ricco di colori diversi era pure il pavimento della chiesa cremonese
di S. Agata ^ ; e anche a Pavia fu adoperata una varia policromia nel
mosaico di S. Pietro in ciel d'oro, ch'è rozzissimo di forme e d'ornati,
e in quello di S. Michele ove è figurato Teseo che uccide il Minotauro,
Davide e Golia, l'Anno seduto in trono, vestito di tunica rosea e di cla-
mide azzurra, tra le personificazioni dei mesi (fig. 61) ^.
Fig. 61. — Pavia, S. Michele: mosaico di pavimento.
Nei frammenti del grandioso pavimento della chiesa pavese di Santa
Maria del Popolo non soltanto il colorito gareggiava di ricchezza con
quella del mosaico di Cremona ma le rappresentazioni della lotta dei
Vizi e delle Virtù s' inspiravano anch' esse alla Psychomachìa di Pru-
denzio ^.
' I frammenti del mosaico di S. Agata — ornati a meandro — sono ora nel Museo di Cremona.
^ I. CiAMPiNi, Velerà Monimeiita, Roma, 1699, II, 3 e segg. ; G. Dall'Acqua, La basilica di S. Michele,
Pavia, 1875; C. Brambilla, La basilica di S. Michele, Pavia, 1876, pag. 42 e segg. Per il pavimento di S. Pietro
in ciel d'oro cfr. Arie il. decorativa e ind., 1895. Secondo il Cipolla (Il velo di Classe in Gallerie Naz. II., Ili,
240) le date dei mosaici di Pavia e di Casale oscillano, per caratteri paleografici, tra il X e l'XI sec.
^ C. Brambilla, La basilica di S. Maria del Popolo e il suo mosaico, Pavia, 1876.
I MOSAICI DEI PAVIMENTI
91
A tale serie di pavimenti si è aggiunto testé, per fortuita scoperta,
un altro vasto mosaico che decorava il termine della navata maggiore
della chiesa di S. Colombano di Bobbio assai più bassa, un tempo, della
attuale. Frammentario e lacunoso, è diviso in più zone istoriate, fregiato
dei consueti ornati di meandri e di dentellature. Vi erano figurati in
doppio ordine i mesi dell'anno insieme coi loro segni zodiacali ^ ; vi si
veggono anche delle figurazioni fantastiche, un centauro che combatte la
chimera, un essere mostruoso |lemnasj che assale un drago (fìg. 62). La
maggior parte del mosaico è occupata da alcune storie tratte dal Libro
dei Maccabei, le quali sono eseguite con singolare varietà di tinte e di
Fig. 62. — Bobbio, S. Colombano: mosaico di pavimento.
particolari ^ : i cavalli, di diverso colore, hanno anche delle gualdrappe
variegate ; i guerrieri, muniti di armature varie, con elmi multicolori e
' Dei Mesi, cii'erano figurali sotto una serie di arcate, non è conservata che la figura dell'Agosto con
la Vergine, del vicino Novembre col Sagittario, e un tratto del Gennaio. Non sappiamo trovar ragione
dell'apparente disordine in cui son disposte le figure.
^ Le scene bibliche occupano tutta una zona del mosaico, e si estendono anche per metà della zona
soprastante a quella. Nel mezzo della zona principale è una città munita di mura e di torri |antiochia|
dentro la quale stanno alcuni saettatori mentre altri armati escono in gruppo a difendere le porte dai
nemici [pagani] che muovono all'assalto coi cavalieri e con un elefante. Ad un estremo della stessa zona
è figurato Antioco [antiochvs rex| sotto un padiglione; all'altro estremo sta una figura seduta, forse
Matatia, in atto di parlare a cinque armati: ma di tali parti, che furono scoperte nel 1911, non ho cono-
scenza diretta. Nella zona superiore i cavalieri di Giuda [ivdas macuabevs] inseguono quelli di Gorgia
[gorcias] che riparano, fuggendo, entro una città.
92
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
scudi adorni, sono profilati di nero nei loro visi, ma tinteggiati di car-
nicino, avvivato anche di qualche tessera di scarlatto, sulle guance (fìg. 63).
Per la vivacità del suo colorito il mosaico di Bohhio è da riunire
coi mosaici di Cremona e di Pavia, ma li supera, sehhene non possa
essere assegnato ad epoca diversa dalla loro. Anch'esso dimostra lo stesso
Fig. 63. — Bobbio, S. Colombano: i difensori di Antiochia.
stile spontaneo, quasi incolto, degli altri mosaici, composti or con tecnica
più semplice, ora con studio più accurato dei colori, ch'era il più comune
anche nelle miniature dei manoscritti ^.
' Ricordiamo in questo luogo, a mo' di aggiunta, alcuni importanti manoscritti della biblioteca
Capitolare di Vercelli di probabile origine lombarda (cfr. R. Pasti';, Ulto Eusebiano neìVArchivio vercellese
I MOSAICI DEI PAVIMENTI
93
di Storia ed Arie, 1909; Id., Manoscritti miniati della B ibi. Capitolare nelV Archiuio cit., 1910). — Il cod. CLXV
è singolare per l'iconografia e per lo stile dei disegni delle sue prime quattro carte. I quali si possono
attribuire al secolo X-Xl, ma sembrano derivati, per la loro ampia maniera, da un esemplare assai più
antico, soprattutto nelle figure dei SS. Pietro e Paolo (ce. 2) e del Cristo, che seduto fra due angioli. Elena
e Coslantino (ce. 4). — Il cod. LXII del secolo Xl-XIl, è anch'esso ornato di disegni a penna, con qualche
tinteggiatura ; e in alcune parti (ce. 22 verso) dimostra, negli atteggiamenti contorti delle figure, l'inllusso
di un esemplare carolingio. — Il eod. CXXXVI della fine del secolo XII, è fortemente bizantineggiante nel
disegno della Crocifissione. — Non potemmo esaminare il cod. CXLVII.
Fig. 64. — Cremona, cattedrale: mosaico di pavimento.
Fig. 65. — Milano, S. Ambrogio: mosaico dell'abside.
MONUMENTI DELLA PITTURA
NEL SECOLO XII
Svolgersi dello stile fra il secolo XI e il XII: avanzi di affreschi in S. Giorgio di Como,
in S. Michele di Oleggio, in S. Carlo di Prugiasco. — Gli affreschi della chiesa di
S. Pietro al monte di Givate. — L'influenza bizantina sulla Pittura nella Lom-
bardia : iconi della Madonna; dipinti vari; il mosaico dell'abside della basilica
ambrosiana.
Rare e dimenticate reliquie di affreschi si possono riunire a indizio
di una continua attività dei pittori nella Lombardia durante i
due primi secoli del nuovo millennio ; e valgono a congiungere
insieme, sia pur tenuemente, i grandi monumenti che il tempo ha ri-
sparmiato soltanto a lunghi intervalli gli uni dagli altri.
Nel Borgo Vico di Como, presso la riva del lago, la chiesa di San
Giorgio nasconde gli avanzi di un'antica basilica che fu demolita nel se-
colo XVII per far luogo alla costruzione presente. I ruderi del vecchio
edilìzio allora furono distrutti soltanto sino al piano ove doveva sorgere
il nuovo, assai più in alto, per il continuo sollevarsi del terreno; e rimasero
96 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMRARDIA
nascosti nelle macerie sino a che recenti indagini non li restituirono alla
luce : sorte comune a molti resti di antiche chiese '.
Le due absidìole e le paraste che le separano dall'abside maggiore
riapparvero, negli scavi, decorate di affreschi. Nell'abside di destra sono
figure di apostoli seduti, ma acefale, e ricoperte in parte da un più recente
affresco rappresentante la Madonna col bambino adorata da devoti ; nella
vicina parasta, rimangono alcune vestige quasi indecifrabili di molte
storie di un santo vescovo, entro stretti riquadri, e un'epigrafe che enu-
mera reliquie di santi ^. Nell'abside di sinistra, sul fondo dipinto a larghe
fasce sovrapposte stanno otto sante ^. La figura meglio conservata fra
tutte, appare vestita di lunga tunica con amplissime maniche fregiate di
orli ingemmati ; il manto le copre a stento gli omeri, secondo il costume
sovente riprodotto nell'arte dal XI al XIII secolo ; una benda bianca sfugge
dalle sue chiome, dense intorno al viso. La santa tiene nella destra una
sottile croce, e apre la mano sinistra innanzi al petto con atto di preghiera :
ha i lineamenti del volto ampi, a profili di rosso cupo, modellati con
leggiere ombre verdi e con brusche luci bianche sul fondo di incarnato
ocraceo (fig. 66).
Sulla parete presso l'absidiola di sinistra, e sul medesimo strato di
intonaco nel quale sono gli altri affreschi, si veggono altri resti di decora-
zione : un grande meandro variopinto nel quale è inserita una figura di
giovane seduto, intento a soffiare entro due tube ; più in basso, sul fondo
bianco, è scritto in grandissime capitali : . . . . vnicorni ....*. Sulla fronte
della parasta contigua all'absidiola sta dipinta una grande figura col capo
avvolto in un velo bianco, quasi di profeta : volge in alto il viso barbato,
e alza le braccia, simile per colorito e per stile alle figure delle sante e
degli apostoH ^ (fig. 89).
' Sull'aspetto della chiesa prima della sua ricostruzione (1644), cfr. S. Monti, Visita di Ninguarda I,
118 e 120; Io., Storia ed arte nella provincia di Como, Como, 1902, 107. Già nel 1876 era slata scoperta una parte
dei ruderi {Riv. Arch. della prou. di Conio, IX, 4) ; nel 1906, accondiscendendo alle mie preghiere, il bene-
merito architetto A. Giussani proseguì gli scavi con ottima fortuna (cfr. foglio comasco L'Ordine, 1906,
14 ottobre).
2 n Barelli {Riv. Arch. di Como, loc. cit.) attribuì al sec. XIV quelle pitture che, sebbene quasi del
tulio discolorate, si possono giudicare contemporanee, come le epigrafi, ai più antichi affreschi ritrovati
negli scavi recenti.
^ Le otto figure rappresentano probabilmente le otto sante le cui reliquie erano deposte entro
l'altare, secondo l'iscrizione dipinta sull'attigua parete: ". . . . et scar. Aff Aldegundis Liberate
Fausline Paule Laurentie Veronìce Cristine „.
* Forse il favoloso unicorno era figurato nello zoccolo sottostante all'iscrizione.
Il velo bianco che avvolge il capo della figura dà motivo di credere ch'essa rappresenti un profeta;
e ripensando all'alfresco dell'arco trionfale di Galliano, si può congetturare che il dipinto rappresenti
Eliseo in atto di contemplare Elia rapito in cielo : cfr. l'affresco di tale soggetto in una delle volte della
cripta della Cattedrale di Anagni (P. Toesca, Gli affreschi della cattedrale di Anagni in Gallerie Naz. II., V).
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
97
L'età dei dipinti della chiesa di San Giorgio in Borgo Vico può essere
determinata con qualche precisione. Uno degli elenchi di reliquie, fram-
mentario, inscritto sullo smalto bianco dei due lati della parasta di si-
nistra incomincia con le parole : .... naldo cvmano episcopatvs eivs
XXI . . . . , nelle quali è certamente la terminazione del nome del vescovo
di Gonio, Rainaldo, il cui episcopato durò per ventitre anni, sino al 1084 ^
L'epigrafe, e gli affreschi che sono coevi ad essa, dovrebbero pertanto
essere attribuiti ad epoca anteriore all'anno 1082. Ma l'iscrizione po-
trebbe avere uno scopo semplicemente commemorativo della deposizione
Fig. 66. — Como, S. Giorgio: Sanie.
delle reliquie, e non essere sincrona a quel fatto: e crediamo appunto
che la decorazione sia stata eseguita a qualche intervallo di tempo dalla
consacrazione degli altari, verso il principio del secolo XII, come sembra
indicato dalle forme epigrafiche, e consentito dai caratteri stilistici.
Al confronto degli affreschi dell'epoca di Ariberto da Intimiano la
fattura degli affreschi di Como è più complessa, è piìi penetrata di quella
influenza dell'arte bizantina che si farà sempre maggiore col proce-
dere del tempo. Ancora la bizzarra figura del tibicine inserita fra gli
' Fra i vescovi coiiiensi il cui nome potrebbe convenire a quella terminazione soltanto Rainaldo
ebbe un episcopato più che vicennale.
13
98
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
ornati, e quella del vecchio profeta dipinta sulla parasta di sinistra po-
trebbero essere messe a riscontro, per i tratti enormi del viso, con le
figure dell'abside di Galliano ; ma in quella, e in ogni altra parte degli
affreschi di Como, l'esecuzione è più accurata, sebbene meno vigorosa,
e risponde già interamente
ai canoni tecnici e stilistici
che si affermeranno sem-
pre più nel corso del se-
colo XII e XIII. Le forme
dei visi non hanno più l'o-
riginalità di aspetto eh' è
nelle pitture dell'abside di
Galliano : sono più com-
poste; già si adagiano en-
tro uno schema che non va-
rierà poi per molto tempo.
Il colorito, sebbene man-
tenga la distinzione di luci
e di ombre verdastre sulle
carni, tende ad una mag-
giore fusione ; sui vesti-
menti esso ha gradazioni
più ricche, e le consuete
lumeggiature bianche ap-
plicate con rigidezza sopra
le tinte di fondo.
A Oleggio, nel tratto
del piano novarese ch'è do-
minato dalla visione delle
montagne dei laghi lom-
bardi, la vetusta chiesa di
S. Michele, nel recinto del cimitero, conserva avanzi di antichi affreschi,
e forse una vastissima decorazione sotto la calce che ne ricopre le pareti.
Per sue forme architettoniche l'edifìcio risale al XI secolo, ma le più an-
tiche fra le pitture di varia epoca che si veggono nell'abside sono senza
dubbio posteriori di alquanto al primo tempo della costruzione, poiché ri-
coprono lo spazio di alcune fìnestruole che vi furono accecate. Rappre-
sentano esse una scena non bene decifrabile, con due gruppi di cavalieri
Fig. 67. — Oleggio, S. Michele: Abramo.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
99
che s'inseguono; e nel loro tratto meglio conservato — frammento d'una
figura giovanile — mostrano tinte vivaci, verdi e rosee, non molto fuse
insieme, così che ricordano gli affreschi della navata di Galliano, sebbene
il disegno vi abbia maggior fermezza.
Sulla parete frontale della chiesa, dal lato interno, probabilmente era
affrescata una grande rappresentazione del Giudizio universale, poiché a
sinistra della porta si scorgono ancora dipinte sotto tre arcate, dalle quali
pendono corone votive, tre figure senili, barbate : tre patriarchi, uno dei
quali tiene nel suo grembo alcune animule, secondo il modo, diffuso
Fig. 68. — Prugiasco, S. Carlo: Cristo e gli apostoli (dal Rahn, Wandgeni.).
probabilmente dall'arte bizantina, di rappresentare i defunti accolti nel
seno di Abramo (fig. 67) ^ Il digradare del colore, più tenue, e il disegno,
più corretto, fanno congetturare che tale affresco, ed altri che s'intravedono
nelle pareti della chiesa, siano di epoca alquanto più tarda di quelli del-
l'abside : nel tipo delle figure dei patriarchi, e in ogni altro particolare,
essi sono fortemente improntati dall'arte bizantina. La quale, circa lo stesso
tempo, si manifestava anche negli affreschi dell'antica chiesa di S. Carlo
di Prugiasco nel Canton Ticino (fig. 68) ^, dove le figure degli apostoli sono
' Vedi le figure dei patriarchi nel Giudizio universale del duomo di Torcello e in quello del batti-
stero di Firenze. 11 loro tipo è diffuso anche nell'arte occidentale durante l'età romanica : efr. A. Haseloff,
Eine thiiringisch-sdchs. Malerschule des XIII Jahrh., Strassburg, 1897, pag. 183 e segg.
^ J. R. Rahn, Die miltelaU. Wandgem. in der ital. Schiveiz (Mitth. d. antiq. Gesellsch. in Ziìrich, XXI, 6).
Per la forma delle iscrizioni propendiamo ad attribuire gli affreschi di Prugiasco al sec. XI-Xll.
100 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
formate sopra stampi bizantini ; ed estendendosi sempre più, preparava
uno dei maggiori monumenti della Pittura medioevale che ancora abbia
la Lombardia.
Dinanzi alle ardue cime del Resegone e delle Alpi, a mezzo la brulla
costa della montagna di Givate sorge la chiesa di S. Pietro, presso quel-
l'oratorio di S. Benedetto del quale già osservammo l'altare coperto
d'affreschi.
Quando i costumi dei Longobardi presero a farsi più miti e la vita
ecclesiastica potè rifiorire anche nella Lombardia, su quell'altura remota
e tranquilla sorse un monastero benedettino ^ : forse lassù Paolo Diacono
compose il suo inno in lode del Lario, limpida eco vergiliana, al cospetto
dei monti e dei laghi che delle loro acque fanno specchio al cielo ^.
Poi, cresciuta la pace dei luoghi, un altro monastero benedettino fu co-
strutto a' piedi del monte e ricevette le reliquie di S. Calocero, tolte ad
Albenga ^ E potè sin d'allora la sede alpestre diventare meno numerosa
di monaci mentre il convento del piano offriva più stabile e agiata
dimora.
Sul monte non rimangono che poche e incerte tracce delle antiche
costruzioni monastiche — vestige del recinto del convento, grandi muri
di sostegno colà dove il terreno dirupa in un precipizio profondo, avanzi
di una torre — fra le quali sorgono l'oratorio di S. Benedetto e l'ampia
chiesa di S. Pietro.
Le vicende della comunità monastica rendono verisimile l'opinione
che la chiesa, nel suo complesso, non sia posteriore all'epoca in cui, fon-
dato il monastero di San Calocero nel piano di Givate, il monastero del
monte dovette scadere d' importanza ^ . In tempo più tardo la chiesa
venne trasformata, in parte ; e se non si vuole credere ch'essa già in ori-
' G. Longoni, Memorie storiche della chiesa di S. Pietro al Monte, Milano, 1856; V. Barelli, S. Pietro
ai monti di Civaie (Riv. Arch. della prouincia di Como, 1881); M. Magistretti, S. Pietro al monte di C. {Arch.
st. lombardo, \896, VI, 321 e segg.) ; Id., Appunti storici nell'abazia di C. (Ibid., 1899); D. Sant'Ambrogio
S. Pietro al monte (Monitore tecnico, 1904).
2 L. Trauue, Textgesch. d. Regala s. Renedicli (Abhandl. d. k. haijer. Akad. Hist. CI. XXI, 1898, pag. 642.
^ Su tale traslazione, cfr. F. Savio , La legende des SS. Faustin et Jovile (Analectu Boll., XV, 24).
Secondo il Savio il trasferimento dei monaci dal monastero di S. Pietro a quello di S. Calocero al piano
avvenne probabilmente tra l'anno 841 e il 1018; secondo il Magistretti (S. Pietro al Monte, Ice. cit., p. 329)
già nel sec. IX.
* Cfr. F. De Dartein, Etudes snr l'architeclure lombarde, Parigi, 1865-1882; pag. 82 e segg.; T. Rivoira,
Origini, pag. 210. Le vicende architettoniche della chiesa di S. Pietro non sono ancora intieramente
chiarite, ma qui non è opportuno trattarne se non per quanto ha rapporto col nostro argomento.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII 101
gine avesse una doppia abside, come altre chiese benedettine, è da rite-
nere che allora sia stata mutata l'orientazione dell'edifìcio, costruendo
una nuova abside nel luogo ove dapprima era l'ingresso, ed aprendo una
porta nell'abside antica che ne fu tutta alterata nel suo interno ^
All'esterno quest'abside fu circondata di un'esedra a due piani per
dare accesso alla nuova porta. Un'erta scalea ascende ancora al piano
superiore ove si aprono, rivolte verso il vasto orizzonte e la valle, alcune
bifore e nel mezzo della curva al)sidale è l'entrata maggiore della chiesa.
La parete della porta è tutta dipinta : presso gli stipiti, a fìnti marmi ;
in alto, di un meandro multicolore (fig. 69). Sull'arco, sopra un campo li-
stato di fasce orizzontali azzurre verdi e gialle, appare a mezza fìgura il Re-
dentore : sta di fronte ; ha il viso triste, colorito duramente con tinte ros-
siccie ; la sua barba e le chiome sono segnate di strie rosse ; sul suo
manto e sulla tunica rossastra ornata di un davo verde, le pieghe sono
trite, con luci che le irradiano rigidamente. Pietro e Paolo, a lato del
Redentore, protendono le mani coperte d'un velo, per ricevere le chiavi
e il libro : i loro visi, segnati di profìli tortuosi, hanno forti contrasti di
colore, tra il rosso che esagera i muscoli delle guance, e il verde che
ombreggia la fronte e gli occhi, mentre vive lumeggiature bianche li ri-
schiarano. Tal modo di colorire non è sostanzialmente diverso da quello
degli affreschi dell'abside di Galliano ; ne differisce soprattutto per mag-
giore fusione e per una particolare intensità di tinte. Sulle vesti, le
quali fasciano strettamente i corpi, le lumeggiature sono sovrapposte ri-
gidamente ai colori del fondo, hanno contorni frastagliati quasi fossero
applicate dal pittore per mezzo d'un cartone traforato, non altrimenti
che nell'abside di Galliano, e a Como, e ad Oleggio.
Al sommo dell'affresco una lunga scritta, della quale non restano che
poche tracce illeggil)ili, illustrava forse l'atto del Redentore ; intorno al-
l'arco si legge ancora l'invocazione: nos intrare ivbe donatos mvnere
CVLPE : . . . . STI TIRI O . . . . AS PETRO PAVLOQVE DICATAS.
Spalancata la porta consunta, ecco l'interno. La chiesa ha una sola
navata con una piccola abside dietro l'altare sul quale sorge alto il ci-
borio ; le pareti sono scialbate ; non v'è decorazione che a principio della
navata, nel luogo che si potrebbe dire il nartece (fìg. 70). Quivi era in
origine l'abside amplissima, e sovrastava alla cripta che ancora è nel
1 Magistretti, S. Pietro al Monte, op. cit., pag. 327; A. Feigel, S. Pietro in duale (Monatsh. f. Kiv.,
1909, pag. 206 e segg.).
102
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
piano inferiore : per ragioni a noi ignote, il suo vano fu chiuso poi con
un muro sostenuto da tre arcate, e nell'interno della concavità absidale
lo spazio venne suddiviso in tre basse volte a crociera riserbando la cam-
pata di mezzo per l'accesso alla porta e praticando due absidiole in pro-
spetto delle campate laterali. Tale icnografia può suggerire che la trasfor-
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rig. 69. — Givate, S. Pietro: Cristo e i SS. Pietro e Paolo.
mazione sia stata fatta appunto quando, aperta la porta nell'abside,
questa non si prestava più al culto, ma pur si volle trarre profìtto
d'ogni suo spazio. Le colonne, i capitelli, le scorniciature, le transenne che
fiancheggiano l'andito della porta furono allora formate o rivestite di stuc-
chi con ornati ricchissimi; le pareti e le volte fuono coperte di affreschi.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
103
Nell'andito, ai due lati della porta, sopra un alto zoccolo bianco fre-
giato di un grande meandro, sono due riquadri quasi identici nella
loro composizione \ A destra, sul campo verde e azzurro, sul terreno
Fig. 70. — Givate, S. Pietro: nartece.
ocraceo, dinanzi a un edificio variopinto, sta un giovane santo [ ar-
CELLVS A I vestito Uturgicameute d' una lunga alba, di tunica verde,
di casula rossa, col pallio pontificale e col pastorale: egli accenna con
» Entrambi gli affresclii sono stati liberati soltanto incompletamente dalla calce di cui furono coperti.
104
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
la destra, in atto oratorio o di benedizione, verso un gruppo di fedeli
che, intenti, protendono le mani verso di lui ; e le sue parole sono
espresse, sotto l'affresco, in una grande iscrizione :
AVDITE FILII ET INLVMINAMINI ET SA
Fig. 71. — Givate, 8. Pietro: S. Gregorio e i penitenti.
A sinistra, sopra uno sfondo consimile, sta S. Gregorio [scs gregorivs]
in aspetto giovanile, vestito delle stesse vesti liturgiche : anch'egli reca il
pastorale, ed è in atto di parlare ai fedeli, i quali, stretti in gruppo, lo
ascoltano protendendo le mani. Dice l'iscrizione :
venite FILII AVDITE ME TIMORE DNI DOCEBO VOS
e ci rivela la ragione dei due affreschi (fìg. 71).
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
105
Nel giorno della Coena Domini, ricorda Siccardo vescovo di Cre-
mona \ si assolvevano i penitenti ; e coloro che erano stati espulsi dalla
chiesa vi erano accolti di bel nuovo. Il sacerdote veniva in quel giorno
sulle porte spalancate del tempio, ove giacevano prosternati i peccatori, e si
Fig. 72. — Givate, S. Pietro: S. Gregorio.
volgeva ad essi e li chiamava dicendo : " venite venite fìlli, audite me,
timorem domini docebo vos „. E appunto per rammentare ai fedeli la ne-
cessità dell'assoluzione del peccato furono raffigurate presso la porta, sul
* SiCARDi Mitrale (Patr. lat., CCXIII, 301-302).
14
106
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
cui esterno già un'iscrizione alludeva alle colpe umane, le due scene della
riconciliazione dei peccatori con la chiesa ; proprio nel luogo ove, se-
condo il cerimoniale liturgico, ogni anno essa avveniva.
E in alto, nella volticina che sovrasta le due pareti così dipinte, fu
rappresentata la heatitudine celeste.
Fig. 73. — Givate, S. Pietro: la Gerusalemme celeste.
Entro un recinto poligonale munito di alte torri, sorgono dal terreno
' azzurro due alberelli giallastri, fra i quali siede sopra un globo verde il
Cristo, in aspetto d'uomo maturo, vestito di tunica ocracea e di manto
verdastro, tenendo nella destra un bastone pastorale e nella sinistra un
libro inscritto :
q(uì) sitit veniat ;
poiché un rivo sgorga presso l'agnello che gli sta dinanzi (fig. 73).
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
107
Il viso del Redentore è segnato di forti contorni rossastri sulla sua
tinta scialba, del tutto diversa da quella degli affreschi delle pareti sotto-
stanti, nei quali i visi, preparati con tinta carnicina, sono avvivati di larghe
chiazze rosee sulle guance, di pennellate rossastre lungo il naso, e hanno
ombre verdoline che ne modellano saldamente le forme.
Nella cerchia delle mura, colorate di rosso e di verde, un angiolo fa
capolino da ognuno degli archi degli interturri; su ciascun arco è inca-
stonata una gemma distinta col nome di una delle dodici simboliche
pietre preziose, e sotto ciascun angiolo stanno alcune enigmatiche ini-
Fig. 74. — Givate, S. Pietro: i mistici Fiumi.
ziali ^ È la celeste Gerusalemme quale fu descritta nell'Apocalisse di
Giovanni ^ Nell'affresco si ritrova tuttavia qualche tratto estraneo al
' Si leggono ancora i nomi delle pietre preziose, accompagnati da quelle iniziali, delle quali non
abbiamo potuto penetrare il significato : diaspis — s.\p . . . rv . . — chalcedonivs — SiMauagdvs — sardonix
— SARDIVS — CIIRISOLIT .. — .... SPI .. — .... PI .. . — CHRISOPRASSVS — IACINT'.
2 Apocal. XVI. — La celeste Gerusalemme, già raffigurata nei mosaici del sec. IX nella basilica
urbana di S. Prassede, fu tema caro alla poesia (cfr. H. v. d. Gabelentz, Die kirchl. Kiinst. in Hai. Mille-
laller, Strassburg, 1907, pag. 123 e segg.) e all'arte medioevale (cfr. A. Delaborde, Les Mss. à peintures de la
Citè de Dieu, Paris, 1909, tav. IV; e per la Pittura, J. v. Schlosser, Quellenbuch. z. Kunstgesch. d. abemilànd.
Mittelalt., Vienna, 1896, pag. 182 e segg.). — Intorno alla rappresentazione delle pietre preziose, che ha sua
ragione nell'Apocalisse, v. Barbier de Montault, Fragments d'un Physiologus dii MI siede a Monza {Reviie
de l'Art chr., 1901, pag. 321 e segg.).
108 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
sacro testo, dal quale fra altro differisce la stessa figura del Cristo (fi-
gura 73).
Ai quattro angoli della cerchia turrita, quasi a formarne il fondamento,
sono scritti i nomi delle quattro Virtù [fortitvdo — (tem)pERANTiA —
PRVDENTiA — ivstitia] ; 6 altre epigrafi riquadrano e commentano, nei
suoi particolari, l'affresco. L'una dice :
■\- CELO .... SPONSO SOTIATVR ET ...... AGITVR VNVS ;
l'altra :
VISIO QVE TERNA FACIS VIRTVTE QUADRATA;
la terza si riferisce al fiume che nasce presso il Redentore ed è simbolo
degli evangelisti :
QVATTVOR IN TOTVM DIVISVS PERFLVIT ORBEM.
Nell'attigua volticina, sotto la quale prosegue l'andito, sono appunto
figurati i quattro Fiumi del Paradiso. Al sommo vi è inscritto entro un
disco il bianco monogramma di Cristo, dal quale si dipartono quattro
fasce gialle con ghirlande di calici bianchi e bruni a dividere la volta in
quattro crociere. Entro ciascuna di queste, sul consueto fondo azzurro
orlato di fasce verdi e rosse, stanno inginocchiati i quattro Fiumi [geon
— EVFRATES — TiGRis — fison] Seminudi, con le carni, livide, ombreg-
giate di verde e lumeggiate di bianco; effondono acque fuor delle loro
urne. Meandri multicolori, fasce rosse ornate di fuseruole e di gemme
bianche, rivestono i sottarchi della volta, accrescono la vivacità della
variopinta decorazione (fìg. 74).
A chiarire anche meglio il significato mistico dei quattro Fiumi, nella
volta dinanzi all'absidiola di destra, furono dipinti i simboli degli evan-
gelisti, dei quali i Fiumi erano figura ; poi, attingendo più direttamente
all'Apocalisse, i decoratori raffigurarono nella volta dinanzi all'absidiola
di sinistra i quattro angioli che danno fiato alle tube. Quivi, in ciascuna
crociera, sopra un campo d'oltremare intenso, orlato di verde e di rosso
vivo, splende la figura di uno degli angioli (fig. 75). Sui nimbi, colorati di
giallo, i loro visi hanno un colorito vivissimo, con forti ombre verdi che
cerchiano le guance, con schiette macchie di rosso sulla fronte e sugli
zigomi, con nitide lumeggiature bianche. Le tuniche azzurre, i manti gialli
o rosati, che fasciano le membra, sono solcati nelle pieghe da tratti bruni,
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII 109
e lumeggiati nei piani con larghi strati candidi, a orli frastagliati. Nei
sottarchi, rivestiti d'ornati, si legge ^ :
ECCL(es)lE VARIOS (con)FLICTVS ATQ(ue) LABORES
(Poten)TIS SEMPER MODERAMINA REGIS :
HOSTES ANTIQVOS SCELERIS CVNCTIQ(ue) MINISTROS
SPIRITVS ECCE TVBIS (horr)ENDO PERTONAT ORE : .
Entro la conca dell'attigua absidiola di sinistra s'intravedono, sotto la
calce che ancora li ricopre, un grande nimbo crocesignato, e la figura
di un cheruinno tutto coperto delle proprie ali : di certo quivi era dipinto
il Cristo seduto in gloria fra due angioli esialati così come Siccardo di
Cremona ricorda essere stata consuetudine di rappresentarlo ^ ; e a far
corteo al Redentore, nella parete sottostante dell'abside furono espresse
tutte le gerarchie celesti. Ogni gerarchia è figurata con una triade di an-
gioli ; dei quali l'uno si mostra con tutta la persona, di fronte, e alza le
mani in atto di orazione, mentre dietro le sue ali si affacciano i due suoi
compagni. Tutti sono modellati rapidamente nei visi, con la varietà di tinte
rosse e verdi che si ritrova nelle figure dipinte entro la vicina volta ;
e pur sulle vesti e nei nimbi, nei quali il colore varia di gruppo in
gruppo, di figura in figura, le tinte diverse si accordano nei toni
pili vivi (fig. 76).
La decorazione dell 'absidiola di destra, anche più guasta dal tempo,
corrispondeva a quella dell'absidiola di sinistra : rappresentava nella pa-
rete, con triadi di figure, le diverse categorie dei santi, forse seguendo
l'ordine stabilito nelle preghiere liturgiche.
Ancora si scorge, fra gli strappi dell' intonaco, il gruppo degli ana-
coreti [. . . choreteJ in abito monastico (fig. 77), e quello dei pontefici in
vesti sacerdotali, insigniti di pallio. Nei visi, coloriti di tinte scialbe con
forti profili, tali figure possono compararsi a quelle dell' affresco della
Gerusalemme celeste.
Si compie il ciclo apocalittico nell'ampia lunetta che chiude l'arco
dell'antica abside. Quivi la decorazione prodigò tutta la sua ricchezza,
negli ornati di stucco, nelle pitture. Gli stucchi rivestono di scanalature
attorcigliate le colonne, fioriscono in morbide foglie di acanto nei capi-
' Le lacune delle iscrizioni si possono completare con quanto vi lesse il Longoni (op. cit., pag. 7).
2 SiCARDi Mitrale (Patr. lat., CCXIII, 40 e segg.).
110
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
telli, circondano le arcate di fuseruole, di palmette intrecciate e di fibre
sottili quasi lavorate in metallo, incorniciano e riquadrano l'arco, al
Fig. 75. — Givate, S. Pietro: angiolo apocalittico.
sommo del quale, entro un disco, è modellato il mistico agnello. Le
pitture ricoprono tutta la lunetta vastissima (fìg. 78).
Sul campo, messo a zone di diverso colore, si snoda un enorme
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
111
drago [drago] dalla cui cervice rampollano sei teste di idra ^ La bestia
sembra svellere con la coda le stelle di una parte del cielo mentre con
le fauci saettanti si protende a divorare un bambino offertole da un'an-
cella, il nato di una donna che giace, velata, sopra una coltrice ed ha
Fig. 76. — Givate, S. Pietro: triadi angeliche.
ai propri piedi la luna falcata [lvna], sul capo il disco del sole [sol] che
stende su di lei un padiglione di raggi.
Ma ecco apparire in alto il Cristo troneggiante entro un'aureola fra
la coorte degli angioli : e mentre uno di questi gli presenta il neonato
' Secondo Tu. Fuimmel (Die Apokalipse in den BilderliaiKÌschi: d. Millelalt., Vienna, 1885) tale ma-
niera di rappresentare il drago distingue le figurazioni italiane da quelle tedesche, nelle quali il mostro
è rappresentato con sette lunghi colli che spuntano dal torso.
112
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
sottratto al mostro, l'arcangelo Michele, armato, trafìgge col labaro la
testa del dragone, sul quale pur gli altri angioli configgono le aste. Due
neri demonietti precipitano in basso.
Lunghe iscrizioni, non più decifrabili per intiero, dichiaravano la rap-
presentazione :
. . . DOLET SENE .... SED MVNERE GAVDET .... DRAGO
. ATOR AD
DNM RAPTVS PATRIA lAM SEDE .... lAT IN EXCELSIS DEIECTVS INDE SVPERBIS :
CVM QVIBVS MICHAELIS CVSPIDE FOSSVS : DE .... ^
Fig. 77. — Givate, S. Pietro : triadi di Santi.
ma invero del soggetto, per sé trascendente, non si poteva dare più chiara
figurazione. E la visione di Giovanni nell'Apocalisse, esposta non sol-
tanto con esattezza di particolari, ma concepita con animo grande :
' Presso la puerpera, sul campo della lunetta, si legge anche: mi fer mi aetas
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
113
suH'episodio della pugna col drago troneggia il Cristo in gloria; e ai fedeli
che lasciavano la chiesa, prima di uscire all'aperto, egli appariva impo-
nente non meno che nelle scene del Giudizio universale di consueto di-
pinte appunto sulla parete sovrastante alla porta.
Nella propria sfera d'arte l'affresco è ammirevole. Esso trae ragione
di hellezza anche da quei caratteri di stile che si potrebbero credere di-
fetti, e giudicare intollerabili, da chi non voglia piegare il proprio criterio
estetico alle multiformi varietà dell'Arte. Se vi è deficiente la prospettiva e
la rappresentazione del movimento, ciò si accorda con gli intenti del
Fig. 78. — Givate, S. Pietro : visione apocalittica.
pittore, rivolto soprattutto alla decorazione, e con i canoni convenzionali
che informano ogni altra parte della sua opera ; se il modo del colorire
è violento, dalle audaci dissonanze sorgono già quei poderosi e vibranti
accordi che saranno cari alla Pittura medioevale sin che il suo stile non
si trasformerà interamente.
J5
114 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Larghe zone di colore ceruleo verde e giallo solcano in basso lo
sfondo ; e al di sopra di esse si stende, per tutto, l'azzurro d'oltremare
nel quale campeggia la multicolore turba degli angioli. Tutta l'iride è sulle
vesti degli angioli, nei manti e nelle tuniche verdi gialle rosee azzurre
che avvolgono i corpi, fortemente ombreggiali di tinte scure, e illuminati
di vive luci di tinte più chiare. Nei visi, campiti lievemente di ocra, il
modellato è lieve, a ombre verdi e livide; sovente i lineamenti e i profili
sono segnati di grossi ed espressivi contorni neri : la massa bruna delle
chiome è contornata di ciocche ondeggianti e chiare che cingono le fronti
come diademi : i nimbi sono a falde di diverso colore, quasi di agata. In
ogni parte il colorito è intenso, con toni franchi e profondi (tav. V).
Le pareti della navata non hanno pitture, ma altrove nella chiesa si
ritrovano affreschi simili a quelli che decorano il nartece.
Nel ciborio che sorge sull'altare, fregiato nei capitelli e nella sua
quadruplice fronte con ornati e con figure dello stesso durissimo stucco
che servì per decorare il nartece, l'interno della cupoletta aveva affreschi
che ora sono in parte ricoperti di calce : nei pennacchi vi si veggono
quattro angioli ; nella concavità erano probabilmente rappresentati i Giusti
rivestiti di candide stole, secondo la visione dell'Apocalisse ^
E nella cripta, sottostante all'abside trasformata in nartece, agli scul-
tori che vi sfoggiarono la loro arte rivestendo i capitelli di grosse volute
di fogliami e di grappoli, coprendo di ornati ogni lesena e istoriando le
pareti con bassorilievi, si associarono i pittori, colorendo gli stucchi, di-
pingendovi delle iscrizioni. Presso una delle anguste finestre, come in
altre chiese furono figurati dei guerrieri in armi, vennero dipinte le Vergini
sagge, quasi a custodire il luogo contro i demoni ; e un'iscrizione sog-
giunge :
TERRITVS HINC HOSTIS FVGIAT CVSTODIBVS ISTIS — ^
VIRGINE SVBNIXA PREFVLGET VTRAQVE FENESTRA.
Ancora una delle Vergini rimane, vigilante : sta in atto di preghiera
con la mano aperta dinanzi al petto, con la fiaccola accesa e munita
dell'ampolla dell'olio, improntata nel viso di ingenuità infantile (fig. 79).
• Intorno alla cupolelta del ciborio è scritto; simplex tvrba dvm comitatvr semper et agnvm ervit
NVLLIS CANTAT S . . . CANTICA PLF.CTRIS IIII VENIVNT AGNT STOLAS IN SANGVINE LOTI ANTE DVNI PALMAS EX OMNI
GENTE FERENTES.
^ 11 Longoni (op. cit., pag. 20) lesse più completa l'epigrafe con le seguenti parole: " sponso ve-
niente, corusce splendens felici lumine virtus „.
Tav. V. — Givate, S. Pietro : gli angioli della visione apocalittica.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
115
Gli affreschi della chiesa di
S. Pietro di Givate non furono
opera di un pittore solo; il com-
pito vasto fu condotto da artisti
distinti fra di loro per varia abi-
lità, anche per tecnica, sebbene
tanto affini gli uni agli altri, nelle
qualità essenziali del loro stile,
da non lasciare dubbio ch'essi non
abbiano lavorato contemporanea-
mente insieme.
Il maestro che dipinse i due
affreschi sulle pareti che fiancheg-
giano l'andito del nartece adopera
una larghezza di disegno e un co-
lorire rapido quali si ritrovano
chiaramente nella figura della Ver-
gine saggia dipinta nella cripta,
da altri giudicata assai più antica
di tutte le altre pitture ^ Molto
diverso da quello era il pittore
che eseguì l'affresco della Geru-
salemme celeste, con colori terrei
delle carni, con profili più gros-
solani; al quale si possono asse-
gnare anche gli affreschi rappre-
sentanti i quattro Fiumi, e quelli
nell'abside di destra.
Singolare fra tutti, e facile a
ravvisare per 1' uso di energici
profili neri e d' una grande varietà
di colori, è l'autore del grande
affresco rappresentante la disfatta
Fig. 79. — Givate, S. Pietro: Vergine saggia.
del drago apocalittico. A lui è
prossimo, anche in particolari stilistici secondari, il pittore dell' abside
' Il Magestretti (S. Pietro al Monte, loc. cit., pag. 337) crede che la Vergine saggia sia pittura del
sec. Vili, ma osserva anche che gli afTieschi dell'andito hanno " affinità con qualche dipinto delle cata-
combe „ Anche il Venturi (Storia, li, 382) inclina a disgiungere quella figura dagli altri dipinti della chiesa.
116 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
di sinistra e dell'attigua volta, mentre nell' affresco esterno, sulla porta
della chiesa, si scorge la stessa maniera adoperata da un artefice assai
grossolano che ignora il disegno corretto e il colorito armonioso propri
a quel primo e al suo seguace migliore.
Non abbiamo argomenti per determinare con precisione il tempo in
cui gli affreschi furono eseguiti \ possiamo bensì indicarlo con qualche
approssimazione mediante l'esame dello stile loro e delle sculture che
s'intrecciano con essi nel decorare la chiesa.
Per il loro stile gli affreschi di S. Pietro di Givate possono essere asse-
gnati ad uno stadio più recente nelle vicende della Pittura che gli altri
sinora osservati nella regione lombarda. Il colorire dei visi è assai lon-
tano in essi dal disordinato disgregarsi delle tinte proprio delle pitture
della grotta di S. Nazaro a Verona, e delle storie di S. Cristoforo a Gal-
liano : il modellato è ottenuto con ombreggiature verdi, con luci bianche
e con mezzetinte rosee, disunite fra di loro, ma disciplinate sempre meglio
da quei canoni fissi che s'intravedono già negli affreschi dell'epoca di
Ariberto da Intimiano, si esplicano, e si affermano in quelli di S. Giorgio
di Como, di S. Michele d'Oleggio, della chiesa di Prugiasco. Al confronto
dei quali, i migliori affreschi di Givate, quelli della grande lunetta, hanno
una gamma di colori più estesa, sono più raffinati nel combinarsi delle
tinte, mostrano nel modellato una ricchezza di ombre e di trapassi co-
loristici di gran lunga maggiore.
Le iscrizioni, tutte di grandi lettere capitali, senza forme che accen-
nino al gotico quali pur già si trovano negli affreschi di S. Giorgio di
Como, potrebbero far congetturare un'età anteriore a quella accennata
dallo stile se non giovasse riflettere quanto sia incerto il criterio fornito
dalle epigrafi dipinte e come talora si ritrovino anche in affreschi del se-
colo XIII forme epigrafiche affini a quelle di Givate.
Argomento più sicuro a datare gli affreschi è fornito dagli stucchi
che ornano la chiesa di S. Pietro, poiché non è dubbio che l'opera dei pit-
tori non sia stata contemporanea, o di poco posteriore, a quella dei plastici.
Ciò appare evidente se si osservi che la cupoletta del ciborio, ch'è fre-
' Il Venturi [Storia, II, 382) attribuisce gli affreschi " al sec. Xll avanzato o al principio del XIII „.
A. Feigel (loc. cit., pag. 216 e segg.) crede che la decorazione della chiesa sia stata iniziata nell'ultimo
decennio del sec. XI, e compiuta sul principio del XII. La ragione ch'egli adduce per fissare quel primo
termine preciso — che Arnolfo eletto arcivescovo di Milano nel 1093, ma non riconosciuto dal pontefice,
si sia ritirato per due anni in un convento, e ch'egli poi sia stato sepolto a Givate — ha poco valore,
perché se Arnolfo ebbe veramente ritiro a Givate (e ciò non è certo) egli dovette dimorare piuttosto nel
monastero di S. Galocero che in quello, alpestre, di S. Pietro : né vi è argomento per attribuire alla ipotetica
presenza dell'arcivescovo l'inizio dei lavori di decorazione.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII 117
giato di stucchi, fu dipinta dai medesimi pittori del nartece, e che l'a-
gnello mistico plasmato fra gli ornati al vertice della grande lunetta
è da collegare iconogratìcamente con la pittura sottostante, con la visione
apocalittica.
Nemmeno gli stucchi non furono lavorati da un solo artefice \ seb-
bene si possano assegnare tutti ad una medesima epoca. I bassorilievi
della cripta, raffiguranti la Presentazione al Tempio, la Crocifissione e la
Morte della Madonna (fìg. 80), hanno figure di proporzioni allungate, rigide
e impacciate nei movimenti, fasciate strettamente dalle vesti come nelle
Fig. 80. — Civaie, S. Pielro: la morte della Vergine.
rudi sculture della fine del secolo XI ; esse dimostrano uno stile più arre-
trato che non sia nelle opere, vigorose, di Wiligelmo, di Nicolao e dei
loro seguaci. Ma caratteri assai più progrediti sono nelle altre sculture
della chiesa, così che accennano a un'epoca più recente, e inducono a
riferire in parte alla rozzezza dell'artista la forma grossolana di quei
primi bassorilievi.
Gli ornati stessi vi rivelano un'arte che padroneggia la tecnica, equi-
librata nelle sue concezioni, libera dalla pesantezza che nel primo periodo
romanico si sente anche nelle parti decorative. Intorno ai capitelli — nei
quali tuttavia non vi è cenno di forme gotiche — le foglie di acanto si
arricciano morbide, profondamente solcate nei loro lobi, nelle fibre. Nelle
' Le differenze stilistiche fra le varie sculture di Givate furono già osservate da A. Feigel (loc. cit.).
118
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
transenne, che fiancheggiano l'andito del nartece, e un tempo forse sepa-
ravano anche il presbiterio dalla navata della chiesa, gli ornati sono
composti con grande sobrietà : fasce con leggeri racemi riquadrano i
larghi spazi levigati entro i quali un grifo, una chimera, sono modellati
Fig. 81. — Givate, S. Pietro : ciborio.
con fattura e disegno così sicuri da far sospettare che l'artista imitasse
qualche modello classico.
Nei rilievi delle quattro fronti del ciborio (fig. 81) vi è uno stile ampio e
libero che supera di gran lunga ogni opera di Wiligelmo e di Nicolao,
ogni scultura che, nell'Italia superiore, possa riferirsi alla fine del se-
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII 119
colo XI e ai primi decenni del secolo successivo. Il Cristo che troneggia
fra i SS. Pietro e Paolo o che ascende in cielo entro un'aureola sostenuta
da due angioli, è potentemente plasmato in quei rilievi; la serenità di-
vina è espressa bene nelle no])ili forme del suo viso ; non si sente in quelle
sculture la pesantezza della materia, lo sforzo tormentoso ch'è nella pla-
stica dell'Italia superiore tra il secolo XI e il XII. Le opere di Wiligelmo,
di Nicolao e dei loro seguaci rivelano una grande energia tutta rivolta,
faticosamente, a conquistare il modo di esprimere il vero; i rilievi di
Givate dimostrano una maniera più libera, di un artista colto, che si
giova di una tradizione stilistica raffinata, educato dall'arte bizantina.
L'influsso della quale si scorge non soltanto nel tipo del Cristo e degli
angioli, ma nella espressione patetica impressa nei visi che hanno arcuate
le labbra e incavate le narici come negli avori bizantini, e pur nel
comporsi del panneggiamento, nei solchi profondi delle pieghe.
Tale influenza bizantina fa che differiscano le sculture del ciborio di
Civaie da quelle del ciborio della basilica ambrosiana, sebbene questo sia
molto simile a quello per forma e per materia K Nel ciborio della
chiesa di S. Ambrogio, che può essere attribuito alla medesima età di
quello di Civaie, l'arte romanica si afferma nel più originale naturalismo,
nel carattere individuale delle figure, nella robusta struttura del corpo,
e supera ormai di gran tratto le forme di Nicolao e di Wiligelmo : nel
ciborio della chiesa di S. Pietro di Civaie si riflette invece il nobile
idealismo di forma e di concetti ch'è negli avori bizantini e che, con
l'estendersi dell'influenza dell'arte bizantina, apparirà sempre più fre-
quente fra noi in sculture del secolo XII non soltanto nell'Italia meri-
dionale ma a Venezia, a Verona, a Como, sin nella Novalesa, in Val
di Susa ^ ; penetrerà anche oltr'alpe, in Francia e in Germania, quale
si scorge, attraverso l'involucro romanico, nei rilievi del Duomo di Bam-
berga ^ e in quelli di Halberstadt ^ plasmati anch'essi di stucco come
le decorazioni dei cibori di Milano e di Givate.
Si può pertanto concludere, non senza ricordare che gli argomenti
raccolti non possono condurre ad una approssimazione molto stretta, che
' A. Feigel, op. cit., pag. 212. Non possiamo accettare la conclusione del Feigel intorno alle rela-
zioni fra i due cijjori ed alla derivazione dall'Italia meridionale dello scultore del ciborio di Givate : il
discuterne ci trarrebbe ora troppo lontano dal nostro proposito.
2 Cfr. A. Venturi, Storia, IH, 359 e segg. ; 234 e segg. ; 148 ; 98.
' W. VoGE, Ueber die Bainherger Doinsknlpluren (Rep. f. Kw , XXII, v(4 e segg.).
■» A. GoLDScuMiDT, Die Stilentwickelnng der roiiian. Skiilptiir in Sachsen {Jalirb. d. pr. Kstslgn., XXI,
225 e segg.). Sono da confrontare con i rilievi di Givate la lastra tombale di Adelaide I a Quedlìngburg e
un Cristo benadicente nel convento di Groninga.
120 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
il ciborio e gli altri rilievi di Givate appartengano alla metà del se-
colo XII \ essi che già segnano un alto grado di elevazione estetica
ben superiore all'arte di Wiligelmo e di Nicolao, e quasi comparabile a
quello cui giungerà per altre vie, con più laboriosa preparazione, Be-
nedetto Antelami.
La decorazione pittorica che, nel nartece, nel ciborio, nella cripta, si
intreccia con la decorazione plastica è da credere contemporanea a quella,
o di poco posteriore : della seconda metà del secolo Xll.
Non meno che nei rilievi sono numerosi negli affreschi di Givate gli
elementi derivati dall'arte bizantina.
Alcuni di tali elementi erano già da tempo acquisiti alla Pittura
anche nella Lombardia ; accennati negli affreschi dell'altare dell'oratorio
di S. Benedetto di Givate, svolti molto più largamente in quelli dell'abside
di Galliano, essi ci sono apparsi sempre meglio fìssati nelle pitture della
chiesa di S. Giorgio di Gonio, in quelle di Oleggio, di Prugiasco: nel
modo di comporre i panni, nel lumeggiare, in certi atteggiamenti delle
figure. Ora negli affreschi di Givate quei caratteri bizantineggianti si fanno
più forti, e si accompagnano con altri nuovi segni dell'influenza dell'arte
bizantina : il tipo dei visi delle figure, specialmente negli affreschi del-
l'andito del nartece e della cripta, gli atti degli angioli dipinti nell'abside
di sinistra, la rappresentazione della puerpera apocalittica ch'è simile alla
Madonna nelle Natività bizantine, lo stesso vario e intenso colorito nelle
triadi degli angioli e nella coorte che circonda il Gristo, offrono sempre più
chiaro raffronto con l'arte detta della seconda età d'oro bizantina.
Ma, come sempre avviene, appropriandosi degli elementi estranei gli
artisti li deformarono, sì che l'opera loro, sebbene molto attinga dal di
fnori, ha un aspetto proprio e nello stile e nella iconografia. Gosì, fra i
pittori di Givate l'artista che dipinse i due affreschi nell'andito del nar-
tece e la gentile figura della Vergine saggia, deriva il suo pennelleggiare
libero e largo dalla più rapida maniera che fu nella multiforme arte
bizantina, e la altera ben poco : ma il pittore della Gerusalemme celeste
coi forti profili sulle tinte dei visi ci richiama, pur fra i suoi caratteri
bizantineggianti, allo stile che prevale nella miniatura e nei mo-
' Il Venturi è proclive ad assegnare il ciborio di S. Ambrogio al principio del sec. XIII.
MONUMENTI DFXLA PITTURA NEL SECOLO XII 121
saici pavimentari ; né altrimenti è del pittore della grande lunetta della
visione apocalittica sebbene nell'opera sua prevalgano più forti i carat-
teri bizantini.
Anche nell'iconografìa si ritrovano commisti gli elementi che si pos-
sono riferire a imitazione di modelli bizantini e altri in sé più originali.
Mentre i due affreschi presso la porta sembrano derivare da composi-
zioni bizantine ^, la rappresentazione della Gerusalemme celeste può
riconnettersi ai diagrammi complicati che sovente si veggono in mano-
scritti occidentali dell'età romanica^; nell'affresco della sconfìtta del
drago apocalittico gli angeli si accalcano intorno al Cristo come in certe
miniature bizantine \ ma l'artista potè trovar modelli alla sua compo-
sizione anche nell'arte occidentale, nelle copiose illustrazioni di mano-
scritti dell'Apocalisse ornati di miniature : e diede alla scena la grandezza
nuova di una apoteosi.
Ma a questo punto, se taluno consideri con facile larghezza, e quasi
in distanza, i monumenti dell'Arte medioevale, senza discendere a mi-
nuziose indagini topografìche, gli si affaccia spontanea una domanda :
non forse i monaci benedettini, cui apparteneva il monastero alpestre
di Givate, ricorsero per decorare la chiesa a quelle loro badie dell'Italia
meridionale che ebbero tanto fìorire d'arte nel secolo XI e XII? Non forse
trassero da quei luoghi gli artefìci alle nobili opere di scultura e di
pittura ?
Il dubbio, formulato già come sicura opinione '', perde ogni consi-
stenza quando si coordinino gli affreschi di Givate agli altri della regione
lombarda nei quali non sono minori quelle tracce d'influenza bizantina
che più inducono a supporre qualche relazione fra i dipinti di Givate e
quelli delle badie benedettine del Mezzogiorno. Quivi, negli affreschi di
S. Angelo in Formis, dell'oratorio di S. Benedetto presso Gassino, di Au-
sonia, non si ritrovano che somiglianze generiche, non bene definite cogli
affreschi di Givate quali si possono osservare in molti altri casi — per
esempio, tra i mosaici di Sicilia e quelli dell'estuario veneto — , dovute
'È caratteristico dell'arte bizantina il raggrupparsi delle figure dei penitenti e il protendere le
mani in segno di attenzione e di preghiera.
'^ Cf. e. g. : G. SwARZENSKi, Die Regensburger Buchmalerei, op. cit., pag. 91 e segg.
^ Cfr. A. Venturi, Storia, II, 486 e segg.
* A. Feigel, loc. cit., pag. 212.
16
122 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
all'azione di un medesimo fattore sopra artisti non uniti direttamente fra
di loro, cagionate dalla diffusa influenza dell'arte bizantina.
Molte controversie sono sorte in passato tra coloro che hanno tentato di
valutare il grado e i modi di questa influenza nell'Occidente, anche quando
si cercò di procedere mediante una statistica di fatti materiali : raccolte
le notizie di artisti bizantini che operarono in Italia durante il Medioevo,
altri affermò ch'essi ebbero soltanto un'azione saltuaria, altri concluse
che poterono influire sugli artisti locali in modo continuo, profondo ^
Ma la conoscenza sempre più vasta dell'arte bizantina, e il paziente lavoro
di confronto valgono omai a dimostrare insieme e l'eccellenza di quell'arte
e quanto largamente essa abbia irradiato le regioni occidentali. Ali-
mentata da una grande civiltà nella quale fluivano, e sovente si fonde-
vano, due grandi diverse correnti di cultura, l'una delle quali sembra
derivare perenne dalle fonti classiche, se pure di tempo in tempo affie-
volita, espressa l'altra dallo spirito ascetico e astratto proprio dell'Oriente,
l'arte bizantina trasse vigore da entrambe quelle forze diverse. Dall'Elle-
nismo, e dalla cultura che ne perpetuò la tradizione nel corso del Me-
dioevo, venne ad essa un senso equilibrato della Bellezza, dell'espressione
dei sentimenti ; si tramandò la tendenza, ch'era pur stata nell'arte clas-
sica, di elaborare lentamente alcune forme, di foggiarne dei tipi perfetti
ed ideali; derivò una grande raffinatezza esteriore ch'essa rese più acuta
con la continua osservazione e imitazione di esemplari antichi. Dall'altra
forza, dallo spirito ascetico che pervase la civiltà bizantina e talvolta la
rese torpida, quell'arte ebbe una tendenza incessante verso l'astrazione,
verso rappresentazioni ieratiche e trascendenti dalla Realtà.
Conciliò essa insieme le diverse forze ; e giovandosi dei mezzi che
l'intensa cultura offriva, giunse a esplicazioni perfette dei nuovi ideali
quali sono la chiara e semplice iconografìa sacra, le figure astratte della
Divina Liturgia, il Cristo Pantocratore.
Quale stupore dovette essere negli artisti occidentali quando la fortuna
portò tra di loro qualche artefice di Oriente, o quando la facile trasmissione
di opere d'arte in tempi nei quali i commerci col Levante erano attivi, fece
loro conoscere gli avori, gli smalti, le miniature, i mosaici portatili, le
iconi nei quali la sicurezza di una forma che rispondeva interamente
agli intenti si univa ad artifici di fattura che essi ignoravano o invano si
1 R. Muntz, Les artisles byzanlins dans l'Europe latine (Reviie de l' Art. chi:, 1893); A. L. FnoTiirN-
GHAM, Byzantine Artisls in Italy {Amer. Journ. of Arch., 1894, pag. 32 e segg.) ; E. Dobbert, Znr byzant. Frage
(Jahrb. d pi: Kstslgn., XV, 25 e segg.). Cfr. per un recente riassunto della questione, Ch. Diehl, Manuel, 668.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII 123
affaticavano a uguagliare ! Nell'età in cui l'arte bizantina è nel suo mas-
simo splendore, in cui l'arte occidentale affrettava il proprio divenire,
dal secolo XI al XIII, quelle opere ove apparvero incitarono gli artefici,
ora offrendo nuovi modelli iconografici, ora spingendoli ad una maggiore
perfezione di stile e di tecnica.
Così già sul principio del secolo XI, in Germania, si scorge nella Mi-
niatura, l'influsso, diretto o mediato, dell'arte bizantina, la quale vi esten-
derà poi sempre più vasta la propria azione informando un' intiera
scuola di miniatori e di plastici ^
L'Italia era tutta aperta al Levante. Nell'età romanica quelle rela-
zioni d'arte che già si rivelano nei monumenti dei primi secoli del Medio-
evo diventano anche più estese e intense. Allora, in Sicilia e nell'estremo
lembo della penisola l'arte bizantina signoreggia : si diffonde nelle badie
benedettine della Campania : penetra nell'Italia Centrale, a Roma, sempre
più profondamente dal secolo XI al XIII. E non è la sua un'azione
deleteria sull'arte che allora meglio si costituiva, sulla Pittura : sembra
bensì mortificare dapprima l'ingenua spontaneità che fiorisce negli af-
freschi della chiesa sotterranea di S. Clemente, ma dà poi agli artisti
una sicurezza di tecnica, una precisione di disegno ch'essi ignoravano, e,
prevalendo sempre più negli affreschi di Anagni^, di Subiaco, della
chiesa dei SS. Quattro Coronati a Roma, manifestandosi tutta nella badia
di Grottaferrata ^, fornisce i mezzi per il grande rinnovamento che sarà
sulla fine del Dugento mercé Jacopo Torriti e Pietro Cavallini, Cimabue
e Duccio.
Né l'Italia superiore era in minor contatto con l'Oriente, per le sue
repubbliche marittime. Venezia, che durante il Medioevo non guardò se
non al mare, conobbe dappresso gli splendori della civiltà bizantina, se
ne fregiò anch'essa ; e quando volle più magnifico il suo S. Marco sulle
rive del bacino ove approdavano le navi levantine lo ricostrusse simile
a chiese di Risanzio, e le vaste pareti e le cupole ne rivestì di mosaici
per opera di artisti bizantini e dei loro discepoli. Anche Genova accolse lar-
gamente l'irradiarsi delle arti e delle industrie orientali : nella sua cronaca
del Caffaro le miniature cercarono di emulare lo splendore dei codici
bizantini ; la sua cattedrale, ove dipinsero artisti bizantineggianti, si ornò
' A. Haseloff, Eine thiìringiscli-sàchs. Marlersch., op. cil. ; E. Dobbert, Das Evangeliar zìi Gozlar
{Jahrb. d. pr. Ksmlgn, XIX, 139 e segg.).
^ P. ToESCA, Gli affreschi della cattedrale di Anagiii, op. cit.
' P. ToESCA, Notizie della Badia di Grottaferrata (L'Arte, 1904, pag. 317 e segg.).
124 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
dei pallii donati dagli imperatori d'Oriente ^ E per ogni plaga dell' Italia
superiore, dal secolo XI al XIII, si ritrovano dipinti nei quali l'influenza
bizantina è evidente : a Padova, a Verona, a Bologna, a Reggio, a Parma,
sin nel Piemonte alpestre ove nella remota valle di Susa gli affreschi di
un oratorio della badia della Novalesa ^ si uniformano a schemi icono-
grafici e a modelli stilistici bizantini.
La Lombardia non si sottrasse a tanta irradiazione dell'arte di Bisanzio.
Nell'età romanica, quando in essa si svolge la poderosa attività di ar-
chitetti e di scultori che portano pur in lontane regioni, e oltralpe, l'arte
loro, la Pittura vi si sviluppa da quelli affreschi di Galliano, che suU'aprirsi
del nuovo millennio danno indizio di una precedente lunga preparazione
artistica, ai dipinti di Prugiasco, di Como, di Oleggio appropriandosi
sempre meglio i procedimenti bizantini, così come avveniva in altre
nostre regioni, e giunge per essi ai nobili affreschi di Givate.
L'influenza bizantina, così nella iconografìa come nello stile, è evi-
dente anche in altre pitture di Lombardia le quali si possono riunire a
quelle che ci diedero di scorgere abbastanza nitidamente il cammino se-
guito dall'Arte.
A Milano nella chiesa di S. Celso, fondata dall'arcivescovo Landolfo
sul finire del secolo X ^, si conserva presso l' abside una piccola nicchia
decorata di un affresco, secondo l'antica usanza che a Roma ha lasciato
numerosi esempi in S. Maria Antiqua e nella chiesa sotterranea di San
Clemente. Scrostatosi l'intonaco dipinto del secolo XIV, appare ora nella
nicchietta una più antica immagine della Madonna [sca maria] seduta sopra
un trono dal dossale variegato, col bambino ch'è in atto di benedire. Il
viso della Vergine, avvolto dal manto azzurro sotto cui s'intravede l'ac-
' Non ancora bene studiate sono le relazioni di Genova con l'arte bizantina. Per le miniature
della Cronaca del Caffaro, vedi in séguito. I frammenti di affreschi che restano sulle pareti della catte-
drale di S. Lorenzo rivelano l'arte di un nobile pittore bizantineggiante del sec. Xdl. Nel 1155 l'imperatore
Emanuele Conimeuo promise di dare ogni anno al Comune e all'arcivescovo di Genova tre pallii dorati:
cfr. L. C1BRA.R10, Nota sopra un pallio d'oro che si conserva nel Palazzo Civico di Genova (senza data).
'^ C. Cipolla, Antichi inventari della Novalesa, loc. cit., pag. 172. — Non faccio che un cenno dei
principali monumenti dell'influenza bizantina nella Pittura dell'Italia Superiore nel Xll e XIII sec. pre-
scindendo da Venezia, da Genova e dalla Lombardia. — Bologna : affreschi nelle chiese del gruppo di S. Ste-
fano e nella chiesetta suburbana di S. Vittore. Modena : affreschi in un nicchione del fianco destro del
Duomo (XIII sec). Carpi: frammenti di affreschi nell'abside della Sagra. Reggio: avanzi della decorazione
della facciata del Duomo. Parma: affreschi del Battistero. Padova: affreschi in una cappella laterale degli
Eremitani. Verona : affreschi nel Museo Civico e nella torre presso S. Zeno.
^ GiuLiNi, Memorie, I, 668.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
125
conciatura di bende bianche che fasciano le chiome secondo l'antico uso
orientale, è tinteggiato d'ombre leggiere, ha lineamenti segnati con forti
tratti di carminio : la sua correttezza di disegno mostra uno stile più
prossimo a quello degli affreschi di Givate che alle pitture dell'abside
di Galliano, e rivolto tutto a modelli bizantini (fìg. 82).
Fig. 82 — Milano, S. Celso : Madonna.
Altre antiche iconi della Madonna dipendono in vario grado dalla
iconografia orientale, sì che conviene riunirle insieme sebbene siano di
luoghi e di tempi diversi.
Nell'oratorio dei SS. Faustino e Giiovita a Lambrate, nei dintorni di
Milano, un affresco raffigura la Madonna seduta sopra un seggio ornato
di grosse perle e di pulvino scarlatto, vestita di porpora, col bambino
in grembo, di fronte, benedicente, secondo un tipo comune nell'arte hi-
126
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
zantina (fig- 83) \ Ma sul capo velato dal jxacpópiov la Vergine reca la co-
rona come in dipinti e miniature dell'età romanica, e anche di tempo
assai più antico, le quali modificano il tipo bizantino secondo le cre-
denze occidentali che amavano di rappresentare la Madonna quasi regina.
Imperiosamente, solenne, il bambino benedice : e vi è anche tanta no-
biltà di forme e scioltezza di fattura nel suo aspetto da muovere a
congetturare che l'artista abbia avuto presente nel dipingerlo qualche
immagine di antichità re-
mota.
Nella chiesa di S. Teo-
doro di Pavia , costrutta
nel secolo XII, la quale
conserva ancora molti af-
freschi medioevali ^, è di-
pinta sopra uno dei pila-
stri una Madonna secondo
il tipo iconografico del-
l'affresco di Lambrate (fi-
gura 84). Lo stile bizantino
impronta anche più la fi-
gura della Vergine , e so-
prattutto quella del bam-
bino, che ha il capo ro-
tondeggiante e quasi calvo
secondo il manierismo pro-
prio agli artisti bizantini
nel rappresentare i fan-
ciulli. Ma nel colorito del-
l'affresco sono delle note inusitate: la fascia bianca che di consueto av-
volge le chiome della Madonna è colorata di arancione, e lo stesso raro
colore riappare nelle gemme della corona. Né la Vergine è sola, che ac-
canto al suo trono sta Giovanni l'evangelista.
Sopra un altro pilastro della medesima chiesa, dinanzi a un campo
di zone sovrapposte, bianche, gialle, azzurre, la Vergine sta ritta col bam-
bino in braccio (fig. 85). È figura quasi grottesca per l'ansiosa immobilità
Fig. 83. — Lambrate, SS. Faustino e Giovila: Madonna.
'Sui tipi della Vergine nell'arte bizantina, cfr. specialmente: O. Wulff , Die Koimesiskirche in
Nicàa, Strassburg, 1903, pag. 251.
^ E. Natali, Le più auliche pitture di Pauia (Boll, della Soc. pavese di SI. patria, 1907).
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
127
dei suoi occhi enormi, ma riproduce esattamente il tipo bizantino della
Madonna Odigitria. Si può anzi affermare che il pittore abbia cercato
d'imitare qualche icone bizantina, sia
per l'iconografìa generale sia pei par-
ticolari di stile. Ciò appare se si con-
fronti r affresco con una delle molte
iconi bizantine di ugual tipo, fra l'al-
tre con l'austera Madonna che si erge,
sola, entro la grande conca dorata
dell' abside del duomo di Torcello,
opera di potente artista del principio
del secolo XIII (fìg. 86). Corrispon-
dono nelle due immagini, con leg-
giere varianti, gli atteggiamenti : sono
tratte quasi da uno stesso schema le
forme delle mani, delle pieghe che
si dispongono or a squame, nella tu-
nica della Vergine, or a curve con-
centriche, nel suo jj-acpópiov. Ma il pit-
tore lombardo, che crediamo dipin-
gesse anch'egli nel secolo XIII, alterò
il suo esemplare bizantino ; e dove
questo , secondo un convenzionali-
smo comune, recava impressa sulla
fronte della Madonna una depres-
sione profonda, egli sostituì un ri-
lievo ; e allo sguardo tolse la fissità
ieratica dell' immagine bizantina per
dargli una strana immobilità.
Se talvolta gli imitatori non com-
prendevano nel loro intimo e nella
forma esterna i modelli bizantini,
come è pur dato di vedere in altri Hk.
affreschi di Pavia e di Cremona \ Fig. 84. - Pavia, S. Teodoro : Madonna.
' A Pavia nelle chiese di S. Teodoro e di S. Micliele ; a Cremona, nella chiesa di S. Luca e nel
Museo. Forme bizantineggianti sono anche nei più antichi e rozzi affreschi (XII-XIII sec.) ritrovati nel-
l'abside della chiesa di Piona, sul lago di Como. — Ma non intendo di elencare tutti i dipinti che, per loro
scarso valore, giovino poco a delineare le vicende dello stile.
128
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
molte altre volte essi interpretarono nobilmente i loro esemplari. Cosi
r artista che nella vecchia chiesa pavese di S. Teodoro dipinse, sullo
scorcio del XII secolo, una
figura del Battista ritto in
piedi , in atto di orante —
avanzo forse di una compo-
sizione riproducente lo sche-
ma della biriaic, bizantina —
espresse fortemente l'austero
tipo ascetico del Precursore
ritraendolo quale era stato
ideato dall' arte di Bisanzio
(fìg. 87).
Tali affreschi, eseguiti dal
secolo XI al XIII, mostrano
come fosse allora diffusa e
profonda nella Lombardia, al
pari che nelle altre regioni
d' Italia, quella influenza bi-
zantina la cui ampia espli-
cazione nei dipinti di Givate
non può adunque dirsi im-
provvisa così da doversi at-
tribuire ad artisti di altre re-
gioni.
Più ancora essa intanto
si manifestava nel grande mo-
saico absidale della basilica
di S. Ambrogio di Milano (fi-
gura 65).
Un tempo, sotto il mo-
saico che risplende nella con-
cavità dell'abside, era un af-
fresco raffigurante i vescovi
che dipendevano dalla sede
milanese, raccolti quasi in concilio : e tra i vescovi si vedeva anche
quello di Genova, indizio probabile che la pittura apparteneva a età
remota, all'epoca in cui la diocesi genovese era soggetta ancora alla
Fig. 85. — Pavia, S. Teodoro : Madonna.
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
129
giurisdizione di Milano ^ Le pareti della grande fornice che precede
l'abside erano dipinte a grandi riquadri che simulavano marmi variegati e
commessi insieme con disegno affine a quello delle tarsie marmoree della
basilica eufrasiana di Parenzo e del battistero degli Ortodossi, a Ravenna:
avevano anche uno zoccolo di incrostature marmoree, raffiguranti una
schiera di agnelli, opera certamente di grande antichità, forse del se-
colo VI.
Tali decorazioni, alle quali fu data sinora scarsa importanza, rendono
anche più intricati i molti problemi sull'epoca di costruzione della parte
terminale della basilica ambrosiana comu-
nemente ascritta, insieme con l'abside, alla
fine del secolo Vili o al principio del se-
colo successivo, all' epoca in cui i monaci
benedettini furono insediati nell'antica ba-
silica, e dovettero provvedere a trasfor-
marla secondo i propri bisogni. Alla me-
desima età, nella quale la basilica venne
pur fregiata dell'altare di Wolvinio, essendo
abate Gaudenzio, è sovente attribuito il mo-
saico dell' abside : anzi, una commissione
di periti radunata nel 1637 giurò che il mo-
saico era appunto di quell'epoca, trovando
prova della propria opinione in certi enig-
matici monogrammi che si veggono entro
un riquadro della cornice! ^.
11 tempo ha devastato la grandiosa de-
corazione dell'abside. Già in pessimo stato
al principio del secolo XVII, guasto nel mezzo da un'alta finestra e privo
di due degli epigrammi che lo fregiavano ^, il mosaico sofferse i danni
più irrimediabili quando si volle restaurarlo : molte parti furono allora
rinnovate ; altre vennero asportate e rifatte *.
Potrebbe pertanto essere stata cagionata dai restauri la varietà di
Fig. 86. — Torcello, duomo: Madonna.
' G. P. PuRiCELLi, Anibros. Basii. Monumenta, Milano, 1645, pag. 175.
^ PuRicELLi, op. ciL, pag. 113. Non abbiamo modo di sciogliere l'enigma di quei monogrammi,
i quali nella forma delle loro lettere richiamano alla grafia bizantina.
' Visita del card. Federico Borromeo, nel 1608: Arch. della Bas. Ambr. — Il mosaico era allora
* multis in locis confractum ,.
* La testa originale della figura di S. Protasio si trova ora nel Museo Civico di Milano : quella
della figura di S Martino nelle esequie del santo si ritrova nel Museo cristiano di Brescia e in una cappella
laterale della chiesa di S. Ambrogio ; né sappiamo determinare quale delle due sia l'originale.
17
130
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
maniera ch'è facile di osservarvi, ma conviene anclie proporsi il dubbio
s'essa provenga non già dai più recenti restauri ma dall'essere state
ricomposti o risarciti in diverse epoche antiche alcuni tratti della vasta
composizione. Il dubbio viene confermato dal considerare come sia poco
Fig. 87. — Pavia, S. Teodoro: il Battista.
organica in sé l'iconografìa del mosaico : presso la parte di mezzo, ieratica,
nella quale domina il Cristo fra gli angioli e i santi, sembrano intrusi i
due episodi laterali rappresentanti il miracoloso intervento di S. Am-
brogio ai funerali di S. Martino ; e lo stesso disporsi delle tessere segna
MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII
131
una netta distinzione fra le due parti del mosaico. Ma dopo lunga osser-
vazione, crediamo di potere affermare che tutto ciò dimostri come abbiano
lavorato nella grandiosa opera parecchi artefici, senza trovare nessun ar-
gomento sicuro per credere che le diverse parti siano state eseguite in
epoche differenti.
Fig. 88. — Milano, S. Ambrogio : Cristo, nel mosaico absidale.
Sul fondo d'oro, al sommo del quale si apre un ombracolo vario-
pinto e appare una corona adorna di grosse gemme in rilievo, fra i
santi Gervasio e Protasio, troneggia il Cristo, benedicente secondo il modo
bizantino, e tiene nella sinistra un libro inscritto : ego svm lyx myndi.
Un'altra iscrizione dichiara
ic XG o BAGHAev TiG AcozH,. Gli arcangeli
132 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Michele [o apx. mixahia] e Gabriele [o apx. taepiraJ si librano a fianco
del Pantocratore.
Le figure dei due arcangeli sono rifatte quasi per intiero, ma è in-
tatta la figura del Cristo. Sul trono di oro niellato, munito di un dossale
a losanghe di viola e di bianco vivido, grandeggia il Redentore con una
fosca intensità di colori. Il suo manto è di azzurro opaco, la tunica di
porpora cupa fregiata di davi d'oro ; il viso è stranamente colorito
di fibre rosse, bianche e azzurre attorte insieme ; e tinte sanguigne sem-
brano imbrattar la fronte, le guance, le mani, insinuarsi anche fra le
ciocche dei capelli (fig. 88).
Nell'avvolgersi delle tessere, che accompagna il modellato, si mostra
il faticoso manierismo della tarda arte bizantina quale predomina nelle
miniature e nei mosaici della seconda età d'oro, anche in quelli di Si-
cilia, di Roma, di Venezia. E il colore bruno, esagerato, quasi decomposto,
delle carni ha raffronto in parte dei mosaici del battistero di Firenze
eseguiti da artisti bizantineggianti del secolo XIII.
Nei due santi che fiancheggiano il Cristo ogni particolare iconografico
e stilistico corrisponde alle formule bizantine : l' atteggiamento delle
figure ; le tuniche con orli gemmati, le clamidi tabiilatae e orlate di
leggieri racemi ; le convenzioni del riprodurre ogni forma, anche in parti-
colari secondari, come nel segnare la flessione delle gambe mediante la
lunga ombra proiettata dai ginocchi. E i loro visi hanno lo stesso colo-
rire complicato e forte ch'è nella figura del Redentore.
Anche i due episodi della vita di S. Ambrogio nella vivace poli-
cromia dei loro sfondi architettonici e dei palmizi che li riquadrano,
troppo si assomigliano al resto del mosaico perché sia ragionevole at-
tribuirne l'esecuzione ad epoca diversa.
Nel riquadro di sinistra è figurata la chiesa di Tours [tvronica] dai
tetti variamente colorati, entro la quale S. Ambrogio [o a anbpociocJ be-
nedice il cadavere di S. Martino [s. martinvs] già collocato entro il feretro:
il santo è assistito da tre chierici ; due giovani, nell'atrio della chiesa,
fanno atti di stupore mentre nell'alto della torre oscillano miracolosa-
mente le campane.
Per i gravi restauri subiti il mosaico non può oramai dar materia a
osservazioni stilistiche : le quali invece sono ancora concesse dal riquadro
di destra. Quivi prosegue la narrazione della leggenda delle esequie di
S. Martino già raccolta da Gregorio di Tours. Nello sfondo, accanto a un pic-
colo edifìcio a cupola [ecla favstaeJ, sorge la basilica ambrosiana con due
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MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII 133
campanili, con cupola e tetti embriciati di azzurro, di grigio e di lacca. Presso
l'altare S. Ambrogio (s. anbrosivs) sta addormentato, mentre in fondo
della navata gli spettatori, stanchi dell'attesa, si mostrano stupiti ; il
diacono, sull'ambone, attende impaziente di poter leggere, e un accolito
si appressa ad Ambrogio per destarlo. La vivacità del racconto e l'espres-
sione patetica delle figure — occhieggiano esse, inquiete — trovano paral-
lelo nelle forme più progredite dell'arte bizantina^ la quale sovente
illustrò con altrettanto brio nei manoscritti ogni varia materia. E anche il
tipo dei visi, soprattutto nelle figure delle donne velate che stanno fra i
fedeli, risponde appieno allo stile dei mosaici e delle miniature della
seconda età d'oro bizantina (tav. VI).
Né è da trascurare, per mettere in chiaro le origini artistiche del mo-
saico ambrosiano, come non soltanto siano greche le iscrizioni della parte
centrale, e dell'episodio di sinistra, ma anche nelle iscrizioni latine si
insinuino forme grafiche bizantine.
E pertanto legittimo il concludere che il mosaico dell'abside di
S. Ambrogio, opera di diversi artefici, dipende anche più degli affreschi
di Givate dall'arte bizantina, probabilmente compiuto sul volgere del
secolo XII ^, come può dedursi da alcuni dei raffronti indicati con altri
monumenti.
Appar verisimile ch'esso sia stato eseguito da artisti che provenis-
sero da luoghi nei quali l'arte e la cultura bizantina prevalessero più che
nella Lombardia, da luoghi nei quali fiorisse anche l'arte del mosaico. E lo
sguardo si volge a Venezia. Da Venezia, nel secolo XIII, Onorio III chiamò
a Roma i mosaicisti che ornarono l'abside di S. Paolo fuori le mura ;
Firenze ebbe, secondo vuole la tradizione, alcuni dei decoratori della
cupola del suo battistero : forse anche a Milano vennero di colà i de-
coratori dell'abside di S. Ambrogio. Fra i mosaici di Venezia e dell'estuario
non se ne trovano tuttavia che rispondano per intiero a quelli della
basilica ambrosiana sebbene molti di essi siano improntati dello stesso
spirito patetico, e della medesima laboriosità di tecnica. Il mosaico di
S. Ambrogio può dirsi perciò rappresentare in Italia , tra i mosaici
siculi e i mosaici di Venezia, una nuova varietà della multiforme arte
bizantina. La quale, nelle sue tinte fosche e intense, nella ieratica com-
posizione centrale, nella vivacità degli episodi delle esequie di S. Mar-
' Cfr. specialmente le miniature delle Omelie del monaco Giacomo: A. Venturi, Storia,!!, 482 e segg.
^ Molti attribuiscono il mosaico al sec. IX: cfr. F. X. Kraus, Geschichte, I, 603; Cavalcaselle,
Pittura, !, 79. Ma giustamente il Venturi (Storia, III, 432) lo rivendica al sec. XII.
134
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tino, vi appare non nelle sue forme più raffinate ma in uno dei suoi
aspetti più originali, nell' asprezza eh' essa sovente adoperò nel suo ul-
timo periodo.
Così nel cuore della Lombardia si affermò più altamente quell'arte
la cui influenza si era diffusa dappertutto e già da secoli compenetrava
sempre più la Pittura adducendola dagli affreschi di Galliano a quelli
di S. Pietro di Givate.
Fig. 89. — Como, S. Giorgio: affresco e iscrizione.
Fig. 90. — Angera, castello: Saturno.
LA PITTURA E LA MINIATURA NEL DUGENTO
E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
Persistere e svolgersi dello stile bizaiitineggiante : affreschi vari ; rispondenze con la
Pittura dell'Italia centrale. — Saltuaria influenza dello stile gotico : affreschi vari.
— Manoscritti miniati di probabile origine lombarda. — Gli affreschi del castello
di Angera.
irabile Dugento, nel quale dapprima è la giovinezza impetuosa,
ancora incerta di sé, poi la maturità forte d' una nuova co-
scienza, neir azione, nel pensiero, nell' arte ; e solenni figure
segnano di loro grandezza la continua ascensione spirituale : Federico II,
S. Francesco, Dante !
Anche la Pittura tenne il cammino percorso allora da altre forme
della vita nostra, e dopo avere ancora accolti nuovi elementi esterni, si
affermò pienamente originale. Dalla profonda preparazione fatta dall'arte
bizantina sorgono a Roma i maestri della fine del Dugento, Firenze ha
Cimabue, Siena ha Duccio ; e ancora è nell'opera dei nuovi pittori, che
già sorpassa di molto l'estetica dell'arte di Bisanzio, il segno delle sue
origini da questa: poi si innalza, nuova, rivelatrice di ignote forze dello
spirito, l'arte di Giotto.
136
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Tanta importanza nell'universale divenire dell'arte ebbe allora la
Pittura dell'Italia centrale che sinora sono rimaste nell'ombra, e quasi
trascurate dagli studi, le forme meno
ricche di vitalità ma pur degne di es-
sere osservate che furono nella Pittura
di quel tempo in altre regioni italiane,
fuori dell' orbita dei maestri di Roma
e della Toscana, prima che il verbo di
Giotto vi risonasse.
Nell'Italia superiore, specialmente
nella Lombardia è dato dì trovare
molti e importanti monumenti della
Pittura murale del Dugento e degli
inizi del Trecento con caratteri ora
paralleli a quelli della Pittura dell'Ita-
lia centrale, ora tanto più notevoli per-
ché del tutto singolari. Senza cercare
di riunir tali monumenti in una ser-
rata successione cronologica e stili-
stica, che la loro serie non è bastevol-
mente continua, giova qui raggrupparli
a seconda delle tendenze che vi pre-
dominano, trascorrendo in traccia di
quelle a ricercarli per tutto il Dugento
e sin nei primi anni del Trecento.
Molti affreschi, di varia età in tale
lungo periodo, manifestano l'estendersi
sempre maggiore delle influenze bi-
zantine che ormai da più secoli si eser-
citavano anche nella Lombardia.
Nella basilica ambrosiana la fronte
di un pilastro è fregiata della imma-
gine della Madonna e di un santo ve-
scovo, affreschi eseguiti per commis-
sione del devoto [bon' amic' taverna] che fu dipinto, in atto di preghiera,
sopra il medesimo strato di intonaco (figg. 91-93). La Madonna siede su
Fig. 91. — Milano, S. Ambrogio: Madonna.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO ?: 137
trono gemmato col bambino in grembo, e dal menisco celeste si proten-
dono verso di lei due angioli che recano, quasi in offerta, sulle mani
velate due sferule inscritte con
nessi di lettere non bene de-
cifrabili ^ L' aspetto senile del
bambino, il comporsi delle pie-
ghe, le dense lumeggiature sono
chiari indizi della influenza bi-
zantina in questo affresco, come
nelle sottostanti figure del santo
vescovo e del devoto Buona-
mico Taverna ; ma nell' opera
del pittore bizantineggiante, che
operava già sugli inizi del se-
colo XIII ^ — com'è a credere
osservando la sua maniera di
colorire più complessa che negli
affreschi di Givate — , si ritrova
anche una certa angolosità di
disegno che potrebbe compararsi
con quella di coeve miniature
germaniche^, improntate pur esse
dall'arte bizantina.
Neil' atrio della medesima
basilica ambrosiana, fra nume-
rosi lacerti di antichi affreschi ^
^ In uno dei due dischi si legge la pa-
rola : ENS.
^ Il MaCiISTuetti (Delle vesti ecclesiastiche
in Milano in Ambrosiana, op. cit.) attribuì l'af-
fresco al sec. IX per considerazioni sulle vesti
liturgiche del santo vescovo, le quali tuttavia
non escludono, a mio parere, che il dipinto
possa appartenere a età di molto più recente,
come crediamo. Nulla conferma l'asserzione
del Magistretti che alcune parti della figura
siano ridipinte.
^ V. specialmente: A. Haseloff, Etne
thiìring. sachs. Malerschule, op. cit., tavole.
■• Indichiamo i frammenti principali di
affreschi dell'atrio e dell'interno della basilica
ambrosiana che non occorre di menzionare altrove. Nell'atrio: 1. Affreschi della quinta campata del fianco
destro, divisi in tre registri, rappresentanti Cristo in trono fra santi, la crocifissione e due devoti : XII sec.
Guastissimi. — 2. Affresco a sinistra della porta maggiore dell'atrio, rappresentante la tumulazione di un
Fig. 92. — Milano, S. Ambrogio: un Santo vescovo.
18
138
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
il più importante, sulla porta destra della chiesa, rappresenta la Madonna
nelle sue consuete vesti, velata il capo di bianco, in atto di orante, e il
Battista che accenna verso 1' agnello mistico. Gli ornati di cui è riqua-
drata in alto la finestra presso la quale stanno le due figure, l'atteggia-
mento di queste, l'espressione intensa dei loro sguardi, e anche i partico-
lari meno importanti del loro
vestiario, indicano che il pit-
tore s'ispirava a modelli di mi-
niature o d'iconi bizantine. Ed
è a notare che, nell' atrio del
secolo XII, quell'affresco ap-
pare sovrapposto ad un altro
più antico intonaco dipinto:
argomento che si associa ai ca-,
ratteri stilistici per designare il
secolo XIII '.
Un altro affresco , frani-,
mentario, dello stesso atrio, nel
quale è raffigurato il Cristo se-
duto e benedicente (fig. 94) ^,
può credersi dipinto intorno
all'epoca in cui fu decorata la
tomba di Guglielmo de' Cottis,
abate di S, Ambrogio, morto
nel 1267 e sepolto presso l'ora-
torio di S. Vittore in ciel d'oro
ch'egli aveva restaurato. Come
neir affresco dell' atrio anche
nelle pitture, assai guaste, del
sepolcro dell'abate i copiosi ca-
Fig. 93. - Milano, S. Ambrogio: un devoto. ratteri bizantini SOUO alterati
cadavere: forse della fine del sec. XII. Guastissimo. — 3. Frammenti di varia epoca (XII-XIII sec.) a sinistra
della porta maggiore della chiesa. — 4. Nell'interno della basilica, presso la porta di sinistra, avanzi quasi
del tutto scolorati di affreschi rozzissimi che rappresentano in diversi riquadri la Visitazione di Maria e
alcune figure di sanie (S. Veritas . . .), nella peggior maniera trascurata del sec. XII ma non senza influenza
bizantina negli atteggiamenti. Il Feuraiuo (Monumenti sacri della bas. di S. Ambr., Milano, 1824, pag. 89) vide
dipinti alla destra della porta maggiore i sette dormienti: ma di tale pittura non abbiamo trovato traccia.
• Potrebbe riferirsi anche a questo affresco un documento (G. Biscaro, Note e documenti Santambro-
siani in Arch. St. Lomb., 1905, pag. 59) che ne stabilirebbe la data fra il 1261 e il 1306.
2 Fa parte dello stesso affresco lo scialbo della lunetta sovrastante dipinto di grandi stelle gialle e con
due stemmi, di forma dugentesca, a campo bianco con sbarra verde a risega.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO 139
da un tratteggiare duro dei profili e da un colorire poco accurato (fi-
gura 95) ^
Meglio conservata è nella basilica di S. Ambrogio la decorazione di
un sottarco al termine della navatella di sinistra ove è figurata una sin-
golare scena marina. Da grandi orci dipinti a pie del sottarco sembra ef-
H-
Fig. 94. — Milano, S. Ambrogio : Cristo benedicente.
fondersi una zona azzurra di acqua : un uomo ignudo e rossastro, a
cavalcioni di un ippocampo, e certi barcaioli passano sull'acqua pescosa,
popolata di conchiglie; un vecchio fulvo è intento a pescare con la lenza.
' GiULiNi, Memorie, IV, 581 ; G. Ferrauio, Monumenti sacri, op. cit., pag. 181 ; Cavalcaselle, Pittura,
IV, 220. E singolare nella tomba dell'ab. Guglielmo l'innestarsi delle pitture con le mensole scolpite che
sorreggono certe arcatelle pensili. Sia gli affreschi della tomba, sia quelli della vicina porta sono in pes-
simo stato.
140
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
La scena fantastica, che si può credere derivata all'artista medioevale
da una tradizione che ab])ia perpetuato, deformate, le rappresenta-
zioni della vita acquatica ideate dall'arte classica, trova intiero paragone
in un sottarco della cripta della cattedrale d'Anagni ove un pittore bi-
zantineggiante della metà del secolo XIII dipinse gli stessi strani esseri
marini ^
E perché nella decorazione della cripta di Anagni quelle figurazioni del
Mare possono connettersi con altri affreschi che illustrano la fisiologia del-
l'Uomo e la costituzione fisica dell'Universo, non è troppo audace il con-
\wm Tom/ v,^. V^Tflns ymì5q..jfvf^.-q/| vivem cèn
Fig. 95. — Milano, S. Ambrogio: affresco sulla loinba di G. de Collis.
getturare che un ugual ciclo iconografico, rispecchiante nozioni general-
mente diffuse, sia stato dipinto, verso la metà del secolo XIII ^, anche
nelle volte minori della basilica ambrosiana.
Pur in luoghi remoti della Lombardia la Pittura del secolo XIII ha
lasciato tracce, notevoli talora per finezza di fattura e per forti riflessi
' P. ToEscA, Gli affreschi della cattedrale di Anagni (Gallerie Naz. It., V, pag. 10).
^ Ci siamo proposti il problema se l'affresco del sottarco non sia coevo alle prossime pitture del-
l'ultima campata della navatella di destra che abbiamo attribuite al sec. XI, ma abbiamo dovuto conclu-
dere ch'esso differisce molto da quelle.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
141
dell'arte bizantina più di quelle che si ritrovano nella stessa metropoli
lombarda ^
Nella chiesa campestre di S. Giorgio di Almenno S. Salvatore, presso
Bergamo, fra altre pitture di varia epoca, la figura di una santa, dipinta
probal)ilmente tra il secolo XII e XIII, ritrae delle più elette forme bizan-
tine nella correttezza del disegno e nel colorito delicato.
Sul principio del secolo XIII diversi pittori lavorarono nella chiesetta
Fig, 96. — Mantova, chiesa del Gradare : l'ultima Cena.
alpestre di S. Maria di Torrello, costrutta dal vescovo di Como Guglielmo
della Torre fra le selve del promontorio di Morcote, sul lago di Lugano ^.
Erano artisti che seguivano con varia capacità lo stile bizantineggiante :
' Sono da ricordare i seguenti avanzi di affreschi bizantineggianti del sec. XIII, a Milano. 1. Museo
del Castello, n. 74 : Madonna col bambino, su fondo dorato (fine sec. XIII). — 2. Ibid., n. 75; S. Giovanni B. ;
affresco simile al precedente. — 3. S. Eustorgio, secondo pilastro di sinistra : una santa martire (sec. XIII-XIV).
— 4. Ibid., quarto pilastro di sinistra: Madonna col bambino (prima metà sec. XIII: cfr. le iconi della
Madonna in S. Teodoro di Pavia). — 5. Ibid., ultimo pilastro di destra: frammento di Crocifissione. Di
colorito succoso (sec. XIII-XIV). — 6. S. Babila, porta del lato destro : avanzi di figura. — 7. Chiaravalle,
camposanto : avanzi nelle edicole. Guastissimi.
2 Raun, Wandgem., 10; S. Monti, Storia ed Arte, op. cit., 490.
142
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
presso al rozzo pittore d'una Crocifissione dipinta nell'interno della chiesa,
altri pili abili decoratori affrescarono, nella lunetta della porta, la Ma-
donna col bambino ; nella facciata, una grande figura di vescovo, in me-
moria forse del fondatore \ e un gigantesco S. Cristoforo ^ ornato di
Fig. 97. — Galliano, S. Vincenzo : Madonna e Santi.
corona e di manto di vaio, col bambino sulle spalle, seguendo gli schemi
bizantini ma alterandoli nella gamma dei colori e in certa rigidezza del
' Presso la figura del vescovo abbiamo decifrato alcune parole di una scolorata iscrizione in lettere
gotiche: " presul . cumanus currebant ,. Essa si riferisce probabilmente alla costruzione della
chiesuola.
» Alle antiche immagini di S. Cristoforo già indicate dal Rahn {Waiidgeni., 13) a Monte Carasso e a
Biasca nel Canton Ticino aggiungiamo il malconcio affresco della facciata della chiesa parrocchiale di
Baveno che può assegnarsi al principio del sec. XIII anche per il vestire della devota raffigurata a piedi
del santo gigantesco ; gli avanzi di un dipinto nel sottotetto dell'oratorio di S. Ambrogio di Antoliva e quelli
nell'atrio della basilica ambrosiana dietro il mausoleo di P. C. Decembrio.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
143
disegno che dà indizio del diffondersi di un nuovo stile del quale altri
affreschi saranno più chiara prova. Non altrimenti si ritrovano i consueti
caratteri hizantineggianti, alterati anch'essi da un disegnare angoloso, nei
rozzi affreschi del coro e della sagrestia della chiesa del Gradaro a Man-
tova, dipinti prohabilnienle nella seconda metà del Dugento (fìg. 96) ^
Allo scorcio del medesimo secolo può essere attribuito un affresco della
chiesa di S. Vincenzo di Galliano, sulla scala che dà accesso alla cripta.
Fig. 98. — Parma, battistero : affresco (particolare).
Quivi dinanzi a un fondo giallo e azzurro, fregiato di un leggiadro orlo,
quale si ritrova in affreschi del principio del Trecento, è raffigurata la
Vergine in trono col bambino che l'accarezza e benedice, fra più santi
(fig. 97). In strani giochi una luce candida irraggia le vesti, illumina
' L'affresco più importante è una rappresentazione, frammentaria, dell'Ultima Cena tra fasce di
ornati imitali da stoffe orientali. Le figure sono fortemente delineate di rosso, e lumeggiale con luci
bianche. Le epigrafi, di carattere gotico, indicano il sec. XIII inoltralo. Uguale stile si scorge negli avanzi
della decorazione della sagrestia. Cfr. D'Arco, Delle Arti e degli artefici di Mantova, Mantova, 1837, 20. —
Sono forse alquanto più antiche, del principio del sec. XIII, ma appartengono al medesimo stadio stilistico,
alcune rozze figure di santi ritornate in luce, fra dipinti più recenti, nell'abside della chiesa della Badia
di Piona sul lago di Como.
144
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tortuosamente i visi: un corruccio sembra pesare sulle figure dagli sguardi
intenti e dai visi solcati di rughe. E un complesso di forme che il pittore
imita da opere tarde, e men belle, dell'arte bizantina ; quasi dai mede-
simi modelli che con molta maggior maestria furono seguiti dal decora-
tore della vasta cupola del battistero di Parma, del maggiore monumento
che la Pittura bizantineggiante del secolo XIII abbia lasciato nell'Italia
superiore (fig. 98).
A Pavia, nella lunetta esterna di una porta laterale di S. Teodoro, si
vede ancora una Madonna avvolta nel manto purpureo, col bambino be-
nedicente : affresco che segue con grande finezza i procedimenti e gli
Fig. 99. — Piacenza, duomo: Madonna.
schemi bizantini. E in modo non dissimile un altro pittore del secolo XIII
dipinse nell'interno della medesima chiesa una figura di S. Elena trac-
ciandone i lineamenti con profili rossi, secondo la vecchia consuetu-
dine, ma modellandone il viso con nuova delicatezza di tinte tenui sof-
fuse di ombre verdoline, e colorendo con vivacità le vesti soppannate di
vaio, listate di perle.
Più intima grazia infuse nei modelli bizantini l'artista che, nel prin-
cipio del Trecento, affrescò una lunetta sulla porta della sagrestia del
duomo di Piacenza (fig. 99) K La sua Madonna ha il manto cosparso di
' L'affresco fu trasportato su tela.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
145
dischi d'oro, e stellato in fronte : si volge ella al bambino che l'ascolta ;
e due angioli sorgono a lato portando degli steli fioriti. Sia la composizione,
sia il tipo delle figure, e la fusione grande del colorito, inducono a far
paragone del dipinto di Piacenza con opere di pittori romani della fine del
Dugento, quali sono il mosaico sulla porta laterale di S. Maria in Aracoeli
o la Madonna di Pietro Cavallini in S. Maria in Trastevere (fìg. 100). Né vi
è ragione di escludere che le somiglianze possano essere state cagionate
dall'irradiarsi anche nell'Italia superiore della Pittura dell'Italia centrale, o
Fig. 100. — Roma, S. M. in Trastevere: P. Cavallini. Madonna, mosaico.
per mezzo di relazioni d'artisti, o per migrare di opere. Del quale abbiamo
ancora prove singolari: a Bologna, una tavola improntata allo stile di
Cimabue ^; a Milano^ un crocifìsso collocato già in antico nella chiesa di
S. Eustorgio (fìg. 101) ^, e simile ai dolenti crocifìssi dipinti nell'Italia cen-
trale, soprattutto alla croce di Giunta Pisano nella chiesa di S. Francesco
d'Assisi. Ma, per altro rispetto, è pur verisimile che le rispondenze tra l'af-
fresco di Piacenza e i mosaici romani non siano che effetto di una stessa
derivazione dei diversi artisti da origini comuni, ch'esse siano conse-
' H. Thode, Franz oon Assisi, Berlin, 1904, pag. 237.
2 Secondo la tradizione, il crocifìsso proviene dall'Italia centrale.
19
146
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
guenza di un parallelo svilupparsi della Pittura nell'Italia centrale e su-
periore dopo un'uguale preparazione fornita dall'intluenza bizantina.
11 costituirsi, anche nella Lombardia, di una maniera particolare di-
stinta per tratti nuovi dalle forme più passivamente bizantineggianti,
s' intravede pur nei resti
di un grande Giudizio
Universale dell' abside di
S. Michele di Cremona (fi-
gura 102) ^ Quivi, entro
una mandorla, troneggiava
il Cristo, brandendo una
spada ; intorno a lui vo-
lavano degli angioli coi
simboli della passione, si
adunavano i beati e i re-
probi, fra i quali ancora
si scorgono il giurista col
suo mantello di vaio e col
libro, l'uomo d'arme, il
vescovo. Appariscono nel-
l'affresco note inusitate di
colore, un lento distac-
carsi dalle forme consuete,
un più vivo spirito natu-
ralistico nel riprodurre il
costume: qualità che dan-
no motivo di collegare il
dipinto di Cremona alle
miniature di molti codici
eseguiti sul principio del
Fig. 101. - Milano, S. Euslorgio: Crocifisso. TreCCUtO nell'Italia SCtteU-
trionale, nelle quali le for-
me bizantineggianti sono commiste di caratteri nuovi che dovevano svol-
gersi sempre più nel divenire dell'Arte ^.
' L'interpretazione dell'affresco, ora guastissimo, non è dubbia poiché la figura clie grandeggia sul
trono ha il costato e i piedi piagati.
'^ Ci riferiamo alle miniature dette di scuola bolognese (Ventuiii, Storia, III, 457) di alcune delle
quali facciamo cenno più oltre.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
147
Si possono connettere a tali dipinti più originali anche gli avanzi della
vasta decorazione della maggior navata della chiesa di S. Giorgio di
Almenno S. Salvatore, presso Bergamo, che per il carattere delle iscrizioni
e per lo stile si deve attribuire all'inizio del Trecento. Nella remota chiesa
rurale quelli afTreschi, notevoli soprattutto per la loro iconografìa, ser-
bano molte tardive reminiscenze di più antichi elementi decorativi —
figure di pavoni, nel piedritto degli archi, fasce con dentelli variopinti
— e forme bizantineggianti già di molto alterate senza che tuttavia vi
si possa scorgere nessun riflesso dell'arte giottesca (fig. 103).
Fig. 102. — Cremona, S. Michele : i reprobi.
Al medesimo momento stilistico spetta il raro affresco dell'antico
duomo di Bergamo rappresentante una scena della buona antica vita del
Comune. Sopra un fondo bruno, scorniciato di verde, sul terreno giallo,
è dipinta una delle caritatevoli " andate „ che i fratelli della Misericordia
solevano compiere secondo la propria regola (fig. 104) \ Vien primo un gen-
tiluomo, e porge un pane al mendico ignudo che, da terra, tende le mani
verso di lui ; lo segue un giovane che reca, cauto, un recipiente ricolmo,
mentre due servi portano la bisaccia del pane e la fiasca del vino. Nel-
l'aspetto del mendico e nelle forme delle vesti vivamente lumeggiate
' Bollett. della Civica Bibl. di Bergamo, Bergamo, 1907, pag. 37 e segg.
148
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
persistono i tratti bizantineggianti, ma i visi già hanno un'espressione al-
quanto personale, e il loro disegno largo, a forti contorni, che rammenta
anche gli affreschi della tomba di Guglielmo de Cottis, accenna al for-
marsi d'una nuova maniera, a elementi sinora non chiaramente dimo-
stratisi ch'erano penetrati nella Pittura.
L'Italia, la quale accoglieva largamente molteplici raggi d'arte e di
cultura di altre regioni, fu corsa trionfalmente nel secolo XIII dal
nuovo stile gotico venuto di Francia, che diede al santo di Assisi la sua
Fig. 103. — Almenno S. Salvatore, S. Giorgio : affreschi.
basilica, a Federico II la nobile reggia di Castel del Monte. E più d'ogni
altra nostra regione dovette allora essere compenetrata dalla cultura
francese l' Italia superiore, quando nelle sue città risonarono i cantari
cavallereschi di Francia, quando si formò persino uno strano linguag-
gio letterario in cui la lingua d' oil si mescolava coi dialetti veneti e
lombardi.
Lo stile gotico quale si manifesta nella Pittura francese del secolo XIII,
e soprattutto in miniature e vetrate dipinte, era in intiera opposizione
con quello bizantino e bizantineggiante. Non cercava di riprodurre reali-
sticamente, con rilievo, le forme esteriori, anzi mirava a rappresentarle
con ingegnose e raffinate espressioni lineari, riducendole entro schemi
più propri a decoratori che a pittori, rifuggendo dal modellare con
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO 149
l'uso di ombre e di luci per servirsi invece di colori " piatti „ ^ Do-
veva, nel Trecento, l'arte italiana afìfermarsi in Francia con l'opera dei
pittori senesi, e ofTrire esempi di altri intendimenti e di una fattura di-
versa, perché i pittori e i miniatori del Nord volgessero ad altre vie,
preparassero la mirabile apparizione di Uberto e di Giovanni van Eyck.
Fig. 104. — Bergamo, duomo : i fratelli della Misericordia.
Ora, mentre lo stile gotico francese influiva fortemente sull'architet-
tura e sulla scultura italiana, esso lasciava pure qualche leggera traccia
nella Pittura ^ sebbene questa tendesse a scopi suoi propri e possedesse
ormai tali mezzi di tecnica che potevano apprestare l'arte di Giotto e del
Trecento.
' Cfr. G. ViTZTHUM, Die Pariser Miniatiirmalerei, Lipsia, 1907, 14.
^ Intorno all'influenza dello stile gotico nella Pittura italiana del sec. XIII, cfr. : O. Wulff, Zur SUI-
bildung der Trecentonialerei {lìep. f. Kiv., 1904, pag. 91 e segg.).
150
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Nella Lombardia non sono rari gli indizi della influenza di quello
stile.
In alcuni mediocri affreschi dell'antica chiesa del monastero di Solbiate
inferiore, dipinti circa il 1290, il colorito delle vesti non ha rilievo; e anche
il disegnare angoloso dei visi accenna a influenze gotiche oltramontane K
Queste si trovano più evidenti
in affreschi, ora molto ridipinti,
di un'absidiola del duomo di
Piacenza ove pur l' iconografia
della Resurrezione dei morti ha
riscontro con rappresentazioni
care all'Arte di Francia ^. E nel
medesimo duomo, nel transetto
di sinistra, sembra imitato da
qualche miniatura o da un si-
gillo gotico r affresco che rap-
presenta, curiosamente, S. Gior-
gio che uccide il drago mentre
la donzella sta seduta in groppa
del suo cavallo, e si stringe al-
l'arcione.
Tracce delle stesse tenden-
ze, le quali tuttavia non rie-
scono a prevalere su quelle bi-
zantineggianti, e di solito ap-
pariscono in opere di scarso va-
lore artistico, sono a Pontasso
presso Voghera nella decora-
zione dell'oratorio di S. Maria,
eseguita sul principio del se-
colo XIV ^ ; a Pavia, in S. Teo-
doro, nella figura d' un santo vescovo (fig. 105) ; a Milano, negli affreschi
del piano terreno dell'antica torre di Ansperto presso il Monastero Mag-
Fig. 105. — Pavia, S. Teodoro : Santo vescovo.
' Sono, nell'abside dell'oratorio di Solbiate ch'è avanzo d'una più vasta chiesa, alcune figure di santi
presso una delle quali è un cartello con la scritta: " mcclxxxx... fecit fieri hoc opus.. Non mancano
in tali affreschi anche molti tratti bizantineggianti.
2 Venturi, Storia, III, 417.
^ V. Cerigli, L'oratorio di S. Maria del Pontasso {Rivista di Scienze storiche, 1908).
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
151
giore ^ e in un dipinto, rappresentante 1' apparizione di Cristo alla Mad-
dalena, nella chiesa di S. Nazaro l Notevoli soprattutto, nel battistero
di Varese, una Madonna che allatta il bambino (flg. 106), e un santo
in atto di proteggere un palazzo, aflreschi dell'inizio del Trecento, nei
quali le tinte unite, e i contorni del disegno, condotto secondo lo stile
gotico, palesano un influsso della Pittura nordica così forte come è raro
di trovare altrove -^
Nella Miniatura, la quale,
durante il secolo XIII e sul
principio del secolo seguente,
fiorì largamente nell'Italia su-
periore, si può credere siano
state le stesse tendenze e grada-
zioni stilistiche che sono nella
Pittura, lo stesso predominare
dello stile bizantineggiante che
fu il massimo iniziatore della
nuova arte del Trecento e un
saltuario suo contaminarsi, in
diverso grado , con le forme
gotiche oltramontane *. Ma la
scarsità di manoscritti miniati
che siano di sicura origine lom-
Fig. 106. — Varese, battistero: Madonna col bambino.
' CwALCASEi.LE, PUtiira, IV, 221. Anche per essere rappresentato fra gli altri santi S. Francesco, gli
afTreschi non possono assegnarsi alla fine del sec. XII o al principio del XIII come parve al Cavalcasene:
essi sono da attribuire alla fine del Dugento o ai primi anni del sec. XIV. Le influenze bizantine, ma-
nifeste soprattutto nella Crocifissione, vi sono commiste a caratteri gotici, mentre deriva ancora dalla or-
namentazione romanica il meandro che si svolge nell'alto. La suddetta Crocifissione e l'affresco delle
stimmate di S. Francesco sono sincroni, e affini per stile alle figure dei santi schierati all'intorno: ma cfr.
U. Nebbia, Note {Rassegna d'Arte, 1911, 15).
^ L'affresco è in parte ridipinto.
' Affine alla stessa maniera, ma di tempo alquanto più recente, è la lunetta <lella porta maggiore
del battistero, rappresentante la Madonna col bambino, il Battista e un devoto. — Dimostrano anche una
larga influenza dello stile gotico oltramontano alcuni frammenti di affreschi nella chiesa di S. Eustorgio
di Milano, sul penultimo pilastro di destra (fine del sec. XIII), e un alfresco rappresentante le stimmate
del santo nella~chiesa di S. Francesco di Lodi, sul quarto pilastro di sinistra.
•* A. Venturi, Storia, III, 453 e segg. — Di particolare importanza per la commistione delle forme
bizantineggianti e di quelle oltramontane sono le miniature degli Annali del Caffaro (Parigi, Bibl. Nat.:
ms. lat. 10136) eseguite tra il sec. XII e il XIII : cfr. O. Wulff, Ziir Stilbildung der Trecenlomalerei (Rep. f.
Kw., 1904, 95) Anche in molti mss. di " scuola bolognese „ si ritrovano forti riflessi dello stile gotico francese.
Vedi, e. g. : Lipsia, Bibl. dell'Università, mss. 965 e 967 del XIII-XIV sec; cfr. Buuck, Malereien, pag. 96;
Verona, Bibl. Capitolare: ms. CXCIV (a. 1317).
152
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
barda non concede di determinare con molta precisione se nella Lom-
bardia la Miniatura abbia avuto allora dei caratteri propriamente diversi
da quelli cbe sono in codici ornati in altre regioni dell'Italia superiore, e
soprattutto nelle opere di miniatori bolognesi o emiliani.
In un codice delle Decretali della Capitolare di Piacenza la commi-
stione di forme bizantineggianti e goticbe si dimostra nel colorire e nel
disegno angoloso \ così come in un messale della badia di Polirona
ora conservato nella biblioteca Civica di Mantova (cod. D. III. 15) ^ e
in una Bibbia dell'Ambrosiana (ms. B. 28 inf.). Alcuni codici di conte-
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^Cr umcnr dttc ite CDii|>.ìigw
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Fig. 107. — Parigi, Bibl. Naz. : ms. fr. 2631.
nuto francese, ma scritti e miniati in Italia, probabilmente in Lom-
bardia, quali la " Conqueste de la Terre d' outremer „ (fig. 107) e il
" Tristan „ (fìg. 108) che furono predati da Lodovico XII alla biblioteca
del castello di Pavia ^, palesano una qualche imitazione di miniature
francesi. Delle quali si ritrova l'influenza anche nelle umili e trasandate
'Intorno all' liilluenza dello siile gotico d'oltralpe nella Miniatura italiana del secolo XIII, cfr. :
M. Dvorak, Byz. Ein/hiss aiif die Hai. Minialiinnal. {Mitili, d. Insl. f. oeslerr. Gescliiclilsfor. Erganzb. VI, 792
e segg.).
^ Anche nell'iconografia della Crocifissione il messale dipende da un esemplare oltramontano (cfr.
Venturi, Storia, III, 453): esso è da attribuire ai primi anni del sec. XIII e a un miniatore mediocre,
quale fu prete Isidoro che nel 1170 miniò l'evangeliario del duomo di Padova.
'■' Parigi, Bibl. Nat.: ms. fr. 2631 (° Conqueste d'outremer ,): di scrittura italiana, del XIII-XIV sec. —
Ibid.: ms. fr. 755 (' Tristan „): di scritt. italiana del principio del sec. XIV.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
153
illustrazioni del poemetto di Pietro Bescapé (fig. 109), della biblioteca
Braidense di Milano (AD. XIII, 48) \ per le tinte vivaci e piatte delle vesti,
per il disegno calligrafico, come in quelle del poemetto volgare di Ja-
comino da Verona conservato nella biblioteca Marciana (cod. it. Z. 13) ^
Sebbene scarsi, tali documenti inducono a credere che nella Lom-
bardia anche la Miniatura manifestasse, distinte fra di loro o commiste,
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Fig. 108. — Parigi, Bibl. Naz. : ms. fr. 755 " Trislan
le tendenze diverse ch'erano nella Pittura, or verso le forme bizantineg-
gianti or verso le nuove forme gotiche, le quali si componevano insieme
sul principio del secolo XIV in un grande monumento, negli atfreschi del
castello di Angera.
' F. Carta, Codici corali e libri miniati lìella Bibl. di Milano, Roma, 1895, tav. II.
'■^ Molto più distesanienle potremmo studiare la Miniatura fra il secolo XIII e XIV se non volessimo
limitarci ai codici di più sicura origine lombarda: i quali sono rarissimi per tale periodo, e non sempre
significanti. Ricordiamo un ms. dell'Ambrosiana (cod. P, 165, sup.) rozzamente miniato circa il 1280 per Olrico
Scaccabarozzo (cfr. Magistretti, Vesti ecclesiastiche in Ambrosiana, op. cit. e alcuni mss. che già appartennero
al monastero lombardo di S. Maria di Morimondo, ora nel Seminario Teologico di Como. Non abbiamo
potuto rintracciare il Libro d'orazioni di Antonio Gallina oste del Cappel Rosso di Milano (a. 1.301), che
dalla Biblioteca Trivulzio-Trotti passò in America: cfr. F. Novati, / codici Triinilzio-Trotti (Giornale stor.
della Leu. It., 1887, IX, 137 e segg.).
20
154
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Gli affreschi di Angera, di grande pregio per la storia dello stile,
sono pur singolari per i loro soggetti, perché svolgono rappresentazioni
schiettamente profane.
Non è a credere, nella presente scarsità di pitture di siffatto con-
tenuto, che tale materia iconografica sia stata trascurata dall'Arte me-
dioevale : anzi, si ha notizia ch'essa fu trattata anche nei secoli più
e
"'^::t^:^!^
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i-Leto utda n-mm fi rlamao
6 canojef»aaqudtoiTraa©
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Fig. 109. ~ Milano, Braidense : cod. AD. XIII 48 (Bescapé, Slori.n Sacra).
oscuri \ e eh' ehbe poi fortuna in rappresentazioni storiche, allegoriche,
dottrinali, come quelle curiosamente enumerate dal lodigiano Orfinio, in
un suo confuso poema scritto al principio del Dugento, descrivendo certo
palagio ideale in cui si vedevano la Fortuna, le Parche, Bacco, figure
astronomiche, le Arti, i pianeti, la lotta dei Vizi e delle Virtù l Ma non
soltanto tali argomenti allegorici e dottrinali, dei quali i mosaici dei pa-
vimenti e i tessuti istoriati ci hanno serbato esempio, furono cari alla
• Gir. J. NON SCHLOSSER, Quellcnbuch z. Kunstgescb., Vienna, 1896, pag. 121 e segg.
« Misceli, di St. hai., 1869, VII, 29 e segg.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO 155
Pittura : nell'età romanica e, più ancora, nel secolo XIII, quando la vita
individuale e civile fiorì rigogliosa, i pittori, non meno degli scultori,
amarono di rappresentarne le vicende e i costumi.
Fra le notizie che abbiamo di pitture di tal genere molte riguardano
l'Italia superiore, e specialmente la Lombardia. Nell'abside del duomo
di Padova era dipinta la costruzione del carroccio del Comune ^ ; a
Cremona un affresco rappresentava la vittoria che i cittadini, nel 1213,
avevano riportata sui milanesi ^ ; nell'atrio del duomo di Vercelli, sul
principio del secolo XIII, il vescovo Ugone fece dipingere i vassalli della
sua chiesa^; a Legnano l'atrio del palazzo di Ottone Visconti era ornato
anch'esso di pitture profane '*,
II palazzo del Comune di Novara, ch'è simile nella sua costruzione
ai palazzi edificati nel Dugento dagli altri Comuni dell'Italia settentrio-
nale per le pubbliche riunioni, reca ancora alcune vestigie di una deco-
razione che nell'esterno si componeva armoniosamente con la tinta vivida
dei suoi mattoni. Un fregio istoriato si stendeva sotto la gronda. Su un
campo di colore giallastro si veggono ancora tracce delle strane dipin-
ture : un uomo combatte colla spada contro un leone ; una donzella, ve-
stita di lunga tunica verde, si stringe oscena ad un giovane ; due cavalieri,
coperti di maglie di ferro e di tuniche variopinte, si scontrano a colpi di
aste ; entro un castello, colorato di rosso, stanno due fanciulle vestite di
azzurro, mentre un'altra esce dal recinto: figurazioni che forse ricordavano
al popolo gli episodi dei romanzi cavallereschi che i cantastorie narra-
vano sulle piazze, dai quali pur trassero materia le decorazioni della Loggia
dei Cavalieri a Treviso ^ Più oltre, nel fregio del palazzo del Comune
di Novara, altri scontri d'armati, popolani che duellano coprendosi il
capo con dei cesti : e per tutto una fattura rapida, a tinte larghe, con forti
profili cosi che può dirsi prosegua il più umile stile del secolo XII, bene
addicendosi alle popolari rappresentazioni.
Nella chiesa di S. Bassano a Lodi vecchio "^ coloro che avevano
• RoLANDiNi Patavini, De fuctis in Marchia Tarvisina (Rei: It. SS. VIII, 301).
^ G. Zaist, Notizie istoriche, Cremona, 1774, 12.
' G. Colombo, Docuiii. e notizie intorno agli artisti vercellesi, Vercelli, 1883, pag. 40.
^ A Legnano, nei pochi avanzi del palazzo visconteo non si vede più nessuna traccia di affreschi.
* Venturi, III, 418. — A Novara, in una volta attigua al chiostro della cattedrale è un breve fram-
mento di affresco con figure di guerrieri combattenti: lavoro della fine del sec. XIII.
'^ Cfr. : D. Sant'Ambrogio, Lodi Vecchio, Milano, 1895. — Le figure hanno i visi, di colore scialbo e
" piatto „ fortemente profilati. L'affresco appare più grossolano delle altre pitture, sebbene sincrone, che
compiono la decorazione della chiesa: v. al capitolo seguente. — Nella medesima chiesa di S. Bassano di
Lodi Vecchio è un bassorilievo rappresentante un giovane a cavallo in atto di spingere due bovi, collocato
dal " paraticum boateriorum , che nel 1323 aveva fatto eseguire la soprastante volta.
156
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
cooperato alla fabbrica fecero dipingere, da un grossolano pittore dei
primi decenni del secolo XIV, le proprie fatiche così come nel duomo
di Piacenza le arti e gli artieri che avevano concorso alla costruzione dei
piloni collocarono dei bassorilievi rappresentanti i propri mestieri : pas-
sano nelle crociere di una delle volte della chiesa lodigiana, sul fondo
tinteggiato di bianco, carri trascinati da bovi che recano grandi tronchi
Fig. 110. — Lodi vecchio, S. Bassano : affresco.
d'alberi e laterizi in servigio della fabbrica (fìg. 110). Fra tali rappresen-
tazioni profane, cui è pur da unire il nobile affresco dell'antico duomo di
Bergamo raffigurante 1' " andata „ della Misericordia, le più importanti che
a noi siano giunte sono quelle degli affreschi del castello d'Angera.
Sorge a capo del lago Maggiore, serrando lo sbocco delle Alpi verso
il piano lombardo, la rocca di Angera S rosea sulle nitide forme del
' L. Deltrami, Aligera e la sua rocca. Milano, 1904.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGEXTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO 157
SUO promontorio, fra il perpetuo variare dell'azzurro delle acque, del
cielo, e il biancheggiare di nevi lontane.
La vetta del promontorio ebbe molte opere di fortificazione nel se-
colo XIII quando Milano, tramutandosi di Comune in Signoria, fu più
lacerata dalle fazioni. Venne allora circondata di mura, ora dirute ; nel
mezzo della cerchia merlata vi fu costrutto, di poderosi conci, il torrione
che si erge ancora sopra le attigue costruzioni. Tale forse essa era quando,
nel 1250, vi riparò Leone arcivescovo di Milano, quando poi l'armata di
Ottone Visconti veleggiò sul lago, e Angera e Arona passarono con al-
terne vicende in potere dei Torriani e dei loro avversari ^
L'arcivescovo Ottone Visconti, il quale amò di edificare nobili ca-
stelli, e ne costrusse a Valtravaglia, a Cassano, a Legnano, ornò anche la
rocca di Angera ^ : e probabilmente fu opera sua la costruzione, di grandi
conci levigati, addossata alla vecchia torre. Più tardi l'arcivescovo Gio-
vanni Visconti, il cui stemma si vede in alcune bifore di una parte più
recente del palazzo, prolungò con opera meno accurata quell'edificio, il
quale ebbe poi anche altri ampliamenti ^.
Nel complesso delle costruzioni di diversa epoca delle quali è ora
formato il castello, la parte di più nobile struttura è la più antica. La
torre, aspra all'esterno, divisa nell'interno in ripiani, che dapprima do-
vevano essere collegati soltanto per mezzo di scale a pinoli, è tutta fie-
rezza guerresca : l'edificio che venne addossato ad essa, ha l'aspetto sicuro
e magnifico di un palagio signorile, nel suo esterno e nelle due grandi
aule sovrapposte di cui si compone.
Nell'aula terrena, destinata probabilmente ai famigli, danno luce al-
cune strette e diffidenti finestruole ; nell'aula superiore, alla quale si ac-
cedeva dalla torre mediante un ballatoio esterno, si aprono tre grandi
finestre gotiche verso la valle nel cui profondo ondeggia il lago.
L'ampia aula, coperta di due volte a costoloni, conserva nobili avanzi
dei dipinti che un tempo la rivestivano tutta di colori. Ancora nelle sue
volte è un variare di ornati con tinte vivacissime, quasi in caleidoscopio.
Nell'una sono intrecci di steli gialli con vene di carminio e di bianco che
formano losanghe e riquadri campiti di verde, di rosso, avvivati di dischi
variopinti: si mutano d'una in altra crociera le combinazioni dei colori;
' GiULiNr, Memorie, III e IV, passim.
2 Catalogus Archiep. Med. (Mon. G. H. SS. VIII, 108-109) ; Giulini, Memorie, IV, 762.
^ Sull'attività di Giovanni Visconti nel fabbricare v. Gualvanei de la Flamma De rebus gestis (Rer.
It. SS., XIII, 1005).
158
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nell'altra sono lacunari e dischi, nei quali il verde il giallo il rosso il
bruno, e bianche perle, si accozzano in forte e armoniosa sonorità : e
Fig. 111. — Aligera, castello : interno dell'aula maggiore.
nei peducci d'ogni crociera è dipinta la biscia dei Visconti (tlg. 112) \
' Il Muu\TORi (Rei: II. SS. IX, 82) vide le pitture d' Angera, " rudes certe, quales iiimirum rudis illa
aetas ferebat ,.
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
159
Le pareti, spoglie per gran tratto dell'intonaco, negli avanzi della
loro decorazione splendono d'una varia e vigorosa policromia. Sopra
un alto zoccolo l)ianco fregiato ora di racemi rossi che si avvolgono a
spirali buttando foglioline azzurre e verdi, ora di strie e di cerchi mul-
ticolori (fìg. Ili), è una larga fascia azzurrastra fra zone di rosso di
verde di giallo di bianco, adorna di ramoscelli simili a quelli degli
ornati nell'affresco della cripta della chiesa di Galliano : margarite co-
stellate di bianco sono sparse fra i rami coloriti di verde vitreo e di
Kig. 112. — Aligera, castello: affreschi.
turchese, fra le foglie gialle venate di rosso ; e tra gli ornati si posano
uccelli dai vivi colori (fìg. 119) ^
Uguale vigore di tinte, e maggiore varietà, hanno le fasce ornamen-
tali che riquadrano in alto i lunettoni delle pareti : ora vi si ripete
con varianti l'ornato della fascia inferiore ; ora a questo che si scompone
in palmette complicate, sono intercalati dischi gialli nei quali si schiu-
dono corolle variopinte ; ora entro riquadri formati da steli che s' in-
trecciano sono dipinte bizzarre figure, un deforme vecchio tricipite,
' Ricordiamo in questo luogo gli avanzi di pitture decorative del secolo XIII nel castello di Magliaso
presso Ponte Tresa (cfr. Rahn, Wandgeiiì., 15) le quali imitano una preziosa stoffa orientaleggiante, ornata
di intrecci con figure di animali.
160 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
un fauno che porta un fardello, una donna glauca nel viso, in atto di
stringere due pesci, un uomo fulvo e cornuto che ammaestra un uccello
rapace (fìg. 112). Cinte di tali vivaci ornamenti, le grandi lunette delle
pareti sono divise in due zone orizzontali da una fascia bianca con ro-
sette steli e tratteggi neri che simulano il graffito, con grandi tondi • di
diverso colore.
Entro i riquadri superiori, in ogni lunetta, furono dipinti i pianeti.
E sebbene ora il ciclo delle figurazioni sia frammentario, è agevole il
ricostruirlo idealmente per mezzo delle parti conservate. Secondo le cre-
denze astrologiche medioevali, ogni pianeta era rappresentato congiunto
a quei segni zodiacali in cui esercitava più fortemente, " come in propria
casa „, il suo influsso.
Vien primo Saturno (fig. 90). Il vecchio [satvrn'], velato di bianco, ca-
nuto, siede sopra un seggio recando la falce e il drago che si morde la coda,
simbolo del Tempo : ha da un lato un giovine che rovescia un'urna
[aqvarivs], dall'altro il segno del Capricorno [capricornvs], accanto al
quale è inscritto anche il nome del mese in cui esso imperversa
[ianvarivs]. Sotto l'affresco una scritta commenta : est tiri satvrne domvs
egrecervntis et vrne.
La potente sonorità dei colori della lunetta si accorda con quella
degli ornati. Al di sopra del terreno tinteggiato di giallo splende il
fondo, candido, tra fasce di azzurro vivo e di verde : il vecchio Sa-
turno è vestito di tunica verde il cui colore si addensa nel profondo
delle pieghe, si sbianca nel sommo ; il suo manto sanguigno è lumeg-
giato di rosso chiaro. Le pieghe dei panni sono circonvolute secondo
gli schemi l)izantini : e in ogni parte del dipinto si ritrovano affinità
cogli affreschi bizantineggianti della fine del secolo XIII o dei primi
anni del Trecento, nel disegno tortuoso dei corpi, nei forti contorni
rossi che li delineano, nel tipo delle figure.
Indi, al sommo dell' attigua lunetta, sopra tinte vivaci come nel
precedente affresco, sono figurati il sole e la luna secondo l'antica loro
iconografia (fig. 113) : il Sole [sol], coronato, vestito di tunica scarlatta
con fasce verdi ornate di gigli, guida la rossa quadriga verso il segno
del Leone [leoJ ; lo segue, vestita di cinereo, la Luna |lvnaj, sulla lùga,
presso la quale sta il Cancro |cancer|, che un oscuro verso soggiunge:
-j- CESSERVNT SOLI LVNE CANCER LEO SOLI.
Dell'affresco della parte superiore della successiva lunetta non resta
che un breve frammento col segno dello Scorpione [scorfioJ e con tracce
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
161
della figura di un cavallo galoppante (fig. 112). Ma sebbene non rimangano
altre vestigia di questa e delle altre figurazioni nelle quali il ciclo astro-
nomico si compieva, possiamo congetturare come esso fosse costituito.
Le iscrizioni delle due prime lunette non furono composte partico-
larmente per gli affreschi di Angera : esse erano anzi di comune dominio,
che si ritrovano ripetute nei trattati astronomici servendo forse di mezzo
per rammentare quali fossero le relazioni tra i pianeti e lo zodiaco.
Fig. 113. — Angera, castello: il Sole e la Luna.
Suonavano quei versi ^, disposti in ordine alquanto differente da quello
in cui furono dipinti i pianeti nell'aula di Angera :
Est tibi Saturne domus Aegoceruntis et Urne.
Inde Jovi dona Pisces magnumque Chirona.
Est Aries Martis et acute Scorpio partis.
Libram cum Tauro Venus ambit piirior auro.
Occupai Erigonem Stelion (Stilbon) geminumque Ledonem.
Cesserunt Soli Lune Cancer et Leo Soli :
e ad illustrarli, nelle lunette ora scrostate dell'aula dovettero essere figu-
rati anche Giove tra i Pesci e il Sagittario, Marte tra l'Ariete e lo Scor-
pione, Venere con la Libra e il Toro, Mercurio tra la Vergine e i Gemini.
Come i suddetti versi erano famigliari alla cultura medioevale così
le immagini dei pianeti all'Arte. La quale amò di raffigurarle in vario
' Traggo i versi dal cod. ambrosiano E. 12 sup. (Tractatus de sphaera ; ms. del 1476), ce. 58 v. I versi
sono preceduti dalle seguenti parole; " sciendum vero est quod omnes planetae in quibusdam signis fortius
exercent operationes suas et illa signa dicuntur domus suae. Quae quiljus conveniunt bis versibus conti-
nentur
21
162 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
modo mantenendo, anche nei secoli più oscuri, dei tipi già ideati dal-
l'antichità quali si ritrovano in manoscritti miniati, in sculture, nei ricami
di cui fu costellato il manto dell' imperatore Enrico II ^ E come, per la
creduta influenza degli astri sulle sorti umane, l'Arte rappresentò più tardi
azioni umane ed eventi storici in riscontro coi pianeti nei grandi cicli
pittorici del XIV e del XV secolo (a Padova, nella chiesa degli Eremitani
e nel palazzo della Ragione ; a Ferrara, in Schifanoia ; a Roma, nell'ap-
partamento di papa Borgia), così già negli affreschi di Angera essa svolse
tale concetto, e sotto la rappresentazione delle più fauste congiunzioni dei
pianeti coi segni zodiacali raffigurò, entro i riquadri inferiori di ogni
lunetta, le imprese fortunate dell'arcivescovo Ottone, del fondatore della
potenza viscontea.
Due storie sono dipinte sotto la lunetta di Saturno, divise da una
bifora che un tempo aveva libera la vista verso le lontananze del piano
lombardo. Dapprima è figurato l'ultimo episodio della battaglia di Desio
in cui l'arcivescovo Ottone colpì irreparabilmente i Torriani : e non si
può disconoscere che il pittore abbia espresso chiaramente quanto è in-
scritto sotto la scena (fig. 114) : absolvit d. napoleonem ab excomvnica-
TIONE PARCIT SVIS ET VITAM CONSERVAT EI VENIAM PETENTI.
Napoleone della Torre sta in ginocchio, ancora armato, e protende
le mani verso Ottone che si china verso di lui dal suo cavallo, benedi-
cendo quasi per assolverlo : fanti armati, a spade sguainate, accompa-
gnano l'arcivescovo ; e fra di essi si erge la croce viatoria. Intorno a
Napo si accalcano i nemici alzando le spade, pronti a ferirlo, mentre un
fante sembra volgersi per proteggere il vinto. La rappresentazione corri-
sponde a ciò ch'è narrato da Stefanardo da Vimercate che, sulla fine del
Dugento, cantò in un poema le gesta di Ottone, e da altri cronisti ^.
Ancora lo sfondo dell'affresco è composto con le consuete tinte di
azzurro oltremarino nel campo, di giallo nel terreno. In ogni parte pre-
valgono le forme proprie ai tardi pittori bizantineggianti ; appaiono
soprattutto nelle vesti e nelle armi, colorite vivamente, le quali sono
lumeggiate di tinte chiare o bianche, applicate senza fusione in tratti
rigidi e radianti. 1 visi, privi quasi sempre d'ogni carattere individuale,
hanno tinte scialbe, talvolta con ombre verdastre e forti contorni di
• Sulle ngurazioni dei pianeti, cfr: E. Maas, Iiischriften und Bilder des Mantels Heinrichs II (Zeitschr.
f. christl. Kunst, 1899, 321 e segg); Thiele, Antike Himmelsbilder, Berlin, 1898.
^ Stefanardo (De geslis sub Olhone Vicecom. in Rer. II. SS. IX, 92) descrive appunto l'episodio rappre-
sentato dal pittore : Napo Torriano prostrato, l'arcivescovo in atto di parlargli mentre sopraggiunge il conte
di Lomellina. Cfr. anche la descrizione dell'episodio in Catalogus Archiep. Med. (Mon. G. H. SS., Vili, 108).
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
163
carminio a segnare i lineamenti : il loro tipo offre alterazioni dei mo-
delli bizantini, e accenni allo stile gotico, quali pur si vedono in minia-
ture dell'Italia superiore eseguite tra il secolo XIII e il XIV ; anche in
quelle del manoscritto della " Conqueste de la Terre d'outremer „ già
nella Biblioteca viscontea di Pavia.
wr ^=^*--ir — ®r.
Fig. 114. — Angera, castello: la cattura di Napo della Torre.
Talvolta nei movimenti delle figure e, più ancora, nell'accurata ri-
produzione dei costumi e delle armi, vi è cenno di un nuovo senso rea-
listico. Napoleone della Torre è rappresentato nelle sue splendide armi
di condottiero : ha il capo protetto di cervelliera, ha gambali e corazza
di acciaio azzurrino fregiato con sottili ageminature bianche ; e ci ri-
corda quanto fiorisse a Milano, sulla fine del Dugento, l'industria degli
164 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
armaioli. " Dove trovare in altra città „ esclamava Bonvesin della Riva,
" un popolo così bene armato di ferree armature ? In guerra vedresti
non soltanto caterve di cavalieri ma pur di fanti schierati con armi cor-
rusche, loriche, corazze, lamiere, elmi, ferree cervelliere, manopole, gam-
bali, femorali e ginocchiere, con lance e pali di ferro, con spade e pu-
gnali, con lucidi scudi .... perché nella nostra città e nel suo contado ....
sono molti i fabbri che tutto giorno lavorano armi d'ogni sorta che poi
i mercanti diffondono in mirabile numero nelle vicine e nelle lontane
città ^ „. Erano allora a Milano più di cento i fabbricanti di corazze; e
avevano a lor servigio moltissimi artefici che attendevano a fregiarne
d'ornati i lavori.
Il pittore rappresentò con cura le molteplici fogge di armi, di elmi,
di scudi dei guerrieri che circondano il duce inginocchiato : dei quali il
primo, che ha la vipera azzurra sullo scudo bianco, è munito di cervel-
liera ; altri porta un bacinetto ; altri un elmo conico secondo l'antica
foggia. Con le armi azzurrine e bianche i colori vari delle funicelle
compongono un vibrante accordo di tinte sul campo di vivo oltremare.
Poi Napoleone della Torre [dns napo] è accompagnato al luogo della
prigionia con Canevario, suo fratello, e coi giovini nipoti (fig. 115). I vinti —
vestiti ancora signorilmente, con berretti di vaio o con bianche cuffie, con
lunghe tuniche gialle azzurre rosate — entrano nella stretta delle colline
che circondano Como, seguiti dalle schiere dei comaschi. Uno dei militi,
avvicinandosi alla città, dà fiato a una lunga tuba ; un cavaliere si ap-
poggia, stanco, al collo del suo cavallo ; altri ergono i pennoni, le aste
munite di banderuole, gli stendardi. Sulle due alture fra le quali incede
il corteo sorgono alcuni edifici; e a sinistra è forse figurata, in modo
convenzionale, quella rocca del Baradello che vigila ancora sopra Como
con la sua alta torre nella quale i Torriani furono rinchiusi entro gabbie
di legno, ove Napo durò in vita più che un anno, sino al 1278 ^.
Frattanto l'arcivescovo si avvicinava vittorioso a Milano. Ma, giunto
presso la città — narra Stefanardo da Vimercate — egli fece fermare le
sue schiere per esortarle alla pace, e al rispetto dei concittadini: i militi
promisero di obbedire ; e si mossero in aspetto pacifico, con le spade nel
fodero, preceduti dalla croce, mentre uscivano di Milano i cittadini, lieti.
1 F. NovATi, De magnalibus urbis Mediolani (Bull, dell' Ist. St. It., 1898, pag. 148) ; Id., Poesia milanese
de' vecchi tempi (Nuoua Antologia, 1909).
- S. Monti, Riforme degli statuti comaschi in odio ai Torriani (Perìod. della Soc. St. per la prov. e
antica diocesi di Como, fase. 50, pag. 102 e segg.).
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
165
giovini e vecchi, uomini e donne insieme confusi, col clero che, diviso
in schiere, intonava i sacri inni \
Le pitture della zona sottostante alla rappresentazione del Sole e
della Luna sembrano aver attinto come a fonte diretta al racconto di
Stefanardo da Vimercate, o di altri che avesse serbato, come il poeta,
sicura e precisa memoria di quel giorno. Da un lato (fig. 116), sopra un ca-
vallo fulvo, sta l'arcivescovo, in atto di pronunciare l'allocuzione ^: accanto
a lui è l'accolito, a cavallo, con la croce ; dinanzi gli si affollano in schiera
serrata i cavalieri e i fanti. Il primo di questi ha calzari di rosso vivo,
rosea tunica lumeggiata di bianco, scudo crocesignato, una cervelliera
Fig. 115. — Angera, castello: la cattura dei Torriani.
in capo sopra la leggera cuffia di lino : sostiene alto un pennone. Il
primo dei cavalieri, armato più nobilmente d'ogni altro, ha purpuree
armi con ornati bianchi, e la croce sullo scudo. Sui cavalieri si ergono
le aste munite di banderuole, sopra l'azzurro intenso dello sfondo, che un
tempo era sparso di stelle, come negli altri riquadri.
Più oltre è figurata la città ^, un gruppo convenzionale di tetti e di
cupole tinte di carminio e di ocra, di costruzioni di colore turchese e sme-
raldino (tav. VII). Alle porte sta la turba confusa dei cittadini — tra gli altri,
un gentiluomo con berretto e collare di vaio, una donna velata, fan-
ciulle col capo ingioiellato — ; sul dinanzi si schierano distinti in
gruppi i diversi ordini religiosi fra i quali possono riconoscersi i fran-
' Stefanardo, loc. cit., pag. 93-94.
^ Sotto l'affresco si legge: " ad suos ne aliquos ledant „.
' Sotto l'affresco si legge: ° in civitatem Mediolani „.
166
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
cescani, i domenicani, gli scalzi : alcuni dei monaci sono in atto di
cantare mentre Ottone Visconti accompagnato dal suo crocifero e dalle
schiere degli armati si appressa, a cavallo, benedicendo.
Sebbene trattasse un soggetto del tutto nuovo, il pittore non ha
sgiputo sottrarsi agli schemi di composizione tradizionali nella Pittura
medioevale. E un confronto cogli affreschi della cripta del duomo della
lontana Anagni ove sono raffigurati i cittadini che escono incontro alle
Fig. ne. — Angera, castello : l'allocuzione di Gitone Visconti.
sante reliquie, o anche coi mosaici della chiesa di S. Marco a Venezia rap-
presentanti la storia del corpo del santo, dimostra facilmente come egli ab-
bia adagiato entro vecchie formule la nuova materia, e come anche per
rappresentare la città di Milano abbia ricorso a tratti del tutto convenzionali.
Nei riquadri inferiori dell'attigua lunetta, sotto il segno di Marte,
proseguiva la narrazione delle gesta di Ottone Visconti. Di uno dei quali
non son rimaste che poche tracce di figure ^ : nell'altro, che narrava forse
1 L'affresco rappresentava forse la morte di Napo. Vi si decifra ancora a stento una parte dell'iscri-
zione : " f obiit in carcere qua „.
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PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO
167
ancora l'ingresso trionfale dell'arcivescovo nella sua città, il fondo è occu-
pato da un edifìcio in forma di atrio ; incede, sul suo cavallo, benedi-
cendo, il prelato, preceduto da schiere di monaci e di gentiluomini con
cavalli di colore cenerino rosso e grigio ; aprono il corteo le schiere
dei fanti (fig. 117).
Nulla poi rimane degli altri affreschi \ Ma nella parete di fondo
della sala si intravedono ancora tracce di una composizione che proba-
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Fig. 117. — Angera, castello: entrata di Ottone Visconti in Milano.
bilmente aveva un contenuto allegorico : sono avanzi di una figura mu-
liebre ornata di corona sulle trecce raccolte entro una reticella bianca, e
della figura di un re che sembra assiso sopra un disco rosso presso il
quale s'indovinano i segni quasi del tutto scolorati di altra figura. Dalle
scarse tracce non è forse troppo audace il congetturare che l'affresco
rappresentasse la dea Fortuna e la sua ruota, quasi a raccogliere il si-
' Secondo il Giulini (Memorie, IV, 762) era anche dipinta nell'aula l'iniagine di Ottone fregiata di
alcuni elogi latini, dalla quale il Giovio avrebbe fatto ricavare il ritratto inserito nelle sue Viiae XII Vice-
comitum (cfr. Graf.vius, Thes. ant., III, I).
168
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
gnifìcato morale di tutte le rappresentazioni dei pianeti e dei fasti vi-
scontei che ornavano l'aula. Così appunto Stefanardo da Vimercate ter-
minava il suo poemetto :
quam dubio fortuna gradu mortalia ludis !
Heu quam praecipites humana rotatur in orbes
conditio ! Nunc summa petit, nunc mergitur unus
Sola manet Virtus purior rutilantior auro.
Fig. 118. — Angera, cappella del castello: airresco.
Ricostituendo con la fantasia qual'era nei suoi tempi migliori l'aula
magnifica del castello di Angera, non esitiamo a collocare i suoi affreschi
fra i più complessi cicli di rappresentazioni profane che la Pittura me-
dioevale ci abbia lasciato, ad esaltarli anche come singolare monumento
dello stile che fioriva nella Lombardia fra il secolo XIII e il XIV.
Non rinnovano essi la lunga tradizione stilistica che abbiamo seguito
nelle sue vicende per molti secoli ; la concludono, piuttosto : recano a
più alta perfezione quanto aveva lungamente elaborato. Nella gamma
cromatica vi appaiono alcuni nuovi toni, particolarmente negli ornati ;
ma il colorire permane simile a quello di monumenti più antichi, hi-
PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO 169
zantìneggianti: non un colorito sfumato, bensì tinte ocracee rosee e ver-
dastre ancora disgiunte Ira di loro, lumeggiature bianche, lineamenti bruni
per profilare le forme. I colori più puri sono accozzati insieme così che ta-
lora diventano più squillanti. Una sonora armonia di tinte vivaci riempie
ancora la grande aula, echeggia entro le lunette nei fondi intensi di azzurro
oltremarino contrastanti con gli ampi campi di giallo e di bianco, nelle
volte ove il cinabro l'azzurro il verde si compongono in studiati intrecci.
Nell'ornamentazione gli elementi decorativi sono in parte rinnovati :
già i riquadri formati dagli steli variopinti in una delle volte si assomi-
gliano agli ornati dei fondi di miniature gotiche ; e le strane figure in-
serite nella fascia che incornicia una delle lunette derivano certamente
dalla dróleries che nel Dugento e nel Trecento furono adoperate dai mi-
niatori oltramontani e imitate dag liitaliani.
Più rare sono le tracce dell'influenza dello stile gotico nelle figure.
In queste i caratteri bizantineggianti predominano ; ma la nuova varietà
nel colorire dei panni potrebbe pur trovar paragone nelle miniature di
codici dell'Italia settentrionale della fine del secolo XIII o dell'inizio del
secolo seguente, e certa angolosità di disegno essere indizio di un influsso
dello stile gotico ^
Uguali caratteri stilistici ha un affresco della parete terminale di
una piccola cappella prossima al castello, nel quale si riconosce facil-
mente la maniera di un pittore assai affine a quello dell'aula di Ottone
Visconti, sebbene più rozzo. I visi delle figure dei santi e della Madonna
— nella quale è ripetuto un antico tipo iconografico — sono tinteggiati
di ombre verdastre e largamente lumeggiati di colore biancastro che li
stria di rughe, di contrazioni ; hanno l'aspetto corrucciato e la fronte de-
pressa quale di frequente si trova in tarde pitture bizantineggianti. E
anche nei panneggi lo stile bizantineggiante predomina ancora, sebbene
misto a rigidezze di disegno che accennano alle forme gotiche (fig. 118).
Questo affresco e la decorazione dell'aula del castello potrebbero
per i loro caratteri stilistici essere attribuiti alla fine del Dugento o al
principio del Trecento ; ma per altri argomenti se ne può determinare
anche meglio la data. Conviene anzitutto escludere che la sala sia stata
decorata al tempo di Giovanni Visconti arcivescovo di Milano, come fu
supposto da un ottimo studioso ^.
' Cfr, S. Bbissel, Vatikaiiiscìie Miiiialnren, Freiburg i. B., 1893, tav. XIX-XX.
^ L. Beltrami, op. cit. Dal tempo di Giovanni Visconti possono essere alcune pitture di decorazione
che si trovano in altra parte del Castello.
22
170
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
L'arcivescovo Giovanni, magnifico nel costrurre, ampliò bensì il ca-
stello di Angera, ma il suo stemma appare in una parte della costru-
zione che per struttura è intieramente diversa dal nobile edifìcio nel quale
si trova l'aula dipinta. E all'epoca sua altre forme, come vedremo, tene-
vano ormai la Pittura anche nella Lombardia, essendo già superato di
molto lo stile bizantineggiante seguito dei decoratori dell'aula.
Le pitture dell'aula sono tutte intese ad una apoteosi dell'arcivescovo
Ottone, cantano le origini della potenza dei nuovi signori, la disfatta dei
Torriani. Non si può pertanto credere che siano state eseguite, e abbiano
potuto sussistere, prima che il castello fosse di incontrastato dominio dei
Visconti, che i partigiani dei Torriani, i quali più volte ritolsero la rocca
agli avversari, avrebbero altrimenti distrutte quelle rappresentazioni delle
loro disfatte. Ora, l'arcivescovo Ottone, dopo la vittoria di Desio, aveva
bensì conquistata la rocca di Angera, ma questa, come proprietà dell'ar-
civescovado milanese, venne poi nelle mani di Cassone della Torre, arci-
vescovo di Milano: e soltanto nel 1314 Matteo Visconti, rettore del Comune,
se ne insignorì togliendola per sempre ai Torriani ^. Non prima del 1314
poterono adunque essere dipinti gli affreschi dell'aula magnifica. 1 quali,
per il rapido tramutarsi dello stile dopo i primi decenni del Trecento,
non si possono d'altra parte attribuire a tempo molto più tardo.
• GiuLTNi, Memorie, V, 50.
Fig. 119. — Angera, castello : ornati.
Fig. 120. — Varese, battistero: Madonna col bambino e devoti.
LA PITTURA E LA MINIATURA
NELLA PRIMA METÀ DEL TRECENTO
Ultime derivazioni dello stile bizantineggiante : affreschi vari. — Svolgersi di forme
nuove: affreschi di Como, Lodi, Varese, Castel S.Pietro. Influssi dell'arte toscana.
Relazioni con l'arte oltramontana : affreschi del Piemonte. — Manoscritti miniali
di sicura e di probabile origine lombarda.
Ottenuta la signoria i Visconti amarono di circondarla dello
splendore delle arti.
Nel centro di Milano, ove sorgevano il Broletto del Comune
e la vetusta cattedrale, Azzone Visconti costrusse una sontuosa dimora che
lo storico Galvano Fiamma descrive con parole di ammirazione ^ La
cappella, eh' ehhe poi nome da S. Gottardo, vi era ornata d'oro e di
azzurro, aveva mirahili finestre, suppellettili di avorio ; e innalzava l'ar-
' GuALVANEi DE LA Flamma De febus gi'slis ecc. (Rer. It. SS. XII, 1010 e segg.). Già nella seconda metà
del Trecento gli edifici di Azzone furono distrutti, ad eccezione della chiesa di S. Gottardo, e rifabbricati
da Galeazzo Visconti : cfr. : Petri Azarii Clironicon {Rei: It. SS. XVI, 402).
172
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
dito SUO campanile, " quod videre est quaedani magna delectatio „, che
ancora ha in vetta l'angiolo col vessillo della vipera e con le cifre di
Azzone. Magnifico era il palazzo, con serragli di animali, con vivai, con
jDiscine, tutto adorno di pitture: in un cortile, vi si vedeva dipinta la guerra
cartaginese ; in un'aula, era figurata, con sottile arte e con copia di az-
Fig. 121. — Lodi, S. Francesco: Battesimo di Cristo.
zurro e d'oro, la Vanagloria circondata da eroi pagani, da Enea, da
Attila, da Ercole e da altri molti ai quali pur si accompagnavano Carlo
Magno e lo stesso signore del luogo, Azzone Visconti.
Forse in tali pitture aveva lavorato anche Giotto, poiché dopo la
fondazione del campanile di S. Maria del Fiore, ch'ehhe principio nel
1334, il grande maestro fu inviato a Milano dal suo Comune, secondo
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
173
narra Giovanni Villani, in servigio del Visconti ^ E a Milano, Giotto do-
vette lasciare segno dell'ultima altezza raggiunta dalla sua arte, che, ri-
tornatone, mori nel 1337. Ma prima che l'influenza diretta degli insegna-
menti suoi, o quella che indirettamente si diffuse dal maestro per ogni
regione d'Italia, vi fosse manifesta, la Pittura lombarda mantenne, nei
primi decenni del Trecento, delle forme assai distinte dalle toscane seb-
bene non senza qualche riflesso di queste, in opere di importanza secon-
daria, è vero, in quell'am-
mirevole epoca dell' Arte,
ma pur degne di studio
per chi voglia seguire in
ogni fase il trasformarsi
dello stile, e sia curioso
d'ogni traccia di forme sti-
listiche diverse da quelle
che dovevano signoreg-
giare poi per tutto nel
Trecento.
Le ultime derivazioni
dello stile bizantineggiante
del secolo XIII si veggono
in alcuni affreschi eseguiti
probabilmente nel primo
quarto del Trecento, con
un colorito più complesso
di quello degli affreschi
di Angera, e più lontano
dalla maniera bizantina ; anche, con più vaste tracce dell'influsso gotico.
Tra quelli sono da ricordare un affresco rappresentante il battesimo
di Cristo (fìg. 121) nel S. Francesco di Lodi ^, e una parte dei dipinti
della chiesa di S. Bassano a Lodi vecchio ^. La qual chiesa conserva
Fig. 122. — Lodi vecchio, S. Bassano: Apostoli.
' G. Villani, Cronaca, lib. XI, cap. 12.
2 Sotto l'affresco si leggeva : ° Taddeus a Laude f. , cfr. : P. Biagini, Chiesa di S. Francesco, Lodi, 1897,
pag. 88. Nella stessa chiesa di S. Francesco sono da assegnare alla medesima forma stilistica i seguenti
affreschi: 1. Sesto pilastro di destra: santo vescovo. — 2. Quarto pilastro di destra: S.Niccolò. — 3. Quinto
pilastro di sinistra: S. Giacomo.
* Cfr. D. Santambrogio, Lodi vecchio, Milano, 1895.
174
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
ancora quasi integra la sua antica decorazione: nelle volte tinteggiate di
bianco, sparse di stelle e di margarite, ornate di tondi con figure, isto-
riate con rappresentazioni di carri che recano materiali (fìg. 110) ; nel-
l'abside maggiore, ove al sommo troneggia il Cristo fra i simboli degli
evangelisti e vari santi, mentre in basso sono schierati gli apostoli (fìg. 122) ;
in un'absidiola, con avanzi di un affresco rappresentante l'Assunta ^
Al medesimo stadio stilistico spettano gli affreschi dell'abside della
" chiesa rossa „ ^ (fìg. 123), nel suburbio milanese, nei quali gli ornati e
Fig. 123. — Milano, " chiesa rossa , : affresco dell'abside.
alcune delle fìgure rammentano i dipinti del castello di Angera. Il Cristo
benedicente vi è ancora composto nelle vesti e nell'atteggiamento secondo
gli schemi bizantineggianti ; ma il colorito ha nuova varietà e fusione di
' Gli affreschi che fanno parte del complesso della decorazione di S. Bassano sono opera di pittori
di vario valore. È rozzissimo l'affresco dell'ultima delle volte della navata maggiore (fig. 110). Qualche
lieve riflesso giottesco s'intravede già nelle prime volte della navata stessa e negli avanzi del dipinto del-
l'absidiola di destra. L'affresco della conca dell'abside maggiore è in gran parte rifatto: sono Invece
meglio conservate le figure degli apostoli, sotto le quali rimangono tracce di un'iscrizione, relativa forse
alla dedicazione della chiesa (" consecrata. .. archiep.... med.... „). Altri affreschi, sulle pareti, sono di
epoca più recente della primitiva decorazione della chiesa, e di scarsissimo valore.
2 Beltuami - Santambrogio - Fumagalli, Reminiscenze della città e suburbio di Milano, Milano, 1892.
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
175
ombre e di luci. A Milano poi, nell'interno del campanile della chiesa di
S. Marco gli avanzi degli affreschi d'una cappella che occupava un tempo
quel luogo mostrano nelle loro parti più antiche, in molte figure di santi
(fìg. 124) e nella Madonna col bambino, una maniera quasi del tutto
esente da influenze dell'arte giottesca, e originale nella fermezza del di-
segno, nel raffinato colo-
rito , sebbene improntata
ancora in parte alle viete
forme del Dugento K
La
regione comasca
conserva ancora numerosi
affreschi di grande impor-
tanza per la conoscenza
delle vicende della Pittura
in Lombardia fra gli ul-
timi monumenti dello stile
bizantineggiante e quelli
in cui si affermerà alta-
mente l'influenza del nuo-
vo stile toscano. I princi-
pali sono quelli, ora col-
locati nel Broletto di Co-
mo -, che un tempo de-
coravano il monastero di
S. Margherita di quella
città. Nei quali si narra la
storia delle sante Liberata e Faustina ^ che una tradizione collegava alle
origini del monastero.
Determinate di sottrarsi alle nozze per darsi a Dio, le due sorelle,
condotte dal sacerdote Marcello, lasciato nascostamente il padre, muo-
Fig. 124. — Milano, S. Marco: santo vescovo.
' Gli avanzi della decorazione constano di due zone di figure di santi, sotto delle arcatelle trilobate.
Si possono attribuire al principio del Trecento e si connettono per alcuni caratteri anche agli affreschi di
Como, di Lodi e di Varese, dei quali siamo per trattare. Alcuni dei santi furono rifatti nel corso del
secolo XIV.
'■' Affrescìii antichi pervenuti al Civico Museo (Riu. Ardi, di Como, 1898, 27).
' P. L. Tatti, Annali sacri di Como, Como, 1663, I, 575 e 621 e segg. ; L. Dalla Porta, Vita delle SS. Li-
berata e Faustina, Lugano, 1747.
176
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
vono in cerca di un ritiro. Varcano dapprima il Po (fig. 125) : sulle acque
verdastre, nelle quali s'intravedono i pesci, passa il navicello giallo, spinto
a remi dal vecchio barcaiolo che ha presso di sé il fardello delle fuggitive.
Guarda egli, intento, il sacerdote che parla con gesto grave ; le sante,
sedute a poppa, sembrano commosse alle esortazioni della loro guida :
Liberata sta devotamente a mani giunte ; la giovinetta Paola, compagna
delle due sorelle, con atto vivace mostra la propria impazienza di giun-
gere alla meta, mentre Faustina le posa una mano sull'omero. Nell'az-
Fig. 125. — Como, Broletto: la fuga delle SS. Liberala e Faustina.
zurro profondo del cielo vola un angiolo dalle ali variopinte ; indica la
via, e si volge, brioso.
Nel confronto cogli affreschi di Angera, si può apprezzare quale
complicato gioco di espressioni e quanta vita siano nel dipinto : nel quale
non sono inen nuovi molti caratteri di fattura e di stile. Ancora richiamano
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA METÀ DEL TRECENTO
177
alla mente gli affreschi di Angera, e altri dipinti della fine del secolo XIII,
lo sfondo di azzurro circoscritto di fasce verdi, e le vesti talvolta rigide,
senza pieghe, cosparse di ociili: ma, pur nel drappeggiare, le figure del
sacerdote e del harcaiolo mostrano un'insolita lihertà di disegno e qualche
Fig. 126. — Como, Broletto: le SS. Liberata e Faustina nel suburbio di Como.
esatta osservazione del vero. Anche sono mutati il tipo dei visi e il colo-
rito. Soltanto nel volto arsiccio del barcaiolo si rivede il brusco risaltare
dei muscoli delle guance quale era proprio al manierismo bizantineg-
giante, e ci apparve nell'affresco della cripta della chiesa di Galliano.
I visi delle altre figure hanno forme tondeggianti, quasi tornite ; e sono
23
178
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 127. — Como, Broletto: la morte del sacerdote Marcello.
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
179
singolari per i loro occhi, segnati colla palpebra inferiore orizzon-
tale e contratta, quasi sorridenti: particolare di disegno che fu proprio
dello stile gotico e si ritrova diffuso, ridotto ad uno schema convenzionale,
Fig. 128. — Como, Broletto : le SS. Liberata e Faustina accolte nel monastero.
dovunque l'arte gotica oltramontana abbia estesa la propria influenza.
Nel colorire non è più la tecnica che a lungo abbiamo osservata attraverso
molti secoli, pertinace nell'uso dei profili, nella distinzione dei colori,
180 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nelle bianche lumeggiature applicate sulle vestimenta : qui il pittore mette
ogni studio in una più perfetta fusione d'ogni tinta, delle luci e delle
ombre.
Guidate dal sacerdote Marcello, le sante giungono a Como, e trovano
riparo, secondo la leggenda, in un luogo appartato del suburbio (fìg. 126).
Alia nell'alto un angiolo sorridente, accennando la meta alle sante che
vanno lungo le mura della città, e ascoltano le parole del sacerdote ^
Poi, chiuse in un claustro marmoreo nel quale s'innalzano alcune leggiere
edicolette, le tre fanciulle, vestite ancora delle loro vesli principesche,
parlano triste fra loro, mentre fuori del recinto due donne fanno lamento
sul cadavere del pio sacerdote loro compagno, deposto sopra un cata-
letto (fìg. 127). In fìne, l'angiolo guida di bel nuovo le sante, che vestono
abiti più dimessi, e le conduce ove sono festosamente accolte dalle donne
di un monastero (fìg. 128) ^
La vivacità ingenua della narrazione rende piacevoli per sé quei di-
pinti. I quali sono davvero singolari per lo stile. Vi si possono riconoscere
degli elementi che provengono dalla vecchia maniera bizantineggiante e
degli altri che s'informano alla maniera gotica ; il cui mescolarsi produce
un complesso originale che si potrebbe comparare, specialmente per la
fìgura del barcaiolo e dell'angiolo nel primo degli affreschi, a miniature
di codici dell'Italia superiore, del principio del Trecento, nelle quali si
combinano insieme quelli elementi medesimi ^.
E appunto conviene attribuire gli affreschi di Como al principio del
secolo XIV, sebbene qualche particolare dei costumi possa suggerire una
data più antica. Al confronto di quelli di Angera, che assegnammo al se-
condo decennio del Trecento, il loro stile, assai più sviluppato, potrebbe
invocarsi per giudicarli di tempo più recente : ma riflettendo che
il principio del secolo XIV fu epoca di vivo fermento nella Pittura, sì
che pur in una medesima regione poterono allora trovarsi artisti più
strettamente ligi alla vecchia maniera e altri più pronti a seguire la nuova,
incliniamo ad attribuire anche gli affreschi di Como al primo quarto del
Trecento. E ci conferma in tale opinione la data di altri dipinti nei quali
si ritrova, in uno stadio più progredito, il medesimo stile.
' Una vasta lacuna ch'era quasi nel mezzo del riquadro fu restaurata dipingendovi la figura del
barcaiolo che porta il fardello delle sante. Originale è invece il ponte e l'abside d'una chiesuola, a destra:
particolari nei quali si manifesta l'attenzione rivolta dal pittore alla prospettiva e a determinare lo
scenario. Ciò appare anche meglio nel frammento di un altro affresco del medesimo ciclo, rappresentante
l'interno di una chiesa a tre navate.
* È del lutto rifatta la prima figura a sinistra.
^ Cfr. Venturi, Storia, III, 471 e segg. ■ ■
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
181
Poiché gli affreschi di Como non ci presentano che il primo aspetto
di forme stilistiche delle quali possiamo seguire lo svolgersi nella Pittura
lombarda sin oltre a mezzo il Trecento.
Fig. 129. — Lodi S. Francesco: tomba di Antonio Fissiraga.
A Lodi, nel bel tempio di S. Francesco, tutto parato di antichi af-
freschi votivi \ sorge ancora la tomba di Antonio Fissiraga il vecchio,
' L. BiAGiNi, Chiesa di S. Francesco di Lodi, op. cit., pag. 52 e segg. ; F. De Angeu-A. Timolati, Lodi,
Milano, 1887 ; G. Vignati, Lodi, Milano, 1879.
182
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
del gentiluomo ch'ebbe quasi in signoria la sua città, che partecipò a
molti intrighi politici e, podestà di Firenze, nel 1288 tenne le insegne
dell'oste fiorentina contro Arezzo ^
Quando, nel 1327, messer Antonio Fissiraga venne a morte, egli fu
seppellito in S. Francesco ; e al cittadino
urbis curator populi que laudensis amator ^
Fig. 130. — Lodi, S. Francesco: le esequie di Antonio Fissiraga.
fu eretta una nobile tomba, un grande avello lapideo che due colonne sor-
reggono contro la parete decorata di affreschi (fig. 129).
Sotto l'arca funebre venne dipinta la scena delle esequie (fig. 130).
Il defunto, vestito del saio francescano, giace sopra un cataletto coperto
' G. Villani, Cronaca, VII, 110.
^ L'elogio del Fissiraga, dipinto in lettere trecentesche a sinistra della tomba, sciogliendone le abbre-
viazioni, suona: " f corde lime christum tumulumque conspicis istum — servans lussa dei spem munde
progeniey — natn iacet liac parca fulgens antonius arca — de fisiraga moriens prò lege beata — nobilìs
et clarus nec egenis trux nec avarus — niilicie presul olisque fraudibus exul — urbis curator populique
laudensis amator — cui tu posce deum veniam celique tropheuni f mi" ccc° vicesimo vii" vicesima die
raensis novembris obiit venerabilis railex dominus Antonius de Fisiraga „.
Tav. Vili. — Lodi, S. Francesco : Antonio Fissiraga presentato alla Vergine.
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA METÀ DEL TRECENTO 183
di un drappo a ornamenti, fra i quali è inserito anche lo stemma dei
Fissiraga : gli stanno intorno i frati, con le torce accese; il sacerdote
legge le ultime preci. Povero nella composizione, monotono e terreo nel
colorito, l'affresco può tuttavia essere messo a paragone per fattura e
per il tipo delle figure coi dipinti di Como ^
Con opera e concetto ben diversi fu decorata la parete che s'erge
sulla tomba (tav. Vili). L'ampia superfìcie azzurra, circondata di fasce
multicolori, che forma lo sfondo dell'affresco, è orlata d'una frangia vario-
pinta quasi fosse un tappeto disteso sulla parete per chiudere la scena.
La quale fu ideata con forte sentimento realistico della profondità dello
spazio. Sul dinanzi vi si profìla, di proporzioni ragionevoli, con prospettiva
di qualche esattezza, un'edicola grigia ricoperta d'un tetto di scarlatto vivo,
adorna di trafori e di merlature : nel suo timpano anteriore è fìnto di
bassorilievo, in monocroma, S. Giorgio che uccide il drago ; nel laterale,
un vecchio santo. Al cielo dell'edicola, di azzurro a stelle d'oro, è appeso
con una catenella un grande ovo di struzzo riccamente legato ; ed esso
concorre a dare una più esatta impressione dello spazio, con un artifìcio
che sarà caro anche ad alcuni grandi maestri del Quattrocento, a Piero
della Francesca e a Bartolomeo Montagna, fra gli altri, nei loro dipinti
della Pinacoteca di Brera.
Entro lo scenario così esattamente determinato stanno le figure. Alla
Vergine, ch'è seduta su seggio marmoreo, un santo vescovo e S. Francesco
presentano il vecchio Fissiraga il quale, vestito ora dei suoi abiti signorili,
munito anche di speroni, offre il piccolo modello di una chiesa al Bam-
bino che lo benedice. Vi è movimento nella rappresentazione, nell'atto
premuroso di S. Francesco, nell'espressione trepida del vecchio ; ma ciò
che più dà valore all'affresco è la fattura sapiente nel disegno e il nuovo
uso dei colori nelle carni dipinte con delicatezza grande, con tinte pasto-
samente sfumate, nelle vesti ove si accordano i più gradevoli toni. La
Madonna, che tanto attrae lo sguardo, è vestita di tunica bianca ombreg-
giata di azzurro leggiero ; ha manto d'oltremare, soppannato di giallo : i
suoi capelli ocracei sono coperti d'una cuffietta bianca. Non profili che
contornino le forme, se non che nelle mani : il viso è tutto un delicato
tenue sfumare di vecchie tinte rosate.
Molti manierismi ha il pittore, e li ripete di figura in figura: le
* Qui, come in molti altri luoghi, non posso trattenermi a esplicare le ragioni delle mie afTermazioni,
quando queste risultano evidentemente provate al lettore che osservi le riproduzioni dei dipinti, e istituisca
da sé i necessari confronti.
184
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
enormi orecchie formate in modo calligrafico ; gli occhi dallo sguardo
balenante, colla palpebra inferiore segnata di un tratto orizzontale ; una
tensione dei muscoli dei visi che talora contrae le fronti in opposte rughe.
Tali caratteri, evidentissimi, danno modo di attribuire, con piena certezza,
Fig. 131. — Lodi, S. Francesco: Madonna.
al medesimo pittore un altro dipinto nascosto nell'ombra della navata di
destra della stessa chiesa di S. Francesco di Lodi : una Madonna tutta
vestita di chiaro, in atto di tenere il Bambino ritto in grembo ; nobilis-
sima figura, di forme ampie, di colorito delicato qual'è quella dell'affresco
sulla tomba di Antonio F'issiraga (fig. 131).
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
185
Affinità di stile con que-
sti dipinti, sebbene non si
possa attribuire allo stesso
maestro, dimostra un affre-
sco ch'è sopra uno dei pi-
loni della medesima chiesa,
e raffigura S. Clemente e
S. Elena. Il santo papa, se-
duto in trono, benedice te-
nendo aperto un libro, in-
scritto con un motto ch'era
popolare nel Medioevo ^ ;
e nella forma degli occhi,
delle orecchie ansate, del-
l'ispida barba molto rasso-
miglia alle figure dell'affre-
sco superiore nella tomba
del Fissiraga (fig. 132). La
figura di S. Elena, tutta ve-
stita di rosea tunica, gareg-
gia con quelle per delica-
tezza di colorito.
Risalendo poi oltre Mi-
lano verso la regione co-
masca donde movemmo ,
ritroviamo opere sicure del
pittore della tomba di An-
tonio Fissiraga. Nel batti-
stero di Varese, a sinistra
dell' altare, restano alcuni
avanzi di una composizione
simile al maggiore affresco
di quella tomba (fig. 134).
Sotto un'edicola marmorea,
decorata anch'essa, nel timpano, di un monocroma raffigurante S. Giorgio,
Fig. 132. - Lodi. S. Francesco : S. Clemente.
' Il motto: " festum clementis yemis caput est orientis ,, si ritrova di frequente nei calendari dei
messali.
24
186
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
siede la Vergine col Bambino cui si avvicina, in atto patetico, il Battista
vestito di pelli. Il colorito sfumato delle carni, la forma convenzionale
degli occhi e dell' orecchio e la strana tensione dei muscoli del viso del
Battista corrispondono appieno ai caratteri delle figure nel dipinto della
tomba del Fissiraga.
E uguali forme si ritrovano anche in altri avanzi dell'opposto lato
dell'altare, che raffigurano, sotto una leggera edicola ornata di mono-
cromi, la Vergine la quale accoglie sotto il suo manto di vaio una devota
inginocchiata (fig. 133).
Meglio conservato è l'af-
fresco della lunetta d' una
porta laterale dello stesso
battistero, dipinto dallo stes-
so anonimo maestro. Il fon-
do ne è tutto ornato con lo
stampo del medesimo pun-
zone che r artista impresse
nel nimbo di S. Giovanni e
della Madonna dipinti presso
l'altare : la Vergine tiene in
braccio il Bambino che si
volge a benedire due devoti,
tutta simile nell'aspetto, nei
particolari convenzionalismi,
nella maniera, agli altri af-
freschi del battistero e a quelli
di Lodi (fig. 120).
L'anonimo maestro ope-
rava probabilmente nel se-
condo quarto del Trecento. Lo suggerisce la data stessa della morte di
Antonio Fissiraga, poiché appar verisimile che non si tardasse molto a
dare onorevole sepoltura al patrizio e a decorarne la tomba, la quale
anche nei capitelli ha forme gotiche molto primitive. Né troviamo, sia
nel costume delle figure, sia nella iconografìa, o in altri particolari, argo-
mento che contrasti a quella data.
Non è facile stabilire l'origine artistica del pittore di Varese e di
Lodi. A non riguardare che l'affresco della Madonna col Bambino nella
navata destra di S. Francesco di Lodi si potrebbe ripensare alla Pittura
Fig. 133. — Varese, battistero: Madonna di Misericordia.
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA METÀ DEL TRECENTO 187
Fig. 134. — Varese, battistero : affresco.
188 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
senese della prima metà del Trecento, alle ampie figure di Ambrogio
Lorenzetti ; e, nell'affresco del mausoleo di Antonio Fissiraga, anche il
monocroma rappresentante S. Giorgio potrebbe dar ragione di affermare
tali rapporti. Ma, considerando nel loro complesso tutti i dipinti che ab-
biamo potuto attribuire all'ignoto maestro, il confronto si mostra infon-
dato ; e si scorge come essi differiscano per troppe parti dalla coeva Pittura
toscana. Gli affreschi di Lodi e di Varese hanno nel disegno una certa
durezza ch'è loro propria. Né si ritrova nel tipo delle loro figure nessun
tratto che possa dirsi certamente inspirato dalle nuove forme toscane ;
anzi da queste esso è assai distinto per la forma degli occhi balenanti,
segnati di un tratto rettilineo nella palpebra inferiore, con un manierismo
gotico più forte che non sia in pitture fiorentine e senesi \ simile a
quello che osservammo negli affreschi del Broletto di Como.
Anche l'affresco inferiore della tomba del Fissiraga, ch'è opera di un
mediocre aiuto del miglior maestro, giova a rendere chiare le relazioni
tra i dipinti suddetti e quelli di Como, i quali, sia nella rappresenta-
zione dello spazio — come si scorge specialmente nell'affresco raffigu-
rante la morte del sacerdote Marcello — , sia per l'aspetto delle figure e
per il colorito, preannunciano la maniera del nobile pittore di Lodi e di
Varese. Questi svolse e rese più complesse le forme ch'ebbe dall'arte
locale. Non fu tuttavia insensibile alle opere di maestri toscani : da quelle
trasse esempio alle sue spaziose composizioni, a costrurre più saldamente
le sue figure, forse anche a migliorarne il colorito.
E più oltre ancora ci è dato di seguire le vicende di tale forma sti-
listica determinate da una progrediente influenza della Pittura toscana.
Sull'altura di Castel S. Pietro^ presso Balerna — si profilano verso
mezzodì i colli di Como — , nella chiesa costrutta dal vescovo comense
Bonifacio da Modena, l'anno 1343, restano molti avanzi dell'antica deco-
razione dipinta ^. Le pareti sono ornate di un fregio di mensole tracciate
in prospettiva e di figure di santi entro tondi : l'abside è ancor tutta
coperta dei suoi affreschi.
Entro la conca absidale si scorge ancora, sebbene sia scolorata, la
figura del Cristo benedicente in una grande aureola variopinta fra i sim-
boli degli evangelisti : nella zona sottostante, limitata in alto da una serie
' Il tratto convenzionale del disegno al quale mi riferisco si trova anclie nell'arte di Toscana e di
altre regioni italiane ma non nello stesso grado che nei dipinti dei quali parliamo: e d'altra parte, esso
non è se non un carattere concomitante di altri che nel loro complesso danno agli alTreschi che ora riu-
niamo un aspetto bene distinto da quello delle pitture di altre regioni.
^ Rahn, Wandgem., 24 e segg. ; S. Monti, Storia ed Arte, pag. 208.
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
189
di mensole dipinte in prospettiva e, nel basso, da un veliim, sono alcune
storie del santo titolare della chiesa.
La scena della vocazione di Pietro e di Andrea è assai povera nella
composizione. Sul consueto campo di azzurro riquadrato di verde, dalla
spiaggia rocciosa, Cristo fa cenno a Pietro, che scende dal navicello
Fig. 135. — Como, S. Abbondio : affreschi.
mentre Andrea tiene ancora i remi. Non è nei visi l'espressione vivace
propria degli affreschi del monastero delle SS. Liberata e Faustina o di
quelli di Varese e di Lodi ; né le tinte delle carni, qui livide e senza
rilievo, i colori verdi e gialli stridenti delle vesti possono compararsi
colla gamma forte e delicata del colorito di quelle pitture : ma il
disegno otfre argomento di comparazione coi dipinti suddetti sia in con-
190
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
venzionalismi che derivano dallo stile bizantineggiante, sia in elementi
provenienti dallo stile gotico. Ciò appare anche negli altri affreschi del-
l'abside. Chi analizzi la parte che raffigura S. Pietro seduto su faldistorio
e in atto di parlare verso coloro che gli si avvicinano ^, osserva nel
drappeggiare con pieghe schiacciate, nella forma convenzionale del di-
segno degli occhi, nei tratti calligrafici e rigidi delle chiome, molta
somiglianza stilistica con quelli affreschi; sì che i dipinti di Castel
S. Pietro gli appariscono come un riflesso, sebbene pallido e insignificante,
della forte maniera del maestro che dipinse a Lodi e a Varese.
Fif<. 136. — Como, S. Abbondio: Annunziazione.
Si esplica in sue ultime forme lo stesso stile nella vasta decorazione
del coro di Sant'Abbondio di Como. Tutta l' abside, poligonale, della
grande chiesa sorta ove già nel secolo V era stata costrutta una basilica
cristiana, è rivestita di affreschi ; ne sono coperte anche le lesene delle
pareti, i costoloni che scompartiscono la conca absidale ornati di in-
trecci e di losanghe entro i cui lacunari azzurri sono dipinti in mo-
nocroma busti di donne, di guerrieri, di vecchi, di giovani in bizzarri
atteggiamenti, teste grottesche, animali favolosi. Un grande angiolo di-
' L'affresco rappresenta forse la cattura di S. Pietro. Segue ad esso la Crocifissione del santo. Lo
stesso pittore dipinse sulla parete dell abside l'Annunziazione, la Madonna col Bambino, alcune figure di
santi; sulla lunetta della porta, un affresco della Navicella, ora molto scoloralo.
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
191
spiega le ali al sommo dell'abside, ove conver-
gono quei costoloni. Sull' arco trionfale sono
busti di santi e di profeti, nelle lesene laterali,
entro dischi, busti dei re della stirpe davidica.
E ogni spazio, scompartito dai costoloni e dalle
lesene, è dipinto : nella conca, grandeggia il
Redentore fra la Madonna e il Battista, fra
S. Pietro e S. Paolo ^ ; sulle pareti, sono narrate
minutamente le storie della vita di Cristo : an-
che gli strombi delle finestre sono rivestiti di
ornati, di intrecci geometrici, di racemi (fig. 135).
Vastissimo monumento di pittura, gli af-
freschi dell' abside di S. Abbondio non hanno
punto un aspetto grandioso. L' ampia superfì-
cie, interrotta dagli ornati, suddivisa in ristrette
zone sovrapposte offerse campo a un narratore
loquace non a un artista che riuscisse a com-
posizioni imponenti e monumentali. Ciò bene
appare nel complesso della decorazione e in
ognuno degli affreschi della vita di Cristo.
La lunga leggenda sacra s'inizia con l'An-
nunziazione (fìg. 136). Sopra il campo azzurro
del fondo la scena è composta con scarso senti-
mento dello spazio, che è angusto intorno alle
figure. L'angiolo, vestito d'una tunica a pieghe
leggiere, quasi di velo, è esangue nel viso, trat-
teggiato con una gentilezza manierata che per
vero rammenta assai le forme proprie ai pit-
tori senesi. Ma sia nella sua figura che in
quella della Vergine sono rispondenze cogli
affreschi di Lodi, di Varese, di Castel S. Pietro.
Le quali poi si scorgono più evidenti in altri
affreschi dell' abside, soprattutto nei tondi con
figure dei re della stirpe di David, dipinti cer-
tamente dai medesimi artisti che eseguirono le
altre parti (fìg. 137). La secchezza dei lineamenti, il contrarsi dei muscoli,
Fig. 137. — Como, S. Abbondio:
i Re davidici.
' Gli allreschi della conca dell'abside sono danneggiali da molti guasti e da ridlpinture.
192
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
il disporsi calligrafico dei capelli, e talvolta anche la fusione del colorito
di quelle figure ha intiero riscontro negli affreschi di Lodi e di Varese.
Giova poi ricordare come nella chiesa di Castel S. Pietro si rivedano per-
sino gli stessi elementi di decorazione adoperati nell'abside di S. Abbon-
dio, mensole fìnte in prospettiva, medaglioni con figure di santi in mo-
nocroma.
Vi è adunque ragione di affermare che anche gli affreschi di S. Ab-
bondio siano stati dipinti, intorno alla metà del Trecento, per opera di
artisti lombardi ; anzi conviene ricongiungerli alle forme stilistiche locali
delle quali si può seguire il divenire dagli affreschi delle SS. Liberata e
Faustina a quelli di Lodi, di Varese, di Castel S. Pietro.
Fig. 138. — Como, S. Abbondio: Ingresso di Cristo in Gerusalemme.
È tuttavia da riconoscere che su di essi influisce assai più fortemente
che negli altri l'Arte dell'Italia centrale, sia nello stile, sia nel contenuto
iconografico.
Alcune delle loro composizioni risalgono a prototipi bizantineggianti
che l'Arte toscana aveva già mutato in parte o abbandonato : tale la scena
della Natività (nella quale la Vergine giace ancora sulla coltrice, né si
cura del suo nato) e quella dell'Ingresso di Cristo in Gerusalemme (fig. 138).
Altre corrispondono invece alla iconografia elaborata dalla nuova Pittura
toscana : la Visitazione, l'Adorazione dei Magi (fig. 139), la Presentazione
del Bambino al tempio (fig. 140), e tutte le ultime storie della Passione.
Ma quasi sempre lo spirito drammatico delle composizioni fiorentine e
senesi vien meno nell'opera del pittore lombardo che sostituisce ad esso
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA METÀ DEL TRECENTO 193
una ricerca eccessiva dei particolari, talora un'esagerazione grottesca delle
espressioni, come si scorge nella Strage degli Innocenti (fìg. 141), nella
Fig. 139. — Como, S. Abbondio : Adorazione dei Magi.
Fig. 140. — Como, S. Abbondio: Presentazione del Bambino al tempio.
Cattura di Cristo, nel Diniego di S. Pietro (fìg, 142) ; dipinti singolari per
lo studio del costume, delle armature, e ben differenti dall'arte toscana
25
194
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
anche per lo scarso equilibrio delle composizioni, ora folte di personaggi
ristretti entro spazi angusti, ora troppo semplificate. Sovente poi si svela
più intimamente nel suo carattere l'arte dei pittori di S. Abbondio ^ in certi
affreschi ideati con ingenuità povera, quasi di racconto popolare, narrino
le storie dei magi e ci rappresentino il sogno dei tre re, o raffigurino le
tentazioni di Cristo.
Nel disegno e nel colorito si ritrovano le qualità stesse che sono
nell'iconografia. L'influsso dell'Arte toscana è evidente ; esso dà al pittore
Fig. 141. — Como, S. Abbondio : la strage degli innocenti.
l'abilità di cui fa prova nel dipingere i panni leggieri dell'angiolo annun-
ciante e il velo sul corpo del Cristo crocifisso, gli offre certamente il mo-
dello di molte figure ^ : non riesce tuttavia a togliergli di usare tinte aspre
e discordi, di lumeggiare talora i panni così fortemente da rammentare
la vecchia maniera bizantineggiante. Ma altri caratteri, estranei all'Arte
' Alcune leggiere differenze di maniera tra i diversi affreschi lasciano supporre che nella decora
zione dell'abside di S. Abbondio abbiano collaborato parecchi pittori.
2 Si osservi specialmente l'affresco del Diniego di S. Pietro (fig. 142).
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
195
fiorentina e senese, sì sovrappongono agli elementi toscani : una rigidezza
di disegno e un manierismo gotico che danno agli affreschi di S. Ahhondio
un aspetto lor proprio. Fra altro, nella scena della Fuga in Egitto il
Fig. 142. — Como, S. Abbondio: il diniego di S. Pietro.
disporsi delle figure sopra un unico piano, le pieghe compresse dei panni,
il disegno acuto e rigido dei visi dimostrano, a mio sentire, qualche
relazione con la miniatura gotica d'oltralpe ; della quale il pittore sem-
bra trar profitto pur nel comporre delle bizzarre drólerìes fra i suoi
ornati.
196
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Questi caratteri, estranei alla Pittura toscana, già li trovammo adom-
brati negli affreschi del monastero delle SS. Liberata e Faustina, poi svolti
da un valente maestro a Lodi e a Varese, da un mediocre nella chiesa
di Castel S. Pietro. In S. Abbondio essi riappariscono in uno stadio ul-
teriore di sviluppo, commisti sempre più a quella influenza dell'Arte to-
scana che ormai, per opera di altri artefici, dominava anche nella Pittura
lombarda.
" ff>i '|'.il^''''^'i^'«»w''!ai^:'^--^^*■^ ..:ya^»i ■ ■-n
rtl
Fig. 143. — Como, Broletto: affresco.
Potremmo indugiare nel riunire altri monumenti della stessa forma
stilistica ma d'uno stadio più progredito e meno singolare: non ri-
cordiamo che un dipinto, nel Broletto di Como, rappresentante un
giovine, riccamente vestito nella foggia del Trecento, e coronato di
rose, al quale un cadavere porge un cartello con parole di ammoni-
zione ^ (fìg. 143) ; un altro affresco, nel medesimo luogo, rappresentante un
^ L'affresco fu distaccato dalle pareti dello stesso Broletto ove ora sì trova. Reca l'iscrizione: "hoc
opus fecit fieri Cania pilizarius „ ; e, anche per il costume della figura, può assegnarsi alla metà der
secolo XIV.
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA METÀ DEL TRECENTO
197
santoli una Madonna col
bambino nella chiesa di
S. Maria di Oleggio.
Negli affreschi lombar-
di che abbiamo così coor-
dinato insieme, fra gli altri
elementi stilistici sono da
scorgere gli effetti di un
ultimo digradare fra noi
dell'influsso gotico d'oltral-
pe del quale nella Pittura
dell'Italia centrale non si
trovano che delle tracce
trascurabili. Ciò non è mol-
to evidente a primo aspetto
perché quelli affreschi non
concordano con la Pittura
oltramontana nei suoi ca-
ratteri più speciali (nell'uso
di tinte senza rilievo, nella
tendenza a schemi orna-
mentali), ma diventa pa-
lese quando si proceda ad
una ricerca topografica dei
monumenti della Pittura
dell' Italia superiore anche
oltre i confini della Lom-
bardia. Movendo allora da
questa verso il vicino Pie-
monte, che in ogni tempo
fu irradiato vivamente dal-
Fig. 144. — Vercelli, S. Andrea: tomba dell'abate Tommaso.
' Proviene dalla chiesa di S. Margherita. A questo medesimo gruppo di dipinti si può riunire
l'affresco trovato negli scavi dell'absidiola destra della antica chiesa di S. Giorgio di Como, in Bor-
govico. Di un periodo antecedente, della prima metà del Trecento, e con più forti intuissi oltramontani
sono gli affreschi, molto guasti, che ancora si veggono sopra il nartece della chiesa di S. Abbondio di
Como, rappresentanti la Madonna col bambino fra due santi, ed alcune storie di S. Adalberto.
198
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
l'Arte d'oltralpe, si ritrovano dei dipinti nei quali l'influsso oltramontano
si fa, gradualmente, sempre maggiore quanto più siano lontani dalla re-
gione lombarda.
A Vercelli, nella chiesa di S. Andrea, la tomba dell'abate Tommaso
Gallo (fig. 144) venne decorata, verso la metà del secolo XIV \ di affreschi
Fig. 145. — Parigi, Bibl. Naz., ms. lai. 4895: Natività di Abramo.
che hanno somiglianze con quelli lombardi, e ricordano anche le composi-
zioni consuete ai miniatori dell'Italia settentrionale, nella scena raffigu-
' Lo stile delle sculture e delle pitture della tomba designa il sec. XIV, e si oppone all'opinione co-
mune che la tomba sia del sec. XIII : cfr. E. Mella - 11. Paste, S. Andrea di Vercelli, Vercelli, 1907, pag. 485,
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
199
rante l'abate in cattedra fra i suoi discepoli, ma per il modellato scarso
e per il comporsi delle pieghe sono improntati più profondamente di
manierismo gotico che gli affreschi lombardi. Più oltre, nel chiostro della
badia di Vezzolano, fra altri dipinti, l'affresco rappresentante la Madonna
in trono col Bambino fra due angioli si avvicina allo stile gotico francese
nel suo colorito senza rilievo, nelle movenze contorte delle figure ^ E nella
valle di Susa, che i valichi alpini uniscono più direttamente alla Francia,
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7
Fig. 146. — Parigi, Bibl. Naz., ms. lat. 4895 : Natività di Giacobbe e Morte di Isacco.
certi dipinti, della metà del Trecento, nella sagrestia della chiesa di
S. Francesco sono pur molto affini all'arte transalpina.
Per confronto con tali pitture del Piemonte si scorgono più chiari
negli affreschi lombardi di Como, di Castel S. Pietro, di Lodi e di Va-
rese i riflessi, attenuati, del medesimo stile oltramontano. Il quale non è
il loro maggior elemento costitutivo, ma serve tuttavia a distinguerli da
quelli d'ogni altra regione, e, unendosi con altri diversi elementi, concorre
a formarne il carattere locale.
1 Cfr. L. MoTTA-CiACCio, Gli a/freschi di S. Maria di Vezzolano (L'Arte, 1910, 338).
200
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
In molti codici miniati nell'Italia superiore durante la prima metà
del Trecento, e anche in epoca alquanto più tarda, lo stile delle minia-
ture dimostra delle vicende analoghe a quelle che abbiamo osservato
''^^;
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Fig. 147. — Parigi, Bibl. Naz., ms. lat. 4895: l'esodo dall'Egitto.
negli affreschi lombardi : dalle forme bizantineggianti si tramuta in una
nuova maniera nella quale ha parte, in vario grado, l'influsso dell'Arte
toscana, senza tuttavia costituirne i caratteri più salienti, i quali anzi
hanno una propria originalità ; talvolta esso è improntato assai pro-
fondamente dello stile gotico oltramontano.
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
201
Nei manoscritti miniati allora nella regione emiliana le forme bizan-
tineggianti si mutano lentamente, piuttosto per uno svilupparsi loro
proprio che per influenza della nuova Arte toscana, riuscendo quasi di
preparazione all'opera di Vitale da Bologna e d'altri pittori emiliani ^
Né diversamente si svolse lo stile della Miniatura nella Lombardia, per
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Fig. 148. — Milano, Bibl. Ambrosiana, ms. P. 165 sup.: leggenda di S. Tommaso.
quanto ci è dato di vedere in alcuni codici di probabilissima origine
lombarda, della prima metà del Trecento.
. Il più importante fra quelli è certamente il " Pantheon „ di Goffredo
da Viterbo, ora nella Biblioteca Nazionale di Parigi (ms. lat. 4895), vergato
' Venturi, Storia, V, 942. — All'arte dei miniatori è da connettere la maniera dell'ignoto maestro che
dipinse, nei primi decenni del Trecento, nel battistero di Parma un affresco raffigurante il vescovo Ghe-
rardo Bianchi, morto nel 1302, presentato alla Vergine dal Battista. Il Lopez (Il Battistero di Panna, Parma,
1864, pag. 237 e segg.) attribuisce, senza ragione, l'affresco alla fine del secolo XIV o al principio del XV.
Il dipinto nel terzo uicchione del battistero, a destra dell'altare, ha con quello strettissime somiglianze
di stile.
26
202
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
dal notaio milanese Giovanni de Nuxigia, nell'anno 1331 \ Alcune delle
sue miniature rassomigliano assai a quelle dei manoscritti emiliani sia
per lo stile che per la tecnica, ma altre ne differiscono di molto ^ In
queste, l'esecuzione è rapida, quasi impressionistica : le tinte, di aspetto
alquanto gessoso, sono vivacissime
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nei rossi e negli azzurri delle vesti^
terree nelle carni (fìgg. 145-147).
L' illustrazione è più briosa che nei
manoscritti emiliani; non contenuta
da scorniciature, essa invade il testo
coi suoi frastagliamenti, ne rappre-
senta la materia nel modo più pit-
toresco. Sugli sfondi, sovente a stria-
ture d'oro, il miniatore si studia di
segnare la prospettiva delle distanze
figurando il terreno a strati roc-
ciosi salienti e digradanti ; alle pic-
cole figure, tratteggiate sommaria-
mente nei visi, egli avviva gli occhi
con una bianca favilla posta ac-
canto all' iride nera, e dà loro una
vivacità di gesti talora quasi grot-
tesca. È il suo un naturalismo in-
genuo, ricco di divagazioni e ana-
cronismi degni dei cartelloni di un
narratore popolare : nelle esequie
di Giacobbe, mentre le donne stri-
dono disperatamente sul cadavere,
i monaci muovono in processione
verso una chiesa preceduti dal crocifero (tav. IX) !
Che il codice del " Pantheon „ di Goffredo da Viterbo sia stato miniato
a Milano appare certo, anche perché possiamo unire alle sue le miniature
di un altro codice di sicura provenienza lombarda : un passionarlo, proprio
in
Infcpyat
Fig. 149. — Milano, Bibl. Ambrosiana,
ms. P. 165 sup. : leggenda di S. Giorgio.
• Ciò è notato nella postilla terminale dalla quale appare anche che il ms. fu eseguito per Azzone
Visconti: cfr. L. Delisle, Le Cabinet de Mss., Parigi, 1868, I, 129. Il Venturi (Storia, V, 1011 e segg.) sembra
non aver conosciuta la provenienza milanese del ms.; osservò tuttavia come le sue miniature ditTcriscano
dalla più comune maniera bolognese.
^ Alla prima maniera appartengono soltanto le miniature delle ce. 1, 6, 6 v., 7 ; alla seconda, più
originale, le molte altre.
^ ' titep fACWm gnni< ttiiius gnux# iOto^
j'jKiTi'Kfiitnt f vrrii J«<V iliifUTO -«niHn.
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Tav. IX. — Parigi, Bibl. Naz.; nis. lai. 4895: Morte di Giacobbe.
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
203
wittvj
della chiesa milanese, ora nella Biblioteca Ambrosiana (ms. P. 165 sup.) ^
Le miniature del quale hanno tali affinità di stile con quelle del
" Pantheon „ da doversi credere opera di una medesima scuola : ideate
con eguale vivezza di narrazione, _
sono eseguite con fattura simile nel
colorito vivace e nel rapido model-
lato. E vi si ritrova negli sfondi per-
sino il terreno a scheggioni rocciosi
così singolare nelle miniature del
codice parigino (figg. 148-150).
Ai due manoscritti miniati a
Milano, altri se ne possono unire
che, per i loro caratteri stilistici,
sono di probabile origine lombarda:
una grande bibbia della collezione
del Duca di Leicester '^ , un Tito
Livio della Biblioteca Civica di Lip-
sia ^ ; codici che difTeriscono da
quelli emiliani, sebbene siano d'una
maniera stilistica loro affine, e hanno
somiglianze coi suddetti manoscritti
milanesi. Dei quali preannunciano
la vivace maniera le miniature del
" Tristan „ (ms. fr. 755) e quelle,
assai più rozze, delle " Expositions
de l'évangile „ (ms. fr. 187), ora nella
Biblioteca Nazionale di Parigi, co-
dici che provengono dalla libreria
viscontea del castello di Pavia e si
possono perciò supporre lavoro di
miniatori lombardi '^. Fig. ISO.- Milano, Bibl. Ambrosiana, ms.P.ieS sup.
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tvmt^^itfifttr.i\ott^
Dimnfìt-.vt*fvvntr0i
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tuumtf CTrt
' Il codice è di vario contenuto. Vi sono inserite ce. 21 di un passionario di santi della chiesa
milanese: SS. Babila, Ambrogio, Calocero, Tecla, Siro, ecc.
•^ L. DoREz, Les Mss. à peinl. de la Bibl. de Lord Leicester. Parigi, 1908, pag. 44 e segg. — Alla bibbia
di Lord Leicester il Dorez ne unisce un'altra della biblioteca Comunale di Catania, da noi non veduta.
^ Bruck, Malereien, pag. 163: ms. LXX. — Anche un volume di Decretali della Biblioteca vescovile
di Klagenfurt (R. Eisler, Hdsclir. in Kàrnten, Wien, 1907, pag. 19) ha qualche relazione coi suddetti mss.
* Per il ' Tristan ,, cfr. capit. VI. — II ms. delle " Expositions de l'évangile „ di scrittura italianeg-
giante, ha miniature di scarsissimo valore. Fra le quali tuttavia quella a ce. VI si direbbe eseguita da
un precursore del miniatore del " Pantheon ,.
204
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
In un messale della Biblioteca Ambrosiana (ms. C. 170 inf.), mi-
niato per Roberto Visconti, poi arcivescovo di Milano, verso la metà del
Trecento, le miniature mostrano affinità di colorito e di disegno con
Fig. 151. - Milano, Bibl. Ambrosiana, ms. C. 170 inf.: Roberto Visconti.
quelle dei manoscritti emiliani, se si osservi soprattutto la figura del
Visconti inginocchiato dinanzi a un edicola (fig. 151) ; ma esse recano
anche delle tracce di influenze dello stile gotico d'oltralpe. Del quale
congetturiamo essere documento singolarissimo per la Lombardia un
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO
205
codice istoriato di scene della vita di Cristo (fìg. 152), con brevi
leggende latine, della Biblioteca Ambrosiana (nis. L. 58 sup.). Che i suoi
disegni, tracciati leggermente a penna, siano derivati da un modello
francese non ci sembra dubbio, per il loro raffinato convenzionalismo,
per le forme calligrafiche d'ogni parte delle figure. Né troviamo sufficienti
argomenti per attribuirli, come altri vuole ^, all'arte senese, mentre lo
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Fig. 152. — Milano, Bibl. Ambrosiana, ms. L. 58 sup.: Adorazione dei Magi.
^
• Il Ceriani (Canonical Histories repr. froiii an Ambros. Ms., Milano, 1873) fu d' avviso che il codice
appartenga alla prima metà del sec. XV e sia opera d'arte toscana. A tale opinione contradiciamo
intieramente in riguardo della data non della provenienza perché anche in opere minori dell'arte
senese, soprattutto negli smalti (cfr. Venturi, Storia, IV, 940 e segg.), si potrebbe trovare qualche
paragone a quei disegni. E ci fa esser anche più perplessi l'aver trovato nel cuore stesso di Toscana, a
S. Miniato al Tedesco, nell'Archivio del Duomo, una grande pergamena del 134.3, contenente un privilegio a
certe monache del luogo, la quale ha una miniatura d'intestazione, di puro carattere francese. — Per
confronto dei disegni del codice ambrosiano con l'arte francese vedi specialmente: Monuments Pio<, XVI,
pag. 61 e segg.
206
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
stendardo visconteo ch'è figurato in una delle miniature (fìg. 153) rende
verisimile, se non sicuro, che il codice originale francese sia stato copiato
da un miniatore lombardo.
Tali manoscritti mostrano come nella Lombardia, nella prima metà del
Trecento, la Miniatura avesse un aspetto proprio, già lontano dalle forme
bizantineggianti sebbene ancor poco penetrato di influssi toscani, talora ir-
radiato dall'Arte oltramontana. Essi confermano che nella Pittura lo stile,
svolgendosi in modo analogo, potè giungere a forme originali come
appunto vedemmo, seguendolo dalla vecchia maniera bizantineggiante,
già alterata da qualche nuovo elemento, degli affreschi di Angera, al
profondo rinnovamento che appare negli affreschi delle SS. Liberata e
Faustina, a Como, che si rivela, in più alta perfezione, accogliendo
ormai anche influssi toscani, nelle opere del pittore della tomba di
Antonio Fissiraga, e indi digrada in vario modo negli affreschi della chiesa
di S. Abbondio di Como e di Castel S. Pietro.
Fig. 153. — Milano, Bibl. Ambrosiana, ms. L. 58 sup.: Cristo dinanzi a Gerusalemme.
Fig. 154. — Vertemate, chiesa della Badia : Pietà.
LA PITTURA
NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
Influenza dell'arte giottesca nella prima metà del Trecento : affreschi vari. I dipinti
del tiburio della chiesa di Viboldone. — Giovanni da Milano. II problema delle
sue origini artistiche. — Gli atlreschi di Solaro, Viboldone, Bellinzona, ecc. :
raffronti con le opere di Giovanni da Milano. — Svolgersi originale della Pittura
lombarda : gli affreschi di Mocchirolo, Leniate, Albizzate, ecc. — Rapporti con la
Pittura nelle regioni circostanti.
Non soltanto per lenta e oscura trasmissione giunse anche nella
Lombardia il nuovo stile fiorente in Toscana, ma vi si affermò
per opera diretta dal suo maggior artefice, di Giotto. E sebbene
non si ritrovi più nessuna traccia degli affreschi che il maestro lasciò a
Milano ^, il riflesso della sua arte è per tutto.
Nel palazzo arcivescovile di Milano, che Giovanni Visconti, il prelato
magnifico, aveva ampliato ^, si vedevano ancora a principio del Cinque-
cento pitture antiche, lucide " come specchi „ ^. Poi, l'edificio fu alterato
' Vasari, I, 400 : Giotto * lavorò anco in Milano alcune cose, che sono sparse per quella città, e che
inslno a oggi sono tenute bellissime ,. Cfr. il capitolo precedente.
'' GiuLiNi, Memorie, V, 377. — Nel 1353 gli edifìci di Giovanni Visconti son detti, in un documento :
' noviter constructi „. Nella cappella del palazzo Giovanni Visconti si era fatto dipingere in atto di ora-
zione dinanzi alla Madonna (P. Jovi, Vilae XII Viceconiitum). Probabilmente risalgono al tempo del suo
arcivescovado (1342-1354) anche gli avanzi degli affreschi dei quali diamo notizia.
' Anonimo Morelliano, Notizie d'opere del disegno, Vienna, 1898: " in la corte archiepiscopale le pitture
a fresco che rìsplendono fin hoggidi come specchii furono de man de maestri vecchissimi ,.
208
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nella sua struttura, e quelli affreschi andarono distrutti ; ma nella parte
di esso che prospetta il duomo, e reca all'esterno lo stemma di Gio-
vanni Visconti, abbiamo ritrovato, nei polverosi solai, alcuni avanzi delle
antiche decorazioni, che si conservarono al sommo delle pareti, sotto i
Fig. 155. — Milano, palazzo arcivescovile : aflresco.
soffitti ora nascosti, e fregiati anch' essi di sottili ornamenti di stucco.
Quelle pareti erano istoriate a riquadri : qua e là, di sotto la calce, vi
appaiono ancora frammenti di pitture. Da un lato, dinanzi a un perso-
naggio seduto e assistito da più altre figure, sta una donna velata, che
porta in braccio due neonati e sembra attendere giustizia (fig. 156): in
LA PITTURA NELLA SECONDA META IJEL TRECENTO
209
altra parte, in un paesaggio di rocce schematiche, sono due guer-
rieri, uno dei quali fa atto di alto stupore (fig. 155). Il disegno è sicuro.
Fig. 156. — Milano, palazzo arcivescovile: affresco.
dà alle figure espressioni intense, e hene determinate : il colorito è raffi-
nato, con tinte pastose e chiare nel nohile viso della donna, rossastre e
forti nei due guerrieri. In complesso, gli affreschi hanno caratteri di fat-
27
210
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tura e di stile del tutto simili a quelli della Pittura toscana, nelle opere
dei migliori seguaci di Giotto ; e si possono affermare eseguiti da artista
intieramente educato all' arte fiorentina.
Nella base del campanile della chiesa milanese di S. Marco ove sono
conservati certi affreschi d' una cappella ch'era in quel luogo, forse dei
primi decenni del Trecento, verso la metà del secolo XIV occorse
probabilmente di comple-
Ù|^^*"*'* " -■""-'•■"■■ - ---"-"mÈma^mji^^gmt ^^j.g q jj riparare quella
decorazione. L'artista che
fu chiamato a tal lavoro,
dipingendo tra i vecchi
santi alcune altre figure
(fig. 157), vi si mostrò già
tutto assorto nella nuova
maniera toscana.
E in molti altri luo-
ghi della Lombardia re-
stano segni saltuari della
rapida e profonda azione
dello stile giottesco.
A Mantova, al sommo
dell'antica torre della Gab-
bia, ove era una cappella,
rimangono alcuni avanzi
di affreschi della prima
metà del Trecento ; fra i
quali la Disputa di Gesù
nel tempio mostra chiari
riflessi dello stile giottesco
in forme primitive, perché ancora vi balenano certi caratteri bizantineg-
gianti come in un altro affresco ora trasportato nel Museo Civico \
Nella chiesa di S. Francesco di Lodi una Crocifissione dipinta sul
primo pilastro di destra riunisce anch'essa elementi giotteschi e vieti ma-
nierismi: la figura della Madonna che piange presso la croce (fìg. 158), in
tanto e contenuto dolore, è certamente inspirata nella sua espressione al-
Fig. 157. — Milano, S. Marco : Un Santo.
^ Mantova, Pinacoteca: n. 6. — L'affresco rappresenta la Madonna col Bambino e un santo vescovo,
e può essere attribuito alla prima metà del Trecento.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
211
r Arte toscana, della quale anche imita la tecnica nel colorito semplice
e sfumato ; ma nel drappeggiare vi si vedono ancora dei tratti che al-
trove erano già in disuso. Il drammatico spirito giottesco informa anche
la Deposizione nel sepolcro affrescata in S. Francesco di Brescia ^ Sul
Fig. 158. — Lodi, S. Francesco: l'Addolorata della Crocifissione.
terreno di pietra scheggiata si apre il sarcofago : vi è steso il Redentore,
e la Vergine si getta su di lui piangendo, haciandolo, mentre all'intorno
si lagnano i discepoli e le pie donne. Non soltanto l'intimo sentimento,
■ Cavalcaselle, Pittura, IV, 243.
212
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
ma il tipo delle figure e gli atteggiamenti sono tratti dalla Pittura
fiorentina. Ed esemplato su modelli toscani è anche il grande Crocifisso
della medesima chiesa, dipinto su tavola, simile ai Crocifissi dell' Italia
centrale.
Riflessi dello stile giottesco nell'aspetto delle figure e nella solida
struttura dei corpi si veggono anche nel grande affresco della chiesa di
S. Michele di Monza, singolarissimo per il suo soggetto che sembra inspi-
rato dalla devota credenza, registrata già nella " Legenda aurea „ di Ja-
copo da Varagine, che nella lesta d' Ognissanti tutti i beati della Chiesa
Fig. 159. — Bergamo, S. Maria Maggiore: l'albero di S. Bonaventura.
trionfante, con S. Pietro vestito in abito pontificale, si adunassero a pre-
gare per i fedeli della Chiesa militante ^
A Bergamo, in S. Maria Maggiore la parete terminale del transetto di
destra è ancora decorata d'un grande tratto del vastissimo affresco che
vi raffigurava l'albero della Vita secondo la dottrina di S. Bonaventura.
Il santo sta inginocchiato a pie del tronco gigantesco che stende in alto
i suoi rami, fra i quali sono espresse molte scene dell'antico e del nuovo
' Jacobi \ Varagine Legenda Aurea: De feste omnium sanctorum. — Per altre, non accettabili, spie-
gazioni dell'affresco, cfr. : D. Sant'Ajibrogio, Il grandioso dipinto d'una messa votiva {Rassegna d'arie, 1907,
62 e segg.), notando come sia intieramente arbitraria l'identificazione di alcune delle figure con Teodo-
linda, Agilulfo e altri personaggi profani: esse tutte sono figure di santi, hanno il capo fregiato di nimbo!
— Il dipinto appartiene, a nostro parere, alla prima metà del sec. XIV.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
213
Testamento ; S. Francesco e altri santi del suo ordine, Maria e Giovanni
si adunano intorno, dolenti, come nelle Crocifissioni (fìg. 159). Sono figure
che ritraggono intieramente dallo stile giottesco la loro forte struttura,
l'intensa espressione. Né da quello stile si dipartono le scene figurate tra
i rami, con finezza di miniature, che anche nell'iconografia (si veda in par-
ticolare la storia della Natività) si accordano con l'Arte toscana (fig. 160).
La lunga scritta che accompagna 1' affresco e lo dice dipinto a spese di
Guido de' Suardi — questi devotamente sta inginocchiato fra i santi —
è recente; ma ripete probabilmente un'iscrizione più antica, o si fonda
su valide tradizioni perché lo stile consente bene con la data del 1347
ch'essa assegna al dipinto ^
Fig. 160. — Bergamo, S. Maria Maggiore: l'albero di S. Bonaventura (particolare).
Altre pitture di minor conto, quali sono quelle del 1354 nell'antico
convento di S. Francesco di Vimercate ', si potrebbero aggiungere alle
suddette. Le quali, se non concedono di ricostituire nel suo svolgersi una
qualche individualità d'artista, offrono prova sufficiente della larga diffu-
sione dell'Arte toscana in tutta la Lombardia già nella prima metà del
' Cavalcaselle, Pittura, IV, 225. — La figura del devoto non soltanto occupa il posto d'un'altra che
fu cancellala, ma ci sembra che differisca alquanto dalle altre parti dell'affresco cosi che potrebbe essere
attribuita alla seconda metà del secolo XIV, o all'opera di un pittore più progredito di quello che dipinse
il resto dell'affresco. — Nella stessa chiesa di S. Maria Maggiore entro un'antica absidiola del transetto destro
si trovano degli affresclii del Trecento di diverse mani. Alcuni dei quali possono connettersi alle pitture
lombarde meno improntate dall'Arte toscana, altri manifestano l'influsso giottesco, specialmente una
Madonna col Bambino fra santi e un'Adorazione dei Magi che in qualche parte possono compararsi coi
dipinti di Giovanni da Milano.
^ GiuLiNi, Memorie, V, 386.
214 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Trecento, mentre in tale riguardo, e perché hanno un grandissimo valore
intrinseco, sono notevoli sopra tutti gli altri alcuni affreschi dell'antica
badia di Viboldone, nell'agro milanese, che un'iscrizione attesta essere
stati dipinti nell'anno 1349, poco più di un decennio dopo il soggiorno
di Giotto a Milano \
Nel tiburio della chiesa di Viboldone, sulla lunetta di fondo, è figu-
rata la Vergine tra alcuni santi (fig. 161). Siede, augusta, sopra un
trono marmoreo, ornato di trafori e di pinnacoli gotici, grigio su l'oltre-
mare dello sfondo. L' azzurro del suo manto, il roseo delicato della
tunica, che modella con dolci sfumature le forme del seno, sono com-
posti insieme con perfetta armonia. Sul nimbo, di rilievo, e dorato, il
suo viso è colorito di roseo caldo e vivace, con tinte lievi. Intorno al
trono stanno, poderosi, senza angustia di spazio, i santi : S. Bernardo e
un vescovo, contemplativi ; S. Giovanni che accenna verso il Bambino, il
quale si volge dal grembo materno a benedire un devoto che l'arcangelo
Michele gli presenta. Ogni figura è plasmata con tale potenza e verità
che superano tutti gli affreschi sin qui ricordati, con tale piena umanità
di concezione che trova paragone soltanto nell'Arte toscana o negli ar-
tisti che più si avvicinarono a quella. E invero ogni parte dimostra una
forte influenza della Pittura fiorentina: la composizione, affine agli schemi
adoperati dai toscani negli affreschi e nei polittici ; i tipi delle figure ;
anche il semplice e scultorio drappeggiare. Tuttavia si può osservare nel
colorito, soprattutto riguardando la figura del santo vescovo, un modo
rapido e quasi impressionistico che non conosciamo essere stato in nes-
suno dei pittori fiorentini della prima metà del Trecento, tutti più accu-
rati e minuziosi: il viso di quel santo è tinteggiato di un roseo vivo con
lumeggiature larghe, quasi a macchia, che danno al colore una grande
leggerezza e producono un effetto di chiaroscuro molto vigoroso.
Nella lunetta della parete dirimpetto, nel tiburio stesso della chiesa
di Viboldone, è la parte mediana di una rappresentazione del Giudizio
universale, la quale si svolgeva anche nelle due pareti laterali, ora co-
perte quasi per intiero di scialbo. Cristo giudice troneggia entro un'au-
reola, così grandioso nell'aspetto e nell'espressione da rammentare il Cristo
' W. SuiDA, Le opere di Giovanni da Milano in Lombardia (Rassegna d'Arte, 1906, pag. 12 e segg.) ; Id.,
Sliidien zar Trecentomalerei (Rep. /. Kw., XXXI, 212) ; Venturi, Storia, V, 891 ; G. Gagnola, Gli aff'rescììi di
Viboldone e di Solaro (Rassegna d'Arte, 1907, pag. 37 e segg.). Intorno alla badia di Viboldone, cfr. anche:
L. Beltuami - Sant'Ambrogio - Fumagalli, Reminiscenze, I, 43-45 ; D. Sant'Ambrogio, La lastra sepolcrale di
G. de Villa (Arch. St. Lomb. XX, 550).
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
215
216
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
del Giudizio che Giotto dipinse nell'Arena di Padova (fìg. 162). E anche gli
angioli che fanno cerchio al Redentore, ricordano lo stesso lavoro del
sommo maestro, mentre pur nei residui di affreschi sulle pareti laterali
ove, da un lato, è inginocchiata la Vergine con una schiera di santi, e
dall' opposto lato sta il Battista con un coro di patriarchi e di guerrieri
— anche si veggono sotto tali figure, in entrambe le parti, due santi
Dottori seduti al loro seggio — , traluce la medesima maniera ^ che at-
tinge da Giotto il suo miglior vigore.
Fiff. 162. — Viboldone, chiesa della badia : Cristo giudice.
In vero, malgrado i caratteri particolari che osservammo nel colo-
rito, siamo spinti a domandarci se gli affreschi di Viboldone non siano
opera di un immediato seguace di Giotto, di un maestro venuto di To-
scana ! Essi specialmente, insieme con le molte altre pitture sparse in
Lombardia e improntate dai princìpi del nuovo stile, valgono a prean-
nunciare il sorgere di un maestro lombardo che, del tutto padrone della
' In qualclie parte tuttavìa gli affreschi sembran dipinti da artista meno abile di quello che affrescò
la parete terminale : ma è difricile affermare che ciò non dipenda dalle cattive condizioni delle pitture.
LA PITTURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 217
tecnica giottesca, dirà chiaramente le tendenze già adombrate in opere
più anticlie dell'arte locale, e di fronte ai pittori fiorentini potrà apparir
munito del loro stesso viatico di mezzi e di tradizioni, ma rivolto ad un
suo cammino.
Circa il 1350 fu inscritto in una lista dei pittori forestieri che dimo-
ravano a Firenze, un " Johannes Jacobi de Como „ il quale, con tutta
probabilità è quello stesso che nel 1363 è segnato nella matricola dei
medici e degli speziali col nome di Giovanni di Giacomo di Guido da
Como, e in un atto del 1365 vien indicato come " Johannes pictor de
Kaverzaio „ — di Caversago, piccola terra nel Comasco — mentre in un
dipinto, segnato con la data stessa, egli si firmò : Giovanni da " Me-
lano „ ^
L'atto del 1365 rischiara la storia della sua opera più importante, a
noi pervenuta ^. I Capitani d' Orsanmichele vi concedono a Giovanni da
Milano una proroga per compiere gli affreschi dei quali si era obbligato
di decorare la cappella della sagrestia di Santa Croce.
Di certo, quando il maestro ebbe commissione dell' opera ragguar-
devole, egli doveva essersi già molto affermato nell' Arte. E nel tempio
augusto che adunava opere di Cimabue, di Giotto, di Taddeo Caddi, del
Giottino, la sua parola suonò non soltanto alta, ma nuova.
Nella cappella della sagrestia di Santa Croce, soltanto la volta, il
sottarco sull'ingresso, i tre riquadri superiori della parete di sinistra, con
storie della vita di Maria, e i tre opposti della parete di destra, con
storie della Maddalena, furono dipinti da Giovanni da Milano, come
è dimostrato dal confronto stilistico con la Pietà, della Galleria dell'Ac-
cademia di Firenze, eh' egli eseguì nell' anno stesso in cui attendeva agli
affreschi di Santa Croce, e dalle qualità degli altri affreschi della cap-
pella assai distinte da quelle proprie del maestro.
Nella lunetta della parete di sinistra, che rappresenta Gioacchino
cacciato dal tempio, si rivela ampiamente nel suo intimo l'arte di Gio-
vanni da Milano, e afferma la propria originalità per caratteri ben diversi
da quelli degli altri seguaci di Giotto (tav. X).
^ Cavalcaselle, Pittura, II, 93 e segg. ; W. Suida, Fior. Maler, 27 e segg. ; Venturi, S/ori'a, V, 896 e segg.
^ Vasari, I, 572.
28
218 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Giotto, infondendo nella semplicità dell'arte medioevale una profonda
osservazione dell'animo umano, aveva ideato austeramente le scene sacre, le
aveva composte con spirito di drammaturgo sdegnoso d'ogni cosa che non
fosse essenziale alla visione che lo dominava. E negli affreschi dell'Arena
di Padova dimostrò tale sua qualità compiutamente nello stesso episodio
della Cacciata di Gioacchino, ch'è concepito con severità tragica, con
impareggiabile vigore.
I seguaci di Giotto, sovente eredi soltanto materiali e non spirituali
del maestro, si attennero alla semplificazione delle scene che per 1' arte
di Giotto era stata una necessità e per loro fu quasi sempre senza ra-
gione. Essa ostacolò per lungo tempo, imponendo agli artisti i suoi
vincoli idealistici, quelle nuove conquiste naturalistiche che nel Tre-
cento furono opera e merito più di pittori d'altre regioni che dei fio-
rentini. Ma Giovanni da Milano vinse le tendenze che gli erano intorno,
a Firenze, e libero affermò la propria indole ^
Non dramma : l'episodio della vita di Gioacchino non ha che un'im-
portanza secondaria nell'ampia composizione ideata dal pittore. E una
solenne cerimonia liturgica. Entro il tempio a molte navate — l'abside
è fosca di ombre — sono adunati gli offerenti. Le movenze delle lor
schiere sono composte cosi che indicano il succedersi d'ogni fase della
cerimonia: a destra, coloro che già presentarono l'offerta si ritirano, inchi-
nandosi profondamente, mentre altri si avanzano da sinistra protendendo
energicamente le vittime, i timidi agnelli rannicchiati ; intenti, attendono
il loro turno gli altri, senza volgersi a Gioacchino che si allontana ;
gravi, stanno di fronte, in doppia schiera, le vedove vestite di bruno e
le giovani donne, dai seni ricolmi, strette nelle ricche vesti orlate di
velluto, nitide in viso, con le chiome gialline attorte in trecce e ornate
di diademi. Le formose donne, belle nelle eleganti fogge del Trecento,
danno alla scena un alito di vita vera, e quasi profana ; le figure che,
nell'estremità dell'affresco, sono celate dalla cornice della lunetta, indu-
cono l'impressione della presenza d'una vastissima moltitudine, fanno
pensare che il dipinto non sia che un tratto d' una più vasta azione.
Bene i pittori di Firenze poterono guardare curiosamente, se non
con ammirazione, l'affresco ch'era così diverso dai loro austeri concetti :
e forse lo giudicarono " lombardo „ ! La tecnica stessa vi differiva da
'■ Cfr.: O. SiRÉN, Giottino, Lipsia, 1908, pag. 52 e segg. Il Sirén ha delineato molto giustamente la
fisionomia artistica di Giovanni.
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LA PITTURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 219
quella abituale alle opere loro : che, sebbene essa nella sua sostanza abbia
origini giottesche, negli effetti differisce da quella dei pittori fiorentini
non meno che differiscano dai fiorentini gli intenti estetici del maestro.
Il chiaroscuro attrae sopra ogni altra cosa l' attenzione di Giovanni
da Milano ; e per la sua intensità e finezza — in confronto di quello
ch'è nelle opere degli altri pittori di Firenze — costituisce il maggior
pregio e il carattere più singolare del colorire del maestro. Più che le
espressioni dei visi , più che la varietà delle fisionomie, il pittore studia
nelle sue figure i delicati trapassi del colore dall'ombra alla luce : colo-
risce i volti di tinte calde, lionate, ombreggiandole con gradazioni tenui
sino alle ombre più scure, così che le carni sembrano avere la morbida
profondità di colore ch'è nel velluto.
Poco variano tra loro le figure di Giovanni da Milano nel tipo dei
visi, sì eh' è facile riconoscerle per la fronte depressa sopra le orbite,
per le lunghe canne nasali. In esse i concetti realistici che informano
l'arte del maestro si rivelano soprattutto nello studio accurato e minuzioso
del vestire, ritratto dalle fogge ch'erano in uso ; come ben si vede nella
schiera delle giovani donne. Quando poi le figure siano drappeggiate con
vesti convenzionali, il disegno ha una larghezza di forme, il modellato e
il colorito delle pieghe hanno una plasticità che supera per naturalezza
le opere d' ogni altro pittore che abbia lavorato a Firenze sulla metà
del Trecento.
I due affreschi susseguenti nella parete di sinistra della cappella di
Santa Croce mostrano anche più chiaramente, se è d'uopo ricercarle an-
cora, le originali qualità estetiche e tecniche di Giovanni da Milano.
Nella scena della visione di Gioacchino e dell'incontro con Anna,
non vi è movimento drammatico ma un'acuta e pacata osservazione del
vero (fig. 163). Il santo non si agita nella Visione come nell' affresco di-
pinto dal Gaddi nella vicina cappella Baroncelli, ove l'angiolo sfolgora fra
le tenebre ; egli si riscuote pesantemente dal torpore del sonno : un pa-
store, dal rustico viso, indifferente o inconscio, sta presso il chiuso; entro
il quale alcuni animali son tratteggiati con ammirevole precisione. Nell'In-
contro alla Porta Aurea, la figura che più attrae lo sguardo è quella del
servo che segue il santo, portando un cesto, tenendo un cane al guin-
zaglio : e se il pittore ne trasse ispirazione dall'affresco di ugual soggetto
dipinto da Taddeo Gaddi nella cappella Baroncelli, egli vi raccolse
un tesoro di nuove osservazioni; nell'andatura incerta, nel viso malizioso,
negli occhi contratti espresse argutamente il carattere del villano.
220
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
L'affresco della Natività di Maria c'introduce nell'interno della casa
(fìg. 164). Nulla di schematico vi è nella composizione, nulla di tradizio-
nale e che non sia vivificato da una diretta osservazione dell' artista. Il
quale trae piacere da un suo umile ma profondo realismo, assai lontano
dai concetti idealistici dei Giotteschi. Si osservi, fra gli altri particolari,
come siano studiate con cura le forme nei corpi delle figure : la donna
Fig. 163. — Firenze, S. Croce. Giovanni da Milano: storie di S. Gioacchino.
seduta sul trespolo, più anziana delle altre, è vestita di una tunica leg-
giera che ne scopre le membra grevi di pinguedine ; la giovine che
riceve il vasoio delle vivande è disegnata con squisito sentimento nel
viso gentilissimo colorito di ombre dorate sotto i capelli gialletti, nelle
spalle opulente, nella linea flessuosa del corpo che ondeggia sotto la
tunica azzurrina orlata di velluti. E per tutto è un dolce accordarsi dei
diversi colori.
Ninna affinità si può trovare fra tali affreschi e le due ultime storie
della stessa parete delia cappella — la Presentazione al tempio (fìg. 165)
e lo Sposalizio di Maria — dipinte da un mediocre pittore fioren-
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
221
tino ^ che imitò le composizioni di Taddeo Gaddi nella vicina cappella
Baroncelli. Ma l' arte di Giovanni da Milano splende nuovamente, con le
sue qualità migliori, negli affreschi dirimpetto.
Nella Cena in casa del Fariseo, dipinta entro il lunettone della pa-
rete, la Maddalena si prostra, accigliata, mentre il Redentore parla dol-
cemente ai convitati, e l'ospite solleva la tovaglia per osservare l'atto
della peccatrice, si affaccendano all'intorno i servi. Fra i quali quello che
ministra alla mensa è atteggiato con sicura naturalezza e colorito con
Fig. 164. — Firenze, S. Croce. Giovanni da Milano: Natività di Maria.
finezza grande nella tinta verde della sua tunica che stuma coi più deli-
cati chiaroscuri (fìg. 166).
Nei riquadri minori, come in quelli della opposta parete, lo spazio
si restringe intorno alle scene, diventa quasi cosi angusto come negli af-
freschi del coro di S. Abhondio di Como. Nel cenacolo della sua casa la
• W. SuiDA, Fior. Maler, pag. 31. Il Snida crede che nella Presentazione al tempio siano parti dovute a
Giovanni stesso; nel che non possiamo convenire. Il Venturi {Storia, V, 908) opina che i due affreschi
siano stati eseguiti da un allievo su disegni di Giovanni da Milano ma a ciò contradice la povertà della
composizione. L'ignoto collaboratore o prosecutore dell'opera fu probabilmente il mediocre Giovanni dal
Biondo.
222
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Maddalena siede ai piedi del Redentore, intenta alle parole del maestro
quasi a un racconto meraviglioso (fìg. 16/): e se nel gruppo degli apostoli,
composto in forma schematica, sembra affievolirsi il realismo del pittore,
esso si esplica pienamente nella figura di Marta, sia quando la fanciulla
Fig. 165. — Firenze, S. Croce. Maestro toscano: Presentazione della Madonna.
fa atto d'impazienza, sia quando siede sola presso il camino. 11 colore
veste nobilmente la scena umile e semplice ; sfuma in dolci ombre sul
desco apparecchiato, sui visi, nelle vesti. La Resurrezione di Lazzaro
(fìg. 168) dimostra come il pittore s'ingegni a vincere la nuova tradizione
giottesca, allontanandosi dalla forma di incomparabile potenza che Giotto
aveva dato alla scena. Ma in tale sforzo l'arte di Giovanni da Milano
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
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LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
rivela quanto sia manchevole di virtù drammatica. Lazzaro sembra tra-
scinato a forza fuor dal sepolcro : ai pianti delle due sorelle che non
cessano si acciglia anche il Cristo, il cui viso ha un' espressione incerta ;
gli apostoli raggruppati da un lato, gli spettatori raccolti sulla angusta
porta della città, ingombrano la scena, senza alcun profitto per la rap-
presentazione. Il chiaroscuro sapientemente adoperato in ogni parte del-
l' affresco, e il colorito ricco delle carni, sono sicuri segni che anche la
Resurrezione di Lazzaro, come i due precedenti riquadri, fu dipinta da
Fig. 167. — Firenze, S, Croce. Giovanni da Milano: Cristo in casa della Maddalena.
Giovanni da Milano. Il quale lasciò invece le due ultime storie ^ al
dappoco pittore che affrescò i due riquadri inferiori della parete opposta
e anche le lesene dell'entrata della cappella. Ma quivi, nel sottarco, i
busti degli apostoli, e nelle crociere della volta le figure dei profeti, di-
pinte invece dal maestro lombardo, pur senza avere il profondo signi-
' Per questi due affreschi siamo più proclivi a credere che Giovanni da Milano abbia potuto fornire
dei disegni, pei-chè la loro composizione ha un'originalità consentanea a quella del pittore lombardo, come
bene ha osservato il Venturi. Essi furono tuttavia eseguiti intieramente dall'ignoto collaboratore.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
225
ficaio morale, o il valore ideale che l'Arte giottesca infuse loro talvolta,
per la potenza del colore e del chiaroscuro sono superiori alle opere
d'ogni altro maestro fiorentino del Trecento.
A determinare meglio findividualità di Giovanni da Milano, prima
di ricercare quali siano state le sue origini, giova osservare le altre opere
del maestro distinguendo quelle sicure dalle molte che hanno forme va-
riamente differenti dal suo stile, sebbene gli siano state attribuite.
Fig. 168. — Firenze, S. Croce. Giovanni da Milano : Risurrezione di Lazzaro.
Negli affreschi della sagrestia di Santa Croce, la maniera di Giovanni
da Milano ha caratteri propri così appariscenti che dove questi non riap-
pariscano chiari, sarebbe temerario volere riconoscerla. Neghiamo pertanto
che siano opera del maestro i dipinti a lui attribuiti, nei quali non si
ritrovi il singolare tipo dei visi delle figure, il colorito e il forte effetto
di chiaroscuro che abbiamo osservati come qualità particolari di quelli
affreschi.
Non si vedono tali caratteri in un'anconetta con l'Incoronazione della
Madonna, nella Galleria Nazionale di Roma (n. 700), dipinto che ha im-
29
226 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
pronta schiettamente fiorentina e può essere attribuito a qualche seguace
di Andrea Orcagna ^ Ci sembra da assegnare non a Giovanni da Milano
bensì a pittore della fine del Trecento, e prossimo a Niccolò Gerini, un
trittico del Museo Vaticano ^ : e nella medesima collezione, spetta ad
altro mediocre artista fiorentino una predella con storie della vita della
Maddalena ^, a un pittore senese una tavoletta rappresentante l'Ascen-
sione '^ : opere tutte che pur da autorevoli critici vennero attribuite al
maestro lombardo. Né di molte altre aggiudicate a Giovanni da Milano
possiamo avere diversa opinione.
L'affresco della lunetta del portale di S. Niccolò di Prato, che già il
Cavalcasene, seguito da tutti i critici più recenti, indicò come opera
del maestro lombardo, ha un drappeggiare a pieghe rigide, delle durezze
di lineamenti nei visi delle figure, certi colori acri che contrastano ap-
pieno con le pitture sicuramente eseguite dal maestro ; né gli affreschi
dei chiostri di S. Croce e di S. Maria del Carmine, a Firenze, possono
attribuirsi a Giovanni sebbene abbiano qualche relazione col suo stile ^.
Non possiamo accogliere, per ragioni che esporremo a suo luogo, altre
attribuzioni, e molto restiamo dubbiosi dinanzi a una lunetta del Museo
Metropolitano di New^ York recentemente assegnata al pittore *'. Nella
Lombardia poi, ove, secondo il Vasari, Giovanni da Milano ritornò nella
sua vecchiezza e dipinse in più luoghi, nulla abbiamo trovato che si possa
dire con sicurezza opera sua : non gli affreschi del tiburio di Viboldone,
nei quali non sono le qualità stilistiche peculiari al maestro ; non altri,
che ci richiameranno fra breve.
Ma in altri dipinti appariscono veramente tutte le qualità proprie
delle opere certe di Giovanni da Milano.
Le due tavolette dell'Annunziazione (fig. 169), nel Museo di Pisa,
segnalate da W. Snida, si potrebbero credere dipinte da Giovanni in
' Il dipinto fu attribuito a Giovanni dal Suida (Fior. Maler, 36), contradetto dal Venturi (Storia, V,
915) e dal Sirén (Monatshefl. f. Kiv., 1908, pag. 119) che lo assegna al Giottino.
^ Il Sirén lo assegna ora al Giottino (Giovino, loc. cit.): più giustamente nella nuova Galleria Vaticana
è indicato come di scuola fiorentina. Rappresenta, nella sua parte mediana, la Crocifissione e l'Ultima Cena;
negli sportelli, altre otto storie di Cristo.
■^ Anche queste tavolette il Sirén assegna ora al Giottino (Giottino, loc. cit.).
* Attribuita a Giovanni da Milano dal Sirén (Giottino, pag. 92).
^ Cfr. : A. Venturi, Storia, V, 904. Dubitiamo deU' attribuzione dell'affresco del Carmine a Giovanni
del Biondo.
'^ O. Sirén, Giottino, op. cit., 91. Il Sibén (Monatsheft. f. Kw., 1908, 122) attribuisce a Giovanni da
Milano anche un dipinto del Museo di Bonn, e un altro di proprietà di R. E. Fry, che non abbiamo avuto
modo di vedere. Già il Venturi (Storia, V, 915) ha tolto dal novero delle opere del maestro una Madonna
della collezione Tùcher che il Cavalcaselle (Pittura 111, 334) aveva assegnata a Giovanni, e due tavolette
dell'Accademia di Firenze.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
227
tempo anteriore agli affreschi di S. Croce perché di fattura meno raffi-
nata ; e a un periodo primitivo convien pure attribuire un frammento di
predella, rappresentante la Pietà, nel Museo di Berlino e una tavoletta
della collezione di Martin Le Roy, a Parigi ^ Le tre piccole tavole della
Galleria Nazionale di Londra, già indicate dal Cavalcasene ^, mostrano
invece un'arte assai più perfezionata.
Fig. 169. — Pisa, Museo. Giovanni da Milano: Annunziazione.
Bene si rivela il maestro, cogli stessi pregi e difetti ch'egli ha negli
affreschi di Firenze, in altra tavoletta della Galleria Nazionale di Roma,
scompartita, non felicemente, in diversi riquadri (fìg. 170). Le composizioni
vi s'informano agli schemi iconografici giotteschi sebbene il pittore dia
' La tavola, erroneamente attribuita alla scuola senese (Catalogue de la coli. Martin Le Roy, Paris,
1909), fu già assegnata dal Sirén a Giovanni da Milano.
'^ Cavalcaselle, Pittura, 11, 102. Le tre tavole rappresentano l'Eterno Padre, la Madonna e Isaia. —
Sono prossime assai alla maniera di Giovanni da Milano una Madonna del Museo di Santa Croce (n. 18) a
Firenze e due tavole (nn. 427 e 433) della Pinacoteca di Parma.
228
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 170. — Roma, Galleria Nazionale. Giovanni da Milano: anconetta.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
229
loro qualche nuovo accento ; l'Annunziazione ha un pacato realismo
nell'atto della Vergine, incerta se allontanarsi ; nella Madonna col bam-
bino aleggia un'intimità famigliare, non la solennità propria a simili rap-
presentazioni nella Pittura
fiorentina ; nella Deposi-
zione dalla croce il dolore
ha espressioni spontanee
ma senza intensità dram-
matica , secondo 1' indole
propria del maestro. Non
altrimenti è nella Pietà, se-
gnata con l'anno 1365 e col
nome di Giovanni da Mi-
lano , ora neir Accademia
di Firenze (fig. 171). Le fi-
gure vi si stringono in un
medesimo pianto intorno
al Cristo, che sembra ge-
mere anch'egli: il colore è
pallido, terreo, ma di una
raffinatezza grande nei tra-
passi di luce e d' ombra,
così che dà al modellato
quella robustezza eh' è pure
nella tavoletta di Roma,
qualità somma di tutte le
opere di Giovanni da Mi-
lano, che si ritrova anche
in un prezioso disegno della
Crocifissione posseduto dal
Museo di Berlino ^
Non molto più tardi
della Pietà dovette essere
dipinto il grande polittico del Museo Civico di Prato, nel quale il con-
cetto ha una nobile ampiezza che può essere comparata a quella degli
affreschi nelle lunette della cappella di Santa Croce : e se non si allon-
Fig. 171. — Firenze, Accademia. Giovanni da Milano : Pietà.
' O. SiRÉN, Florentiner Trecentozeichnungeii {Jahrb. d. pr. Kstslgn., 1906, 209 e segg.]
230
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tana dalle composizioni consuete ai pittori toscani, anzi ne trae modello,
va distinto da ogni altra pittura fiorentina per forza di colore, per il pro-
fondo chiaroscuro ^
Dove l'arte di Giovanni da Milano esplica meglio la propria natura nel
concepire e nell' eseguire gli è nel polittico degli Uffizi (fìg. 172) ^.
Fig. 172. — Firenze, Uffizi. Giovanni da Milano: polittico.
Quivi riappare il ritmo di movimenti che il pittore espresse nell' affresco
della Cacciata di Gioacchino : muovono quasi processionalmente, a schiera
a schiera, i santi con lo sguardo assorto nell'alto ; l'omhra ne infosca i
' II polittico è firmato. Il Suida (Fior. Maler, pag. 35) lo attribuisce a un periodo anteriore al 1365.
^ Il polittico è frammentario : cfr. W. Suida, Fior. Maler, 75.
LA PITTURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 231
visi in uno sfumare di tinte calde e pastose con morbidezze di modellato
non mai raggiunte dai Giotteschi, e tali che preannunciano il rinnovarsi
del colorire che sarà nella Pittura fiorentina per opera di Masaccio. Nella
predella, ove si affollano i cori dei profeti e le gerarchie dei santi,
riappariscono le donzelle formose, vestite di costumi profani, che il pit-
tore amò di ritrarre negli affreschi di Santa Croce, quasi a rammentare,
tra le altre figure d' una solennità ieratica e profetica, la qualità fonda-
mentale dell'arte di Giovanni da Milano, quel suo semplice e vigoroso rea-
lismo che sovente si esplicò nel contenuto stesso delle rappresentazioni,
nel modo di concepirle, e sempre si affermò nello studio e nella ripro-
duzione evidente e accurata delle forme e del colore.
Le poche notizie che abbiamo intorno alla vita di Giovanni da Mi-
lano non recano luce al problema della sua prima educazione artistica ;
e anche le opere, perché spettano a un' àmbito ristretto di tempo, non
giovano molto a tracciare lo svilupparsi del suo stile. Il pittore si trovava
già a Firenze intorno al 1350 ; vi risiedeva ancora nel 1366, anzi vi pos-
sedeva allora qualche fondo nelle campagne vicine, e otteneva coi suoi
figli la cittadinanza fiorentina. Nel 1369, con altri maestri di Firenze, egli
lavorava a Roma nel palazzo del Vaticano. Né altro sappiamo di lui.
Il Vasari afferma che Giovanni era stato discepolo di Taddeo Gaddi,
e così amato che n' ebbe raccomandati i figli perché li educasse nel-
l'arte ^ Ma ciò non è confermato dalle opere dei due pittori, le quali
non hanno siffatte relazioni fra di loro che dimostrino la discendenza
artistica di Giovanni da Taddeo Gaddi : e d'altra parte è facile spiegare
l'erronea opinione del Vasari se si rifletta che lo storico, attribuendo al
Gaddi anziché a Giovanni gli affreschi della sagrestia di Santa Croce, di
necessità fu condotto a stringere fra di loro i due maestri più che in
realtà non fossero mai stati.
Che l'Arte giottesca abbia gran parte nelle opere del pittore lombardo
non si può negare se si consideri anche soltanto la loro iconografia, nella
quale pur notammo divergenze dalle forme fiorentine. Ma le qualità sa-
lienti dello stile del maestro — la forza del colore e del chiaroscuro,
l'intenso realismo — trovano parallelo più che nella fiorentina nella
Pittura senese della prima metà del Trecento ; anzi vi sono dei dipinti di
' Vasari, I, 583 e segg.
232 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Simone Martini, come il ritratto di Guidoriccio da Fogliano, che superano
assai in quelle stesse qualità ogni opera di Giovanni da Milano. Non sa-
rebbe adunque irragionevole il congetturare che la prima educazione del
maestro lombardo si sia svolta sotto l'influenza dei pittori di Siena ^,
complicandosi poi con influssi fiorentini. Ma si ofTre anche un'altra ipotesi,
la quale ci attrae di più, non priva del conforto di molti argomenti seb-
bene, per ora, non provata in modo da rimuovere ogni dubbio : anziché
nella Toscana, Giovanni da Milano avrebbe potuto avere la propria istitu-
zione artistica nella stessa Lombardia ^, prima di recarsi a Firenze, ove
egli non appare, per le notizie sinora note, che circa il 1350, quando cioè
doveva già essere maturo di anni.
Nella Lombardia, negli ultimi decenni della prima metà del Tre-
cento, l'Arte giottesca aveva già diffuso largamente i propri princìpi e la
propria influenza, così che Giovanni potè informarsi ad essa prima del suo
lungo soggiorno a Firenze, durante il quale doveva poi esserne meglio
compenetrato : e gli affreschi di Viboldone, del 1349, mostrano quali no-
bili esempi egli potesse trovarne pur nella sua regione.
Tale congettura apre la via a riflettere che se Giovanni da Milano
era già molto avviato nell'arte quando si recò a Firenze, egli portasse seco
in Toscana, già acquisiti nella Lombardia, anche quei caratteri stilistici
che dovevano renderlo singolare fra i pittori dei quali divenne concit-
tadino : l'umile e sincero realismo suo, avverso alle forme idealistiche dei
Giotteschi ; il colorito, e il sentimento vivo del chiaroscuro che sono par-
ticolari alla sua maniera. Indi sorge il pensiero di cercare se tali qua-
lità, quasi estranee ai fiorentini, non fossero nella Pittura della regione
donde Giovanni muoveva.
Conviene anzitutto ricordare anche le analogie che l'arte di Giovanni
da Milano ha con quella di altri maestri dell' Italia settentrionale.
Come, nella seconda metà del Trecento, fra gli affreschi toscani del
Camposanto di Pisa si mostra più spontaneo e vivace il realismo dei di-
pinti di Antonio Veneziano ^ non altrimenti fra i dipinti di Taddeo
' Cavalcaselle, Pittura, II, 93 ; W. Suida, Fior. Maler, pag. 32.
- Affermai tal cosa già alcuni anni or sono : cfr. L'Arte, 1907, pag. 184.
3 Non vogliamo esagerare il contrasto fra la Pittura toscana e quella dell' Italia superiore attri-
buendo alla prima un puro carattere idealistico: e ripetiamo che i maestri del primo periodo dell'Arte
senese — il Martini e i Lorenzetti, cui è da unire il pittore del Trionfo della morte nel Camposanto di
Pisa — superarono sovente nell'osservazione del vero i pittori dell'Italia settentrionale. Ma in questi il
realismo è più puro, e scevro dalle forme idealistiche e convenzionali che si mescolano ad esso nelle
opere dei Giotteschi fiorentini, dell'Orcagna, di Taddeo e Agnolo Gaddi, d'Andrea di Firenze e d'altri. Indi
sorge la differenza tra Giovanni da Milano, Tommaso da Modena ecc. e i fiorentini.
LA PITTURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 233
Gaddi, dell' Orcagna, di Giottino e degli altri contemporanei fiorentini il
realismo del maestro lombardo. E come questi a Firenze volgeva tutta
la sua attenzione al chiaroscuro e al colorito, discostandosi dalla tecnica
dei Giotteschi, non diversamente nell'Italia superiore altri pittori, coevi a
lui, o di poco posteriori, ma certamente indipendenti dall'arte sua e dai
maestri senesi, si rivolgevano alle stesse ricerche, davano al chiaroscuro
un' importanza non minore : erano a Bologna, Jacopo Avanzi ; a Modena,
Barnaba, che in ogni suo dipinto diede ai contrasti di luce e d'ombra un
valore prevalente su ogni altro mezzo estetico, e Tommaso Barisini nella
cui arte si esplica anche più ampiamente il realismo umile e semplice
che informa le opere di Giovanni da Milano.
Per tali analogie appare già più probabile che Giovanni da Milano
non abbia attinto le sue qualità più particolari dai senesi, bensì le abbia
avute come caratteri quasi connaturati, poiché esse si esplicano, fuor d'ogni
sua influenza, pur in altri artisti dell'Italia superiore; si fa più verisimile
ch'egli giungesse a Firenze non soltanto informato dei princìpi giotteschi,
ma anche già costituito nella propria personalità. E tale congettura è
confortata da più forte prova: molti affreschi dimostrano che nella Lom-
bardia la Pittura si volgeva quasi per le stesse vie che il maestro lombardo
seguì, a Firenze, lasciando i fiorentini.
Mentre Giovanni da Milano lavorava nell'Italia centrale, in Lombardia
la Pittura era in pieno fiorire. Ed è da pensare ch'essa si esplicasse al-
lora meravigliosamente nelle maggiori città, ove l'arte di secoli più recenti
ne distrusse poi quasi ogni monumento, se potè lasciare alte prove di sé
anche in remote chiese della campagna lombarda, in numerosi aff'reschi
lavorati non da artisti rusticani ma da artefici tali che l'opera loro, so-
vente nobilissima, può considerarsi segno adeguato delle forme più elette
che l'arte locale avesse allora raggiunto.
Nel piano di Saronno il villaggio di Solaro, povero e dimenticato,
ha un antico piccolo oratorio che nel presbiterio è ancora tutto deco-
rato di affreschi ^
La parete terminale è occupata dalla Crocifissione (fig. 173). Sul
fondo bruno sei angioli aliano intorno alla croce : Cristo è irrigidito ; e
il suo corpo, energicamente segnato nelle carni disseccate, nella forte ed
evidente struttura dello scheletro, è tale immagine di dolore fisico che
' D. Sant'Ambrogio, L'oratorio di Solaro (Ardi. Si. Lomb., XX, 842); G. Gagnola, Gli affreschi di Vibol-
done e di Solaro (Rass. d'Arie, 1907, pag. 37 e segg.).
30
234
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
rivela l'arte d'un maestro non mediocre. All' intorno, la composizione
semplice rende più intenso il dramma : la Maddalena si lamenta, ingi-
nocchiata ; la Vergine cade fra le braccia delle pie donne mentre Gio-
vanni, un altro santo e due vecchioni contemplano intentamente il croci-
fìsso ; il buon centurione accenna in alto ; Longino, ornato il capo di una
lunga penna, sta in distanza ; appartato dagli altri, torvo e scuro, anche
il Battista partecipa alla scena.
Fig. 173. — Solaro, oratorio : Crocifissione.
È modellata quasi a sbalzo la figura del Precursore nel risaltare
netto delle pieghe dei panni, dei lineamenti del viso ; ha le carni colorite
di tinte calde e brune, con forti ombre verdastre. E anche nelle altre
figure il chiaroscuro è così forte da rammentare la maniera di Giovanni
da Milano sebbene da quella differisca il colorito delle carni, non lionato e
con ombre brune, bensì di tinte rosee, quasi guazzose, e con ombre ver-
doline.
Anche nel tipo del viso del Crocifisso e del centurione si danno
somiglianze con le figure degli affreschi di Santa Croce : ma in altre
parti tali affinità scompaiono, sì eh' è da escludere che 1' affresco possa
essere opera di Giovanni da Milano. Anzi, per quel suo colorito la Croci-
LA PITTURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 235
fissione dell'oratorio di Solaro è più prossima agli affreschi del tibiirio di
Viboldone che a quelli di Giovanni da Milano, sì che siamo condotti a
credere che dai dipinti di Viboldone, e da altri monumenti ora perduti
nei quali l'arte giottesca si fosse ugualmente affermata, l'ignoto maestro
potè avere i molti elementi toscani eh' egli adopera, la semplicità della
composizione, il sentimento drammatico impresso nelle sue figure più
fortemente che non si trovi nei dipinti di Giovanni da Milano, anche nella
Pietà dell'Accademia di Firenze.
Senza dubbio, bisogna assegnare al medesimo pittore anche gli af-
freschi che rivestono ancora, sebbene molto guasti, le pareti laterali del
presbiterio del piccolo oratorio.
Nella parete di sinistra, ove grandeggia pure una figura di S. Am-
brogio, bruna e possente nel colore del viso e nelle forme, lo spazio è
scompartito in tre zone sovrapposte. Forse la molta materia da esporre
e la ristrettezza del luogo indussero il pittore a dividere quelle zone in
molti riquadri scompartendole in modo irregolare secondo il bisogno
delle diverse composizioni : ma ciò è segno che a lui mancava quel
concetto della divisione armonica dello spazio, che non fu mai trascurato
dai decoratori toscani, anche se mediocri ; è difetto ch'egli ha comune
con altri molti pittori lombardi, con lo stesso Giovanni da Milano, se si
ricordi la tavoletta della Galleria Nazionale di Roma.
La prima scena, che rappresenta Gioacchino ed Anna in atto di di-
stribuire elemosine, non è, a nostro sapere, nella tradizione iconografica
giottesca: essa apparirà ancora altre volte nell'Arte lombarda del Tre-
cento ; né forse senza ragione, perché si confaceva con l'umile realismo
che vedremo costituirsi sempre meglio e diventar lineamento principale
nella Pittura lombarda (fig. 174).
Dinanzi al banco ove sono raccolti diversi cibi — e altre vivande
son posate a terra — Gioacchino fa elemosina a un mendicante mentre
un altro mendico, storpio, accosciato al suolo, tende le mani e volge verso
di lui il suo ruvido viso. La scena è abilmente composta ; e se le figure
degli spettatori son ricavate da uno stampo convenzionale, quasi in
opera di qualche mediocre Giottesco, rivelano quelle dei mendicanti
un aspro studio del vero.
Nelle altre scene, la composizione si fa abbreviata e schematica, il
pittore si mostra ligio alla tradizione giottesca ben più che Giovanni da
Milano. Vedasi come nella Cacciata di Gioacchino, alla quale Giovanni
aveva dato una forma così nuova, il maestro di Solaro si riavvicini alla
236
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
semplicità giottesca: non altri personaggi che un fanciullo, il sacerdote
in atto grave, e il santo che sembra scagionarsi ^
Non hanno carattere diverso gli affreschi della parete dirimpetto,
anch'essi poco ordinatamente distribuiti (fìg. 175) l Fra i quali conviene
osservare come l'Adorazione dei Magi abbia uno schema iconografico assai
differente da quello consueto alla Pittura toscana : è povera di figure, senza
Fig. 174. — Solaro, oratorio : slorie della Madonna.
sfondo di paese, ridotta ai personaggi indispensabili, tuttavia singolare per
il realismo del pittore nel riprodurre le fogge di vesti ch'erano in uso
verso la metà del Trecento, lunghe guarnacche, maniche ornate di liste
di ermellino, calzari dai puntali lunghissimi. Né si manifesta minore cura
'Seguono, nella medesima parete: l'Apparizione dell'angiolo a Gioacchino, l'Incontro alla Porta
Aurea, la Natività di Maria, la Presentazione al tempio, Maria fra le ancelle del tempio, lo Sposalzio.
Molti dei riquadri sono guasti dall'umidità.
^ I riquadri raffigurano la Visitazione, il Sogno di Giuseppe, la Fuga in Egitto, la Natività del Bam-
bino, l'Adorazione dei Magi ; e in parte son guasti.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
237
di tali particolari nella figura di S. Caterina eh' è dipinta sulla stessa
parete, vestita di tunica rossa, di manto soppannato di vaio, adorna
d'una corona di perle le chiome bionde che ne circondano il viso. Il
quale è colorito di delicatissime ombre verdoline.
Il pittore medesimo dipinse nella volta del presbiterio le figure dei
quattro evangelisti seduti in cattedra, e nell'attiguo sottarco i busti degli
apostoli : poi si giovò forse di un mediocre collaboratore nel decorare
altre parti dell'oratorio ove s'intravedono ancora tracce di dipinti, fra le
Fig. 175. — Solare, oratorio : storie della Madonna.
quali appare anche lo stemma di Ambrogio Biraghi che costrusse la
chiesuola nel 1366 \
È probabile che gli aff'reschi siano stati eseguiti appena costrutto l'ora-
torio. Il loro stile è meno progredito di quello che vedremo diffuso negli
ultimi decenni del Trecento : in essi incominciano appena ad emergere,
dalla cultura artistica toscana che informa l'arte del pittore, alcuni ca-
• LiTTA, Famiglie celebri, Vili: Famiglia Birago. L'oratorio è appunto dedicato ai SS. Ambrogio e
Caterina, eponimi del fondatore e della sua consorte.
238
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
ratteri che si svilupperanno sempre meglio come particolari alla Pittura
lombarda, che nell'epoca stessa nella quale veniva decorato il remoto
oratorio campestre, già più chiaramente erano affermati a Firenze da
Giovanni da Milano.
Fìs. 176. — Viboldone, chiesa della badia: storie di Cristo.
Altri affreschi della seconda metà del secolo XIV, in diversi luoghi
di Lombardia, appartengono allo stesso periodo stilistico. Sebbene non
tutti giungano a pareggiare per elevatezza d'arte quelli di Solaro, anch'essi
sono riprova d'una forte influenza toscana, e mostrano talvolta qualche
relazione con le opere di Giovanni da Milano, quantunque non per diretta
dipendenza.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
239
Fig. 177. — Viboldone, chiesa della badia: storie di Cristo.
Fio'. 178. — Viboldone, chiesa della badia: Crocifissione.
240
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Tali i dipinti dell'ultima campata della nave maggiore della chiesa
della badia di Viboldone ^.
Quivi le prime storie della vita di Cristo (fìg. 176), nelle crociere
della volta, sono esemplate su modelli toscani ; né sarebbero state dipinte
altrimenti da un qualche mediocre e tardo Giottesco della seconda metà
del Trecento : si osservino i due angioli che assistono al battesimo di
Cristo, affini per forma e per pochezza di animo all'arte dei minori se-
guaci di Agnolo Caddi. Quelle composizioni non hanno nessuno degli
accenti di realismo che danno novità alle opere di Giovanni da Milano;
il loro colorito è acre, con tinte stridule di rosso e di verde. Ma le altre
storie della vita di Cristo, dipinte sulle pareti, modificano alquanto tale
vt^i
Fig. 179. — Chiaravalle, chiesa della Certosa: il transito della Madonna.
aspetto dello stile dell'ignoto maestro, perché, in alcune parti, affollate
di figure, e specialmente nella Salita al Calvario e nella Crocifissione, si
discostano dalle forme toscane (figg. 177 e 178).
La Crocifissione ha somiglianze di composizione con quella del-
l'oratorio di Solaro ma non può credersi opera d'un medesimo pittore,
anzi dimostra chiaramente, pur nel suo misero stato, la maniera del me-
desimo artefice che dipinse le altre parti della campata, come si scorge
considerando la durezza di disegno ch'è nei visi delle figure, dalle labbra
contratte e talora deformi, ben distinte perciò da quelle di Giovanni da
' Cfr. G. Gagnola, Gli affreschi di Viboldone, op. cit. — Nelle crociere della volta sono dipinte l'An-
nunciazione, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al tempio, il Battesimo ; nella lunetta di destra, le
scene della Passione; in quella di fondo, la Crocifissione; nella lunetta di sinistra, la Pietà, l'Incredulità
di S. Tommaso, l'Ascensione, la Pentecoste.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
241
Milano e deiranonimo pittore di Solaro. E giova osservare con quanta
cura vi siano ritratte le variate logge di vestire. Il che di certo, in tale
misura, non è peculiare agli artisti lombardi, e fu usato anche da pittori
Fig. 180. — Vertemate, chiesa della badia: angioli.
toscani del Trecento, ma, sviluppandosi poi, e diventando una delle sue
maggiori preoccupazioni, sarà carattere dominante nella Pittura lombarda.
Singolari sono anche i due busti di Adamo e d'Eva figurati in due tondi
sotto la Crocifissione, nei quali il colorito dei visi, d'un pallore diffuso
31
242 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
modellato con tinte leggerissime, già accenna ad una maniera che nella
Lombardia era per avere una grande fortuna.
Di non maggior valore estetico sono gli affreschi del tiburio della
badia di Chiaravalle presso Milano ^, eseguiti probabilmente nel penultimo
quarto del Trecento, al quale crediamo appartengano anche i dipinti della
navata centrale della chiesa di Viboldone. Due diversi pittori attesero
a decorare quel luogo : l'uno, con tinte più intense e con modellato più
robusto, affrescò nell'alto del tiburio molte figure di santi avvicinandosi
nella sua maniera, improntata anch'essa all'Arte toscana, al maestro che
dipinse i tratti più recenti negli affreschi del campanile della chiesa mi-
lanese di S. Marco ; l'altro pittore affrescò, sotto la cupola, le storie della
vita di Maria, risentendo anche più dell'Arte fiorentina (fig. 179). La sua
Incoronazione della Madonna, sebbene manchevole nelle espressioni, ma-
lamente segnata negli scorci e nella prospettiva, ha delicatezze di colore
e un drappeggiare che corrispondono assai allo stile giottesco ^.
Questo riapparire persistente delle forme toscane in dipinti di
Lombardia, che non v'è ragione dì negare siano opera di artisti locali,
non è a credere che derivi da un'unica prima irradiazione, bensì potè
essere cagionato da un fluire continuo dell'Arte toscana nell'Italia su-
periore, sìa per migrare di opere, sia per intervento di artisti. Ci ri-
chiamano appunto a forme molto più progredite della Pittura fiorentina
che non siano quelle che abbiamo veduto riflettersi sin qui nella Lom-
bardia, gli aftreschi conservati nell'absidiola di sinistra della chiesa pro-
fanata del monastero di Vertemate, in quel di Como ^.
Nella conca dell'absidiola è figurata l'Incoronazione della Vergine:
stanno all'intorno, inginocchiati, alcuni santi benedettini ; volano ai due
lati del trono, nel quale Cristo è seduto presso la Madonna, due schiere
di angioli, a braccia conserte, e nei visi delicati e soavi, nei corpi ro-
busti, sembrano dipinti da un maestro fiorentino della fine del Trecento,
sì che rammentarono al Venturi le opere di Agnolo Caddi (fig. 180).
In altra parte, presso quell'absidiola, essi volano piangenti verso il Cristo
che appare, morto, fuor dal sarcofago (fig. 154) ; e nei loro semplici atti,
nella sobrietà delle pieghe dei panni si afferma chiara l'Arte toscana come
• Cfr. M. Caff[, Dell'abbazia di Chiaravalle, Milano, 1843.
2 Per certe durezze di disegno, soprattutto nelle labbra delle figure, questo pittore ha affinità con
quello della navata maggiore di Viboldone. Il fare trito dei panni, e gli scorci difettosi mostrano il suo
scarso valore.
^ D. S., La badia di Vertemate {Ardì. St. Lomb., 1905, 111, 214) ; A. Venturi, Storia, V, 892. — D. S. (loc.
cit., 217) attribuisce gli affreschi dei quali parliamo alla metà del secolo XV I
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
243
nella drammatica figura di Abramo dipinta entro un tondo della volta
sovrastante, fra ornati di acanto, che seguono anch'essi fedelmente lo
stile iiorentino (fìg. 181) \
Una fresca vena d'Arte toscana si intreccia, in modo singolare, con
caratteri del tutto estranei ad essa negli affreschi di S. Biagio di Bellin-
zona, che sono da attribuire agli ultimi decenni del Trecento l
Il gigantesco S. Cristoforo, propizio ai viandanti, dipinto sulla fac-
ciata della chiesa, è racchiuso entro un fregio di ornati vegetali intercalati
Fig. 181. — Vertemate, chiesa della badia: Sacrifìcio d'Isacco.
di losanghe con scorniciature che simulano un mosaico a stelle (fìg. 183).
Entro ogni losanga sono busti di santi, di profeti : e si direbbero dipinti
da uno squisito maestro toscano, tanta finezza hanno di disegno e di co-
lore. Fra gli altri, uno dei profeti, eseguito con grande sottigliezza di mo-
dellato ha un'espressione intensa, e nel viso, un colore così delicato che
rammenta anche l'Arte senese (fìg. 182). Ma nel S. Cristoforo vi sono dei
particolari di stile alieni affatto dall'Arte dell'Italia centrale. Sul fondo
azzurro sparso di stelle d'oro, egli sta immobile, coi piedi nell'acqua, so-
' Nella parete di sinistra, sotto la Pietà, sono dipinte due storie di S. Benedetto. Nella volta, in
ognuna delle crociere si trovava un tondo; ma il solo bene conservato è ora quello del Sacrificio d'Isacco.
2 Rahn, Wandgem., 28 ; S. Monti, Storia ed arte, 263.
244
I.A l'ITTUllA E I.A MINIATCHA NEI.I.A I.OMBAKDIA
stenendosi col tronco d'un all)cro, mentre il Bambino si afferra alle sue
chiome, tutto spaurito. 11 coloro è intenso in oi<ni parto: la corta tonacella
del santo, malvacoa, si sbianca dolioatamonto nello luci, si la cupa nelle
ombre ; il manto, di rosso purpureo, è intessuto di ornati ; di rosso e di
gialletto vivo sono le vesti del Bambino. Nei visi vi è una durezza di Ibrino
Fig. 182. — Bellinzona, S. Biagio : un profeta.
che (là loro un aspetto ben diverso dalle (ìi<ure dei maestri toscani : atte-
nuata tuttavia nella sua asprezza dal colorito roseo, dalle ombre intense
che hanno dolci sfumature e tenui trapassi di chiaroscuro.
Nel jìassato altri affreschi ornavano la fronte della chiesa, dei quali
non s'intravedono più che i contorni, sotto il velo di calce che li ha co-
perti : ora i)iù non resta in luce che la pittura nella lunetta della porta,
i-A PiT rniA SKi.LA .si:r.()x.)A mktà dei. tbecexto 245
opera aneli' essa del mae-
stro clic alTrescò il S. Cri-
stoforo, come appare tosto
al colorito e al singolare
aspetto (Ielle ligure (tav. XI).
Snl ciclo stellato, dinanzi
a un drappo sottilmente
adorno di ricami, sorge l'a-
gile persona della Vergine,
acconciata come gentildon-
na: china ella il capo soave
sostenendo con una mano
il figlio, un rantolino ve-
stito di lunghissima tunica,
(piale sovente i jiillori di
Siena amarono di ral'tìgu-
rarlo. Ai lati della Madon-
na, stanno S. Pietro e S. Hia
gio e sembrano aguzzare lo
sguardo, bizzarramente se-
gnati nei loro tratti arcigni
e nelle chiome arricciale :
figure d' uno strano e in-
dimenticabile manierismo.
(;ome nel S. Cristoforo, il
colore modella soaxementc
tutti i visi , con trajiassi
lenti dalle luci alle ombre
forti.
(ìli affreschi di S. Biagio
potrebbero indurre in so-
spetto, per il disegno in
qualche parte contorto e
calligrafico, d'essere opera
d'artista sul quale inlluisse
l 'arte oltramontana. Tuttavia gli elementi toscani che vi si ritrovano,
sia negli ornati, sia nelle figure, dissolvono (pici dubbio; e le affi-
nità ch'essi hanno con altri affreschi eseguiti nel cuore della Lombardia
Fig. 183. — Bellìtizona, S. Bingio:.S. Crislororo.
246
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
li affermano opera di pittore lombardo. Per ritrovare il loro più pros-
simo riscontro, conviene ritornare a quella badia di Viboldone la cui
chiesa dovette essere, un tempo, rivestita tutta di affreschi. Quivi, nella
navatella di destra, ancora è conservata la decorazione d'una delle cam-
pate. Nei sottarchi che fiancheggiano la volta restano, ma scolorate assai,
alcune figure rappresentanti le Vergini sagge, le quali assomigliano
nelle fogge delle vesti alle
donzelle che Giovanni da
Milano dipinse in Santa
Croce ; e possono perciò
suggerire, approssimativa-
mente, la data cui spettano
gli affreschi : la seconda
metà, già progredita, del
Trecento. Tali figure (figu-
ra 184), alterate nelle pro-
porzioni per il volgersi de-
gli archi sui quali sono di-
pinte, anche nella lor so-
lida struttura e nei larghi e
pingui visi mostrano molta
affinità con quelle di Gio-
vanni da Milano. Ma ove il
tempo ha più rispettato l'o-
pera dello stesso pittore,
questa appare assai diversa
dalla maniera di Giovanni;
in certi busti di profeti, me-
glio conservatisi, in un sot-
tarco, nei quali il colore è delicato, quasi polveroso, con forti ombre e
tinte iridescenti, e i lineamenti dei visi sono tracciati con disegno tortuoso
(fig. 185). Uno dei profeti, dal viso arcigno, è disegnato in modo conven-
zionale, e colorito con tali ombre fumose, e con tinte così chiare nelle
luci, da potersi dire assai prossimo ai due santi della lunetta della chiesa
di S. Biagio di Bellinzona.
I dipinti dell'oratorio di Solaro, della navata della chiesa di Vibol-
done, di S. Biagio di Bellinzona e, in qualche parte, alcuni altri che an-
cora dobbiamo ricordare, mostrano adunque delle somiglianze con le
Fig. 184. — Viboldone, cliiesa della badia: vergine saggia.
oc
ss
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n
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LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
247
opere di Giovanni da Milano sebbene non si possa afFerniare clie derivino
da quelle. Essi valgono perciò a rendere assai probabile l'ipotesi che
Giovanni da Milano quando si recò a Firenze fosse già formato nella sua
arte poiché in Toscana egli mantenne alcuni caratteri comuni coi pittori
lombardi suoi contemporanei e da lui indipendenti. D'altra parte, gli af-
freschi del tiburio della chiesa di Viboldone e gli altri che abbiamo dap-
prima indicati dimostrano come fosse diffusa in Lombardia, già verso la
metà del Trecento, l'influenza dell'Arte giottesca che concorse tanto a
formare lo stile di Giovanni da Milano. La quale si rinnovò più volte
col procedere del secolo XIV, come appare nei dipinti della badia di
Chiaravalle e soprattutto in quelli di Vertemate.
Altri affreschi vi sono nella Lombardia che si concatenano fra di loro
più strettamente di quelli enumerati si-
nora. Anch' essi di incerta data, si può
credere siano stati dipinti nel corso
della seconda metà del Trecento, senza
attingere tuttavia la fine del secolo; che
in questa fiorirà uno stile diverso dal
loro, sebbene essi lo preannuncino.
In Brianza, sul poggio di Mocchi-
rolo, ove sono riunite alcune case ru-
rali, è una chiesuola, disadorna e ru-
stica all' esterno, la quale conserva i
più nobili affreschi del Trecento che
siano ora in Lombardia; dipinti già
ben conosciuti, divulgati anzi come
opera di Giovanni da Milano. Quelli
affreschi, che in ogni tratto rivelano l'arte di un eccellente maestro, non
furono eseguiti per cura delle genti del contado, ma per commissione
dei signori del luogo, il cui stemma è ripetuto più volte fra gli ornati,
della famiglia dei Porro.
Tutto l'angusto presbiterio è dipinto; e con tanta euritmia vi è scompar-
tito lo spazio nella decorazione, ch'esso sembra ampliarsi per l'opera del
pittore. Nella parete di fondo, secondo la consuetudine, è figurata la Cro-
cifissione. Con un sentimento più drammatico che non sia negli affreschi
di Solaro e di Viboldone, la scena è semplificata (fìg. 186) : sul fondo az-
^ '^èSBhS^^
Fig. 185.
Viboldone, chiesa della badia : un profeta.
248
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
ziirro, dal terreno scheggiato sorge la croce; e intorno al Cristo, giovanile
ancora nelle membra delicate, non è che il pianto dei dolenti e degli
angioli. La Maddalena lagrimosa accarezza i piedi del crocifisso, dilaniati
dal peso del corpo ; Giovanni si appressa alla croce, e la Madonna, tutta
pallida, si abbandona fra le braccia delle pie compagne, una delle quali
piange, l'altra si volge al Cristo quasi per invocarlo.
La forza di osservazione psicologica e di espressioni, che sembra
ancor derivare al pittore dall'arte di Giotto, si accompagna con la fattura
Fig. 186. — Mocchirolo, oratorio: Crocifissione.
magistrale. Sono potentemente plasmate le figure, il corpo livido del
Cristo, i drappeggiamenti : nei visi le ombre brune contrastano forti con
le parti vivamente illuminate. Ed è tale il vigore del chiaroscuro che ben
possiamo comprendere come anche alcuni critici acuti siano stati mossi
ad attribuire a Giovanni da Milano il nobile affresco ^ Ma non ritroviamo
in questo il tipo delle figure, dai visi torpidi e quasi assonnati, che fu
' G. Carotti, Pitture giottesche neW oratorio di Mocchirolo (Arch. St. Lomb., 1887, pag. 765 e segg.);
W. SuiDA, Opere di Giovanni da Milano (Rass. d'Arte, 1906, pag. 10 e segg.).
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
249
proprio a Giovanni ; qui il disegno è più largo, il colorito è piti rosato
che negli affreschi di Santa Croce ^
Non è tuttavia a negare che l'ignoto pittore di Mocchirolo abbia
degli stretti vincoli con l'arte di Giovanni da Milano, specialmente se si
consideri l'atTresco della volta ove è il Cristo entro un'aureola fra i sim-
Fig. 187. — Mocchirolo, oratorio: il Redentore.
boli degli evangelisti (fìg. 187). Quivi è una piena e ammirevole armonia
di colori tra l'azzurro del campo, il giallo vivido dell'aureola, il rosso
cupo del manto del Redentore ; e nel Cristo, che benedice solenne, le
tinte brune, fosche, del viso e delle mani rassomigliano assai al colorito
' Già il Venturi (Storia, V, 892) negò i dipinti di Mocchirolo a Giovanni da Milano, distinguendovi
l'opera di due diversi artisti.
32
250
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
consueto a Giovanni da Milano. Non così 1 lineamenti delle nobili figure
corrispondono a quelli che Giovanni fu solito di ripetere; ne differiscono
anzi, particolarmente per il disegno degli occhi, nel quale si può notare
come tratto caratteristico la molle gonfiezza della palpebra inferiore.
La volta è incorniciata di un fregio del quale il pittore riquadra ogni
suo affresco dando nuova sottigliezza di forme e di colori ai fogliami di
acanto che furono cari ai decoratori fiorentini, intercalandovi dischi con
trafori gotici, con finti mosaici, con tarsie, e medaglioni con busti di profeti.
Fig. 188 — Mocchirolo, oratorio: S. Ambrogio; sposalizio mistico di S- Caterina.
L'ampio riquadro che occupa la parete di sinistra aduna due scene
diverse (fig. 188). Da un lato S. Ambrogio, seduto in cattedra, vestito
di una pianeta in cui il rosso giunge ai toni più profondi, interrompe
il suo scrivere per alzare il flagello contro gli eretici ; e questi si allon-
tanano spaventati. Il santo è colorito nel vecchio viso rugoso d'una tinta
bruna che sfuma in chiaro così fortemente da avvicinarsi di molto alla
maniera di Giovanni da Milano. Ma le caratteristiche del disegno mo-
strano che anche questo affresco, potente nella semplicità della sua com-
posizione, è opera del medesimo artista che dipinse la Crocifissione.
Tav. XII. — Mocchirolo, oratorio: S. Caterina.
LA PITTURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 251
Nell'attigua scena dello Sposalizio di S. Caterina il pittore adopera
un'indicibile delicatezza di concetto e di fattura, esplica in modo più ori-
ginale il suo squisito sentire; e più si allontana da Giovanni. Il trono, di
marmo roseo, è tutto messo a tarsie, a ornati ; fiorisce in alto in fogliami
gotici ; si incurva a formare una concavità scanalata : la Vergine vi siede
nobilmente raccolta. Sul nimbo d'oro le forme ampie del suo viso sono
modellate con grande varietà di piani, in un continuo sfumare di colori
rosei, quasi guazzosi per la loro tenuità, e di ombre verdoline ; i capelli,
attorti sulla fronte, traspaiono sotto un lieve velo ; un manto azzurro
avvolge tutta la persona ma non sì die non si scorga la tunica di broccato,
ornata a frutti d'ananasso. Le mani, morbide, affusolate, potrebbero anche
per sé sole rivelare tutta l'arte elegantissima del pittore.
Il Bambino, vestito di una tunica di tinte cangianti di malva in giallo
verde, è mirabile per le carni delicate, per la morbidezza dei suoi capelli.
Ma supera ogni altra parte dell'affresco la figura di S. Caterina (tav. XII).
Sta ginocchioni, contegnosa, la nobile donna, nel profilo maturo e nello
sguardo acuto improntata di una propria individualità. Quasi alabastro
illuminato da fiamma sono le carni del suo viso e del seno ; il colore non
v'ha ombre : non è che candore soffuso di roseo. Si aduna dietro le spalle,
stretto da un anello, il morbido volume delle chiome, di colore gialletto ;
poi si scioglie ondeggiando. Il seno, le spalle opulente, e tutto il corpo
sono stretti nella guaina della veste preziosa, chiusa sul dinanzi da una
fila di grossi bottoni, intessuta a fiorami, colorita di una quasi impercet-
tibile tinta di malva che vanisce in iridescenze gialle e verdi. Le maniche
stringono il braccio, e anche il carpo della mano, ornate d'un lungo ri-
casco d'ermellino. Nello splendore profano delle sue vesti, nella sensualità
del suo corpo fiorente, la gentilissima non è figura di santità, bensì può
dirsi ammirevole immagine dell'antica lussuosa vita lombarda.
A primo aspetto si potrebbe credere che l'affresco dello Sposalizio
mistico sia opera di artista diverso da quello che eseguì le altre parti già
osservate, tanto è singolare nel colorito della figura di S. Caterina ; ma un
esame delle particolarità dello stile fa ritenere che tutti gli affreschi del-
l'oratorio, sian di un medesimo pittore, alla cui maestria si può concedere
la capacità di variare, com'egli fece, il colorito. Si osservi come la Ma-
donna in trono, nella quale è già un'inusata chiarezza di tinte, sia stata
certamente eseguita dal pittore della Crocifissione : si confrontino le forme
ampie del suo viso, quasi ammaccate nel loro modellato, con il viso della
figura che sta a destra nel gruppo delle Addolorate ; in particolare, vi
252
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
si noti il modo, tutto proprio al pittore, di delineare le palpebre inferiori.
E anche la mano, molle e delicata, della Vergine, è del tutto simile a
quella del Cristo benedicente nella volta. Sono poi tante le somiglianze
tra la Madonna e la S. Caterina dell'affresco dello Sposalizio mistico —
Fig. 189. - Mocchirolo, oratorio: la Madonna e l'ofTerente.
nel colorire dei panni e dei capelli, nel segnare le mani — che dobbiamo
attribuire anche la figura della santa al medesimo pittore.
Nel dipingere la S. Caterina il maestro adoperò il più delicato rea-
lismo; e sentiamo l'emozione del suo animo nel ritrarre in ogni parte con
scrupolo estremo, con mano cauta e sicura, l'aspetto della bella persona !
Ma altrove egli esplicò anche più ampiamente le qualità della sua arte :
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
253
nel riquadro della parete di destra, ove è figurato il fondatore dell'ora-
torio, ginocchioni dinanzi alla Vergine, con tutta la sua famiglia.
Nel trono della Vergine, bianco, con arte sottile sono simulati degli
ornamenti alla certosina: qualche lieve filo d'erba spunta sulla sua predella
ove si posano alcuni uccelletti. Anche più festose che nell'affresco dirim-
petto, sono le figure : la Madonna sorride, trattenendo con ambe le mani
Fig. 190. — Mocchirolo, oratorio: la Madonna, l'offerente e la sua famiglia.
il Bambino, che, tutto ignudo, vispo, benedice, e tende le mani, quasi
desideroso del modellino dell'oratorio che gli offre il fondatore (fig. 189).
Questi — di certo una persona della famiglia Porro — nel vigore degli
anni, vestito di una lunga tonacella attillata, e fregiata di cappuccio, sta
inginocchiato, serio, intento nell'offerta, ma dietro di lui sembra sorridere
arguta, all'atto del Bambino, la sua consorte. È a mani giunte, in abiti
simili a quelli di S. Caterina, sebbene meno splendidi, la gentildonna ; e
nel suo viso bizzarramente formato, di buona massaia, il pittore ha sa-
254 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
puto esprimere un' anima tutta di bontà (fig. 190). Sta più oltre ingi-
nocchiata la figliuolanza : dapprima, in schiera, i quattro figli, nei cui
visi variano sottilmente i lineamenti famigliari ; poi le cinque figliuole,
delle quali la maggiore, la primogenita, sembra aver avuto dalla madre
il profilo energico del viso ; la seconda più rassomiglia al padre, grave
e melanconica. Sulla buona vecchia famiglia lombarda, raffigurata in ora-
zione come doveva raccogliersi un tempo dinanzi all' altare del suo
piccolo oratorio, il pittore compose bellamente una schiera d'angioli che
volano in cielo, quasi a proteggerla. E intorno all'opera, ancora mirabile
sebbene disfiorata molto dal tempo, dispose i leggieri ornati che riqua-
drano tutti i preziosi dipinti.
Chi sia stato l'ignoto maestro cui dobbiamo tanta ammirazione, non
è a noi possibile di determinare. Ch' egli non sia Giovanni da Milano,
appare chiaramente dalle osservazioni ripetute più volte intorno al disegno
e al colorito dei suoi dipinti : ha tuttavia con Giovanni delle relazioni
stilistiche che non si possono trascurare, se non quali tra discepolo
e maestro, quali si trovano tra continuatore e precursore. Poiché invero,
bisogna convenire che, sia nella fattura, sia nelle intime qualità estetiche,
r anonimo maestro sorpassa Giovanni da Milano : nella Crocifissione di-
mostra un più profondo sentimento drammatico ; nelle figure dei devoti,
una più agile osservazione del vero, un'abilità nel ritrarre il vario carat-
tere umano che Giovanni, monotono nei tipi delle sue figure, non ebbe.
Alle volte egli deriva dal suo precursore il modellato robusto, le tinte
brune e il forte chiaroscuro; sovente — dove la sua arte appar più nuova
— il suo colorire con gradazioni insensibili, senza commistione di ombre,
è del tutto alieno da Giovanni da Milano e può dirsi iniziare nella Pit-
tura lombarda una nuova maniera.
Tali considerazioni possono condurre anche a indicare, approssima-
tivamente, l'epoca in cui furono eseguiti gli affreschi dell'oratorio di
Mocchirolo ^ I quali debbono essere attribuiti a tempo posteriore al ca-
polavoro di Giovanni da Milano, agli affreschi di Santa Croce ; ciò che,
d'altra parte, è confermato anche dal vestiario delle figure, che già diffe-
risce da quello riprodotto da Giovanni, e si avvicina alle fogge della
fine del Trecento. Per altro rispetto, gli affreschi di Mocchirolo non pos-
sono essere assegnati agli ultimi decenni del Trecento perché troppo di-
' II Carotti (loc. cit., pag. 777) trasse argomento dalla rappresentazione dello Sposalizio mistico di
S. Caterina per affermare che gli affresciii siano posteriori al 1360 : ma convien riflettere clie iiop si tratta,
com'egli crede, di S. Caterina da Siena bensì di S. Caterina d'Alessandria,
LA PITTURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
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256 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
versi dai monumenti della Pittura lombarda di quel tempo, sebbene già
ne preparino lo stile. E forse non andiamo lontani dal vero stimando
che siano stati eseguiti nel finire del penultimo quarto di quel secolo.
A breve distanza dall'altura di Mocchirolo, nel villaggio di Leniate,
sorge un oratorio dedicato a S. Stefano e costrutto anch'esso dalla fa-
miglia dei Porro, il cui stemma orna ancora la nitida fronte del piccolo
edifìcio. L'interno, di una sola navata, è tutto coperto di affreschi ; e
nella parete sinistra del presbiterio custodisce ancora il mausoleo, singo-
lare per sue forme, di Stefano Porro. Nell'anno 1368 — ricorda il lungo
elogio metrico — Stefano, conte palatino, consigliere di Galeazzo Visconti,
fece edificare l'oratorio e il mausoleo per sé, pei figli e per la consorte
Caterina ^
Il fondatore e la sua famiglia sono appunto ritratti nell'affresco della
parete che sta dirimpetto al mausoleo.
Sul fondo azzurro, S. Stefano, ritto in piedi, accoglie l'offerta del
modello dell'oratorio che il conte gli presenta (fìg. 191). Stefano Porro è
inginocchiato ; nel suo vestire non differisce dal fondatore dell' oratorio
di Mocchirolo, differisce bensì nel viso, tanto da non potersi credere che
egli sia una medesima persona con quello: a Mocchirolo il devoto ha un
energico e severo profilo aquilino ; Stefano Porro, fulvo nei capelli radi
e nella grande barba, ha un aspetto fatuo, il naso ritto ^. Ritratto con
grande intensità di espressione, con gli occhi, dall'iride verde, rivolti
fiduciosi verso il santo, il conte Stefano sostiene cautamente il mo-
dello, esattissimo, dell' oratorio. Il suo viso è colorito quasi a monocroma,
pallido, modellato delicatamente con ombre leggiere giallo dorate.
Anche tale colorito differisce dalla maniera, pur varia, adoperata dal
pittore dell'oratorio di Mocchirolo ; e tutti gli altri particolari — si vegga
la forma delle mani e delle orecchie — contribuiscono ad accertare che il
pittore di codesto affresco non è il medesimo che affrescò in quell' ora-
torio. Ricorse egli tuttavia ad una composizione simile a quella che ve-
demmo a Mocchirolo, e presso all' offerente pose, schierate in preghiera,
le persone della sua famiglia, e librò in alto gli angioli.
Né si può confondere con la maliziosa massaia ritratta nell'affresco
di Mocchirolo la severa figura di Caterina Porro, che sta inginocchiata
dietro al suo consorte, sebbene le due donne siano vestite quasi nella
' G. Carotti, Pitture giottesche, op. cit., pag. 781 e segg.
^ Il Carotti e il Venturi credettero trattarsi della stessa persona, e dalla sua età diversa trassero
deduzioni per la data rispettiva dei due cicli di pitture.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
257
medesima guisa. Nitidamente si profila sul fondo bruno il viso della con-
tessa, forte nella sua struttura, severo : è colorito anch'esso con le tinte
semplici e col modellato tenue, quasi senza chiaroscuro, cli'è nella figura
del conte. I figliuoli, ben differenti da quelli della famiglia raffigurata a
Mocchirolo, sono ritratti con non minore cura nello studio delle vesti,
con oggettiva osservazione del diverso carattere dei visi : i tre figli, pros-
simi l'un l'altro di età, tutti vestiti di bianche vesti sottilmente ombreg-
giate di roseo, hanno morbide chiome e visi delicati, coloriti di tinte
sfumate ; e anche nelle fanciulle, biancovestite, ornate di filze di perle nei
capelli giallini, i puri visi sono tinteggiati quasi insensibilmente di rosa.
Fig. 192. — Leniate, oratorio: Crocifissione (particolare).
In tale suo colorire, il pittore non uguaglia la maestria del frescante
di Mocchirolo \ non giunge all'incomparabile delicatezza di modellato
che ammirammo nella figura di S. Caterina : egli tuttavia segue con
intiera costanza quella maniera, senza scostarsene mai come se ne scostò
il pittore di Mocchirolo ; e non adopera più che il tenue digradare di tinte,
senza ombre, senza chiaroscuro, che prevarrà ormai intieramente nella
Pittura lombarda.
Il medesimo artista affrescò anche tutte le altre parti dell'oratorio,
ma fu aiutato da un compagno di lavoro il quale, imitando la tecnica
del suo maestro, non ne raggiunse la delicatezza, diede ai visi contorni
' Il Venturi (Storia, V, 894) attribuisce la parte migliore degli affreschi di Leniate al pittore che af-
frescò l'oratorio di Mocchirolo, ma le troppe diversità di stile non concedono di consentire nella sua opi-
nione ; cfr. anche : Suida, Studien z. Trecentomal. (Hep. f. Kiv., XXXI, 212). Non possiamo poi accettare la
classificazione e le date diverse proposte dal Carotti (loc. cit.) per le varie parti della decorazione.
33
258
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
rigidi, talora anche deformi, e adoperò nel colorirli certe acri ombre
verdi, dove il pittore migliore usava le sue tenui tinte dorate.
La figura del santo che riceve l'ofTerta dal conte Porro, e l'attigua
scena rappresentante S. Giorgio che libera la donzella, possono attribuirsi
appunto al collaboratore mediocre, il quale affrescò anche la volta e le
altre pareti del presbiterio. Nella Crocifissione (fig. 192), sulla parete di
Flg. 193. — Leniate, oratorio : le Elette risorgenti.
l'ondo, i visi delle figure, segnati con asprezza, tinteggiati di ombre ver-
dognole, si torcono in smorfie grottesche, così che non è punto possibile
crederli opera del medesimo artista che tracciò, con sobrietà e correttezza,
i ritratti della famiglia del fondatore. Quell'affresco è povera cosa; pur vi
è notabile l' animata composizione e certo spirito di osservazione nel
ritrarre con esattezza le fogge varie delle armi e delle vesti.
A decorare l'oratorio che doveva raccogliere i defunti della nobile
famiglia, furono dipinti sull'arco trionfale del presbiterio la Resurrezione
dei morti e il Giudizio. Quivi riappare 1' arte del maestro migliore. Al
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
259
sommo dell'arco sta Cristo giudice, entro un'aureola, fra angioli: alla sua
sinistra è una schiera di santi, e nel basso sono i dannati; alla destra, la
Madonna, seguita da un coro di sante, invoca misericordia mentre, nel
basso, gli eletti risorgono, a mani giunte. Sono ignudi ; i loro corpi, sot-
tilmente profdati di rosso, hanno un colorito leggiero con ombre giallo
dorate : e vi è fra essi un gruppo di donzelle, nelle quali anche la raffi-
nata osservazione dei caratteri individuali rivela l'arte del pittore che ri-
trasse maestrevolmente la famiglia del conte Porro (fig. 193). Le fanciulle
hanno i visi nitidi nel loro vario profilo, coloriti di tinte tenui e quasi
Fig. 194. — Leniate, oratorio: leggende delle reliquie di S. Stefano.
Sgombre di chiaroscuro : le lievi chiome bionde si sciolgono loro sulle
spalle mentre esse ascendono, gentilissime, fuori del sepolcro scoprendo
il diverso fiorire delle loro membra ignude. Il disegno saldo dei corpi,
la delicatezza del colorito, un sentimento squisito dei particolari dà al-
l'affresco un'intima affinità con le opere del pittore di Mocchirolo, dalle
quali tuttavia esso è altrettanto ben distinto come quello rappresentante
r offerente e la sua famiglia.
Il medesimo maestro, insieme col suo mediocre compagno, dipinse
le altre parti dell'arco trionfale, e anche la navata tutta dell'oratorio, che
260
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
altri ha giudicato essere stata affrescata in epoca assai più tarda che
il presbiterio. Se ne riconosce facihnente lo stile in uno Sposalizio mi-
stico di S. Caterina dipinto nel basso dell' arco trionfale, tutto diverso
nel suo schema iconografico dall'affresco di ugual soggetto nell'oratorio
di Mocchirolo ; se ne ritrova intrecciata sovente l'opera con quella, pre-
valente, del suo mediocre collaboratore nei molti affreschi della navata.
Quivi le pareti furono istoriate con due zone sovrapposte di riquadri
che narrano la leggenda della vita di S. Stefano, le invenzioni e le trasla-
Fig. 195. — Leniate, oratorio: il sogno del prete Luciano.
zioni delle sue reliquie, con grande minuziosità di episodi, dichiarati anche
da epigrafi (fig. 194). Sui quali dipinti non è opportuno indugiare per de-
scrizioni particolareggiate, scemata ormai, nel Trecento, l'importanza che
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
261
ha per gli studi il contenuto iconografico delle opere d' arte così come è
aumentato il valore delle varietà individuali del loro stile ^
Fig. 196. — Leniate, oratorio : la rivelazione di Luciano.
» La narrazione seguita dal pittore corrisponde in parte alla Leggenda Aurea di Jacopo da Voragine,
in parte se ne scosta; e non è agevole esplicarne tutti gli episodi: fatica che, per quest'epoca, esce ormai
dai nostri scopi.
262
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Alcune di quelle composizioni sono di tale semplicità che si direb-
bero più appropriate a rapide illustrazioni di codici che alla decorazione
parietale. Le figure hanno scarso movimento drammatico, ristrette anche
entro spazi angusti ; ma la narrazione, nella quale non v'è la larghezza
di concetto propria alla Pittura toscana, ha sovente un forte sapore rea-
listico per i molti particolari ricavati dal vero. Vedasi la storia dell'appa-
rizione del vecchio Gamaliele al prete Luciano, cui viene annunciato nel
sonno il luogo ove è sepolto il santo (fìg. 195), o anche si osservi la
scena rappresentante Luciano stesso inginocchiato dinanzi al vescovo
(fìg. 196) : episodi troppo secondari della leggenda, espressi senza vigore
Fig. 197. — Campione, Madonna de' ghirli: leggenda del Battista.
drammatico, improntati tuttavia di quell'ingenuo verismo che vedremo
diventare sempre più dominante nella Pittura lombarda.
Forse gli affreschi dell'oratorio di Leniate, ove Stefano Porro si fece
ritrarre coi suoi ancora vivente^ ove sono dipinte le storie del suo santo
eponimo, furono eseguiti a non molta distanza dal tempo in cui venne
costrutto anche il mausoleo del conte, non molto dopo il 1368. Sono, in
ogni caso, da credersi posteriori a quelli di Mocchirolo perché questi non
soltanto spettano ad uno stadio stilistico precedente (il che non può
qui fornire argomento risolutivo nel problema della cronologia) ma sem-
brano aver servito di modello al pittore di Leniate nel rappresentare
Stefano Porro e la sua famiglia.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
263
Alla medesima epoca, o forse all'ultimo quarto del Trecento, sono da
attribuire altri dipinti che hanno molta affinità cogli affreschi di Lentate.
A Campione, nel luogo che diede alla scultura tanti artefici, la chiesa
di S. Maria de' Ghirli, sulla riva del lago Ceresio, conserva dei preziosi
Fig. 198. — Campione, Madonna de' ghirli: Salome ed Erodiade.
avanzi di affreschi che un tempo ne ornavano una cappella, poi di-
strutti in parte nel rimaneggiamento della costruzione \ I dipinti occu-
pano, nel divenire dello stile, uno stadio intermedio fra quelli dell'ora-
' Rahn, Wandgein., 16; E. Gerspach, Gli affreschi di Campione {L'Arte, 1902, pag. 161 e segg.); F. M\-
laguzzi-Valeri, Campione (Ross. d'Arte, 1908, 167 e segg.).
264 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
torio di Solaro e quelli di Leniate. Il modellato robusto dei corpi e del
drappeggiare a pieghe quasi metalliche, anche il sentimento drammatico
della narrazione, li congiungono agli affreschi di Solaro ; ma, d'altro lato,
l'influenza dell'arte toscana vi è più tenue che in questi, e il delicato co-
lorito delle carni, con sfumature lievi, già si appressa alla maniera dei
pittori di Leniate. Tutto ciò appar chiaro, fra gli altri riquadri delle
storie del Battista (fig. 197), nell'affresco di Salome che offre ad Erodiade la
testa di Giovanni (fig. 198). Architetture gracilissime occupano lo sfondo,
troppo angusto, nel quale le figure sono atteggiate con agile semplicità :
i panni sono fortemente plasmati nelle lor pieghe, come nei dipinti di
Solaro, ma i visi sono coloriti di un roseo così delicato che già annuncia
la finezza di modellato a chiaroscuro quasi impercettibile ch'è nei ritratti
della famiglia di Stefano Porro, a Leniate.
Nell'oratorio di Albizzate, presso Varese, costrutto probabilmente
negli ultimi anni del Trecento, gli affreschi che rivestono le pareti e
r abside ^ sono invece documento dì un periodo assai più progredito di
quello stile che è adombralo negli affreschi di Campione e sviluppato in
quelli di Leniate.
Nella conca absidale il Cristo benedicente, seduto entro un'aureola,
fra i simboli degli evangelisti (fìg. 199), fu dipinto da un mediocre
artista, che diede alle figure proporzioni informi e movimenti impacciati;
ma pur conviene osservare come il suo viso sia colorito di una tinta cre-
tacea, diffusa e modellata leggermente, quasi senza ombre. Un pittore
più abile affrescò, nella zona inferiore dell'abside, le figure degli apostoli,
componendone il drappeggio con una sovrabbondanza di pieghe che già
può far sospettare ch'egli dipingesse nell'ultimo scorcio del Trecento. In
quelle figure i panni sono colorati di tinte leggiere e cangianti; i visi
hanno un modellato quasi inconsistente per tinteggiature guazzose di
roseo e di verde : nulla è in esse della solidità plastica che l'uso del
chiaroscuro dava alle opere di più antichi pittori lombardi.
Dal medesimo artista furono dipinte per gran parte le pareti della
chiesa ^ con storie della leggenda del Battista e di un santo vescovo,
• Anche sulla facciata dell'oratorio restano tracce di affreschi: vi erano dipinti S. Cristoforo, alcuni
santi, l'Annunciazione, e nel timpano, entro un rosone, lo stemma visconteo (che ricorre anche nelle pitture
liell'interno) fiancheggiato dalle lettere: p-e. Queste potrebbero essere indizio che l'oratorio sia stato deco-
rato da Pietro figlio di Gaspare Visconti che nel 1402 già partecipava alle esequie di Gian Galeazzo: ma
la genealogia dei rami collaterali viscontei forse non è ancora ben sicura; cfr. Litta, Famiglie celebri,
1, tav. X.
^ Le pareti sono divise in tre zone di riquadri.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
265
alcune delle quali, sono dovute a un collaboratore di minor maestria.
Le composizioni, per rispetto al contenuto narrativo, non hanno carattere
diverso da quelle dell'oratorio di Leniate : sono episodi molteplici, e so-
vente indifferenti, narrati con scarso sentimento drammatico, ma con
ingenuo realismo. Il loro colorito è del tutto particolare per la sua deli-
catezza, che non trova paragone nella Pittura toscana della fine del
Trecento, e che apparirà in questa soltanto più tardi, quando Masolino e
l'Angelico interromperanno la vieta tradizione giottesca.
Fig. 199. — Albizzate, oratorio : il Redentore.
La scena di Salome che presenta alla madre il capo del Battista,
avviene entro una loggetta che ha uno sfondo di tinte variate (fig. 200) :
è tutto un chiaro colore sulle figure, nella lunga tunica verde di Ero-
diade, nella veste rosea a sfumature chiare, della fanciulla ; i visi,
cinti di capelli gialletti, sono tinteggiati di roseo senza nessuna mistura
d'ombre.
Nel riquadro rappresentante la dispersione delle ossa del Battista
sono riunite le tinte più tenui nei cangianti delle vesti, nelle più sottili
sfumature del carnicino, con un modo d'intendere il colore del tutto di-
verso da quello che seguivano Giovanni da Milano e i vecchi frescanti di
34
266
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Viboldone, di Solaro, con quella tecnica che, già apparsa in qualche parte
dei dipinti di Mocchirolo per mano di un grande maestro, si era svolta
negli affreschi, più umili, di Campione e di Leniate.
HMiuMjmm»
Fig. 200. — Albizzate, oratorio : Salome ed Erodiade.
Molti altri dipinti della seconda metà del secolo XIV potremmo qui
ricordare ^ ma conviene differirne lo studio per compararli alle miniature ;
' Enumeriamo tuttavia in questo luogo alcune pitture delle quali non si porgerà occasione di dire
altrove. — Cremona, chiesa di S. Agostino : Madonna col bambino (fig. 201). Di colorito tenue ma più
LA PITTURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
267
poiché nei codici miniati si esplicavano frattanto più ampiamente le qua-
lità tecniche ed estetiche che, sulla fine del Trecento, dovevano distin-
guere le opere dei pittori lombardi da quelle degli artisti d'ogni altra
regione.
Fig. 201. — Cremona, S. Agostino: Madonna.
consistente che negli affreschi di Leniate. Forse del penultimo quarto del Trecento. — Pavia, Museo Mala-
spina ; coli. Reale, n. 65: tavola con figura di S. Agata. Dipinto da riunirsi cogli affreschi di Solaro per il
forte colorire. — Pizzocorno (Voghera), chiesa della badia: S. Giovanni B. Affine agli affreschi di Solaro.
— Milano, chiesa di S. Eustorgio, cappella di S. Tommaso : resti di affreschi, guastissimi, con figure di
santi e con un trionfo di S. Tommaso (cfr. G. Mongeri, L'Arte in Milano, Milano, 1872, pag. 55). Sono
della seconda metà del Trecento e mostrano qualche somiglianza coi dipinti di Solaro. — Milano, Pina-
coteca di Brera; n. 2: S. Cristoforo e S. Francesco. Hanno qualche somiglianza, per il colore cretaceo
delle carni, con i dipinti della conca absidale di Albizzate. — Ibidem, n. 3: Madonna in trono col Bambino.
Guastissimo : seconda metà del sec. XIV. — Brescia, Ateneo : portale della demolita chiesa di S. Cassiano ;
268
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Giova ormai domandare quale luogo spetti alla Pittura lombarda
della seconda metà del Trecento nell' Italia superiore, nella quale in
molti luoghi l'attività dei pittori fu allora fervida, continuata, e giunse
a opere altissime.
Potrebbe congetturarsi, fatto un raffronto delle date dell'operosità dei
diversi artisti, che Giovanni da Milano abbia potuto contribuire molto
Fig. 202. — Lodi, S. Francesco: leggenda di un santo vescovo.
alla formazione dei più grandi pittori che l'Italia settentrionale abbia
avuto sul finire del Trecento : dei veronesi Altichieri e Avanzo ^ Ma
affresco rappresentante Cristo benedicente. Fine sec. XIV. — Varese, S. Maria del Monte: afTreschi nel
sotterraneo. Rozza opera della metà del Trecento.
Del tutto singolari sono gli affreschi degli archi di due campate della navata sinistra del S. Francesco
di Lodi. Narrano in molti episodi la leggenda di un santo vescovo, con ingenuità e brio ammirevoli : si
osservino (fig. 202 e 203) i riquadri rappresentanti la Madonna che restituisce nel sonno al vescovo muti-
lato le sue mani. Il loro stile è molto complesso: vi si scorgono dei caratteri affini alla Pittura dell'Italia
centrale; degli elementi derivati dalla Miniatura, anche oltramontana, nel tinteggiare con poco rilievo. Li
crediamo eseguiti nel penultimo quarto del Trecento.
• Recentemente il Venturi (Storia, V, 999) ha osservato che le " relazioni dei maestri veronesi sono
da ricercarsi verso la Lombardia ., negli affreschi di Leniate e di Mocchirolo, piuttosto che altrove. Ma
quanto diciamo in rispetto di Giovanni da Milano vale anche per le opere degli altri anonimi lombardi.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
269
conviene riflettere che l'influsso diretto di Giovanni da Milano, che lasciò
i suoi capolavori in Toscana, fu assai scarso nella stessa Pittura lomharda.
Che se poi si compongano in confronto diretto le opere d'Altichieri e
d'Avanzo con quelle di Giovanni da Milano, non soltanto non si ritrova
tale concordanza di caratteristiche di stile che riveli tra quelli artisti
Fig. 203. — Lodi, S. Francesco: leggenda di un santo vescovo.
dei vincoli come tra discepoli e maestro, ma si scorgono fra di loro delle
divergenze profonde. Altra maniera, altra anima è nell'arte d'Altichieri e
di Avanzo che in quella di Giovanni da Milano. I maestri veronesi risal-
gono direttamente alla fonte più generosa della Pittura del Trecento : nel-
l'arte di Giotto, del quale Padova possedeva il massimo capolavoro, e
Verona aveva altre opere, essi attingono il potente sentimento dramma-
tico che fu invece precluso a Giovanni da Milano. La loro maniera è
più complessa di quella del pittore lomhardo ; essa non dà al chiaroscuro
tanto valore che soverchi ogni altro mezzo di espressione, e quasi ogni
270
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
altro Oggetto di osservazione. Infine, il realismo di Altichieri e d'Avanzo
ha un àmbito assai maggiore di quello del maestro lombardo. Il quale
può bensì essere additato come un precursore dei veronesi, ma non come
loro diretto iniziatore.
Fig. 204. — Mantova, S. Francesco: affresco.
Poterono quei pittori essere preparati anche meglio alla loro arte da
un altro valente maestro, da Tommaso da Modena \ Gli affreschi dipinti
^ Cfr. specialmente : P. Schubring, Altichiero und seine Schule, Lipsia, 1898, pag. 90 e segg. ; J. v. Schlosser,
Tommaso da Modena (Jabrb. d. Kunst. Samml., XIX, 240 e segg.); Venturi, Storia, V, 956 e segg.
LA PITTURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
271
da Tommaso a Treviso, verso la metà del Trecento, competono per co-
lorito con quelli di Giovanni da Milano, li superano per varietà di nar-
razione, per vastità di realismo. Non altrimenti certi affreschi della chiesa
di S. Francesco di Mantova ^, creduti del secolo XV, che pensiamo siano
da restituire al Trecento e forse a Tommaso da Modena, il quale dif-
Fig. 205. — Bergamo, Accademia : affresco.
' Il D'Arco (Delle Arti e degli artefici di Mantova, Mantova, 1857, I, pag. 54 e segg.) credette che quelli
affreschi rappresentassero storie di S. Bernardino e li attribuì perciò alla metà del Quattrocento; né fu sinora
contradetto da alcuno. Le pareti erano decorate di più zone di riquadri istoriati con la leggenda di un
santo francescano che non abbiamo potuto identificare con piena certezza. È conservato un frammento d'una
scena rappresentante forse un concistoro, e intiero l'attiguo affresco della morte di un francescano circon-
dato dai frati, tra i quali è anche una suora, mentre due laici sono in atto di osservarlo. Gli ornati, i costumi
delle figure, la fattura dell'affresco sono del tutto trecenteschi: il colorito caldo delle carni, il disegno largo
dei visi e il loro aspetto realistico corrispondono strettamente ai caratteri degli affreschi di S. Niccolò di
Treviso cosi che se non a Tommaso da Modena i dipinti di S. Francesco sono da attribuire alla sua bottega.
— Giova infine ricordare che nell'antica cappella detta poi di S. Bernardino ove si trovano i suddetti
affreschi, veniva tumulato nel 1369 Guido Gonzaga e in séguito avevano sepoltura i signori di Mantova:
cfr. A. Patricolo, La chiesa di S. Francesco a Mantova (Rassegna d'Arie, 1911, pag. 35).
272
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
fuse COSÌ la propria arte anche sui limiti della Lombardia (fìg. 204) ^
Tommaso da Modena, più che Giovanni da Milano, può dirsi abbia
preparato il cammino nel quale Altichieri e Avanzo incedono, forti del
vigore che veniva loro dalla continua visione dei capolavori di Giotto,
guidati dal proprio genio.
Fig. 206. — Bergamo, Accademia: affresco.
Ma se neghiamo che i due massimi artisti veronesi del Trecento
dipendano da Giovanni da Milano, troveremo fra breve altri stretti vincoli
che uniscono la Pittura lombarda e l'Arte di Verona, della città che verso
' Mantova, città ai-tisticainente più prossima all'Emilia e a Verona che al cuore della Lombardia, fu
tuttavia legata da frequenti relazioni con questa. Singolare documento di tal fatto è una lettera scritta da
Galeazzo Visconti a Guido Gonzaga, tra il 1365 e il 1369, per pregarlo di mandargli tutti i pittori di Mantova
non bastandogli quelli che aveva per decorare il castello di Pavia, allora costrutto. Cfr. C. Magenta, / Visconti
e gli Sforza nel Castello di Paula, Milano, 1883, I, 86. — Appartengono probabilmente al tempo di Guido
Gonzaga alcuni alfreschi or ritornati in luce nel palazzo Ducale di Mantova (fìg. 208). I quali furono
attribuiti dal Venturi (Storia, VII, 1, 210) a Tommaso da Modena, ma ci sembrano molto diversi dalla ma-
niera di quel maestro.
LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL THECENTO
273
la fine del Trecento ebbe una delle opere che meglio sembrano mate-
riare il suo carattere artistico, il mausoleo di Cansignorio della Scala,
da uno scultore lombardo, da Bonino da Campione.
Si ritrovano poi delle pitture che giovano a congiungere, quasi in
un lento trapassare di forme, all' arte veronese gli affreschi lombardi
sinora noverati. Tali i due grandi dipinti ora trasportati nel Museo Civico
di Bergamo dalla chiesa di S. Francesco della stessa città. Nell'uno, se-
gnato con r anno 1382, due cavalieri stanno inginocchiati dinanzi alla
Vergine, cui vengono presentati da S. Francesco e da S. Caterina : la com-
posizione ha somiglianze sia con affreschi dell'Altichieri sia con quelli
Fig. 207. — Vezzolano, chiostro della badia: Adorazione dei Magi.
di Mocchirolo ; e il colorito caldo e forte rammenta anche la maniera di
Giovanni da Milano (fìg. 205) \ Nell'altro affresco, ch'è opera senza dubbio
del medesimo artista, questi uguaglia nell'arguzia di osservazione il pittore
di Mocchirolo, e accanto al gentiluomo inginocchiato a pie del trono della
Vergine colloca, con un tratto di umorismo che forse aveva ragione nelle
usanze del tempo, il suo figliuoletto (o un piccolo paggio) inginocchiato
egli pure, impacciato dalle armi paterne di cui è rivestito, dalle enormi
manopole, dall'asta e dalla celata (fìg. 206).
Anche verso la regione subalpina la Pittura lombarda della seconda
metà del Trecento digrada lentamente fondendovisi a poco a poco con le
Cavalcaselle, Pittura, IV, 227.
35
274 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
forme oltramontane che più erano diffuse colà, sì che negli affreschi d'una
antica cappella della chiesa di S. Domenico di Torino e, più ancora, in
quelli d'una campata del chiostro della hadia di Vezzolano, che raffigu-
rano Cristo in gloria, l'Adorazione dei Magi e il Contrasto dei tre vivi e
dei tre morti, si possono osservare accenti affini a quelli lombardi, nello
studio accurato dei ritratti e delle fogge, commisti a convenzionalismi
derivati dallo stile oltramontano (fig. 207) ^
Tra il Piemonte e la regione veneta nella quale dominarono Tommaso
da Modena, Altichieri e Avanzo, la Lombardia ebbe nella seconda metà
del Trecento uno stile pittorico suo sebbene non senza rapporti con
quello delle regioni vicine. La Pittura lombarda seguì allora un proprio
cammino giungendo da un periodo nel quale alcuni documenti consen-
tono d'intravedere un intenso influsso dell'Arte toscana all'originale opera
di Giovanni da Milano, alla consona e varia attività dei frescanti di Vibol-
done, di Solaro, di Bellinzona e degli altri minori artisti che abbiamo
enumerati, all'arte elettissima del pittore di Mocchirolo. Il quale in qualche
parte dei suoi affreschi adopera già con sovrana maestria l'originale ma-
niera che si svolge a Campione, a Leniate, ad Albizzate, e sulla fine del
secolo XIV ha il suo coronamento nelle opere dei miniatori.
' Cfr. : i,'.4;7e, 1909, 461; 1910, 312. — Non mancano notizie di pittori lombardi che operarono nel
Piemonte durante il Trecento: cfr. F. Ronuolino, La pittura torinese nel Medioevo (Atti della Soc. di Arch.
e B. Arti, Torino, 1901, p. 214); né altre di pittori forestieri che l.ivorarono allora in Lombardia: cfr. F. Fi-
LTPPiNT, Andrea da Bologna (Bollettino d'Arte, 1911, 57).
Fig. 208. — Mantova, palazzo ducale : Santa.
Fig. 209. — Milano, Braidense: cod. AD. xiii. 20 (Petrarca, De remediis utr. fortunae).
LA MINIATURA
NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
SUOI RAFFRONTI CON LA PITTURA
Mss. miniati della metà del Trecento. — Giovanni di Benedetto. — Il miniatore del-
ruflziolo di Parigi (Bibl. Nazionale: ms. lat. 757). — Giovannino de' Grassi. I suoi
disegni. Mss. miniati da Giovannino e Salomone de' Grassi. — Pietro da Pavia,
Anovelo da Lnbonate e numerosissimi anonimi miniatori lombardi. — Il " Ta-
cuinum sanitatis „. Raffronti cogli affreschi di Franco e Filippolo de Veris. — Ro-
manzi cavallereschi miniati. Svolgersi della illustrazione dei romanzi. — Raffronti
tra le miniature e gli affreschi lombardi : dipinti vari ; gli affreschi di S. Maria
in Selva di Locamo, del duomo di Cremona, di S. Francesco di Lodi.
In altre epoche i pochi manoscritti miniati che si possono credere
eseguiti nella Lombardia non giovano che raramente a chiarire lo
svolgersi dello stile nella Pittura : nella seconda metà del Trecento,
le miniature valgono invece a renderne assai più perfetta la conoscenza;
sullo scorcio del secolo, a rivelarne più intiero 1' aspetto. E sebbene il
tempo abbia disperso molti dei codici allora ornati da artisti lombardi, o
abbia cancellato i segni materiali di loro origine, intorno ad alcuni di
quelli che sono di provenienza sicura, ne possiamo riunire più altri, così
da ricomporre abbastanza largamente l' opera dei miniatori lombardi.
276
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Già verso la metà del Trecento, in alcuni manoscritti lombardi si
trovano nitidi i riflessi dei princìpi giotteschi che informavano ormai pro-
fondamente anche la Pittura.
In un messale ambrosiano, ora della biblioteca Vaticana (cod. pai.
lat. 506) sono due grandi miniature che dovettero essere inserite nel
Fig. 210. — Roma, BibL Vaticana: cod. pai. lat. 506.
volume circa l'anno 1347, quando esso venne offerto alla chiesa di
S. Maurilio di Milano ^ : nell'una, è il Cristo in gloria, entro un'aureola,
' A ce. 241 è la nota: " niccc xlvii xiii setembris ego pbr. Gervasius de bruzano capelanus ecclesie
sancii maurilii et maziconius sce marie maioris m(ediolaneiisis) devovo hoc meum misale ecclesie sci
maurilii ecc. „. Le due miniature sono inserite nel testo in un foglio a parte; ma ch'esse appartengano
al messale sin dal tempo in cui fu donato alla chiesa di S. Maurilio si può affermare anche osservando
che a pie del crocifìsso sta inginocchiato un sacerdote, il donatore.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
277
fra i simboli degli evangelisti (fìg. 210) ; nell'altra, la Crocifissione. Sono
simili entrambe, per iconografia, e anche per particolarità di colorito,
alle miniature di un messale della biblioteca Capitolare di Milano, ornato
anch'esso delle stesse figurazioni (fìg. 211 e 212) ': non hanno più dei
Fig. 211. — Milano, Bibl. Capitolare: messale.
caratteri affini a quelli della Miniatura bolognese del principio del Tre-
cento quali erano anche nel " Pantheon ., di Goffredo da Viterbo, miniato al
■ E un messale ambrosiano scritto per la chitsa cattedrale (Bibl. Gap. : cartelle grandi, cod. 25), come
appare dalle orazioni ch'esso contiene (cfr. la carta dirimpetto alla miniatura del Cristo in gloria). — Le
miniature dei due mss. sono opera di due diversi artisti, affini tra loro, dei quali il più recente sembra
esser quello che ornò il ms. della Capitolare di Milano.
278
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tempo di Azzone Visconti, e nel messale di Roberto Visconti, bensì una
maniera di colorito e un disegnare larghi come in opera di frescante.
Quei due manoscritti ci fanno intravedere quale preparazione ab-
biano potuto avere i molti valenti miniatori che operarono in Lom-
bardia durante la seconda metà del Trecento.
Fig. 212. — Milano, Bibl. Capitolare: messale.
La splendida corte viscontea diede allora grande favore al fiorire
della Miniatura. Nello scorcio del secolo XIV non soltanto già era raccolta
nel castello di Pavia una preziosa biblioteca di codici di vario contenuto
fra i quali erano frequenti quelli ricchi di ornati e di figure \ ma i prìn-
cipi stessi ebbero sempre caro di avere preziosamente miniati i loro libri di
» Cfr. Bibliofilo (D'Adda.), Indagini storiche artistiche sulla Libreria visconteo-sforzesca del Castello di
Pavia, Milano, 1875.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
279
devozione. E basterebbero gli ufizioli di Bianca, di Gian Galeazzo, di
Filippo Maria Visconti e di Gian Galeazzo Sforza, che la fortuna ci ha
conservati, a tracciare la storia della Miniatura in Lombardia dalla metà
del Trecento sino alla metà del secolo successivo.
Nella biblioteca Reale di
Monaco si trova un libro di
preghiere (cod. lat. 23215) fre-
giato in molti fogli dello stem-
ma visconteo, ch'è inquartato
con la croce di Savoia. Non v'è
dubbio ch'esso risalga al Tre-
cento, e che perciò — e lo di-
chiarano quelli stemmi — non
sia stato miniato per Bianca
di Savoia, moglie di Galeazzo
Visconti, la quale visse sino
al 1387. Si può anzi precisare
anche meglio, tra il 1350 e
il 1378, il tempo in cui il pic-
colo codice venne scritto e mi-
niato \
Sul foglio di guardia il mi-
niatore, che profuse nel codice
la sua arte, inscrisse il proprio
nome :
Offimim iiX)non.ìiTi..ìnn]?lx>.i.
rf^ ci-fignitm cnìadtxmiimad
rtoftneJiba»noetnto,noftir.S\
udtn.icltnn>:in
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4
'm-'.
Flg. 213. — Monaco, Staatsbibl.: cod. lat. 23215.
lohanes filius Magistri benedicti
de cumis me pinxit et ordinavit
Ora voce pia prò me Virgo Maria.
' Che il ms. appartenga alla seconda metà del sec. XIV appare dai suoi caratteri paleografici e dallo
stile delle miniature ; ch'esso sia stato eseguito per Bianca di Savoia, la quale sposò Galeazzo II nel 1350,
si ricava dal trovarsi la sigla di Galeazzo [G-Z] presso lo stemma visconteo a ce. 53, e il nome di Bianca
in un'orazione : cfr. Centralblatt f. Bibliothekivesen, 1902, I, 239.
A ce. 212 è scritto in rubrica: " questa oration de dire niadona poso lo officio de i morti. E quando
eia vora pregare singularmente per la anima del so magnifico segnor Diga alo in silentio „. E nell'ora-
zione, si legge : " libi queso domine deus noster prò anima famuli tui 1. consortis olim mei , ;
dove l'iniziale non risponde a quella del nome di Galeazzo, ma è forse abbreviatura di " illius „ per indi-
care genericamente, come si faceva in colali orazioni, il nome del defunto. Il foglio contenente la suddetta
preghiera sembra esser stato inserito nel ms. (cfr. : Central, f. Bibl., loc. cit.) dopo la morte di Galeazzo II,
avvenuta nel 1378; e ciò induce a determinare fra quest'anno e il 1350 l'esecuzione del codice. La quale,
pei caratteri delle miniature, può stimarsi alquanto lontana dal 1350, pur risalendo al penultimo quarto
del Trecento.
280
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Giovanni di Benedetto da Como ornò il libro nelle iniziali e nei mar-
gini di quasi tutti i fogli (fìg. 213) ; e intercalò nel testo trentasei grandi
miniature. Artefice accurato, sebbene non di grande finezza, non rivela
Fig. 214. — Monaco, Siaatsblbl.: cod. lat. 23215.
egli nell'opera sua molta originalità, ma riflette in modo attraente lo stile
dei maestri che operavano intorno a lui, e ci prepara all'apparizione di
altri più nuovi miniatori.
Fra le molte carte miniate ve ne sono due che esprimono in forma
assai differente l'Annunziazione. In entrambe lo sfondo è ideato in modo
Tav. XIH. — Monaco, Staatsbibl.: cod. 23215 (uflziolo di Bianca Visconti).
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
281
ornamentale, coperto di losanghe di variato colore e di ornati : tuttavia
le esili architetture che vi sono tracciate giovano a determinare lo spazio
in cui è composta la rappresentazione. La quale, in una delle miniature
segue lo schema iconografico tradizionale ; ma nell'altra (fìg. 214) è con-
cepita con qualche originalità, nella figura tutta ammantata dell'angiolo,
nella nohile persona della Vergine che, inghirlandata il capo, semhra
farsi schermo delle mani. La
fattura è delicata : tinte tenere
e sfumate coloriscono le archi-
tetture sugli sfondi ornati d'oro ;
lievi segni bruni profilano i li-
neamenti delle figure nei visi
tinteggiati leggermente ; il pie-
gare dei panni è semplice e
robusto così da rassomigliare a
quello proprio dei pittori di
Solaro e di Campione.
Altre volte gli episodi sacri
sono narrati con certa vivacità,
con un realismo piano che ne
trae occasione a comporre delle
scene di genere.
Nella miniatura di Gioac-
chino cacciato dal tempio (ta-
vola XIII), eseguita con straor-
dinaria accuratezza di colorire,
un vecchio che assiste il sacer-
dote semhra rimbrottare alta-
mente il santo. In altro foglio
(tav. XIII), al santo che giunge
all' alpe, pensoso, i pastori muovono incontro fuor dalle loro abitazioni
scavate nella roccia, difese da un breve riparo : son deformi in viso, ri-
tratti con sagace osservazione. Altrove i personaggi sfoggiano le vesti
della seconda metà del Trecento : nell' Adorazione dei Magi, nel Mi-
racolo di Cana — al quale assiste un vecchio scalco, curiosamente stu-
diato dal vero — e nelle scene della Passione, fra le quali tutte è
notevole quella rappresentante il Redentore dinanzi a Caifa (fig. 215).
Quivi lo scenario è determinato con precisione : presso le figure prin-
36
Fig. 215. — Monaco, Staatsbibl.: cod. lat. 23215.
282
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
cipali, atteggiate in modi espressivi, gli assistenti fanno mostra di splen-
dide vesti e danno alla rappresentazione un più vivo aspetto di realtà.
Nelle miniature della leggenda dei Magi e del contrasto dei tre vivi
e dei tre morti a principio dell'ufizio funebre, Giovanni di Benedetto
indulge anche più a tale tendenza di cogliere le parvenze superficiali,
ma varie e attraenti, del vero, nel riprodurre le vesti e gli accordi più
tenui del colore : naturalismo
che lo rende affine ai frescanti
di Leniate, di Mocchirolo e di
Albizzate.
Talvolta il miniatore si av-
vicina alla maniera di Giovanni
da Milano nell'aspetto delle fi-
gure, e anche nel colorirne i
visi con un chiaroscuro rossa-
stro e forte \ Crediamo perciò
doversi attribuire piuttosto alla
sua maniera che a Giovanni da
Milano la Crocifissione che già
appartenne alla raccolta di Ar-
taud de Montor, nella quale
— per quanto si può giudicare
da una vecchia litografia — le
proporzioni tozze delle figure
e i lineamenti loro, quasi am-
maccati , corrispondono assai
alle forme eh' egli adopera (fi-
gura 217) l
Ma più sovente il colorito
delle miniature del libro di
Bianca di Savoia si assomiglia, per il suo sfumare lieve e senza ombre,
a quello degli affreschi di Leniate e di Albizzate. I quali, come quelli
della navata maggiore di Viboldone, hanno anche delle singolari somi-
glianze colle miniature nell' aspetto dei visi delle figure e nella esage-
Fig. 216. - Monaco, Staalsbibl.: cod. 23215.
^ L'influenza di Giovanni da Milano si mostra chiaramente nella miniatura della Natività di Maria
(fig. 216) e in molte altre carte: per es. nella scena del Cristo dinanzi a Caifa (fig. 215). E conviene ricordare
che il miniatore era nativo della stessa regione di Lombardia donde uscì il comasco Giovanni da Milano.
■^ W. SuiUA (Fior. Miller, 50) attribuì la tavola a Giovanni da Milano.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
283
rata sottigliezza del disegno di alcuni loro particolari, dei capelli, delle
labbra.
Per tal modo l'opera dei pittori lombardi che già ci son noti riesce
a chiarire, nell'origine e nei caratteri suoi, la maniera di Giovanni di Be-
nedetto. La quale d'altra parte ha stretti rapporti con quella di altri
miniatori.
Fig. 217. — Maniera di Giovanni di Benedetto: Crocifissione.
Un codice della biblioteca Nazionale di Parigi (ms. lat. 757) è tanto
affine all'ufìziolo di Bianca di Savoia che può asserirsi prodotto nella
stessa bottega \ sebbene riveli un artista di maggior talento e di più
perfetto magistero che Giovanni di Benedetto. È anch'esso un libro di
orazioni : fu miniato per un ignoto gentiluomo, la cui impresa è ripetuta
' L'affinità dei due mss. fu giustamente notata da K. v. Manteuffel, Die Gemàlde und Zeichn. des
Antonio Pisano, Halle, 1909, 110.
284
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
in più carte, probabilmente intorno all'anno 1380, col quale appunto si
inizia la sua tavola dei computi pasquali \
L'arte del miniatore del codice della biblioteca Nazionale di Parigi è
simile nei suoi elementi a quella di Giovanni di Benedetto pur essendo più
raffinata nella osservazio-
f —-',-- ,._ ., , , ^^ realistica e nei suoi
i mezzi tecnici. Si rassomi-
gliano nei due codici di
Monaco e di Parigi le com-
posizioni, gli ornati stessi
che fregiano i margini e
che riquadrano le minia-
ture maggiori, anche l'a-
spetto delle figure sebbene
queste nel codice parigino
siano più sottilmente co-
lorite. Le rispondenze e
le dissomiglianze fra l'o-
pera dei due artisti diven-
tano evidenti se si con-
frontino le loro miniature
rappresentanti Cristo di-
nanzi al giudice (fig. 215
e 218), e si osservi come
Jj^^ '^'éy nel manoscritto di Parigi
^^^K la scena sia più elaborata
nello sfondo di architet-
tura, i visi abbiano mag-
gior varietà di carattere, e
nella turba degli spettatori appaiano anche più studiate le fogge delle
Fig. 218. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. 757.
' Conviene notare anche che la ° ratio lunae „ comincia con l'anno 1395 ma che qualche foglio antece-
dente potrebbe essere stato asporlato. — Il codice è di ce. CCCCXLIIl con molte miniature e ornati. In
uno dei fogli di guardia fu dipinto nel XVI sec. uno stemma sotto il quale si legge: " Julian Regin. ,,
ripetuto a ce. II v. con la scritta " Anna Regin. „. A ce. L e CVIII v. è uno stemma a melagrana con
corona d'oro su campo azzurro, fiancheggiato dalla sigla B-E ; la quale ricorre anche a ce. CCCII. Tali
stemmi, simili a quelli del foglio di guardia, sono del sec. XVI : essi furono allora sostituiti a quelli del
primo possessore del codice, del quale rimase soltanto la sigla |B-E| e il cimiero. Quella sigla ricorre
infatti anche negli sfondi di alcune miniature, ove taloia è unita a un'impresa di due cerchi intrecciati
(fig. 224) appartenente al primo possessore dell'ufiziolo : cfr. anche ce. CCCLVII. Dal calendario (ce. Ili v. —
XV) non si ricava nulla di certo intorno alla prima destinazione del libro, ma alcuni nomi di santi ri-
chiamano all'Italia centrale : SS. Donato, Romano, Gerbone,
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
285
armi e delle vesti variopinte. In molte altre carte il miniatore del codice
di Parigi esplicò il suo spirito di osservatore oggettivo, e la sua fantasia
di narratore piacevole. Tali qualità son tutte nella miniatura rappresen-
tante S. Giorgio: sul fondo d'oro, lavorato a punzone, e sul terreno sab-
bioso, è abilmente composto il gruppo del drago e del cavallo ; un'aura
di leggenda, e insieme di vita profana, spira nel santo, rivestito d' armi
forbite, di candido corsa-
letto, adorno l'elmo di un
bianco cimiero, e nella
donzella, agile della per-
sona, delicata in viso, si-
gnorilmente coperta di
lunga tunica azzurra, at-
tillata e con ampio scollo,
cosparsa di monogrammi
d'oro (fìg. 219).
Era il tempo che le
fogge delle vesti signorili
già risentivano d'un lusso
che doveva in breve di-
ventar sfrenato, e già erano
singolari, ora per stranez-
za di forme, ora per la
loro estrema e sensuale
semplicità.
Per vero dire sin dal
principio del Trecento il
vestire di Lombardia — né
soltanto di Lombardia —
era diventato sontuoso fuor di modo. A Milano, nei giorni festivi, donne
e fanciulle sedevano sulla porta di casa, così coperte di gioielli d'oro,
d'argento, di smalto, di perle, che Galvano Fiamma le comparava a re-
gine o a figlie di re \ Né bastavano i panni lavorati dagli opifici lom-
bardi, dai quali pur si provvedevano altre regioni, ma si importa-
Flg. 219. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. 757.
' Galvano Fiamma, Clironicon extravagaiis (Mise. St. II., VII, 481) : ° in diebus quoque feslivis videres
super portas fainiliares matronas et virgines sedere, quae lantis ornamenlis fulgent auri, argenti, smalti et
perlarum sive inargaritarum, quod videantur esse reginae vel fdiae regum ; a capite ipsaruni usque ad pedes
protellantur ornamenta „.
286 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
vano dal di fuori stoffe di scarlatto e pellicce di ermellino e di vaio.
Pur nei primi decenni della seconda metà del Trecento le fogge fem-
minili potevano dirsi ancora ragionevoli. Ne abbiamo chiara immagine
negli affreschi di (liovanni da Milano e nelle pitture della navata di
destra della chiesa di Viboldone. Le donne portavano allora una semplice
lunga tunica leggermente attillata, con scollo ampio, con balze di velluto
o di stoffa d'altro colore, fregiata di lunghe strisele di panno o di
pelliccia che ricadevano dal principio delle maniche ; e queste aderivano
strette alle braccia. Nei dipinti di Mocchirolo e di Leniate si ritrovano le
stesse fogge, ma già alquanto mutate, che i panni sono coperti di ornati,
le maniche rivestono anche il carpo della mano, e sul dinanzi la tunica
è chiusa con filze di quei grossi pomelli dei quali è notizia anche in
documenti e inventari antichi \ Tali vesti si videro sino alla fine del
Trecento ; ma intanto, e già nel 1340, cominciavano a usare nuove fogge ^,
le quali col procedere del secolo divennero sempre più comuni. Allora un
cronista piacentino, Giovanni de Mussis, si prese la briga meritoria di farne
delle meticolose e chiare descrizioni ^. Nel 1388 le donne di Piacenza —
e, possiamo credere, quelle di tutta Lombardia — sfoggiavano ogni sorta
di panni di lana, di seta, di velluto, il cui prezzo sovente era moltiplicato
per le perle che vi trapuntavano sopra. Il tratto più curioso delle loro
vesti erano le enormi maniche, perché terminavano sovente in un giro
così ampio da giungere a terra ; le tuniche erano fregiate di alto collare,
potevano essere strette con cintura e munite di un breve cappuccio.
Erano quelle le vesti che il cronista chiama " honestae „, che ve n'eran
altre, dette ciprianae, le quali, con le consuete maniche vastissime,
chiuse da pomelli d'argento o di perle, ampie nel basso, serravano
la persona dal mezzo in su così strettamente come in una guaina, ed
erano tanto aperte sul petto che pareva " quod mamillae velini exire de
sinu earum „.
In capo le gentildonne portavano corone d'argento dorato, e di oro, o
anche intrecciavano filze di perle nei capelli. Ma tale foggia appariva già
antiquata, e prendeva voga un'altra acconciatura nella quale è forse da
riconoscere l'uso del balzo che tante volte sarà riprodotto dagli artisti
della prima metà del Quattrocento : i capelli venivano legati con nastri
'■ Annali della Fabbrica del Duomo di Milano, Milano, 1877, App. I, 1)4, 153.
2 Galvano Fiamma (Chronicon in Rer. II. SS., XI, 1033) determina appunto al 1340 l'apparire a Milano
dì bizzarre mode d'ogni paese, e già registra fra le fogge nuove le scarpe " rostrate ,.
=* Johannes de Mussis, Chronicon placentinum (Rer. IL SS. XVI, 579 e segg.). Cfr. : E. Verga, Le leggi
suntuarie milanesi (Ardi. St. Lomb., 1898, pag. 1 e segg.).
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 287
di seta o di oro sopra iin arnese che doveva farne apparire enorme il
volume.
Non meno vario e prezioso era il vestire maschile, e soprattutto nei
giovani, ora amplissimo, ora cosi aderente che scopriva ogni parte del
corpo ; si portava grande la zazzera, rasa la cervice. Uomini e donne
poi usavano dei calzari dalle punte smisuratamente lunghe.
Donde provenissero tali fogge è molto incerto. I frequenti scamhi
commerciali potevano favorire il loro migrare di regione in regione, sì
che lo stesso Giovanni de Mussis attribuì a' mercanti l'aver portato in Pia-
cenza dalle Fiandre, dalla Francia, dalla Spagna, arredi e utensili che prima
vi erano ignoti K Anche le frequenti relazioni fra le corti principesche,
specialmente per mezzo dei matrimoni, potevano agevolare il propagarsi
delle mode ; nel Trecento, la corte viscontea ebbe dalla Francia Isabella,
sposa di Gian Galeazzo ; dalla Lombardia, Violante, figlia di Galeazzo
Visconti, andò sposa in Inghilterra, e nel 1389 Valentina di Gian Galeazzo
si recò in Francia, moglie a Luigi di Turenna, portando seco non sol-
tanto un inestimabile tesoro di oggetti d'arte, ma un gran corredo di vesti
e di ornamenti della persona, il cui inventario ci dà ancora la più sma-
gliante visione del lusso ch'era nella corte dei Visconti ^.
Per così agevole diffondersi delle mode da una regione nell'altra,
non è prudente, né possibile, valersi di osservazioni sulle fogge riprodotte
dagli artisti, per far congetture intorno a influssi o a correnti di stile :
il trovar in opere d'arte italiane le stesse fogge che si veggono, talvolta
anche più frequenti, in opere oltramontane non potrebbe esser serio ar-
gomento per affermare che quelle opere dipendano da queste. (]erte mi-
niature francesi della fine del Trecento potrebbero servire a illustrare
le descrizioni del De Mussis non meno bene delle miniature lombarde
della medesima epoca ; ed anche più tardi, a principio del Quattrocento,
si ritroveranno in Italia, in Francia, in Germania, non senza varietà lo-
cali, che sarebbe ben diffìcile determinare, le stesse bizzarre mode.
Ora l'Arte, la quale sul finire del secolo XIV e negli inizi del XV
si volgeva tutta a un più schietto realismo, prima di esplorare l'intimo
' J. DE Mussis, loc. cil.
^ Cfr. : Annales mediol. (Rev. It. SS., XVI, C41 esegg.; 80G e segg.). L'inventario del corredo di Valentina
Visconti è fra i più preziosi documenti della vita signorile nelle corti di Lombardia. Insieme coi gioielli, colle
vesti ricamate di perle, cogli avori, la principessa portava seco anche dei libri: ufi^ioli preziosamente ri-
legati, un salterio, un S. Cipriano, un Mandeville e un libretto di versi tedeschi. Cfr.: J. Camus, La venne en
Frunce de Valentine V. (Mise, di Si. II., Ser. Ili, 5); G. Romano, Valentina Visconti e il sno mutiimonio (.Arch.
St. Loinb., 1898, 5 e segg.); P. Arnauldet, Le niaritige de LoiJi.s de France et de Valentine Visconti (Bull, et
Meni, des Antiquaires de France, 1906).
288 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
essere delle cose e le profondità del sentimento umano, si trattenne a
ritrarre con compiacenza la superfìcie delle cose, e nell' uomo, prima
di scrutarne l' animo, osservò allora in ogni particolare il curioso ed
effimero involucro delle sue vesti, più che non avesse fatto in altro
tempo.
Già in antichi affreschi lombardi, e nei dipinti di Giovanni da Milano,
s'intravedeva la tendenza a dar grande importanza alla rappresentazione
minuziosa e oggettiva delle fogge delle vesti, la quale mentre ora si dif-
fonde nell'Arte d'ogni regione, continua a esplicarsi in modo particolare
nella Pittura e nella Miniatura lombarda.
Come nel libro di preghiere di Bianca di Savoia così in quello della
Nazionale di Parigi, le fogge del vestire sono ritratte con curiosa compia-
cenza. E ciò bene si accorda con l'inclinazione del miniatore a trattare
le sacre storie quasi scene di genere, ricavate immediatamente dal vero,
come si scorge in molti luoghi del ricchissimo ufìziolo e specialmente
nella Natività di Maria (tav. XIV) che diede occasione all'artista di
rappresentare con sincero sentimento una scena della vita familiare : di-
gradano lievi le tinte e le ombre nell'interno delle stanze ove presso la
puerpera, ignuda nel letto, è una donzella in eleganti vesti dai più accesi
colori. Nelle miniature della Passione di Cristo, della Benedizione del
fonte battesimale, della Vergine di Misericordia, della Messa, e soprattutto
nella carta che rappresenta S. Orsola circondata dalle sue compagne (fìg. 220)
sono adunati i più vari modelli di vestire : tuniche attillate e con alto
collare, poco oneste ciprìane, mantelli di vaio secondo gli usi descritti da
Giovanni de Mussis ; delle perle sono intrecciate nei capelli, sono trapunte
sulle vesti a formare ornati e imprese quali si trovano menzionate negli
inventari del corredo di Valentina Visconti.
Anche un altro dei caratteri salienti dell'Arte fra il Trecento e il
Quattrocento, un altro singolare aspetto del nuovo realismo, si manifesta,
e precocemente rispetto ad artisti d'altre regioni, nell'opera del minia-
tore del codice parigino e di altri maestri lombardi che appartengono
alla sua medesima sfera.
Prima di vincere ogni difficoltà del ritrarre l'uomo nei suoi atti più
istantanei, e in tutti gli aspetti, come essa fece durante il Quattrocento,
l'Arte, non libera ancora da molti convenzionalismi gotici, esercitò feli-
cemente la sua nuova virtù di osservazione volgendosi a scrutare e a ri-
trarre gli animali, gli ingenui esseri che si offrono quieti e inconsapevoli
allo studio dell'artista. Non già che l'Arte avesse trascurato per l'innanzi
Tav. XIV. — Parigi, Bibl. Naz. ins. lat 757: Natività tli Maria.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
289
di tentare di rappresentarli, ma nelle sue osservazioni si sovrapponevano
allora gli schemi stilistici ch'essa seguiva ^, non si esplicava ancora l'og-
gettiva e scrupolosa visione del vero che doveva apparire più tardi e
Fig. 220. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. 737.
pervenire, nella prima metà del Quattrocento, alla cristallina limpidezza
dei disegni del Pisanello.
' Intorno alle rappresentazioni di animali nell'Arte medioevale, e alla loro forma schematica, cfr. J.
VON ScHLOSSER, Ziir KeniUtiiss der kùnstler. Ueberlieferitng {Jalirb. d. kiinsthist. Samiiìl. d. a. Kaiserh., 1903,
280 e segg. 322 e segg.).
37
290
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Ma assai prima del Pisanello, altri maestri, nella Lombardia, mostra-
rono uno squisito sentimento di realisti nel ritrarre l'aspetto degli ani-
mali. Di ciò è documento precoce, nel codice parigino, la miniatura
Fig. 221. — Parigi, Blbl. Naz.: ms. lai. 757.
rappresentante una tentazione di S. Antonio (fig. 221). L'eremita, caduto al
suolo, è circondato dalle belve : e se nella sua figura, e anche nella vieta
forma del paesaggio, si trovano ancora molti tratti manierati, gli animali
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
291
che l'artista potè ritrarre dal vero, sono disegnati in modo assai esatto
ed oggettivo ^
Per tale sua qualità il miniatore del codice di Parigi ci prepara alle
opere dell'artefice che dominerà su ogni altro nella Lomhardia alla fine
del Trecento ; d'altra parte egli si può collegare allo stesso Giovanni da
Milano, il quale negli atTresclii di S. Croce aveva adoperato anche nel
raffigurare gli animali il suo vigoroso e oggettivo modo di osservare.
Fig,^222. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. 757.
E conviene pure connettere l'arte di Giovanni di Benedetto e del-
l'anonimo miniatore del codice di Parigi con quella dei frescanti di Moc-
chirolo, di Lentate, di Albizzate, perché si accordano le miniature dei due
codici cogli affreschi nel colorito delicato e privo di chiaroscuro, nel
modo di ideare le narrazioni sacre quasi scene di genere, talvolta anche
nel tipo delle figure e in qualche particolare delle composizioni. Così
per la miniatura che, nel codice parigino, rappresenta il devoto inginoc-
' Le più realistiche sono le figure dei cani. Il leone si potrebbe ancora paragonare a quello, stiliz-
zato, del taccuino di Villard de Honnecoiirt: v. J. vox Schlosser, op. cit., 280. — Si veggano anche gli
animali in una delle scene della creazione (fig. 222).
292
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 223. — Parigi, Bibl. Naz. : ms. lat. 757.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
293
chiato dinanzi alla Vergine (fig. 223) si potrebbe sospettare che l'artista
abbia avuto presenti gli affreschi di Mocchirolo, poiché anch'egli dispone
dei rossi cherubini intorno al trono della Madonna e una schiera di angioli
librati sopra il devoto.
Quella miniatura è fra le più belle del codice di Parigi \ Sul fondo
d'oro ornato di losanghe, nel trono di delicato colore cinerino sta seduta
Fig. 224. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lai. 757.
^ Le proporzioni e gli intenti del nostro lavoro ci vietano di descrivere minutamente le miniature
del codice, importantissime per varietà e novità di iconografia che dimostra quanto fosse geniale il mi-
niatore. Si osservino fra le altre miniature quelle rappresentanti S. Niccolò da Bari (fig. 224), S. Michele
che caccia il diavolo nella voragine infernale (ce. 350), il Battista che va cogliendo le locuste (ce. 376 v.).
294 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
la Vergine, vestita di rosato e di azzurro : il suo viso è colorito di car-
nicino tenue, senza ombre, come il corpo del Bamliino, ch'è curiosamente
circondato di un disco raggiante. Sul terreno fiorito sta inginocchiato il
devoto, nelle sue splendide vesti : ha calze rosse attillate con punte lun-
ghissime, corsaletto scarlatto a rami e a figure d'uccelli, cappuccio, cin-
tura d'oro, collana, e molti anelli nelle dita. Sotto la minuta zazzera
bionda, il viso dell'ignoto gentiluomo ha un vivo aspetto individuale nelle
sue forme pingui, negli occhi bovini volti timidamente verso la Madonna
e il Bambino che gli sorridono.
Anche per lo studio dell'aspetto individuale umano, e per vivezza
di espressione l'opera del miniatore può compararsi con quella dei fre-
scanti di Mocchirolo e di Lentate, mentre d'altra parte essa ci offre modo
di collocare a lor luogo altri dipinti della fine del Trecento, fra i quali
giova ora ricordare soltanto un affresco della chiesa di S. Lorenzo, a
Milano. Quivi l'arcosolio della tomba della famiglia dei Robiani ^ è de-
corato di un affresco rappresentante la Madonna in trono fra due devoti
inginocchiati che le sono raccomandati da S. Ambrogio e da S. Lorenzo
(tav. XV). La parentela stilistica ch'è fra l'affresco e le miniature del co-
dice di Parigi si manifesta nel piegare angoloso del manto della Madonna,
nei lineamenti larghi ed esagerati dei ritratti dei devoti, nel colorito ; ed
è curioso riscontro il trovarsi anche nell'affresco la strana raggiera in-
torno al corpo del Bambino. Il frescante ha una maniera più vigorosa di
quella del miniatore, specialmente nella figura di S. Ambrogio, ch'è mo-
dellata con chiaroscuro possente nelle forme contorte e aggrottate del
viso, ma dà alle figure la stessa spontaneità di espressione, e con uguale
agile spirito di osservazione ne ritrae il vario carattere.
Fra i molti artefici che si adunarono a Milano sulla fine del Trecento,
nel primo periodo della costruzione del duomo, venuti da diverse parti
di Lombardia e dltalia, chiamati anche d'oltralpe, a volta a volta in auge
e in discredito, fu de' principali Giovannino de' Grassi ^, il quale, per più
' Che la tomba sia dei Robiani è attestato da un'iscrizione del 1811. Il Malaguzzi (Piti, lonib., 92)
notò neU'afTresco delle affinità con la tavola di Cristoforo de' Morelli di proprietà di B. Gabba ma crediamo
che il dipinto sia di tempo anteriore al pittore cremonese, e appunto della fine del Trecento
'^ Cfr. P. ToEscA, Michelino da Besozzo e Giovannino de' Grassi (L'Arte, 1905, pag. 329 e segg ). Sarebbe
ozioso il confutare l'opinione del Calvi [Notizie de' principali architetti, ecc., Milano, 1859,1, 85 e segg.) che
Giovanni da Milano e Giovannino de' Grassi siano una sola persona (v. anche: Mongeri, L'Arte del minio
nel ducato di Milano, nelVArch. st. Lonib., 1885, 531). Per tutte le notizie riportate intorno a Giovannino de'
Grassi, cfr. : Annali del Duomo, op. cit. ad annum, e indici.
fa
o
a
I
>
>
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 295
di un decennio, diede alla grande intrapresa la sua multiforme attività
di architetto, di scultore, di pittore, di miniatore e di disegnatore, mentre
attendeva anche ai primi lavori per la Certosa di Pavia ^
Il maestro, forse originario della regione comasca, è menzionato per
la prima volta, nei documenti della Fabbrica del duomo, il 1389 : si
provvede allora a spese di oro e di azzurro occorrenti in certa immagine
di S. Gallo abate, ch'egli doveva dipingere in una tela per l'aitar maggiore.
E da quell'anno in poi vengono affidati a Giovannino de' Grassi i più di-
versi lavori. Nel 1390 egli eseguisce disegni e dipinge varie cose : un'imma-
gine di papa Bonifacio IX, due " maestà „, una figura di S. Gallo con le
insegne del Comune e di Gian Galeazzo. Nel 1391 — dimorava allora
Giovannino de' Grassi a porta comacina, parrocchia di S. Tommaso in Ter-
ramara — egli s'impegna a lavorare delle figure di marmo : probabilmente
quel bassorilievo di Cristo e della Samaritana pel quale già nello stesso
anno ricevette pagamenti, sebbene poi non lo collocasse in opera che
nel 1396 ; e forse appunto per tale lavoro la Fabbrica gli concedeva
l'aiuto di un garzone ^.
Assunto allora stabilmente nell'ufficio di ingegnere del duomo, l'anno
stesso egli dipingeva, con due altri maestri, la figura di papa Bonifacio
in uno stendardo da portarsi nelle processioni che andavano per la città
raccogliendo elemosine in prò' della Fabbrica. Nel 1392 perdurava nel suo
ufficio, e gli erano date delle grandi carte perché vi disegnasse dei " medros
prò fenestris „. L'anno dopo lo si vede intento ad altro lavoro : indora il
libro della figura, scolpita, d'un re, da collocare nel fianco meridionale del
duomo ^. Nel 1395 — e doveva essere già inoltrato negli anni, che soffriva
di gotta — , Giovannino de' Grassi ornò d'oro e di colori le porte delle due
sagrestie, giovandosi dell'aiuto di suo fratello Porrino, anch'egli miniatore*;
attese pure a dar disegni di trafori per finestre, e di capitelli. L'anno susse-
guente, disegnò la tavola per l'aitar maggiore, ornò di colori una figura
dell'Eterno nella sagrestia meridionale e il bassorilievo di Cristo con la
Samaritana, diede dei modelli per capitelli, e anche dipinse nella sagrestia
un mappamondo. Poi, per più che un anno, tacciono di lui i documenti
della Fabbrica.
• Magenta, // Castello di Pavia, op. cU., I, 381 ; L. Beltrami, La Certosa di Pavia, Milano, 1895.
2 11 Nebbia (La Scultura del Duomo di Milano, Milano, 1908, pag. 9) riferisce il documento del 1391 a
qualche altro lavoro.
3 Cfr. U. Nebbia, op. cit., 13.
^ Qualche traccia delle pitture decorative di Giovannino de' Grassi resta ancora nella scorniciatura
del coronamento della porta verso la sagrestia aquilonare del duomo ; ma sono segni ormai quasi im-
percettibili.
296 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Il 5 luglio del 1398 venne a morte l'operoso maestro. La Fabbrica
del duomo provvide alle esèquie dell'artista che aveva tanto lavorato in
suo servigio, e ordinò che a suo figlio Salomone de' Grassi, miniatore,
fosse pagato il lavoro fatto in un libro del " Beroldo „ secondo il com-
puto delle miniature lasciato dal defunto, " legalis homo et amicus diete
fabricae „ ; deliljerò anche che un modello di legno che Giovannino de'
Grassi aveva costrutto, fosse posto in luogo riparato, così da potersi con-
servare a prò' degli ingegneri del duomo ; diede poi in consegna a Sa-
lomone de' Grassi i numerosi disegni paterni.
Sono scomparsi i disegni, il modello, le tele che Giovannino eseguì
per il duomo; le pitture delle quali egli ornò le porte delle sagrestie
sono scolorate : non si è conservato che il bassorilievo del Cristo con la
Samaritana, al quale il maestro attese per lunghi anni, sinché nel 1396
esso fu collocato sul lavabo della sagrestia meridionale (fig. 225).
L'archivolto del lavabo è adorno di archetti pensili e di frastagliati
fogliami gotici tra i quali emergono delle figure di angioletti ignudi che
recano lettere a formare, e a ripetere, il motto : pax. Ancora l'arco e la
sua alta cuspide recano delle tracce scolorate di iscrizioni e di ornati, dei
quali l'artista miniatore aveva rivestito i marmi.
La composizione del bassorilievo non manca di originalità. La figura
della Samaritana è nascosta in parte dal primo piano, roccioso ; e per ciò
la scena acquista certa profondità prospettica che l'artefice, pittore piut-
tosto che scultore, doveva esser tratto a ricercare. Le impacciate movenze
del Cristo, e la stentata fattura dei particolari, troppo accusano l'impe-
rizia di Giovannino de' Grassi nel lavorare il marmo, ma pur traspare
un vivace sentimento realistico nell'aspetto della Samaritana, robusta
donna del popolo, vestita di umili panni, nel cui viso è espressa chiara-
mente l'anima semplice e bonaria.
In quello che il bassorilievo ha di più originale, nel suo allontanarsi
da un effetto puramente plastico per cercare di esprimere un'impressione
pittorica, esso corrisponde a tendenze che ormai erano penetrate nella
Scultura ^ e non in Lombardia soltanto.
Già lo stesso Bonino da Campione, che pur modellava con tanto rude
plasticità le sue figure, aveva ideato il mausoleo di Cansignorio della Scala,
a Verona, con animo piuttosto di pittore che di scultore, componendo le
' Cfr. : A. G. Meyer, Lombardische Denkniàler, Stuttgart, 1893, pag. 126 e segg. II Meyer intravide bene
l'importanza di Giovannino de' Grassi nell'Arte lombarda della fine del Trecento.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
297
molteplici guglie, i tabernacoli, le ombre e le luci continuamente varie
entro le archeggiature. Giacomo da Campione, nelle sculture delle quali
ornò la porta della sagrestia settentrionale del duomo di Milano, varcò
Fig. 225. — Milano, duomo. Giovauniiio de' Grassi: Cristo e la .Samaritana.
anche più i limiti della Plastica. Le altissime cuspidi gotiche che coronano
la sua opera tendono a effetti pittorici ; la parte principale, il bassorilievo
rappresentante l'Eterno fra il gran cerchio degli angioli, dei patriarchi e
dei santi, non ha più l'unità di piano che sempre si era imposta ai maestri
38
298 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
campionesi : anzi le sue molte figure sono disposte in varia profondità
come nel grande rilievo scolpito da Hans von Fernach, già nel 1393, per
la porta della sagrestia dirimpetto, nel quale la tendenza a rappresenta-
zioni prospettiche parve tanto eccessiva che a moderarla furono chiamati
altri maestri, i quali modificarono il coronamento ideato dallo scultore
tedesco. Si affermavano tanto anche nella Scultura in Lombardia le
ultime forme dell'Arte gotica che intanto si esplicavano meravigliosamente
nell'architettura dell'aerea mole del duomo.
Il bassorilievo di Giovannino de' Grassi dimostra quanto vivamente
l'artista abbia preso parte alle più nuove ricerche della Plastica. Esso
appare tuttavia di fattura così incerta che ci vieta di attribuire al maestro
altre sculture, quali sono l'architrave della sagrestia meridionale del duomo,
la lunetta della sagrestia aquilonare \ e l'altare maggiore della chiesa di
S. Eustorgio ^, nelle quali si trova una finezza che lo scultore del basso-
rilievo della Samaritana non possedette. Il maestro, poco esperto nel la-
vorare il marmo, diede tuttavia disegni e modelli ai tanti scultori e scal-
pellini del duomo ; ed è probabile che siano stati ideati dalla sua fan-
tasia molti degli ingegnosi trafori delle finestre, molti dei capitelli della
navata maggiore ornati di basi e di baldacchini gotici (fig. 226). Ma
delle grandi carte ch'egli disegnò a tal fine e che Salomone, suo tìglio,
ebbe in custodia dopo la sua morte, non abbiamo nessun avanzo : ci fu
bensì conservato un suo prezioso taccuino nella biblioteca Civica di
Bergamo (cod. A, VII, 14).
Il volumetto venne rilegato qual'è ora forse nel secolo XVII, ma già tutti
i suoi fogli, membranacei, erano raccolti insieme quando nel 1542 il pos-
sessore li numerò appunto nell'ordine che hanno ancora, segnandoli col
proprio monogramma e con la data ^.
In origine, probabilmente, essi non costituivano un solo taccuino,
che alcuni sono di formato minore degli altri ; e perciò conviene pro-
cedere cautamente nella loro classificazione stilistica poiché potrebbero
anche essere di diversissima provenienza.
Caposaldo nell'attribuzione dei disegni a Giovannino de' Grassi è un
• U. Nebbia, op. cit., 19 e 24 ; Venturi, Storia, VI, 41. Contraslano troppo quelle sculture, nitide nel
taglio del marmo, col bassorilievo eseguito da Giovannino de' Grassi. Soltanto in un bassorilievo della
Pietà, nel deambulatorio del duomo, troviamo qualche relazione con la maniera di Giovannino de' Grassi.
" A. G. Meyer, op. cit., loc. cit. Anche queste sculture, le quali sono affini allo stile di Giovannino
de' Grassi, mostrano un magistero fermo di scultore, non l'incertezza del marmo intagliato da Giovan-
nino stesso.
2 Cfr. per la descrizione di tutto il contenuto del codice: P. Toesca, Michelino da Besozzo e Giovannino
de' Grassi (L'Arte, 1905, pag. 338).
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
299
foglio (ce. 4 verso) che reca scritto, di mano della fine del secolo XIV:
" Johininus de Grassis designavit „ (fìg. 227). Vi sono disegnate più figure
di animali, a penna, talune con tinteggiature scure e con luci bianche.
Un leone, accovacciato a pie del foglio, potrebbe compararsi con quello
della miniatura della Tentazione di S. Antonio nel libro di preghiere
della biblioteca Nazionale di Parigi per i tratti calligrafici che ancora sono
Fig. 226. — Milano, tluonio: capitelli dei pilastri.
nel suo disegno ; ma le altre figure dimostrano nel disegnatore tanto
acume di osservazione, e tale sicurezza nel ritrarre oggettivamente ogni
vario loro particolare, che a primo aspetto si sarebbe indotti a crederle
tracciate da artista quattrocentesco : nell'aquila la movenza ardita della
testa è colta con tale verità che il Pisanello non l'avrebbe disdegnata;
l'aspetto del " becho salvaticho „ è riprodotto con l'accuratezza oggettiva
di un naturalista.
300
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Ma non minor valore conviene dare ai disegni contenuti nell'altra
faccia (ce. 4 recto) della medesima carta segnata col nome di Giovannino
de' Grassi, che per molte ragioni non dubitiamo di attribuire al mede-
Fig. 227. — Bergamo, Bibl. Civica: cod. A. va. 14.
Simo disegnatore ; dai quali non è possibile disgiungere quelli dell'opposta
carta (ce. 3 verso), che si assomigliano non soltanto per lo stile ma si
uniscono a' primi quasi in una stessa composizione : da un lato (ce. 3 verso)
una donzella seduta a terra sta in atto di accordare l'arpa mentre ima
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LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
301
compagna le si avvicina ; dall'altro (ce. 4 recto) una fanciulla canta
di su un libro: " domine labia mea . . . . „, mentre la sua compagna
l'ascolta (tav. XVI).
Che codesti nobili disegni appartengano ad artista degli ultimi decenni
del Trecento, appar certo per la foggia delle vesti e delle acconciature,
simile a quella che ricorre nelle mi-
niature del libro d'orazioni della bi-
blioteca Nazionale di Parigi, e anche
in molti altri monumenti di data si-
cura. Che essi siano opera di Giovan-
nino de' Grassi, il cui nome è segnato
nel verso di uno dei loro fogli, si può
dimostrare non tanto per compara-
zione col bassorilievo del duomo di
Milano, ove tuttavia si potrebbero tro-
vare raffronti nelle forme delle pie-
ghe de' panni, quanto per confronto
con le miniature che avremo ragione
di attribuire al maestro e al suo più
diretto discendente artistico, al figlio
suo Salomone.
Sul fondo della pergamena le fi-
gure sono toccate con delicatezza che
si può dire squisita : ombre rosate e
leggeri tratteggi bianchi sfiorano i visi,
che sono sottilmente delineati d' in-
chiostro ; i capelli hanno una tenue
tinta giallina. Le vesti sono colorate
con una grande soavità, ora bianche
con lievi ombre azzurrine, ora di
malva, ora di color perso con sottili
tratteggi di biacca. Il colorire che ammirammo nella figura di S. Caterina
affrescata nell'oratorio di Mocchirolo, che ritrovammo predominante, ma
per opera di artisti inferiori, negli affreschi di Leniate e di Albizzate, poi
nelle miniature di Giovanni di Benedetto e delf ignoto maestro che ornò
l'ufiziolo di Parigi, perviene alla più perfetta raffinatezza in questi di-
segni. Nei quali non v'è durezza di chiaroscuro, ma un continuo sfumare
di tinte tenere e guazzose, una morbidezza grande di forme.
Fig. 228. — Bergamo, Bibl. Civica: cod. A. vii. 14.
302
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Molti altri disegni del taccuino di Bergamo mostrano la stessa ma-
niera : che è quella di Giovannino de' Grassi. Nel medesimo modo sono
disegnate (ce. 5 verso) cinque figure di giovini, vestiti nel costume della
fine del Trecento, in atto di cantare, con un rotulo sul quale è scritto :
" poète „. In un altro foglio (ce. 29) una donzella seduta a terra, in atto
di toccare le corde di un'arpa, è simile in tutto, nello stile, ai precedenti
disegni, segnata con tinte diafane e con luci bianche quasi impercettibili ^
Altrove (fig. 228) appare la strana
figura deWhomo salvaticiis, bizzarro
essere, familiare anche alla fantasia
del popolo milanese, che, nel 1404,
la Fabbrica del duomo ne faceva ese-
guire una statua da collocare fra gli
altri fantastici " giganti „ dei quali
allora si popolava l'esterno della cat-
tedrale ^ L'artista lo espresse con la
clava, in atto di imporre silenzio, e lo
tratteggiò con una finezza che bene
pareggia quella degli altri disegni. An-
che uno studio delle pieghe di un velo
(fig. 229) per le sue tinteggiature de-
licate può attribuirsi a Giovannino
de Grassi : e vi si può riconoscere
r impresa del fazzoletto annodato, o
" capitergium cimi gassa „, assunta già
da Gian Galeazzo Visconti.
Più timido, e ristretto nelle for-
me, è un disegno (fig. 230) rappresen-
tante un vascello sul quale sono certi
barcaioli con un leopardo, ma in altri molti fogli si ritrova la maestria
di Giovannino de' Grassi, specialmente in disegni di animali che, per rea-
Fig. 230. — Bergamo, Bibl. Civica cod. A. va. 14.
' Giova ricordare ch'era nel corredo di Valentina Visconti " fermalium unum auri ad unani domi-
nam sonantem unam arpam „, e ciie in altri gioielli erano colombe, pellicani, daini ; né è da escludere
che qualcuno dei disegni di Bergamo sia stato eseguito appunto per lavori di siffatto genere o per imprese
da ricamar sulle vesti. — Mi sono anclie domandato se il taccuino di Bergamo debba considerarsi come
un libretto di modelli simile a quelli illustrati da J. von Schlossiìr (loc. cit., 314 e segg.) o come una rac-
colta di schizzi originali; e osservando il naturalismo e la spontaneità di gran parte dei suoi disegni mi
sembra di poter affermare che questi siano d'invenzione originale quasi tutti, salvo alcuni che si possono
credere copiati anche da decorazioni parietarie (cfr. ce. 8, 16, 20).
2 Annali del Duomo, App. 1, 268. Anche in un'iniziale (ce. XLVIII) del libro di preghiere della Nazio-
nale di Parigi, testé illustrato, ricorre la strana figura, ch'ebbe gran fortuna nell'Arte oltramontana.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
303
lismo, gareggiano con quelli del foglio segnato col nome del maestro, e
per modo di tinteggiare sono pari ai più delicati disegni di figura.
Con acume, con precisione oggettiva, il disegnatore ritrasse i modelli
più svariati : ora animali rari, quali i prìncipi solevano mantenere nei
Fig. 230. — Bergamo, Bibl. Civica: cod. A. vii, 14.
loro giardini — e in gran numero se ne trovavano, sul finire del Tre-
cento, nel parco del castello visconteo di Pavia ^ —, ora animali comuni
che nell'accurata osservazione dell'artista si svelano in nuova bellezza,
talora anche ritratti non senza un certo umorismo. Presso al cavallo sta
' e. Magent.v, /; Castello di Pavia, op. cit., I, 117 e segg.
304
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
il mulo caparbio ; il cervo protende il suo muso ossuto e fine (fig. 231) ;
l'asino ascende per un sentiero alpestre; per tutto sono levrieri, bracchi,
caprioli e daini. In un foglio (fig. 232) presso ad un mastino incatenato
è tratteggiato sottilmente uno struzzo con le gracili gambe rosee, con il
corpo lievemente ombrato dalle piume brune ; e accanto ha scritto, di
mano antica : " uno struzo che padisse lo ferro „. In molti fogli, che per
confronto con la carta segnata del nome di Giovannino si possono attri-
buire al maestro o a qualche suo
fedelissimo seguace, è raccolta ogni
varietà di uccelli, domestici e selva-
tici, coloriti con tutta verità ; l'upupa,
r avvoltoio, il cardellino, il pappa-
gallo (fig. 233) vi si specchiano di
carta in carta nelle lor forme veraci
e nei loro mutevoli colori ^
Qualche foglio che il maestro
aveva lasciato intatto, potè più tardi
essere adoperato da altri disegna-
tori : tali le carte che contengono
un alfabeto ispirato a stampe te-
desche, della seconda metà del Quat-
trocento ^ Ma nella maggior parte
dei suoi fogli, fatta eccezione di al-
cune carte, il libretto di Bergamo fu
disegnato da Giovannino de' Grassi.
Ed è tale che altera di molto, come
Fig. 231. — Bergamo, Bibl. Civica: cod. A. vn. 14.
vedremo, il concetto tradizionale dello
svolgersi dell'Arte nell'Italia superiore fra il Trecento e il Quattrocento, e
pone in nuova luce l'importanza ch'ebbe allora la Lombardia.
* Dalle ce. 9 alle 15, nelle quali è la serie degli uccelli, il formato dei fogli è alquanto minore che
nel resto del codice, cosi che può sospettarsi che quelle facessero, in origine, parte a sé.
* A ce. 26 e 27 certi foglietti ricuciti sopra quelle carte contengono un alfabeto miniato, con lettere
bizzarramente composte di intrecci d'uomini e d'animali, che prosegue a ce. 29 v., 30, 30 v. L'alfabeto cor-
risponde intieramente in qualche iniziale alle incisioni del maestro E . S. (cfr. P. Toesca, A proposito di
Giovannino de' Grassi ne L'Arte, 1906, pag. 56) e, dopo lungo studio, crediamo si debba attribuire ad artista
della seconda metà del Quattrocento non a Giovannino de' Grassi, anche perché questi nell'ornare le
iniziali spiegò tutt'allra, e originalissima, maniera. I disegni della Galleria degli Uffizi (2204 f — 2266 f),
con iniziali composte in ugual modo, sono d'artista oltramontano.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
305
Se il taccuino della biblioteca Civica di Bergamo fosse opera isolata,
e non potesse riunirsi strettamente ad altri monumenti d'arte che spettano
allo scorcio del secolo XIV, potrebbe alcuno dubitare degli argomenti
Fig. 232. — Bergamo, Bibl. Civica : coii. A. vii. \4.
portati per attribuirlo a Giovannino de' Grassi, e crederlo di tempo assai
più tardo così da non doversi mutare per nulla le linee, da tempo trac-
ciate, dello sviluppo dell'Arte nell'Italia settentrionale. Ma abbiamo altre
opere le quali rischiarano più intieramente la figura del maestro dimenti-
39
306
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
calo, e valgono a dimostrare che il taccuino di Bergamo appartenne dav-
vero a Giovannino de' Grassi.
Si trova ora nella biblioteca del principe Trivulzio il codice conte-
nente quel trattato di Beroldo intorno alle consuetudini della Chiesa mi-
Fig. 233. — Bergamo, Bibl. Civica: cod. A. vii. 14.
lanese che, nel 1396, la Fabbrica del duomo aveva fatto trascrivere dal
calligrafo Andriolo de' Medici di Novale, e pel quale, poco dopo la morte
di Giovannino de' Grassi, essa aveva ordinato fossero pagati a Salomone,
figlio del defunto, i conti delle miniature secondo le note che Giovan-
nino stesso ne aveva lasciato.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 307
A rileggere l'ordinazione della Fabbrica, sorge il dubbio che quelle
miniature non fossero opera di Giovannino, bensì fossero state eseguite
da Salomone de' Grassi sotto la direzione del padre, il quale, avendo
forse avuto egli l'incarico del lavoro, ne aveva poi richiesto il prezzo ^
Ed è prudenza il mantenere tal dubbio sinché non si offra un mezzo
sicuro per distinguere la maniera di Giovannino da quella di Salomone,
il quale è a credere si fosse formato alla scuola paterna.
Che anche Salomone de' Grassi praticava l'arte, come il padre e
come lo zio paterno, Porrino de' Grassi. Negli atti della Fabbrica del
duomo il suo nome appare per la prima volta nella deliberazione per
il pagamento delle miniature del codice di Beroldo. L'anno stesso della
morte del padre, il 21 settembre 1398, Salomone era assunto al servizio
della Fabbrica : nel 1399, dipingeva un gonfalone da mandare a Verona,
coloriva una statua della Maddalena, ornava una bandiera da collocare
in vetta al campanile. Frattanto egli lavorava anche per il duca, upa
settimana al mese; e mantenne tale impiego, occupato in ornare certo libro
per la duchessa, anche nell'anno 1400, in cui pur eseguì un disegno per
il mausoleo di Gian Galeazzo. Poi cessa ogni notizia di lui ^.
Il " Beroldo „ della biblioteca Trivulziana (cod. 2262), un grande
manoscritto membranaceo, riproduce il testo dell' antico codice che la
Fabbrica volle trascritto da Andriolo, e reca molte tracce dell'incuria del
calligrafo, già lamentata in antico ; conta 359 carte, divise appunto nei
36 quinterni di pergamena che furono pagati allo scriba ; ha una rilega-
tura rinforzata di borchie, di spigoli e di fìbbie, quale fu ordinata dalla
Fabbrica ; è ornato di innumerevoli iniziali rosse e azzurre che si può
ben credere siano 4334 " parvae „ e 1550 " litterae psalmorum magno-
rum „, quante cioè furono computate da Giovannino de' Grassi; e infine,
ha molte lettere miniate d'oro e di colori, le " litterae a pennello „, delle
quali la deliberazione della Fabbrica non indica il numero preciso e il
cui prezzo, " computata littera magna prima „, superò di gran lunga
quello di tutte le altre. E un complesso di concordanze tale da rimuovere
' Trascrivo testualmente, perché importante nella sua ambiguità, la deliberazione presa dalla Fab-
brica ril agosto 1398. Archivio del Duomo: Libro delle Ordinazioni, ce. 208 v.: " Item providerunt quod
fiat reverendo magistro Salamoni, fìlius quondam magistri Johanni Inzigncrii fabrice prò eius solutione et
remuneratione aminiature, et ordinature litterarum libri qui apelatur beroldus fabrice exemplatum a
beroldi ecclesie maioris mediolani secundum formam expensarum. Inde factarum et remundatoris de
aminiature, datum ut scriptum per ipsum magistrum Johanninum ad offìtium deputatorum „ (segue
la lista delle miniature) " attento quod magister Johannes predictus erat legalìs homo et amicus diete
fabrice qui non dedisset in scriptis quaecumque ultra veritatem „.
^ Annali del Duomo, passim.
308
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
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ogni dubbio che il codice trivulziano non sia quello stesso ricordato nei
documenti del duomo, scritto nel 1396, e miniato prima del 1398 ^
Che più di un artista abbia atteso ad ornare il codice, appare chiara-
mente nelle iniziali miniate ; le quali tuttavia hanno tanta omogeneità da
dimostrare che il lavoro fu diretto
da un solo maestro, il quale dovette
informare col proprio stile i suoi col-
laboratori, e fornì loro i singolaris-
simi concetti degli ornati che fre-
giano il volume. Non è a dubitare
ch'egli sia stato appunto Giovannino
de' Grassi, che poi presentò alla Fab-
brica il computo delle spese per il
lavoro compiuto: ma soltanto in qual-
che rara iniziale si ritrova tale fi-
nezza di disegno e di colorito che
uguagli quella del taccuino di Ber-
gamo; più di frequente, al paragone
coi disegni di Giovannino de' Grassi,
le miniature hanno forme pesanti,
luci troppo stridenti. E probabile,
perciò, ch'esse siano opera non del
maestro stesso ma di un discepolo
che bene ritraesse della sua ma-
niera, e, probabilmente, di Salomone
de' Grassi. Altre miniature poi, molto
scadenti, possono credersi di un terzo
coevo collaboratore, del quale non
si ha tuttavia nessuna notizia nei do-
cumenti della Fabbrica.
La maggior bellezza del codice
è negli ornamenti. I quali furono ri-
cavati — cosa del tutto inconsueta a'
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Fig. 234.
Milano, Bibl. Trivulziana: cod. 22G2.
miniatori — dall'Architettura, sì che
può dirsi che nel libro ornato per la Fabbrica del duomo si rispecchino
le forme che allora fiorivano nella decorazione della mirabile cattedrale.
• Cfr. : M. Magistretti, Beroldus sive Ecclesiae Anibros. Ordines, Milano, 1894, pag. 231 e segg. ; P. Toesca,
Di alcuni miniatori lombardi (L'Arie, 1907, 190 e segg.j.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
309
E ciò serve di riprova dell'attribuzione delle miniature. Giovannino
de' Grassi, che fu sovente occupato a tracciare disegni di capitelli e di trafori
per le finestre del duomo, ricorse a quelle sue stesse fantasie per ornare
le carte del prezioso volume; foggiò le iniziali quasi pilastri o pinnacoli go-
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Fig. 235 e 236. — Milano, Bibl. Trivulziana : cod. 2262.
tici (fìg. 234) ; svolse, sui margini, degli steli marmorei con foglie rampanti e
trafori, simili a quelli di cui forniva modello agli scultori della cattedrale.
Ora, sul fondo d'oro brunito, nel campo dell'iniziale, composta con ornati
architettonici (fìg. 235), sta seduto un giovane vescovo : il partito sobrio
delle sue vesti può confrontarsi con quello della arpeggiatrice disegnata
nel taccuino di Bergamo ; e le tinte delicate, con ombreggiature a gocciole
310
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
di colore, corrispondono tanto al colorito di quei disegni da essere certo
segno che la miniatura è opera dello stesso Giovannino de' Grassi.
Ora (fig. 236), entro le lettere, sono figurati degli animali che per finezza
di tratti rassomigliano a quelli del taccuino di Bergamo. Ora (fig. 237),
in un certo angelo aliante sul margine del foglio, verso un'iniziale,
che è simile per forma a un piliere gotico — e due figurette di profeti
vi sono colorite con audace rapidità, con sentimento grandioso —, riap-
pare il lumeggiare delicato, a tratteggi di biacca, che Giovannino de'
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Fig, 237. — Milano, Bibl. Trivulziana: cod. 2262.
Grassi adoperò nei suoi disegni. Tuttavia le forme dell'angiolo sono
meno eleganti di quelle delle figure del taccuino di Bergamo, sì che si
potrebbero attribuire non al maestro stesso ma a Salomone de' Grassi,
come le altre consimili miniature. Fra le quali conviene collocare anche
un'altra iniziale bellamente composta di ornati architettonici (fig. 238) :
si eleva pel margine del foglio un tabernacoletto gotico, entro il quale
è un angiolo vestito di color di malva e di azzurro, e stranamente incurva
in alto la cuspide del suo baldacchino, appunto come nelle finestre del
duomo di Milano s'incurvano le cuspidi dei baldacchini delle statue. E
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Tav. XVII. — Milano, Bibl. Trivulziana: cod. 2262.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
311
nella grande pagina iniziale, smagliante di fregi, di rami che buttano
fiordalisi, foglie e boccioli d'oro, colorita probabilmente da Salomone de'
Grassi, una elegantissima guglia gotica sorge dal suolo con leggieri archi
rampanti, tutta trafori e pinnacoli, simile forse al coronamento che Gio-
vannino de' Grassi aveva ideato per la mole del duomo (tav. XVII).
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Fig. 238. — Milano, Bibl. Trlvulziana: cod. 2262.
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Il codice trivulziano, che per sé medesimo è dei più importanti mo-
numenti della Miniatura italiana sul volgere del Trecento, ha anche
maggior valore perché le somiglianze che abbiamo notate fra le sue mi-
niature e il taccuino di Bergamo, valgono a comprovar meglio l'attribu-
zione di questo a Giovannino de' Grassi, e perché ci dà modo di asse-
gnare al maestro e ai suoi collaboratori anche altri preziosi libri miniati.
Gian Galeazzo, il cui genio politico estese il dominio visconteo a
confini non mai più raggiunti, affermò la propria grandezza anche im-
prendendo la costruzione della Certosa di Pavia, quasi a gareggiare con
312
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
la grande anima popolare di Milano che innalzava allora il duomo. Egli
lasciò un intimo documento del suo amore per l'Arte anche nel libro di
preghiere che gli serviva nelle sue devozioni.
Un ufìziolo ^ posseduto dal duca U. Visconti di Modrone non può du-
bitarsi che non sia stato miniato appunto per Gian Galeazzo perché fra le
molte altre imprese viscontee vi si vedono le figure delle Virtù — allusione
al titolo avuto da Gian Galeazzo pel suo matrimonio con Isabella di Francia
— e in tre fogli si ripete il ritratto del principe stesso. Lo stile con-
ferma pienamente che il
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manoscritto appartiene al-
lo scorcio del Trecento.
Anzi nell'assegnare al co-
dice una data, si può giun-
gere ad una maggiore ap-
prossimazione osservando
come Gian Galeazzo vi sia
rappresentato con linea-
menti più giovanili che in
altri ritratti appartenenti
agli ultimi tempi di sua
vita, notando anche come
fra le molte imprese vi-
scontee delle quali il co-
dice è fregiato non vi siano
quelle che Gian Galeazzo
sembra aver assunte sol-
tanto quando ebbe il titolo
di duca, e come lo stemma del biscione non sia ancora inquartato con
l'aquila imperiale. Si può perciò concludere che l' ufìziolo fu miniato in
epoca anteriore al 1395, anno della incoronazione ducale.
; E/;; Jt4,Cv*:, » -iv-VJ.-, ^:
-ZSì^
Fig. 239. — Milano, Bibl. Visconti di Modrone:
unziolo di G. Galeazzo.
* Il codice si può dire ignorato ; un cenno brevissimo ne fece il Mongeri (L' Arte del Minio, loc. cit.,
p. 350) giudicandone le miniature " di stile giottesco ,. È un ms. membr. (0,24x0,17) di ce. 124, completo,
contenente un salterio e varie preghiere. Per la loro particolare importanza, crediamo conveniente di enu-
merarne le miniature. Ce. 1 : Sposalizio di S. Anna. — Ce. I v. : Elemosina di Anna e Gioacchino. — Ce. 2:
Gioacchino cacciato dal tempio. — Ce. 2 v.: Gioacchino fra i pastori. Nei margini l'impresa del leopardo.
— Ce. 3: iniziale entro il raggiante visconteo. — Ce. 18: iniziale. — Ce. 22 v. : Incontro alla porta aurea. —
Ce. 35 V.: Gioacchino e S. Anna. — Ce. 36: iniziale. — Ce. 45: Natività di Maria. — Ce. 45: iniziale. —
Ce. 56 V.: Presentazione di Maria. — Ce. 57: iniziale. — Ce. 72: Assunta. — Ce 72 v. : iniziale. — Ce. 86:
Sposalizio di Maria. — Ce. 86 v. : iniziale. — Ce. 98 v. : Annunciazione. — Ce. 99: iniziale. Nel margine, ri-
tratto di Gian Galeazzo. — Ce. 102: iniziale. Nei margini, due Virtù. — Ce. 109: iniziale. Nel margine, ritratto
di Gian Galeazzo. — Ce. Ili v. : iniziale. — Ce. 114 v.: iniziale. — Ce. 122 .■ iniziale. Nel margine, ritratto di
Gian Galeazzo. — Ce 126, 130, 138, 140 v. : iniziali.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
313
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Fig. 210. — Milano, Bibl. del Duca U. Visconti di Modrone: uliziolo di G. Galeazzo.
40
314
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
S'inizia il codice con quattro miniature a tutta pagina, che rappre-
sentano storie di Anna e di Gioaccliino ; indi, nel testo, che è di salmi
e di preghiere, sono intercalate molte altre miniature, le quali occupano
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Fig. 241. — Milano, Hibl. Visconti di Modrone: ufiziolo di G. Galeazzo.
anch'esse per intiero le pagine, delle storie di Maria. E ogni carta risplende
di ornati composti con inesauribile varietà.
Nelle iniziali sono frequenti gli ornamenti architettonici; e rasso-
migliano del tutto a quelli del codice trivulziano. Una di esse (fig. 239),
che potrebbe essere comparata con altre del codice trivulziano, è in
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
315
monocroma azzurro : ha forma di pilìere, con nicchie entro cui stanno
le Virtù, curiosamente congiunto a un padiglione nel quale si veggono
un giovane e una donzella seduti al gioco degli scacchi ; nel campo della
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Fig. 242. — Milano, Bibl. Visconti di Modrone: ufiziolo di G. Galeazzo.
lettera, sull'oro hrunito, dinanzi a un drappo prezioso, David siede tra
i suoi musici, vestiti con le variate fogge della fine del Trecento ;
presso al suo trono sono accovacciati due cani. Le figure delle Virtù e
dei musici hanno riscontro nei disegni del taccuino di Bergamo : ma
anche più convincente è il confronto delle figure dei cani con gli animali
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
317
Più chiari confronti col taccuino di Bergamo offre la miniatura
della Natività di Maria (tav. XVIII). Nei margini del foglio, decorato delle
imprese e degli stemmi viscontei, sono figure di cervi accosciati e di
sparvieri che si direbl)ero ricavate da alcuni dei disegni del taccuino. La
scena è rappresentata con naturalismo ammirevole ; il quale, non per la
composizione, che ormai tradizionalmente era trattata quasi un sog-
//?^
Fig. 243. — Milano, Bibl. Visconti di Modrone : ufiziolo di G. Galeazzo.
getto di genere, ma per le fresche osservazioni di cui l' artista si è
valso, sorpassa di molto quello di Giovanni di Benedetto e dell'anonimo
artista dell' ufiziolo di Parigi nelle lor miniature di ugual soggetto.
Con quanto umorismo non è ritratta la briosa e decrepita vecchia
ch'entra nella stanza portando alte le vivande ! E su ogni particolare
degli arredi e delle vesti, il miniatore esercita il suo acume di osservatore,
la sua abilità di coloritore. Ora, si osservi come la figura della fanciulla
che mesce acqua, sia simile nelle sue proporzioni, nel viso, nelle pieghe
318
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
rìgide che i panni formano sulle maniche, alla figura della cantatrice de-
lineata in un disegno del taccuino di Giovannino de' Grassi ; e si avrà
sicura prova dell'attribuzione che proponiamo.
Altre miniature hanno minor finezza, pur sempre rispondendo per
stile e per innumerevoli particolari a quelle di molti fogli del codice tri-
vulziano ; e si potrebbero perciò attribuire a Salomone de' Grassi. Tali
■M. ■- ' ^
Fig. 244. — Milano, Bibl. Visconti di Modrone: uflziolo di G. Galeazzo.
sono quelle dell'Incontro alla porta aurea (fig. 243), della briosa Annun-
ziazione (fig. 244) e dell'Assunzione (fig. 245). Ma giova ancora ricordare
che di Salomone de' Grassi non abbiamo nessun'opera sicura che possa
servir di confronto, sì che l'attribuzione a lui di queste e dì altre minia-
ture non può dirsi certa, mentre può affermarsi essere assai verisimile
perché appare ragionevole ch'egli abbia seguito lo stile del padre suo
assai da vicino, se pure non tanto da uguagliarlo. E anche sì potrebbe con-
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
319
getturare che Salomone de' Grassi lavorasse appunto a questo ufiziolo, la-
sciato forse incompiuto da Giovannino, quando nel 1399, e nel 1400, fu oc-
cupato lungamente a ornare dei libri per G. Galeazzo e per la sua consorte.
V
Fig. 245. — Milano, Bibl. Visconti di Modrone: ufiziolo di G. Galeazzo.
Ai due preziosi codici miniati da Giovannino de' Grassi e dai suoi
collaboratori possiamo riunire, con altri libri di minor valore, anche, una
parte dell'ufiziolo di Filippo Maria Visconti, ora nella biblioteca della
villa Landau-Finaly presso Firenze.
320 I.A IMTTIKA E LA MINIATlliA NKI.I.A I.OMIUUDIA
Nel raro libro di |)re<>hierc è da distinguere l'opera di artisti e di
epoche assai diversi : le ininialiirc più recenti a|)i)artenf>ono, come ve-
dremo, all'età di Filippo Maria Visconti, le i)iii antiche a quella di (ìiaii
(ìaleazzo '. Il testo stesso comprova la nostra opinione, l'ondata sul-
l'esame stilistico, perché fra le altre |)re<;liiere esso contiene (ce. 9 v.) la
sefjuentc orazione: " omnipotcns sempiterne deus miserere famulo nostro
domino Galea/, Corniti virtutum et dirige eum secundum tuam clementiam
in viam vite eterne ; preziose parole le (piali dichiarano non sol-
tanto che il codice fu eseguito per (ìian (ìaleazzo, ma anche giovano
a stahilire ch'esso è anteriore all'anno 1395, nel quale il Conte di Virtù
ebbe il titolo ducale.
H fuor di dubbio che le sue miniature più antiche furono eseguite
anch'esse da (iiovannino e da .Salomone de' tirassi -': (puuido poi Filipjìo
Maria Visconti, il cui monogramma è inscritto in uno dei fogli, fece ultimare
il lavoro che i miniatori di (lian (ìaleazzo avevano condotto soltanto in
))iccola parte, un artista più recente non soltanto di|)inse di suo molte mi-
niature, ma in ([ualchc carta innestò strettamente l'opera propria con
quella dei suoi predecessori compiendo delle parti di ornati e di ligure
che ((uelli avevano appena incominciato a colorire, o avevano soltanto
tracciate.
Nella parte più antica gli ornamenti del codice rassomigliano del
tutto a (pielli del Heroldo trivulziano e del libro di preghiere di (ìian
(ìaleazzo. Le iniziali, ornate talvolta di figure in monocromato, hanno
le singolari forme architettoniche proprie a (piei manoscritti ; i margini
dei fogli sono (pia e là sparsi di stelle d'oro, di racemi e di fogliami
rossi sopra fondo dorato (juali appunto si trovano nel codice di (ìian
(ìaleazzo : e per tutto sono |)rofuse figure svariate di animali, ritratte con
intiera verità (lig. 2 Iti).
In una delle iniziali (lig. 217) è figurato, con fantastico concetto,
* Anclie questo codice é niicora ilet tulio ignorato, ma fu inscritto neti' Kìenco tieijli ofigetli ili sommo
pregio (Roma, t904). ìì. un ms. meinbr. (0,25 >' 0,]7) <li ce. 175 non numerate. Semina niutiialo del principio
poiché a ce. 3 è scritto: * explicit iiiier psallerii, Deo gratias. .\mcn ,: ma salterio non v'c. Contiene, dopo
diverse preghiere, un urtì/.io ilelta Madonna, ruffl/io dei nioi-ti, le litanie, gli iiflizi dello Spirito Santo,
della passione, e .litri reruiiiia, a ce. 17.^: ' explicit olìilium sanctae crucis uiìnnris. Deo gralias .-Vinen ..
A ce. 108 «^ segnato; * frnler Amadeus scripsit .. L'illustrazione è strnor.linaiiauiente ricca <li ornati, di
itliziali, ili grandi miniature con Intti del nuovo e del vecchio Testamento. Considerando che l'uliziolo è
probabilmente IVamnlentario, e che il suo Tormato corrisponde a quello del codice di Gian Galeazzo
abbiamo sospetto ch'esso facesse [larte di questo.
' ICnunieriamo qui soltaulo le carte miniate da (iiovannino e da Salomone de' Grassi ; ce. 1,4 v., 5 v.,
8, 9, 10, lo v., 11 (fuorché nel margine, miniato <lall'artista più recente). Il v., 12 v., 14-16 v., 17, 18 (il mar-
gine soltanto), 19-32 v, 34-36 v, 38-40 v., 41 v.-l.'i v, 47 V.-49 v., 51, 52 v, 54-55 v. Indi succede sino al ter-
mine del codice il miniatore <li Pilippo Maria Visconti.
I.A MINMATUHA NELLA SECONDA METÀ DEL TUECEXTO
321
l'Eterno che separa la terra (lairac([iic : ra|)i(la è la fattura, con tinte
alquanto acri, simile per intiero a quella delle miniature che nei due
precedenti codici si possono attribuire a Salomone de' tirassi. In altro
foglio, come in una carta dell'ufiziolo di (ìian (ìaleazzo, sui margini
laterali stanno, jìresso due alberi, due Virtù : e nel mezzo, sul fondo
Fig. 246. — Firenze, Bibl. Landau-Finaly : ufiziolo ili I-'. M. Visconli.
d'oro, sotto i rami duna quercia S. Ambrogio e .S. .\gostino sono dipinti
con tale delicatezza di colori da pareggiare i più lini disegni del taccuino
di Bergamo. Nella grande miniatura della Natività di Cristo si rivedono
lutti i" caratteri delle migliori pagine del libro d'orazioni di Gian Ga-
leazzo. La scena 6 concepita con tratti d'un realismo singolare; mentre la
Vergine è in atto di aflidare il liambino ad una ancella, Giuseppe sia
322
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
intento a scaldare un panno alle fiamme di un focherello ; sul terreno
sfuma una tinta giallina, e colori teneri sono nelle vesti e sulle figure,
simili a quelle dei codici milanesi.
Fig. 247. — Firenze, Bibl. Landau-Finaly : ufiziolo di F. M. Visconti.
S'intrecciano così anche nella parte più antica dell'ufiziolo di Filippo
Maria Visconti miniature di diverso pregio, sebbene tutte consone in uno
stesso stile; e si possono attribuire, a norma della varia loro perfezione,
ora a Giovannino ora a Salomone de' Grassi.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
323
Affini alle men belle dei suddetti codici sono le miniature di una
bibbia del Museo civico di Milano, nella quale ricorre lo stemma vi-
sconteo inquartato coi gigli; e si possono credere eseguite da Salomone
de' Grassi \
Fig. 248. — Parigi, Bibl. Naz.: cod. lat. 364.
' E affine ai suddetti miniatori l'artista che ornò un codice della Biblioteca Braidense (cod. AD.
XIII. 20; Petrarcae De remediis utr. fortunae) figurandovi il Petrarca in cattedra fra una scliiera di perso-
naggi che rappresentano i diversi stati di fortuna (fig. 209). — Altri niss. che appartengono a questo periodo
della miniatura lombarda, e si possono per vario modo ricongiungere a quelli già ricordati, sono i seguenti.
— 1. Milano, Bibl. Trivulziana ; cod. 509: Leggenda dei SS. Aimone e Warmondo. Miniature dello scorcio
del Trecento, affini allo stile di Giovannino de' Grassi e a quello dei mss. dei quali terremo parola.
— 2. Ibid., ibid. ; cornice: iniziale L ed 1, affini alla maniera suddetta. — 3. Ibid., Archivio della bas. am-
brosiana : " Horae canonicae ,. — 4. Ibid., Bibl. Braidense : ms. A E. XIV. 25-27. — 5. Parigi, Bibl. Naz. : cod.
lat. 11727: Opere di Baldo. Ms. con stemmi viscontei; miniatura e ornati nella maniera di Pietro da Pavia.
— 6. Ibid., ibid.; cod. lat. 364: Nichelai de Lyra Postillae in Genesim. Ms. eseguito per Gian Galeazzo,
proveniente dalla biblioteca del castello di Pavia, con stemma visconteo inquartato coi gigli di Francia
324
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Prima di inoltrarci in ricerche che mostreranno l'importanza grandis-
sima, fin qui non riconosciuta, della Miniatura nella Lombardia sulla fine
del Trecento, conviene riordinare e completare i risultati già ottenuti.
Le opere di Giovannino de' Grassi hanno evidenti rapporti di stile
con quelle di Giovanni di Benedetto e dell'anonimo miniatore del libro di
preghiere della biblioteca Nazionale di Parigi, sia negli intenti realistici,
sia in particolarità delle forme e del colorito.
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Fig. 249. — Parigi, Bibl. Naz.: cod. lat. 364.
Ma sebbene Giovanni di Benedetto e il suo compagno siano stati
contemporanei di Giovannino de' Grassi, non sono da considerare quali
suoi seguaci. Essi difatti non imitano ciò ch'è più singolare nella sua
opera di miniatore, i curiosi ornamenti architettonici; e se Giovanni di
Benedetto, per essere più arretrato di stile ch'egli non sia, si potrebbe
dire suo precursore, il miniatore dell'ufiziolo di Parigi ci apparirà, in
e accompagnato dalla sigla: G-Z. r>e miniature, rappresentanti le giornate della Creazione hanno qualche
rapporto con lo stile di Giovannino e Salomone de' Grassi (fìg. 248). Una parte delle illustrazioni fu sol-
tanto tratteggiata a penna dal medesimo maestro, che in quei disegni (fig. 249) dimostra un brio e una
rapidità di fattura maggiori che nelle vignette colorate.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
325
XI
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rcffiinr iinft futrliranr •liiilM
altre sue opere che fra breve ritroveremo, come suo degno compagno.
Giovannino de' Grassi, il maestro del quale gli atti della Fabbrica
del duomo attestano l'importanza, recò a maggior perfezione i caratteri
ch'erano già nelle opere di quei miniatori e, possiam dire, anche in
quelle dei pittori lombardi della fine
del Trecento, ampliando le concezioni
realistiche che predominavano fra gli
artisti della Lombardia, affinando an-
cora la maniera di colorire e di dise-
gnare ch'era lor propria. Egli coronò
così con l'opera sua un lungo svolgersi
dello stile, mentre anche preparò con
essa un nuovo cammino all'Arte, poi-
ché i suoi disegni in qualche aspetto
precorrono di molti decenni le forme
del Quattrocento.
Presso il valente maestro, e il suo
diretto seguace Salomone de' Grassi,
altri miniatori, di alcuni dei quali ci è
noto il nome, operavano in Lombardia
con maniera , sotto qualche aspetto,
affine.
L'anno 1389, frate Pietro da Pavia,
giovandosi anche dell'aiuto di anonimi
collaboratori, ornò le iniziali di una
" Naturalis flistoria „ di Plinio , ora
conservata nella biblioteca Ambrosiana
(cod. E, 24 inf.) ^ Fra gli ornati del
codice, si trovano figure di animali
dipinte con tale oggettiva esattezza che
rammentano i disegni di Giovannino
de' Grassi : uccelli variopinti, insetti,
fragili libellule che si posano sui mar-
gini (fìg. 250). Altre volte, nelle iniziali, gli artisti traggono argomento dal
testo per comporre delle scene di genere : ed ecco il pescatore, il vinaio
t 'rti| ^>llnll fcciiitri titlli«Jn'ftoxi«-U,
r.tcomiiemJliar- C éeqmtnr
.. — i- n.injin-
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in.il!t« A iiij Pernii mbaeaK fiorito»
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Fig. 250. — Milano, Bibl. Ambr.: cod. E. 24 inf.
' P. TOESCA, Miniatori lombardi, loc. cit., 185 e segg. Anche questo cod. fu giudicato dal Mongeri
(L'Arte del minio, loc. cit., 530) " di maniera giottesca ,.
326
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
intento a spillare la botte (fig. 251), il villico che si affatica nel campo,
una fanciulla che intesse ghirlande di rose, e infine lo stesso Pietro da
Pavia intento alla sua opera di miniatore (fìg. 252).
Vili pimi] rcainui.nAnu.ir irv-ih^tc
li Ut- rcinu ricamila- ccphat-t: napf
.qiumiitcainui?. CApimlum .|!>iml
/ jùcmbozign^ fiiicfia^;!^ rcqnimr-v
iit)i 11,1 fa
Fig. 251. — Milano, Bibl. Ambrosiana: cod. E. 24 inf.
Poco dopo il 1395 dovette essere compiuto anche nelle sue miniature
un messale già scritto nel 1394, che fu donato da Gian Galeazzo alla
chiesa di S. Ambrogio ove egli era stato " inthronizatus „ e coronato duca V
*' MoNGERi, L'Arie del Minio, loc. cit., 530; L. Beltuami, L'Arte negli arredi saeri della Lombardia, Mi-
lano, 1897, pag. 28.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
327
Il miniatore, Anovelo da Iml)o-
nate, segnò il proprio nome sotto
una maieslas Domini che nel
suo stile corrisponde a tutte le
altre miniature del manoscritto.
Artista poco più che mediocre
al paragone di Giovannino e di
Salomone de' Grassi (coi quali
tuttavia ha qualità comuni nel-
l'uso di tinte sfumate, nel dise-
gnare angoloso dei panni, nello
studio delle fogge signorili), egli
si compiace di contrasti stri-
denti di colore, e sovente dà
proporzioni errate ed aspetto
puerile alle figure, così che an-
che la miniatura rappresentante
r incoronazione di Gian Ga-
leazzo, pur notahile per esat-
!%lij vixmi'eainm nntuiulK b^lTO
bcrocxvvin c\\\o contxnmu \^mo&
tìictuiC. Ci C4pitiUum.p2mnt?^
logii&uettnt Upmmcp gcneubiif:
i|mb?opcr
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Cd- itn co
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iitimcfi
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ììciìux txncbic cv móiCfC^ ccLìupi fi
Fig. 252. — Milano, Bibl. Ambrosiana: cod. E. 24 inf.
11 miniatore Pietro da Pavia.
Fig. 253. — Milano, S. Ambrogio: messale (Anovelo da Imbonate).
328
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tezza di molti particolari, è di scarso valore estetico (fìg. 253, 254 e 255).
Non diversa appare l' opera di Anovelo in un altro messale, della bi-
Fig. 254. — Milano, S. Ambrogio: messale. Anovelo da Imbonate: rincoronazione di G. Galeazzo Visconti.
blioteca Capitolare di Milano, che l'artista ornò, nel 1402, al prezzo di
lire 89 e soldi 3, con la consueta vivacità di colori ^ Nella miniatura
' P. ToF.scA, Miniatori lomb., loc. cit., 195. Si conoscevano le spese occorse per il messale, ma si
credette che questo fosse perduto : cfr. G. Ottino, Del costo di un messale nel 1M2, Firenze, 1884.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
329
della Crocifissione (fìg. 256), la quale corrisponde appieno a quella del
messale della basilica ambrosiana, vi è un'espressione violenta ma inef-
ficace nel corpo tormentato del Cristo, la cui struttura ossea è esage-
ratamente palese, come in certa tavoletta della Crocifissione conservata
nella chiesa di S. Giorgio in Palazzo, a Milano \ che riteniamo doversi
Fig. 255. — Milano, S. Ambrogio: messale (Anovelo da Imbonate).
attribuire ad Anovelo stesso (fig. 257). Singolare, nel codice della biblioteca
del Capitolo di Milano, è il ritratto (fìg. 258) del vecchio " canevarius „, o
dispensiere, della chiesa di S. Tecla, per la quale il messale fu eseguito.
La fìnezza del colore, l'intensa espressione di tristezza senile impressa
' La piccola tavola, a fondo d'oro, sembra aver servito di cuspide a un dipinto di dimensioni mag-
giori. Per la nostra attrìbii/.ione si osservino specialmente la struttura anatomica del Cristo, e i linea-
menti contorti dei visi.
42
330
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nel viso del vecchio che, quasi seguendo un proprio pensiero, inter-
rompe la lettura, ci richiama alla mente i ritratti di Francesco Petrarca
e di Gian Galeazzo Visconti, disegnati a punta d'argento, così tenuemente
che s'intravedono a fatica, sopra una tavoletta della Pinacoteca Ambro-
siana ^ I quali ci sembrano doversi attribuire non all'Arte toscana ma ad un
miniatore lombardo prossimo a quelli dei quali ora ricerchiamo le opere.
Fig. 256. — Milano, Bibl. Capitolare; messale (Anovelo da Iinbonate).
Tra queste è pur da collocare la miniatura della Crocifissione con-
tenuta in un messale, proprio della chiesa milanese, della biblioteca
Ambrosiana (cod. E. 18 ini'.), composta con grandiosità degna di un
frescante ^ : sul campo d'oro a rosoni d' oltremare avvivati di carminio,
' A. Ratti, Ancora un rilratto di F. Petrarca (Rassegna d'Arte, 1907, pag. 6 e segg.). '
" Il ms. ha pure un'iniziale Tigurata con l'elemosina di S. Martino (e. 1), e fregi di foglie spinose.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
331
y
Fig. 257. — Milano, S. Giorgio. Anovelo da Imbonate: Crocifissione.
332
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
il crocifìsso è colorito di tinte livide tenui, nelle carni; e colori delicati-
di verde e di malva sono nelle vesti della Vergine e di S. Giovanni che
volge verso il Cristo il suo viso offuscato d'ombra : sul terreno tinteggiato
di verdolino si diffonde la macchia del sangue (fìg. 259).
Non mancano somiglianze nel colorito e nel disegno, soprattutto nelle
fìgure degli angioli intorno alla croce, tra la maniera di Giovannino de' Grassi
e quella dell'anonimo miniatore ; al quale potrebbe anche essere attribuito
un codice della Storia Troiana di Guido delle Colonne nella biblioteca
Fig. 258. — Milano, Bibl. Capitolare: messale (Anovelo da Imbonale).
della marchesa Soragna, di Milano, nel quale il costume delle fìgure e
l'ornamentazione a ramoscelli fioriti accennano già all'inizio del Quat-
trocento (fìg. 260).
I manoscritti miniati di sicura origine lombarda, che per la prima
volta abbiamo raccolti insieme, potranno dare argomento di attribuire a
miniatori lombardi degli altri codici certamente ancora nascosti in biblio-
teche che a noi non fu dato di esplorare ; ma già possiamo riunirne a
quelli alcuni altri importantissimi, così da determinare più ampiamente
quale fu la Miniatura in Lombardia nella seconda metà del Trecento.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
333
Fig. 259. — Milano, Bibl. Ambrosiana: cod. E. 18 ini.
334
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Nella biblioteca Casanatense di Roma è un manoscritto (ms. 459) che
ha nel frontespizio uno stemma del secolo XV sebbene risalga alla fine
del Trecento \ come si vede nella sua scrittura e nello stile delle mi-
niature. Contiene un'enciclopedia di storia naturale in rapporto all'igiene ;
e tal materia diede argomento alle più varie rappresentazioni di animali,
di vegetali, di scene di genere ^.
Le miniature numerosissime furono eseguite da parecchi artisti di
assai diverso valore, fra i quali fu appunto Giovannino de' Grassi, come
Fig. 260. — Milano, Bibl. Soragna: Guido delle Colonne, Storia Troiana.
vien provato da molteplici riscontri con le opere che abbiamo già attri-
buite al maestro lombardo.
In alcune carte gli ornati architettonici delle iniziali, e quelli dei
margini, corrispondono appieno alle forme del tutto singolari che Gio-
vannino de' Grassi adoperò nelle altre sue miniature : sono le stesse
• Lo stemma è creduto di re Mattia Corvino ma non corrisponde intieramente a quello di altri ma-
noscritti corviniani : cfr. A. de Hevesy, Les ininiaturistes de Mathias Corvin {Revue de l'Art, chr., 1911, I).
2 Sul foglio di guardia è scritto: " Roderici Fonsecae Lusitani Historia plantarum „. Ms. membr. di
0,43 X 0,28, di ce. 298. — Non posso qui dare una descrizione delle miniature sebbene abbiano sovente molta
importanza per il loro contenuto e per il modo delle rappresentazioni. Notiamo soltanto che, quasi sempre,
i vegetali sono riprodotti non in forme naturalistiche ma come se fossero compressi fra le carte di un
erbario.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
335
corolle variopinte, foglie rampanti, cuspidi (fìg. 261) che si veggono negli
altri codici dello stesso miniatore ; e in una carta si ritrova un raro
niiiiij^ici
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fflmofiii iiu!i''r iiiiii''ii Cyéftì foli* ^
liliftiirn'Kl'i faluia •
Fig. 261. — Roma, Bibl. Casanatense: ms. 459.
ornato, derivato forse da esemplari orientali, che Giovannino de' Grassi
pose anche nei margini dell'ufìziolo di Gian Galeazzo.
Anche nelle figure il disegno e il colorire delicato mostrano hene in
più carte la maniera del maestro lombardo: certe fìgurette muliebri (fìg. 261),
336
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
soffuse di roseo nel viso, possono confrontarsi con le donzelle disegnate
nel taccuino di Bergamo (tav. XVI) ; e alcuni degli animali sono rappre-
sentati in modo così acuto e oggettivo come in quel taccuino : il cam-
mello, il cane, il riccio, l'orso che digrigna i denti, i leopardi addomesti-
cati (tav. XIX) : anzi il disegno d'uno struzzo, nel taccuino (fìg. 232), sembra
aver servito di preparazione a quello d'una carta del codice casanatense
J|^s^;*' |0fiÉ^t 6^'"^ ^^^r :^u»u• .uin^dar
Iftm^uO mi f'iù »Uuu è,:aìuirejm
Fig. 262. — Roma, Blbl. Casanatense: nis., 459.
(fìg. 262) tanto perfetta è la rispondenza con questo in ogni particolare e
nello stile \
Degli altri miniatori del codice alcuni dipendono dalla maniera di
Giovannino de' Grassi ; e quelli che più ne differiscono hanno tuttavia
tanta affinità coi primi, ch'è ragionevole crederli tutti d'una medesima
regione, della Lombardia.
Si distingue da ogni altro il miniatore del frontespizio, il quale
risente già dello stile che vedremo nelle opere di Michelino da Besozzo.
Tra gli altri illustratori, che intrecciarono continuamente la propria opera
' La parte di destra della stessa miniatura, che si riferisce a un'altra rubrica (" sudores ,) fu eseguita
da un miniatore più grossolano.
1 1 ali (%»&■ mnt t»t«i> itiwxf vcfuKi* cannn »
'£\
.i^
Tav. XIX. — Roma, Bibl. Casanatense: nis. 459.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
337
nelle carte del volume, e talvolta in un medesimo foglio, l'uno è tanto
prossimo a Giovannino de' Grassi da renderci incerti nel distinguere le
sue opere da quelle del maestro ; un altro accoglie più largamente le
forme convenzionali del tardo stile gotico, come appare nella curiosa
figura del vecchio pescatore (fìg. 263) avvolto nelle pieghe molto manie-
rate del manto ; altri colorisce e disegna più rozzamente ; altri possiede
una singolare rapidità di fattura e vivezza di osservazione che gli dà di
cogliere con tutta verità le figure dei mereiai amhulanti, il vetraio (fìg. 264),
il grottesco raccattatore d'unghie (fìg. 265) ; altri in vario modo più si
differenzia da Giovannino de' Grassi ^
fiiftì iiHttfnOfiinr vrln>(inine iliiriii»i(W_ J
vii twiift'W t«n*wn humtfiirtuu • i^i"'*''» .^^
Fig. 263. — lìoina, Bibl. Casanatense: ins. 459.
Per tanta varietà degli artisti che l'ornarono, il codice casanatense
rivela in un nuovo modo quanto numerosi e originali miniatori, insieme
a quelli già noti, siano stati nella Lombardia sul finire del Trecento. E,
quel che più importa, esso dà delle nuove prove a dimostrare che è
opera di artisti lombardi una serie di importantissimi codici dei quali
' Abbozziamo la classificazione di una parte delle copiosissime miniature del codice. — 1. Miniatore
del frontespizio: ce. 1. — 2. Giovannino de' Grassi e suo prossimo discepolo (Salomone?): ce. 21,32,41,45,
49, 52, 53 V., 87, 92, 92 v., ecc., ecc. — 3. Miniatore mediocre nel disegnare animali : ce. 32 v., 69, 80 v., 81,
118 V., ecc., ecc. — 4. Miniatore prossimo a Giovannino de' Grassi ma più manierato nel disegno dei panni,
e dai colori guazzosi: ce. 146 v., 147 v., 182, 190 v., 208 v., 230 v., ecc., ecc. — 5. Miniatore delle figure dei
mereiai : ce. 283 v., 281. — 6. Miniatore di vignette minori : co. 277-279. — 7. Miniatore del colorito opaco,
assai dilferente da Giovannino de' Grassi: ce. 176, 285, ecc. — E più altri artisti si potrebbero ancora
enumerare che collaborarono con quelli a illustrare il volume.
43
338
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
già in altri modi potevamo determinare l'origine. Vi si trovano infatti
alcune miniature che hanno con quella serie di codici non soltanto
dei rapporti stilistici, come pur le altre, ma una perfetta somiglianza di
composizione e di particolari ; poiché le illustrazioni raffiguranti il capraio
nel chiuso (fig. 266) e l'ortolano ch'esce dal suo verziere portando una
gerla di zucche (fig. 267) corrispondono sin nelle loro scorniciature di
minio, nonché nell'intimo loro naturalismo, alle singolarissime scene
raffigurate in quei codici ^
Dei quali il più importante, conservato nel Museo Imperiale di Vienna,
fu attrihuito ad artisti veronesi da J. von Schlosser ^. Né oseremmo noi
Fig. 261 e 265. Roma, Bibl. Casanatense: ms. 439.
contradire all'opinione dello studioso che primo tracciò in modo più
stahile alcune delle linee dell'Arte della fine del Trecento, se molti argo-
menti non persuadessero a ciò, e se non trovassimo ragione di quel giu-
dizio nello stato degli studi che, nel passato, non avevano ancora messa
' Le due miniature sono tuttavia lavoro di due artisti diversi, che si differenziano soprattutto nel
colorito.
^ J. VON Schlosser, Ein veronesiscìics Bilderbuch iind die hòfische Kunst des XIV Jahrli. (Jahrb. d. kitns-
tliist. Smmlgn. d. a. Kaiserh., 1895, pag. 144 e segg.). Lo Schlosser identificò lo stemma ch'è nel codice con
quello della famìglia veronese dei Cerruti, e notò anche esservi una bandiera con lo stemma di Verona
anteriore al 1405. Ma entrambe le osservazioni sono state oppugnate (Madonna Verona, 1908, pag. 24); e
la croce rossa in campo bianco, che ricorre anche nelle bandiere delle navi in una miniatura del
" Theatrum sanìtatis „ casanatense (ce. 110), potrebbe essere quella del Comune di Genova.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
339
in luce tutta l'importanza che la Lombardia ebbe nell'Arte durante il
secolo XIV.
Il codice di Vienna, come un altro acquistato dalla biblioteca Na-
zionale di Parigi, ed un terzo casualmente rinvenuto nella Casanatense
di Roma, contiene il " Tacuinum sanitatis in medicina „, un trattato
di igiene intorno alle qualità dei cibi, delle bevande, delle stagioni, delle
intemperie, anche dei moti spirituali, al loro effetto sul corpo umano e
ripr.i or VfflJ cv^JiiK'tjtn J fvumin;
Vili? .jD Ufnnui oaiUruìdvl woim niiitmf
aimriinvm ai fiihgittc balnci ivniouiT^?! ■
Fig. 266. — Roma, Bibl. Casanatense: ms. 459.
al modo di correggerlo o di aiutarlo. Il testo, ricavato specialmente da
un trattato arabo del secolo XII, nel quale i precetti d'igiene erano già
ridotti in forma schematica, è composto in modo semplice ed uniforme
così da prestarsi ad essere consultato come in un prontuario medico. Esso
non occupa che alcune linee a pie di ogni foglio, il cui restante spazio
è per intiero destinato ad una miniatura che illustra la materia partico-
lare alla quale il precetto di igiene si riferisce.
Non rappresentazioni schematiche quali si trovano in erbari e in trattati
medici medioevali; ogni soggetto — erba, frutto, stagione, passione del-
340
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
sione dell' animo, vizio, usanza — suggerisce al miniatore la rappre-
sentazione di una scena di genere : una fanciulla, in ricca veste, va
per le campagne cogliendo a piene mani i rami sottili del prezzemolo
(fig. 268) che ricamano il terreno, preceduta dal cane che le si volge
festoso ; un' altra riempie cautamente un cesto di melagrane (fig. 269)
' ^ .tnu>Viirlnm w aitanp cIim miii} fuu aBa
fitv olire fili alu]'(Knma} uV^alTaK h i
l>i m* t)iT 1 pajhi. c\ axU. rrt<f airroUiAV **
Fig. 267. — Roma, Bibl. Casanatense: ms. 459.
cogliendole dall' albero carico di frutti, mentre salticchiano fra 1' erbe i
conigli ; un villico si avvia portando sul capo un cesto ricolmo delle
grasse foglie del cavolo mentre una donna s' indugia in ciarle ; presso
il capanno, la massaia, tra i figli, stringe entro un vaso il burro, e il
cane è sotto il desco; un gentiluomo azzimato invita agli amorosi pia-
ceri una giovine donna, poco ritrosa : è all' intorno primavera, la fre-
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
341
scura d' un verziere con siepi di rose, il canto degli uccelli sugli alberi
(fig. 270).
Or è d' inverno (fig. 271) : entro la camera caminata il vecchio,
serrato nei suoi panni, sta presso al camino protendendo una mano al
calore e molestando il fuoco ; il famiglio giunge con nuove legna e con
la carne per lo spiedo ; la donna, poco pudicamente, si riscalda. Nella
iXiioiìllum.
i^S^Ma^
A
f J^A#«.!
)Kni<rilliim»|.Ui MTfu III- tt<:Wi\:tiiljir,w'iii.ihv'imumtuniPiuv4runn.«.»iné -
(h;j>v» .(propiUnà^.iuMiintiiiii innii iifii0j<l(li>> fallili irmi mviiiim nfaccw t^St»
jiMr tJiiguini- cilh) I ■ì»cm r.fiic t biru>.Oiitb«.Ki'ctnc.ciiiiiibi n'unti») .
Fig. 268. — Vienna, Hofmiiseum : " Tacuinum sanitatis „.
cucina della casa signorile son due donne vestite con eleganza (fig. 272):
la più giovane, in atto grazioso, attende a friggere le carni mentre l'altra
è pronta coi piatti ; intanto, nella taverna (fig. 273) la fanticella ripulisce
le trippe, ed ha accanto il cane, vigilante, mentre un'altra donna va
rimestando il grande paiolo sul fuoco.
Dalla campagna alla città, dalla bottega all'aia bruciata dal sole, dai
luoghi selvaggi ove corrono i cacciatori ai verzieri, alle case cittadine
ove si banchetta, si danza, e si vive la quieta vita quotidiana, tutto osser-
342
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
vano e ritraggono gli illustratori del " Tacuinum „ del Museo di Vienna,
adoperando una tale complessa sensibilità verso il mondo esterno che
talora dà a noi stessi nuove sensazioni, valendosi di un realismo che
sovente, per la sua semplice e nitida forma, giunge a rappresentazioni
mirabili della vita dell'uomo e delle cose.
Diversi artisti, di vario valore sebbene tutti consentanei nei medesimi
intenti \ dipinsero i 106 grandi fogli conservati nel codice di Vienna,
tra i quali giustamente lo Schlosser distinse, in modo particolare, quelli
Fig. 269. — Vienna, Hofmuseum: " Tacuinum sanitatis „.
che vanno da carte 88 a carte 95. Non sono questi i più pregevoli fogli
del volume, né per fattura né per valore estetico, ma i più importanti
per la dimostrazione cui intendiamo : perché li possiamo dire con sicu-
rezza dipinti da un artista lombardo.
Il miniatore di quelle otto carte, che certamente sono coeve alle
rimanenti parti del codice, alle quali esse corrispondono e nel formato e
nella scrittura, rifugge dall'accurata finitezza in cui pongono molto studio
' Si distinguono per vario grado di finezza nel colorito e nel disegno. Ve n'è alcuno possimo a Pietro
da Pavia (cfr. ce. VIII, XXIV, CV), altri più afnni a Giovannino de' Grassi, altri di estrema rozzezza (cfr.
ce. LXI).
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
343
i suoi compagni di lavoro : non corretto nel disegno, convenzionale nel
colorito, egli contorce stranamente le figure, dando loro un aspetto pate-
tico ; disegna in forme manierate, ma di forte rilievo, le vesti ; distribuisce
in grandi masse le ombre e le luci sui corpi; nelle sue composizioni mira
piuttosto a impressioni complessive che particolareggiate: sui fondi oscuri
delle sue miniature risaltano le figure fortemente illuminate. Tra i fogli
trilli.',-! inciirivinv. . ilaiiinnmi ooq> >imlnt'Uo-ì?nuv.tr ìpucir. |lcnu> nati ai iiih*
lnanaT4|,ncnnim.<^i»uiirtrnu3.fn.xccivvin£i.ftT.tj':iN.trt8.iciiwil.;.
Flg. 270. — Vienna, Hofmuseum: " Tacuinum sanitatis
dipinti con grande diligenza dagli altri miniatori, l'opera sua a primo
aspetto sembra più grossolana che non sia : gli è che l'artista segue dei
nuovi princìpi, ai quali i suoi compagni di lavoro ancora erano insensibili,
e già nelle sue carte afferma il barocchismo dello stile gotico tardo che
fra breve osserveremo prevalere anche nella Pittura.
Nel foglio dell' " Oleum amygdolarum „ (fig. 274), lo speziale, dal
capriccioso berretto, dalla barba manieratamente arricciata e toccata di
tortuosi segni bianchi, versa cautamente il farmaco entro un bicchiere
344
LA PITTURA
LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
mentre il giovine, ncrl)onilo e tozzo, {jIì indica la dose con un gesto
sgangheralo, e si coinprinie il pollo nell'alTanno della tosse. L'espressione
vivace giunge ([uasi alla caricatura. Nel loglio dello ' Zucharuni „ (fìg. 27.")),
i inovinienti delle due bizzarre figure sono anche più scomposti, e si
"SaiU'JiacT'-'ii'"''""'" (linoOi Jngrrrti.'SiiiiòiiaTÌ.iii(r'<"'"<'^l*'
i.'»miMiU>; niirùiiii': n>.»i'nnii!» iTjioniW
Fig. 271. — Vienna, Horinusouiii: ' Taciiiiiuni banilalis ,.
1
ripete il solito violento contrasto di chiari e di ombre nelle j)ersone e
nello sfondo scuro, ove risaltano i barattoli, le candele, e i pani di cera-
lacca ricoperti di carta. Persino negli sfondi di paese l'artista rivela il
suo curioso manierismo, modellando fortemente le scogliere, foggiate in
forme convenzionali, illuminandole di luci aspre.
LA MINIATl'KA NKI.LA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
345
Ora, con tali iiiiniadire lianno strettissima affinità di stile, sebbene
non tanta da giungere ad una i)ro])ria identità, alcuni ailreschi della
chiesa di S. Maria de' (ìhirli presso Campione, ai (piali conviene rivol-
gersi sùbito, anticipando in questa |)arle il parallelo che istituiremo poi
OinicPiulirv»:-
\Aym,^ì
<Jì^cP 1um« ^If. ci.T fu . ldccfÓLHÌTr«xtt. \\\tiA . ccih Wii
alili fvn TI *f\cnìViuYniiiti Lii!miia»afnnYc.(Jliiii>gfijnrf4ii5
f4ii(ntmc:4nitnni
Fig. 272.
Vienna, llofmuseuni ; " lULinmim symtatiì
fra le miniature da attribuire ad artisti lombardi e molli dii)iiiti murali
della Lombardia per meglio provare (|uaiito allermiamo.
Un gran tratto del lato destro della chiesa, nellesterno, fu alTrescato
da Franco de Veris da Milano, e da iMlippolo suo tiglio, come i pittori
stessi indicarono in una iscrizione dipinta, la (piale un tempo recava
a
346
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
anche la data del 1400 ^ : epoca pienamente confermata dallo stile delle
pitture, e dalle fogge delle vesti che gli artisti vi ritrassero. Nello zoccolo
della parete, dove il dipinto è molto guasto, sono figurati i tormenti del-
l'inferno con alcuni episodi curiosi : la cattiva madre uccide il proprio
figlio, il ladro corre ignudo col sacco sulle spalle, Giuda è ancora appeso
all'alhero. In alto è una vasta rappresentazione del Giudizio con par-
ticolari iconografici nuovi (quali sono le personificazioni dei quattro ele-
menti, in cielo, tra il Sole e la Luna), con un esagerato agitarsi delle figure.
Intcftu.i.burcdM.
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\>tr«m mjwhiu^ ve'? fli- 1 fu- im. tU£K>Jri(ni.iuu.inmim biinbj ftotii lUUr. J.
tnquoctUi Kuicr.fTaurtjnim lumb» )U<i«*i. groitt» iini.ie^ iiioliiwa ifninh-ipiflftali
ritpmintuv.l^ciii'o netti, fi fA-llifcimir bn iwYp.uniwr.cii Jcrtv pipt- «icgj t finnlih
auw jiwr fl4 g-iaiTtimj cVucinia m^g. u"i flc. uiucmbi bvcmc i mównie n^'-i- S
tmowmei^'
Fig. 273. — Vienna, Hofmuseuni: " Tacuinum sanitatis „.
' Rahn, V/andgem., 21 e segg. ; Gerspach, Une die ainbrosienne
Sciences niorales et polii., LXII, 243-255); F. Malaguzzi-Valeiu, Campione
— Riportiamo quanto ancora ci riuscì di decifrare nell'iscrizione : " lioc .
campiliono . et . denarior' . lemoxinar, | .... ulares . psone .
veris . de . m(edio)l(an)o . et . tìlipolus . ei' | fdius pinxit lice opus .
Canìpionc ne L'Arie, 1902, 168) riportò l'iscrizione in italiano, con la da
grafo : " nel 1400 questa opera fecero fare gli scolari di S. Maria de
Campione coi denari delle elemosine fatte alla chiesa, Maestro Lanfran
dipinsero in quel millesimo terminarono il 23 giugno ,.
{Séances el Iravaux de V Acad. des
(Rassegna d'Arie, 1908, 167 e segg.).
op . fecit . fieri . homines . scola ....
de . campiliono | franchus . de .
...... 11 Gerspach (Gli affrciclii di
ta del 1400, traendola da un apo-
Gliirli ed altre singolari persone di
co e il di lui figlio Filippo de Veris
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
347
Il Cristo giudice siede in un trono la cui bizzarra forma rivela per
sé stessa l'incomposto stile del pittore (fìg. 277) : sta in atto violento ;
è ingombrato nelle membra dalle rilassate pieghe gotiche del manto.
Le quali sono colorite di azzurro nel loro cavo, e sfumate di arancione e
'X^lann.itliigdoLi:u.
Fig. 274. — Vienna, Hofmuseum : " Tacuinum sanitatìs ,.
di gialletto nella sommità, con forte contrasto di chiaroscuro. Intorno
alla cuspide del trono aliano miriadi di angioli azzurrini, impetuosi, con
le chiome ondeggianti. Altri angioli, femminei, si accalcano intorno al
Cristo recando i segni della Passione, hanno lineamenti sinuosi, riccioli
segnati di lievi linee chiare sulla massa oscura delle chiome, un torcersi
348
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nervoso della persona e delle mani (fìg. 277) : le loro vesti, con pieghe
fluenti, si sbiancano tutte nella luce, e sono tinte di colori intensi nel
profondo delle pieghe.
Tra gli otto fogli del " Tacuinum „ del Museo di Vienna e le figure
di Franco e Filippolo de Veris intercedono strette somiglianze stilistiche.
uni.
1- •' ,M^róiUn«Ti<U:iÌHin^i«Vnnic«\fì«.irf<>J-.»'«F'T'''^^''-
Fig. 275. — Vienna, Hofmuseum: " Tacuinum sanitalis „.
Si confrontino il tipo dei visi, le mosse nervose delle mani, il modo di
colorire le vesti e i capelli, infine l'agitarsi quasi grottesco delle persone.
Soltanto certa maggior squisitezza di colore che è negli affreschi ci
vieta di attribuire proprio ai due pittori milanesi anche le miniature.
E nelle altre parti del vasto affresco di Campione le somiglianze cogli
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
349
otto fogli del " Tacuinuin „ persistono, sia nei particolari più superficiali,
sia nella parte più sostanziale dello stile, ch'è tutto una barocca esagera-
Fig. 276. — Campione, S, Maria de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris: Cristo giudice.
zione di movimenti e di contrasti, un manierismo goticheggiante. Gli
Elementi , in aspetto di vegliardi , si torcono stranamente anch' essi ,
mentre un angiolo, violento, si slancia contro i reprobi che cadono ri-
350
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
versi (fìg. 278), e gli eletti, sconvolti, protendono con violenza le braccia
(fìg. 279).
Airestreraità dell'affresco è la più curiosa scena (fìg. 280). Un'elegan-
tissima donna, vestita d'una cipriana verde soppannata di azzurro, con
calzari a punte smisurate, coperta i capelli tinti di giallino con un panno
frastagliato e una ghirlanda, sta in ascolto : quanto simile nell'atto del
corpo nervoso, nel viso — ch'è tinto di pallore dolcissimo con ombre
Fig. 277. — Campione, S. M. de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris: affresco.
verdi azzurrine — alle figure del " Tacuinum „ (fìg. 275) ! Un giovine,
diabolico nei movimenti del corpo, nelle tinte vivaci delle vesti — tre
bianche penne gli vibrano sul capo — canta dinanzi a lei, facendosi ac-
compagnare sul liuto da un giullare ribaldo d'aspetto, e deforme per il
gozzo che gli fa collana.
Non soltanto lo stile corrisponde, come nelle altre parti dell'affresco,
a quello delle otto miniature del " Tacuinum „ di Vienna, bensì anche il
modo di ideare la scena con chiara tendenza verso la caricatura.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
351
Converrà ritornare più tardi agli afFreschi di Campione, per collocarli
nel lor giusto luogo tra le vicende della Pittura lombarda, perché, sebbene
eseguiti nel 1400, essi si collegano più che alla tradizione trecentistica al
successivo svolgersi dell'Arte nei primi decenni del Quattrocento. Le mi-
niature degli otto fogli del " Tacuinum „ di Vienna, alle quali l'Arte veronese.
Fig. 278. — Campione, S. M. de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris: affresco.
o quella di altre regioni dell'Italia superiore, non offre nessun parallelo,
trovano in essi degli stretti riscontri di stile, sì che possiamo concludere
con sicurezza che furono eseguite da un artista lombardo affine a Franco e a
Filippolo de Veris, e derivante dalle stesse origini dei due pittori milanesi.
A questo fatto, che crediamo stabilito in modo certo, si aggiungono
le molteplici concordanze e identità stilistiche che possiamo indicare tra i
352
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
codici miniati lombardi sin qui veduti e le altre miniature del " Tacuinum „
di Vienna. Le quali in vero, contrastano molto con gli otto fogli che ab-
biamo osservato. Non esagerazione di movimento e di espressioni, ma
una semplicità severa, un realismo bene equilibrato dirige le loro rappre-
Fig. 279. — Campione, S. M. de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris: aflfresco.
sentazioni nel concetto, e anche in ogni particolare della forma ; dalla
sfera tumultuosa del manierismo gotico nella quale ci siamo inoltrati
sulle tracce di Franco e Filippolo de Veris, esse ci riconducono alla
serena Arte italiana della fine del Trecento.
Diversi artefici eseguirono quelle miniature, rozzi e inetti gli uni,
raffinati gli altri, ma consentanei tutti negli intenti e nelle forme quasi
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
353
fossero guidati da un medesimo maestro. E l'opera loro offre continui
raffronti con le miniature lombarde ; dei quali è opportuno qui indicare
soltanto i più importanti, e che meglio giovino a determinare l'origine
dei miniatori.
Nel foglio delle " Granata acetosa „ (fig. 269), la gentildonna intenta
a raccogliere le melagrane, vestita d'una cipriana di color malva soppan-
nata di verde, è tutta somigliante alle figure disegnate da Giovannino
de' Grassi nel suo taccuino di Bergamo. Si confronti, nella miniatura e
nei disegni che raffigurano alcune donzelle, la forma delle mani, l'accon-
Fig. 280. — Campione, S. M. de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris: affresco.
ciatura, il segno un po' incerto dei visi, le tinte leggiere e rosee che
coloriscono le carni : e corrispondono anche gli atteggiamenti, pieni di
grazia. Di delicatezza anche maggiore sono altre miniature, di colorito
alquanto più denso — quelle raffiguranti il " Petrosillum „ (fig. 268), la
" Ruta „, r " Hyemps „ (fig. 271) — in cui le affinità con lo stile di Gio-
vannino de' Grassi non sono meno evidenti ; e alcune di esse si potrebbero
comparare, sia per i colori più intensi, sia per il sentimento intimo delle
scene di genere, anche con le miniature di Pietro da Pavia nel " Plinio „
dell'Ambrosiana \
' E da ricordare specialmente la miniatura del " Plinio „ ove è rappresentalo l'oste (fig. 251).
45
354 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Nella carta che ha per titolo : " Carnes sufrixe „ (fìg. 272) l' ar-
chitettura della casa è di forme gotiche così semplici come si vedono
negli affreschi di Leniate e nelle miniature del libro di preghiere di
Gian Galeazzo. Le due donne intente all'umile bisogna, con atti che
danno un'impressione tanto penetrante della vita familiare, hanno un
drappeggiar delle vesti e un colorito che risponde appieno ai disegni di
figura nel taccuino di" Bergamo ; e la scena può anche compararsi con
una miniatura del suddetto codice lombardo della biblioteca Casanatense
(ms. 459 : ce. 99).
Tali insistenti rassomiglianze fanno nascere il dubbio che alcuni dei
disegni di Giovannino de' Grassi corrispondano anche nel loro contenuto
alle miniature del " Tacuinum „, e siano stati eseguiti appunto per pre-
parare l'illustrazione di un codice simile al viennese. Perché le fanciulle
intente a suonare e a cantare, dei disegni di Bergamo, si confanno col
ciclo dei soggetti raffigurati nel " Tacuinum „, in cui un foglio è destinato
al " Sonare et ballare „ ; né sembra alieno da quel ciclo il disegno che
nel libretto di Bergamo raffigura i poeti, e l'altro degli uomini che
veleggiano su uno stagno portando seco un leopardo per la caccia.
Il codice del " Tacuinum „ posseduto dalla biblioteca Nazionale di
Parigi (ms. lat. Nouv. Acq. 1673) è opera della medesima scuola di mi-
niatori che ornò quello di Vienna, col quale ha comune il sistema illu-
strativo, lo stile, sovente le composizioni delle scene \
Anch'esso fu miniato da artisti di vario valore. Fra i quali nessuno
seguiva il bizzarro stile di Franco e di Filippolo de Veris, sebbene non
manchi qualche accenno anche alla maniera di costoro, mentre alcuni
di loro sono del tutto prossimi a miniatori lombardi che ci sono ben noti.
Una delle più delicate miniature illustra il foglio intitolato : " Rutab.
idest dactilus „ (tav. XX). Sulla pergamena, non tinteggiata, si eleva una
palma dal terreno coperto d'erbe, che sono disegnate in modo decorativo
come anche in altri fogli. La donzella, biondissima, che coglie i frutti,
è vestita di tinte tenere lumeggiate a tratteggi di biacca nella manièra
propria di Giovannino de' Grassi e dei suoi compagni lombardi : il colorito
tenue delle carni, anche l'accurato studio del costume suo e del cavaliere,
che accorre a gustare dei frutti, ha intiere rispondenze con le miniature dei
manoscritti che abbiamo attribuito alla Lombardia.
' Cfr. l'ampia descrizione del Dblisle (Traités d' Hygiène da inogen age in Journal des Savants, 1896,
pag. 518 e segg.).
Uumb.i.i>nctir.
cr uan. innono i taì i cu ùntch tv |>4}>.i!ta\%
iiHÌttMÌÉÉÌttHiNlÉÉi
Tav. XX. — Parigi, Bibl. Naz.i ms. lat. Nouv. Acq. 1G73.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
355
Nel foglio raffigurante le " Cepe „ (fig. 281), si potrebbe confrontare
la rustica figura del contadino con i mendicanti dipinti in certa carta del-
l'ufiziolo di Gian Galeazzo Visconti (tav. XVIIl), ma la forma manierata
delle pieghe dei panni ha riscontro specialmente in alcune miniature del
ms. 459 della biblioteca Casanatense (fig. 263) nelle quali si trova anche
il colorito leggiero e guazzoso proprio di quello e di altri fogli del
" Tacuinum „ di Parigi miniati dal medesimo artista.
r"
'''1St^~'
ci\ .iccfro et \,\'rt. .,
Fig. 281. - Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. Nouv. Acq. 1673.
Allo stile di Giovannino e di Salomone de' Grassi richiamano anche
le fiorite architetture gotiche che formano sfondo ad alcune scene, come
alla briosa rappresentazione riferentesi alla " Aqua ordei „ (fig. 282), nelle
quali tuttavia le larghe lumeggiature bianche denunciano l'arte di qualche
altro anonimo, miniatore.
Altri fogli del " Tacuinum „ di Parigi, pel loro colorito stridente e
per l'incerto disegno, rammentano la maniera di Anovelo da Imbonate ;
356
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
altri, nelle tinte fosche e nei profili neri delle figure rassomigliano a una
delle due miniature del ms. casanatense 459, derivate certamente dalle il-
lustrazioni di un " Tacuinum sanitatis „. E in una delle più belle carte
inclino a riconoscere la mano dello stesso miniatore che ornò l'ufiziolo
della Nazionale di Parigi (ms. lat. 757). Non si potrebbe immaginare maggior
vivezza di colori e maggior freschezza di concetto che sia in quella carta
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v.M.innt. f-.i.C.m--'. mcìio: fC6i;i^plar5orni lem*.
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Fig. 282. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. Nouv. Acq. 1673.
(fìg. 283) : tra il verde leggiero del prato va l'uccellatore, un genti-
luomo vestito di calze scarlatte e di tunica azzurra, portando i panioni e
la civetta, ch'egli stuzzica con la voce ; e nelle forme adipose del viso,
nelle labbra sottili, nelle pinne contratte del naso rassomiglia singolar-
mente alle figure che suol disegnare il miniatore di quell'ufiziolo (cfr. .
fìg. 224).
Tali raffronti, che potremmo moltiplicare perché ricorrono a ogni
foglio, ci sembrano sufficienti a persuadere che non altrove che nella Lom-
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
357
bardia fu ornato il prezioso volume. Nel quale di carta in carta, come
nel codice viennese, si proiettano con realismo singolare le più svariate
Amciilc. ttt :>ini>#? «là*
Ji*i«Ànrt «AT flirti crt riiitt/tdAitA -
Fig. 283. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. Nouv. Acq. 1673.
figurazioni della vita quotidiana dei campi e delle città : sono botteghe,
dalle pareti coperte talvolta di maiolica, entro le quali i mercanti ven-
358
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
dono ai loro avventori ogni merce (fig. 284) ; interni di case signorili e
borghesi ; sale di grande apparato ; cucine ove le donne apprestano le vi-
vande. Escono per la campagna i cittadini, artificiosi nelle vesti e negli
lìattist. e. ui,l).i,i.incli creo lUnim d.inimlÀiumcum
# -•♦
mtjnxìifiar nJij;» 7,|>»(h ttmtlv? neftté. nccim^lnÉù-^nm
Fig. 284. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. Nouv. Acq. 1673.
atti, corteggiando le dame ; o queste vanno solette cogliendo erbe, o si po-
sano all'ombra. Corrono per monti e per valli i cacciatori in traccia della
selvaggina, e nell'orto (fìg. 285), nell'aia, presso il forno rustico è in-
tanto la quieta vita agreste ; il contadino si avvia alla città portando le
giuncate strette entro i vimini ; altri novella intorno al fuoco (fìg. 286).
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
359
Sempre, anche nei fogli miniati dagli artisti più grossolani, traluce nelle
miniature una percezione viva e intima della vita di ogni giorno, una
nuova simpatia per ogni aspetto delle cose.
Non diverso di contenuto e di stile dal ' Tacuinum „ di Vienna e di
Parigi è il " Theatrum sanitatis „ nella biblioteca Casanatense di Roma
% # i^
,/ fcgT.i.ltiii.iittfnni uiijthid cr foPAnccttliMMn't Ijflwnr
Fig. 285. — Parigi, Bibi. Naz.: ms. lat. Nouv. Acq. 1673.
(cod. 4182) ^ Fu miniato anch' esso da parecchi artisti, alcuni dei quali
potrebbero credersi i medesimi che lavorarono nei volumi di Vienna e
e di Parigi. Fra i diversi miniatori, il più eletto si mostra assai prossimo
a Giovannino de' Grassi e agli altri lombardi nell'adoperare tinte molto
• Il prezioso cod. fu ritrovato da G. Focolari (Il ciclo dei mesi nella Torre dell' Aquila a Trento in
Tridentum, Vili, IV) e descritto da A. Munoz (Un Theatrum Sanitatis con miniature veronesi del sec. XIV in
Madonna Verona, 1908, pag. 1 e segg.) che lo giudicò di origine veronese.
360
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tenui e lumeggiature bianche, anche nel disegnare, come bene si vede in
una miniatura (fìg. 287) che si può comparare, per la composizione e
per lo stile, colle Natività dell'ufiziolo di Parigi (tav. XIV) e di quello di
Fig. 286. — Parigi, Blbl. Naz.: ms. lat. Nouv. Acq. 1G73.
Gian Galeazzo Visconti (tav. XVllI). Altri, per il disegno poco corretto, po-
trebbe essere paragonato ad Anovelo da Imbonate ; altri, usando forti
contrasti d'ombre e di luce, rammenta alquanto il miniatore più affine a
Franco e a Filippolo de Veris; altri, poi, è rozzissimo : colorisce mala-
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
361
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Fig. 287. — Roma, BibL Casanalense: cod. 4182.
46
362
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
mente e disegna senza nessuna finezza le figure degli animali come se le
ricavasse da un esemplare altrui, e non da propria e diretta osservazione ^
Ma, pur fra le varietà di maniera, per tutte le carte del " Theatrum
sanitatis „ aleggia lo stesso spirito che nelle miniature degli altri due
Tiafonè$^
WmxK.c.mi .1? m] .mclio:acif{ona\ rugoii anujii .unumicmni .
aamir fp^n.i nùcuit cmc mimMm tinnua ìafis .uocuinctii . o^ni
Utioncc in uaìis i pnojanono noaimcn - t»i6 UCiniai aniilv
Fig. 288. — Roma, Bibl. Casanatense: cod. 4182.
' Non lìotiamo che le più spiccate varietà di maniera. Il miniatore più prossimo a G. de' Grassi di-
pinse le ce. 60, 68, 69, 75 (.'), 76, 80, 88, 89, 97, 104, 124, 128, 144, 160. Prossimo a quello, ma più incerto nel
disegno, e troppo largo nel colorire di biacca, è il miniatore delle ce. 79, 82, 83, 84, 94, 9.5, 111, 122, 158, 159,
167, 195. Rozzissimo nel disegno delle figure, e pessimo animalista, fu il miniatore delle ce. 90, 91, 130-145,
161, 184. Si avvicina al miniatore che nel cod. viennese è affine a Franco e Filippolo de Veris quello delle
ce. 114, l''8-180, 182(.'), 183, 186(.'). — Il testo e le miniature sono state molto ritoccate in più luoghi.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
363
Taccuini, un'arte rivolta a un naturalismo semplice, libera da forme
convenzionali, acuta nell'osservare e nel ritrarre le cose sì che desta
sovente in noi delle sensazioni profonde, rappresenti or la vita delle
campagne, or quella delle città con tale oggettivo studio del vero che dà
^ ^h.in I x.h ; i: lecito? arcié-loiig:! «■ mjpi. }nmtnc
iuvmtièi .c»|:5>i(i-inorcm m iicws. ttmcnc ikw. Ine eh
Fig. 289. — Parigi, Bibl. Naz. : ms. lat. Nouv. Acq. 1G73.
alle miniature anche un pregio incomparabile per la storia del passato.
I tre codici del " Tacuinum Sanitatis „ sinora noti ^ sono certamente
• Di un quarto esemplare, ch'era presso un antiquario (cfr. : G. Fogolari, loc. cit., pag. 5), non ho
potuto trovare nessuna traccia.
364
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
uniti fra di loro da reciproca dipendenza, non soltanto per lo stile ma
anche perché in molti fogli le composizioni delle loro miniature si cor-
rispondono intieramente. Non è tuttavia da affermare che l'uno sia copia
dell'altro ; anzi spesso i medesimi soggetti vi sono illustrati in modo del
n.ianc.f.«r.f.m 2*mcUo; aco. fu&nlie -rixiic caùi6-iuiUTncm con»?
nlv ùnguincie .iiocum'cai .àor aidoic m ftoTTudx).TDTioco nooimr
tumicnnim6'7fig4Lmt&, . .,. ,
Fig. 290. — Roma, Bibl. Casanatense : cod. 4182.
tutto differente; e anche quando le rappresentazioni si rassomigliano, esse
hanno delle varianti non trascurahili.
Così nel codice di Vienna e in quello casanatense si rassomigliano
nella loro composizione generale le miniature che illustrano il " Savich
idest pultes ordei „, ma differiscono poi in molti particolari, appunto
come, fra le altre, anche quelle dei " Napones „. Alle volte le rappresen-
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
365
tazioni di un medesimo soggetto si corrispondono genericamente nei tre
codici ma sono svolte in modo differente : così a illustrare i " Napones „
è figurata una donna che contratta con l'erbaiolo sulla porta di casa, ma
i p.im» tiittu.
f. "^ . f, \,iC\ meli' cvco Aibnl' -7 bU (xcrne^.] niu>nair
? c«p>;ilnt« Cilici» nci^j.UvC» ' f-mrATTOK mfttmwit^.
Fig. 291. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. Nouv. Acq. 1673.
mentre nel " Tacuinum „ di Vienna e nel casanatense (fig. 288) il ven-
ditore offre le sue erbe, in quello di Parigi (fig. 289) egli si allontana
quasi sdegnato per il piccolo prezzo offertogli dalla donna. Nei tre codici
il soggetto del " Confabulator „ è espresso con alcune persone che ascol-
tano un novellatore, sedute intorno al fuoco , ma in quelli di Vienna e di
36G
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Roma la scena è l'interno d'una camera caminata, in quello di Parigi è
invece una tettoia di paglia (fig. 286). La rappresentazione del " Panis
milii „ varia intieramente in ognuno dei tre volumi : nel codice viennese
raffigura una fornaia che vende il pane, nel casanatense l'interno d'una
casa signorile colla mensa imbandita, in quello di Parigi un forno rurale
(fìg. 290 e 291) \
Da ciò, con un procedimento critico assai ovvio, si potrebbe essere
condotti a congetturare che i tre codici siano collegati fra di loro non per
vincoli reciproci diretti, bensì soltanto per derivazione da un esemplare
Fig. 292. — Issogne, castello. Arte franco-valdostana: la bottega dello speziale.
comune che essi alterino in vario modo. Non crediamo tuttavia molto
utile l'insistere in congetture intorno a tale ipotetico esemplare comune.
Giova soltanto riflettere che, se esso è mai esistito, non apparteneva a
tempo diverso da quello al quale spettano i tre codici, perché in ogni
' Non sviluppiamo maggiormente il rafTronto iconografico delle miniature, pel quale occorrerebbe
la riproduzione integrale dei tre codici. Per le descrizioni del contenuto dei codici, cfr. gli autori citati.
Il MuNoz (loc. cit., pag. 17 : " gli ornamenti di alcune lampadine fanno pensare al modello orientale „)
prende per lanterne orientali certi dischi appesi nella bottega dello speziale. Quei grandi dischi di cera-
lacca coperti di carta traforata si veggono anche nella Bottega dello speziale affrescata sul principio del
Cinquecento nell'atrio del castello d'Issogne in Val d'Aosta (fig. 292). E ricordiamo quella rappresentazione
perché vi è da sospettare che il curioso ciclo degli affreschi di Issogne, raffiguranti l'Alterco dei soldati, il
Mercato delle Erbe, la Bottega del sarto, la Speziarla, non sia una semplice raccolta di scene di genere
ma derivi in qualche modo ancora dai cicli riflettenti l'igiene, dei quali il " Tacuinum „ è la più bella
esplicazione. Così nei dossali degli stalli del coro della basilica ambrosiana (fig. 293), e in altri del Museo
Civico di Torino è una serie di rappresentazioni di vegetali diversi, la quale probabilmente ha motivg
nella cultura medica diffusa nel Quattrocento.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
367
particolare il costume delle figure consente pienamente con le fogge
della fine del Trecento, e non mostra traccia di mode più antiche,
quali facilmente si sarebbero insinuate nell' opera di artisti che avessero
copiato, o tenuto presente, un esemplare di tempo alquanto anteriore
al loro.
Di un'elaborazione anteriore di illustrazioni del " Tacuinum sani-
tatis .,, forse della metà del Trecento, è traccia in alcuni frammenti di
affreschi ora conservati nel Museo di Verona \ nei quali appunto il co-
stume ha forma più antica che nei codici miniati. Ma quelli affreschi non
hanno relazioni di stile con le miniature ; e riguardo poi alle vicende
dell'illustrazione del " Tacuinum ,,, conviene osservare che è probabile
J'ig. 293. — Milano, S. Ambrogio: stalli intugliati.
ch'essa si sia svolta dapprima in altri codici, ora perduti, piuttosto che
nella decorazione parietale, la quale era meno adatta delle miniature
allo scopo che le figurazioni del " Tacuinum „ si proponevano, di servire
quasi di prontuario medico.
Verso la fine del Trecento — epoca ch'è indicata dallo stile e dalle
fogge rappresentate nelle miniature — l'illustrazione del " Tacuinum „
venne elaborata intieramente secondo i concetti estetici che prevalevano
allora nell'Arte dell'Italia superiore, e diede occasione agli artisti di
rispecchiare nell'opera loro la vita con una ampiezza nuova, con un
realismo anche più profondo di quello che già seguivano nelle altre loro
opere. Forse un artista superiore informò allora quella illustrazione a
' G. Focolari, op. cit.
368 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
unità di concetto ; creò egli un prototipo all'opera dei suoi collaboratori,
se pure non si appagò di dirigere soltanto il loro lavoro.
Quelli non furono copiatori o collaboratori inerti, anzi ripeterono con
varianti, e talora con alterazioni profonde, il loro programma ; esplicarono
con certa individuale libertà, sebbene concordemente, il loro tema. E in
breve periodo di tempo, con certa omogeneità di iconografìa e di stile,
furono eseguite pareccbie copie del " Tacuinum „. Non in altro modo fu
illustrato nello stesso tempo ancbe il ms. 495 della biblioteca Casana-
tense con l'opera di molti miniatori, fra i quali erano Giovannino de'
Grassi coi suoi discepoli e altri artisti die in alcuni fogli eseguirono delle
miniature del tutto simili a quelle degli esemplari del " Tacuinum sa-
nitatis „.
In qual luogo abbiano lavorato quelli artisti risulta dalle molte os-
servazioni che abbiamo fatto. Il " Tacuinum „, del quale anche la biblio-
teca del castello di Pavia possedeva un esemplare \ fu miniato da artisti
lombardi, non soltanto nelle carte del codice di Vienna che offrono un
paragone decisivo cogli affreschi di Campione ma in tutti i fogli dei tre
codici sinora noti. I quali, pel loro stile, non trovano miglior riscontro
che nelle opere di Pietro da Pavia, di Anovelo da Imbonate, dell'anonimo
miniatore dell'ufiziolo di Parigi, degli artisti che ornarono il ms. 495
della biblioteca Casanatense, e soprattutto, pei fogli più belli, nei disegni
di Giovannino de' Grassi. Della Miniatura veronese alla quale fu attri-
buita r illustrazione del " Tacuinum „ non abbiam nessun documento
sicuro che si presti alla comparazione ; l'intiera Miniatura lombarda della
seconda metà del Trecento invece può dirsi preparazione sufficiente e ne-
cessaria all'opera dei miniatori del " Tacuinum „, nella quale i suoi ca-
ratteri intimi ed esterni, l'umile e sincero realismo, la delicata maniera
del colore, trovano la loro piìi alta esplicazione.
Ai molti artisti che ci sono stati rivelati dalle illustrazioni dei codici
del " Tacuinum sanitatis „ e di altri manoscritti dobbiamo accompagnare
anche quelli che ornarono, circa il 1390, un ricchissimo ufìziolo della
biblioteca Estense di Modena (cod. lat. a. 7. 3) la cui origine lombarda
può dimostrarsi con argomenti vari ^, e soprattutto con ragioni di stile.
' L. Delisle, loc. cit., 538.
^ Il codice reca a principio uno stemma del sec. XVI. Dal calendario che precede le preghiere non
si ricava nulla dì sicuro intorno alla sua provenienza ; ma la " ratio pasce „ è preceduta dalla seguente
nota, scritta dalla medesima mano che vergò il resto del volume: " hec est ratio pasce composita per me.
Anselmum rozium de mediolano anno dni milesimo trecentesimo nonagesimo dum olio in
tibure recreationis causa vacarem ...... Il codice fu eseguito adunque, probabilmente, pel milanese An-
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
369
Tra i diversi miniatori del codice estense il più notevole è colui che
accoglie nella sua maniera dei riflessi dell'arte di Giovannino de' Grassi
e di Anovelo da Imbonate (dal quale ritrae specialmente le forme am-
maccate dei visi, convulse delle membra), singolare pel suo colorito
fiammante che può trovar paragone anche in alcune delle miniature del
" Tacuinum „ (fìg. 294). In una delle sue carte (fìg. 295) S. Dorotea sta sul
Fig. 294. — Modena, Bibl. Estense: cod. lat. y.. 7. 3.
terreno tinto di verdolino, sullo sfondo azzurro costellato di ornati : gen-
tilissima nel viso, roseo sotto le chiome giallette, è tutta avvolta nello
scarlatto dell'ampia tunica le cui pieghe sinuose ci rammentano anche la
maniera di Franco e Filippolo de Veris. Forse il medesimo artista ornò
un codice della biblioteca Universitaria di Bologna (cod. 1213 : " Gualterii
selmo Rozlo. E dovette essere compiuto circa il 1390 poiché anclie gli esempi arrecati per calcolare le
lune si riferiscono agli anni 1387 e 1394. All'ufiziolo, ricchissimo di ornali, seguono molte carte nelle quali
le miniature a tutta pagina si alternano con brevi preghiere.
47
370
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Anglici Romuleae Fabulae „) nel quale alcune miniature (fìg. 296) hanno
tanta somiglianza con quelle del " Tacuinum „ K
Fig. 295. — Modena, Bibl. Estense: cod. lat. a. 7. 3.
' Rammentiamo in questo luogo anche i seguenti aiss. della biblioteca Ambrosiana: — 1. Ms. B.
19 inf. : " Statuta civitalis mediolanensis „; miniato sul finire del sec. XIV. Nel disegno delle pieghe dei
panni vi appare già una maniera affine a quella che prevarrà sul principio del Quattrocento. — 2. Ms. R.
49 sup. : " Petrarcae De viris illustribus „ ; scritto a Roma nel 1426. La miniatura del frontespizio (ce. 2 verso)
sembra eseguita da un miniatore lombardo ritardatario, ligio ancora alla maniera della fine del Trecento.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
371
Nel castello che Galeazzo Visconti aveva fondato a Pavia, fiorito
di nobili forme gotiche, uno dei maggiori tesori era la raccolta dei
manoscritti. Arricchita sempre più dai signori di Milano durante il
Quattrocento, essa fu preda di Luigi XII, re di Francia. I suoi codici
vennero allora trasportati a Parigi
ove, in parte, si conservano tuttavia
nella biblioteca Nazionale, facili so-
vente a riconoscersi, oltre che per
altre ragioni, per la postilla che vi fu
segnata quando giunsero dall'Italia:
" de Pavye au roys Loys XII „ ^
Chi potrà ricomporre idealmente
insieme la dispersa biblioteca ci darà
r immagine più viva ed esatta della
cultura fiorita per due secoli nella
corte dei Visconti e degli Sforza ^.
Come di altre biblioteche principe-
sche italiane dovevano esser parte
ragguardevole di quella i romanzi
francesi che nell' Italia superiore ^,
già nel secolo XIII, avevano avuto
grandissima voga così da essere so-
vente trascritti da calligrafi nostri e
da dar luogo a redazioni nello strano
linguaggio franco-italiano '\
Apparteneva appunto alla raccolta
pavese un frammento del romanzo
in prosa di " Lancelot du Lac „, con-
servato ora nella biblioteca Nazionale di Parigi (ms. fr. 343), nel quale
^■:J
Fig. 296. — Bologna, Bibl. Universitaria: cod. 1213.
' L. Delisle, Le Cabinet des Mss., Parigi, 1868, I, 126 e segg. ; Bibliofilo (D'Adda), Indagini sulla Libreria
visconteo-sforzesca del Castello di Pavia, Milano, 1875.
* Nuove ricerche sulla libreria viscontea promette F. Novali, dalle quali speriamo più viva luce
anche sulla storia della Miniatura lombarda.
" Cfr. : F. NovATi, / codd. francesi de' Gonzaga (Romania, XIX, 161 e segg.).
■* G. Paris, La Hit. f'rancaise au moyen age, Paris, 1890; L. Gautier, Les epopées frangaises, Paris, 1892,
II, 345 e segg.
372 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
la bella scrittura gotica rotonda indica sicuramente un calligrafo italiano
della seconda metà del Trecento \
Le miniature, intercalate talora nel testo del romanzo, ma più spesso
situate in calce dei fogli, non sono racchiuse da cornice; sovente esse si
espandono liberamente pei margini ; sempre si giovano per campo della
tinta stessa della pergamena, cosi che appare anche più tenue il loro
colorito, leggero e trasparente, nelle figure e nei particolari delle compo-
sizioni. Le scene sono ideate agilmente, da un artista di felice e spon-
tanea fantasia, che riveste gli episodi del romanzo coi più lieti colori
della vita signorile del suo tempo.
Alcune rappresentazioni hanno una grande semplicità, sono anzi così
poco determinate che ricorrono più volte nel romanzo quasi composizioni
generiche : così i novellatori popolari ripetono, come pause, le stesse
situazioni e parole. Tale la miniatura raffigurante la regina e Galahaz,
figlio di Lancellotto, in atto di parlare quietamente, seduti nell'interno
d'una camera (fìg. 297) ^. Dà bellezza alla scena la rappresentazione ac-
curata d'ogni particolare : la camera ha le pareti tinte delicatamente
di colore di malva ; il bancale è ricamato ; nelle figure sono ripro-
dotte con tutto scrupolo le fogge signorili della fine del Trecento.
La regina, dalle lunghe chiome fluenti quali nelle figure femminili
dipinte nell'oratorio di Leniate, è vestita di un'attillata tunica bianca a
ornati d'oro ; il cavaliere, dalla zazzera tagliata in tondo come usò por-
tare Gian Galeazzo, e secondo le descrizioni del cronista Giovanni de
Mussis, ha calze azzurre con punte lunghe ai calzari, corsaletto verde
messo d'imprese di cuori trafitti, e anche la sua cintura è nella foggia
degli ultimi decenni del Trecento. Povere di espressione nella scarsa azione
drammatica del momento rappresentato, le due figure sono tuttavia at-
traenti per i gesti cortesi, per i delicati colori dei visi ; sul fondo eburneo
della pergamena, le loro carni sono toccate di un roseo tenue e di
sottili luci bianche con una maniera assai affine a quella di Giovannino
e di Salomone de' Grassi, e soprattutto simile a quella dell'anonimo mi-
niatore dell'ufiziolo della biblioteca Nazionale di Parigi.
' Non diamo soverchia importanza alla provenienza del codice poiché è noto come G. Galeazzo
trasportasse a Pavia la biblioteca carrarese di Padova. Conviene tuttavia di ricordarla, e di farne gran
conto quand'essa concordi con altri argomenti. — Cfr. P. Paris, Les mss. frane ais, Parigi, 1836, II, 363:
n. 6964. Ms. membr. (e. 0,30x0,20) di ce. 106, mutilo al principio e alla fine, oVè la solita postilla: " pavie,
au roys Louis XII „. Dalle ce. 65 in poi molte delle illustrazioni sono tratteggiate soltanto a penna, per
opera dello stesso miniatore che ornò le carte precedenti.
^ Riprodotta a colori dal Racinet (Le costume liistorique, IV, tav. 205).
LA MINIATURA NELLA SFXONDA META DEL TRECENTO
373
Ma altrove i più complicati episodi del romanzo danno materia sva-
riatissima all'illustratore. Il quale non soltanto commenta il testo in modo
elegante, ma attingendo dai suoi tempi e dalle usanze loro ogni partico-
lare delle rappresentazioni ci offre quelle fresche e vive immagini del
passato che non sono fra i minori godimenti che l'Arte può dare.
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Fig. 297. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. fr. 343 (" Lancelot „).
Nella scena del giuramento dei cavalieri che vogliono muovere alla
ricerca del santo Graal ^ (fìg. 298) sono espressi con sobrietà e sicurezza
gli atti del sacerdote, del giovine cavaliere che giura fermamente il suo
voto, di Artù e degli altri eroi serrati insieme in un ferreo gruppo ; la
chiesa è sormontata d'un alto tiburio come alcune chiese trecentesche di
' Per il contenuto del romanzo cfr. specialmente E. Lòseth, Le roiuan en prose de Tristan, Paris,
1891 ; indici.
374
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Lombardia. Partono poi, tra il pianto dei cittadini, i cavalieri per la loro
impresa, preceduti dal re Artù, che li accomiata sul limitare della fo-
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Fig. 298. — Parigi, Bibl. Naz., ms. fr. 343 (" Laucelot „): il giuramento dei cavalieri dei S. Graal.
resta (fig. 299 e 300) : hanno cimieri variati, armi leggiadramente colorate,
robusti cavalli ; è una schiera di nobili armati d'una delle nostre corti
signorili della fine del Trecento.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
375
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Fig. 299 e 300. — Parigi, Bibl. Naz., ms. fr. 343 (" Lancelot „): la partenza per la ricerca del S. Graal.
376
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Tale modo semplice e spontaneo di illustrazione, che trae dal vero
tanti elementi, riesce a colorire opportunamente il contenuto fantastico
del romanzo, e dimostra nell'artista una continua ricerca della espressione
e della grazia. Si osservi come fantasiosamente sia figurato l'episodio
dell'incontro, nel bosco, di Perceval col tentatore che gli appare in forma
di donzella (tav. XXI). Questa è vestita di cenerino, riccamente adorna,
colorita di un roseo delicato nelle guance, e parla fanciullescamente ti-
Fig. 301. — Parigi, BibL Naz., ms. fr. 343 (" Lancelot „): la morte della sorella di Perceval.
randosi con la mano le trecce mentre Perceval, sul fosco cavallo, le fa
un cenno risoluto ; all'intorno sono le piante brune della selva fra le
quali anche nascono i funghi. Nella scena della morte della sorella di
Perceval (fìg. 301), la quale diede il suo sangue per sanare la signora del
maniero ove era stata accolta col fratello, con Bohort e Galahaz, sono
intense le espressioni delle figure: la fanciulla cade esanime mentre uno
dei cavalieri la guarda addolorato, e una biondissima donzella, cinta d'un
braccio dal suo compagno che le parla vivacemente, osserva con indiffe-
renza la scena.
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X
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 377
Il colorito tenue e quasi privo di chiaroscuro, il disegno delle illu-
strazioni del " Lancelot „, e anche il loro realismo, corrispondono assai
ai caratteri che trovammo nelle miniature sicuramente lombarde, e so-
prattutto in quelle dell'ufiziolo della biblioteca Nazionale di Parigi. Anzi
vi troviamo tanti riscontri con queste ultime che dobbiamo credere essere
stato ornato il " Lancelot „ dal medesimo miniatore dell'utìziolo di Parigi,
sebbene in epoca alquanto diversa.
Si osservi come nelle illustrazioni del romanzo ritornino frequenti
nei visi delle figure certi lineamenti ammaccati, labbra sottili e mal di-
segnate, pinne del naso stranamente contratte, quali ben si vedono
nella, miniatura rappresentante Galahaz che riceve lo scudo crocesignato
(fìg. 302) e in molti altri fogli : le medesime fattezze ricorrono nelle
figure dell' ufiziolo di Parigi (fig. 303). Si confronti il gruppo delle
fanciulle che stanno sulla porta del " castello delle pulzelle „ (fig. 304)
con la miniatura di S. Orsola e delle sue compagne (fig. 221) nell' ufi-
ziolo di Parigi, per osservare quante somiglianze dei visi e del costume
siano fra i due codici. Anche nel colorito delle carni, con leggieri pro-
fili rosei, e delle vesti, nel disegno delle figure dei cavalli e di altri
animali ^ le rispondenze fra le miniature dei due manoscritti sono
continue.
Ma nelle illustrazioni del romanzo gli sfondi non hanno più un
aspetto decorativo, le composizioni sono più libere e varie, il colorito è
più raffinato ; né altre qualità ha la miniatura del " Tacuinum „ di Pa-
rigi (fig. 283) che ci parve opera del medesimo artista : conviene perciò
credere che questa e le miniature del romanzo siano state eseguite in
tempo alquanto più tardo di quello in cui fu ornato l'ufiziolo, forse negli
ultimi anni del Trecento.
Mentre atfermiamo essere certamente opera di un miniatore lombardo
le illustrazioni del " Lancelot „, già posseduto dalla biblioteca viscontea
di Pavia, proponiamo soltanto come cosa molto probabile, sebbene non
del tutto sicura, che siano pur lombarde le miniature di un altro codice
della biblioteca Nazionale di Parigi, contenente un frammento del ro-
manzo in prosa di " Guiron le Courtois „ (cod. fr. Nouv. Acq. 5243) ^,
' Nel colorito delle vesti si ritrovano talvolta (fig. 305) certe singolari sovrapposizioni di tinte come
nelle miniature dell'ufiziolo. Nella miniatura (ce. 27) rappresentante Perceval che, accompagnato da un
leone, combutte contro il drago, i due animali sono del tutto simili a quelli della Tentazione di S. Antonio
nell'ufiziolo di Parigi.
■^ Cfr : L. Delisle, Mss. latins el frangais, Parigi, 1875-1891, pag. 694. — Ms. membr. (0,30 x 0,27) di
ce. 92, mutilo del principio e della fine, di scrittura e di provenienza italiana. Sul suo contenuto, cfr. :
E. LÒSETH, op. cit., pag. 439 e segg.
48
378
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nelle quali si esplicano lo stesso modo di illustrazione e il medesimo stile,
ma condotti a una maggiore raffinatezza.
Le composizioni del " Guiron „ sono anche più realistiche di quelle
del " Lancelot „, e meglio riflettono la vita signorile della fine del Trecento.
Esse si estendono più liberamente sui margini del manoscritto dando
talora l'impressione d'uno spa-
zio indefinito; il loro disegno e
il colorito hanno tratti di finezza
squisita. E sovente la fantasia
aggiunge bellezza a ciò che l'ar-
tista trae dall' osservazione, lo
compone in nuova maniera.
Così nella scena rappresen-
tante r arrivo di un cavaliere
sconosciuto alla corte di Artù
(fìg. 306).
Presso la spiaggia scogliosa
è ormeggiato il navicello sulla
cui prora si ergono tre aste con
un pavese : un' asse è gettata
dalla nave alla terra. Il cava-
liere, catafratto, attende immo-
bile, accompagnato dal burle-
vole nano che cavalca un ron-
zino, mentre Blioberis s'inginoc-
chia dinanzi ad Artù per ottenere
di accogliere la sua disfida, e il
re ascolta sorridendo fra i cor-
tigiani che, usciti dal padiglione,
guardano intenti e parlano fra
di loro. Il terreno è fiorito ; al-
beri sorgono nello sfondo, oc-
cultati in parte dalle colonne del testo : dall' alto d' un palco, coperto
di drappi, le donzelle si protendono curiose.
Il disegno della miniatura è esatto, elegante ; i colori che tingono
lievemente la pergamena, danno anche maggior delicatezza alle forme :
nel complesso, lo stile è di molto affine a quello del " Lancelot „, sia
per somiglianze generiche nel comporre, sia per relazioni di tratti parti-
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— Parigi, Bibl. Naz , ms. fr. 343 (" Lancelot „).
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
379
colari. Si confrontino infatti nei due manoscritti il disegno dei cavalli,
le mosse grevi, e quasi incerte, degli arti inferiori delle figure ; anche
certi vivi contrasti di tinte nelle vesti corrispondono al colorito delle
miniature del " Lancelot „ e dell'ufiziolo di Parigi.
Fig. 303. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. 757 (ufiziolo).
Di scena in scena l'illustratore attinge con grande arte nuovi ele-
menti dal vero. Mentre la donzella confida al re Artù che l'ignoto cava-
liere è Fieramonte, nella camera attigua due cavalieri stanno a sedere
sui letti, ed uno di loro si ristora con la hevanda recatagli da un don-
zello ; la rappresentazione rievoca nel modo più intimo ed intenso la vita
380
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
signorile del Trecento, e nello stesso tempo espone con grande nobiltà
l'episodio del romanzo.
In altra miniatura, tre cavalieri favellano della prossima fine del
castello " de la doloreuse garde „, seduti nell'interno d'una camera parata
di drappo azzurro (fìg. 307) : pende dal soffitto una lanterna nella quale
arde un cero, una candela accesa è fissata sopra una colonna, ed uno
dei donzelli, che stanno in ascolto, innalza una torcia gocciolante. Il
momento, lo spazio, i particolari pittoreschi che giovano a dar l'impres-
sione dell'ora notturna, sono indicati con finissima arte.
Dove si narra come la donzella conduca il cavaliere nella camera
dell'agguato (tav. XXII), lo scenario è composto in modo anche più fan-
tastico : è notte ; la luna s'inarca nell'alto ; alla porta del castello sta il
cavallo. Il cavaliere, fiducioso, è condotto per mano dalla donzella che
lo guarda in viso quasi per rassicurarlo.
Altrove l'artista dimostra un alto sentimento della bellezza e del-
l'espressione (fìg. 308). Un cavaliere percuote con l'elsa della spada l'avver-
sario caduto, e la fanciulla che lo accompagna si accascia al suolo
Fig. 304. — Parigi. Bibl. Naz., ms. fr. 343 (" Lancelot ,): il castello delle pulzelle.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
381
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Fig. 305. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. fr. 343 (" Lancelot ,).
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Fig. 306. — Parigi, Bibl. Naz., ms. fr. Nouv. Acq. 5243 (" Guiron „): arrivo di Fieramonte alla corte di Artù.
382
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
volgendo il viso dolente verso colui che osserva, compassionevole, la
scena. Non potrebbe darsi maggior grazia nell'atto della donzella ! E il
colore, come in tutte le altre miniature \ aggiunge delicatezza al disegno.
Sopra il terreno colorito di verdolino a sfumature, si adagia la bianca
veste, ricamata di fiori rossi e gialli, che stringe il corpo formoso della
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tri uUi cir ut« pi«iw ([\ Kiufoit Iw^nt^t^x
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Fig. 307. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. fr. Nouv. Acq. 5243 (« Guiron „).
fanciulla ; e sul viso di questa non sono che tinte tenui così che a stento
velano il candore della pergamena.
Nelle miniature del " Guiron le Courtois „ la maniera che abbiamo
seguito nel suo svolgersi durante la seconda metà del Trecento, nella
Pittura e nella Miniatura, perviene a grandissima perfezione quasi in
ultima e logica conseguenza dell'opera dei frescanti e dei miniatori lom-
bardi della fine del Trecento. Né soltanto per ciò, ma perché il modo
di illustrazione del romanzo assomiglia del tutto a quello seguito dal-
' Il colorito, sebbene più raffinato, trova riscontro con le opere dell'anonimo miniatore dell' ufiziolo
di Parigi, anciie per certi vibranti accozzi di tinte diverse nelle vesti (ornati rossi su fondo azzurro, ecc, ;
cfr. fig. 309)
o
>
o
7,
S
C8
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
383
l'illustratore del " Lancelot „, v'è buona ragione di credere che anche il
miniatore del manoscritto del " Guiron „ sia stato un lombardo.
È ovvio che nell'ampia diffusione avuta dai romanzi cavallereschi
nell'Italia superiore, la loro trascrizione non dovette essere cosa particolare
alla Lombardia, e che artisti non lombardi poterono attendere anch'essij
ad illustrarli. Anche è ragionevole il congetturare che nel continuato
lavoro di illustrazione dei medesimi testi — i romanzi francesi e le loro
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Fig. 308. — Parigi, Bibl. Naz.: ins. fr. Nouv. Acq. 5243 (" Guiron ,).
redazioni franco-italiane ebbero grande voga già dalla fine del secolo XllI
— si sia presto formata, e diffusa di luogo in luogo, una certa unifor-
mità nella maniera di commentare graficamente i racconti, sì che il
modo d' illustrazione abbia a presentare, d' epoca in epoca del suo svol-
gersi, molte somiglianze fra tutte le regioni dell'Italia superiore, le quali
erano strettamente collegate insieme da molteplici relazioni di coltura
e d'arte.
Ora, senza affermare che la storia della Miniatura si debba scindere
in rami diversi secondo il vario contenuto letterario dei manoscritti, ci
sembra cosa naturale, e dimostrata da molti fatti, che quando l'opera dei
miniatori si esercita persistentemente intorno a un medesimo testo s'in-
384
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
volga anch'essa in tradizioni di iconografìa, quali si formano anche in
altre arti imponendosi pur a grandissimi maestri.
Giova perciò ricordare, ma hrevemente, i diversi stadi della illu-
strazione dei romanzi cavallereschi in Italia, per giudicar meglio del
valore dei miniatori lombardi che attesero a tale compito sulla fine del
Trecento, e anche per risolvere un dubbio che nasce spontaneo nella
mente : se come i calligrafi italiani copiarono i testi francesi, non forse i
miniatori anch'essi abbiano copiato delle composizioni ideate da artisti
oltramontani.
fi (V noe iiftx tlcf nif «4 (ittTvfe) ^MJ fbiccìt
^*titu jTVrt ^dtit ti «ir it aftc^l e fl wfm- ^
Sfinente! lMU^^^ò■2ft<1tlnll^c^ncX^1^yall^1^
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rf'i fMict biv «art- Wnt ftuMwnuc di f<\
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Fig. 309. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. fr. Nouv. Acq. 5243 (" Guiron „).
I più antichi romanzi cavallereschi trascritti in Italia, sinora a noi
noti, appartengono alla fine del secolo XIII, e non hanno che povere
illustrazioni.
Nella preziosa raccolta di codici francesi posseduta dalla biblioteca
Marciana un " Giron li courtois „ ^ (cod. fr. IX) trascritto da calligrafo
italiano, e forse in Lombardia — che antichi possessori vi tracciarono lo
stemma del biscione — non ha se non rozzi disegni a penna coloriti di
tinte senza rilievo, o con qualche lumeggiatura leggiera, sì da rammen-
' Cfr. D. CiAMPOLi, / codici francesi della Bibl. di S. Marco, Venezia, 1897, pag. 26. — Il ms. è degli
ultimi anni del sec. XIII o del principio del XIV.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 385
tare lo stile di miniatori emiliani tra il XIII e il XIV secolo ; talvolta le
illustrazioni si ripetono uniformi col ripetersi di situazioni identiche nel
racconto, ma talora dimostrano una qualche libertà di composizione, e
danno indizio di ricerca d'espressione. Simili ad esse, per forma illustra-
tiva e per stile, sono le miniature di un " Lancelot „ (cod. fr. XI) della
stessa raccolta Marciana, e di altri romanzi della biblioteca Vaticana e
dell'Estense di Modena, trascritti nella medesima epoca : e piuttosto che
imitate da esemplari oltramontani possono dirsi nate dallo stesso popolare
modo d'illustrazione che anche oltralpe appare, sia in manoscritti, sia in
dipinti murali ^
Nella prima metà del secolo XIV, in altri codici di contenuto caval-
leresco, scritti in Italia, si ritrovano miniature meglio elaborate nella
composizione e nella fattura. Un " Tristan „, pervenuto anch'esso alla
biblioteca Nazionale di Parigi (ms. fr. 755) dal castello visconteo di
Pavia, quasi preannunzia tutti i caratteri che si svolgeranno nelle minia-
ture dei manoscritti lombardi della fine del Trecento ^. L'illustrazione,
non più schematica, vi divien ricca d'improvviso ; e sebbene in qualche
parte, e specialmente negli sfondi, abbia degli elementi convenzionali, essa
attinge largamente dal vero. Già in una delle scene di caccia (fìg. 108) la
miniatura si espande pei margini laterali del codice ; sullo sfondo di
ornamenti, nel quale gli alberi e le rocce sono disegnate in modo
manierato, le figure son proprio vestite delle fogge signorili che usavano
fra noi nella prima metà del Trecento : da un lato, su un bianco cor-
siero, Tristano, vestito di scarlatto, dà fiato a un corno mentre i cani
atterrano il cervo, ed i compagni accorrono. La maniera del colorire può
trovar confronto nelle miniature emiliane del principio del sec. XIV, ma
ha pur qualche rapporto con quella del " Pantheon „ di Azzone Visconti.
Sebbene manchino sicuri riscontri, non è improbabile che sull'illu-
strazione del " Tristan „ abbia avuto influenza un esemplare francese
come il codice del romanzo del " Graal „ della biblioteca Nazionale di
Parigi (ms. fr. 95), già nel castello di Pavia : e ciò appare anche più
verisimile per altri codici che appartengono allo stesso stadio del modo
d'illustrazione dei romanzi cavallereschi, come la " Conqueste de la Terre
' Cfr. per la pittura murale gli affreschi di S. Floret d'Alvernia (P. Gems-Didot et H. Laffilée, La
peinlure decorative en France, tav. 33) e quelli di Siiialkalden (P. Weber, Die Iweinbilder aiis deni XIII
Jahrh. ini Hessenhofe zu Smalkalden in Zeitschr. f. bild. Kunst, 1901, pag. 72 e segg.). — Coi mss. italiani
surricordati si possono confrontare anche, per la loro semplicità illustrativa, alcuni codd. tedeschi del
sec. XIII (Monaco, Staatsbibl. ; cod. germ. 51 : Tristano. — Ibid. ; cod. gemi., 19: Parsifal).
■' Cfr. pag. 152. — A ce. 2 è uno stemma a fasce bianche e rosse.
49
386
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
d'oiitremere „ della biblioteca Nazionale di Parigi (cod. fr. 2631) ^, e
r " Historia Alexandri „ della biblioteca di Lipsia (ms. CCCCXYII) ^
Ma l'intlusso oltramontano è soverchiato dalla libertà stilistica propria
agli artisti italiani.
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Fig. 310. — Venezia, Bibl. Marciana: cod. fr. xx[ (" Entrée de Spagne „).
I quali, sciolti dagli esagerati canoni gotici e dalle tendenze a forme
piuttosto decorative che pittoriche, particolari allora dei miniatori fran-
cesi, svilupparono l'illustrazione della materia cavalleresca con animo
' II cod. proviene anch'esso dalla Biblioteca viscontea dì Pavia. È un enorme volume minialo sol-
tanto in pìccola parte. Cfr. pag. 152.
^ Cfr. Bruck, Malereien, pag. 176.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
387
realistico e in maniera sempre più originale ^ Cosi in breve, in un ro-
manzo composto nella stessa Italia superiore, col linguaggio franco-italiano
che le convenzioni letterarie avevano formato, la materia cavalleresca
ottenne la più nuova e singolare illustrazione.
Le miniature del manoscritto de " l'Entrée de Spagne „, posseduto
dalla biblioteca Marciana (cod. fr. XXI), e un tempo dai Gonzaga, sono
'^ ^Mcc mùinoUMtlcpileiTcìcìWìr.
€r ott^Um ACAiittccCiUlùuwntùxmiU'.
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^ t^ itcfltc moine cncdìhran ìJXjUhcmtmv.,
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Fig. 311. — Venezia, Bibl. Marciana: cod. fr. xxi ('Entrée de Spagne,).
' rjicordiamo alcuni dei mss. marciani più importanti per la storia della illustrazione dei romanzi
cavallereschi nell'Italia superiore. — 1. Ms. fr. XIII (romanzi vari) : rozze miniature della metà del sec. XIV
che servono a connettere le più antiche illustrazioni del ms. fr. IX e XI con quelle della seconda metà
del Trecento. — 2. Ms. fr. Ili (Lanceloti: mediocri miniature della seconda metà del sec. XIV, che per
qualche parte precorrono quelle dei mss. lombardi di Parigi. — 3. Ms. fr. XV (Le roys Artus) : miniature
di diversi tempi e artisti fra le quali le più antiche sono del principio del sec. XIV. Da ce. 81 v. a ce. 91,
miniature e disegni delicatissimi, della seconda metà del Trecento, affini all'arte lombarda ma probabil-
mente opera di un artista veronese-padovano. — Fra i mss. non lombardi, del XIV sec, importanti per lo
svolgersi del sistema illustrativo dei romanzi è notabile il ms. 2571 della Hofbibliothek di Vienna: un ro-
manzo di Troia, della metà del Trecento, con miniature forse di scuola bolognese.
388
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
opera di artisti diversi non soltanto per stile ma anche, noi crediamo,
per epoca, sebbene tntti appartengano al Trecento \ L' uno di essi segue
ancora una maniera affine a quella prevalente fra i miniatori emiliani
degli inizi del secolo XIV ^ (fìg. 310) ; egli suol campire le scene con una
tinta unita e convenzionale, e usa anche di colorare senza rilievo le figure;
ritrae tuttavia con esattezza il costume del suo tempo, e s'industria a
dare un colorito locale
alle rappresentazioni. Ma
altri tra i miniatori de
" r Entrée de Spagne „,
già è più prossimo, nelle
complesse composizioni,
agli illustratori lombardi
del " Lancelot „ e del
" Guiron le courtois „,
della Biblioteca Nazio-
nale di Parigi. Il più
singolare è dotato di una
forte intuizione degli ef-
fetti pittorici sì che con
gli impasti grassi dei co-
lori, eh' egli adopera in
tratti rapidi e audaci,
riesce a dare vive im-
pressioni dello spazio ,
della forma, dell'affol-
larsi delle figure ^. Con
ardore d'invenzione, egli
compone assalti di cava-
lieri, assedi di città; con
potente immaginativa, affronta anche i passi del poema più fantastici e
ardui per l'illustratore ; ora raffigura come :
les soudoiers de rome seguirent lor signor
e furent bien dex mil vasai de gran valor
• Cfr. CiAMPOLi, / codici francesi, op. cit, 58. Non accettiamo il giudizio del Ciampoli intorno alle
miniature.
2 Questo miniatore lavora da ce. 1 a ce. 29 v., ove tuttavia la miniatura a pie del foglio è di altro
artista; e anche nelle due grandi miniature a ce. 160 v. e 161.
3 La sua opera incomincia a ce. 84 v. e giunge sino al termine del volume, salve le ce. 160 v. e 161.
Fig. 312. — Milano, Bibl. Ambrosiana: cod. H. 86 sup.
LA MINIATURA NELLA SFXONDA META DEL TRECENTO
389
al passar sul ponte levatoio, stipati in una schiera variopinta, con bale-
nare d'armi; ora aduna moltitudini che muovono all'assalto di città o al
combattimento ; ora sa esprimere con efficace maniera l'addensarsi del-
l'erbe sul terreno sotto il cielo azzurro, là dove i due cavalieri si dipar-
tono (fìg. 311).
Le miniature dell'ottimo illustratore de " l'Entrée de Spagne „, per
la loro libera e fantastica maniera narrativa, precedono immediatamente
quelle del " Lancelot „ e del " Guiron „ di Parigi nello svolgersi della
illustrazione dei romanzi cavallereschi. Il loro disegno e il colorito denso
differiscono tuttavia assai dalle opere dei miniatori lombardi ; ai quali
non si possono adunque attribuire : anzi probabilmente esse furono
Fig. 313. — Milano, Bibl. Trivulziana: coti. 1076 (" Divina Commedia „).
eseguite, nel principio della seconda metà del Trecento, da un artista
della regione veneta K
Così nel corso del secolo XIV si svolse per opera di artisti dell'Italia
superiore, fuori d'ogni influenza d'oltralpe, l'illustrazione dei testi di ma-
teria cavalleresca, e, sviluppandosi in conformità del generale divenire
dell'Arte, giunse dalle prime povere e informi figurazioni dei manoscritti
della fine del Dugento alle complesse e pittoriche de " l' Entrée de
Spagne „, e infine a quelle dei manoscritti lombardi che nel loro vasto
' Per la miniatura nel Veneto v. specialmente le illustrazioni di un Tito Livio della biblioteca
Ambrosiana (cod. C. 214 inf.) : G. Fogolari, La prima Deca di Liuto iU. nel Trecento a Venezia (L'Arte, 1907,
pag. 330 e segg.). Con quel codice hanno rapporti le illustrazioni di un • De viris illusirìbus „ del Petrarca
nella Bibl. di Darmstadt (cfr.: Jahrb. d. kuiislhist. Sininlgn. d. a. Kaiserìi., 1895, pag. 183 e segg.) e più ancora
(fig. 312) il cod. H. 86 sup. dell'Ambrosiana (Guidi de Columna De bello Trojano). I disegni dei tre mss.
possono anche compararsi colle miniature dei mss. che abbiamo attribuiti alla Lombardia, dai quali
differiscono per fattura e per forza di modellato. Considerandoli ci si presenta il sospetto che la preziosa
tela stampata con storie della vita di Edipo, ora in parte nel Museo di Basilea, non sia opera toscana
come altri ha voluto, bensì lavoro della regione veneta : cfr. L. Venturi, Sulle origini della xilografia
{L'Arte, 1903, pag. 228) ; A. Michel, Histoire, III, 331.
390
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
realismo, e per la fantasia degli artisti, strinsero mirabilmente insieme
la realtà e la finzione romanzesca, ^ singolari esplicazioni dell'Arte lom-
barda nel tempo ch'essa dava così bella forma anche all'illustrazione del
" Tacuinum sanitatis „.
Per provar meglio la giustezza dell'attribuzione alla Lombardia di
tutte le miniature che abbiamo insieme riunite, giova osservare come il
loro stile trovi rispondenze in affreschi lombardi degli ultimi decenni del
Trecento e dell'inizio del Quattrocento, quali già scorgemmo tra i dipinti
di Franco e di Filippolo de Veris e alcuni dei fogli del Taccuino di
Fig. 314. — Milano, R. Pinacoteca. Simone da Corbella: affresco.
' Hanno slretle affinila di stile col gruppo " lombardo , del romanzi miniali nella fine del Trecento
anche le miniature di una Divina Commedia della biblioteca Trivulziana (cod. 1076; cfr. Batines, li, 139)
che crediamo eseguile da artista lombardo, per la grande delicatezza del colorilo (fig. 313). Nella Galleria
Wallace di Londra una miniatura ritagliata, rappresentante la Cattura di Cristo (n. 69: " veronese; prima
metà del XV sec. ,), e da riunire anch'essa ai suddetti mss.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
391
Vienna, tra l'affresco della chiesa di
S. Lorenzo di Milano e le miniature del-
l'ufiziolo di Parigi.
Nella Pinacoteca di Brera un affre-
sco (n. 138), ch'era già nel chiostro della
distrutta chiesa milanese di S. Maria
de' Servi , secondo un' iscrizione ora
scomparsa, raffigura Teodorico di Coirà,
morto nel 1382, presentato alla Ma-
donna da alcuni santi (fìg. 314). Recava
un tempo inscritto anche il nome del
pittore: " Simon de Corbella fecit „ \
Sebbene l' affresco non sia lavoro
molto accurato, le sue tinte tenui e sfu-
mate, che rendono poco consistenti le
forme, il tipo stesso delle figure, lo stu-
dio del ritrarre accuratamente le fogge
delle vesti, e anche, nella figura di San
Giorgio, certa debolezza di disegno ne-
gli arti inferiori, offre motivo di con-
fronto con le miniature lombarde dei
romanzi cavallereschi.
È opera mediocre, nella medesima
cerchia stilistica, l'affresco di Bassanolo
de Magneris, rappresentante la Madonna
in trono fra santi, nell' interno della
chiesuola di S. Cristoforo ^ sul Naviglio
presso Milano, che si avvicina per qual-
che tratto al dipinto della tomba dei
Robiani nella chiesa di S. Lorenzo.
Altri dipinti si appressano mag-
giormente allo stile di Giovannino de'
Grassi, del maestro che, nella sua mul-
Fig. 315. — Milano, R. Pinacoteca: affresco.
' Cfr. : M. Caff[, Teodorico da Coirà, Milano, 1845. — Qualche rispondenza col dipinto di Simone da
Corbella ha un affresco sulla porta della chiesa di S. Giorgio, a Sellano, rappresentante la Madonna fra
due santi; ma è opera anche più dozzinale.
^ È lavoro dello stesso Bassanolo de' Magneris la Crocifissione sottostante all' affresco descritto.
Gli avanzi dell'antica decorazione della facciata di S. Cristoforo sono da attribuire alla prima metà del
secolo XV.
392
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tiforme operosità, esercitò non soltanto la Miniatura ma anche la Pittura.
Un affresco della Pinacoteca di Brera (n. 4), staccato dal chiostro di
S. Maria de' Servi, rappresentante S. Eufemia sotto un'alta cuspide gotica
(fìg. 315), per le pieghe angolose delle vesti e per le forme di quella
architettura può paragonarsi alle opere di Giovannino e di Salomone de'
Grassi.
A Piacenza, certi affreschi della chiesa di S. Savino, che si possono ri-
ferire al principio del Quattrocento, per il loro colorito dimostrano ancora
affinità con le miniature del " Tacuinum „ \ Più notabile è nel duomo
della medesima città, entro la conca di un'absidiola del transetto di
destra, un grande dipinto che raffigura la Madonna in trono col Bambino
fra più santi, i quali le presentano un vescovo inginocchiato (fìg. 316).
Le fogge muliebri vi indicano la fìne del Trecento o i primi anni del
secolo seguente ; il colorito delle carni, senza chiaroscuro, d'una strana
Fig. 316. — Piacenza, duomo: affresco.
' Sono due affreschi, di due diversi maestri, distaccati dal muro: l'uno rappresenta una santa ritta
in piedi, l'altro la Madonna seduta a leggere. Un affresco trasportato ora nell'Episcopio di Piacenza, rap-
presentante la Madonna col Bambino e un santo monaco, appartiene anch'esso al principio del sec. XV,
ma fu ridipinto in parte nel 1494.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
393
morbidezza, e anche il fine dise-
gno corrispondono molto alla ma-
niera di Giovannino de' Grassi.
Una vivace espressione è nel ve-
scovo che guarda intento e sorri-
dente il Bambino mentre sorri-
dono pure tra di loro i santi.
Forse il medesimo maestro
dipinse anche una piccola, e ora
guasta, custodia per reliquie con-
servata nel Museo Civico di Pia-
cenza (fig. 317), colorendo di tinte
tenui, e quasi a punta di pen-
nello, il volto delle figure, forman-
done le mani appunto come nel-
l'atTresco, in modo simile a quello
usato da Giovannino de' Grassi nei
suoi disegni.
Con le miniature del " Tacui-
num sanitatis „ più prossime alla
maniera di Giovannino si possono
connettere anche gli affreschi della
volta e della lunetta terminale
della chiesa di S. Maria in Selva
nel cimitero di Locamo, che nella
loro fattura dimostrano di essere
stati eseguiti tra il secolo XIV e
il XV mentre un'iscrizione, eh' è
frammentaria , sembra assegnarli
all'anno 1400 \
Nella lunetta (fig. 318), le fi-
gure dei fedeli raccolti sotto il
manto della Madonna di Miseri-
Fig. 317. — Piacenza, Museo Civico: dipinto.
' Cfr. Rahn, Wandgem., 34 e segg.; W. Suida, Studien z. loiub. Mal. (Monatshefle f. Kiv., 1909, 470).
Gli affreschi della volta e della Inneità terminale non sono della metà del sec. XV (Rahn, loc. cit.),
anzi sì debbono assegnare alla fine del Trecento o ai primi anni del secolo seguente, come bene disse il
Suida (loc. cit.) sia per il loro stile, sia perché si può ancora decifrare questa scolorata iscrizione: " . . . .
fecit fieri Johaaninus dictus pelegrinus .... mcccc ,. Sembra che la data non sia monca, e indichi
50
394
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
cordia hanno riscontro in molte carte del " Tacuinum „, sia nel loro
aspetto, sia nel comporsi delle semplici pieghe dei panni ^ ; un tinteggiare
lieve e chiaro nelle vesti, sfumato e senza ombre nelle carni è per tutto
l'affresco. Le crociere della volta, che furono dipinte dal medesimo va-
Fig. 318. — Locamo, S. Maria in Selva: Madonna di Misericordia.
lente maestro, scorniciate di fregi con foglie racemi e fiori composti in
nuovi accordi di tinte gialle verdi e grige ^, hanno degli sfondi listati e
ornati come fossero delle miniature. In alcune loro parti ^ lo stile del
pittore si fa manierato nel comporre le pieghe dei panni come quello di
alcuni dei miniatori lombardi a noi noti, ma in altre ha delle forme sem-
plici e più prossime a Giovannino de' Grassi : dove, sul terreno fiorito,
son figurati alcuni santi. Fra i quali una martire e due cavalieri (fìg. 319
e 320), vestiti nelle fogge della fine del Trecento, sembrano figure ricavate
dalle vivaci illustrazioni del " Tacuinum „.
appunto l'anno 1400, perché in una Crocifissione dipinta sotto quella lunetta da un altro e più mediocre
pittore, si legge la data del 1401 (" Bernardus filius macagnini fecit fieri .... mcccci die primo septembris „).
— Il pittore che affrescò la volta e la lunetta dipinse forse anche una Natività e una Madonna fra due
santi nella parete di sinistra. Ma quelli affreschi sono troppo guasti perché si possano giudicare con
sicurezza. Sulla parete di destra le Esequie della Madonna, rozzo lavoro della metà del sec. XV, sono
segnate : " Jacobinus de Vaylate pinxit „. Altri affreschi sono anche più rozzi e recenti.
' Si confrontino specialmente alcune delle devote con le figure di qualche miniatura del " Ta-
cuinum „ ((ig. 273). — Nell'Annunziazione, figurata ai due lati della Madonna di Misericordia, il medesimo
maestro usa delle forine più manierate, che pur si ritrovano in alcune parti della volta.
^ Fra gli ornati dei costoloni sono intercalati dei motti in volgare.
^ Soprattutto nelle crociere ove sono l'Incoronazione della Madonna e gli Apostoli.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO
395
Fig. 319. — Locamo, S. Maria in Selva: Santi.
Fig. 320. — Locamo, S. Maria in Selva: Santi.
396
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Altri dipinti possono confrontarsi anche per il loro soggetto con le
composizioni profane in cui più si esercitarono i miniatori lombardi.
A Brianzole, presso Lecco, una casa rustica nasconde gli avanzi di
un'antica abitazione signorile che dominava da quella altura l'incantevole
campagna K Ancora si scorgono, sulle pareti di una sala ruinosa, i resti
d'una decorazione con grandi figure, ora quasi scolorate ; in altra camera,
attigua a quella, rimangono degli affreschi guastissimi, nei cui fregi, di
fogliami e di figure ignude, riappare lo stemma di quella famiglia dei
Fig. 321. — Cremona, duomo: Storie di Isacco.
Porro che fece decorare gli oratori di Mocchirolo e di Leniate. Sul fondo
delle pareti, ora rossastro, s'intravedono profili di figure che, per i loro
costumi, richiamano alla fine del secolo XIV o ai primi anni del secolo
seguente. Erano scene di caccia. Da un lato una donzella, vestita di lunga
cipriana, scocca l'arco, mentre una sua compagna, a braccia conserte,
la guarda, e un levriero si slancia dinanzi a lei. Nell'altra parete tre cani
dilaniano un cervo che, sfinito, si accoscia a terra (fig. 330).
' A. Magni, Notizie (Riv. Archc.ol. della Prov. e ani. Diocesi di Como, 1906, 51-52).
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
397
Ma il più singolare parallelo con le miniature del " Tacuinum „ è
offerto da una serie di affreschi nei quali la materia sacra è travestita
in modo del tutto profano, con lieto e semplice realismo.
Nel duomo di Cremona ^ le volte delle navate minori, nel transetto,
conservano ancora parte degli antichi affreschi che narravano le storie
della Genesi.
Gli storici locali dicono essere quelle le più antiche pitture conser-
vate a Cremona, e le attrihuiscono a un Polidoro Casella vissuto a mezzo
Fig. 322. — Cremona, duomo: Natività d'Ismaele.
il Trecento ^ Prohahilmente tale opinione, che non può vantare una
lunga tradizione, ha motivo nel desiderio di riferire il nome dell'antico
pittore, noto per documenti, a qualcosa di concreto. Che i dipinti non
possano credersi del principio del Trecento, ch'essi anzi siano della se-
^ Teniamo ricordo anche di una grande Madonna nella volta del coro dello stesso duomo, della
fine del secolo XIV.
^ B. ViDONi, La pittura cremonese, Milano, 1824, pag. 18; L. Lucchini, // Duomo di Cremona, Mantova,
1394. Cfr. anche: G. Rosini, Storia della Pitt. it., Pisa, 1848, li, 88; Cavalcaselle, Pittura, IV, 238. — Quasi
tutti gli affreschi sono in pessimo stato a cagione dei danni del tempo e dei restauri.
398
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 323. — Lodi, S. Francesco : Madonna.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
399
conda metà del secolo XIV,
e probabilmente dei suoi ul-
timi decenni, si può affermare
osservando il vestiario delle
figure, la tecnica che è affine
a quella degli affreschi ulti-
mamente studiati, la forma
stessa delle composizioni con-
sona alle tendenze che la Pit-
tura e la Miniatura lombarde
ebbero sulla fine del sec. XIV.
Il pittore fece campeg-
giare le figure sopra uno sfon-
do bianco, quasi sulla perga-
mena d' un codice ; e come
miniatore che si attenga stret-
tamente al testo, le accom-
pagnò di lunghe leggende es-
plicative : cosa per vero ne-
cessaria, che mai, nel Tre-
cento, le sacre storie erano
state mutate tanto schietta-
mente in scene di genere.
Nell'Incontro di Isacco e
di Rebecca (fig. 321), è figu-
rata nel mezzo una bella fon-
tana sulla cui vasca sta seduta
una fanciulla intenta a filare :
due altre donzelle guidano il
gregge di capre e di cammelli,
mentre Rebecca porge l'idria
al servo, che le parla con vi-
vacità, ed è vestito, al pari
d'Isacco, nelle fogge della fine
del Trecento. Nell'affresco rap-
presentante la nascita d' Ismaele la composizione è del tutto simile alle
realistiche miniature del " Tacuinum Sanitatis „ (fig. 322) : una donna, di-
segnata non senza certa piacevolezza nel bizzarro profilo flessuoso della
Fig. 324. — Lodi, S. Francesco: S. Caterina.
400
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
pingue persona e del viso, pre-
senta alla madre il neonato av-
volto in fasce, e un'altra fanciulla
sta seduta su una seggiola gros-
solana dinanzi al camino torcendo
il viso dal calore della vampa
alla quale fa scaldare un panno ;
sono appesi alla catena del fo-
colare il mestolo ed il paiolo.
Il colorito, affrettato, ma pur
tenue nei visi delle figure, il di-
segno agile, il concetto del tutto
realistico delle rappresentazioni,
si accordano pienamente con lo
stile di Giovannino de' Grassi e
degli altri artisti lombardi : talora,
l'esagerato gestire preannunzia la
maniera di Franco e Filippolo de
Yeris. Nell'affresco dell'Incontro
di Esaù e di Giacobbe, meno al-
terato d' ogni altro, le figure ap-
paiono poco saldamente costrutte
negli arti inferiori, quasi deboli
nelle giunture, come di solito nelle
opere di miniatori lombardi e per-
sino nelle statue dei santi cava-
lieri che Bonino da Campione
collocò intorno all'arca di Cansi-
gnorio della Scala ; i visi sono
lievemente coloriti ; le fogge ri-
traggono il vero.
Nelle volte del duomo di Cre-
mona l'anonimo pittore lombardo
Fig. 325. - Lodi, S. Francesco: S. M. Maddalena. ^aCCOlse, UOU mCUO dei miniatori,
il risultato del diuturno divenire della Pittura nella Lombardia, e con
chiara e semplice arte fece delle sacre leggende nitido specchio alla vita
del suo tempo. Come poi lo stesso stile fosse diffuso, non senza varietà
di luogo in luogo, nella Pittura in Lombardia, e vi si svolgesse sino ai
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
401
primi anni del Quattro-
cento, si vede in molti de-
gli affreschi votivi che a-
dornano la bella chiesa di
S. Francesco di Lodi.
Nella chiesa apparata
d'affreschi, sopra uno dei
pilastri, entro un alto ri-
quadro in cui il terreno è
coperto di formelle mar-
moree tracciate in pros-
pettiva, sorge una nobile
figura della Madonna (fi-
gura 323). Vestita del co-
stume signorile della fine
del Trecento — lunga e
attillata tunica rosea or-
lata di ermellino, stola di
pelliccia , bianco manto
soppannato di verde — la
Vergine è colorita di roseo
tenue nel viso, sebbene
questo sia profilato con
certa durezza nei linea-
menti : leggermente ella
sostiene il vispo Bambino
offrendogli un ramoscello
di rose, mentre egli ha
già in mano un fiore di
cipolla.
Lo stesso elegante mae-
stro, che per il suo stile
rammenta alquanto il mi-
niatore del libro di pre-
ghiere della Nazionale di Parigi, dipinse con non minor grazia in
parli della chiesa alcuni altri affreschi ^
Fig. 326. — Lodi, S. Francesco: Madonna.
altre
* Si debbono attribuire a quel pittore i seguenti affreschi.— 1. Secondo pilastro di destra: Madonna
51
402
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Prossimo a quello è un altro maestro, più delicato nel colorire, che
molto lavorò nella chiesa di S. Francesco di Lodi. Fra i suoi affreschi
è di particolare importanza il dipinto sull' ultimo pilone di destra,
che rappresenta santa ('.aterina, perché se ne può determinare con mag-
giore approssimazione l'età, essendovi stata graffila la data: 1411 ^; mentre
le fogge delle vesti e lo stile indicano lo scorcio del Trecento, o i primi
anni del Quattrocento.
Fig. 327. — Lodi, S. Francesco : Madonna.
Dinanzi al consueto sfondo di verde e di azzurro, sorge l'elegante
figura della santa (fig. 324), vestita d'una tunica rosea dalle ampie ma-
niche : la sua mano sinistra, monda d'ogni restauro ^, ha la forma propria
col bambino e un santo vescovo. — 2. Terzo pilastro di destra: Visitazione. — 3. Termine della navatella
di sinistra: frammento d'una Madonna biancovestita col bambino. — 4. Chiostro presso la chiesa: Ma-
donna col bambino.
• E. BiAGiNr, La Chiesa di S. Francesco, Lodi, 1897, pag. 90.
^ È invece ridipinta la mano destra.
LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO
403
al disegnare di Giovannino de' Grassi e dei suoi seguaci, quale anche si
trova nel dipinto dell'absidiola del duomo di Piacenza ; il viso, morbi-
dissimo per tinte di rosa sfumate e senza ombre, per delicatezza dei
Fig. 328. — Lodi, S. Francesco: un devoto.
lineamenti alquanto leziosi, è cinto dai capelli giallini attorcigliati. Si di-
rebbe staccata da un foglio del " Tacuinum „ la gentile figura !
Dal medesimo pittore, ch'era dotato di una grande grazia nell'atteg-
giare le persone e di un modo di colorire squisito, fu dipinta sul primo
pilone di sinistra nella stessa chiesa una S. Maria Maddalena, tutta fiorente
404
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nel suo corpo elegante (fig. 325). Il colorito che destò la nostra ammira-
zione nella figura di S. Caterina affrescata nell'oratorio di Mocchirolo,
che seguimmo nel suo svolgersi nei dipinti murali della fine del Tre-
cento, che vedemmo trionfare sempre più nella Miniatura dall'ufiziolo di
Giovanni di Benedetto al " Tacuinum „, perviene in questo affresco a
forma elettissima : le mani, il viso, il seno della santa sono alabastrini ; il
disegno e l'espressione vi hanno tanta dolcezza da preludiare quasi alle
Fig. 329. — Dovera, oratorio: Annunziazione.
più delicate pitture che un secolo più tardi, dopo l'avvento di Leonardo
a Milano, dovevano esplicare profondamente più che in ogni altra epoca
la nativa soavità dell'Arte lombarda.
Anche in altri affreschi della chiesa di S. Francesco (fig. 326 e 327),
il medesimo artista esplicò la propria maniera ^ già alquanto dominata
' Si debbono attribuire all'anonimo pittore i seguenti affreschi. — 1. Quinto pilastro di destra:
S. Elena; Madonna col bambino. — 2. Settimo pilastro di destra: S. Caterina. — 3. Quinto pilastro di si-
nistra: Pietà. — 4. Primo pilastro di sinistra: Madonna col bambino; S. Caterina; S. M. Maddalena, —
5. Navatella di sinistra : frammento della Presentazione al tempio.
LA MINIATURA NELLA SECONDA METÀ DEL TRECENTO 405
da certi manierismi gotici, nel panneggiato, i quali in breve s'impor-
ranno alla Pittura lombarda del principio del Quattrocento. Qualche
altro dipinto della stessa chiesa \ e specialmente la decorazione che
copre la facciata tutta dell'oratorio di Dovera (fig. 329), presso Lodi ^, ci
rivelano altri artisti men delicati ma che pur consentono con quelli nelle
forme sostanziali, nel disegno e nel colorito, collegandosi strettamente
anch'essi coi pittori e coi miniatori dei quali abbiamo raccolte le opere
sinora disperse e trascurate riunendole nella loro evidente unità di stile.
' E da connettere alla maniera del pittore suddetto quella di un altio maestro, del principio del
Quattrocento, che dipinse nel settimo pilastro di sinistra due santi con un devolo inginocchiato fig. 328),
e altri due santi nel terzo pilastro di sinistra. Un altro pittore, assai rozzo, seguace di quel primo, dipin-
geva già nel 1408 (la data fu malamente letta dal Biagini, loc. cit., 83) un S. Fercolo sul secondo pilastro
di destra. Artisti variamente affini ai suddetti dipinsero i seguenti affreschi della chiesa di S. Francesco.
— 1. Terzo pilastro di destra: S. Francesco, S. Bernardo, S. Antonio, un santo vescovo. — 2. Quarto pilastro
di destra: S. Bernardo, S. Ambrogio. — 3. Sull'entrata della cappella di S. Bernardino: Sposalizio mistico
di S. Caterina. — 4. Quinto pilastro di sinistra: santa monaca. — 5. Quarto pilastro di sinistra: S. Lorenzo,
S. Giuliano, S. Lodovico.
2 La decorazione della facciata dell'oratorio ha grande importanza anche perche è conservata nel
suo complesso, con le gigantesche figure di S. Antonio e di S. Cristoforo che fiancheggiano la porta. Può
essere attribuita al principio del sec. XV. Gli affreschi nell'interno della chiesuola sono tutti ridipinti.
Fig. 330. — Brianzole, castello: scena di caccia.
Fig. 331. — Torino, Museo Civico: frammento d'una cintuia.
L' " OUVRAIGE DE LOMBARDIE „
La Pittura e Miniatura lombarda degli ultimi decenni del Trecento : loro dominio
nell'Italia superiore. — Relazioni loro con l'Arte franco-fiamminga. — L' " ouvraige
de Lombardie „. — I miniatori lombardi e le " Très riches Heures „ del duca
di Berry.
Sullo scorcio del Trecento si chiamava Lombardia una grande
parte dell'Italia superiore oltre i limiti presenti della regione lom-
barda: Parma, Modena, Padova e alcune città di Romagna erano
indicate con quel nome ^, cui 1' abilità politica di Gian Galeazzo aveva
dato un valore reale, estendendo vastissimo il dominio visconteo.
Anche nell'Arte l'Italia superiore aveva una certa unità per caratteri
che collegavano insieme le varietà stilistiche fiorenti nei suoi diversi luoghi,
e facevano ch'essa contrastasse con l'Italia centrale. Come bene fu osser-
vato da J. von Schlosser ^, i suoi artisti erano proclivi in particolar modo
a rappresentazioni realistiche, i toscani erano invece più rivolti a espri-
mere concetti intellettuali che a rispecchiare nell'Arte la vita del loro
tempo. Ed era nelle severe città borghesi della Toscana una vita men
splendida, e meno mondana, che presso le corti principesche di Lom-
' E. Levi, Francesco di Vannozzo, Firenze, 1908, X.
^ J. VON Schlosser, Ein veronesisches Bilderbucli (Jahrb. d. kunsthisl. Sanimlgn. d. allerhóch. Kaiser-
hauses, 1895). — Il contrasto nell'Arte tra l'Italia superiore e la centrale si può ridurre in molti casi a un
diverso grado di realismo piuttosto che a una profonda differenza di intenti estelici e di contenuto: vedi
le decorazioni profane, anche con scene di genere, nel palazzo Davanzali di Firenze.
408
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
bardia, benché in queste molte volte il fasto mascherasse a stento la
mediocrità intellettuale e i costumi grossolani.
Le tendenze ch'erano comuni ai maestri di tutta l'Italia superiore,
si esplicarono in modo singolare, sebbene in una sfera estetica non sem-
pre molto elevata, nelle
opere dei pittori e dei mi-
niatori della regione che
abbiamo esplorato, la qua-
le era il nucleo, a così
dire, di quella maggior
Lombardia — dai dipinti
di Giovanni da Milano a
quelli della cattedrale di
Cremona, dalle miniature
del " Pantheon „ di Az-
zone Visconti a quelle di
Giovannino e di Salomone
de' Grassi, dei romanzi, del
" Tacuinum sanitatis „ — ,
così da costituire entro
r unità artistica dell'Italia
settentrionale una delle va-
rietà di stile più impor-
tanti e meglio distinte da
tutte le altre.
Già in riguardo a Gio-
vanni da Milano e ai più
antichi frescanti osservam-
mo come i limiti della re-
gione artistica lombarda
fossero abbastanza bene
definiti, sia a ponente, ver-
Fig. 332. - Verona, S. Anastasia: S. Eligio. ^^ jj Piemonte, OVC prCVa-
levano certe forme oltramontane che trovammo soltanto di rado e atte-
nuate nella Lombardia, sia a levante ove i grandi pittori veronesi della fine
del Trecento si differenziano assai da quelli. Anche in riguardo della maniera
che domina nella Miniatura lombarda degli ultimi decenni del Trecento si
ritrovano quei limiti e quelle differenze fra la Lombardia e le regioni vicine.
OUVRAIGE DE LOMBARDIE „
409
A Verona l'arte di Altichieri e di Avanzo contrastava profondamente
per vigore drammatico e per robustezza plastica del modellato a quella
più umilmente realistica dei frescanti lombardi dello scorcio del Trecento,
la quale si giovava di un colorito delicato e di un modellare sottile più
appropriato invero alla Miniatura che ai vasti compiti ai quali attesero i
maestri veronesi ^ Per giudicare quale sia stata la Miniatura, sulla fine del
Fig. 333. — Mantova, Museo Civico: affresco.
Trecento, a Verona e nelle parti più orientali del Veneto abbiamo a dir
vero pochi documenti sicuri : ma anche questi sono in contrasto con le
miniature lombarde. Le illustrazioni del codice Carrarese della biblioteca
' Questi caratteri pongono una certa differenza anche fra le miniature del " Tacuinum „ e un affresco
di S. Anastasia di Verona, rappresentante S. Eligio nella sua bottega, che per la sua forma di scena di
genere può mettersi al paragone di quelle miniature meglio d'ogni altra pittura veronese della fine del
Trecento (fig. 332).
52
410 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Civica di Padova ^ hanno nel modellato robusto, nell'energia delle figure,
un aspetto assai diverso da quello delle opere dei miniatori di Lombardia.
E se a queste assomiglia il bellissimo frontespizio del " De viris illu-
stribus „ di F. Petrarca, ora nella biblioteca Nazionale di Parigi (ms.
lat. 6069), può dubitarsi che quella miniatura sia stata eseguita da artista
che risentiva l'influsso dei maestri lombardi ^.
Altri manoscritti miniati durante la seconda metà del Trecento nella
regione veneta (che in parte già abbiamo ricordati), fra i quali i principali
sono r " Entrée de Spagne „ della biblioteca Marciana ^, un Tito Livio
(ms. C. 214 inf.) e un Guido delle Colonne (ms. H. 86 sup.) della biblio-
teca Ambrosiana *, i frammenti d'una illustrazione della Bibbia conservati
nel Museo di Rovigo e nel British Museum (ms. Harl. 15277)^, differiscono
anch'essi per vario modo dai manoscritti che furono certamente miniati
nella Lombardia.
Come a Cremona e a Piacenza, più strettamente unite al centro della
Lombardia, anche a Mantova si irradiava lo stile lombardo nella Pittura
e nella Miniatura. E affine a quello, ma più arretrata, la maniera dei
miniatori del " Libro delle Istorie del Mondo „, della biblioteca Marciana
(cod. fr. II) '^, ornato per Agnese Visconti sposa di Gianfrancesco Gonzaga ;
e un manoscritto della biblioteca Nazionale di Parigi (ms. lat. 11727 :
" Baldus, De feudis „), forse della stessa provenienza, ha ornamenti e mi-
niature che rammentano quelli di Pietro da Pavia. In un certo affresco
del Museo Civico rappresentante la Madonna col Bambino in grembo
(fig. 333) — opera dell'inizio del Quattrocento — si ritrovano le tinte
tenui e la soavità di modellato proprie ai pittori lombardi ^
A Parma, in un affresco del 1398 entro uno dei nicchioni del batti-
' 11 Venturi (Storia, V, 927) le crede derivate dagli affreschi del Guariento.
^ 11 codice proviene dalla libreria viscontea ma fu certamente eseguito pei Carrara di Padova come
dimostrano gli stemmi (ce. 1). 11 Venturi (Storia, V, 1046) attribuisce la miniatura del frontespizio alla
scuola veronese.
" Cfr. pag. 387 e segg.
^ Cfr. pag. 389 (in nota).
^ A. Venturi, Storia, V, 999. — Le miniature del frammento di Londra, e in parte anche quelle del
frammento di Rovigo, si distinguono molto dalle miniature lombarde per il loro colorito denso, e hanno
un carattere più popolare. Nel cod. di Rovigo le illustrazioni da ce. 39 in poi furono eseguite da un
artista più abile nel colorire, e più brioso nella narrazione, ma anch'esse non possono connettersi con
quelle dei mss. lombardi.
^ Cfr. CiAMPOLi, / codici frane, op. cit., 2. — Le miniature del ms. sono opera di diversi artisti, e parte
hanno caratteri di stile anteriore a Giovannino de' Grassi (cfr. : ce. 11), parte già si approssimano al maestro
lombardo (cfr. : ce. 88). — Anche il ms. LXIV (' La Passion de Yesu ,) della biblioleca Marciana appartenne
ai Gonzaga: e le sue mediocri miniature hanno qualche lontana somiglianza con quelle del suddetto ms.
" 11 Venturi (Storia, VII, i, 228) attribuisce l'affresco alla maniera degli Zavattari, ma i caratteri del
dipinto mi sembrano dimostrare uno stadio stilistico anteriore, e potersi comparare con quelli degli
affreschi della fine del Trecento o del principio del Quattrocento osservati a Lodi, a Piacenza e altrove.
L " OUVRAIGE DE LOMBARDIE „ 411
stero sono delle forme del tutto simili a quelle dei pittori lombardi della
fine del Trecento o del principio del Quattrocento ^ Ma nei dipinti della
cappella Rusconi nel duomo della stessa città, eseguiti nei primi anni del
secolo XV, non possiamo ritrovare così chiari i caratteri lombardi come
altri li vide ^ e ci sembra che il disegnare fermo, e il modellare robusto
vi si confaccia piuttosto alla maniera dei veronesi della fine del Tre-
cento. Anche si potrebbe comparare quei dipinti cogli affreschi della
Sagra di Carpi nella cappella contigua all'abside ^, ancor più forti nel di-
segno, e congetturare che tutti sian lavoro di diversi artisti emiliani ope-
rosi tra il secolo XIV e il XV.
Sugli opposti confini della Lombardia, la regione ligure e piemontese
è così povera di lavori della fine del Trecento che non possiamo deter-
minare quali siano stati allora i rapporti degli artisti locali coi pittori e
miniatori lombardi, mentre è probabile che, come nelle altre epoche,
anche in quel tempo, specialmente nella Liguria '\ l'Arte lombarda abbia
estesa la sua influenza.
Delimitato così, approssimativamente soltanto, com'è forza, il terreno
nel quale dominarono più schiette le forme stilistiche proprie alla Pittura
ed alla Miniatura lombarda, affini per certi tratti alle altre dell'Italia su-
periore ma bene individuate in sé per molti caratteri particolari, conviene
affrontare un arduo problema : ebbero esse qualche relazione con l'Arte
oltramontana, e specialmente con la Pittura e con la Miniatura franco-
fiamminga, cui spetta tanta parte nell'universale divenire dello stile fra il
Trecento e il Quattrocento ?
E necessario rispondere a tale domanda se si voglia valutare esatta-
mente rimportanza dei monumenti sin qui raccolti. Ma il problema deve
essere considerato in due distinti momenti : separatamente, rapporto
1 L'affresco rappresenta la Madonna di Misericordia e la Crocifissione fra diversi santi. Il Lopez (//
Battistero di Parma, op. cit., pag. 224) vi lesse quella data, ora frammentaria.
2 W. SuiDA, Studien zar lombard. Muterei (Monatsh. f. Kiv., 1909, pag. 470) ; L. Testi, Pier Ilario e
Michele Mazzola (Boll. d'Arte, 1910, pag. 81). Cfr. A. Venturi, Storia, VII, i, 223. — Anche gli affreschi della
cappella Ravacaldi nel duomo stesso hanno un colorito diverso da quello comune nelle pitture lombarde.
^ A. Venturi, Storia, VII, i, 208.
^ Curiosissimo documento della Miniatura nella Liguria, sulla fine del Trecento, è un ms. del British
Museum (ms. 27695: " De septem vitiis „; cfr. The Palaeographical Society, 149-150) miniato, probabilmente
a Genova, da artisti di diverso valore ; fra i quali potrebbe compararsi coi lombardi quello che sui mar-
gini di alcuni fogli (ce. 6 v., 8 v., 9, 11) ritrasse delle figure di insetti e di vari animali. Gli altri miniatori del
ms. sono tutti molto differenti dai lombardi ; e singolarissimo è l'artista che per rappresentare il vizio della
gola si valse di modelli dell'Arte dell'Estremo Oriente (ce. 13).
412
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
alla seconda metà del
Trecento, e alla prima
metà del Quattrocento
(alla quale riguardere-
mo in séguito), poiché
ci sembra condurre a
risposte del tutto diffe-
renti nelle due diverse
epoche.
Durante la prima
metà del Trecento l'in-
lluenza della Pittura ol-
tramontana in Italia fu
scarsa, e ristretta alle
regioni più esposte ad
essa, come osservammo
nel Piemonte e anche
in alcuni monumenti
della Lombardia. Anzi,
in quel tempo, la Pit-
tura italiana, per opera
specialmente di Simone
Martini e dei suoi se-
guaci, penetrò in Fran-
cia, rivelandovi un rea-
lismo ben diverso dalle
eleganti stilizzazioni go-
tiche proprie ai pittori
e ai miniatori locali. I
quali, con quelli che si
posson dire franco-fiam-
minghi , nella seconda
metà del Trecento mo-
dificarono, nell'influen-
za dell' Arte senese, la
propria maniera, e si
volsero anch'essi a forme più naturalistiche, sebbene, per il persistere di
formule convenzionali gotiche nell' atteggiare e nel drappeggiar le figure,
Fig.'334. — Parigi, Museo del Louvre: Parement de Narbonne.
L' " OUVRAIGE DE LOMBARDIE „ 413
anche per deficienze nel rappresentare lo spazio, le opere loro siano
ben diverse da quelle dei coevi pittori italiani, libere queste da formule,
ampie e nobili nel comporre, intense nelle espressioni ^ Del che dà chiara
prova un confronto fra una delle opere più singolari della Pittura fran-
co-fiamminga di quel tempo, quale è il Parement de Narbonne, eseguito
fra il 1364 e il 1377 ^ (fig. 334), e le pitture d'ogni regione d'Italia, anche
della Lombardia. Può adunque affermarsi che, nella seconda metà del
Trecento, nella Pittura nostra, se si prescinda da regioni e da opere
bene determinate, non v'è traccia d'influsso oltramontano.
In riguardo alla Miniatura la risposta del problema è alquanto diversa;
ma bisogna distinguere nelle opere dei miniatori certe parti che potreb-
bero dirsi superficiali — modi di colorire, ornati, artifici di fattura —
dalle qualità più intime, potendo le prime essere trasmesse da una ad
altra scuola di miniatori senza che nello stesso tempo si trasmettano i
caratteri sostanziali dello stile.
Durante il Trecento molti manoscritti miniati dovettero essere im-
portati di Francia nell'Italia superiore, ove erano in gran voga la coltura
e le usanze francesi ^. Abbiamo, fra altro, notizia di libri di preghiere,
probabilmente miniati, acquistati a Parigi, nel 1366, per Bianca di Sa-
voia, moglie di Galeazzo Visconti, e per la contessa di Virtù *. Forse
anche qualche miniatore francese lavorò per ordine di committenti
italiani. Così nella biblioteca Reale di Torino (cod. 77) si trova un pre-
zioso ufiziolo della Vergine e dei Morti che fu scritto sicuramente in
Italia e ornato per i Visconti, il cui stemma ricorre più volte entro i fogli,
mentre le sue miniature sono di schietto stile franco-fiammingo, della fine
del Trecento o del principio del Quattrocento (fig. 335) ^.
Ora la conoscenza di tali manoscritti francesi "^ potè bastare ai mi-
niatori italiani perché si volgessero a imitarne gli ornati ch'essi vi ammi-
' Cfr. specìalineiite : M. Dvóràk, Das Ràtsel der Kunst der Brùder van Eyck (Jahrb. d. kunsthist. Sanimi,
d. a. Kaiserh., XXIV, pag. 265 e segg.) ; H. Semper, Die Altarlafel im Kloster Stanis (Zeitschr. d. Ferdinandeuni,
1906,414); ma v. anche D. Burckhardt, Stiidien zur Gesch. der altoberrhein. Molerei (Jahrb. d. pr. Kstsnimlgn,
XXVII, 179 e segg ).
^ A. Michel, Histoire, III, 118.
^ E. Levi, Francesco di Vannozzo, op. cit., pag. 281.
■• L. CiBRARio , Economia politica nel Medio Eoo, Torino, 1842, III, 343; A. Dufour et F. Rabut,
Les Peinlres et les peintures en Savoie (Meni, et doc. piibliés par la Società sauoisienne d'hist. et d'ardi., XV).
^ La scrittura del cod. è intieramente italiana. II Durrieu (Jacques Coene in Les Aris anciens dans la
Fiandre, II, i) riunisce il suddetto ed altri mss. cli'egli assegna a Jacques Coene, il quale nel 1399 si era
recato a Milano. Abbiamo ritrovato cinque iniziali miniate dallo stesso artista, e tolte forse a quel libro
di preghiere, nel cod. n. 74 della stessa biblioteca Reale di Torino.
^ Tra i codici con miniature franco-fiamminghe già nel castello di Pavia si possono ricordare i mss.
fr. 169 (Evangeli) e 158 (Bibbia) della bibl. Nazionale di Parigi.
414
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
ravano. E si ritrovano difatti in manoscritti lombardi, anche nel Plinio
miniato da Pietro da Pavia e dai suoi compagni, molte iniziali ed
ornamenti marginali, a fogliami ispidi, con lobi profondi, che mostrano
una imitazione diretta degli ornati consueti ai miniatori francesi \ Né
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Fig. 335. — Torino, Biblioteca Reale: cod. 77 (ufiziolo).
Giovannino e Salomone de' Grassi furono alieni da tali imitazioni, sebbene
più di frequente traessero dall'Architettura gotica i loro originali ornati.
' Cfr. fra gli altri codici il " Maiideville „ della biblioteca Trivulziana (cod. n. 816) e il ms. fr. 170
della biblioteca Nazionale di Parigi nei quali le foglie spinose degli ornati sono colorite in modo del
tutto simile a quelle del Plinio di Pietro da Pavia, con vive lumeggiature negli apici,
l' " OUVRAIGE DE LOMBARDIE „ 415
Anche si può attribuire ad imitazione di miniature oltramontane
l'uso di comporre le scene sopra campi messi a disegni geometrici d'oro
e di colore, quale si trova nelle opere di Giovanni di Benedetto, di Gio-
vannino de' Grassi e di molti altri miniatori lombardi, persistente fra noi
e oltralpe sinché, nel Quattrocento, non eromperà dagli sfondi la luce
viva del paesaggio.
Ma se si prescinda da quei caratteri più superficiali, non sappiamo
trovare tracce sicure di influsso oltramontano nella parte più sostanziale
dello stile delle miniature lombarde. Sorge anzi il dubbio che un influsso
vi sia stato in senso inverso, della Miniatura lombarda sulla oltra-
montana.
Nel corso della seconda metà del Trecento, mossa dall'impulso del-
l'Arte senese, la Miniatura franco fiamminga si svolse rapidamente verso
un realismo sempre più ampio e libero sinché, a principio del secolo XV,
giunse a quel capolavoro che sono le " Très riches heures „ del duca di
Berry, conservate nel castello di Chantilly, preparando la gloria delle
" Heures „ di Torino, l'apparire di Uberto e di Giovanni van Eyck ^
Né la Miniatura lombarda, né quella di nessun 'altra regione d'Italia
sul principio del Quattrocento, non hanno opera alcuna che possa essere
comparata nemmeno lontanamente con le " Très riches Heures „ ; le quali
furono miniate circa l'anno 1416. Ma se si risalga agli ultimi decenni del
Trecento, molte opere italiane si posson recare a paragone di quelle dei
miniatori francesi. Di fronte alle miniature dei manoscritti di Carlo V
di Francia ^, e a quelle attribuite ai fiamminghi Andrea Beauneveu e
Jacquemart de Hesdin ^, stanno soprattutto le miniature lombarde — le
illustrazioni dei romanzi cavallereschi, i disegni e i manoscritti miniati
di Giovannino e di Salomone de' Grassi, il " Tacuinum Sanitatis „ — e
dimostrano una comprensione del vero più ampia che non sia in quelle,
e quasi del tutto libera dai canoni gotici che impacciavano ancora gli
ardimenti dei precursori franco-fiamminghi dei van Eyck. Non hanno
le miniature franco-fiamminghe della fine del Trecento la spontaneità di
disegno, il realismo, la visione penetrante d'ogni aspetto della vita che
si affermano nella Miniatura lombarda, illustri questa i romanzi cavalle-
' Cfr. la buona esposizione dei più recenti studi sulla Miniatura francese, data dal Durrieu : A. Mi-'
CHEL, Histoire, 111, 120, 155; v. anche H. Martin, Les peintres des mss., Paris, 1909.
^ Cfr. L. Delisle, Fac-siniilé de liures copiés et enUiminés pour le roi Cliarles V, Paris, 1903.
^ R. DE Lasteyrie, Les minialures d'A. Beauneueu et de Jacquemart de Hesdin {Monuments Plot, 111,
71 e segg.). Ma nell'incertezza e nelle controversie che sono ancora intorno agli artisti franco-fiamminghi
della fine del Trecento, cfr. A. Michel, Histoire, III, 155.
416 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
reschi con una forma fantasiosa e naturalistica ignota agli illustratori
francesi, o esponga i precetti del " Tacuinum sanitatis „ con tale realismo
che precorre veramente quello dei miniatori delle " Très riches Heures „
del duca di Berry.
Ora, più volte in antichi inventari francesi un particolare genere di
miniature è indicato col termine di " ouvraige de Lombardie „ \ senza
che la sua natura sia altrimenti, e meglio, chiarita. Significavano quelle
parole che l'opera era inspirata in qualche parte a modelli italiani ? anzi,
propriamente, a modelli lombardi ^, come possiam credere dopo aver
lumeggiata l'importanza della Miniatura lombarda ? Era forse nelle mi-
niature di " ouvraige de Lombardie „ un colorito più tenue del consueto?
o quel termine voleva indicare delle qualità più intime, e si riferiva a
codici illustrati in forma più realistica del consueto, quali erano i romanzi
miniati e il " Tacuinum „ ?
Non è possibile dare una sicura risposta ; ma ciò che il termine
" ouvraige de Lombardie „ suggerisce, meglio che non dichiari — l'in-
fluenza cioè della Miniatura italiana, e specialmente lombarda, sui minia-
tori francesi e franco-fiamminghi quando essi ampliarono il loro realismo
preparando così l'avvento degli illustratori delle " Très riches Heures „
di Chantilly e delle " Heures „ di Torino — , trova conferma nei fre-
quenti rapporti d'arte ch'erano fra la Francia e l'Italia, per opera di
prìncipi che facevano ricerca di prodotti dell'Arte nostra, per opera anche
di artisti e d'impresari che li procuravano loro.
Sul principio del Quattrocento, appunto nel periodo in cui la Minia-
tura franco-fiamminga si trasforma dalla vecchia maniera in quella delle
" Très riches Heures „ di Chantilly e delle " Heures „ di Torino, il duca
di Berry raccoglieva fra i suoi tesori opere d'arte italiane ^ Erano medaglie;
erano avori di quella officina degli Embriachi nella quale la semplicità
di stile propria dell'Arte italiana aveva forme squisite: nel trittico eburneo
del Museo di Cluny (n. 112), già posseduto dal duca, si elevano agili le
figure, in vesti d'una mirabile sobrietà, ben diversa dagli ingombranti
drappeggiamenti propri alle figure dipinte dai più vecchi miniatori del
duca di Berry, simile a quella che apparirà fra breve nelle miniature delle
' H. BoucHOT, ^'ouvraige de Lombardie „ (L'Arie, 1905, pag. 18 e segg.> ; Id., Un ° ouvraige de Lom-
bardie „ (Reuiie de l'Art anc. et mod., XIV, 417 e segg.).
'^ Non occorre rammentare come sovente oltralpe il nome della Lombardia abbia servito a indicare
tutta l'Italia. Perciò il termine ' ouvraige de Lombardie „ potrebbe signiTicare, con amplissima accezione,
un'opera alla foggia italiana.
3 A. DE Champeaux, Les relalions du due Jean de Berry avec V Art italien (Gazelle des D.-Arts, 1888, li,
409 e segg.).
l' " OUVRAIGE DE LOMBARDIE „ 417
" Très riches Heures „ K E vi erano delle persone che agevolavano gli
scambi delle opere d'arte ^, quali il veronese Pietro Raponda e il milanese
Giovanni Alcherio, intento a raccogliere e a diffondere ricette e procedi-
menti utili a calligrafi e a miniatori, come appare nel noto manoscritto
di Giovanni Le Begue \
Nelle " Très riches heures „ * di Chantilly, la cui bellezza è tanta da
sfuggire quasi all'analisi degli elementi che la compongono, in quell'opera
che proclama una nuova era dell'Arte, si può scorgere quanto largamente
l'Arte italiana abbia concorso a preparare i mirabili miniatori. Che non
soltanto alcune composizioni — la Salita al Calvario e la Presentazione al
tempio ^ — vi prendono modello da dipinti di Simone Martini e di
Taddeo Gaddi, ma lo stesso largo naturalismo che anima i miniatori
sembra aver avuto impulso dall'Arte nostra, trova in questa un degno
preludio e la sua preparazione.
' Cfr. : J. V. ScHLOSSER, Die Werkslalt der Embriachi in Venedig (Jahrb. d. kiinstliist. Sanimi, d. a.
Kaiserh., 1899, pagg. 220 e segg). — È da tenere particolar ricordo dei lavori degli Embriachi, sia per il
loro stile, sia per l'iconografia, la quale può dare più completa immagine di quella coltura profana delle
corti dell'Italia superiore, che si esplica nei mss. testé illustrati. Le grandi arclie di avorio, già nella
Certosa di Pavia, lavorate probabilmente per Gian Galeazzo Visconti, hanno anche nei loro fregi certe
figure di animali ritratte con tanto realismo che possono compararsi ai più abili disegni lombardi.
^ H. BoucHOT, L' ' ouvraige de Lombardie „ (L'Arte, 1905, 18 e segg.).
^ Non si può dubitare dell'origine milanese dell' Alcherio : cfr. P. Duhrieu, Jacques Coene, loc. cit.,
pag. 8 ; A. Venturi, Storia, VI, 36. — Per il suo singolare valore in rispetto alle relazioni artistiche interna-
zionali verso la fine del Trecento e sul principio del Quattrocento, diamo qualche particolare notizia del
ms. lai. 6741 della bibl. Nazionale di Parigi (cfr. Merrifield, Originai Treatises, Londra, 1849).
11 ms 6741 (cartaceo, " ex bibliotheca Lud. Martelli 1587 „) contiene vari trattali intorno ai colori, rac-
colti nel 1431 da maestro Giovanni Le Begue, come è segnato al termine del suo indice. L'esemplare ch'egli
copiava portava delle note intorno alle sue fonti. Nel 1409, a Genova, il primo raccoglitore delle ricette
aveva avuto da frate Dionisio de.... un quaderno con ricette per colori di miniatore (ce. 32 v.) ; nel 1410,
quello stesso aveva fatto copiare altre ricette imprestategli da Thederigo di Fiandra " rechamatorem so-
litum operar! in castro papié in vita condam incliti ducis mediolani . quas receptas idem Thedericus
dicit habuisse in londonia in anglia „ : e son ricette, in francese, per preparare acque tinte da dipinger
su tela (ce. 33-34 v.). Un altro ricettario (ce. 35) quel primo raccoglitore, del quale il Le Begue si giova,
aveva fatto copiare a Bologna, " a quodam libello magistri Johannis de Modena pictoris habìtantis in
bononia „ : ed erano ricette, in italiano, per preparare colori. Michelino da Besozzo, a Venezia, nel 1410,
comunicò a colui un suo processo per preparare l'azzurro oltremarino. Nel 1411, a Parigi, maestro
Giovanni normanno " commorans in domo magistri petri de verona „ diede un'altra ricetta per l'azzurro
allo stesso curioso, che era appunto Giovanni Alcherio (ce. 39 v.). A tali ricette, raccolte dall'Alcherio nei
suoi rapidi viaggi, seguono nel ms. del Le Begue i trattati di Teofilo e di Eraclio, indi (ce. 81 v.) altre
ricette che Giovanni Alcherio aveva avuto a Parigi, nel 1398, da ' Jacobus Cona flaniingus pictor , ed
altre dategli dal miniatore Antonio de Compendio, a Parigi, in casa del quale dimorava dopo esser
ritornato di Lombardia (ce. 87), e anche una ricetta per l'inchiostro confidatagli nel 1382, a Milano, da
maestro Alberto Porzello " perfectissimus in omnibus modis scribendi et formis litterarum „.
Non si può negare che tali notizie illuminino curiosamente la figura dell'Alcherio e l'intrecciarsi
delle relazioni d'arte fra regioni distanti !
* P. Durrieu, Les Très riches Heures de Jean de France due de Berry, Paris, 1904.
^ Poco persuadono le osservazioni del Durrieu (loc. cit., pag. 60 e segg.) intese ad attenuare le somi-
glianze tra questa miniatura e l'affresco del Gaddi, o il noto disegno della Galleria del Louvre.
53
418
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Le miniature del " Tacuinuin sanitatis „, composte in Lombardia sul
finire del Trecento, adunano già quelle intime e deliziose sensazioni della
realtà esteriore che nelle " Très riches Heures „ diventano più complesse
Fig. 336. — Chantilly, Museo Condé; " Très riches Heures ,: il Febbraio.
ma non più vivaci e, maggiormente elaborate, hanno talora meno fresca
ingenuità. Le rappresentazioni dei mesi, che nelle " Très riches Heures „
sono una piena rivelazione della nuova estetica che l'Arte fiamminga
L' " OUVRAIGE DE LOMBARDIE „ 419
seguirà nel Quattrocento, potenti per senso intimo della vita degli uomini
e delle cose, non hanno soltanto il loro presagio nei fogli del " Tacuinum
sanitatis „, ma alle volte sembrano trarne modello, poiché esse raffinano
più che non rinnovino il contenuto di quelle miniature lombarde.
La bella figurazione dell'Aprile — si curvano le fanciulle a cercare
fiori tra l'erbe, e giovani e donzelle amoreggiano insieme — ha paral-
lelo nei fogli in cui i miniatori lombardi ritrassero, forse un ventennio
prima degli artisti del duca di Berry, con grazia meno preziosa ma più
spontanea, dame e gentiluomini che vagano per le campagne. La miniatura
del Febbraio (fig. 336) nelle " Très riches Heures „, che rappresenta con
profondo sentimento lo squallore invernale del paesaggio, è più complessa
e ampia nel rispecchiare il vero ma non più efficace, nella impressione
che ci comunica, delle miniature in cui gli illustratori del ' Tacuinum „
raffigurarono la vita casalinga nello " Hyemps „ ^ o il burrascoso " Ventus
septentrionalis „ che assale i viandanti : nella semplicità trecentesca delle
miniature lombarde è già contenuta l'essenza che i miniatori franco-fiam-
minghi racchiuderanno in una più splendida forma.
Sovente nelle miniature delle ' Très riches Heures „ vi sono delle
figure di animali ritratte con grande sentimento d'osservazione realistica.
Anch'esse trovano riscontro nell'Arte lombarda, nei disegni di Giovannino
de' Grassi : anzi il taccuino di Bergamo ci offre un'inaspettata identità
tra uno dei suoi fogli e una di quelle miniature ^.
A raffigurare il mese di Dicembre il miniatore del duca di Berry com-
pose una delle sue scene più belle. Sotto il cielo azzurro, sul limitare
d'un bosco ch'è arrossato dall'estremo autunno, la frotta dei cani dilania
un cignale abbattuto, mentre uno degli scudieri suona il corno per ri-
chiamo dei cacciatori (fig. 337).
Anche in una carta del taccuino di Bergamo è raffigurata una muta
di cani che sbranano un cignale atterrato (fig. 338). Intorno alla preda,
stesa al suolo nella medesima posa che nella miniatura del Dicembre, i
cani sono disposti con movenze analoghe a quelle ritratte dal miniatore
del duca di Berry, e mostrano persino le medesime varietà di razza. Se
^ Anche nell'audace verismo usalo nel rappresentare la contadina che si scalda al fuoco il miniatore
del duca di Berry fu prevenuto da quello del " Tacuinum , (fig. 271).
^ Mentre questo volume era in corso di stampa fu esposto da altri (Tlie Burlington Magazine, Di-
cembre 1910) il riscontro tra la miniatura delle " Très riches Heures , e il disegno di Bergamo ; riscontro,
del quale avevo dato notizia da più anni ad alcuni studiosi, ad H. Semper, a L. Dorez. — Intorno alla
rappresentazione degli animali nella Miniatura francese sulla fine del sec. XIV, cfr. P. Durrieu, La Bible
du Due Jean de Berry {Reuue de l'Art ano. et mod., 1909, 1).
420
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tra la miniatura e il disegno vi sono delle differenze esse derivano dalla
maggior semplicità del disegno ; nel quale mancano due dei cani che
sono nella miniatura, e uno dei bracchi alza il muso non perché sia
afferrato per le orecchie da un cacciatore, ma quasi nell'ansimare ancora
per l'inseguimento.
Non v'è dubbio che tra la miniatura e il disegno vi siano delle
Fig. 337. — Chantilly, Museo Condé; " Très riches Heures „: il Dicembre.
somiglianze strettissime. E diverse domande sorgono perciò : la miniatura
servì di modello al disegno V o questo a quella? o entrambi si rassomi-
gliano perché collegati insieme da una terza consimile rappresentazione,
sinora ignorata ?
La grande bellezza del foglio delle " Très riches Heures „ può indurre
ad affermare senz'altro che l'opera del miniatore sia indipendente dal
disegno, anzi che questo derivi da quella, o direttamente, o anche per
OUVRAIGE DE LOMBARDIE „
421
mezzo delle antiche riproduzioni che furono fatte del ciclo dei mesi con-
tenuto nel prezioso codice del duca di Berry K Se così è, se il disegno
dipende dalla miniatura, esso non può essere attrihuito a Giovannino
de' Grassi, il quale morì nel 1398, bensì deve essere assegnato ad artista
Fig. 338. — Bergamo, Bibl. Civica: cod. A. vii. 14.
del Quattrocento, che le " Très riches Heures „ erano ancora incompiute
nel 1416, alla morte del duca. Ma ciò non appare molto probabile, perché
il disegno ha grandi affinità con lo stile di Giovannino de' Grassi quale
lo conosciamo sia per gli altri disegni del libretto di Bergamo, sia per le
' Cfr. P. DURRIEU, op. cit.
422
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
figure di animali che ricorrono più volte nell'iifiziolo di Gian Galeazzo
Visconti.
Fu adunque il disegno del taccuino di Bergamo che servì di modello
Immediato ai miniatori del duca di Berry ? Non esitiamo a rispondere
ìlamic . txJiircuTtc ailibitnris .meli eros . binrc pingtice iiuuiìicn
omlcrccRt^i.iicTaiinctù.iitcrmt^ pcctnrc vanvm ranono naumcn
n. alp;epaT;iririu-cafcnncntiUVi. ' §
Flg. 339. - Roma, Bibl. Casanatense: cod. 4182.
che no, anche perché non sapremmo spiegare come i miniatori franco-
fiamminghi potessero attingere al taccuino del maestro italiano.
Rimane la terza ipotesi, ch'è la più plausibile: miniatura e disegno
riproducono entrambi un esemplare comune e perciò si rassomigliano ;
oppure, se il disegno è composizione originale di Giovannino de' Grassi,
esso fu noto ai miniatori del duca di Berry per mezzo di qualche copia
ora perduta. E abbiam modo di far congetture anche intorno a quel-
l'esemplare o alla copia ora perduti.
OUVRAIGE DE LOMBARDIE „
423
^
Già alcuni fogli del libretto di Bergamo ci parvero quasi destinati
a preparare alcune delle illustrazioni del " Tacuinuni sanitatis „ : ora,
anche l'episodio dell'atterramento del cignale si riallaccia agevolmente al
ciclo di figurazioni proprie del ' Tacuinum „. In questo sono frequenti
le scene di caccia (fig. 339), che illustrano le qualità delle diverse carni sel-
vatiche : ora per terreno alpestre i cani inseguono caprioli e gazzelle
(fig. 340), ora atterrano
la selvaggina e la dila-
niano. In uno di tali fo-
gli del codice viennese
(fìg. 341) il gruppo dei
cani che atterrano una
gazzella può compararsi
a quello disegnato nel
libretto di Giovannino
de' Grassi ; e vi è figu-
rato anche un cacciatore
in atto di strappare un
cane dalla preda affer-
randolo per le orecchie
appunto come nella mi-
niatura delle " Très ri-
ches Heures „.
Non è inverosimile
che in qualche codice
del " Tacuinum „ , ora
perduto, e miniato dallo
stesso gruppo di artisti
che ornò gli esemplari
pervenuti a noi, un foglio fosse dedicato alle qualità delle carni del cignale,
e contenesse una composizione simile in tutto a quella del libretto di
Giovannino de' Grassi. Passato in Francia quel codice, la composizione
potè essere imitata dai miniatori del duca di Berry i quali, come gli artisti
di molte altre epoche, anche grandissimi, non si facevano scrupolo d'appro-
priarsi da altri quanto a loro occorreva, rinnovandolo con la propria arte ^
r. ^r. i.£;Micli«^ ct'et» utnt0:c« iwt*z*e«. TtMt.nnm.
colUvv |?.wilcfi . iiiXittiiècB}. nono» arficiirijHfmon*! n<
n. Ct'n>l*(> T .Tfcwfl» . ^ ^
Fig. 340. — Parigi, Bibl. Naz. : nis. lai. Nouv. Acq. 1G73.
' Cfr. J. V. ScHLOssER, Zur Kenntniss der kùnsllei: Ueberliefening ini spàten Mittelalter {Jahrb. d. kun-
slhist. Sanimi, d. a. Kaiserh., XXIII, pag. 279 e segg.).
424
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
L'esistenza d'una tale miniatura del " Tacuinum „ non. è tuttavia in-
dispensabile all'ipotesi che il disegno di Bergamo, o l'originale dal quale
esso stesso potrebbe esser derivato, abbiano servito ai miniatori delle
" Très riches Heures „. Questi poterono giovarsi di altri disegni (come
son quelli dei prontuari ch'erano in uso presso gli artisti, e passavano
/'\.
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Fig. 341. — Vienna, Hofmuseum: " Tacuinum sanitatis „.
facilmente di luogo in luogo), i quali riproducessero il foglio del tac-
cuino di Bergamo o una composizione del tutto simile. Così in un pre-
zioso libretto della Galleria Nazionale dì Roma, del quale avremo a far
parola tra breve, un artista lombardo della fine del Trecento o dell'inizio del
Quattrocento, disegnò una scena che può compararsi anch'essa con la mi-
OUVRAIGE DE LOMBARDIE
425
niatura delle " Très riches Heures „, sebbene non abbia con questa le
rispondenze particolareggiate che sono nel disegno di Bergamo : alcuni
cani sbranano un cervo, e uno d'essi è trattenuto pel collare da un cac-
ciatore, come nella miniatura (fìg. 342). E nella raccolta dei disegni del
, -.•m-^^
Fig. 342. — Roma, Galleria Nazionale: disegno.
Vallardi, ora nel Museo del Louvre, certo foglio membranaceo raffigurante
una scena di caccia (fìg. 343), che può essere attribuito ad artista lombardo
della fine del Trecento, mostra quanto tali soggetti, che si esplicavano
persino nella Pittura murale — ne sono esempio i dipinti di Brianzole — ,
avessero voga nella Lombardia.
54
426
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Possiamo concludere che, con tutta probabilità, i miniatori delle " Très
riches Heures „, i quali in altri fogli si giovarono di composizioni di
Simone Martini e di Taddeo Gaddi, nella rappresentazione del mese di
Dicembre trassero partito da qualche miniatura o disegno lombardo,
della fine del Trecento, prossimi allo stile di Giovannino de' Grassi,
Fig. 343. — Parigi, Museo del Louvre: disegno.
che derivavano immediatamente dal disegno del libretto di Bergamo
oppure, se questo non è composizione originale, da altra opera del maestro
lombardo. Ma al modello i miniatori del duca di Berry sovrapposero
l'arte loro, ampliarono immensamente il campo d'osservazione esplorato
dai lombardi, aprirono nello sfondo della scena la vista mirabile della
l' " OUVRAIGE DE LOMBARDIE „ 427
campagna negli ultimi colori dell'autunno. Non altrimenti, in altre molte
miniature, l'arte loro fu preannunciata nel suo intimo da quella dei maestri
lombardi ch'essi pur superarono di tanto.
Tali relazioni fra il prezioso codice del duca di Berry e l'Arte lom-
barda dimostrano che veramente, negli ultimi decenni del Trecento, questa
influì sugli artisti franco-fiamminghi, e inducono a credere che col ter-
mine " ouvraige de Lombardie „ si indicassero delle opere che in qualche
modo ritraevano dell'Arte italiana, e specialmente della maniera lombarda
di Giovannino de' Grassi, dei miniatori dei romanzi e del " Tacuinum
sanitatis „, distinte nel loro contenuto realistico più vivido e più libero
dalle opere coeve di puro carattere oltramontano ^
' Tracce d'influenze italiane si potrebbero indicare, se per dimostrarle vi fossero argomenti cosi
materiali da persuadere altrui, nei seguenti mss.: 1. Londra, British Mus. ; cod. Karl. 1319 (Cronaca di Jehan
Creton) : cfr. E. Maunde, A conteiuporarij Account of the Full of Richard the Second (Burlington Magaz.,
1904, pag. 160 e segg). Il ms. è del principio del sec. XV e mostra influssi dei romanzi illustrati italiani,
anche nel sistema illustrativo. — 2. Parigi, bibl. de l'Arsenal, cod. 664: cfr. H. Martin, Le Terence des Ducs,
Paris, 1907. Cod. del principio del sec. XV. Alcune miniature offrono particolari riscontri con quelle del
" Tacuinum „: cfr. tav. 50. — 3. Parigi, bibl. Naz., cod. fr. 811 (Vision da prieur de Salon): ms. presentato a
Valentina Visconti. La miniatura del frontespizio è francese ma può compararsi con le lombarde della
fine del Trecento. — Un confronto fra le opere di Giovannino de' Grassi e i disegni attribuiti ad A. Beauneveu
(R. E. Fry, a. Drawing bij A. Beauneveu in The Burlington Magazzine, 1910, 51 ; P. Leprieur, De quelques
nouueaux dessins du Musée de Louvre nella Revue de l Art anc. et mod., XXVIII, 168) rende evidenti le rela-
zioni e le differenze tra i maestri lombardi e franco-fiamminghi dello scorcio del sec. XIV.
La Miniatura lombarda della fine del Trecento dovette estendere la sua influenza anche sui minia-
tori tedeschi, a quanto appare da una bibbia del Gabinetto delle Stampe di Berlino che si potrebbe dire
traduzione tedesca di un esemplare lombardo di quel tempo (cfr. J. Springer, Die Toggenburg-Bibel in Jahrb.
d. pr. Kstsmnil., 1890, pag. 59 e segg,).
Milano, duomo: mensola.
Fig, 314. — Como, duomo: paliolto d'altare.
LA PITTURA
SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
Arte e artisti a Milano fra il sec. XIV e il XV. 11 duomo. La Scultura : tramutarsi
del suo stile. Rapporti fra gli scultori e i pittori. — Pittori lombardi del prin-
cipio del Quattrocento. Michelino da Besozzo. — Disegni di artisti lombardi. —
Relazioni fra la Pittura lombarda e quella di altre regioni d'Italia e d'oltralpe.
Sorgeva sempre più in alto dal cuore della città la cattedrale.
Ideato con magnanimo ardire, immenso, il duomo di Milano
fu deliberatamente improntato delle forme nelle quali l'Arte gotica
aveva innalzato al di là delle Alpi le sue piìi miracolose creazioni. Di ciò è
chiaro segno l'insistente ricerca di architetti oltramontani, nel primo dubi-
toso periodo della sua costruzione. Già nel 1389, Niccolò de' Bonaventuri
da Parigi è nominato ingegnere generale della fabbrica. L'anno succes-
sivo, quando egli vien licenziato, lo scultore Anex von Fernach ha inca-
rico di recarsi a Colonia, nella città della cattedrale bellissima, per cer-
carvi " unum maximum inzignerium „; e si invita un altro tedesco, Gio-
vanni di Firimburg, a dichiarare gli errori ch'egli riconosca nelle parti già
costrutte. Poi, sebbene nel 1391 Giovannino de' Grassi fosse nominato
ingegnere, e i maestri italiani trovassero modo di fare opposizione con-
tinua ai forestieri, la Fabbrica invoca l'intervento di altri architetti e
artisti d'oltralpe, di Enrico di Gmùnd, di Ulrico d'Ulma, del francese
430
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Giovanni Mignot e di Jacopo Coene di Bruges, il quale ebbe commissione
d'un disegno generale dell'edifìcio ^
Intanto una schiera di scultori e scalpellini, " magistri ad picandum
marmor „ e " magistri ad picandum lapides vivos „, accorreva d'oltre
l'Alpi alla grande impresa. Non bastavano a questa gli scultori che usci-
vano dalle feconde prealpi
lombarde, e quelli venuti
di varie regioni d'Italia: nel-
l'ultimo decennio del Tre-
cento, e nei primi anni del
Quattrocento, vengono d'A-
lemagna Hans von Fernach,
Niccolò " de Hostaricha „,
Fritz di Norimberga, Gual-
terio e Pietro da Monaco,
Hans Marchestem, Giovanni
Brofender, Pietro da Vin ;
di Francia, Ludovico de
Boy, Botando de Banillia,
Pietro francese.
Si effondevano allora
già di regione in regione
grandi correnti d'arte. E a
Milano, tanto affluire di ar-
tefici di diversi luoghi d'Ita-
lia e d'oltralpe dovette fare
ch'esse s'intrecciassero e si
fondessero più che altrove.
Gli effetti del nuovo
ambiente artistico^, che così
si era formato nella città,
sono manifesti nel profondo
tramutarsi dello stile della Scultura lombarda, quale già osservammo
dinanzi alla porta della sagrestia aquilonare del duomo ornata da Gio-
Flg. 345. — Milano, duomo; un gigante.
' Cfr. C. BoiTO, Il Duomo di Milano, Milano, 1889; A. G. Meyer, Oberitalienische Friìhrenaissance,
Berlino, 1897, pag. 19 e segg. ; Annali del Duomo, passim.
^ Il Meyer (Ice. cìt.) pose bene in luce le vicende dello stile nella Scultura e nella Architettura a
Milano sul principio del sec. XV, ma non diede sufficiente peso all'influenza transalpina. Meglio questa fu
indicata dal Venturi (Storia, VI, 50 e segg.) bene oppugnando gli asseriti influssi della Scultura toscana,
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO 431
vanni da Campione, quale possiam misurare meglio nella sua vastità
quando si paragoni alle opere dei maestri campionesi del secolo XIV la
statua di papa Martino V che Iacopino da Tradate compì per il duomo
nel 1421. Alla scultoria semplicità che dominava ancora nelle opere di
Bonino da Campione si sostituisce intieramente, nella scultura di Iaco-
pino da Tradate, il sentimento pittorico; al rilievo, che pur è poderoso,
si sovrappone l'esagerato manierismo di un drappeggio che ingombra e
nasconde le forme con le sue linee complicate e sinuose, quali poteva
tracciare piuttosto un pittore che uno scultore ; alla sobria chiarezza cui
l'Arte italiana del Trecento aveva mirato, succedono le forme più esube-
ranti ed oziose che fossero oltralpe nell'estremo fiorire dello stile gotico,
così come alla severità delle chiese gotiche italiane si contrapponeva
allora nel duomo di Milano il più ardito e pittoresco complicarsi di linee
e di struttura.
Di molti stadi intermedi del trasformarsi dello stile tra la maniera
campionese del Trecento e la grandiosa opera di Jacopino da Tradate
sono documento le sculture del primo periodo della costruzione del
duomo, dal bassorilievo di Giovannino de' Grassi e dai coronamenti delle
porte delle due sagrestie alle statue di Matteo Raverti e ai fantastici giganti
di cui fu popolato il fastigio esterno della costruzione. Sull'inizio del Quat-
trocento la tendenza ad effetti pittorici e il manierismo gotico si svol-
sero o si imposero rapidamente non senza influenza, crediamo, dei
maestri nordici che lavoravano accanto ai lombardi ^ E dovettero essere
favoriti, quei nuovi caratteri stilistici, dal frequente intervento di pittori
che fornivano modelli e concetti agli scultori, distraendoli sempre più
dagli intenti propri della Scultura. Giovannino de' Grassi aveva dato dei
disegni di trafori di finestre e di capitelli : altri pittori, sul principio del
Quattrocento, attesero a disegnare persin le statue ; e gli scultori avean
obbligo di riprodurre quei disegni con tutta fedeltà, sotto pena di vedersi
detratta una parte della loro mercede. Così, quando si volle decorare di
figure la mediana di quelle grandi finestre del coro nelle quali l'orna-
' Fra tutte le sculture del duomo sono singolari per il loro carattere franco-fiamniingo alcune delle
statuette di profeti nella guglia di Marco Carelli, le quali ricordano, per la loro intensa espressione, quelle
di Claus Sluter nel Pozzo di Mosè. Monumento, sinora ignorato, dell'arte borgognotta a Milano, nel Quat-
trocento, sono alcune statuette di monaci piangenti, simili al " pleurants „ dei mausolei francesi, dimen-
ticate in una cappella della basilica ambrosiana. — Richiama invece all'arie tedesca del principio del
sec. XV un paliotto (fig. 344) della cattedrale di Como che lia rapporti stilistici con qualcuno dei giganti
del duomo (fig. 345) e con alcuni dei rilievi dei fìnestroni del S. Petronio di Bologna; ma cfr. A. Venturi,
Storia, IV, 840 e segg. Sono da comparare col paliotto di Como anche le figure dì profeti nel protiro della
porta di S. Alessandro nella chiesa di S. Maria Maggiore di Bergamo.
432
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 346. — Milano, Bibl. Trivul/.iana: disegno.
mentazione gotica spiega
tutta la sua fantasia, si ri-
corse, nel 1402, a disegni
del pittore Filippolo da Me-
legnano , poi ad altri di
Isacco da Imbonate, " opti-
mum pictorum Mediolani „ ;
e nel 1404, quando furono
aggiudicate a diversi scul-
tori, fra i quali erano pure
Matteo Raverti e Isacco da
Imbonate, alcune figure di
giganti, il disegno di que-
ste venne fornito da un pit-
tore, da Paolino da Mon-
torfano K
Né dipinti né disegni
che siano pervenuti a noi,
ci danno modo di cono-
scere lo stile dei pittori che
succedettero a Giovannino
de' Grassi nel servizio della
Fabbrica del duomo ^. Vi è
bensì nella biblioteca Tri-
vulziana un grande foglio
di pergamena che può con-
getturarsi dovuto ad alcuno
dei pittori che lavorarono
per il duomo a principio
del Quattrocento — un sot-
tile disegno inteso forse a
dar modello per un lavoro
1 Annali del Duomo, passim ; A. G. Meyf.r, loc. cit., 57 e segg.; U. Nebbia, Fai sciillura nel Duomo, op. cil.
2 Si vuole opera di Isacco da Imljonale un allresco rappresentante la Crocifissione, nel deambulatorio
del duomo (A. Nava, Memorie e documenti intorno al Duomo, Milano, 1854, 193). L'afTresco è opera mediocre
della prima metà, già progreditn, del Quattrocento.
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
433
di oreficeria — , ma lo stile e l'aspetto delle figure induce ad attribuirlo
piuttosto che ad artista lombardo ad un oltramontano (fig. 346) K
Non è poi facile indurre dalle sculture a noi conservate quale sia stata
la maniera dei pittori che ne fornirono i disegni. Si può tuttavia osser-
vare che nell'Annunziazione dell'abside del duomo (fig. 347), disegnata
da Isacco da Imbonate, la figura dell'angiolo ha un drappeggiare assai
più complicato che non
sia nei disegni di Gio-
vannino de' Grassi, e
già conforme al nuovo
trionfante manierismo
gotico.
Né abbiamo docu-
mento dell'arte di molti
altri pittori che , sul
principio del Quattro-
cento, lavorarono per il
duomo, intenti a minia-
re immagini, a colorar
sculture, a dipinger ve-
tri. Ed erano presso ai
lombardi e agli italiani
di varie regioni — quali
Porrino de' Grassi, Cri-
stoforo de' Capitanei ,
Giovanni e Stefano Me-
da, Lanfranco da Lecco,
Stefano daPandinO, Gio- ^.^ g^^ _ Mi,a„o^ duomo: angiolo deirAnnun/.iazìone.
vannino Gaudi di Ver-
celli, Stefano de Magistris, Francesco Solario, Paolino da Montorfano,
N. Bocciardo, Niccolò da Venezia, Antonio da Cortona, Antonio da Pa-
derno, Mafiolo da Cremona, pittori e maestri di vetri — gli stranieri
Jacopo Coene di Bruges e Pietro di Alemagna, pittori. Zannino di Nor-
mandia, Cornerò di Alemagna, più tardi Guglielmo di Francia, vetrai. Ma
ci soccorrono a questo punto dello svolgersi dello stile della Pittura in
' Nella collezione Albertina di Vienna (" Scuola romana „ 3-3) un disegno, a penna, d'una arcata e
d'una cuspide gotica è indicato come lavoro tedesco pel duomo di Milano; ma ch'esso sia stato fatto ap-
punto pel duomo non v'è nessuna certezza.
55
434
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Lombardia gli affreschi che Franco e Filippolo de Veris dipinsero, l'anno
1400, nella chiesa della Madonna de' Ghirli a Campione.
Il contrasto che osservammo tra lo stile dei due maestri e quello dei
pittori della fine del Trecento più prossimi a Giovannino de' Grassi
■Si» *>*•
^
Kjg. 348. — Campione, S. Maria de' Ghirli: alTresco.
corrisponde al contrasto ch'è tra le sculture trecentesche dei campionesi
e quelle dei primi decenni del Quattrocento nel duomo di Milano. Si
affermano anche negli affreschi di S. Maria de' Ghirli, come in alcune
delle miniature già ricordate, le ultime forme dello stile gotico con tali
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO 435
eccessi di manierismo che uguagliano quelli dell' Arte d' oltralpe. ^ La
struttura stessa del trono del Cristo, nel Giudizio finale (fìg. 276) con le
sue linee sfuggenti, con la strana cuspide, dà indizio di uno squilibrio
nel concepire la forma, il quale poi ricorre in ogni parte dell'affresco,
nei moti scomposti delle figure, nel bizzarro aspetto dei visi, nelle pieghe
esuberanti delle vesti (fìg. 348). Non è più la sobria e naturalistica sem-
plicità dei frescanti del Trecento, seguita ancora da Giovannino de' Grassi
e da molti dei miniatori dei romanzi e del " Tacuinum „ ; è un manie-
rismo smodato, un complesso di convenzioni nelle quali si adagia e si
perde la libera osservazione del vero che l'Arte nostra aveva già con-
seguita.
Contemporaneo a Franco e a Filippolo de Veris, portato anch'egli
della nuova corrente stilistica, fu un maestro che nei primi decenni del
Quattrocento ebbe fama altissima, e molto lavorò per il duomo di Milano.
Michelino de Mulinari da Besozzo ^ è menzionato la prima volta
negli atti della Fabbrica del duomo il 13 luglio 1404, quando si deliberò
di chiamarlo a eseguire vetrate e altri lavori, perché era maestro sommo
nella Pittura e nel disegno. Egli dimorava allora a Pavia ove, già nel
1388, aveva eseguito degli affreschi nel chiostro di S. Pietro in del d'oro,
e nel 1394 un'ancona per la chiesa di S. Mustiola ^.
Queste date, e le notizie degli Atti del duomo, fanno supporre un
lungo e abituale soggiorno del pittore a Pavia, si che è probabile che
certo Michele pavese ricordato dall' umanista Uberto Decembrio ^ come
abilissimo, sin da fanciullo, nel ritrarre animali, e poi maestro eccellente
sopra ogni altro, fosse appunto lo stesso Michelino da Besozzo.
Nel maggio del 1410, " Michelino de vesucio pletore excellentissimo
inter omnes pictores mundi „ ^ era a Venezia ; nel 1418, si trovava a Mi-
' Sugli airreschi di Campione, cfr. pag. 345 e segg. —Molte delle miniature del "Tacuinum sanitatis „,
del ms. Casanatense 459, del cod. lat. a. 7, 3 della biblioteca Estense di Modena, e in qualche tratto anche
i disegni e le miniature di Giovannino de' Grassi (cfr. pag. 300 e segg.) segnano diversi stadi di transizione
tra la semplicità trecentesca degli affreschi di Giovanni da Milano, di Mocchirolo, di Solaro e la maniera
di Franco e Filippolo de Veris. E giova qui rammentare anche gli affreschi di S. Maria in Selva, a Locamo.
2 G. D'Adda, Les Besozzo (L'Art, 1882, pag. 81 e segg.) ; P. Toescv, Michelino da Besozzo e Giovannino
de' Grassi (L'Arie, 1905, pag. 321 e segg.); F. Malaguzei-Valeri, Michelino da B. (Thieme-Becker, Kimsller-
Lex, II. 532).
' Foulkes-Maiocciii, Vincenzo Poppa, Londra, 1909, pag. 22.
* C. Magenta, La Cerlosa di Pavia, Milano, 1897, pag. 32.
* Così giudicato da Giovanni Alcherio, nel ms. del Le Begue alla bibl. Naz. di Parigi: vedi pag. 417,
in nota. — In tale giudizio, ch'è continuamente ripetuto nelle deliberazioni della Fabbrica del duomo
436 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
lano, e riceveva pagamenti dalla Fabbrica, al cui servigio rimase indi per
molti anni ^ Nel 1420, la Fabbrica del duomo affidava a lui, " pictorem
supremum et magistrum a vitreatis „, di risolvere una controversia sorta
col pittore di vetri Mafiolo da Cremona; nel 1421, il maestro lavorava in
duomo, col figlio Leonardo, a dipingere presso l'altare di S. Giulitta ; nel
1425, riceveva pagamenti per vetrate ; nel 1429, per un gonfalone ; nel
1439, per una immagine di Cristo, e nel 1442, ancora per altri vetri di-
pinti. Cessano quindi le notizie di lui negli atti della Fabbrica, forse a
cagione della sua morte, perché sembra poco probabile che un Michele
da Pavia il quale, più tardi, tra il 1457 e il 1465, lavorava a Mantova ^,
fosse lo stesso Michelino da Besozzo, ch'era già operoso nel 1388.
Dei lavori che il pittore eseguì per il duomo non rimane traccia alcuna :
non resta nelle finestre nessun avanzo delle vetrate dipinte da Michelino,
o da altri artisti nella prima metà del Quattrocento ; e certa tavoletta
del Tesoro della cattedrale, non è attribuita al maestro per altra ragione
che di una firma grossolanamente falsificata, sebbene il suo stile accenni
a un'epoca più recente ^. Sono anche scomparsi gli affreschi del chiostro
di S. Pietro in ciel d'oro e la tavola della chiesa di S. Mustiola a Pavia,
un suo ritratto di Filippo Maria Visconti ; è perduta una bizzarra com-
posizione di genere descritta dal Lomazzo * ; sono quasi intieramente
scolorati gli affreschi del cortile della casa Borromeo nei quali si dice
fosse inscritto il nome del pittore^; e altri dipinti, meglio conservati, nel
medesimo cortile e in stanze attigiie ad esso hanno caratteri stilistici
differenti da quelli che si veggono nella sola opera che rechi il nome di
Michelino.
Nella Pinacoteca comunale di Siena si trova una tavola inscritta :
" Michelinus fecit „, la quale non ha nessun rapporto di stile con dipinti
(Annali del Duomo, op. cit. ; deliberazione del 13 luglio, 1404 : " summus fertur esse in arte pictorie et
designamenti „ ; deliberazione del 29 agosto 1420 : " Michelinum de mulinariis de besutio pictorem supremum
et magistrum a vitreatis „), s'accorda ancora il Lomazzo (Trattato, Milano, 1585, pag. 359: " Michelino vec-
chissimo pittore milanese, già di centocinquanta anni, et principale di quei tempi in Italia ,).
' Cfr. Annali del Duomo, passim.
^ Cfr. D'Arco, Delle arti e degli artefici a Mantova, op. cit., I, 26 e segg., Il, 276.
^ Affermai tale fatto già da molto tempo : cfr. L'i4;-/e, 1905, 325. Cfr. anche A. Venturi, Storia, VII, i, 274.
■* Lomazzo, loc. cit.: " egli s'imaginò quattro villani che ridono insieme, due maschi e due femmine;
e finse il più vecchio tutto raso, il quale sta guardando d'ogni intorno e ridendo, come che goda oltra
misura, che non si trova uomo così melanconico e tristo, che non si muova a riso in rimirarlo, mentre
con la sinistra tocca lascivamente la villana che si tiene alla sinistra, la quale ha nel braccio un gatto
che sembra anch'egli d'allegrarsi, ecc. ecc. Ma quello che dà loro grandissima grazia, sono certe berrette
fatte all'antica, col resto delle vestimenta che allora si usavano dai villani „. Sembra esser copia o, meglio,
ricostruzione di tal dipinto una tavola del XVI secolo posseduta dall'Accademia di B. Arti di Genova.
'' Nel 1825 G. Cattaneo avrebbe scoperto il nome di Michelino inscritto negli affreschi del portico
(G. D'Adda, Las Besozzo, loc. cit.), ma di tale iscrizione ora non si ritrova nessuna traccia.
Tav. XXin. — Siena, Pinacoleca Comunale. Michelino da Besozzo: Sposalizio mistico di S. Caterina.
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO 437
di maestri senesi, e dimostra invece tante affinità con pitture eseguite nella
Lombardia da poter afFermare ch'essa è opera di artista lombardo, e
da render del tutto verisimile l'opinione che in quella scritta sia indi-
cato il celebre pittore milanese. Sopra uno sfondo d'oro, seduta in trono
ornato di cuspidi e di fogliami gotici, la Vergine tiene in grembo il Bam-
bino tutto ignudo, e in atto di porgere l'anello a S. Caterina : il Battista
e S. Antonio eremita si curvano intenti presso il suo seggio (tav. XXIII).
La Madonna, avvolta tutta nel suo manto azzurro, ha biondi capelli leg-
gieri intorno al viso, ch'è colorito di roseo tenue, e modellato a sfuma-
ture quasi impercettibili, senza contorni definiti ; un lieve chiarore è
sulla fronte, sull'apice del naso, sulle palpebre socchiuse. Il morbido
corpicino del Bambino è tutto d'una tinta tenera, con ombre lievi, che
si addensano nel viso intorno alle palpebre ; la S. Caterina, di un roseo
chiaro nelle carni, è avvolta in manto di colore di malva rosata ; e anche
nelle figure dei due santi il colorito, pur diventando più robusto, non è
che una sfumatura continua.
Il colorire adoperato dai pittori e dai miniatori lombardi della fine del
Trecento persiste adunque, anzi giunge a raffinamenti estremi nella tavola
di Siena, dinanzi alla quale, sopra ogni altra sensazione, prevale quella della
morbidezza delle tinte, così delicate e sfumate che il disegno perde ogni
consistenza. Per vero si direbbe che il dipinto non voglia comunicare a noi
che delle sensazioni quasi indefinite: i corpi, nascosti dalle ampie vesti, sem-
brano svanire entro le pieghe sinuose, che si compongono manierata-
mente ; il convenzionalismo dell'ultimo periodo gotico, già affermatosi negli
affreschi di Franco e di Filippolo de Veris, sostituisce il realismo dei
Trecentisti, pervade tutto, il dipinto dandogli valore piuttosto di opera
decorativa che di concezione pittorica. E, tuttavia, una grazia delicata è
nelle figure : timido, il Bambino inanella la santa che gli si appressa
sgranando i suoi occhi di giada, mentre la Madonna lo accarezza con un
lungo sguardo, e i due vecchi santi, curvi, ascetici, hanno una profetica
solennità.
Un dipinto del Museo Civico di Verona, opera di Stefano da Zevio,
è assai prossimo di stile, nel concetto intimo e nella forma, alla tavola
di Michelino. Entro un verziere, fra le pergole coperte dagli steli sottili
dei rosai, aliano gli angioli, eterei, quasi evanescenti nell'aria; altri stanno
sul prato ove l'erbe sembrano intessute in un magnifico tappeto ; altri,
quasi invisibili, traspaiono nell' oro del cielo. Tutto è indefinito, e
quasi irreale. La rappresentazione esatta degli spazi cede allo studio di
438
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 349. — Verona, Museo Civico. Stefano da Zevio: Madonna del roseto.
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO 439
comporre in modo decorativo lo sfondo ; il drappeggiare non è che un
complesso di linee convenzionali ; le forme umane sembrano sottratte
alle leggi anatomiche ; il colorito non intende che ad una morbida de-
licatezza (fìg. 349).
Sebbene la tavola di Verona sia fatta quasi col soffio, tanto vi è leg-
giero il disegno, e l'opera di Michelino abbia forme più pesanti e una
ispirazione meno lirica, i due dipinti si rassomigliano strettamente nel lor
disegno, come appare al confronto delle figure del Bambino e della Ma-
donna ; e anche nel colorito, che la tavola della Galleria di Siena, quando
era intatta dai restauri e dai guasti, ebbe forse anche più delicato di
quello della tavola di Stefano da Zevio.
Ciò potrebbe indurre a sospettare che il dipinto di Siena sia anch'esso
di un pittore veronese, e non del lombardo Michelino da Besozzo ; ma
nella Pittura lombarda della prima metà del Quattrocento troveremo
continuamente nuovi argomenti per legittimare la nostra congettura, in-
torno alla quale si adunano ormai tante prove ch'essa può dirsi certezza.
Nel 1402 morì Gian Galeazzo Visconti. Prima che il funerale del
principe magnifico muovesse dal palazzo di Milano, fu recitata un'ora-
zione funebre in lode del defunto dal monaco agostiniano Pietro da
Castelletto, degli Eremitani di Pavia. Quell'orazione poi venne trascritta
con grande cura in un codice che appartenne alla biblioteca viscontea
del castello di Pavia; e ad essa fu aggiunta la genealogia dei Visconti
composta dal monaco stesso ^
Il manoscritto è ora nella biblioteca Nazionale di Parigi (nis. lat. 5888).
Ch'esso sia stato compiuto nel 1403, appare certo dalle indicazioni intorno
all'età di Giovanni Maria e di Filippo Maria Visconti al termine della
genealogia viscontea^; ch'esso sia stato miniato circa l'epoca stessa, è
del tutto probabile per l'aspetto giovanile dei ritratti dei due figli di
Gian Galeazzo.
Il primo foglio del prezioso manoscritto è fregiato armoniosamente
di ornati e di figure (tav. XXIV). Lievi rami d' oro si svolgono pei
margini, e collegano insieme i medaglioni nei quali lo stemma vi-
sconteo si alterna a busti di profeti. Si protendono questi, in gesti vivaci,
recando dei cartelli con scritte in lode di Gian Galeazzo : hanno fiosci i li-
' P. ToESCA, Le miniature dell'Elogio funebre di G. Galeazzo Visconti (Rassegna d'Arte, ottobre 1910).
Cfr. anche la posteriore pubblicazione di G. Zappa {Michelino da Besozzo miniatore ne 1-,'Arte, novembre 1910).
^ Nell'intestazione delia genealogia viscontea (ce. 7) è detto ch'essa fu composta da Pietro da Castel-
letto appunto nel 1403.
440
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
neamenti del viso, incavate le occhiaie, lunghe e deholi le mani, come i
due santi nella tavola di Michelino. Ma più chiare ancora appaiono le
rispondenze tra il manoscritto e il dipinto di Siena nella miniatura ini-
ziale. Quivi, sopra un campo d'oltremare intenso quadrettato di strie
d'oro, fra raggi d'oro, entro una profonda aureola di cherubini rossi e
azzurri, sta seduta la Madonna. La sua veste azzurra ha delle pieghe tor-
tuose, goticheggianti ; il suo viso, colorito di delicate tinte a sfumature.
! C'Cprotojnc a qua ocffmoir wmu* vicocomitui
ìtiP^ vofttrt» \Tì linCiim >Y<Tniii vitTuiTte colUrcmUbne
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i5.ex.
Fig. 350. — Parigi, Bibl. Naz., ms. lat. 5888: genealogìa viscontea.
è di aspetto fanciullesco come quello della S. Caterina nel dipinto della
Pinacoteca senese. Le dodici Virtù, che fanno corteggio alla Vergine,
sono vestite d'ogni più tenera tinta, di cenere, di azzurro, di malva, di
verdolino ; le vesti nascondono le loro persone sotto il lento fluire delle
pieghe. Recano esse i propri simboli — un cero, un cumulo di libri e lo
specchio, le bilance d'oro e altri attributi — , tutte ingenue, con tondi
occhi sgranati, simili a quella stessa S. Caterina. Più angioH stanno librati
all'intorno, portando i pennoni cogli stemmi di Gian Galeazzo, mentre
Tav. XXIV. — Parigi, Bibl. Xaz.: ms. lat. 5888 (Elogio funebre di G. Galeazzo Visconti).
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
441
Fig. 351. — Parigi, Bibl. Naz., nis. lat. 5888: genealogia viscontea.
56
442 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
il conte di Virtù s'inginocchia, incoronato dal Bambino. Il quale è tutto
morbido, e quasi inconsistente nel modellato del suo corpo, come appunto
nel dipinto di Siena.
In ogni tratto è un'arte magistrale che può competere coi capolavori
della Miniatura franco-fiamminga dei primi anni del Quattrocento.
Uguali caratteri stilistici si ritrovano nella lettera iniziale della me-
desima carta ove è figurato maestro Pietro da Castelletto che pronuncia
la sua orazione tra i frati avvolti profondamente nelle lor cappe brune,
come i pleiirants delle tombe borgognone, e anche si riveggono nei sei
fogli della genealogia viscontea miniati con una serie di busti (fig. 351)
racchiusi fra rami che si dipartono dal primo stipite leggendario, ove è
figurato Giove in atto di coniugare Venere ed Anchise (fig. 350), giun-
gendo sino a Filippo Maria Visconti, ch'è ritratto in età di dieci anni.
Le affinità tra le miniature del codice visconteo e la tavola di Siena
sono evidenti; esse valgono a riprovare che quella tavola è di un artista
lombardo, di Michelino da Besozzo. E anche perché il codice fu copiato
verisimilmente a Pavia, quando appunto Michelino risiedeva in quella
città, è da affermare ch'esso fu miniato dallo stesso pittore, dall'artista
celebre sopra ogni altro, oppure, s'egli non esercitò la Miniatura, da un
artista che dipendeva intieramente da lui.
Come la tavola di Michelino di fronte alle pitture lombarde del Tre-
cento, così le miniature dell'Elogio di Gian Galeazzo di fronte a quelle
del " Tacuinum sanitatis „ e degli altri miniatori lombardi trecenteschi,
dimostrano un medesimo variare dello stile, una nuova soverchiante in-
fluenza del tardo manierismo gotico.
Qualche altra traccia, quasi sicura, possiamo raccogliere dell'arte del
celebrato maestro. Non c'intratteniamo intorno ai ritratti dei Consoli delle
Arti di Mantova per l'anno 1450, che taluno attribuisce al maestro \ per-
ché quelli affreschi, ora trasportati nella Camera di Commercio della città,
sono troppo guasti da restauri, né se ne può dare un sicuro giudizio,
così come di un affresco della chiesa milanese di S. Maria Podone, attri-
buito anch'esso a Michelino ; più innanzi, a suo luogo, studieremo i di-
pinti d'una sala della casa Borromeo che altri si ostina ad assegnare al
medesimo pittore ^.
• D'Arco, loc. cit. ; E. Mììntz, Les Aris à la cotir de Papes, Paris, 1878, pag. 265. Più ragionevolmente
che il D'Arco, il Muntz esita ad ammettere che Michelino da Besozzo sia lo stesso che il Michele da Pavia
che avrebbe eseguito quei ritratti, e sarebbe stato pittore della Corte dei Gonzaga tra il 1458 e il 1465.
2 Cfr. A. Peraté, La peintiire italienne (A. Michel, Histoire, III, 631).
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
443
Nel Museo del Louvre si attribuiscono a scuola francese del secolo XIV
quattro fogli di pergamena con figure di apostoli disegnate e colorite nel
modo pili delicato, a tinteggiature rosee nei visi, a lievi gradazioni di
colori tenui nelle vesti. Ma tra i pittori e miniatori franco-fiamminghi
sinora noti non v'è alcuno la cui maniera coincida con la maniera di
quei disegni, che ci sembrano invece opera quasi certa di Michelino da
Besozzo. La figura di S. Tommaso (fig. 352) in uno dei fogli ha gran so-
miglianza con quella di S. Antonio nella tavola di Siena, anche per la
Fig. 352. — Parigi, Museo del Louvre: disegni.
conformazione del viso e delle mani, gonfie e inerti ; e le altre figure, sia
nel panneggiato, sia nel loro aspetto e nel colorito, si possono comparare
a quelle del dipinto di Michelino e ai profeti della miniatura iniziale
dell'Elogio funebre di Gian Galeazzo.
Fra i disegni della collezione Albertina di Vienna ^ un foglio mem-
branaceo, già attribuito ora a Giotto ora a Gentile da Fabriano ora alla
scuola del Pisanello, reca nel suo recto alcuni schizzi di figure e uno
studio d'una Adorazione dei Magi, segnati a punta di argento con sotti-
' Vienna, Albertina: " Scuola romana, 5-5 „. Cfr. : K. v. Manteuffel, Die Gem. und Zeichn. , op. cit., 178.
444
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 353. — Vienna, Collezione Albertina: disegno.
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
445
Fig. 354. — Vienna, Collezione Albertina : disegno.
446 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
gliezza estrema (fìg. 353). Nell'Adorazione dei Magi, la Madonna e le due
ancelle sono molto simili alla Vergine e alle Virtù della miniatura del
codice visconteo di Parigi : si confronti specialmente il panneggiato nelle
due Madonne, le proporzioni snelle dei corpi. Leziosamente, la Vergine
abbandona la sua mano a un devoto ch'è presentato da S. Giuseppe. Questi
ha l'aspetto sparuto e le occhiaie incavate come il S. Antonio nella tavola
di Michelino ; ed anche altre parti del disegno offrono raffronti con la tavola
stessa e con le miniature del codice di Parigi : i due profeti, avvolti nelle
pieghe sovrabbondanti delle loro vesti, come nei disegni del Louvre ; la
Madonna col Bambino in grembo. Non mancano dei riscontri fra il dise-
gno e le pitture veronesi del principio del Quattrocento, ma giova rammen-
tare quante somiglianze siano anche fra la tavola di Michelino e la Ma-
donna del roseto di Stefano da Zevio.
Nel suo verso il foglio della collezione Albertina ha due studi d'una
testa d'alce, nei quali l'oggettività di osservazione che rende singolari i
disegni di Giovannino de' Grassi, si fa anche più sottile : nelle narici
ansanti, nel muso arguto della bestiola è lo spirar della vita (fìg. 354). Ora,
la maestria di tale disegno può confermare le osservazioni fatte sulle altre
parti del foglio di Vienna, e suggerisce anch'essa il nome di Michelino,
poiché bene si accorda con le notizie antiche intorno all'arte del maestro
che Uberto Decembrio proclamò prodigiosa nel ritrarre animali, che
Marcantonio Michiel, sul principio del Cinquecento, ammirò in un libro
membranaceo pieno di tali fìgure ^
Michelino da Besozzo ebbe in tal genere di studi il proprio pre-
cursore nella Lombardia stessa, in Giovannino de' Grassi : anzi il pro-
prio compagno di ricerche ; che sin dalla sua prima giovinezza, quando
Giovannino de' Grassi era nel fiore della sua attività, Michelino sembra
aver vinto egli pure ogni difficoltà nel ritrarre animali, ed averne avuto
somma lode. S'intreccia così l'arte di lui, già operoso nel 1388, con quella
dei pittori della fine del Trecento, colla quale per altre parti essa contrasta.
Giovannino de' Grassi e Michelino precedettero di gran tempo, nel-
l'acutezza dell'osservare, e nella fermezza del fissare sui fogli l'aspetto
degli animali, il Pisanello, affermando anche in quelle qualità l'impor-
> G. Frizzoni, Notizia d'opere di disegno, Bologna, 1884, 221 : " el libretto in quarto in cavreto con li
animali coloriti de mano de Michelino milanese „.
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
447
tanza della Pittura lombarda di fronte alla veronese, cui per troppo
tempo fu dato il maggior merito del divenire dello stile nell'Italia supe-
riore tra il secolo XIV e il XV.
Molti altri fogli con disegni di animali possono attestare l'attività di
disegnatori lombardi che si appressano, per il loro stile, ora a Giovannino
Fig. 355. — Parigi, Museo del Louvre: disegno.
de' Grassi, ora a Michelino : e furono assegnati anch'essi al Pisanello o ai
suoi seguaci.
Tra i disegni che fan parte della raccolta del Vallardi ^ posseduta
dal Museo del Louvre, alcuni hanno affinità con quelli del taccuino di
' Una classiTicazione dei disegni del cod. del Vallardi fu tentata da F. Burger (Francesco Laitrana,
Strassburg, 1907, pag. 67 e segg.), e, meglio, dal Manteuffel (Die Geni, uiui Zeiehii., op. cit.).
448
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Bergamo ^ : sono studi di animali, toccati a penna o a punta d' argento,
con leggiere lumeggiature (fig. 343 e 355), o di uccelli, coloriti al natu-
rale (fìg. 356), come nel libretto di Giovannino de' Grassi, trattati tutti
con mirabile precisione, sebbene senza quel senso del movimento e
della vita che distingue i fogli segnati dal grandissimo Pisanello. A quelli
possono unirsi i disegni di animali in un libretto posseduto dal barone
E. di Rothschild ^, e altri, di maniera più antica, in alcuni foglietti dell'Ac-
Fig. 356. — Parigi, Museo del Louvre: disegno.
cademia di Venezia, nei quali anche si trova qualche riscontro, con quelli
del taccuino di Bergamo (fìg. 357) ^.
' Nella raccolta del Vallardi i disegni più prossimi al taccuino di Bergamo sono, a mio credere, i
seguenti. — N. 2385: tre leoni. È opera del sec. XV (Manteuffel, Zeichn., 124: Pisanello ?). — N. 2387 : topi. —
N. 2391: scimmie. — N. 2123: una volpe. — N. 2425: leopardo. Fine del sec. XIV. — N. 2126: id., id. —
Nn. 2456-2470: uccelli colorali al naturale, su pergamena. — Nn. 2472-2476: id., id. — N. 2497: cerbiatto. —
N. 2498: cani. — N. 2568: cani clie inseguono lepri. — Alcuni fogli della raccolta (Nn. 2526, 2532, 2536), con
disegni di trafori di finestre fanno pensare ai lavori cui attese Giovannino de' Grassi pel duomo di Milano,
ma non offrono elementi sufficienti per un giudizio sicuro.
- Cfr. A. Venturi, Storia, VII, i, 253.
^ Venezia, Accademia: cornice I, fogli 1-14. Le fogge delle vesti (ii. 1, fig. 358) e lo stile dei disegni
indicano la fine del sec. XIV o il principio del XV ; il foglio n. 9 è di artista diverso da quello che disegnò
le altre carte, fra le quali si trovano probabilmente gli 11 fogli a punta d'argento già attribuiti a Michelino
da Besozzo nella raccolta di Giuseppe Bossi (cfr. G. D'Adda, Les Besozzo, op. cit., 85).
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
449
In un altro libretto posseduto dalla Galleria Nazionale di Roma \
alcuni disegni con delle storie di S. Antonio eremita si prestano a com-
parazioni piuttosto con la Pittura lombarda della line del Trecento che
con quella veronese, anche per la ristrettezza degli sfondi architettonici ;
altri disegni di animali (fig. 359) son molto affini a quelli del libretto di
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Fig. 357. — Venezia, H. Gallerie: disegno.
Bergamo, ma le figure si avvicinano più alla maniera di Michelino da
Besozzo che a quella di Giovannino de' Grassi. Si osservi specialmente
come il falconiere che cavalca un mulo (tav. XXV), abbia certa gonfiezza
dei lineamenti del viso che è caratteristica nelle figure di Michelino e
dei suoi seguaci.
' G. Bariola descrisse con grande amore il prezioso codice (Quaderno di disegni di un inaeslro del-
l'Italia settentrionale ne Le Gallerie Naz. II., V. 3tì0 e segg.).
57
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
451
Pisanello, parte più prossimi ai pittori lombardi ^. In un tondo di per-
gamena, è disegnata la Natività del Bambino, con sottili tratti di penna
e con larghe ombreggiature brune che rivelano grande sicurezza nel
distribuire il chiaroscuro, le masse della composizione ; e la delicata fan-
tasia dell'artista dà nuova vita ad elementi iconografici già frusti dalla
lunga tradizione. Ancora certa durezza di pieghe del panneggiato della
Madonna e delle ancelle riflette la maniera di Giovannino de' Grassi e dei
Fig. 359. — Roma, Galleria Nazionale: disegno.
suoi seguaci ; ma il tipo delle figure, più morbido e pieno, richiama alla
mente alcuni degli affreschi votivi del principio del Quattrocento nella
chiesa di S. Francesco di Lodi, e il disegno del corpo del Bambino,
molle e quasi inconsistente, rassomiglia assai a quello del putto della
tavola di Michelino.
' Tra i disegni del codice, ora scomposto nei suoi fogli, possiamo attribuire con sicurezza a un
maestro lombardo soltanto i due che indichiamo. Fra gli altri, alcuni possono anche compararsi con le
opere di Michelino da Besozzo (fig. 361) ma, dubitiamo che siano piuttosto veronesi che lombardi. Certa-
naente veronese, e tutto prossimo alla maniera di Stefano da Zevio è il disegno attribuito agli Zavattari
da A. Venturi (Storia, VII, i, fig. 158).
452
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Il medesimo disegnatore sopra un altro foglio della stessa raccolta
tracciò, con segno quasi impercettibile, un'Annunziazione nella quale gli
elementi stilistici non sono meno complessi (fìg. 362) ; come nella Natività,
vi è in quel disegno una sobrietà trecentesca poco alterata dalla gon-
fiezza propria dello stile lombardo del principio del Quattrocento ^
Fig. 360. — Milano, Pinacoteca Ambrosiana: disegno.
A un maestro lombardo della fine del Trecento o dei primi anni del
Quattrocento il Snida ^ giustamente ba attribuito un disegno della Gal-
leria di Budapest, con una scena di caccia, che può rammentare anche
gli illustratori di romanzi (fìg. 364). Ricorda invece la maniera di Miche-
• Nel uerso del foglio è un disegno (fig. 363) di un altro artista che in altri fogli del codice ritrasse
delle figure da marmi antichi con la stessa maniera. La quale rammenta specialmente la scuola veronese.
2 W. SuiDA, Studien z. lomb. Mal. (Monatsh. f. Kiv., 1909, 473). Non vi sono sufficienti argomenti per
identificare con G. Galeazzo Visconti, come vuole il Suida, il personaggio principale rappresentato nel
disegno.
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
453
lino un altro disegno delia collezione Albertina di Vienna, già assegnato
a scuola tedesca o veronese '.
Uno stile più progredito nel ritrarre l'aspetto degli animali è nel
frammento d'una preziosa cintura viscontea posseduta dal Museo (Civico
di Torino (fìg. 331), opera probabilmente della prima metà del Quattro-
cento, nella quale è anche mirabile, per varietà di tinte e per finitezza
di fattura, il lavoro dell'arazziere, forse fiammingo : sul campo laminato
d'argento, sparso di fiori vario-
pinti, un grifo sbrana una le-
pre, due veltri latrano ed esi-
tano dinanzi a un orsatto che
li affronta accosciandosi, con
tanta vivacità di movimento che
sembra rifiettere ormai piutto-
sto l'arte dello stesso Pisanello
che non quella dei suoi precur-
sori lombardi.
Se Michelino da Besozzo
proseguì per qualche aspetto
l'arte di Giovannino de' Grassi,
nella sostanza del suo stile si
allontanò di molto da lui e
dalla maggior parte dei fres-
canti e dai miniatori lombardi
della fine del Trecento, suoi
contemporanei, abbandonando
gli intenti che già avevano guidato per gran tratto la Pittura lombarda.
A meglio dichiarare il trasformarsi dello stile, del quale Michelino
può dirsi il massimo rappresentante nella Lombardia tra il secolo XIV e
il XV ^, giova considerare al di là del territorio che esploriamo, e anche
oltre le regioni finitime, quali erano allora le condizioni generali della
Pittura.
Fig. 361. — Milano, Pinacoteca Ambrosiana: disegno.
' Vienna, Albertina, "Scuola romana „ 13-13. Nel recto: figura di S Caterina ; nel yerio: alcuni levrieri.
^ Le lodi altissime che i contemporanei tributarono a Michelino crediamo sian nate in gran parte
dalla novità del suo stile rapporto a quello che per l'innanzi era stato nella Pittura dell'Italia superiore.
454
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Un fatto che il Courajod vide ed espose per primo \ ci sembra sem-
pre meglio determinarsi e confermarsi col procedere degli studi : sullo
scorcio del Trecento, e nell'inizio del secolo successivo, vi fu una sensi-
bile omogeneità di stile nella Pittura d'ogni regione d'Italia e di fuori.
Non già che allora la Pittura diventasse monotona : anzi, essa man-
tenne il suo vario colorito locale, e vi si possono distinguere scuole
Fig. 362. — Milano, Pinacoteca Ambrosiana: disegno.
diverse e schiette individualità di artisti ; ma, pur multiforme, ebbe
dappertutto, più che in altre epoche, degli elementi comuni nella forma
e nelle tendenze estetiche.
L'osservazione degli artisti già nello scorcio del Trecento aveva am-
pliato di molto il proprio raggio ; aspetti del vero prima trascurati erano
stati osservati con una nuova curiosità, sebbene con un naturalismo che
si tratteneva alla superficie delle cose, e ne scrutava piuttosto l'esterno
' L. Courajod, Legons professées a l'ecole du Louvre, Paris, 1902, II, 270 e segg.
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
455
che l'intimo — preparazione necessaria del profondo realismo che sarà
nel Quattrocento. Nell'uomo, quelli artisti ritraevano più amorosamente
che le passioni la forma esterna; e di questa, soprattutto lo splendido
involucro delle bizzarre fogge che erano in uso ; nelle cose, essi si
indugiavano in osservazioni minuziose ed oggettive più che non miras-
sero ad una loro percezione personale.
Sul principio del Quattrocento, anche nelle regioni nostre che prima
ne erano più immuni, si sovrapposero a tali intenti naturalistici molti
Fig. 363. — Milano, Pinacoteca Ambrosiana: disegno.
manierismi propri dell' ultimo stadio dello stile gotico oltramontano
(i quali si palesano soprattutto nel panneggiato convenzionale ^) : essi
imponendosi allo spirito realistico ch'era allora nell'Arte, quasi soffo-
candolo talvolta, costituirono uno dei tratti più singolari e apertamente
riconoscibili di quel periodo stilistico. E non soltanto appare tale ma-
nierismo gotico nella Pittura in Italia come in molte altre diverse regioni.
* Già abbiamo osservato anche nella Scultura lombarda il mutarsi del modo di trattare il panneg-
giato delle figure, dalla semplicità trecentesca di Boniuo da Campione alla manierata esuberanza di
Jacopino da Tradate. E in ogni parte d'Italia si potrebbe ritrovare allora una medesima variazione di stile.
La quale (poiché risponde ai caratteri propri dello stile oltramontano) è il più chiaro indizio dell'intluenza
dell'Arte d'oltralpe in Italia, nella prima metà del Quattrocento, sia nella Scultura, sia nella Pittura.
456
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
ma anche si trova diffusa per ogni luogo, in vario grado di perfezione,
la maniera di colorire mediante tinte sfumate e senza chiaroscuro,
con un modellare delicato, che i maestri lomhardi della fine del Tre-
cento semljrano aver posseduto prima e meglio di tutti gli altri, e che
Michelino adoperò con gran sapienza nella sua tavola di Siena.
Con tale complesso di caratteri intimi e formali (che riappariscono
in regioni diversissime unendole in una certa omogeneità artistica) la
Fig. 364. — Budapest, Galleria: disegno.
Pittura del principio del Quattrocento, piena di alacrità giovanile nel-
l'osservare le cose, amante di rappresentare delle scene di genere, non
senza qualche sapore di umorismo, contenta di rispecchiare immedia-
tamente la vita, ci ha lasciato le più vive e attraenti immagini del
tempo in cui essa fiorì.
Nella regione franco-fiamminga le opere dei pittori e dei miniatori
che precedono l'apparire dei van Eyck, i quali volgeranno l'Arte a nuova
profondità di osservazione, — dipinti attrihuiti a Melchiorre Broederlaem,
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
457
a Jean Malouel, il prezioso dittico del Museo Nazionale di Firenze, i libri
miniati per il duca di Berry fra i quali, specialmente, le miniature delle
" Très riclies Heures „ — mostrano chiaramente le ([ualità di quello
stile : i convenzionalismi gotici, il tenue colorito, un realismo vasto e un
po' superficiale, che rispecchia vivido l'aspetto del paesaggio delle cose
e dell'uomo.
Nella regione renana,
in Catalogna, in Boemia,
sul principio del Quattro-
cento, si ritrovano nella
Pittura e nella Miniatura i
medesimi caratteri, come
in varietà locali di uno
stesso stile.
Il (piale fu pur fra
noi, e diede una fioritura
così mirabile e varia che
giova osservarla alquanto
lungamente.
In Italia, tra il Tre-
cento e il Quattrocento, la
regione umbro-marchigia-
na si avanza inaspettata-
mente sul primo piano nel
campo della Pittura, e pri-
ma della Toscana segue
le nuove forme, commiste
di naturalismo e di gotici
manierismi, con feconda e
pronta attività. Nelle opere
di Ottaviano Nelli da Gubbio, e più nelle splendide figurazioni profane
di Lorenzo e di Jacopo da Sanseverino, si trovano degli intendimenti e
delle forme affini a quelle dei pittori oltramontani: vi è qualche dipinto
dei Sanseverinati che rassomiglia tanto ad opere di maestri della Cata-
logna da potersi confondere con quelle ^ ! Gentile da Fabriano, avvolto
Fig. 365. — Carpi, Sagra: martirio di S. Caterina.
' Cfr. : E. Bertaux, Les priiuitifs espagnols (Revue de l'Art, ancien et mod., 1908); A. Michel (E. Bertaux),
Histoire, HI, 761. — Sui fratelli da Sanseverino, cfr. A. Venturi, Storia, VII, i, 167 e segg. ; A. Colasanti, L. e
58
458 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
anch'egli in convenzionalismi gotici, adunò nelle sue opere le più alte
qualità del nuovo stile con squisito sentimento di osservazione, con in-
cantevole fantasia, e le diffuse nel suo peregrinare in gran parte d'Italia,
da Venezia a Roma.
Intanto fra i toscani, e dove le sue vicende lo condussero, Masolino
da Panicale seguiva, nelle sue prime opere, le stesse tendenze cui più
tardi doveva infondere un più schietto carattere fiorentino ^ E altri mi-
nori maestri di diversi luoghi dell'Italia centrale e meridionale adopera-
vano pur essi il medesimo stile "^.
Il quale nell'Italia superiore si rifrange in molte varietà locali, talora
assai diverse fra di loro. A Bologna, gli affreschi della cappella Bolognini in
S. Petronio, dipinti dopo il 1408, forse per opera di Giovanni da Modena ^,
corrispondono pienamente — per il loro largo verismo, per la predilezione
in essi manifesta delle scene di genere, anche per i loro opprimenti manie-
rismi gotici — alla forma stilistica della quale enumeriamo i monumenti
maggiori ; ma vanno distinti fra questi per il poderoso modellare con
contrasti di luce e di ombre fumose, per certa asprezza di forme. E si
potrebbero perciò riunire agli affreschi nella cappella di S. Caterina nella
Sagra di Carpi, eseguiti da altro pittore, certamente prima del 1431 * ; i
quali nel colorito arido e rossastro si differenziano molto dalla ma-
niera seguita dai coevi maestri di Lombardia (fig. 365). Né Antonio da
Ferrara si allontana di molto da tali forme ^; delle quali gli affreschi
delle due cappelle del duomo di Parma mostrano un' altra singolare
varietà ^.
A Venezia, ove Gentile da Fabriano inlluì profondamente nella for-
mazione dei pittori del principio del Quattrocento, l' arte di Michele
Giambono, di Antonio Vivarini, di Jacopo Bellini si ricollega col nuovo
stile \ E anche a Padova, negli affreschi della smisurata Sala della Ra-
J. Salimbeni da S. Severino {Bollett. d'Arte, 1910, 40'J e segg.). Il CoLASA.NTr (loc. cit., pag. 447) non è esalto
quando afferma essere un fatto " mai rilevato da alcuno „ le relazioni artistiche dei Sanseverinati con
pittori d'altre regioni d'Italia e d'oltralpe. Già più anni or sono (L'Arte, 1905, pag. 337) io lio affermato
quelle relazioni, che poi ho esposto anche più ampiamente {Masolino, Bergamo, 1908, 44).
' P. ToESCA, Masolino, op. cit., 18 e segg.
2 Cfr. A. Venturi, Stona, VII, i, 152 e segg.
^ C. Ricci, Guida di Bologna, Bologna, 1900, 18. Non è dubbio che lo stesso maestro non abbia dipinto
gli affreschi della prima cappella, a sinistra, di S. Petronio, sebbene siano mollo guasti da restauri. E appunto
consta che in della cappella lavorò Giovanni da Modena. Dello slesso maestro abbiamo trovalo altri
dipinti nella chiesa del S. Sepolcro. — Cfr. A. Venturi, Storia, VII, i, 204.
'' Ciò risulta dal più antico graffito che abbiamo trovalo nelle pitture, sulla parete di sinistra. —
Cfr. A. Venturi, Storia, VII, i, 220.
•'■ Cavalcaselle, Storia, IV, 93.
'^ Cfr. : L. Testi, Pier Ilario e Michele Mazzola (Boll. d'Arte, 1910, 59 e segg.).
' Cfr. : L. Venturi, La Pittura Veneziana, Venezia, 1907, pag. 58 e segg.
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
459
Fig. 366. — Roma, Galleria Colonna. Stefano da Zevio: Madonna.
460 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
gione s'intravedono, pur fra i molti guasti, gli elementi stilistici divulgati
fra i pittori del principio del Quattrocento ^
A Verona, ove l'arte del Pisanello ^ addurrà poi ad altissima perfe-
zione il nuovo stile e in molte parti l'oltrepasserà, la Pittura nel prin-
cipio del Quattrocento perde la potenza drammatica ch'era stata fra le
maggiori virtù di Altichieri, e più che altrove si avvolge nei manierismi
delle tarde forme gotiche, mirando a effetti piuttosto decorativi che pit-
torici ; lasciando la salda realtà amata dai suoi maestri del Trecento,
tenta di esprimere sensazioni quasi indefinite, si compone in un raffinato
idealismo : curiosa varietà di uno stile che dappertutto mescolava tendenze
naturalistiche a viete formule gotiche non ravvivate dalla osservazione
del vero.
Stefano da Zevio che pur potè vedere ancora operoso l'Altichieri,
esprime in modo chiarissimo tali nuovi intenti, che nelle opere di altri
veronesi, autori di pitture affini alle sue, appaiono in modo più grossolano.
L'Adorazione dei Magi nella Galleria di Brera, la Vergine della Galleria
Colonna (fig. 366), lo Sposalizio di S. Caterina a Verona, segnano nell'arte
di Stefano da Zevio un'elevazione verso concetti sempre più trascendenti
dalla realtà, verso rappresentazioni quasi incorporee, eppur plausibili
per il sapiente accordo che in esse regna tra la forma e il contenuto.
Gli affreschi recentemente scoperti in S. Fermo di Verona '^ — degli an-
gioli aliano in aria, o si raggruppano a cantare, quasi evanescenti nelle
vesti rilassate che li ricoprono — sono forse la più lirica, alta e manierata
opera del maestro. E i disegni, nei quali la forma si scompone in un
intrico sottile di linee, e si adatta al capriccio della fantasia, rendono
anche più chiari quanto siano idealistici gli intenti dell'arte di Stefano
da Zevio \
' Non possiamo convenire col Venturi {Storia, VII, i, 240) nell' affermare che vi sieno relaicioni fra
gli affreschi della Sala della Ragione e le " coeve miniature veronesi „ del " Tacuinum sanitatis „. Gli af-
freschi appartengono a uno stadio stilistico posteriore a quello delle miniature lombarde del " Tacuinum „.
^ Cfr. specialmente: G. F. Hill, Pisanello, Londra, 1905. Le recenti scoperte di G. Biadego (Pisanus
pictor in Atti del lì. ht, Veneto di Se. Leti, ed Arti, LXVII, 837 e segg.) assegnando la nascita del Pisanello
intorno al 1395, non più al 1380, mostrano sempre meglio che il maestro fu piuttosto un mirabile espli-
catore che un pioniere dello stile del quale parliamo. Cfr. anche L. Testi, Vittore Pisano (Rassegna d'Arte,
1910, 131 e segg.).
■' A. Venturi, Storia, VII, i, 236.
^ E caratteristico per la maniera di Stefano da Zevio un disegno della Galleria di Dresda (G. FmzzoNi,
Ricordi di un viaggio ne L'Arte, 1901, 238) la cui attribuzione al maestro appar certa per il raffronto con
l'Adorazione della Galleria di Brera. A Stefano giustamente sono da poco attribuiti alcuni disegni della
Galleria degli Uflizi già detti di Farri Spinello e un disegno del Museo del Louvre (n. 2031). — Singolari sono
le rispondenze che si trovano con quella maniera nell'oreficeria veneziana della prima metà del Quat-
trocento. Cfr. : Londra, South Kensington, 631-1868: calice; — Vienna, Hofmuseum, XVII: croce della Scuola
di S. Teodoro di Venezia.
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
461
Sorvolando ora sulla Lombardia, della quale dovremo poi ricercare
con più cura i monumenti della Pittura del principio del Quattrocento,
ritroviamo nel Piemonte importanti dipinti che s'informano allo stile
diffuso per così vasto territorio in Italia e oltralpe.
Negli affreschi del castello di Fénis, in Val d'Aosta, l'esagerato ma-
nierismo gotico che compone in forme schematiche il panneggiato delle
figure e sovente dà ai visi _
un aspetto grottesco, può \
compararsi con quello del-
le opere dei più arcaici
miniatori franco-fiammin-
ghi che lavorarono, fra il
Trecento e il Quattrocento,
pel duca di Berry, sì che
rende quelli affreschi as-
sai più prossimi alle va-
rietà pittoriche oltramon-
tane che alle italiane. In
qualche figura (fig. 367)
poi, il colorito è così te-
nue da potersi paragonare
a quello di Masolino da
Panicale e di Michelino
da Besozzo. Non diverse
qualità intime ed esterne
si esplicano anche più nei
dipinti della sala baronale
del castello di Manta pres-
so Saluzzo ^
Tali affreschi piemon-
tesi offrono un saldo addentellato con l'Arte francese; ma anche altre
varietà della Pittura del principio del Quattrocento, nell'Italia superiore,
hanno molti rapporti con le forme oltramontane, e valgono a stringere
viepiù in una unità stilistica il vastissimo terreno che abbiamo corso :
come nelle valli alpine del Piemonte, anche a Milano e a Verona la
Fig. 367. — Fénis, castello: una santa.
' Cfr. : P. D'Ancona, Gli affreschi del Castello di Manta (L'Arte, 1905, pag. 94 esegg.); P. Toesca, Antichi
affreschi pieinoiilesi (Atti della Soc. d'Arch. e B. Arti, Torino, 1910, pag. 3 e segg.).
462
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Pittura oltramontana e la Pittura locale digradano l' una verso l'altra
così che i loro confini non sono precisi ed esse si saldano insieme con
un trapasso quasi insensibile di stile.
Fig. 368. — Trento, castello: il Giugno.
Da Verona, risalendo il corso dell'Adige, si posson seguire le tracce
dell'Arte veronese sin che nasce incertezza se le opere siano di maestri
italiani o di tedeschi. A Trento, nel castello del Buonconsiglio, i dipinti
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
463
della torre dell'Aquila ^, che crediamo siano stati eseguiti nei primi decenni
del secolo XV, già fan sorgere tali dubbi (fig. 368 e 369). L'artista, pro-
babilmente italiano, che decorò le pareti della bella sala vide ancora,
Fig. 369. — Trento, castello: il Luglio.
' G. Focolari, IL ciclo dei mesi nella Torre dell'Aquila (Tridentum, Vili, lasc. 4). Non ho potuto stu-
diare direttamente quelli affreschi. — Ugualmente singolari per il loro contenuto profano sono gli avanzi
di decorazioni nel castello di Lichtenberg nel Tirolo (K. Atz, Kunslgesch. i>on Tirol, Innsbruch, 1909, fig. 729),
da raffrontare, per il contenuto, con le miniature del " Tacuinuni „.
464 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nel loro estremo fiorire, le fogge signorili che appaiono in qualche minia-
tura del " Tacuinum sanitatis „. Ma l'ingenuo ed equilibrato realismo di
quelle miniature lombarde trecentesche ha scarso rapporto cogli affreschi
di Trento, nei quali la realtà è travestita in un esagerato convenziona-
lismo che rammenta l'arte di Stefano da Zevio. Presso Bolzano, ove la
Pittura del Trecento lasciò delle opere inspirate all'arte veronese \ in
affreschi del principio del Quattrocento nella chiesa di Kampill ^, e in
altri del duomo di Bressanone '^, la maniera dei maestri di Verona affini
a Stefano da Zevio si mescola a caratteri esotici che potrebbero indicare
l'opera di artisti locali sotto gl'inllussi dell'Arte tedesca. Una miniatura
conservata nel Ferdinandeum di Innsbruck dà motivo ai medesimi dubi)i
(fìg. 370): come nello Sposalizio di S. (Caterina dipinto da Stefano da Zevio,
ogni trailo vi è improntato di un raffinato manierismo ; ma non rag-
giunge essa nell'ispirazione il capolavoro del maestro veronese, anzi è
appesantita da forme che accennano ad opera non italiana ^ Più oltre
verso settentrione, per cotale insensibile digradare dello stile, si perviene
alla Pittura della regione renana, la quale, mediante Colonia, trasse ori-
gine anch'essa dalle l'iandre^: e la rappresentazione del Giardino celeste
del Museo di Francoforte '', che ripete in tono minore il motivo trattato
da Stefano da Zevio nella tavola veronese, può servire a congiungere
questa con le opere dell'antica scuola di Colonia, non come conseguenza
di quelle bensì come derivazione di una stessa corrente artistica che
nei vari luoghi ebbe diversa temperie e colore, sebbene consistesse di
elementi omogenei.
A Milano, ove nel duomo si palesano tanto le relazioni ch'erano tra
la Lombardia e le regioni d'oltralpe, l'arte di Michelino da Besozzo, di
Franco e di Filippolo de Veris e degli altri maestri che vedremo derivare
da quelli, può connettersi in ugual modo, e con lo stesso misurato
giudizio, all'Arte oltramontana. Gli affreschi di Campione, le miniature
' Alludiamo agli affreschi di S. Giovanni in Dorfe (K. Atz, loc. cit., 659 e segg.), degli ultimi decenni
del Trecento, nei quali giustamente H. Sem per ha notato molti caratteri italiani.
^ K. Atz, loc. cit., C58 ; H. Buaune, Die kirchUche Wandnial. Bozen zuni IMO (ZeUschr. des Ferdinan-
deuiiis, 1905, 33).
^ K. Atz, loc. cit., fig. 7C1 ; G. Fiuzzoni, Ricordi di un viaggio (L'Arie, 1901, pag, 222 e segg.).
■* G. FiiizzoNi, loc. cit. — H. J. Hermann (Wickuoff, Besclireibeiides Verzeichnis, I, 109) attribuisce la
niinialura alla scuola di Colonia.
^' Cfr. specialmente : H. Sempeu, Die Allartafel der Krónung Marias (Zeitschr. des Ferdinandeums, 1906,
pag. 411 e segg.). Il Semper crede che l'influenza dell'arte italiana a principio del Quattrocento si sia estesa
attraverso la Svizzera e la Germania (ibid. pag. 400). — V. anche A. Vknturc, Storia, VII, i, 228 e segg. ;
F. Bacu, Millelrheinische Kunst, Francoforte, 1910.
" Ora comunemente attribuita a pittore della Germania meridionale; cfr. : C. Gebhaudt, Der Meisler
des Paradiesgartens {Rep. f. Kw., 1905, pag. 25 e segg.).
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
465
dell'Elogio funebre di Gian Galeazzo Visconti e la Madonna della Galleria
di Siena non escono dall'orbita dello stile del quale abbiamo osservata
la diffusione in molte regioni d'Italia, ma offrono anch'esse un addentel-
lato più profondo verso la Pittura transalpina.
Fig. 370. — Innsbruck, Ferdinandeum: il Giardino celeste.
Si confronti la tavola di Michelino da Besozzo con la Madonna della
collezione Aynard di Lione (fìg. 371). In questa corrispondono di molto
al dipinto del maestro lombardo la forma delle mani delle figure, il
modellare poco solido, il tipo stesso del Bambino. Anche il dittico franco-
fiammingo del Museo Nazionale di Firenze offre argomento di confronti
59
466
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
con l'opera di Michelino. Al quale venne pur attribuito, nel Museo di
Berlino, un tondo rappresentante l'Incoronazione di Maria (fìg. 372) che
per vero non gli appartiene, spettando invece a un pittore francese o fiam-
mingo affine all'autore del tondo della Pietà nel Museo del Louvre. E
si potrebbero paragonare la tavola di Siena e le miniature del codice
visconteo di Parigi anche a miniature franco-fiamminghe e a dipinti delle
primitive scuole tedesche ^ per scoprirvi delle affinità, derivate sia da
tendenze parallele nell'Arte delle
diverse regioni, sia da influenze
dirette della Pittura d' oltralpe
le quali agevolmente giungevano
a Milano con il concorrervi d'ar-
tisti d' ogni regione, di Francia,
di Fiandra, anche di Colonia, e
cogli attivi commerci.
La comunanza di relazioni
con le regioni transalpine, e i re-
ciproci rapporti tra Verona e
Milano, valgono poi a spiegare
le singolari somiglianze che so-
no fra lo stile di Michelino e
quello di Stefano da Zevio, e
che ritroveremo fra altri pittori
veronesi e lombardi.
Fig. 371. — Lione, Coli. Aynard: Madonna.
Al periodo nel quale pre-
dominò lo stile di cui abbiamo
tracciato la diffusione, seguirono
ben presto, nelle diverse regioni, dei frutti diversi.
Nelle Fiandre, i fratelli van Eyck, raccogliendo il risultato della lunga
preparazione, diedero una potente e originale impronta alla Pittura
oltramontana, che persistette durante tutto il Quattrocento, distinguen-
' Cfr. specialmenle : O. Fischer, Die altdeulsche Malerei in Salzbiirg, Lipsia, 1908. — L'altare di Pahl,
ora nella Gallerìa di Monaco, lia riscontri con la maniera di Stefano da Zevio e di Michelino, come, per
il colorito, le miniature del cod. lat. 15701 (Bibbia) della Staatsbibl. di Monaco, attribuite anch'esse alla
scuola di Salisburgo (lìg. 373).
LA PITTURA SUGLI INIZI DEL QUATTROCENTO
467
dola profondamente dalla Pittura italiana. Nell'Italia, in breve, fuori dagli
ultimi impacci gotici sorse, tutto nostro, lo stile del Rinascimento. Ecco
a F'irenze, dapprima, Masaccio aprir d'un tratto nuove sfere d'Arte, e la-
sciato il realismo superficiale di Masolino, scrutare profondamente l'animo
fca»-
Fig. 372. — Berlino, Museo: Incoronazione di Maria.
umano, dare ampia ed energica rappresentazione dell'universo essere ; a
Venezia, dagli ammaestramenti di Gentile da Fabriano, sorgere Jacopo
Bellini, precorritore di Andrea Mantegna e del figlio Giovanni; a Verona,
il Pisanello liberarsi dal lirismo manierato e dai convenzionalismi per
addentrarsi nell'intimo delle cose e fissare eternamente nei suoi bronzi
la personalità umana. S'interruppero allora i nascosti vincoli che avevano
468
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
unito insieme l'Arte di terre molto lontane : e ogni regione, ogni città in-
nalzò ben distinta la propria voce.
Nella Lombardia, durante tutta la prima metà del Quattrocento, per-
sistettero le forme stilistiche che si erano afTermate sugli inizi del secolo
nell'opera dei de Veris e di Michelino da Besozzo, si svolsero lentamente
entro la propria cerchia, e tardi si dileguarono dinanzi all'irradiarsi del-
l'Arte del Rinascimento.
,^^^g^^^j0m^^m^m^
r?r7^
^*nmt«mtt8<pmemtttttmtiTOttt
Fig. 373. — Monaco, Staatsbibl.: cod. lat. 13701.
Fig. 374. — Cremona, S. Luca: Contrasto dei tre vivi e dei tre morti.
LA PITTURA
NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
Dipinti vari. Antonino de Feraris da Pavia. — I discendenti di Miclielino da Besozzo.
— Leonardo da Besozzo. La sua Cronaca figurata. — Gli Zavattari. Loro origine
artistica. — Gli affreschi della casa Borromeo di Milano. — Affreschi rurali.
Sono copiose le notizie di pittori lombardi della prima metà del
Quattrocento \ ma scarse le opere, anonime in gran parte, e so-
vente anche tali da doversi attribuire ad artisti cosi mediocri che
giova lasciarli in una giusta penombra. Né dimostrano esse molta varietà
di tendenze che allora siano state nella Pittura lombarda, anzi si accor-
dano fra loro con insistente monotonia di stile.
La maniera dei De Veris, affine nell'intimo a quella di Michelino,
ma dotata di curiosi caratteri suoi, ebbe probabilmente più di un seguace
e continuatore. È da ricollegare ad essa il più singolare affresco votivo della
chiesa di S. Francesco di Lodi (fig. 375). Sullo sfondo bruno verdastro di un
' Cfr. specialmente : F. Ma.la.guzzi-Valeu[, Piltori lombardi del Quatlrocento, op. cit., passim.
470 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
riquadro orlato di ramoscelli fioriti, si eleva il trono della Vergine, tin-
teggiato di color di malva, con tenui gradazioni di luce : ha bizzarre forme
gotiche ; nelle sue cuspidi i fogliami sventolano come banderuole. La
Vergine, leziosamente elegante nella persona, è dipinta con gran
finezza : il manto bruno, soppannato di verde a iridescenze gialle, l'av-
volge in pieghe sinuose, nelle quali lo stile gotico ha delle ridondanze ba-
rocche ; la tunica, di verde azzurrastro, è così leggera da parer traspa-
rente ; il seno e il viso della figura, dalle lievi chiome gialline, sono tinti
di sfumature rosee azzurre e candide. È in ogni parte una virtuosità che
si compiace di tentare ogni compito difficile ; e ritrae niml)i trasparenti,
vesti sottili come veli ; e tocca nella delicatezza del colorire i limiti del-
l'indefinito.
Anche nelle fattezze e nell'atteggiamento della Madonna il pittore si
rivela raffinato seguace della maniera convenzionale già osservata negli
affreschi dei De Veris, alla quale egli dà nuove finezze; nelle altre figure
dell'affresco egli mostra tale tendenza a forme eccessive, e quasi alla ca-
ricatura, che a primo aspetto si sarebbe tentati di crederlo non italiano, ma
venuto forse d' Alemagna, portando seco quello strano suo manierismo.
11 S. Antonio eremita (fig. 376), ammantato di porpora scura il corpo
ronchioso, velato di un drappo cinereo il cranio deformemente enorme,
è grottesco nei lineamenti e ci mostra come l'artista giunga all'espressione
soltanto per mezzo di esagerazioni ; ma è anch'esso disegnato con finezza
degna d'un maestro non volgare. Il devoto inginocchiato sul terreno
erboso, ha lineamenti contorti, enfiate le orecchie, flaccide le mani : ogni
suo tratto dice il curioso manierato spirito del pittore.
Affine a Franco e a Filippolo de Veris, quasi discendente da loro,
l'ignoto maestro che dipinse in S. Francesco di Lodi, forse già nel secondo
quarto del secolo XV, non ti appare privo di somiglianze pur con Mi-
chelino da Besozzo se confronti la figura del S. Antonio coi santi della
tavola della Galleria di Siena.
Altra maniera seguì Antonino de F'eraris da Pavia che, nel 1419, di-
pinse la cappella di Aghinoro d'Acqualunga nella chiesa di S. Luca, a
Cremona \ Meglio che ai nuovi maestri, e a Michelino da Besozzo, del
' Lo Zaist (Notizie istoriche di piti, acuii, ed ardi, cremonese, Cremona, 1774, pag. 28) riporta da una
raccolta ms. (ii antiche iscrizioni l'intiera epigrafe ch'era dipinta su quelle pitture, le quali ai suoi tempi
più non si vedevano. Negli affreschi ora scoperti è tornato in luce anche un frammento di iscrizione che
corrisponde a quella (.... et mercator crem.. .. natus quondam domini bartholomei.... ,) così che l'identifi-
cazione dei dipinti con quelli eseguiti da Antonino de Feraris non è dubbia. 11 Caffi (// Castello di Pavia
in Ardì. SI. Lomb., Ili, pag. 543) afferma che nel 1419 Antonino lavorava a Pavia.
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
471
Fig. 375. — Lodi, S. Francesco: alVresco.
472
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 376. — Lodi, S. Francesco: S. Antonio eremita.
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
473
quale fu detto discepolo, l'arte sua può congiungersi a quella dei pittori
della fine del Trecento.
Gli atTreschi riapparsi di sotto l'intonaco nella cappella di S. Luca,
rappresentanti entro molti angusti riquadri le storie del Battista, sono
così malconci da non potersene fare sicuro giudizio. Tuttavia alcune note
di azzurro e di scarlatto vivissimo, che vi appaiono ancora qua e là,
forniscono sufficiente argomento per credere che sia opera di Antonino de
Feraris anche un grande dipinto del (Contrasto dei tre vivi e dei tre morti,
nella sagrestia attigua a quella cappella (fìg. 374). Si ritrovano in codesto
affresco i colori squillanti e le qualità di disegno che s'intravedono in quei
Fig. 377. — Cremona, Museo Civico": affresco.
guasti dipinti : d'altra parte, sia lo stile, sia le fogge delle vesti vi designano
i primi decenni del Quattrocento.
Un eremita, sulla porta della propria cella, indica la tomba scoper-
chiata ai tre cavalieri, i quali giungono coi falchi in pugno, e con leo-
pardi, seguiti da un fante che tiene i cani al guinzaglio, e porta la preda.
Nel disegno delle figure non v'è nulla delle gonfiezze gotiche proprie di
Michelino da Besozzo e dei De Veris ; anzi prevale un fare contenuto, e
alquanto secco, che rammenta lo stile dei frescanti e dei miniatori lom-
bardi della fine del Trecento.
Non dissimile dal Contrasto dei tre vivi e dei tre morti è un fram-
mento d'affresco ora nel Museo Civico di Cremona (fig. 377) che incli-
niamo ad assegnare allo stesso Antonino de Feraris ^
• Opere di transizione fra le forme stilistiche di Giovannino de' Grassi e quelle dei pittori lombardi
della prima metà del Quattrocento possono dirsi una tavoletta della Madonna fra due santi nel Museo
Civico di Pavia (coli. Reale, n. 80; cfr. A. Cglas.xnti, Gentile da Fabriano, Bergamo, 1909) e un'altra Ma-
donna del Museo Correr (II, 8) di Venezia.
60
474 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMRARDIA
Si diffondeva intanto sempre più ampiamente lo stile che aveva
trovato così nitida espressione nell'arte di Michelino da Besozzo ; in breve
esso doveva predominar tanto su ogni altra tendenza da informare, in
vario grado, quasi tutti i dipinti lombardi che ci sono rimasti della prima
metà del Quattrocento. E forse ciò avvenne non senza diretta azione
di Michelino stesso, del maestro che i contemporanei esaltarono sopra
ogni altro, il quale nella sua diuturna attività nei maggiori centri di Lom-
bardia, a Milano, a Pavia, aveva potuto spiegare una vasta e profonda
influenza sugli altri pittori lombardi.
Leonardo da Besozzo, il figlio di Michelino, non è colui che possa
dirsi discendere più intieramente dalla maniera paterna.
Nel 1421, egli era ancora col padre, e Io aiutava a lavorare nel duomo
di Milano ; ma poco più tardi dovette lasciare la Lombardia, per recarsi
nell'Italia meridionale, ove doveva esercitare a lungo la propria arte ^
Gli affreschi della cappella di ser Gianni Caracciolo in S. Giovanni
a Carbonara di Napoli '^, segnati col suo nome, furono certamente ese-
guiti dopo l'anno 1433, nel quale venne eretto nella cappella il mausoleo
del Caracciolo ; ed è verisimile che non si tardasse molto a ultimare con
quelli la^ decorazione del luogo, e ch'essi perciò fossero compiuti a non
grande distanza da quell'anno. La cupola della grandiosa costruzione
poligonale fu messa tutta di azzurro ; le pareti vennero istoriate, in doppia
zona, di scene della vita di Maria, di figure di santi a lato delle finestre :
nel basso, di una fascia con diversi episodi della vita eremitica, e d'uno
zoccolo a riquadri marmorei. Un'iscrizione, sotto l'affresco della Natività
di Maria, afferma che la cappella e il sepolcro di ser Gianni furono
dipinti da Leonardo da Besozzo ; ma in altro affresco, della Vita degli
eremiti, ricorre il nome del pittore Perinetto da Benevento ^ : conviene
perciò procedere cautamente, e distinguere da quella del collaboratore
l'opera del maestro principale.
I caratteri stilistici propri a Leonardo da Besozzo si possono osser-
vare nitidi nell'affresco della Natività della Vergine (fig. 378), che reca
' Gir. P. ToEscA, Michelino da B., op. cit. {L'Arte, 1905, 323) ; F. Malaguzzi- Valeri, Leonardo da B.
(Tiiieme-Becker, Kiìnstl.-Lex., Ili, 532).
2 H. Brockiiaus, Leonardo da Bisticcio {Gesamni. Sludien z. Kstgesch. fi'ir A. Springer, Lipsia, 1885);
L. Serra, Gli affreschi della Rotonda di S. Giov. a Carbonara {Boll. d'Arie, 1909, 121 e segg.).
^ Sotto la Natività è scritto : " Leonardus de Bissucio de Mediolano hanc capellam et lice sepulcruni
pinxit , ; nel primo riquadro della Vita degli eremiti : ' Perinect(us) de benivento pinxit ,.
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
475
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476
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
il nome del pittore lombardo. La scena non è concepita con una forte
percezione del vero. La prospettiva, l'equilibrio dello spazio, le propor-
zioni delle figure sono incerte, ed anche errate : tuttavia si ritrovano nel-
l'affresco dei tratti non trascurabili di un realismo che in alcune parti —
nell'episodio della donna intenta ad ammanire vivande, e nel gruppo
degli spettatori — volge lietamente alla scena di genere. Sul fondo grigio
delle architetture, le persone spiccano pei colori chiari e azzurri pre-
dominanti nelle lor vesti:
hanno visi coloriti di ro-
seo chiaro, modellati con
certa rapidità, con fattezze
ad ammaccature.
Ritroviamo i medesi-
mi caratteri stilistici quasi
in tutti gli altri alfreschi
della cappella : nelle fi-
gure evanide dei santi di-
pinte a fianco delle fine-
stre e presso il mausoleo
del Caracciolo, nell' An-
nunziazione (malamente
composta entro un me-
diocre sfondo architetto-
nico), nelle Esequie della
Madonna. Soltanto la Pre-
sentazione di Maria, più
robusta nel colore e più
rigida nel disegno, si può
sospettare esser stata ese-
guita dal pittore lombardo — che anch'essa ha le tinte chiare e azzurrine
a lui predilette — con la collaborazione di Perinetto da Benevento, il
quale, appunto nella zona sottostante, segnò del proprio nome uno degli
episodi della vita degli eremiti ^
Perinetto da Benevento si dimostra, in codesto afTresco (fig. 379),
discepolo di Leonardo da Besozzo ; distinto tuttavia dal maestro, per
Fig. 379. — Napoli, S. Giovanni a Carbonara.
Perinetto da Benevento: un eremita.
' Ma cfr. A. Venturi, Storia, VII, i, 275. — Sono da attribuire a Perinetto da Benevento soltanto i tre
primi riquadri della Vita eremitica.
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
477
crudezza di colorito e di disegno. E bene osservando questa sua opera,
pensiamo che siano da attribuirgli alcuni dei riquadri della vita ere-
mitica, non tutti ; perché nelle storie raffiguranti gli eremiti intenti alla
musica, in compagnia di un angiolo (fìg. 380) e quelli rivolti ad ascoltar
un sermone, a costrurre un edifìcio (fìg. 381), si veggono di bel nuovo i
caratteri stilistici propri a Leonardo da Besozzo. È anche verisimile
che spetti al pittore lombardo l'aver ideato tutte le singolari scene, che
hanno i loro remoti antece-
denti iconografici nell' Arte
bizantina e nella Pittura to-
scana del Trecento ^
Più che in ogni altro
affresco della cappella, in
quello della Incoronazione
della Vergine lo stile di Leo-
nardo da Besozzo si esplica
ingenuamente, libero da in-
tenti poco consentanei alla
sua natura, quali s'imposero
all' artista in altre scene (fi-
gura 382).
Quivi non v' è nessun
sforzo di rappresentare lo
spazio, di tracciare grandiosi
sfondi architettonici: la com-
posizione è compatta, affol-
lata di figure ristrette in un
medesimo piano, è ideata
intieramente con spirito di
artista decoratore. Intorno al gruppo centrale , nel quale le persone
sono occultate dai grandi manti fluenti e lumeggiati d'oro, si assiepano le
coorti degli angioli, gaiamente fiorite d'ogni colore. Svaria d'una in altra
schiera il colore delle armi, delle vesti ; e vi è tale ricchezza di tinte,
che fa rassomigliare l'affresco ad una miniatura. Il colorito delle carni,
più robusto e succoso nelle altre figure, è tenue e sfumato in quelle degli
Fig. 380. — Napoli, S. Giovanni a Carbonara.
Leonardo da Besozzo: gli eremiti.
' Nelle rappresentazioni della vita eremitica in tavolette bizantine, negli afl'reschi del Campo Santo di
Pisa, e nella tavola della Galleria degli Uffizi malamente attribuita ad Ambrogio Lorenzetti.
478
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
angioli, le quali hanno tale vispo aspetto infantile che ricorda le figure
della tavola di Michelino da Besozzo. Né meno delicati di colorito sono
i santi e i devoti, dipinti negli spigoli dell'affresco, taluni improntati for-
temente di carattere individuale, e anche ritratti fedelmente nelle fogge
del Quattrocento, altri segnati con l'esagerazione idealistica che si era
diffusa nella Pittura lombarda. Vi è anche qualche particolarità più mi-
nuta che giova a congiungere l'affresco di Leonardo da Besozzo all'arte
di Michelino e degli altri lombardi : la forma debole delle mani, inerti,
senza vita ; la rilassatezza dei lineamenti del viso, che semlira derivare
Fig. 381. — Napoli, S. Giovanni a Carbonara. Leonardo da Besozzo: gli eremiti.
al pittore dalla maniera paterna. Infine la composizione stessa dell'affresco
ha parallelo in dipinti lombardi \
Ma, osservate tali somiglianze con la Pittura lomJ)arda, è pur da ri-
conoscere negli affreschi di Leonardo da Besozzo qualche elemento nuovo,
probabilmente acquisito dal pittore nelle sue peregrinazioni lungi dalla
Lombardia. Le architetture degli sfondi di alcuni dei riquadri hanno assai
più somiglianza con quelle proprie ai pittori senesi della prima metà del
Quattrocento che con le fantastiche esili costruzioni di Michelino, del-
l'ignoto frescante del S. Francesco di Lodi e degli Zavattari. In alcune
' Nei dipinti di Biandrate, che fra breve ricorderemo, e in decorazioni absidali di chiese campestri.
LA PITTURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
479
Fig. 382. — Napoli, S. Giovanni a Carbonara. Leonardo da Besozzo: Incoronazione di Maria.
480
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
figure il disegno più fermo, e la forma più corretta che non siano nei
lombardi ci rammentano in qualche modo lo stile dei nuovi maestri fio-
rentini : osserva soprattutto il chiaroscuro d'un busto dipinto entro un
tondo, sotto l'Incoronazione della Vergine, nel quale è tanta finezza di
tratti e di modellato da avvicinarsi allo stile di Masolino da Panicale
(fig. 383).
Fig. 383. — Napoli, S. Giovanni a Carbonara. Leonardo da Besozzo: affresco.
In un affresco poi della chiesa di S. Giovanni a Carbonara, che già
da più anni abbiamo attribuito a Leonardo da Besozzo ^, le influenze
toscane sono anche maggiori.
Nella chiesa attigua alla cappella del Caracciolo l'artista dipinse non
soltanto alcune figure di santi nel mausoleo di re Ladislao, segnate anche
' L'Arte, 1905, pag. 323.
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
481
del suo nome \ ma ormai troppo guaste dal tempo, ))ensì anche una
gaia scena dell'Annunzìazione (fìg. 384). La composizione vi è assai meglio
equilibrata che nell'ugual soggetto dipinto nella cappella di ser Gianni
Caracciolo ; ma che l'affresco sia opera di Leonardo da Besozzo appare
certo se confronti la figura del S. Giovanni, che sta presso l'angiolo annun-
ziante, con gli altri dipinti del maestro e vi osservi i particolari manie-
rismi gotici, il debole disegno delle estremità, il colorito proprio del pit-
Fig. 384. — Napoli, S. Giovanni a Carbonara. Leonardo da Besozzo: Annunziazione.
tore lombardo. Dalla finestra della stanza erompono raggi di luce mentre
Gabriele sta inginocchioni sul suolo coperto di maioliche dipinte. L'an-
giolo è graziosamente coronato di rose ; e il panneggiato della sua tunica
è così semplice, tanta è la nobiltà del suo atto, e così puro il candore
del viso che il figliuolo di Michelino più che dal padre sembra aver
' Sotto la figura di un santo vescovo, tutta ridipinta, è l'iscrizione (" Leonardus de Bissucio de Me-
diolano ornavit „), ma non la data del 1428 che altri vi lesse.
61
482 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tratto profitto, per quella sua figura, dell' arte di Masolino da Panicale.
È ragionevole credere, riguardando alla sua perfezione, che l'affresco
sia posteriore di qualche tempo ai dipinti della cappella del Caracciolo,
e forse anche a un vasto lavoro di miniatura che pose Leonardo da
Besozzo in più intimo contatto con l'Arte toscana.
Appartiene ora alla famiglia Crespi di Milano un prezioso codice
miniato posseduto un tempo dalla collezione di Carlo Morbio, la Cronaca
figurata che reca scritto al suo termine: " Leonardus [de mediolano] de
Bissutio pinxit „. Nei fogli del codice, del quale già altri diede ampia de-
scrizione ^, si svolge la storia tradizionale dell'umanità, rappresentata
colle figure di uomini celebri, disposte cronologicamente, e precedute
dalla rappresentazione dei quattro elementi sotto specie di quattro diversi
animali. Ognuno dei fogli del codice è diviso in tre zone sovrapposte, nelle
quali sul fondo di azzurro oltr amarino campeggiano le figure miniate.
La prima carta mostra uno stile assai diverso da quello d'ogni
altra parte del libro ^ Le figure vi hanno un disegno più ampio, una
struttura anatomica più robusta che negli altri fogli, nei quali anche il
colorito è più raffinato, meno semplice : è anzi tale il loro vigore, che si
possono supporre disegnate da un qualche seguace dei grandi maestri
fiorentini del principio del Quattrocento (tav. XXVI).
Nelle altre carte i personaggi hanno proporzioni più svelte, linea-
menti delicati; in essi per vero si possono ritrovare somiglianze cogli
affreschi di Leonardo da Besozzo in S. Giovanni a Carbonara, e special-
mente con la figura del Battista dipinta presso l'Annunziazione. La fat-
tura è quasi sempre di estrema delicatezza : le carni dei visi, tinte leg-
germente di roseo come negli angioli della Incoronazione di Maria nella
cappella del Caracciolo, sono lumeggiate talora di sottili tratteggi bianchi,
a punta di pennello ; nelle vesti, è una gamma varia e delicata di colori,
dal bigio al roseo e al giallo vivo, al vermiglio, talvolta con tinte
cangianti. Il disegno ha una nobile correttezza, non sciolta interamente da
impacci gotici, ma volta tutta a certa severa sobrietà : l'artista appar gui-
dato da un sentimento della bellezza che gli affreschi di S. Giovanni a Car-
bonara non facevano presagire, se non forse nell'angiolo annunziante inghir-
landato di rose. Sono dignitosi in aspetto i profeti, i saggi antichi, i perso-
naggi illustri ; Semiramide, armata, sciolta la chioma ; Priamo, coperto le
' H. Bkockhaus, loc. cit.
2 Anche il Brockhaus (op. cit, 19) scorse la differenza tra quella e le altre carte, ma l'attribuì a
incertezza del miniatore.
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Tav. WVII. - Milano, coli. Crespi: Cronaca figurata lii Leonardo da Hesozzo.
LA PITTURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
483
Fig. 385. - Milano, coli. Crespi: Cronaca figurata di Leonardo da Besozzo.
484
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
armi argentee di un manto verde lumeggiato di giallo e soppannato di
bianco ; Mosè, vestito di tunica gialla e di un vivace manto roseo ; Eliseo,
illuminato di tenui luci bianche sulla tunica grigia ; Sardanapalo, con
calzari di carminio, con un manto iridescente dall'azzurro al roseo (fig. 385).
In tutte le figure svariano armoniosamente le tinte; il carattere è sovente
accennato con giustezza.
Dove le figurazioni son più complesse, più appare raffinata l'arte
del miniatore. Ercole che strozza Anteo sembra tratto da un marmo an-
tico, se non imitato da qualche scultura dei nuovi maestri del Quattro-
cento ; Europa passa sul candido toro, vestita d'azzurro, ondeggianti i
Fig. 386. — Milano, coli. Crespi: Cronaca figurata di Leonardo da Besozzo.
capelli l)iondi, gentilissima in atto; ha il viso colorito con grande finezza
di tinte chiare, e rapidamente segnato di bruno nelle ciglia, nella bocca
(fig. 386) ; Proserpina, esile nella lunga tunica di colore di malva e di
carminio, si curva leggiadramente sul fondo azzurro a cogliere fiori tra
l'erbe; Priamo tende le mani ad Elena che gli s'inchina presentata da
Paride ; Scipione sta ignudo, nobilmente atteggiato dinanzi ai senatori
(tav. XXVII); vi è un pio raccoglimento nell'Adorazione del Bambino
(fig. 387). In ogni parte traluce un senso della grazia, un'aurea semplicità
che suggerisce i nomi di Lorenzo Ghiberti e di Masolino.
Ciò induce facilmente a sospettare che la Cronaca figurata non sia
originale invenzione del pittore lombardo, bensì derivi da un esemplare
toscano ; e il sospetto si conferma anche per qualche osservazione estranea
LA PITTURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
485
all'intimo dell'opera : in una delle miniature, raffigurando una cittcà, l'ar-
tista imaginò un edifìcio simile a S. Maria del Fiore \
Il rappresentare figure d' uomini famosi per significar con esse le varie
età storiche, era uso divulgato nella coltura e nell'Arte medioevale, cosi
che non è duhhio che la Cronaca di Leonardo da Besozzo non sia stata
preceduta da una lunga preparazione iconografica. E fu opinato dal
Venturi ^ ch'essa abbia avuto a suo modello certi atTreschi eseguiti dal
fiorentino Giusto Menabuoi, nella seconda metà del Trecento, in una
cappella della chiesa degli Eremitani di Padova, dei quali un codice
membranaceo, posseduto dalla Galleria Nazionale di Roma, conterrebbe
gli schizzi originali.
Fig. 387. — Milano, coli. Crespi: Cronaca figurala di Leonardo da Besozzo.
Ma non possiamo, per molti motivi, convenire nel giudizio del Ven-
turi, al quale pur spetta il merito di aver scoperto il codice romano e di
averne proclamata la grande importanza.
Che Giusto Menabuoi abbia dipinto negli Eremitani di Padova una
serie cronologica degli uomini famosi, simile a quella riprodotta con or-
dine sistematico nella Cronaca di Leonardo da Besozzo e, frammentaria-
' Il Brockhaus (op. cit. pag. 22) trasse argomento dal vedersi sulla cupola di S. Maria del Fiore
anche la lanterna, e da particolarità di una veduta del Pantheon per dedurre che l'artista abbia eseguito
quelle miniature, o gli schizzi dì cui si giovò, tra il 1436 e il 1442.
2 A. Venturi, // libro di Giusto ne Le Gallerie Naz. II., IV, 345 e segg.; Io., Storici, VII, i, 274. Cfr. sulla
controversia sorta in proposito dell'attribuzione del Venturi: J. vox Schlosser, Zar Kenntniss der kiìnstler.
Ueberlieferung (Jahrb. d. Kstliist. Sanimi, d. ali. Kaiserh., XXIII, 327 e segg.); L'Arte, 1903, pag. 79 e segg.;
L. DoREz, La canzone delle Virtù e delle Scienze di Bari. Bartoli, Bergamo, 1903.
486
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
mente, nei disegni del codice romano, non è affermato da nessuna no-
tizia antica : è bensì certo ch'egli aveva affrescato in quel luogo le Arti
liberali, le Virtù, i Vizi, e figure di uomini celebri per questi o per quelle.
Ora non è a dubitare che alcuni fogli del codice romano, conte-
nenti delle figurazioni allegoriche, abbiano rapporto con quelli affreschi
di Giusto Menabuoi, dei quali sono ritornati in luce alcuni avanzi, seb-
bene non sia ancora bene chiarito se ciò provenga da dipendenza diretta
o dalla comune derivazione degli affreschi e dei disegni da un medesimo
prototipo. Quei fogli potrebbero anche essere stati disegnati dallo stesso
Giusto Menabuoi : lo consentono i loro caratteri stilistici, i quali accennano
appunto alla seconda metà del Trecento. Ma nel codice romano bisogna
distinguere le figure allegoriche dalle altre che rappresentano gli uomini
famosi. Quelle hanno schietto aspetto trecentesco, queste, come osservò
J. von Schlosser \ appartengono al Quattrocento, sia per nuova larghezza
di stile, sia per le fogge delle armi e delle vesti ; né si possono stimare
perciò opera di Giusto.
Fig. 388. — Milano, coli. Crespi: CronacaTigurata di Leonardo da Besozzo.
Fra questi ultimi disegni quattrocenteschi e la Cronaca di Leonardo
da Besozzo si trovano veramente gli stretti rapporti notati dal Venturi :
non somiglianze generiche di composizione, ma perfette rispondenze di
' J. VON Schlosser, loc. cit. — Gli argomenti forniti dalle fogge, dalle armi, dallo stile sono dei più
chiari per persuadere che una parte dei disegni del codice romano non può essere del Trecento.
lav. XWI. Mil:.ii<., coli. Crespi; Cronaca ligurala di Leonardo da Hes../,zo.
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
487
particolari secondari e trascurabili, negli atteggiamenti, nelle vesti, anche
nelle iscrizioni, suggeriscono che i disegni e la Cronaca, se non sono
uniti da relazioni più dirette, dipendano almeno da un esemplare co-
mune (fig. 388 e 389). E occorre vagliare le diverse ipotesi che si pre-
sentano.
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LXXXIX
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Fig. 389. — Roma, Galleria Nazionale: disegno del " Libro di Giusto „.
Che la Cronaca di Leonardo da Besozzo abbia servito di modello al
disegnatore del codice romano, afferma .1. von Schlosser; ma a tale opi-
nione contrasta l'osservare come nei disegni si trovi una maggior robu-
stezza di forme che nelle miniature: nelle figure degli eroi e delle eroine
il disegnatore del codice romano ha un'energia ignorata dal miniatore, il
488
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
quale è proclive a rendere esili le proporzioni dei corpi. Ora, sembra
poco verisimile che il disegnatore del codice romano, se modestamente
copiò l'opera di Leonardo da Besozzo, ne abbia tanto alterate le forme
rinvigorendole con cosi nuova energia.
D'altra parte non si può dire che i disegni abbiano servito di esem-
plare alla Cronaca miniata, sia perché in essi la serie delle figure sto-
riche è lacunosa e disordinata in confronto della sistematica disposizione
V. ( tir
^ "■.:^-
Fig. 390. — Torino, Bibl. Reale: cod. 102 (Cronaca figurala).
degli eroi ch'è nel codice di Leonardo da Besozzo, sia perché nella
Cronaca anche il colorito — l'uso dei cangianti, la predilezione di tinte
chiarissime — accenna a un'influenza della Pittura fiorentina del principio
del Quattrocento, e perciò è a credere che, se Leonardo da Besozzo si
attenne ad un modello, questo fosse colorato e non solamente disegnato
a contorni.
Tutto considerato, la congettura più verisimile è che Leonardo da
Besozzo abbia tratto partito della medesima cronaca miniata che fu
copiata in parte, e con poco ordine, anche dal disegnatore del codice
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
489
romano. Quella cronaca, ora perduta \ doveva esser stata eseguita a
Firenze nei primi decenni del Quattrocento, da artista seguace delle nuove
tendenze, affine agli ultimi maestri goticheggianti, a Masolino, al Ghiberti,
ma già partecipe anche dello stile dei nuovi pittori realisti, quali Paolo
Uccello e Andrea del Castagno.
Attendendo al suo nuovo lavoro Leonardo da Besozzo potè farsi più
familiare l' Arte toscana, la quale forse già aveva esercitato qualche
influsso su di lui, come appare negli affreschi della cappella del Carac-
Fig. 391. — Bologna, Bibl. Universitaria: cod 2197 (Avicenna).
ciolo, e più ne esercitò nell'Annunziazione dell'attigua chiesa di S. Giovanni
a Carbonara. Né è inverisimile che, col procedere degli anni, egli si al-
lontanasse sempre più dalle forme lombarde che ancora vedemmo preva-
' Può nascere sospetto che Io slesso perduto esemplare abbia servito a un'altra copia, debolissima,
della seconda metà del Quattrocento, ora nella Biblioteca Reale di Torino (cod. n. 102). È questa un codi-
cetto cartaceo nel quale le figure non sono disposte in zone diverse come nella Cronaca di Leonardo da
Besozzo ma occupano ciascuna un foglio. Gli atteggiamenti dei personaggi, e molte volte anche i colori
delle loro vesti, corrispondono a quelli della Cronaca milanese ma non senza qualche leggiera variante
come puoi vedere confrontando nei due codici la scena raffigurante .Scipione dinanzi al Senato (fìg. 390 e
tav. XXVIl). Anche il codice torinese contiene un prospetto della città di Roma come quello della Cronaca
di Leonardo da Besozzo illustrato dal Gregorovius {Una piemia di Roma nel Boll, della Cornili, arch. coni,
di Roma, 1881).
62
490
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
lere nel suo dipinto della Incoronazione della Vergine ; ma non abbiamo
modo di seguirlo in altre prove della sua operosità, che fu lunghissima
e si svolse tutta nel Mezzogiorno ^
Si potrebbero credere lavoro di Leonardo da Besozzo, o di qualche
suo prossimo seguace, le miniature di un codice ebraico di Avicenna
conservato nella biblioteca Universitaria di Bologna (cod. 2197) ^, ma
l'attribuzione che proponiamo non può dirsi intieramente sicura. Nella
Fig. 392. — Bologna, Bibl. Universitaria: cod. 2197 (Avicenna).
scena della visita del medico all'infermo (fig. 391) si osservi l'atteggiarsi
incerto delle figure, simili a quelle di alcuni spettatori nella Natività della
cappella di ser Gianni Caracciolo : il suolo è coperto di maioliche di-
pinte come nella Annunziazione di S. Giovanni a Carbonara, e la fattura
' Il SuiDA (Stiidien z. lomb. Malerei in Monatshefle f. Kiv., 1909, 471) compara alle opere di Leonardo
da Besozzo, attribuendole a scuola lombarda, due tavolette dell'Accademia di Bergamo che altri, con
miglior ragione, riferi alla maniera di Jacopo Bellini (G. Focolari, Dipinti ignoti di I. B. nel Boll, del Museo
Civico di Bussano, 1905).
- Cfr. P. GiAcosA, Magistri Salernitani, Torino, 1901, pag. 462 e segg.
LA PITTURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO 491
è rapida, con colore succoso, con tocchi audaci nei visi delle figure come
nelle altre carte del medesimo codice (fìg. 392j ed in parecchie delle mi-
niature della Cronaca figurata.
Nella Lombardia, in molti dipinti di ignoti autori, della prima metà
del Quattrocento, riappaiono variamente alterate, in diverso grado di
perfezione, le qualità stilistiche ch'erano nell'arte di Michelino da Besozzo.
E dato di intravederle negli svaniti affreschi della facciata della chie-
Fig. 393. — Milano, S. Maria presso S. Celso: affresco.
suola di S. Cristoforo sul Naviglio, presso Milano, decorata di figure di
santi entro alti tabernacoli gotici ; più chiaramente si scorgono in un
affresco della chiesa milanese di S. Maria della Porta, rappresentante la
Madonna col Bambino, nel quale il modellato gonfio e morbido dei corpi
e gli atteggiamenti leziosi rammentano la tavola della Galleria di Siena.
Dinanzi ad altro affresco, già sulla porta laterale della distrutta chiesa
di S. Giovanni alle case rotte, ora nel Museo civico di Milano, si è tentati
di pronunciare il nome dello stesso Michelino, tanto corrispondono alle
opere del maestro il disegno e il tenero colorito della Madonna col Bam-
bino e dei due santi. E, pur a Milano, in S. Maria presso S. Celso, un
altro affresco dello stesso soggetto può compararsi per il tipo delle figure
alle opere di Michelino, mentre già si approssima per maggiore sviluppo
492 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
stilistico ai maestri che meglio continuarono e svolsero le forme del prin-
cipio del Quattrocento, agli Zavattari (fìg. 393).
La decorazione della cappella detta della regina Teodolinda, nel
duomo di Monza, è il più cospicuo monumento a noi pervenuto della
Pittura lombarda della metà del secolo XV. Un'epigrafe, inscritta dai
pittori stessi, dichiara che le pareti della cappella furono ornate per opera
degli Zavattari nel 1444, e accenna che altri aveva allora già dipinto la
volta nella quale sono affrescate, sopra sfondi di stucco dorato, le figure
degli evangelisti e di alcuni santi seduti in alti troni \
Le pitture della volta differiscono chiaramente da quelle delle sotto-
stanti pareti sebbene non se n'allontanino molto per l'epoca loro o per
tendenze d'arte : le bizzarre forme gotiche dei troni, ornati di figurine
grottescamente contorte, e la ridondanza manierata del panneggiato vi
rivelano un artista che apjiartiene anch'egli allo stesso stile seguito dagli
Zavattari, sebbene sia più grossolano nel disegnare e aspro nel colorito.
Al medesimo ignoto maestro conviene pure attribuire l'affresco dell'arco
trionfale della cappella ove, sul cielo stellato, sta il Battista benedicente
fra due schiere di devoti vestiti di splendidi abiti signorili del Quattro-
cento — da un lato, presso un gentiluomo che porta il falco sul pugno,
è uno scudiere circondato dai cani — -, che fanno corteo al re Autari e alla
regina Teodolinda, fondatrice del duomo di Monza, della cui leggenda
gli Zavattari istoriarono tutte le pareti della cappella ^.
Quivi è uno sfolgorìo d'oro, un chiarore di tinte limpide e delicate
come nelle pagine di un libro preziosamente miniato. Gli sfondi sono tutti
coperti d'ornati di stucco dorato ; non hanno luce di paese, ma soltanto
qualche tratto convenzionale che indica la campagna, le città lontane ;
per lo più gracili architetture, cui lo stile gotico dà un aspetto fantastico,
formano uno scenario di maniera alle rappresentazioni senza punto tra-
sportarle nella realtà. Siamo di bel nuovo richiamati ai concetti conven-
zionali che Michelino da Besozzo e Stefano da Zevio avevano svolto
con incantevole maestria : non esatta percezione di spazio, di prospettiva,
di atmosfera che dia vita alle cose, anzi un affollarsi di figure, sovente
incerte nella loro struttura, malamente ristrette insieme entro edifici
' " 1444. — Suspice qui transis ut vivos corpore vultus — Peneque spirantes et signa simìllima verl)a
— De Zavatariis hanc ornavere capellam — Preter in excelso convexe pietà truine „. — Cfr. L. Beltrami,
La Cappella della Regina Teodolinda, Milano, 1891 ; A. Venturi, Storia, VII, i, 282 e segg.
2 Gli affreschi della volta sono molto ridipinti. — È affine alla maniera dell'anonimo pittore una
tavola dell'Annunziazione nell'Oratorio della Pia Casa di Monza.
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
493
d'una esiguità irreale, dinanzi a sfondi d'oro compatto ; non studio di
riprodurre il rilievo delle forme, gli effetti vari della luce sui corpi, anzi
un colorire tenue, senza chiaroscuro ; non ricerca di espressioni varie,
ma una tendenza a comporre ogni figura con grazia leziosa, con atteg-
giamenti di maniera.
v^e\ ,' .1 jimmi-jot-
Fig. 394. — Monza, duomo. Zavattari: Le esequie di Autari.
Eppure, con tale stile, il racconto ha negli affreschi degli Zavattari
un colore leggendario e uno splendore fantastico che un'Arte più realistica
non avrebbe saputo dargli ; talvolta, anche, sotto il grosso involucro di
convenzionalismi si sente scorrere una fresca vena di osservazione del
vero che giova ad avvicinare alquanto la leggenda alla realtà, senza spo-
gliarla tuttavia dei suoi colori favolosi.
494
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Nei molti riquadri, in cui la fantasia dei pittori mostra ora il suo
vigore, ora una certa spossatezza, fanno capolino continuamente le scene
di genere, in particolari impreveduti, in gesti, in costumi ricavati curiosa-
mente dalla vita reale.
La leggenda, copiosissima di
episodi, probabilmente ha sue fonti
dirette in antiche narrazioni che si
riferivano al duomo di Monza am-
pliando il racconto di Paolo Dia-
cono \
Giungono dapprima gli amba-
sciatori di Autari alla corte di Ga-
ribaldo. Accolti in un fantastico edi-
fìcio, s' inginocchiano fra i corti-
giani mentre i donzelli trattengono
i cavalli nella campagna, ove un
lepratto si pone in salvo fuor dai
rumori. Il mescersi di fantastico e
di osservazioni tratte dal vero rende
attraente la composizione : e non è
spiacevole la graziosa incoerenza
degli atti delle persone, che con
essa si accordano i molti manieri-
smi sparsi per ogni parte del di-
pinto.
Nel medesimo tono prosegue
poi il racconto, che sarebbe vano
seguire in ogni suo tratto. Vanno
gravi i cavalieri su possenti cavalli;
muovono dalle città colorite con
vaga fantasia puerile attraverso le
campagne accennate da qualche se-
gno convenzionale: e sullo sfondo
d'oro sembran personaggi di una fiaba. Sopra una candida chinea Teo-
dolinda si avvia coi suoi alla volta d'Italia ; fra il corteo nel quale gentil-
Fig. 395. — Monza, duomo.
Zavattari: le nozze di Teodolinda (particolare).
^ A. Venturi, Storia, loc. cit. — Non credo sia conveniente dilungarsi nel descrivere e interpretare le
molte scene, il soggetto di alcune delle quali non è abbastanza determinato.
LA PITTURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
495
uomini e dame sfoggiano le vesti più ricercate — al)iti ricamati, strane
acconciature di veli —, va assorta, avvolta nella lunga veste fluente; e
non mancano di giusto movimento la sua cavalcatura e lo scudiero che
prestamente la precede. Si svolgono poi fra lo splendore delle vesti e di
Fig. 396. — Monza, duomo. Zavatlari: la corte di Teodolinda.
stucchi dorati, le storie della pia regina, della fondazione del duomo di
Monza, della protezione che il Battista accordò ai Longohardi.
Talvolta i personaggi hanno uno schietto aspetto individuale, sono
ritratti dal vero, come si vede in qualche figura delle Esequie di Autari
(fìg. 394) ; più sovente ricavati quasi da un medesimo stampo, non sono
496
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
tuttavia privi di grazia : hanno visi rotondeggianti, quasi infantili, con
minuziosi lineamenti, labbra leziosamente arcuate, iridi natanti.
A volte i pittori s'industriano a vincere l'angustia consueta delle loro
composizioni. Così, ove Autari inanella Teodolinda la scena, come in
Fig. 397. — Monza, duomo. Zavallari: il banchetto nuziale di Agilulfo e Teodolinda.
altri episodi, occupa due pareti attigue, e l'angolo che queste l'ormano
insieme giova a dare ad essa una certa ariosità : si accalca nello sfondo
la turba dei cavalieri, e intorno agli sposi è la folla leggiadra dei corti-
giani. Fra i quali giova osservare una fanciulla vestita di lunghissima
tunica chiara, figura squisita negli atti e nella purezza del viso (fìg. 395).
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
497
Di tratto in tratto, specialmente ove il tempo piìi ha risparmiato il
colore degli atrreschi, l'arte degli Zavattari avvince l'attenzione. Nella
scena rappresentante la regina fra i snoi consiglieri (fìg. 396) si alternano
i ritratti e i tipi convenzionali nelle fignre disposte con poco garbo entro
uno spazio troppo angusto, ma la regina, vestita d'una lunga tunica che
ne vela l'esile persona, è colorita in viso con delicatezza incomparabile
di tinte rosate, è tutta improntata di grazia e di verecondia nel suo atto
Fig. 398. — Monza, ciiiomo. Zavattari: afTresco.
quasi di fanciulla. Nell'episodio delle nozze di Agilulfo, e in quello del
banchetto nuziale, sono ingenuamente rispecchiati gli usi del Quattrocento:
presso la mensa, alla quale siedono gli sposi e i convitati, i trombettieri
alzano suoni, mentre i paggi portano i vassoi e le coppe ricolme di
confetti (fìg. 397). Nella narrazione della caccia prodigiosa che precedette
la fondazione del duomo di Monza, si manifesta una vigorosa fon-
tasia (fìg. 398 e 399) ; e ancor piìi nel vasto affresco che rappresenta
come un eremita distogliesse l'imperatore Costante dall'assalire il regno
dei Longobardi (fìg. 400). Quivi la scena è più ampia che di consueto,
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498
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
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LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
499
popolata di torme di guerrieri irti di armi ; con la profetica figura del
vecchio eremita che si afTaccia dal suo recinto di stuoie fa contrasto il
giovane e fiorente principe coronato di lauro, coperto tutto d'armi, che
un tempo dovevano brillare di argento.
Fig. 400. — Monza, duomo. Zavattari: Tiniperalore Costante e l'eremita.
Per tutto, nelle carni, nelle vesti, era un'estrema leggerezza di tinte
chiare, di azzurri trasparenti che davano agli affreschi l'aspetto brillante
delle miniature ; ora forse in nessuna parte essa appare così intatta dai
guasti cagionati dagli anni e da restauri come nella scena raffigurante
la regina fra gli orafi che preparano i doni preziosi per il duomo di
Monza : nei visi di Teodolinda e delle sue compagne è uno sfumare dolce
di teneri colori rosei, una rara morbidezza di modellato (fig. 401).
500
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Non alìbiamo argomenti per determinare con sicurezza quali fra i
diversi pittori della famiglia degli Zavattari, che operarono a mezzo il
Quattrocento, abbiano eseguito gii affreschi di Monza ^ Che questi siano
lavoro di più artisti, come è affermato nella iscrizione, appare anche da
lievi differenze di stile che si possono osservare qua e là : in alcune parti
il disegno non ha la morbidezza ch'è negli affreschi migliori, il colorito
è meno delicato : e ciò indica che collaborarono insieme almeno due ar-
tisti di diverso valore ^.
Fig. •101. — Monza, duomo. Zavattari: Teodolinda fra gli orafi (parlicolare).
Donde essi abbiano derivata la loro arte non è ormai arduo il de-
terminare. Il mescersi strano di realismo e di convenzionalismi gotici ch'è
nel loro stile non può meravigliare : esso corrisponde al carattere più
' Già il Beltrami (loc. cit., 11) ha raccolto dagli Atti della Fabbrica del Duoino di Milano notizie dei
diversi pittori clie la famiglia degli Zavattari ebbe nel Quattrocento: nel 1404 lavorava pel duomo di Milano
Cristoforo Zavattari; nel 1414 e 1417, Franceschino ; nel 1456 e 1459 Ambrogio dipingeva delle immagini.
Nel 1465 i fratelli Zavattari dipìngevano gli alfreschi, ora scomparsi, di S. Vincenzo in Prato a Milano
(Ffoulkes-Maiocchi, V. Poppa, op. cit, 2.3). Più tardi, nel 1475, Gregorio Zavattari eseguiva un affresco nel
Santuario di Corbetta. — Ma non abbiamo nessuna opera firmata dei tre primi che ci dia di vedere a
quali tra loro spetti la decorazione della cappella di Monza. Il Cavalcaselle (A Hislorij of Painling in A,
Ilaly, Londra, 1871, II, 63) l'altribuì a Cristoforo e Francesco Zavattari.
^ P. ToESCA, Disegni di antica scuola lombarda (L'Arte, 1907, 53),
LA PITTURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO 501
singolare che osservammo nella Pittura di molte regioni sul principio
del Quattrocento ; con la quale si conlanno anche la propensione a ritrarre
scene di genere, lo studio accurato del costume, la ricerca naturalistica
nel rappresentar gli animali.
Per siffatti caratteri gli affreschi degli Zavattari richiamano alla mente
anche le opere del Pisanello, e soprattutto se osservi come certi scorci
di cavalli ahhiano riscontro nel grande affresco del maestro veronese in
S. Anastasia. Già il Pisanello aveva lavorato a Pavia in servigio del duca
di Milano, e collahorato a quelle decorazioni delle sale del Castello
.visconteo che dovettero essere fra le maggiori intraprese della Pittura
nella Lombardia : potè così la sua arte, nella quale erano magnificate le
qualità estetiche pur già difTuse fra i pittori lombardi, influire sugli
artisti locali.
Non si ritrovano tuttavia negli affreschi degli Zavattari riflesse le
virtù pili alte del Pisanello, la potenza drammatica, la forte percezione
dello spazio, sì che non è da ricollegare molto strettamente al maestro di
Verona l'arte dei pittori di Monza.
Né sarebbe ragionevole l'attribuire a Masolino da Panicale la forma-
zione artistica degli Zavattari, come taluno ha fantasticato. Il maestro
toscano, che già verso il 1424 aveva dipinto a Castiglione d'Olona e,
l'anno 1435, vi aveva composto il suo capolavoro, negli affreschi del
battistero, sebbene mosso anch'egli dalle tendenze che animarono Mi-
chelino da Besozzo, Gentile da Fabriano e il Pisanello, aveva dato in
breve un'impronta nuova al proprio stile, così che per la ricerca della
prospettiva, del paesaggio, della espressione personale, per l'arguzia del
racconto, egli può dirsi essere stato fra i pionieri della nuova Arte toscana.
Tali sue qualità specifiche non si ritrovano punto riflesse negli affreschi
di Monza, i quali, se per il loro tenue colorito si possono talvolta com-
parare con quelli del battistero di Castiglione d'Olona, non hanno comune
con questi né la finezza del disegno, né l'elevatezza di concetto, e nem-
meno quelle umili particolarità di stile che sole potrebbero provare una
diretta dipendenza degli Zavattari da Masolino.
Da altre origini muovono i frescanti di Monza : dall'arte di Michelino
da Besozzo. La tavola della Galleria di Siena, e le miniature dell'Elogio
di Gian Galeazzo Visconti, prepararono gli affreschi del duomo di Monza:
in essi sono la piena prevalenza di concetti decorativi, il manierismo
goticheggiante, il colorito che persistono nelle opere dagli Zavattari. E
anche il tipo delle figure, ora grottescamente esagerato, ora di una mi-
502
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
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LA PITTURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
503
nuzia leziosa, congiunge alla maniera di Michelino gli affreschi di Monza
che di quella si possono affermare esser la più hella derivazione.
Ai medesimi decoratori della cappella della regina Teodolinda è da
attribuire un affresco della Crocifissione, ora nella biblioteca Capitolare
di Monza, in cui lo sfondo dorato, il colore delicato del Cristo e degli
angioli che gli turbinano intorno rispondono appieno alla loro maniera.
E anche altre opere ci è dato di assegnare agli Zavattari.
Fig. 403. — Milano, casa Borromeo: afl'resco.
A Milano, nella casa dei Borromeo, che è raro esempio dell'antica
architettura privata in Lombardia, dalla grande porta si accede in due
cortili, dei cpiali il più interno un tempo era tutto dipinto nelle pareti
e nel portico. Sul muro di fondo, e nell'attigua parete di sinistra, ove
già altri vide rappresentato un Trionfo del Petrarca, non restano che larve
di figure quasi indecifrabili tra il fiorire e lo scrostarsi degli intonachi.
Quivi, nel 1825, il Cattaneo lesse il nome di Michelino da Besozzo : né
504
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
al)l)ianio ora maniera di confermare o di smentire la notizia ch'egli solo
ci ha lasciato. Ma sulla parete di destra rimane ancora un tratto ben con-
servato degli antichi affreschi ; e sebbene esso non manchi di affinità
con la tavola di Michelino da Besozzo, trova maggior riscontro negli af-
freschi di Monza, sì che può essere attribuito agli Zavattari (fig. ,402).
Entro un navicello, ingombro di sartie, veleggia una brigala di' giovani
e di donzelle, di gentiluomini con falchi, vestiti dei bizzarri e signorili
abiti della metà del Quattrocento. L'espressione leziosa delle figure e la
Fig. 404. — Milano, S. Euslorgìo: affresco.
forma dei visi, rotondetti, con boccucce arcuate, con iridi natanti, corri-
spondono del tutto ai caratteri degli atfreschi di Monza, sebbene in questi
il modellato sia alcun poco meno vigoroso.
Due altri frammenti, con figure di fanciulli che suonano il liuto,
tolti certamente alla decorazione del portico, mostrano anche più nitida
la maniera degli Zavattari (fig. 417) ^
Non diverso stile appare negli affreschi, assai malconci, che decorano
' Ricordiamo anche due piccoli frammenti della collezione del principe Trivulzio provenienti dalla
cappella della regina Teodolinda.
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
505
Fig. 405. — Milano, S. Maria presso S. Celso: disegno.
una sala a terreno di 'casa
Borromeo, attigua al cor-
tile. Sulla parete meglio
conservata è dipinta una
burrasca: in una nave sbat-
tuta dalle onde impetuose
i noccbieri fanno getto del-
le merci, o si buttano a
pregare, mentre tre santi
appaiono librati nel cielo
presso r albero maestro
(fig. 403). Sebbene il colo-
rito sia diventato opaco
pei danni del tempo, si
riconosce nei visi, dalle
forme gonfie e flosce, nel panneggiato composto in modo convenzionale,
lo stile degli Zavattari. Fra altre figure specialmente la santa cbe appare
in cielo ba perfetto paragone negli affrescbi del cortile e in quelli della
cappella di Monza.
Ad artista molto prossimo agli Zavattari appartengono gli affrescbi
della volta della cappella Torriani nella cbiesa di S. Eustorgio di Mi-
lano, dei quali tuttavia non può darsi sicuro giudizio, perché sono in
pessimo stato (fìg. 401). Ad
essi furono riferiti, quasi ne
fossero degli schizzi, due di-
segni della raccolta His de la
Salle nel Museo del Louvre,
i quali, a vero dire, non han-
no piena rispondenza di com-
posizione cogli affreschi, ma
tuttavia si possono credere di
un maestro lombardo ^
Dimostrano molto i)iìi chia-
ramente lo stile degli Zavat-
tari due fogli conservati nella
Fabbrica della chiesa mila- i
' L. DE T.\uziA, \illor Pisano (L'Art, 1882, 224).
Fig. 400. — Milano, S. Maria presso S. Celso: disegno.
64
506
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
nese di S. Maria presso S. Celso. Nell'uno, sopra carta preparata di roseo,
è segnata a tratto sottile di punta d'argento, e vivamente lumeggiata di
cerussa, la figura d' una donzella seduta, con l'ampia fronte scoperta e i
capelli raccolti in una delle fogge che usavano a mezzo il Quattrocento,
col falco sul pugno e un cagnolino in grembo (fìg. 405) ; nell' altro, è
rappresentata la Giustizia (fìg. 405). Le forme del panneggiato e dei visi
delle due ligure concordano pienamente con lo stile degli Zavattari, anzi
nella loro diversa finezza sembran riflettere la diversità di maniera ch'è
pure negli affreschi di Monza.
Fig. 407. — Milano, Casa Borromeo: un giuoco
Delle decorazioni dipinte nelle case e nelle dimore signorili di Lom-
bardia nella prima metà del Quattrocento, ricordate da documenti e da
antiche descrizioni, sono raro esempio quelle conservate nel palazzo del
cardinale Branda a Castiglione d' Olona. Colà Masolino da Panicale
aveva dipinto le pareti d'una sala con affreschi dei quali non è conser-
vata che una parte, lo sfondo di un vasto paesaggio di colline coronate
di torri e di castelli ; un mediocre decoratore lombardo ornò un'altra
sala con imprese e con motti con figure di putti ignudi, intenti a lavori
campestri, a cogliere frutti dagli alberi che sorgono sul fondo rosso scuro
delle pareti, un tempo coperto d'azzurro oltramarino.
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
507
Ma più prezioso saggio delle decorazioni ch'erano frequenti nelle
case lombarde sono gli affreschi d'una saletta a terreno nel cortile di-
pinto di casa Borromeo, i ([uali ancora ci schiudono la [)iù vaga visione
del passato.
Fig. 408. — Milano, casa Borromeo: alTresco.
Sotto il soffitto a travi, con lacunari dipinti di motti e imprese,
tre delle pareti della piccola sala, illuminate dall'ampia finestra che s'apre
verso il cortile, sono coperte di affreschi. Il tempo le ha sfiorate, ha tolto
l'oltremare che copriva la preparazione rossa del cielo e delle acque,
sulla quale ora spiccano troppo fortemente le composizioni. In mezzo a
508
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
campagne erbose — sorgono alti gli alberi e, in distanza, tra bassi mon-
ticelli, s'intravedono degli stagni — giovani e donzelle attendono a lor
giuochi. Ora si trastullano, quasi facendo la catena insieme, e una delle
fanciulle percuote con la palma la mano di un giovane inginocchiato
(fìg. 407). Le loro svelte figure sono vestite di fogge raffinate. La don-
Fig. 409. — Milano, casa Borromeo: affresco.
zella che campeggia nel mezzo ha una bianca tunica, con maniche ca-
pricciosamente frappate, che l'avvolge di grevi pieghe ombreggiate sottil-
mente di colore di malva rosata ; i suoi capelli biondi, raccolti in
bizzarra acconciatura, lascian denudata la cervice e l'alta fronte ; incerta
nei movimenti, anzi nella struttura stessa delle membra, è tuttavia piena
di grazia (fìg. 408). L'altra donzella che percuote al giuoco il giovane
inginocchiato, è arguta in viso, artificiosa nell'acconciatura (fig. 409) ; si
LA PITTURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
509
distingue, al pari delle altre figure, da quelle dei dipinti degli Zavattari
per le alte proporzioni del corpo, per il solido disegno delle mani e del
viso : soltanto il manierismo del panneggiato collega gli afTreschi di Monza
a quelli della saletta dei Borromeo.
In altra parte le donzelle, sole, sono intente al gioco della palla,
dinanzi al consueto sfondo delle colline schematiche e livide, sotto grandi
alheri di melagrano (fig. 410). Scarso è il movimento delle figure; le quali
Fig. 410. — Milano, casa Borromeo: il giuoco della palla.
son anche povere di vita, eppur ci attraggono per il delizioso manierismo
delle loro persone, per l'eleganza dei colori e delle vesti. L'agile fanciulla
che percuote la palla col mazzuolo, nel lungo iluire della sua bianca
tunica appare inverisimilmente esile e graziosa (fig. 411) : le sue com-
pagne, atteggiate con monotonia, uniformi anche nell'aspetto del viso, sono
leggiadre pei colori chiari e cangianti delle loro vesti variate.
Indi si adunano giovani e donzelle a un tavolo, nel mezzo della
campagna, per il giuoco dei tarocchi (fìg. 412 e 413) : sono eleganti figure,
solidamente formate, le quali, se non giungono a darci una visione intima
510
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
della vita del passato, ne manifestano curiosamente l'aspetto esteriore
(tav. XXVIII).
Delle svariate congetture fatte intorno al pittore della sala di casa
Borromeo, nessuna è soddisfacente ^ Mancano anche notizie sicure per
Fig. 411. — Milano, casa Borromeo: affresco.
stabilire l'epoca in cui gli affreschi furono eseguiti ; la quale si può, ap-
prossimativamente, determinare a mezzo il Quattrocento, sia per le fogge
' Nei libri maslri conservati nella stessa sala di casa Borromeo non abbiamo potuto trovare nessuna
notizia intorno agli affreschi. I più antichi (nn. 1, 2, 3, 4 del 1421, 1424, 1427) sono registri di Vitaliano
Borromeo tesoriere ducale: vi si trovano notate delle vendite di azzurro d'Alemagna (mastro n. 4, fol. 24:
vendita al pittore Gerolamo da Corbetta). Nel mastro di commercio degli anni 1451 e 1452 si trovano segnati
dei conti del pittore Cristoforo Moretti, che più oltre ricorderemo; ma non possiamo assegnare al Moretti
gli affreschi della sala.
Tav. XXVIII. — Milano casa Borromeo: il giuoco dei tarocchi (particolare).
LA PITTURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
511
delle vesti delle figure, sia perché un antico graffito che abhiamo ritrovato
nell'angolo di sinistra dell'affresco del giuoco dei tarocchi esclude un'epoca
più recente nel primo decennio della seconda metà del secolo XV ^
Che gli afTreschi siano opera di Michelino da Besozzo fu afi'ermato
quando ancora non si conosceva nessun'opera sicura del pittore lom-
bardo : e l'asserzione, infondata, si perpetuò poi come cosa certa ^. Essi
dimostrano invece uno stile assai distinto da quello della tavola di Siena,
un colorire meno leggero, un disegno più preciso: segnano nello svolgersi
Fig. 412. — Milano, casa Borromeo: il giuoco dei tarocchi.
della Pittura lombarda uno stadio più recente di quello cui appartiene
Michelino.
Anche il nome di Masolino da Panicale fu pronunciato da chi si
accontentò delle somiglianze superficiali che si possono osservare fra alcune
delle figure femminili negli affreschi dei giuochi e l'Erodiade dipinta nel
battistero di Castiglione d'Olona, cagionate dalla identità delle acconcia-
ture più che da rispondenze di stile. Manca al pittore della sala di casa
Borromeo la finezza di fattura, il sentimento della prospettiva, del pae-
' In tal luogo è graffila la data 145.
-' Cfr. A. Pebaté, La peinture il. (A. Michel, Hisloire de l'Ari. Ili, 632).
512
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
saggio e dei movimenti dell'animo che sono pregio del maestro toscano.
Né occorre poi indugiare a rillettere come gli affreschi della sala siano
distinti da quelli del Pisanello, sebbene, per la precisione del disegno,
si possa credere che il grande maestro di Verona abbia inlluito sul loro
autore.
Fig. 413. — Milano, casa Borromeo: affresco.
Se SÌ confrontino invece cogli affreschi di Monza e con quelli del cortile
della stessa casa Borromeo si ritrova a quale cerchia d'arte essi apparten-
gano : qualche affresco della cappella di Monza, nel quale il disegno è
più secco e il modellato più robusto, è prossimo molto alle pitture di casa
Borromeo, nelle quali anche il tipo di alcune figure si avvicina a quello
prediletto dagli Zavattari. Crediamo pertanto che la decorazione della
LA PITTURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
513
sala sia stata compiuta verso la metà del Quattrocento da un maestro
affine ai pittori della cappella di Monza, inspirato ai loro medesimi
princìpi, ma più di loro lontano ormai dall'arte di Michelino da Besozzo.
Le medesime forme stilistiche che appaiono nei più diretti seguaci di
Michelino, negli Zavattari e nel frescante di casa Borromeo, si rifrangono
variamente in numerosi affreschi della ])rima metà del Quattrocento,
Fig. 414. — Monzoro, chiesa: afiresco.
sparsi in ogni luogo di Lombardia, che non è opportuno di enumerare
tutti poiché in gran parte son opera di pittori secondari, o al tutto ru-
sticani.
Nella chiesa di Monzoro, presso Milano, un affresco rappresentante
il Crocifìsso fra diversi santi può comporsi fra i dipinti affini allo
stile di Michelino e degli Zavattari (fig. 414) : ha tuttavia una sottigliezza
di segno nei visi delle figure e una sobrietà di forme che sono sue
proprie. Così gli affreschi di un'absidiola della chiesa di S. Lucia di
Cremona, nella quale è dipinta l'Incoronazione della Madonna fra molti
angioli, si distinguono per un drappeggiare rigido che rammenta ancora
65
514
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
la maniera di Antonino de Feraris (fìg. 415). Altri dipinti, ora trasportati
nel Museo cremonese si approssimano invece di più, nel disegno gonfio
Fig. 415. — Cremona, S. Lucia: affresco.
e nel modellato, allo stile degli Zavattari : sopra tutti, un affresco rap-
presentante la Vergine fra i SS. Cosma e Damiano, segnato con l'anno 1448.
LA PITTURA NELLA FRLMA META DEL QUATTROCENTO
515
A Lodi fra i molti dipinti votivi della chiesa di S. Francesco \ alcuni
appartengono a questo stadio della Pittura lombarda, che ha pur lasciato
tracce nell'antica chiesa di Castel S. Pietro presso Balerna, e in moltissimi
luoghi del contado lombardo, sovente per opera di artisti d'estrema roz-
zezza : negli affreschi dell'alpestre chiesa di S. Bernardo di Montecarasso,
presso Bellinzona, eseguiti in parte nel 1427^; nei dipinti, di varia epoca,
della chiesuola del Carmino presso Cannobio -^ ; in quelli del 1442 nella
Fig. 416. — Milano, Museo Civico: affresco.
' È assai prossimo alla maniera degli Zavattari un affresco rappresentante la ^ladonna seduta a terra
col Bambino, al termine della navatella sinistra. Su altre iiitture del S Francesco di I.odi, spettanti alla
prima metà del Quattrocento, vedi pag. 534.
^ Rahn, Wandgein., 39 e segg. — Singolare per la persistenza delle tradizioni iconografiche è la rap-
presentazione dei mesi dell'anno dipinti nello zoccolo della parete ove si trova anche la Crocifissione con
la data suddetta. Così nella chiesa di S. M. de' Ghiri) a Campione gli alfreschi trecenteschi delle storie del
Battista hanno uno zoccolo dipinto con le figure dei mesi.
^ Sul sinistro fianco della chiesuola, all'esterno, in un allVesco della Adorazione dei Magi è segnato
l'anno 1431, sotto la figura di un santo vescovo il 1439: entrambi i dipinti riflettono, ma in modo rozzis-
sìmo, lo stile lombardo della prima metà del Quattrocento. Nell'interno è conservata la decorazione di
una delle volte con storie di S. Bartolomeo dipinte, forse nel secondo quarto del sec. XV, da un maestro
mediocre che mostra qualche affinità cogli Zavattari, ma ha un disegnare rigido e un colorire senza ri-
lievo. — Notiamo che il rozzissimo trittico di Battista da Legnano conservato nella stessa chiesa non ha la
data del 1429 (cfr. F. Malaguzzi-Valeri, Pittori loiub., op. cit., 207) ma del 1529. Cosi sono del 1512, non
del 1412, certi affreschi della chiesa di S. Giacomo di Livo.
516
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
chiesa di Biandrate, nel Novarese, rappresentanti un Giudizio universale
nel quale appare già qualche accenno alle forme grossolane degli affreschi
rustici piemontesi^; e in troppe altre pitture campagnuole eh' è bene di
trascurare ^. Ma forse le tendenze stilistiche alle quali gli Zavattari die-
dero nobile forma non ebbero mai una esplicazione pili umile che a
Milano stessa, nell'affresco che decorava le pareti d'un'antica casa, ora
demolita, con una fanciullesca rappresentazione del viaggio e della ado-
razione dèi Magi (fig. 416) ^.
' Gli afrreschi dell'atrio della chiesa di S. Colombano di Biandrate recano inscritta la data 1444.
Anche più prossima alle forme rustiche piemontesi è la decorazione dell'abside d'una chiesa campestre
a Vicolungo, presso Biandrate.
^ Ricordiamo tuttavia, come più notevoli fra i molti rozzissimi, anche i seguenti dipinti che appar-
tengono al medesimo periodo stilistico. — 1. Abbiategrasso, facciata del duomo: affresco della Madonna in
trono col Bambino, ridipinto in parte. — 2. Ascona, chiesa del collegio: affreschi nel coro. — 3. Cavenago
in Brianza, S. Maria in campo: affreschi votivi (metà del sec. XV). — 4. Livo, cappelletta sulla strada di
Peglio : avanzi della decorazione dell'abside (Cristo fra i simboli degli evangelisti). — 5. Oggebbio, oratorio
di Cadesino : affresco dell'Ultima Cena (singolare forma rustica dello stile lombardo del principio del
sec. XV). — 6. Vespolate, chiesa di S. Giovanni: affresco della Madonna fra i SS. Cosma e Damiano.
^ L'affresco, ritrovato in una casa di via Bigli, fu trasportato in parte nel Civico Museo.
Fig. 417. — Milano, casa Borromeo: affresco.
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Fig. 418. — Parigi, Bibl. naz.: ms. it. 118 (Tilo Livio).
LA MINIATURA
NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
Sue rispondenze con la Pittura. Manoscritti vari. Tarocchi miniati. — Il miniatore
del ms. it. 131 della bibl. Nazionale di Parigi. Suoi seguaci. — 11 miniatore del-
l'ufìziolo di Filippo Maria Visconti. Sua influenza. — Dissolversi della vecchia
maniera nella seconda metà del Quattrocento. Manoscritti vari.
L opera dei miniatori lombardi nella prima metà del Quattro-
cento fu copiosa, s' accordò con quella dei pittori : e se non
ha, nel divenire dello stile, l'importanza ch'ebbe sulla fine del
Trecento, giova tuttavia a meglio determinare, e a completare di molto
l'aspetto della Pittura.
Lo stile afTermato da Michelino, seguito e sviluppato dagli Zavattari
e dagli altri frescanti, si ritrova, in vari gradi del suo svolgersi, anche
in molti manoscritti miniati.
Un Boezio della biblioteca Malatestiana (ms. S. XIV. II : " De conso-
latione philosophiae „) ^ di Cesena è deliziosamente ornato nella sua
' Nel frontespizio si trova lo stemma dei Gonzaga insieme con altro a noi ignoto. Gli ornati di molte
carte rassomigliano a quelli che usò Pietro da Pavia.
518
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
prima carta (tav. XXIX) con fregi di fiori svariati : dei conigli pascono i
fiori, una scimmietta si arrampica su pel margine, due cerbiatti stanno
in un prato. Entro l'iniziale a fondo azzurro (fig. 419), le Muse circon-
dano il filosofo che giace nel suo letto : sono delicatissime nei colori del
viso, delle lievi chiome bionde, delle loro lunghe tuniche verdi, di aran-
cione, malvacee ; rammentano la maniera dei miniatori lombardi della
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Fig. 419. — Cesena, Bibl. Mnlalestiana: ms. S. xiv. ii (De consolatione philosophiae).
fine del Trecento e, sebbene il loro disegno abbia torme assai più sem-
plici e sobrie, anche si avvicinano a quella delle miniature dell'Elogio
funebre di Gian Galeazzo, nelle quali vedemmo rispecchiarsi così niti-
damente l'arte di Michelino da Besozzo.
Più prossimo a questa è un foglio con la figura del Battista, conser-
vato nel Museo Civico di Torino, che non è senza rapporti con l'Arte
franco-fiamminga, ma nelle tinte delicate e nel morbido segno del viso si
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ir.n.iiiiM.i.i-.iiinisTxUxr.tbilw.L'oin^oruirvV'
iiri')i"5itiuiitir.iic-.a:miiu udciiinii lomior
tcquoui iiiniiov cn-illc ufirjnic cJiinje.O.nw»
Txtii5-otiiiiur.1t! tSh.iiiti unlhe iicAb? fanjjty ^
"cUtinrlvfit; .ib-iim q'cft-ioiitr.i ctt'tflffiilino
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Tav. XXIX. — Cesena, Bibl. Malatestiana: nis. S. xiv. II (De consolatione philosophlae).
LA MINIATURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
519
dimostra schiettamente loml)arda (fìg. 420) : e giova compararla anche coi
disegni del Museo del Louvre (fig. 352) che abbiamo attribuito a Michelino.
Derivano dall'arte di Michelino da Besozzo le mediocri miniature di
un codice del 1 1 IO nella biblioteca Ambrosiana (H. 266 inf.) \ eseguito per
Fig. 420. — Torino, Museo Civico: miniatura.
il duomo di Milano, e quelle, preziose, di un breviario francescano della
biblioteca Universitaria (cod. 'Sòl) di Bologna, scritto e miniato circa
' " Constitutio archiep. circa reformationem officii b. Ambrosii „. — La miniatura dell'intestazione è
piuttosto dozzinale.
520
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
l'anno 1446 ^ L'origine lombarda delle miniature del breviario france-
scano è dimostrata da considerazioni stilistiche, poiché il tipo dei visi,
dagli occhi gonfi, dai lineamenti rilassati, e il modo di colorire corri-
spondono appieno alla maniera propria dei pittori che discendono da
Michelino.
In una delle miniature il colore ha un'intensità grandissima: sull'ol-
tremare denso del cielo sono delle nuvolette d'argento, sorge il verde
vivido di cespugli e di alberi ; la Vergine inginocchiata adora il Bambino
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Fig. 421. — Bologna, Bibl. Universitaria: cod. 337 (breviario).
steso sul terreno erboso ove un pavone spiega i suoi colori ; degli uccel-
letti stanno entro la siepe viva ; degli angioli, infantilmente impacciati,
appaiono nell'alto. Vi è nella composizione un riflesso della lirica e ma-
nierata arte di Stefano da Zevio e di Michelino da Besozzo (fig. 421).
Nelle iniziali e negli ornamenti (fig. 422) ricorrono i motivi derivati dal-
l'Architettura gotica che Giovannino e Salomone de' Grassi avevano in-
' Cfr. Carta-Cipolla-Frati, Atlante puleografico-artistico, Torino, 1899, tav. LXVI. — L'anno U46 è
inscritto nella tabella dei numeri aurei (tomo li, ce. 268) ; in una tabella aggiunta da altro calligrafo (11,
ce. 268 V.) il computo comincia col 1466.
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
521
trodotto nella Miniatura lombarda,
nella quale li vedremo persistere
a lungo ed essere fra i caratteri
più singolari ^
Giovanni di Ugolino da Mi-
lano, che nel 1430 compiè le mi-
niature di un messale del duomo
di Fermo ^, derivò da Franco e Fi-
lippolo de Veris e da maestri lom-
bardi affini a quelli, come V ano-
nimo frescante del S. P'rancesco di
Lodi (fig. 375), le forme grottesca-
mente complicate dell'architettura
gotica in cui raffigurò nel messale
la Madonna (fig. 424), avvolta in
un panneggiato convenzionale, e
colorita di tinte sfumate che bene
dimostrano la sua origine lom-
barda. Ma in altre miniature del
medesimo codice (fig. 425) si veg-
gono delle durezze di disegno e
di colore, le quali forse si deb-
bono, almeno in parte, all'inter-
vento di un ignoto mediocre aiuto.
Altri miniatori sono assai pros-
simi agli Zavattari, come l'illustra-
tore di un codice dell* " Acerba „
di Cecco d'Ascoli, della biblioteca
Trivulziana (cod. 4021), artista fret-
toloso ma sicuro, le cui miniature
si posson comparare coi disegni
Fig. 422. - Bologna, Bibl. Univ.: cod. 337.
' Deriva anche dalla maniera di Michelino la miniatura conlenuta in un ' Colleclarium oralionum ,
dei frati di S. Eustoigio, ora nell'Archivio della basilica ambrosiana. — Per determinare meglio le forme
della Miniatura nella Lombardia sul principio del Quattrocento di fronte a quelle ch'erano in regioni
finitime rammentiamo il cod. it. 81 della Staatsbibliothek di Monaco (" Rime del Petrarca „) che fu scritto
a Bologna nel 1414 e miniato probabilmente da un artista veronese, come è da supporre pel carattere dei
disegni (fig. 423) che hanno affinità con quelli di Stefano da Zevio. A Bologna nel 1432 il miniatore Gio-
vanni Antonio che ornò un codice di Decretali della biblioteca Nazionale di Napoli (ms. XIV A. 21) per-
petuava ancora le forme del trecentesco Niccolò da Bologna.
" L. Mariani, La cavalcata deliAssiinta in Fermo (Arch. della Soc. ioni, di SI. patria, 1890, V); A. Ven-
turi, Storia, VII, i, 17G.
66
522
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
della Fabbrica di S. Maria presso S. Celso, e per il coloritr) tenne delle
carni anche cogli affreschi di Monza ^. Ma il riflesso più nitido dello stile
degli Zavattari nella Miniatura si ritrova in alcuni mazzi di tarocchi
miniati ^ .
La serie più cospicua di tarocchi, sebbene non completa, è quella
posseduta dal duca U. Visconti di Modrone, la quale fu dipinta certa-
l,X nane dx fei^i l<miini <xiV
C ht ffcnf* iKAt - Aneti nfofc in odo
I ^ » At4> fon <jiu eterne 1>tu>»n ciiCO rxtn^Co.
Fig. 423. — Monaco, Staatsbibl.: coti. it. 81 (Petrarca;.
mente per Filippo Maria Visconti che, secondo narra P. C. Decembrio,
molto si dilettò di siffatti giochi e anche comperò, per 1500 scudi, un
mazzo di carte ch'era stato miniato dal suo segretario Marziano da Tortona.
Le carte di Marziano da Tortona, come dichiara lo stesso P. C. De-
' Le miniature di un salterio del Museo civico di Rimini sono anch'esse prossime alla maniera degli
Zavattari (fig. 426). Furono probabilmente eseguile a Cremona, come si può arguire da una annotazione al
termine del volume.
- Cfr. per la loro descrizione : E. di Farravicino, Three Packs of il. Tarocco Cards (Burlington Ma-
gazine, 1903).
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
523
cembrio, erano illustrate con figure di divinità e di animali ad esse
sottoposti, non già con la serie delle figurazioni proprie ai tarocchi ; e ras-
somigliavano l'orse a quelle possedute dal Museo Imperiale di Vienna e
dalle Reali Collezioni di Stuttgart \ Non si possono perciò identificare
col mazzo posseduto dal duca Visconti di Modrone, le cui figure son quelle
dei tarocchi comuni ^.
Fig. 424. — Fermo, duomo: messale.
Tuttavia, che anche questo sia stato miniato per Filippo Maria Visconti
appare chiaramente dalla carta rappresentante l'Amore. Come le altre,
' Cfr. M. Geisbekg, Das Kartenspiel d. I;gl. Sammlung in Stuttgart, Strassburg, 1910; A. Ventuiu, Storia,
VII, I, 278.
^ A. A., Marziano da Tortona (Boll, della Società per gli studi di economia e d'arte nel Tortonese,
Tortona, 1905).
524
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
essa è coperta d'una densa preparazione gessosa : sul fondo d'oro lavorato
a punzone con ornati e con l'impresa del sole raggiante, Amore bendato
vola al di sopra di un padiglione nel quale un gentiluomo viene accolto
da una nobile donzella. Il motto (" a bon droyt „) ricamato sul cappello
del giovine, è dei Visconti ; e gli stemmi della biscia e della croce di
Fig. 425. — Fermo, duomo: messale.
Savoia che si alternano nelle alette del padiglione dichiarano che i due
personaggi sono appunto Filippo Maria Visconti, del quale in altre carte
degli stessi tarocchi sono riprodotte le monete d'oro \ e Maria di Savoia
• Anche gli eredi del senatore Fontana, a Torino, posseggono una carta di tarocchi nella quale sono
quattro impronte di monete di Filippo Maria Visconti.
LA MINIATURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
525
che nel 1428 andò sposa a lui. I tarocchi liirono pertanto miniati fra
il 1428 e il 1447, anno della morte del Visconti ; anzi molto prohal)il-
mente in epoca prossima alla prima data, sia per il significato nuziale
della scena rappresentante l'Amore, sia per la giovane età che vi dimo-
strano entrambi gli sposi (fìg. 427).
Con arte sottile, ma non senza audacie, il miniatore condusse il suo
lavoro. Sugli sfondi dorati, e quasi cesellati, il colore è grasso e pastoso
nelle vesti, limpido nelle carni così che rammenta la maniera seguita da
Leonardo da Besozzo nella sua Cronaca figurata, ma più ancora quella
degli Zavattari, alla quale le figure assomigliano anche nel tipo dei visi.
Fig. 42C. — Riniini, Museo Civico: salterio.
In Ogni carta il miniatore prodigò la grazia della sua fantasia, lo splen-
dore dei costumi signorili del suo tempo. Sono esili figure femminili
occultate dalle lunghe tuniche di broccato d'oro o di tessuti con imprese
diverse : l'Imperatrice troneggia fra le ancelle, una delle quali le porge
lo scudo dipinto con l'aquila ; un'amazzone passa sul suo cavallo, coperta
d'una tunica fluente ornata della impresa d'una fontana d'oro, sciolte
le chiome giallette, colorita di roseo sfumato il viso che per finezza
gareggia anche con le più gentili forme della Cronaca di Leonardo da Be-
sozzo (fìg. 428). Sono figure di gentiluomini in vesti sfarzose : il Re di
spade siede tutto corusco d'armi ed ha accanto a sé il piccolo paggio
coperto grottescamente il capo del suo enorme morione, secondo il biz-
526
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
zarro uso rappresentato anche nell'affresco trecentesco del Museo di Ber-
gamo ; il Re degli ori è vestito di tunica foderata di pelli, ricamata.
Fig. 427. — Milano, coli, del duca U. Visconti di Modrone: carta di tarocchi.
Non altra maniera si trova nei tarocchi miniati, appartenenti ad
un'altra serie, ma eseguiti anch'essi per Filippo Maria Visconti, di prò-
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LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
527
prietà di Giovanni Braml)illa, a Milano, e in altri che facevano parte di
un terzo mazzo conservati nel Museo dell'Accademia e nella collezione
Fig. 428. — Milano, coli, del duca U. Visconti di Modrone: carta di tarocchi.
Colleoni di Bergamo (tav. XXX). Fra i quali alcuni spettano alla seconda
metà del Quattrocento, e sono opera probabilmente del cremonese An-
tonio Cicognara.
528
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Infine altre carte un tempo possedute dalla biblioteca Nazionale di
Torino spettavano ad artista lombardo di minor valore \
Filippo Maria Visconti, ch'ebbe a propri servigi il Pisanello, che si
dilettò dei preziosi tarocchi miniati, e fu appassionato lettore di romanzi,
dovette dar grande incremento alla biblioteca del castello di Pavia se
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Fig. 429. — Parigi, Bibl. Naz. : ins. it. 131 (Vitae imperatoruin).
sono veramente da attribuire al suo tempo i numerosi codici, che appar-
tenevano a quella, segnati del monogramma di Cristo sormontato d'una
corona ^. E dovette anche molto favorire i miniatori.
In molti manoscritti miniati del suo tempo, provenienti in parte dal
castello di Pavia, abbiamo riconosciuto l'opera di un medesimo minia-
tore il quale ebbe nell'Arte non scarsa influenza, poiché in più codici
miniati che non si possono attribuire alla sua mano, sono tuttavia chiari
accenni alla sua maniera.
' Cfr. L'Arie aulica aìl'Exposizione di Torino, Torino, 1881, tav. XXXII.
-' Cl'r. I^. Delisi.b, Le Cubincl des Mss., Parigi, 18G8, I, 131 e segg.
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
529
A determinare bene lo stile dell'anonimo maestro può servire un co-
dice delle " Vitae imperatorum „ tradotte dal Decemhrio, che fu terminato
di scrivere l'anno 1431, e certamente eseguito per Filippo Maria Visconti,
poiché il suo frontespizio è tutto pieno di imprese viscontee. Il mano-
scritto, ora nella biblioteca Nazionale (ms. it. 131) di Parigi, ha parecchie
iniziali composte con motivi di architettura gotica che derivano dagli
ornamenti ideati da Giovannino e da Salomone de' Grassi, quali pur si
trovano in molti altri codici lombardi della prima metà del Quattro-
L ^^ ^ lìiconnnoA illvbro ciiluao deli ulxnti.
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Fig. 430. - Parigi, Bibl. Naz.: ms. it. 18 (Dillamondo).
cento. Nelle vignette che fregiano il campo delle iniziali la maniera del
miniatore ha caratteri e particolarità originali : un colorito vigoroso con
forti contrasti di tinte vivaci ; sfondi di tinte unite e talvolta punteggiate
di bianco; figure atteggiate con energia, dai visi scarni, ammaccati, mo-
dellati di roseo e di ombre verdi non bene fuse insieme. In tal modo è
colorita e disegnata la vignetta rappresentante Eliogabalo fra le sue
donne (fig. 429), e ogni altra iniziale del volume.
Altri codici, già nel castello visconteo di Pavia e ora nella biblioteca
Nazionale di Parigi, si debbono attribuire al medesimo miniatore : un
Tito Livio, scritto nel 1432 (ms. it. 118), nel quale certe figure d'angioli
67
530
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
(fìg. 418) dimostrano i rapporti stilistici del miniatore con Michelino e cogli
Zavattari ; un Dittamondo (ms. it. 18), del 1447, nelle cui miniature sono
la prontezza di atti, l'energica espressione e il colore vivace, anche acre,
propri all'artista (fig. 430) \
Appartenne a Filippo Maria Visconti anche la cantica dell'Inferno
della quale la massima parte è posseduta dalla hiblioteca Nazionale di
Parigi (ms. it. 2017), e la biblioteca Comunale d'Imola (ms. 32) ha un
'Cina> uif ci qiuil conncnc coniot)ifccro"D4ntr nd p:uno ccr
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Fig. 431. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. it. 2017 (Divina Commedia).
minor frammento -. I caratteri del miniatore delle " Vitae imperatorum „
sono evidenti nel disegno e nel colorito delle molte illustrazioni del
poema, le quali hanno una certa materialità nel commentare la visione
dantesca, ma anche una gran precisione e tale ricerca di espressioni
' W. SuiuA, Stiiiìien z. lomb. Muterei (Monatsh. f. Kw., 1909, 472).
■^ C. MouEi., Une iUiislrafion de l'Eiifer de Dante, Parigi, 1896; cfr. ree. di F. Novati (Giorii. stor. della
Leti, it., XXVIII, 229).
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
531
veementi che può dirsi preannunzino in ciò le illustrazioni ferraresi della
fine del Quattrocento (fìg. 431, 132 e 433).
Anche il libro di preghiere di Maria di Savoia, seconda moglie di
Filippo Maria Visconti, fu ornato dal medesimo miniatore. Il prezioso vo-
lume \ conservato nella biblioteca Pubblica (ms. 4) di Chambéry, ornato
con iniziali di struttura architettonica, fregiato anche di molte dróleries,
reca nel frontespizio una miniatura rappresentante dinanzi al trono della
ròtro ^U!ai.i td tmnonxniro crxxriccnnun.
Fig. 432. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. 2017 (Divina Commedia).
Madonna la duchessa di Milano inginocchiata e accompagnata da un
corteo di santi : sul fondo azzurro sono alcuni gruppi di angioli scarlatti.
Nella schiera dei santi si ritrovano le note vivaci di colore consuete al-
l'artista ; e le figure si possono confrontare con quelle delle iniziali delle
" Vitae Imperatorum „ per vedervi quanto siano identiche le fattezze dei
visi, quasi ammaccati, e le tinte stridule di roseo e di verde che li colorano.
F. MuGNiER, Les mss. à niiniutures de la Maison de Savoie, Mouliers, 1894, 27 e segg.
532
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Molti altri manoscritti \ nelle cui miniature riappariscono evidenti i
medesimi caratteri di stile, dimostrano la grande operosità del miniatore
della " Vitae Imperatorum „. Il quale dovette lavorare sino a principio
della seconda metà del Quattrocento poiché ornò anche il messale, ora
nella biblioteca Ambrosiana (ms. A. 257 inf.), donato nel 1459 da Bianca
Maria Sforza al duomo di Milano.
' cvfx^liaonxrU qiulc !mKipj:foit non litcjrir hnd\i
u* ingrgiio Regina nel trito.
Fig. 433. — Parigi, Bibl. Naz.: ms. it. 2017 (Divina Commedia).
Distinta, per la sua rudezza di disegno e di colore, dallo stile di
Michelino, degli Zavattari e dei loro seguaci, la maniera dell'anonimo
maestro influì su quella di altri artisti. Ciò appare nelle miniature di un
piccolo codice della biblioteca Braidense (cod. A F. XI. 10) segnato col
nome di Ambrogio da Marliano ; nei graduali miniati dal lombardo Gui-
^ Ricordo soltanto i seguenti mss. — 1. Holkham Hall, bibl. del duca di Leicester: ms. 345 (Tito
Livio). Cfr. L. DoREz, Les mss. à peintures de la bibl. de lord Leicester, Parigi, 1908, 65 e segg. — 2. Roma,
bibl. Vaticana : cod. vat. lat. 1903 (" Vitae diversoruni principum „), anteriore al 1457 (fig. 434). — 3. S. Paul
in Lavanthal, badia benedettina : ms. XXV, 2, 5 (Valerio Massimo) ; cfr. F. Wickhoff, Beschreibendes Ver-
zeichnis, op. cit.. Ili, 77. — 4. Torino, bibl. Nazionale: ms. D, II, S (Flavio Ebreo). — 5. Verona, bibl. Capi-
tolare : ms. CCXXIX (Plutarco).
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
533
niforte da Vimercate, conservati nel palazzo di Schifanoia a Ferrara ^ ;
nelle illustrazioni di un " Filocolo „ della biblioteca Pubblica di Cassel
(2" ms. Poet. 3) '\ sebbene molto deboli nel disegno delle figure, in quelle
di un Quinto Curzio (fig. 43ó), tradotto da P. C. Decembrio, die appartenne
a Inigo d'Avalos, ora nella biblioteca Reale di Torino (ms. 131), e di
molti altri manoscritti ^. Da essa deriva l'arte del minuzioso e fanciullesco
Fig. 434. — Roma, Bibl. Val.: cod. vat. lat. 1903 (Vitae diversoruin principum).
' Cfr. H. J. Hermann, Ziir Gesch. d. Minialurmal. ani Hofe der Esle in Ferrara (Jahrb. d. kiinsthist.
SniniZ. d: a. Kaiserh., 1900, 138).
^ Il D'Ancona (Di' alcuni codd. miniati ne L'Arte, 1907, 25) ne ha assegnato le miniature alla scuola napo-
letana ; ma non vediamo le ragioni di tale attribuzione.
^ Ricordo soltanto i seguenti mss. di diverse mani. — 1. Cremona, Museo Civico: Privilegio della
chiesa di S. Sigismondo (anno 1464). — 2. Ferrara, bibl. dell'Università: ms. II, 190 (messale di S. M. delle
Grazie di Milano). — 3. Holkham Hall, bibl. del duca di Leicester: ms. 34 (messale romano); cfr.
L. DoHEz, Les mss., op. cit., 63. — 4. Milano, bibl. Braidense : cod. AG, Xll. 3 (messale della chiesa di
S. Stefano in brolo); cfr. F. Cauta, Codici corali e libri della bibl. Naz. di Milano, Roma, 1895, 43. — 5. Ibid.,
bibl. Capitolare: cart. gr. 4 (messale ambrosiano). — 6. Parigi, bibl. Naz. : ms. lat. 760 (breviario). — 7. Ibid.,
ibid. : ms. lat. 7855 (' Oratio Ludovici Mariae „, del 1463). — 8. Ibid., ibid. : ms. it. 973 (" Guilielmi de Arie
tripudi! „), scritto a Milano nel 1463.
A una diversa maniera appartengono i seguenti mss. dei quali teniamo memoria in questo luogo
non avendo occasione di naenzionarli altrove. — 1. Parigi, bibl. Naz.: ms. lat. 4772 (" Libellus feudorum ,),
proveniente dal castello di Pavia. Fu offerto a Filippo Maria Visconti (1442), che vi è rappresentato fra i
suoi cortigiani in una mediocre miniatura. Ha delle iniziali con motivi architettonici. — 2. Ibid., ibid. :
ms. lat. 6041 d. (" Historia Angliae „). La miniatura rappresentante Filippo Maria Visconti cui è offerto il
codice da Galassio da Correggio potrebbe compararsi anche cogli affreschi dei giuochi nella casa Bor-
romeo. Cfr. CouDERC, Album de portraits, lav. LXXIV.
534
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
illustratore di un altro codice della suddetta traduzione di Quinto Curzio,
ora nella biblioteca Comunale di Siena (ms. I. VII. 23), non senza intlusso
del genere illustrativo proprio a manoscritti d' Oltralpe (fìg. 436 e 437).
E persino nella Pittura si ritrovano delle forme che hanno delle affì-
LAl'jtft'uiliimi ^|..ui>.>- -> ,- .^?.... .liÙKlO &!jjr„-,^
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Fig. 435. — Torino, Bibl. Reale : ms. 131 (Q. Curzio).
nità con quelle proprie dell'operoso miniatore, non sappiamo se per sua
diretta influenza o per casuale riscontro : negli affreschi della quarta cam-
pata della navatella destra del S. Francesco di Lodi, le figure dei santi
Dottori (fìg. 438), per le loro fattezze ammaccate e il colorire vivace e
aspro, bene possono essere paragonate a quelle miniature.
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
535
Se l'anonimo miniatore delle " Vitae Imperatornm „ molto lavorò per la
corte viscontea, un altro più nobile e originale artista ebbe il compito di
poi ci X- olii ti* tu te i' »iohc4n noJVmfon incito ciWl'i
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Fig. 436. — Siena, Bibl. Comunale: ms. I. vii. 23 (Q. Curzio).
miniare il libro di preghiere di Filippo Maria Visconti, ultimandone la de-
corazione che più anni innanzi era stata intrapresa da Giovannino e da
Salomone de' Grassi per Gian Galeazzo.
536
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Nell'iifiziolo della biblioteca Landau-Finaly di Firenze, che già ab-
biamo ricordato \ uno dei fogli reca appunto fra stemmi e imprese vi-
scontee le iniziali di Filippo Maria (tav. XXXI). Si elevano sui suoi
margini due guglie gotiche, quali avrebbero amato disegnare Giovannino e
Salomone de' Grassi, ma le figure degli angioli che in esse stanno vigilanti,
muniti dei pavesi viscontei, hanno una maniera ben diversa da quella
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Fig. 437. — Siena, Bibl. Comunale: ms. I. vn. 23 (Q. Curzio).
dei più antichi miniatori del codice. Non sono più le tinte tenui proprie
a Giovannino de' Grassi, adoperate anche da Michelino, dagli Zavattari e
dai loro più fedeli seguaci, bensì sono colori di roseo vivo e ombre brune
o azzurrastre che contrastano insieme modellando fortemente i visi, otTu-
scandone le guance e le orbite. Nella vignetta dell'iniziale del medesimo
• V. pag. 320 e segg.
Tav. XXXI. — Firenze, Bibl. Landau-Finaly : uOziolo di Filippo Maria Visconti.
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
537
foglio, rappresentante Noè in atto di spingere nell'arca gli animali, una
ombra fumosa e violacea avvolge la figura del vecchio, nella quale risal-
tano vivamente le parti illuminate: vi è un vigore fantastico nella compo-
sizione, una gamma di colori strani, sin qui inusitati, con azzurri rossastri,
violacei, metallici ; i capelli, che in altri fogli saranno lumeggiati di pun-
teggiature bianche, sono tratteggiati d'oro; sullo sfondo si addensano delle
tinte cupe.
Lo stesso miniatore decorò molti fogli del codice con tale sua ma-
niera, compiè qualche volta in piccola parte l'opera dei suoi predecessori.
Fig. 438. - Lodi, S. Francesco: affresco.
alle volte si attenne — per quanto si può congetturare — ai disegni
ch'essi già avevano tracciato delle composizioni. Da Giovannino e da
Salomone de' Grassi egli trasse modello alle forme architettoniche delle
iniziali, anche alla esuberante e disordinata decorazione dei margini, ri-
congiungendo così l'arte propria con la vecchia tradizione lombarda ; ma
da quei maestri si distingue di molto in ciò che ha di più particolare il
suo stile, sorpassa i miniatori affini a Michelino e agli Zavattari, supera
anche l'anonimo artista che miniò le " Vitae Imperatorum „, col mo-
dellato più robusto, con la gamma rinnovata dei colori, con la fantasia
del comporre.
In uno dei fogli, tra l'ornamentazione di trafori e di pinnacoli gotici
che ridonda pei margini, è rappresentata la sconfitta degli angioli ribelli
68
538
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
(fìg. 439). Le tinte vivaci, nelle quali il violaceo e il rosso fulvo prean-
nunciano già i colori che saranno cari a miniatori cremonesi ed emiliani
della fine del secolo XV, rendono più fantastica la composizione ; ancora
le figure di alcuni angioli, infantili nei tratti del viso, avvolti in panneg-
giati goticheggìanti richiamano bene le forme proprie a Michelino e agli
Zavattari, ma il modellato, con chiaroscuro fumoso, ne rinnova di molto
l'aspetto.
'**!^Y
Fig. 439. —
Firenze, Bibl. Landaii-Finaly: ufiziolo di Filippo Maria Visconti.
Contrasti sovente esagerati di luce e d'ombra, colori vivaci, vigorosa
fantasia di composizione sono in tutte le molte miniature delle quali
l'artista fregiò il libro di Filippo M. Visconti. Vedi quanto sono fortemente
modellati i medaglioni racchiusi tra le larghe volute dei fogliami nel
foglio ove l'iniziale, rappresentante l'Eterno che rimprovera Adamo ed
Eva, è dipinta con gran finezza di fattura e di osservazione dei particolari
(fig. 440) ; come sono fantasticamente composte le architetture e le im-
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
539
prese viscontee in un'altra carta (fìg. 441) ; come è potentemente figurato
Mosè che parla all'Eterno con enfasi profetica, avvolto nel manto svolaz-
zante sul fondo bruno, fosco in viso (flg. 442). (]on uguale originalità di
concetto si spiega di foglio in foglio l'arte del miniatore.
Del medesimo valente maestro possiamo indicare parecchie altre opere
che dimostrano viepiù la sua importanza. In uno dei volumi della Cer-
Fig. 440. — Firenze, Bibl. Landau-Finaly : ufìziolo di Filippo Maria Visconti.
tosa di Pavia, ora nella biblioteca Braidense (ms. A E. XIV, 20), egli colorì
una miniatura della Natività di Maria nella quale si riconosce il suo stile,
in forma più sviluppata che nel libro di preghiere di Filippo M. Visconti,
per la gamma dei colori, per il tipo dei visi affilati, e per molte partico-
larità convenzionali del disegno nei panni lievi, a pieghe compresse, e
nelle mani (fìg. 443).
Anche più si manifesta la sua maniera in un messale del duomo di
540
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Mantova. Il ricchissimo codice fu miniato da due artisti diversi, dei quali
il più recente già seguiva il nuovo stile veronese, il più antico fu senza
dubbio il miniatore dell'ufiziolo di Filippo Maria Visconti K Vi si ritrovano
in molte carte tutte le consuetudini stilistiche più particolari dell'anonimo
maestro : gli strani rialzi dentati, con castelli lumeggiati d'oro, che si
profilano sul fondo d'oltremare ; le frondi manierate degli alberi, nelle
quali contrastano il verde e il giallino ; le figure contorte negli atti e nei
Fig. 441. — Firenze, Bibl. Laiidau-Fiiialy : uFiziolo di Filippo M. Visconti.
panneggi ancora goticheggianti, fosche nei visi dagli sguardi lampeggianti,
ispide nei capelli. E il colorito, con tinte violacee, con iridescenze e con-
trasti strani, rassomiglia appieno a quello delle miniature dell'ufiziolo.
Nell'Entrata di Cristo in Gerusalemme (tav. XXXII) il cielo digrada
dal turchino al porpora sui monti, irti di fantastiche castella lumeggiate
d'oro ; le più vive tinte di giallino, roseo, azzurro sono sulle vesti delle
' Il codice è mutilo della fine, non ha indicazioni di provenienza, reca uno stemma dipinto dal
miniatore più recente. Questi esegui moltissime vignette e la Crocifissione del canone con una maniera
assai prossima a quella di Liberale da Verona.
umix:fiuicn>:um 4t> oifif ■ l^Diinmca rcfiinteao^
uiimtloxclictDmiii.urui TOmini^ (ntiDitiio-
ìtcam iimi Mdiìi
Clio qui Ixdiq
Tav. XXXII. — Mantova, Duomo: messale.
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
541
figure che, fosche nei visi per contrasti d'ombre e luci, si agitano, si
curvano con atti esagerati. Nella Risurrezione (tav. XXXIl) sul terreno
verde, toccato di luci d'oro, splende roseo il sepolcro, ornato di verdi
rampicanti ; l'angiolo, candido, accenna con gran gesto alle pie donne,
vestite delle più gaie iridescenze di colori ; il Cristo svanisce nel cielo
Fig. 442. — Firenze, Bibl. Landau-Finaly : ufiziolo di Filippo M. Visconti.
azzurro striato di nuvoli dorati. Altrove, in una delle numerosissime vi-
gnette, un santo apostolo (fig. 444) sta assorto tra il balenare dell'oro
che lumeggia le sue vesti, il terreno, la boscaglia del fondo.
Tale fantasia e finezza di lavoro l'artista prodigò in ognuna delle
sue miniature e negli ornati dei margini, delle iniziali. Nei quali, la-
sciando i motivi di architettura già adoperati nell'ufiziolo di Filippo
542
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Maria Visconti, compose ora degli ornamenti vegetali (fig. 445), ora dei
lacunari sul cui sfondo nero smagliano le tinte vivissime delle figure
(fìg. 446).
In un antifonario della biblioteca Malatestiana (Ant. n. 5) ^ di Cesena
si ritrovano altre miniature del medesimo artista, che vi riconosci facil-
mente al bizzarro modo di lumeggiare d'oro e agli altri suoi caratteri
(fìg. 447) come in un codice della biblioteca Marciana (ms. lat. VI. XXXII :
" Apollinaris Quaestiones „) ^ nel quale certi geni con uno stemma (fìg. 454)
sono coloriti con squisita dolcezza nei visi, simili a quelli degli angioli
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Fig. 443. — Milano, Bibl. Braidense: ms. AE. xiv. 20.
nell'ufìziolo visconteo, e nei corpi che campeggiano rosei sopra una lieve
tinteggiatura di azzurro.
Né dul)ito di attribuire all'anonimo miniatore lombardo un bellissimo
codice della biblioteca Vaticana (ms. barb. lat. 613) creduto sinora di un
miniatore francese ^. E bensì quello una bibbia francese, ma scritta da
' Il codice porta lo stemma del Bessarione come altri antifonari della Malatestiana, uno dei quali
(ant. n. 6) fu miniato certamente anch'esso da un maestro lombardo come dimostrano le forme delle
iniziali (fig. 448), con motivi d'architettura, lo stile del panneggiato e il colorito.
^ Il ms., cartaceo, dell'opera del cremonese Apollinare de Offredi, dedicata a Filippo Maria Visconti,
fu terminato nel 1462. Soltanto la sua prima carta, quella ove sono le miniature, è membranacea; e cre-
diamo appartenga ad età alquanto anteriore.
' A. Venturi, Una bibbia francese del principio del sec. XV (Annales Intern. d' Histoire — Congrès de
Paris, 1900. Parigi, 1902); Id., Storia, VII, i, 132 e segg.
LA MINIATURA NELLA PRIMA METÀ DEL QUATTROCENTO
543
calligrafo italiano. Appartenne agli Estensi ; e giustamente il Venturi
dimostrò doversi identificare con la bibbia che nel 1434 il marchese
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Fig. 444. — Mantova, duomo; messale
Niccolò III d'Este diede a compiere al miniatore .Iacopino d'Arezzo nelle
iniziali e in " uno capitolo aminiato con figure che gli mancava „ : intatti,
544
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 1)5. — Mantova, duomo: messale.
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
545
nella bibbia non vi è che una sola miniatura d'intestazione (ce. 281), o
" capitolo „, che sia diversa di fattura da tutte le altre illustrazioni, e il
numero delle iniziali miniate da Jacopino d'Arezzo corrisponde appunto
a quello delle iniziali del codice.
Fig. 446. — Mantova, duomo: messale.
Nella prima carta (tav. del frontespizio) la miniatura aduna ogni
qualità e carattere dell'anonimo artista : si osservi la forma dei visi affi-
lati, il manierismo del panneggiato, l'enfasi degli atteggiamenti, il curioso
aspetto del paesaggio. S. Gerolamo risana il leone benedicendolo con atto
grave ed espressivo : sulla sua tunica morella, composta in pieghe sinuose
69
546
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
e lumeggiata d'oro secondo la consuetudine del miniatore, risplendono
lo scarlatto vivo del manto e la sua canizie. Gli assistenti osservano la
Fig. 447. — Cesena, Bibl. Malatestiana: ant. n. 5.
Fig. 448. — Cesena, Bibl. Malatestiana: ant. n. 6.
scena con alto stupore mentre un accolito, pieno di cautela e di curiosità,
reca il cappello del santo : lianno vesti di tinte vivissime, capelli di colore
gialletto capricciosamente segnati come suol fare il miniatore dell'ufiziolo
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
547
di Filippo Maria Visconti. Le tinte di azzurro, porpora e viola svariano
nel cielo e sul terreno striato d'oro, irto di fantastici castelli.
Poi, nelle numerosissime vignette che ornano il volume i riscontri
con le miniature deiranonimo maestro sono continui, e altrettanto per-
fetti, sia nella fattura, sia nel concetto ^ : nei quali l'artista manifesta una
mirabile fantasia dando forma iconografica originale alle scene, rivesten-
dole della più nuova gamma di colori, di iridescenze strane. Vedi come
nella miniatura rappresentante la creazione del sole e della luna (fìg. 449)
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Fig. 449. — Roma, Bibl. Vat.: ms. barb. lat. 613 (bibbia).
l'Eterno grandeggia, vestito di turchino e di lilla, innalzando i due astri :
si fa azzurro il cielo intorno al sole, dalla luna piovono dei vapori
argentei sulla terra tetra. E non è meno felice la fantasia del miniatore
nel figurare ogni altro arduo soggetto.
La bibbia estense fu ornata prima del 1434 ; e perché essa dimostra
una maniera più larga e meglio costituita, si può affermare che le mi-
niature dell'ufiziolo di Filippo Maria Visconti siano state eseguite assai
■ Cfr., per es., la miniatura dell'antifonario di Cesena (fig. 447) con quella riprodotta dal Venturi
(Storia, VII, I, 134). A ce. 13 v. la vignetta rappresentante Noè che introduce gli animali nell'arca ripete la
composizione di una miniatura dell'ufiziolo di Filippo Maria Visconti (tav. XXXI).
548
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
prima di quell'anno, mentre quelle del messale del duomo di Mantova,
d'uno stile più sviluppato, debbono appartenere quasi alla medesima sua
època.
L'origine lombarda del miniatore di tali preziosi codici è dimostrata
da prove di diversa natura : prove estrinseche, poiché l'artista fu adope-
rato da Filippo Maria Visconti, e lavorò per la Certosa di Pavia ; prove
intrinseche, e assai più valide di quelle, poiché il suo stile è un portato
col Re. Erttopi notte Tiietì lamu^|{eit:cjef Kc apamir
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lolìipliat!.
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Fig. 450 — Milano, Bibl. Braidense : ms. AN. xiv. 21 (Barlaam e losaphat).
dello svolgersi della Miniatura lombarda. Nell'ufiziolo di Filippo Maria
Visconti l'anonimo miniatore connette strettamente, come già abbiamo
osservato, la propria maniera a quella di Giovannino e di Salomone de'
Grassi che avevano iniziato la decorazione del prezioso volume ; rispetta,
e compie in parte, le composizioni dei vecchi maestri ; ne ritrae modello
agli ornati dei margini e delle iniziali, di forma architettonica, anche alle
figure. Ma in queste il manierismo degli atteggiamenti dimostra l'influenza
delle nuove forme stilistiche seguite da Michelino, la robustezza del
chiaroscuro può esser comparata con quella ch'è nella maniera del mi-
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
549
niatore delle " Vitae imperatorum „. Nuova vivacità di colorito con toni
non mai prima adoperati, forza di espressioni, fantasia delle composizioni
è ciò che di più nuovo e personale l'artista pone nella sua opera non
senza influssi diversi, fra i quali fu pure quello della Miniatura oltra-
montana ^
Nel messale del duomo di Mantova e nella bibbia estense l'anonimo
maestro mantiene, specialmente nel modo convenzionale del panneggiato,
i caratteri che lo dicono lombardo, ma svolge sempre meglio la sua ma-
niera originale, in tal modo che a lui
si conviene dar merito di aver prean-
nunziato, e preparato in parte, più
d'ogni altro artista il singolare fiorire
della Miniatura nella Lombardia e
neir Emilia nella seconda metà del
Quattrocento.
Nel frontespizio della bibbia di
Borso d'Este ornato circa il 1455 da
Taddeo Crivelli ^, eh' era forse un
lombardo, si scorge nelle composi-
zioni qualche influenza delle vignette
della bibbia di Niccolò III d' Este
sebbene lo stile del miniatore sia già
profondamente improntato alla nuova
maniera padovana, all' Arte del Ri-
nascimento. Le miniature di Cristo-
foro de' Predis ^ ricordano sovente fìs- ^^i.
quelle del messale di Mantova e della
bibbia estense negli sfondi lumeggiati d'oro, nelle vive tinte iridescenti di
azzurro di porpora e viola, come anche quelle di miniatori cremonesi ed
emiliani della seconda metà del secolo XV.
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Mantova, Bibl. Civica: ms. B. iv. 13.
(Vita di S. Benedetto).
' Ciò può dar ragione dell'attribuzione a un miniatore francese proposta dal Venturi Ooc. cit.).
Credo doversi attribuire a influsso della Miniatura oltramontana il grande uso di monocromati con lumeg-
giature d'oro che ricorre in tutti i codici dell'anonimo miniatore. — Non mancano curiosi riscontri anche
con le opere di Lorenzo Monaco, ma li crediamo fortuiti.
2 H. J. Hermann, Zar Gescli. d. Miniatiirinal., op. cit., 149.
^ Si veggano specialmente molte delle miniature del codice miniato da Cristoforo de' Predis ora nella
bibl. Reale di Torino (ms. 124).
550
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Col procedere nella seconda metà del Quattrocento si affievoliscono
sempre più le forme e le tendenze che abbiamo osservato nella Minia-
tura lombarda, si tramutano nell'irradiarsi dello stile del Rinascimento.
Ancora in un Petrarca della biblioteca Laurenziana (cod. esp. 1263), mi-
niato al tempo di Galeazzo M. Sforza, si mostra una maniera che deriva
da quella del miniatore
della " Vitae Imperato-
rum „ ; in un codice del-
la Leggenda di Barlaam,
della biblioteca Braidense
(AN. XIV. 21 ) \ persistono
dei caratteri propri allo
stile degli Zavattari (fi-
gura 450), sebbene il ma-
noscritto sia stato eseguito
in epoca tarda della se-
conda metà del s. XV, co-
me in un volumetto della
biblioteca Civica di Man-
tova (ms. B. IV. 13 : " Vita
di S. Benedetto „) nei cui
briosi disegni a penna (fi-
gura 451) sono già vivi
riflessi di nuove forme ^;
nel frontespizio di un co-
dice del 1472 nella biblio-
teca Ambrosiana (ms. H.
33 inf. : " Francisci Lucani
De regimine principis „),
nel quale è rappresentato
Galeazzo Maria Sforza cui una donzella porge una palma, le sfumature
di giallo in verde nel terreno, le lumeggiature d'oro, il candore roseo
delle carni serbano qualche reminescenza dell'antica maniera lombarda e
Fig. 452. — Milano, Bibl. Braidense: ms. AG. xii. 1 (messale).
1 II codice fu miniato per Bona di Savoia probabilmenle prima del 1473; cfr. F. Mugnier, Les mss.
à miniatures, op. cit., 2li.
^ Il codice, proveniente da S. Benedetto di Polirone, può essere attribuito alla metà del Quattrocento.
Fu illustrato probabilmente a Bergamo poiché nello sfondo di uno dei suoi disegni (fig. 451) è rappre-
sentata appunto quella città, con molti particolari topografici.
LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL QUATTROCENTO
551
delle forme proprie del miniatore dell'ufiziolo di Filippo Maria Visconti,
come nelle miniature (fìg. 452) di un messale della biblioteca Braidense
(ms. A G. XII. 1) eseguito da un un altro maestro \
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ì'r tirtilit.ifl uifnnl prò fortinidino"
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Fig 453. — Torino, Bibl. Reale: ms. 76 (libretto di Lodovico M. Sforza
Ma già nel libretto di definizioni scritto nel 1467 a Cremona da Lo-
dovico Maria Sforza, ora nella biblioteca Reale (ms. 75) di Torino,
' A complemento di quanto ho esposto raccolgo qualche notizia di alcuni altri minori miniatori
lombardi della prima metà del sec. XV. — Un Ambrogio da Germenate segnò del proprio nome un ufi-
ziolo della biblioteca Trivulziana (cod. 479), di assai mediocre fattura. Nella biblioteca Capitolare d'Ivrea è
552
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
presso certe puerili illustrazioni di fatti storici i ritratti di personaggi
famosi e dei Visconti furono miniati con grande maestria da un artista
che risentiva dello stile ferrarese (fig. 453).
Fra breve opereranno a Cremona Antonio Cicognara e maestro
Gerolamo, a Milano Cristoforo de' Predis e altri miniatori seguaci delle
nuove tendenze dell'Arte.
un messale, del 1436, miniato da un Bertoloto de Maynìs di Milano poco dopo quell'anno. Il lombardo
Giovanni da Desio lavorò nella metà del Quattrocento a miniare libri pel duomo di Torino (F. Rondolino,
// Duomo di Torino, Torino, 1898, 60).
Fig. 454. — Venezia, Bibl. Marciana : ms. lat. VI. xxxii.
Fig. 455. — Torrechlara, castello: Bianca Pellegrina.
VECCHI E NUOVI PITTORI
SUGLI INIZI
DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO
Persistere della vecchia maniera oltre la metà del Quattrocento. Cristoforo de' Mo-
retti. Dipinti e maestri vari. — Primi seguaci dello stile dei Rinascimento.
Donato de' Bardi. — Influenze della Pittura padovana. Paolo da Brescia. Bene-
detto Bembo. Bonifacio Bembo. Vincenzo Poppa.
Ora, anche nella Pittnra, al lento estenuarsi delle forme viete si
intreccia il primo apparire delle nuove, coli' attività di artisti
che discendono ancora dai maestri del principio del Quattro-
cento si mescola la giovinezza di coloro che seguiranno nuove vie e at-
tingeranno con l'opere il principio del Cinquecento. L'esplorare in ogni
parte tale momento della storia della Pittura lombarda non è nei nostri
intenti; giova tuttavia indicarne i tratti principali, le figure maggiori.
Non pochi pittori educati dai vecchi maestri lavorarono a lungo
nella seconda metà del secolo XV, sì che l'opera loro può dirsi formare
70
554
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
un addentellato fra l'epoca tra-
scorsa e la nuova. Tra tutti do-
vette avere grande importanza
e attività il cremonese Cristo-
foro de' Moretti.
Di lui abbiamo trovato il
primo ricordo nell'anno 1451
entro i mastri di casa Borro-
meo, nei quali sovente è fatta
menzione di pittori ch'erano in
debito per provviste di " az-
zurro della magna „ , come per
l'appunto anche il maestro cre-
monese \ Questi dimorava al-
lora a Milano, che poi lasciò,
ritornandovi a intervalli, per
lavorare a Casale, a Torino, a
Vercelli, a Genova come atte-
stano numerosi documenti, i
quali lo ricordano sino all'an-
no 1485 '.
La sola opera sicura che
sia a noi pervenuta del Moretto,
è la tavola appartenente alla
collezione di B. Gabba, a Mi-
lano , inscritta col nome del
maestro (fig. 456) ^.
Su un trono gotico, ornato
di alcune fìgurette, la Madonna
Fig. 456. — Milano, coli. Gabba. C. de' Moretti: Madonna.
^ Nel mastro n. 12 (1-151-1452) sono le se-
guenti annotazioni, ancora inedite. — Ce. CX
verso : " (1451) Chrlstol'oro de inoreti da Cre-
mona depintore su la piazza de la ringho de'
dare ....„; ce. CXI : " christoforo de moreti
da Cremona de' bavere a di febr. 1452 per va-
lutta di una cassettina i. spechio i. Stefania
et una majestà ......
^ Cfr. : F. Malaguzzi- Valeri, Pilt. lombardi, op. cit., 81 e segg. ; F. Negp.i, Il santuario di Crea (Fìiv. di
SI. Arie e Ardi, della prov. di Alessandria, 1902, 21) ; A. Venturi, Storia, VII, i, 288.
^ Non abbiamo trovato traccia di un polittico segnato col nome del Moretto che era nella chiesa
milanese di S. Lorenzo ancora nel sec. XVIII: efr. G. Allegranza, Spiegazioni sopra alcuni monumenti,
Milano, 1757, diss. I. Nel castello di Casale non rimane nessun avanzo degli alTreschi che il Moretto vi
aveva eseguito: cfr. M. Caffi, Avanzi di pitture del Moretto (Arch. stor. lombardo, 1879).
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 555
tiene in grembo il Bambino. Le sue vesti, di rosso e di azzurro, si com-
pongono in linee sinuose, goticheggianti ; il suo viso, e le mani, hanno
una forma leziosa e manierata, che concorda ancora con lo stile di Mi-
chelino e degli Zavattari, così come nella figura del putto il disegno gonfio,
il modellato poco consistente. La tavola, che si può credere eseguita circa
il 1450, è adunque opera in-
tieramente lombarda, affine
alla maniera dei veronesi e
del Pisanello soltanto per le
generiche somiglianze che fu-
rono, nella prima metà del
Quattrocento, tra la Pittura
lombarda e la veronese. Essa
induce a negare a Cristoforo
de' Moretti alcune opere che
gli vennero attribuite : certi
affreschi nel duomo di Cre-
mona, e altri nella sagrestia
della chiesa di S. Antonio di
Ranverso presso Torino \ i
quali ultimi sono da attri-
buire a pittore piemontese
improntato fortemente dal-
l'Arte oltramontana.
Distinte dalla maniera di
Cristoforo de' Moretti sono
pure la tavola della colle-
zione Crespi di Milano, rap-
presentante la Vergine e un
devoto certosino (fig. 457),
nella quale la struttura dei
visi, e il disegno, sono più solidi, e quella della collezione Sessa raffigu-
rante un miracolo di S. Benedetto nell' interno d' una chiesa, dipinte da
due diversi artisti lombardi della metà del Quattrocento, dei quali non
abbiamo sinora trovale altre opere •^. E invece cosi prossimo alla tavola
Fig. 457. — Milano, coli. Crespi: Madonna.
'■ F. RoNDOLiNo, La pitlura torinese nel Medioevo (Atti della Soc. d'Ardi, e B. Arti di Torino, VII, 222).
2 A. Venturi, La Galleria Crespi in Milano, Milano, 1900, 220.
556
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
di Cristoforo de' Moretti da potersi sospettare del maestro cremonese, un
affresco ora trasportato nella sagrestia della chiesa di S. Calimero di Mi-
lano. Sembrano invero contradire a tale attribuzione le figure della Madonna
e del Bambino, ma quelle delle due sante corrispondono alquanto, per
l'ovale greve e allungato del viso,
per i lineamenti rilassati e le mani
inerti, alla Madonna della tavola
firmata (fig. 458) : e sebbene tro-
vino paragone anche nei dipinti
degli Zavattari , differiscono da
quelli per forza di colori intensi
e di modellato. Probabilmente l'af-
fresco di S. Calimero è di tempo
alquanto più tardo della tavola,
perché il disegno vi ha una mag-
giore ampiezza. Se poi, col proce-
dere nella sua lunga attività, che
toccò quasi la fine del secolo XV,
il Moretto abbia modificato anche
più profondamente il proprio stile,
per ora non sappiamo.
Altri pittori intanto continua-
vano, non meno fedelmente del
Moretto , le tradizioni stilistiche
che avevano imperato nella Pit-
tura della prima metà del secolo.
In una tavola appartenente all'an-
tiquario Bòhler, di Monaco, dipinta
circa il 1452, un ignoto maestro
disegna con grande sobrietà (fi-
gura 459) ^ Gli angioli che volano
al di sopra della Madonna, sul
fondo d'oro, occultati i corpi dalle
lunghe vesti, e anche il panneggiato della Vergine, alquanto rigido, pos-
sono ancora rammentare in quella tavola le opere dei miniatori della
Fig. 458. — Milano, S. Calimero : affresco.
' W. SoiiJA, Studien z. loiiib. Malerei (Monatsh. f. Kw., 1909, 495). — Consento col Venturi {Storia, VII,
I, 182) nell'attribuire a un maestro umbro-marchigiano il trittico della Pinacoteca Vaticana che il Suida (loc.
cit., 475) assegnò a un lombardo.
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 557
fine del Trecento; e si potrebljero comparare con certa tavoletta del Museo
di Pavia rappresentante la Madonna tra due santi'. Soltanto il ritratto del
devoto, e l'espressione arguta delle figure, accennano ad epoca più recente.
Un affresco della Madonna della Misericordia nel castello di Milano,
dipinto sui primordi della seconda metà del Quattrocento ; una Crocifìs-
Fig. 459. — Monaco, antiq. Bòhier: Madonna.
sione, sull'altar maggiore della chiesa milanese di S. Calocero ^ ; i tardi
dipinti dell'abside mediana di S. Maria del Tiglio a Gravedona (fìg. 460) ^
• Cfr. pag. 473 nota.
■^ È un affresco molto ridipinto.
' Il medesimo pittore, della seconda metà del Quattrocento, che affrescò l'abside mediana con l'In-
558
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
mostrano il persistere e il lento alterarsi delle forme adoperate dagli Za-
vattari. E può essere attribuita ad artista della medesima sfera anche
la tavoletta conservata nel Tesoro del duomo di Milano, nella quale
un falsario scrisse il nome di Michelino da Besozzo ^ Per la figura del
Bambino, dal rotondo visetto e dalle iridi natanti, per il convenziona-
lismo del drappeggiare, essa può recarsi a confronto degli affreschi di
Fig. 460. — Gravedona, S. Maria del Tiglio: il Cristo e le turbe.
Monza (fig. 461). E nella scena della Presentazione del Bambino al
tempio, ove certi ornati dell'altare indicano già un'epoca tarda del Quat-
coronazione della Madonna e molte storie del Battista, dipinse anche in parte la fronte del coro. Suo è
l'affresco dell'Adorazione dei Magi, con costumi quattrocenteschi, che la tradizione confortata da antiche
notizie crede anteriore all'anno 823 (cfr. V. Baruelli, S. Maria del Tiglio nella Riv. Aicb. Coinense, 1873, 1).
Spetta invece a un pittore dello scorcio del Trecento l'affresco della Madonna di Misericordia nell'absi-
diola di sinistra, ch'è da raffrontare con le opere dei maestri affmi a Giovannino de' Grassi. L'affresco del
Giudizio Finale è opera rozzissima della prima metà del sec. XIV.
^ Negli atti del duomo {Annali della Fabbrica, op. cit., II, 272) vi è notizia di una maeslà dipinta da
ambe le parti, che fu commessa nel 1471 al pittore Gottardo Scotti. Ma lo stile di questo artista, che ci è
noto per un trittico firmato del Museo Poldi Pezzoli e per una pala nella collezione Cologna, a Milano, è
ben distinto da quello della maestà del Tesoro deUduomo.
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 559
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560
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
trecento, i caratteri arcaici della composizione manifestano che il dipinto
appartiene ad artista di molto arretrato (fig. 462).
Qualche affresco votivo nella chiesa francescana di Lodi, che già
abbiamo ricordato^, certi avanzi di un'Adorazione dei Magi nel Palazzo
vescovile di Como ^, una tavola (n. 208) del Museo Civico di Cremona
Fig. 463. — Cremona, Museo Civico: Incoronazione della Madonna.
(fig. 463) 3 sono saltuari e minori documenti del perdurare nella seconda
metà del Quattrocento delle forme stilistiche degli Zavattari e dei loro
' V. pag. 521.
^ Si vuole che gli alìreschi risalgano all'epoca di G. Landriani che fu vescovo di Como sino al 1445,
ma essi ci sembrano di alquanto posteriori a quell'amio.
^ Un autorevole storico ha scorto nel dipinto delle relazioni coi pittori modenesi Degli Erri, ma noi
non riusciamo a ritrovarle.
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 561
compagni. Le quali, pur attenuandone i manierismi, seguiva anche il
brioso narratore che dipinse, a sempHci contorni e con qualche tinta
senza rilievo, molte storie della Genesi nei riquadri di un soffitto, ora
conservato in parte nel Museo civico di Cremona (fìg. 464). Nelle figure
le fattezze dei visi, gli occhi rotondeggianti, il fare delle pieghe, e anche
il semplice realismo delle scene concordano del tutto con la maniera
lombarda della metà del Quattrocento ^
Ritroviamo uguali forme, similmente delineate come in silografia, e
campite di azzurro, nella tavoletta della collezione Wilczek (fig. 465), a
Fig. 4G1. — Cremona, Museo Civico : storie di Giuseppe.
Kreuzenstein, attribuita ad antico luaestro tedesco ^, la quale probabil-
mente fu dipinta dal medesimo artista che decorò il soffitto di Cremona,
e fece parte di un soffitto d'ugual genere come è a credere per certe
linee di arco trilobato che ancora s'intravedono nel suo fondo ^.
Di altre tavolette di soffitti, dipinte con busti di eroi e di eroine,
ora disperse in molte diverse collezioni, si può sospettare un'uguale ori-
gine lombarda, sia per il tipo delle figure, sia per il colorito a tinte
' Le tavolette del soffitto (nn. 461-488) provengono da una casa demolita di Cremona; sono incorni-
ciate dì archi trilobati e di cartelle nelle quali è ripetuto il motto: " usque quo „.
^ ,1. Meder, Die Handzeichn. alter Meisler aus li. Albertina, tav. 208.
■* Nel soffitto del Museo di Cremona manca, con altre parti, la tavoletta rappresentante il Peccalo
originale. Per all'ermare che quella della collezione Wilczek appartenesse al suddetto soffitto bisognerebbe
osservarne le misure e altri particolari : il che non abbiamo potuto fare.
71
562
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
limpide , rosate , senza forti ombre : ricordiamo i soffitti frammentari
conservati nel Museo Civico di Milano , nella Galleria Nazionale di
Fig. 465. — Kreuzenstein, coli. Wilczek: il Peccato originale.
Roma, nel Museo di Cluny a Parigi e nell' Albert and Victoria Museum
di Londra.
A Genova, nella città cui in ogni tempo migrarono numerosissimi gli
artefici della Lombardia, una tavola del Museo Civico segnata col nome
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 563
di Leonardo da Pavia \ rappresentante la Madonna in trono fra alcuni
santi, per il colore chiaro dei volti, che hanno forme tondeggianti e occhi
quasi natanti, deriva anch'essa dall'arte di Michelino e degli Zavattari : e
ancora nella composizione dimostra il prevalere degli intenti decorativi
su quelli pittorici.
A tali dipinti, altri se
ne possono coordinare in
vario modo , secondo il
diverso grado di affinità ^.
Nella tavola rappresentan-
te Pigello Portinari ingi-
nocchiato dinanzi al santo
suo patrono, conservata in
S. Eustorgio di Milano ,
r ignoto pittore mantiene
delle vecchie forme lom-
harde, inspirandosi anche
all'arte del Pisanello nel
tracciare con rude fermez-
za il ritratto del devoto
(fìg. 466) l
In un piccolo trittico
del 1460, segnato col nome
di certo .Iacopino Cietario,
che non esitiamo a cre-
dere lomhardo, lo stile se-
guito dagli Zavattari e dai
maestri affini a loro, si
mostra ancora vitale e
continua a svolgersi nei Flg. 466. - Milano, S. Eustorgio: S. Pietro martire e Plgello Portinari.
' La tavola, molto ridipinta, Iia una data frammentaria che altri lesse: 1466. Forse il pittore è da
identificare con Leonardo Vidolenghi da Pavia: cfr. Ffoulkes-Maiocciii, Vincenzo Poppa, Londra, 1909, 22
(ove è del tutto incongruente l'osservazione che la tavola è inferiore all'affresco dell'abside di S. Michele
di Pavia).
2 Doveva essere molto prossimo alla maniera degli Zavattari lo stendardo della repubblica Ambro-
siana (1447-1450) del quale ci conserva una mediocre riproduzione il " Fahnenbuch „ della Biblioteca di
Friburgo : cfr. Fribourg artisliqiie, 1893, I. — Sono anche da ricordare una custodia per libro, nella Pina-
coteca Ambrosiana, con un ricamo della Incoronazione della Madonna, di maniera lombarda della metà
del sec. XV, e i rozzi affreschi dell'abside della chiesuola di S.Siro presso Milano, tutti della seconda metà
del sec, XV (cfr. U. Nebbia, Milano che sfugge, Milano, 1909, 42).
^ Il dipinto è in pessimo stato. La sua iscrizione, con la data del 1462, è intieramente rifatta.
564
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
propri caratteri. Il trittico, appartenente alla collezione del principe Tri-
vulzio, non è dipinto, è lavorato a graffito sopra una foglia d'oro incol-
lata sotto vetro, seguendo una pratica che nel secolo XIV e XV fu diffusa
tra (Jli artisti d'oani regione d'Italia ma ebbe certamente la sua massima
applicazione nelle decorazioni del
castello di Pavia, quando in una
delle torri fu composta una volta
tutta di piccoli riquadri di simili
vetri dorati e ornati con figure di
uomini, di animali, di fiori, la quale
risplendeva così miral)ilmente, clie
nel 1462 alcuni aml)asciatori fio-
rentini la credettero formata d'ar-
gento, d'oro e di smalti ^
Nel trittico di Iacopino Cie-
tario le figure d'oro, modellate con
finissimo graffito, campeggiano so-
pra lo sfondo nero sparso di auree
stelle (tav. XXXIII). La Crocifis-
sione è composta con qualche nuo-
va ricerca di rappresentare lo spa-
zio ; ma nelle parti laterali gli in-
tenti di decorazione predominano
intieramente : e per tutto, nei drap-
peggi a pieghe rilassate o compli-
cate e goticheggianti, nelle evane-
scenti figure degli angioli che aliano
intorno alla croce, nell'espressione
leziosa dei visi sono applicati i
principi estetici propri alla vecchia
Pittura lombarda. Si osservi anche
come nella tìgura della Madonna
col Bambino (fig. 467) le forme
gonfie dei visi, gli occhi umidi, le
mani segnate in modo convenzionale, il modellato poco solido, special-
mente nel molle corpo del putto, rispondano ancora appieno ai caratteri
Fig. 467. — Milano, coli. Trivulziana.
J. Cietario : Madonna.
' P. ToESCA, Vetri italiani a oro con graffiti (L'Arte, 1908, 247 e segg.).
Tav. XXXIII. — Milano, coli. Trivulzio. Jacopino Cìetario : trittico di vetro a oro con gralTito.
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 565
dei pittori lomlìardi della prima metà del Quattrocento. Nelle figure del-
l' angiolo Gabriele e dell' Annunziata, Jacopino Cietario dà una qualche
impronta propria allo stile eh' egli segue, disegnando con fermezza di
orafo il panneggiato, animando d'uno spirito arguto i visi ; e nella mossa
tortuosa dell'arcangelo Michele sembra essersi inspirato anche a qualche
dipinto oltramontano.
Fig. 468. — Milano, castello: affresco.
Ninna notizia, e nessun'altra opera non abbiamo ritrovato del singo-
lare artefice, ma si possono affermare non alieni dalla sua arte altri
pittori anche più recenti di lui.
Intorno al 1472 Galeazzo Maria Sforza fece decorare la cappella a
terreno nel castello di Milano adoperando in quel lavoro diversi pittori,
fra i quali erano Stefano de' Fedeli e Jacopino Vismara ^ Le decorazioni
che rimangono in quel luogo, sebbene molto guaste, dimostrano ancora
di essere opera di maestri diversi, e anche di varie tendenze d'arte.
1 L. Beltrami, Il castello di Milano, Milano, 1894, 283; F. Malaguzzi- Valeri, Piti, lombardi, op. cit.,
227 e segg. ; Ffoulkes-Maiocciii, V. Poppa, op. cit., 81.
566
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Il pittore che dipinse nella volta della cappella presso la Risurre-
zione di Cristo, adunando in un'aureola intorno all'Eterno tutte le gerarchie
degli angioli, è il più antiquato nello stile. Compone pieghe goticheggianti ;
Fig. 469. — Genova, S. Giuliano d'Albaro. Donato de' Bardi: Crocifissione.
adopera nei panni delle tinte tenere di cangiante, come un miniatore,
dei colori limpidi e rosei nei visi, sì che ci rammenta persino gli affreschi
di Leonardo da Besozzo ; e per il loro aspetto hrioso i suoi angioli (fig. 468)
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 567
assomigliano a quelli di .Iacopino Cietario \ Ma un altro pittore che af-
frescò una parete della cappella con figure di santi e con l'Annunziazione,
segue una ben diversa maniera ; e già nella
struttura dei corpi, nel movimento, nella nuova
gamma di colori egli ridette lo stile del mae-
stro innovatore che più d' ogni altro doveva
volgere la Pittura lombarda per nuovo cam-
mino : di Vincenzo Foppa.
Prima del Foppa, già altri artisti in Lom-
bardia s' erano rivolti a nuove ricerche, ave-
vano risentito in cpialche modo del grande
fermento che lontano dalla Lombardia andava
costituendo l'Arte del Rinascimento.
Non da molto tempo, gli studi di W. Snida
hanno rinverdito la fama di un artista ([nasi
ignorato, di Donato (lonte de' Ì3ardi, affer-
mando la grande importanza del maestro ^. Il
quale doveva già essere operoso a principio
del secondo quarto del Quattrocento, se già nel
1448 era altamente stimato a Genova, che fu
suo luogo di residenza e di lavoro. Per vero,
se non risultasse da documenti che il pittore
era già morto nel 1451, si sarebbe tentati di
attribuire ad epoca molto più tarda, alla se-
conda metà del Quattrocento, i due dipinti suoi
che sinora ci sono noti. Nella (Crocifissione del
Museo di Savona, segnata col suo nome, lo
scenario è poderosamente costrutto nelle sue
linee, quantunque schematiche, nelle distanze
del paesaggio montuoso ; il modellato, conse-
guito da colori tenui che a stento coprono la
Fig. 470. — Torino, Pinacoteca.
Paolo da Brescia : Madonna.
' Il Venturi (Storia, VII, i, 278) ascrive l'affresco del soffitto della cappella agli Zavattarì, con la cui
maniera esso mostra veramente grandi affinità. Le figure della Resurrezione, guastissime, sembrano esser
state dipinte da un artista diverso da quello che affrescò l'aureola degli angioli.
'^ W. SuiDA, SUidien z. loiiib. Malerei (Monalsh, f. Kw., 1909, 47G e segg.) ; Id., Donato Conte de' Bardi
(Thieme-Becker, Kùnsll.-Le.v., II, 486).
568
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
trama della tela, è vigoroso; le figure sono animate d'un sentimento che
mai sinora non abbiamo trovato nella Pittura lombarda della prima metà
del secolo XV : sembra gemere il Cristo fra gli angioli dolenti, che aleg-
giano impetuosi all'intorno (tav. XXXIV).
Nella Crocifissione della chiesa di S. Giuliano d'Albaro a Genova,
bene attribuita dal Snida a Donato de' Bardi, il paesaggio si determina
meglio nelle sue linee, ampio, col corso d'un fiume tra una città e le
Fig. 471. — Torino, Pinacoteca. Paolo da Brescia: Elemosina di S. Lorenzo.
colline e il piano, sparsi di alberi ; e muove a meraviglia, se si rifletta
che la tavola è certamente anteriore al 1451 (fìg. 469). Nelle figure, illu-
minate vivamente, la struttura e l'espressione sono anche più forti che
nella tela di Savona ; ^ le forme sono quasi del tutto sgombre da manie-
' 11 SuiDA (Sludien, loc. cit., 477) accenna a relazioni tra la tavola di S. Giuliano d'Albaro e un ritratto
della collezione di Palazzo Rosso (sala V) a Genova, attribuito a Giovanni Bellini, nel quale sospettiamo
piuttosto l'opera di un artista oltramontano.
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VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 569
risiili antiquati : vi è nel dipinto una libertà di disegno, un'ampiezza di
concezione e complessità di sensazioni che appartiene intieramente al-
l'Arte del Rinascimento.
Quale sia stata la educazione artistica di Donato de' Bardi, per quali
vie egli giunga d'improvviso a nuove forme è ancora oscuro. Nei suoi
Fig. 472. — Torrechiara, castello. Benedetto Bembo: S. Nicomede.
due dipinti si veggono anche delle relazioni con la Pittura lombarda,
specialmente se si considerino nella tela di Savona gli angioli volanti,
ancora goticamente involuti nelle vesti : ma per le loro qualità principali,
e nel loro stesso contenuto estetico, le sue opere si distaccano intiera-
mente dalle tradizioni che sin qui abbiamo seguito. Alcuni particolari
nel piegare delle stoffe potrebbero indicare che il maestro subì anche
72
570
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
qualche influenza dell'Arte d'Oltralpe, che facilmente potè conoscere nel
suo soggiorno a Genova ; ma il paesaggio del dipinto di S. Giuliano di
Fig. 473. — Torrechiara, castello. Benedetto Bembo : Madonna.
Albaro, per il suo stesso aspetto, suggerisce che Donato de' Bardi abbia
meglio ancora conosciuta la nuova Pittura fiorentina. Uscito dalla Lom-
bardia, venuto in contatto con artisti di altre regioni, il maestro pavese
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 571
volse lontano dal cammino battuto dai suoi conterranei ; e forse' prima
d'ogni altro lombardo, seguì lo stile del Rinascimento.
Fig. 474. — Cremona, Museo Civico. Benedetto Bembo. Madonna.
A Brescia, donde già era mosso alle sue prime opere il Poppa, verso
la metà del Quattrocento alcuni pittori, senza dipendere dal giovane
maestro, già risentivano della nuova Arte che fioriva a Padova nelle
572
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Fig. 475. — Cremona, Museo Civico.
Benedetto Bembo: S. Giorgio.
opere degli Squarcioneschi e di An-
drea Mantegna. Nel polittico, del 1458,
segnato col nome di Paolo da Bre-
scia \ ora nella Pinacoteca di Torino,
è facile scorgere fra gli elementi do-
vuti alla tradizione lombarda , nel
drappeggiare e nel colorito poco ro-
busto (fig. 470), i riflessi della ma-
niera squarcionesca : si veggano il di-
segno incisivo degli angioli seduti sul
trono della Madonna, ed i piccoli
tondi della cornice, nei quali le ar-
chitetture del fondo, la ricerca della
prospettiva e dei movimenti, appar-
tengono già per intiero al nuovo stile
(fig. 471).
11 bresciano Benedetto Bembo
s'informò anche più alla maniera che
irradiava da Padova ^. Il suo polit-
tico, del 1462, nel castello di l'orre-
chiara presso Parma, pel disegno che
determina con secca precisione ogni
particolare, per l'intenso studio della
struttura delle figure, che risaltano
statuariamente sugli sfondi, per la
stessa potente espressione realistica di
alcuni personaggi — il vecchio S. Ni-
comede è improntato quasi di bruta-
lità (fig. 472) — dimostra ch'egli co-
nosceva le opere dei seguaci dello
Squarcione, e se ne inspirava pur
mantenendo certi suoi propri carat-
teri ; i quali predominano special-
mente nella composizione della parte
' Cfr. Ffoulkes-Maiocchi, V. Poppa, op. cit., 27.
^ P. Kristeller, a. Mantegna, Londra, 1901, 51; F. Malaguzzi-Valeri , B. Bembo (Thieme-Becker,
Kùnstl.-Lex., Ili, 283;.
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 573
centrale del dipinto (fig. 473) e s'intrecciano con le influenze padovane, come
in altre opere che credo siano da attribuire anch'esse a Benedetto Bembo.
Nel Museo Civico di Cremona un trittico scomposto nelle sue parti,
rappresentante la Madonna in trono col
bambino e un devoto fra S. Antonio e
S. Giorgio, reca nitidi i caratteri stilistici
di Benedetto Bembo ^ Confronta la Ma-
donna (fìg. 474) con quella del polittico
di Torrechiara : essa ha lo stesso pro-
filo lezioso, col naso ritto, l' altissima
fronte sfuggente, le labbra secche e con-
tratte ; la forma delle mani è del tutto
simile nei due dipinti. Anche si rasso-
migliano strettamente nei due dipinti i
putti ; e nel S. Giorgio del trittico di
Cremona (fìg. 475) si ritrova la traspa-
renza cristallina dell'occhio, illuminato
presso la pupilla da un punto bianco,
la durezza metallica dei capelli e delle
carni, che sono nel S. Nicomede (fìg. 472)
e nelle altre fìgure del polittico di Tor-
rechiara. E si corrispondono nei due
dipinti gli sfondi, messi d'oro a ornati.
Ora, anche nel trittico cremonese,
fra i tratti acquisiti dal pittore per in-
fluenza della nuova Arte padovana, altri
ve ne sono estranei a quella. Nel dise-
gno deF trono della Vergine persistono
ancora le forme gotiche ; e nelle fìgure
degli angioli che circondano la Madonna,
come nel ritratto del devoto, certe linee
rotondeggianti dei visi, e le iridi natanti
degli occhi, rammentano i dipinti dei
vecchi maestri lombardi.
Forse il trittico di Cremona è di tempo alquanto anteriore al polittico
Fig. 476. — Milano, Pinacoteca di Brera.
Benedetto Bembo ; S. Pietro.
' Il Venturi (Storia, VII, i, 288) assegna il trittico a Bonifacio Bembo, ma il confronto cogli affreschi
di quell'artista nella chiesa di S. Agostino di Cremona (flg. 479) non conferma tale attribuzione.
574
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
di Torrechiara, al quale invece si approssima una tavola della Pina-
coteca di Brera, rappresentante S. Pietro (figura 476) \ che riteniamo
opera di Benedetto Bembo, paragonando l' impacciata ma poderosa fi-
gura del vecchio santo, dal panneggiato rigido, dalle mani bitorzolute,
ispidi i capelli, cristallini gli occhi, con il S. Nicomede del polittico
del 1462.
Fig. 477. — Torrechiara, castello: affresco.
E convien pur restituire al maestro bresciano l'opera sua maggiore,
la decorazione della Sala d'oro nel castello di Torrechiara. Vi è bensì
un documento del 1475 che dichiara come il pittore cremonese Fran-
cesco Tacconi avesse dipinte per Pier Maria Bossi tre camere della torre
di quel castello, ma esso non determina quali fossero quelle camere né
in quale delle molte torri si trovassero: d'altra parte, le opere certe del
* La tavola non è esposta al pubblico. — Si può connettere alla maniera di Benedetto Bembo, ma
lontanamente, il polittico della cappella di S. Brigida nel S. Petronio di Bologna.
VECCHI E NUOVI PITTROI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO O/O
Tacconi mostrano uno stile del tutto diverso da quello degli affreschi
della Sala d'oro \
Son questi un prezioso monumento delle decorazioni profane ch'eb-
bero tanta fortuna nelle dimore signorili dell'Italia superiore, e che troppo
furono a noi invidiate dal tempo : essi
esaltano Bianca Pellegrina e i suoi amori
col signore del luogo. Nelle crociere della
volta, la donna in abito di pellegrina passa
attraverso le campagne popolate dei ca-
stelli del suo amante Pier Maria Rossi,
dinanzi al cielo azzurro nel quale piovono
dal sole innumerevoli fiammelle d'oro (fi-
gura 455) ; nelle ampie lunette delle pa-
reti , sono gli episodi del suo placido
amore, tra sfondi di campagna ove sor-
gono altri castelli, ove putti ignudi, sul
terreno coperto d' ogni erba, lottano o
scherzano insieme; all'intorno, sulle for-
melle di terracotta che rivestono tutte le
pareti, risuona il motto: " digne et in
eterna m „.
A cagione del pessimo stato in cui è
la maggior parte degli affreschi, non si può
giudicare dello stile del pittore che osser-
vando le figure dei putti, dipinti nelle
lunette, intenti altri alla lotta, altri a suo-
nare svariati strumenti (fig. 481), altri a
molestare un airone fra 1' erbe fiorite (fi-
gura 477), fra scimmie e pavoni che si
uniscono ai loro giochi.
Per il loro brio le figure di quelli
amorini, colorite con larghezza, a tinte
rosate, rassomigliano al Bambino del polittico dipinto da Benedetto
Bembo per la cappella del castello : e gli sono simili anche nella strut-
tura dei corpi atticciati, pingui, con strette spalle e con il collo brevis-
Fig. 478. — Bergamo, Accademia: angioli.
' F. Malaguzzi-Valeiu ( Thieme-Becker, Kùnsll.-Lex., III, 283) assegna al Tacconi gli affreschi, ma già
C. Ricci (ne L'Arie il. dee. e ind., Ili, 7) li attribuì giustamente a Benedetto Bembo.
576 LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
simo. Sia nel Bambino, sia nei putti scherzosi, il viso è paffuto, con alte
sopracciglia arcuate, con chiome ispide ; il contorno dei óorpi è segnato
con grande fermezza, e con tratto, del tutto simile nelle braccia grasse e
torpide, nelle gambucce arcuate.
Tali rispondenze ci persuadono che gli affreschi della Sala d'oro sono
opera di Benedetto Bembo, il quale in essi si appropriò sempre meglio le
forme nuove del Rinascimento ^
È probabile che non diverse vie abbia seguito anche il bresciano
Bonifacio Bembo — come si può intravedere nel guasto affresco rappre-
sentante Francesco Sforza e la sua consorte (flg. 477), ch'egli dipinse in
S. Agostino di Cremona — nelle molte sue opere perdute, nella decorazione
delle stanze del castello di Pavia, ove ritrasse i personaggi della corte
sforzesca, i servitori, i cani, delle scene di caccia e della vita quotidiana
dei suoi signori ^.
Vincenzo Poppa aveva intanto svolto più rapidamente e ampiamente
dei pittori suoi conterranei il proprio stile.
Nella più antica opera che si possa attribuire al maestro bresciano,
nella tavoletta della collezione Noseda, ancora sono numerosi gli ele-
menti stilistici comuni coi vecchi maestri lombardi. La composizione ri-
pete una scena cara ai pittori e ai ininiatori della Lombardia e di Verona
nella prima metà del Quattrocento : entro un giardino chiuso da uno
steccato degli angioli inginocchiati circondano la Madonna che, seduta
sul terreno, tiene il Bambino in grembo. E anche i particolari del
dipinto corrispondono alla vecchia maniera lombarda: le forme mor-
bide del Bambino, la mano inerte della Madonna, e soprattutto il pan-
neggiato del manto che ricopre il capo della Vergine occultandone il
corpo con pieghe manierate e goticheggianti quali usarono gli Zavattari,
il Moretto, Iacopino Cietario. Sì che, con giusto criterio, il Snida com-
parò quella Madonna con altra tavola di artista lombardo della metà del
' In un desco da parlo della collezione Martin Le Roi (cfr. : E. Muntz, Les plateaux d'accouchées nei
Monuments Plot, II, 222), attribuito a scuola fiorentina del sec. XV, è qualche somiglianza con la maniera
di Benedetto Bembo, con la quale ha pur relazione l'anonimo maestro lombardo-veneto che dipinse
alcune tavolette (n. 204-206) dell'Accademia di Bergamo con santi e angioli che portano i simboli della
Passione (flg. 478).
^ I due ritratti di S. Agostino di Cremona si potrebbero forse comparare, se fossero meno guasti,
con le due tele della biblioteca Capitolare di Monza rappresentanti gli stessi personaggi. — Di Bonifacio
Bembo abbiamo copiosissime notizie d'archivio (cfr. F. Malaguzzi-Valeri, Pili, lomb., op. cit., 95 e segg. ;
Ffoulkes-Maiogchi, V. Poppa, op. cit. passim) come di molti altri artisti lombardi dello stesso tempo dei
quali non facciamo memoria perché non si è conservata, o ancora non è identificata, nessuna opera.
Rammento soltanto che non v'è sufficiente ragione per attribuire al lombardo Zanetto Bugalto, che fu
discepolo di Ruggero van der Weyden, il trittico sforzesco del Museo di Bruxelles (cfr. J. Mesnil, Le
tiyptique des Sforza ne L'Art flainand et holL, 1908).
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 577
Quattrocento (fìg. 480), clie giova a render sempre più evidenti gli
stretti legami che uniscono il più antico dipinto del Foppa, a noi noto,
con la Pittura lombarda della ' '
prima metà del secolo ^ > " mm^mmmmmrmm
Ma già nella tavoletta della
collezione di A. Noseda è chiaro
uno studio di modellare vigo-
rosamente, di determinar bene
lo spazio e gli effetti di luce,
che rivela quali forze intime do-
vevano allontanar sempre più
il giovane maestro dalla tra-
dizione che lo aveva educato.
Nella Crocifissione , del 1456 ,
nella Galleria di Bergamo, lo
stile di V. Foppa è omai assai
lontano da quello della suddetta
tavola : gli intenti che in quella
erano appena accennati, sono
diventati dominanti, informano
profondamente l'opera : la pro-
fondità dello spazio è segnata
con intiera evidenza, le figure
hanno dalla luce un rilievo scul-
torio. Assomigliano in vero le
linee schematiche del paesaggio
a quelle di disegni di Jacopo
Bellini, ma la poderosa archi-
tettura che inquadra il primo
piano del dipinto, e la robusta
struttura dei corpi dei crocifìssi,
suggeriscono che 1' artista abbia
avuto il massimo incitamento
al suo divenire dalla nuova Flg. 479. - Cremona, S. Agostino. Bon. Bembo : Bianca Sforza.
1 J. Ffoulkes e R. Maiocciii {V. Foppa, op. cit., 5 e segg.) hanno esagerato le relazioni della tavoletta
della collezione Noseda con la vecchia scuola veronese mentre sono assai più evidenti quelle coi dipinti
e le miniature lombarde della prima metà del Quattrocento.
73
578
LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA
Arte padovana ^ A questa, mentre gli altri suoi conterranei ne traevano
mediocri insegnamenti, egli educò la propria arte, costituendola nelle
qualità che poi doveva svolgere generosamente nella sua opera, a Milano,
a Pavia, nella Liguria.
Fig. 480. — Vienna, coli. Snida,: Madonna.
In breve l'opera del maestro bresciano sarà tra le forze maggiori a
ritorcere verso un nuovo cammino la Pittura lombarda. Già il suo
' L'influsso della maniera padovana sulla Crocifissione del 1456 è negata da altri (Ffoulkes-Maiocchi,
V. Poppa, op. cit., 17).
VECCHI E NUOVI PITTORI DELLA SECONDA METÀ DEL QUATTROCENTO 579
riflesso si mescola all'antica maniera negli affreschi della cappella di Pigello
Portinari % o li compenetra tutti, irradia già nella cappella del castello
di Milano dipinta intorno al 1472.
E per ogni via ormai penetrava nell'Arte lombarda lo stile del Rina-
scimento ^.
' Specialmente nell'affresco dell'Annunziazione, nel quale non sappiamo trovare niun rapporto con
l'Arte toscana : ma cfr. Fi-oulkes-Maiocciii, V. Foppa, op. cit., 66.
^ Le nuove forme del Rinascimento nella Lombardia si affermano nell'Architettura col Michelozzo
e il Filarete, nella Scultura, Pittura e Miniatura con la crescente influenza dell'Arte toscana e padovana, la
quale dovette avere molti e agevoli tramiti anche per opera di pittori lombardi che lavorarono a Padova
sulla metà del Quattrocento (cfr. V. Lazzarini, Docum. di pilt. padovana nel N. Arch. Veneto, 1908, 75 e segg.).
^ j- . ^f;-^:^r t-mrj ,-e?-.?^
Fig. 481. — Torrechiara, castello: affresco.
AGGIUNTE E CORREZIONI
Pag.
14. — Intorno alla incerta denominazione e divisione delle regioni d'Italia nel sec. V,
cfr. Th. Hodgkin, Itahj and her ìnvaders, Oxford, 1892, I, 623.
35. — Sul trasformarsi della tecnica nella Pittura dell'alto Medioevo, in Italia, dovettero
aver parte anche le influenze orientali, e soprattutto nell'esagerato uso dei contorni.
40. — Intorno al pittore Giovanni, chiamato in Germania da Ottone III, cfr. J. von
ScHLOssER, Qaellenbuch zar Kiinstgesch., Vienna, 1896, 149. Sul principio del sec. xi
un altro pittore, Nivardo, fu chiamato dall'abate di Fleury " a Langobardorum
regione „ (J. von Schlosser, loc. cit., 188).
72. — Le miniature del cod. D. 84 inf. della biblioteca Ambrosiana derivano certamente
dalla scuola di Reichenau.
176 e segg. — Negli affreschi del Broletto di Como vi sono anche molte rispondenze di
stile con la Pittura dell'Italia Centrale nella fine del Dugento: si osservino spe-
cialmente le figure degli angioli volanti. Tali somiglianze si possono spiegare an-
che per la comune derivazione dallo stile bizantineggiante, ma non è da escludere
una qualche diretta influenza della Pittura romana e toscana dello scorcio del
sec. xni.
274. — Ai monumenti della Pittura lombarda del Trecento sono da aggiungere gli affre-
schi decorativi del cortile del castello di Pandino e altri del castello di Abbiate-
grasso. Hanno scarso pregio gli affreschi della fine del sec. xiv presso la chiesa
di S. Gervaso a Bormio (cfr. E. Bassi, La Valtellina, Sondrio, 1907, 156).
276. — Non hanno importanza le iniziali dell'Iliade del Petrarca (Parigi, Bibl. Naz.: ms.
lat. 7880) miniate a Milano, nel 1369, secondo una postilla del poeta.
323. — I mss. AE. XIV. 25-27 della biblioteca Braidense formano parte della bibbia il
cui primo volume (ms. AE. XIV. 24) è conservato nel Museo Civico di Milano. An-
ch'essi furono miniati nella bottega dei De Grassi, fuorché in alcune iniziali ese-
guite in tempo più recente.
350. — L'affresco descritto rappresenta più probabilmente una scena di danza.
468 e segg. — Ha affinità coi dipinti lombardi della prima metà del sec. xv la' Ma-
donna eseguita da Giovanni di Francia per Antonio di Melzi nel 1429 (cfr.
L'Arte, 1908, 138).
481. — L'affresco dell'Annunziazione non è conservato che nella parte riprodotta dalla
fig. 384.
530. — Che il ms. it. 2017 (Divina Commedia) della biblioteca Nazionale di Parigi sia
appartenuto a Filippo Maria Visconti risulta dal trovarsi a ce. 97 Io stemma vi-
sconteo fra le iniziali di quel principe.
582 AGGIUNTE E CORREZIONI
Pag.
539. — Il cod. AE. XIV, 20 della biblioteca Braidense è il secondo volume della " Vitae
Sanctorum „ il cui primo tomo, ora nel Museo del Castello di Milano (ms. AE. XIV,
19), ha una miniatura dell'Annunziazione eseguita anch'essa dal miniatore del-
l'ufiziolo di Filippo Maria Visconti. I due volumi furono scritti nel 1431 : cfr.
F. Carta, Codici corali e libri a stampa miniati della bibl. Nazionale di Milano,
Roma, 1891.
548, — Il Carta (Codici corali, op. cit,, pag. 153 e segg.) ha pubblicato una serie di cu-
riose lettere riguardanti il miniatore Belbello da Pavia e le sue relazioni con la
corte di Mantova verso la metà del Quattrocento. Nel 1448 il Belbello lavorava in-
torno a un messale, già intrapreso a miniare da altri, commessogli da Gianlucido
figlio di Paola Gonzaga ; e nel 1451 attendeva forse ancora al medesimo lavoro
mentre Ludovico Gonzaga si preoccupava di trovar modo di rifiutare al Re d'A-
ragona, che voleva richiederglielo, il volume " molto bello et ornatissimo „. Nel 1460
Francesco Gonzaga acquistava a Milano un altro messale e lo dava a miniare ^llo
stesso Belbello; nel 1161 egli mandava alla propria madre Barbara di Brandeburgo
la parte già miniata, annunciando che il Belbello si sarebbe recato a Mantova per
miniare il resto. Ma Barbara rispondeva al figlio di trattenere il Belbello, avendo
deliberato di far compiere il lavoro da un " zovene di questa terra, el quale minia
molto bene „, e che doveva prender accordi con Andrea Mantegna. Invano il Bel-
bello supplicò di poter proseguire l'opera sua. Poco dopo, nel 1462, il miniatore
pavese si rivolgeva per lavoro a Bianca Maria Visconti dicendosi disposto a lavo-
rare a Pavia o nella Certosa.
Ci domandiamo se il Messale del Duomo di Mantova, le cui miniature più re-
centi appartengono ad un seguace del Mantegna mentre le più antiche sono del
miniatore dell' ufiziolo di Filippo Maria Visconti, che lavorò anche per la Certosa
di Pavia, non sia appunto quello di Francesco Gonzaga. L' anonimo miniatore sa-
rebbe in tal caso il Belbello. Né vi sono ragioni di cronologia che contrastino a
tale ipotesi poiché nel ms. lat. VI, XXXIl della Marciana (vedi pag. 542), ch'è del
1462, si trovano ancora delle miniature dell'anonimo artista.
551. — Il codice Braidense AG, XII. 1, ora nel Museo del Castello di Milano, soltanto
nella miniatura della Crocifissione (fig. 452) fu ornato da un artista che deriva dal
miniatore dell'ufiziolo di P'ilippo Maria Visconti, Le altre miniature del codice sono
molto affini alla maniera di Cristoforo de' Predis.
556. — Sono da ricordare in questo luogo anche gli aff"reschì del castello di Malpaga,
della seconda metà del secolo xv, rappresentanti Bartolomeo Colleonì a cavallo, in
compagnia della sua donna, accolto da una brigata di giovani e di donzelle. 1 co-
stumi delle figure, e anche lo stile, hanno ancora somiglianze cogli aifreschi dei
giuochi nella casa Borromeo di Milano.
Di forme e di epoca anche più progredito è il grande frammento di un alTre-
sco rappresentante una schiera di gentiluomini e di donzelle, ora nell'Accademia
di Bergamo,
572, — Non mi sembra sicuro l'attribuire a Benedetto Bembo un affresco della Madonna
col bambino tra angioli recentemente ritrovato nella chiesa di S, Francesco di
Brescia, Ma non ho conoscenza diretta del dipinto,
576, — La tavola di V, Foppa ch'era già nella collezione di A, Noseda è passata da qual-
che tempo nella collezione di B, Berenson, a Firenze.
INDICE DEI LUOGHI
I numeri indicano le pagine; seguiti dalla lettera n, rimandano alle note.
ABBIATEGRASSO
Castello - Affreschi (sec xiv) : 581.
Duomo - Affresco (sec. xv) : 516 n.
ACQUANEGRA SUL CHIESE
Chiesa - Mosaici (sec. xii ?) : 89.
AGLIATE
Chiesa e Battistero - Affreschi (sec. xi) : 07.
ALBENGA
Battistero - Mosaici (sec. v-vi) : 21 e segg.
ALBIZZATE
Oratorio - Affreschi (sec. xiv) : 264 e segg., 282.
ALMEXNO S. SALVATORE
S. Giorgio - Affreschi : (sec. xii-xiii), 141 ; (sec. xiii-
XIV), 147.
ANAGNI
Cattedrale -Affreschi (sec. xiii) : 96 n, 123, 140, 166.
ANGERA
Castello - Affreschi (sec. xiv) : 1.57 e segg., 173 e segg.
ANTOLIVA
S. Ambrogio - Affreschi (sec. xiii) : 142 n.
AOSTA
Cattedrale - Mosaici (sec. xii-xiii): 84.
AQUISGRANA
Duomo - Affreschi (sec. x ?) : 40 n.
ASCONA
Chiesa del Collegio - Affreschi (sec. xv) : 510 n.
ASSISI
S. Francesco - Crocifisso (sec. xiii) : 145.
AUSONIA
S. Maria - Affreschi (sec. xii) : 121.
BAMBERGA
Duomo - Sculture : 119.
Manto di Enrico II : 162.
BASILEA
Cattedrale - Sculture : 55 n.
Museo - Tela stampata : 389 n.
BAVENO
Chiesa - Affresco (sec. xiii) : 142 n.
BELLANO
S. Giorgio - Affresco (sec. xiv): 391 n.
BELLINZONA
S. Biagio - Affreschi (sec. xiv) : 243 e segg.
BERGAMO
Accademia - Affreschi : (sec. xiv), 273; (sec. xv), 582. —
— Dipinti attr. a I. Bellini: 490 n. — Tarocchi: 527.
— Dipinti di scuola lombarda: 576 n. — Croci-
fissione, di V. Poppa : 577.
BiBL. Civica - Cod. ^. VII. 14 : 298 e segg., 336, 353 e
segg., 391, 419 e segg.
Collez. Colleoni - Tarocchi : 527.
Duomo - Affresco (sec. xiii-xiv) : 147, 156.
S. Maria Maggiore - Affreschi (sec. xiv) : 212 e segg.
— Sculture : 431 n.
BERLINO
BiBL. Reale - Bibbia di Quedlingburg : 5 e segg.
Museo - Dipinto di Gio. da Milano : 227. — Disegno
di Gio. da Milano : 229. — Bibbia : 427 n. — Dipinto
attr. a Michelino : 406.
BERNA
Biblioteca
Poema di Pietro da Eboli: 70 n.
584
INDICE DEI LUOGHI
BIANDRATE
S. Colombano - Affreschi (sec. xv): 478 n, 516.
BIASCA
Chiesa - Affreschi (sec. xiii) : 142 n.
BOBBIO
S. Colombano - Pisside : 19 n. — Mosaici (sec. xii ?) :
91 e segg.
BOLOGNA
BiBL. Universitaria - Cod. 1213: 369 e segg. — Cod.
337 : 519 e segg. - Cod, 2197 : 490.
S. Maria de' Servi - Dipinto (sec. xiii-xiv): 145.
S. Petronio - Sculture dei fìnestroni ; 431 ii. — Af-
freschi della capp. Bolognini (sec. xv) : 458. — Po-
littico nella capp. di S. Brigida : 574 ii.
S. Stefano - Affreschi (sec. xii-xiii), 124 n. : (sec xv),
458.
S. Vittore - Affreschi (sec. xi-xii) : 124 ;i.
BOLZANO (dintorni)
S. Giovanni in Dorfe - Affreschi (sec. xiv) : 464 n.
BONN
Museo - Dipinto attribuito a Gio. da Milano : 226 ji.
BORMIO
S. Gervaso - Affreschi (sec. xiv) : 581.
BRESCIA
Ateneo - Affresco (sec. xiv) : 267 n.
Museo Cristiano - Dittico di Boezio : 31. — Mosaico
(sec. xii) : 129 ii.
Rotonda - Mosaico (sec. v-vi) : 21
S. Francesco - Affreschi: (sec. xiv) : 211, (sec. xv): 582.
— Crocifisso (sec. xiv): 212.
S. Salvatore - Affreschi (sec. viii-ix?): 32.
BRESSANONE
Duomo - Affreschi (sec. xv) : 464.
BRIANZOLE
Castello - Affreschi (sec. xiv-xv) : 396.
BRUXELLES
Museo - Trittico attr. a Zanetto Bugatto : 576.
BUDAPEST
Galleria - Disegno : 452.
CABRAS
Cripta - Dipinti (sec. iv-v ?) : 27 n.
CAMPIONE
S. Maria de' Ghirli - Affreschi; (sec. xiv): 263 e segg.,
281, 515 n. ; (sec. xiv-xv) : 345 e segg., 434 e segg.,
464.
CANNOBIO
Chiesa del Carmino - Affreschi (sec. xv) : 515. —
Trittico di Battista da Legnano : 515 n.
CAPUA
S. Angelo in Formis - Affreschi (sec. xi): 121.
CARPI
Sagra - Affreschi : (sec. xiii), 124 ii : (sec. xiv-xv), 411 ;
(sec. xv), 458.
CASALE MONFERRATO
S. EvAsio - Mosaici (sec. xi-xii) : 88.
CASARANELLO
Chiesa - Mosaici (sec. v) : 21 e segg.
CASSEL
BiBL. Pubblica - 2 ' Ms. Poet. 3 : 533.
CASSINO
S. Benedetto - Affreschi (sec. xi-xii) : 121.
CASTEL S. ELIA
S. Elia - Affreschi (sec. xi '?) : .57, 78.
CASTEL S. PIETRO
S. Pietro - Affreschi: (sec. xiv), 188 e segg.: (sec. xv),
515.
CASTIGLIONE D'OLONA
Battistero - Affreschi (sec. xv) : 501.
Palazzo Castiglione - Affreschi (sec. xv) : 506.
CATANIA
Bibl. Civica - Bibbia: 203 n.
CAVENAGO BRIANZA
S. Maria in Campo - Affreschi (sec. xv) : 516 ;i.
CESENA
Bibl. Malatestiana - Ms. S. XIV, II : 517 e segg. —
Ant. n. 5 : 542. — Ant. n. 6 : 542 n.
CHAMBERY
Bibl. Pubblica - Ms. 4 : .531.
CHANTILLY
Castello - " Trcs riches Heures „ : 415 e segg., 457.
CHIARAVALLE MILANESE
Abbazia - Affreschi : (sec. xiii), 141 n ; (sec. xiv), 242
e segg.
GIVATE
S. Benedetto - Affreschi (sec. x ?) : 37 e segg.. 61,
120.
S. Pietro - Affreschi (sec. xii) : 100 e segg., 125, 133
e segg., 157. — Sculture (sec. xii) : 117 e segg.
COMO
Broletto — Affreschi (sec. xiv) : 175 e segg., 196, 197 n,
581.
Duomo - Scultura : 431 n.
Palazzo Vescovile - Affreschi (sec. xv) : .560.
S. Abbondio - Affreschi : (sec. vi), 20 : (sec. xiv). 190
e segg., 197 n, 221.
S. Giorgio in Borgovico - Affreschi (sec. xii) : 96 e
segg., 116, 120, 124, 197 n.
Seminario - Codd. di Morimondo : 153 n.
CORRETTA
Santuario - Affresco di G. Zavattari : 500 n.
J
INDICE DEI LUOGHI
585
CREMONA
BiBL. CvpiTOLAiiE - Martirologio : 78.
Duomo - Mosaico (sec. xi-xii) : 89. — Affreschi : (se-
colo xiv), 397 e segg. ; (sec. xvi), 555.
Museo Civico - Mosaici (sec. xii) : 90. — Affresclii :
(sec. xiii), 127 n ; (sec. xv), 473, 514. — Privilegio di
S. Sigismondo : 533 n. — Tavola (se. degli Zavat-
tari) : 560. — Soffitto dipinto : 561. — Trittico di
Ben. Bembo : 573 e segg.
S. Agostino - Affresco (sec. xiv) : 266 n. — Affresco
di Bon. Bembo : 573 n, 576.
S. I.ucA. - Affresco (sec. xiri) : 127 n. — Affreschi di
A. De Ferraris : 470 e segg.
S. Lucia - Affreschi (sec. xv) : 513 e segg.
S. Michele - Affreschi (sec. xiii-xiv): 146.
DIGIOXE
Certosa - " Pozzo di Mosè „ : 431 n.
DOVERA
Oratorio - Affreschi (sec. xiv-xv) : 405.
DRESDA
Galleria - Disegno di Stefano da Zevio : 460 n.
FENIS
Castello - Affreschi (sec. xv); 461.
FERENTILLO
Badia di S. Pietro - Affreschi (sec. xi ?) : 57.
FERMO
Duomo - Messale : 521.
FERRARA
BiBL. Universitaria - Ms. II. 190 : 533 n.
ScHiFANOiA - Graduali: 533.
FIRENZE
Battistero - Mosaici (sec. xiii) : 99 n, 132 e segg.
BiBL. Landau-Fixaly - LTiziolo di F. M. Visconti : 319
e segg., 536 e segg. 547.
BiBL. Laurenziana - Cod. esp. 1263: 550.
CoLLEz. Berenson - Tavola di V. Foppa: 576, 582.
Galleria dell'Accademia - Dipinti attr. a Gio. da
Milano : 226 n. — Pietà di Gio. da Milano : 229, 235.
Galleria degli Uffizi - Polittico di Gio. da Milano :
230 e segg. — Disegni (sec. xiv-xv) : 304 n, 460 ii. —
Tavola attr. ai Lorenzetti: 477 n.
Museo Nazionale - Dittico franco-fiammingo: 457,465.
Museo di S. Croce - Dipinto (sec. xiv): 227 n.
Palazzo Davanzati - Affreschi (sec. xiv): 407 n.
S. Croce - Cappella Baroncelli, affreschi: 219, 221. —
Capijella Rinuccini, affreschi : 217 e segg., 246, 249.
— Chiostro, affresco: 226.
S. Maria del Carmine - Affresco (sec. xiv): 226.
FRANCOFORTE s. M.
Museo - " Giardino celeste „ : 464.
FRIBURGO
Biblioteca - " Fahnenbuch „ : 563 n.
GALLIANO
Battistero (sec. xi) : 42.
S. Vincenzo - Affreschi : (sec. xi), 43 e segg., 67, 96 n,
101, 116, 124 e segg., 134; (sec. xiii). 143 e segg., 159.
GENOVA
Accademia di B. Arti - Dipinto: 436 ti.
Bibl. Civica - Bibbia : 78 Ji.
Cattedrale - Affreschi (sec. xiii): 124 n.
Palazzo Bianco - Tavola di Leonardo da Pavia : 563.
Palazzo Rosso - Dipinto attr. a Giambellìno : 568 n.
S. Giuliano d'Albaro - Dipinto di Donato de' Bardi :
568 e segg.
GRAVEDONA
S. Maria del Tiglio - Affreschi : (sec. xiv), 558 ;i : (se-
colo xv), 557.
GROTTAFERRATA
Badia - Affreschi (sec. xiii) : 123.
HALBERSTADT
Chiesa - Sculture : 119.
holkhamm hall
Ribl. del Duca di Leicester - Bibbia : 203. — Ms.
345 : 532 ii. — Ms. 34 : 533 n.
IMOLA
Bibl. Comunale - Ms. 32: 530.
INNSBRUCK
Ferdinandeum - Miniatura : 464.
ISSOGNE
Castello - Affreschi (sec. xv-xvi): 366 n.
IVREA
Bibl. Capitolare - Codd. di "SVarmondo : 70 e segg.,
83. — Messale : 552 n.
Seminario - Mosaico (sec. xi ?) : 83.
RAMPILE
Chiesa - Affreschi (sec. xv) : 464.
KLAGENFUBT
Bibl. Vescovile - Decretali : 203 n.
KREUZENSTEIN
CoLLEZ. WiLczECK - Tavoletta di soffitto : 561.
LAMBRATE
Oratorio - Affresco (sec. xii-xiii) : 125.
LEGNANO
Palazzo visconteo - Dipinti: 155 n.
LENTATE
Oratorio - Affreschi (sec. xiv) : 256 e segg., 283.
74
586
INDICE DEI LUOGHI
LICHTENBERG
Castello - Affreschi (sec. xv) : 463 n.
LIONE
CoLLEz. Aynard - Tavola franco-fiamminga : 4C5.
LIPSIA
BiBL. Civica - Ms. lxx : 203. — Ms. ccccxxvii : 386.
BiBL. Universitaria - Mss. 965 e 967 : 151 n.
LIVO
S. Giacomo - Affreschi (sec. xvi): 515 n.
Cappella - Affreschi (sec. xv) : 516 n.
LOCARNO
S. Maria in Selva - Affreschi (sec. xiv-xv) : 393 e segg.
LODI
S. Francesco - Affreschi ; (sec. xiii-xiv), 151 n : (se-
colo XIV), 173, 181 e segg, 210, 268 n, 401 e segg. :
(sec. XV), 451, 469 e segg., 515, 521, 560.
LODI VECCHIO
S. Bassano - Affreschi : (sec. xiii-xiv), 155 e segg. : (se-
colo XIV), 173 e segg.
LONDRA
BiBL. C. W. Dyson Perrins - Messale dell'are. Ar-
nolfo : 73.
British Miseum - Ms. 1.5277: 410. — Ms. 27695: 411. —
Ms. Harl. 1319 : 427 n.
Collez. R. e. Fry - Dipinto attr. a Gio. da Milano •
226 II.
CoLLEz. Wallace - Miniatura : 390 n.
Galleria Nazionale - Dipinto di Gio. da Milano : 228.
Victoria and Albert Museim - Calice : 460 n. — Sof-
fitto dipinto : 562.
LONGONE
Villa Tagliasacchi - Tombe dipinte : 30 zi.
LUCCA
BiBL. Governativa - Cod. 2508: 70 n.
MAGLIASO
Castello - Affreschi (sec. xiii) : 159 n.
MALPAGA
Castello - Affreschi (sec. xv) : 582.
MANTA
Castello - Affreschi (sec. xv) : 461.
MANTOVA
BiBL. Civica - Cod. C. Ili 20: 75. — Cod. D. Ili 15:
152. — Ms. B. IV 13 : 550 e segg.
Camera di Commercio - Affreschi attr. a Michelino
da B. : 442.
Chiesa del Gradaro - Affreschi (sec. xiii) : 143.
Duomo - Messale : 540 e segg., 542, 582.
Palazzo Ducale - Affreschi (sec. xiv) : 272 n.
Pinacoteca - Affreschi : (sec. xiv). 210 n : (sec. xiv-
XV), 410.
S. Francesco - Affreschi (sec. xiv) : 271 e seg .
S. Lorenzo - Affreschi (sec. xi) : 67.
Torre della Gabbia - Affreschi (sec. xiv) : 210 .
MILANO
Mss. miniati : 76, 79 n.
Archivio di S. Ambrogio
323 n, 521 ii.
BiBL. Ambrosiana - Cod. 159 sup. : 71 n. — Cod. D. 84
inf. : 72, 581 — Cod. A. 24 inf. e inf. bis : 74. — Cod. D.
87 sup. : 74. — Cod. B. 48 inf. : 76. — Cod. T. 120 sup.
76 II. — Cod. B. 27 inf. : 79. — Cod. B. 28 inf. 152. —
Cod. P. 165 sup. : 153 n, 203. — Cod. E. 12 sup. : 161 n.
— Cod. C. 170 inf : 204, 278. — Cod. L. 58 sup. : 205 e
segg. — Cod. E 18 inf. : 330 e segg. — Cod. E 24 inf. :
325. — Cod. B. 19 inf. : 370 ii. — Cod. B. 49 sup. : 370 n.
— Cod. C. 214 inf. : 389 n, 410. — Cod. H. 86 sup. :
389 n. — Cod. H. 86 sup. : 388, 410. — Cod. H. 266
inf. : 519. — Cod. A. 257 inf. : 532. — Cod. H. 33 inf. :
550.
BiBL. Braidense - Ms. AD. Xlll. 48: 153. — Ms. AD.
XIII. 20 : 323 n. — Ms. AE. XIV. 24-27 : 323 n., 581. - Ms.
AF. XI. 10 : 532. - Ms. AG. XII. 3 : 533 n. - Ms. AE.
XIV. 19-20 : 539, 582. - Ms. AN. XIV. 21 : 550. - Ms.
AG. XIII : 552, 582.
BiBL. Capitolare - Cart. gr., cod. 25 : 277 e segg. —
Messale di Anovelo da Imbonate : 328 e segg. -
Cart. gr., cod. 4: 533 ;i.
BiBL. SoRAGNA - Ms. miniato : 332.
BiBL. TiuvuLziANA — Cod. 2202 : 306 e segg. — Cod.
509 e iniziali : 323 n. — Cod. 1076 : 390 n. — Cod. 816 :
414 n. — Disegno : 433. — Cod. 1021 : 521. — Cod.
479 : 552 n.
BiBL. del duca U. Visconti di Modrone - Ufiziolo di
G. Galeazzo : 312 e segg., 355, 360, 422. — Tarocchi :
522 e segg.
Casa Borromeo - Affreschi (sec. xv) : 436, 503 e segg.,
507 e segg., 533 n. — Libri Mastri : 510 ;i, 554.
Castello - Affreschi (sec. xv): 557,565 e segg.
" Chiesa rossa „ - Affreschi (sec. xiii-xiv) : 174.
CoLLEZ. Br.vmbilla - Tarocchi : 527.
CoLLEZ. CoLOGNA - Dipinto di Goti. Scotti : 558 n.
CoLLEZ. Crespi - Tavola attr. a C. de' Moretti : 555.
CoLLEZ. Eredi Crespi - Cronaca figurata di Leo-
nardo da Besozzo : 482 e segg.
Collez. B. Gabba - Tavola di C. de' Moretti : 554.
Collez. A. Noseda - Tavola di V. Foppa: 576 e segg.
Collez. Sessa - Tavola attr. a C. de' Moretti : 555.
Collez. Trivulziana - Avorio (sec. x) : 60 n. — Affre-
sco (sec. xv) : 504 n. — Trittico di J. Cietario : ,563
e segg.
Duomo - Situla : 60. — Evangeliario e crocifisso di
Ariberto : 60. — Bassorilievo di Gio de' Grassi : 296
e segg. — Portali delle sagrestie : 295-298. — Pietà,
bassorilievo : 298. — Statua di S. Martino V : 431.
Giganti : 431. — Sculture della guglia Carelli : 431. —
Affresco (sec. xv) : 432 n. — Sculture dei finestroni:
433. — Tav. attr. a Michelino da B. : 436, 558.
Museo Civico - Affreschi romani: 2 n. — Mosaico di
S. Ambrogio (sec. xii) : 129 n. — Affreschi (sec. xiii) :
141 71. ; (sec. xv), 491, 516. — Bibbia (ms. braidense
AE, XIV. 24) : 323. — Soffitto dipinto : 562. — Ms.
braidense AE. XIV. 20 : 582. — Ms. braidense AG.
XII. 1 : 582.
Museo Poldi-Pezzoli - Trittico di Goti. Scotti: 558 n.
Palazzo Arcivescovile - Affreschi (sec. xiv): 208 e
segg.
INDICE DEI LUOGHI
587
Pinacoteca Ambrosiana - Ritratto di Ariberto : 48.
— Ritratti di G. Galeazzo e F. Petrarca : 330 ~ Di-
segni di scuola lombarda e veronese : 450 e segg.
— Ricamo : 563 n.
Pinacoteca di Rrera - Affreschi (sec. xiv) : 267 n, 391,
392. — Tavola di Stefano da Zevio : 460. — Tavola
di Ben. Bembo : 574.
S. Ambrogio -Mosaici: (sec v-vi), 14 e segg.; (sec. xii),
128 e segg. — Porta intagliata : 19 n. — Sarcofago
cristiano : 19 n. — Tarsie marmoree (sec. vi) : 20. -
Altare di Wolvinio : 32 e segg. — Affreschi : (sec. xi),
66, 79 : (sec. xiii) , 136 e segg., 142 n, 148. — Ciborio :
119 e segg. — Messale di Anovelo da Imboliate :
326 e segg. — Stalli intagliati : 366 n.
S. Badila - Affresco (sec. xiii) : 141 Ji.
S. Calimero - Affresco (sec. xv) : 556.
S. Calogero - Affresco (sec. xv) : 557.
S. Celso - Affresco (sec. xi) : 124.
S. Cristoforo - Affreschi : (sec. xiv), 391 ; (sec. xv),
491.
S. EuSTORGio - Affreschi : (sec. xiii-xiv), 141 7t, 151 n, ;
(sec. xiv) , 267 n ; (sec. xv) , 505. — Crocifisso (se-
colo xiii) : 145. - Altare : 298. — Tavola di S. Pie-
tro mart. : 563.
S. Giorgio in Palazzo - Tavola di Anovelo da Im-
bonate : 329.
S. Lorenzo - Mosaici (sec. v) : 8 e segg. — Affresco
(sec. XIV) : 294, 391.
S. Marco - Affreschi (sec. xiii e xiv) : 175, 210, 242.
S. Maria della Porta - Affresco (sec. xv) : 491.
S. Maria Podone - Affresco : 442.
S. Maria presso S. Celso - Sarcofago : 19 n. — Affre-
sco (sec. XV) : 491. — Disegni : 506, 522.
S. Nazaro - Capsella : 7. — Affresco (sec. xiii-xiv) :
151.
S. Siro - Affreschi (sec. xv): 563 ;i.
" Torre di Ansperto „ - Affreschi (sec. xiii-xiv): 150.
MOCCHIROLO
Oratorio - Affreschi (sec. xiv) : 247 e segg., 293.
MODENA
BiBL. Estense - Cod. lat. z. 7. 3 : 368 e segg.
Duomo - Affreschi (sec. xiii) : 123 n.
MONACO DI BAVIERA
Antiq. Bòhler - Tavola di se. lombarda : 556.
Pinacotèca - Polittico di Pahl : 466 n.
Staatsbibl. - Cod. lat. 4456: 58. — Cod. lat. 343: 72.
— Cod. lat. 13001 : 78 n. — Cod. lat. 23215 : 279 e segg.
— Codd. germ. 51 e 19 : 385 n. — Cod. lat. 15701 :
466 n. — Cod. it. 81 : 521 n.
MONTECARASSO
S. Bernardo - Affreschi : (sec. xiii), 142 n ; (sec. xv),
515.
MONZA
Bibl. Capitolare - Affresco (sec. xv) : 503. — Ritratti
sforzeschi : 576 n.
Cattedrale - " Eulogia „ : 30 n. — Ventaglio detto
di Teodolinda : 30 /i. — Affreschi degli Zavattari :
492 e segg.
Oratorio della Pia Casa - Tavola di se. lombarda :
492 n.
S. Michele - Affresco (sec. xiv): 212.
MONZORO
Chiesa - Affresco (sec. xv) : 513.
MORCOTE
S. Maria di Torrello - Affreschi (sec. xiii) : 141 e
segg.
MUENSTER
S. Giovanni - Affreschi (sec. ix) : 34 e segg., 53, 61.
NAPOLI
Bibl. Nazionale - Ms. XIV. A. 21 : 521 n.
S. Giovanni a Carbonara - Affreschi di Leonardo da
Besozzo e Perinetto da Benevento: 474 e segg., 581.
NEW-YORK
Museo Metropol. - Dipinto attr. a Gio. da Milano :
226.
NOVALESA
S. Eldrado - Affreschi (sec. xiii) : 124.
NOVARA
Bibl. Capitolare - Cod. LIV : 76 n.
Cattedrale - Mosaici (sec. xii) : 86. — Affresco (se-
colo xiii) : 155 n.
Palazzo dei Tribunali - Affreschi (sec. xiii): 155.
NOVATE
S. Fedelino - Affreschi (sec. xi): 62 e segg.
OGGEBBIO
Oratorio di Cadesino - Affreschi (sec. xv): 516 n.
OLEGGIO
S. Maria - Affresco (sec. xiv) : 197.
S. Michele - Affreschi (sec. xii-xiii) : 98 e segg., 101,
110, 120, 124.
PADOVA
Arena - Affreschi di Giotto : 216.
Bibl. Civica - Codice Carrarese : 410.
Duomo - Evangelario del 1170: 152 n.
Eremitani - Affreschi : (sec. xiii), 124 n ; (sec. xiv),
485 e segg.
Palazzo della Ragione - Affreschi (sec. xv) : 460.
PANDINO
Castello - Affreschi (sec. xiv): 581.
PARENZO
Duomo - Incrostature : 20, 129.
PARIGI
Bibl. dell'Arsenale - Cod. 664 : 427.
Bibl. Nazionale - " Pentateuco Ashburnam „ : 31 n.
— Ms. lat. 10136: 123, 151 n. — Ms. fr. 2631 : 152, 163.
— Ms. fr. 755 : 152, 203. — Ms. lat. 4895 : 201 e segg.,
277. — Ms. fr. 187 : 203. — Ms. lat. 757 : 283 e segg.,
299, 301, 302 n, 360, 377 e segg. - Ms. fr. 19093 : 291 n.
— Ms. lat. 11727 : 323 n. — Ms. lat. 364 : 323 n. — Ms.
588
INDICE DEI LUOGHI
lat. Nouv. Acq. 1673 : 354 e segg. — Ms. fr. 343 : 371
e segg. — Ms. fr. Nouv. Acq. 5243 : 377 e segg. - Ms.
fr. 755 : 385. - Ms. fr. 95 : 385. - Ms. f r. 2631 : 386. - Mss.
lat. 6069 e 11727: 410. — Mss. fr. 159 e 169: 413 n. —
Ms. fr. 170 : 414 n. — Ms. lat. 6741 : 417. — Ms. fr. 811 :
427 71. — Ms. lat. 5888: 439 e segg., 465, 518. — Mss.
it. 131 e 118: 529. - Mss. it. 18 e 2017 : 530, 581. - Mss.
lat. 760, 7855, 4772 e 6041 d: 533 n. - Ms. it. 973:
533 n. - Ms. lat. 7880: 581.
CoLLEz. Artaud de Montor - Dipinto attr. a Gio. da
Milano ; 282.
CoLLEZ. E. DE RoTHSCHiLD - Disegni : 448.
CoLLEz. Martin Le Roy - Dipinto di Gio. da Milano:
228. — " Desco da parto „ : 576 n.
Museo del Louvre. — Capsella di Brivio : 19 /i. —
Evangeliario di St-Denis : 60 n. - " Parement de
Narbonne „: 413. — Disegno di T. Gaddi: 417 ii. —
Disegni della raccolta Vallardi : 425, 448. — Disegni
di Michelino da Besozzo : 443, 519. — Disegno di
Stefano da Zevio : 460. — Pietà : 466. — Disegni
della coli. His de La Salle: 505.
Museo di Cluny - Trittico eburneo : 416. — Soffitto
dipinto : 562.
PARMA
Battistero - Affreschi: (sec. xiii), 124 n, 144; (sec. xiv),
201 n, 410.
Duomo - Affreschi (sec. xv): 411, 458.
Pinacoteca - Dipinti nn. 427 e 433 : 227 n.
PAVIA
Museo Malaspina - Mosaici (sec. xii): 90. — Dipinto
n. 65 : 267 n. — Dipinto n. 80 : 473 n, 557.
S. Michele - Scultura: 56 /i. — Mosaico (sec. xii): 90.
Affreschi : (sec. xiv), 127 n ; (sec. xv), 563.
S. Pietro in ciel d'oro - Scultura: 56 n. — Mosaico
(sec. xii): 90.
S. Teodoro - Affreschi (sec. xii e xiii) : 126 e segg.,
144, 150.
PERUGIA
BiBL. Civica - Cod. L. 59 : 78 n.
PIACENZA
BiBL. Capitolare - Cod. 65 : 75. — Cod. 42 : 76 zj —
Decretali: 152.
Duomo - Affreschi (sec. xiv): 144 e segg., 150, 392, 403.
— Sculture (sec. xii-xiii) : 156.
Episcopio - Affresco (sec. xiv): 392 n.
Museo Civico - Dijiinto (sec. xiv) : 393.
S. Eufemia - Mosaico (sec. xii) : 85 n.
S. Savino - Mosaico (sec. xii) : 85 n. — Affreschi (se-
coli xiv-xv) : 392.
PIEVE TERZAGHI
Chiesa - Mosaico (sec. xii) : 89.
PIGNA
Badia - Affreschi (sec. xii-xiii) : 127 n., 143 n.
PISA
Camposanto - Affreschi di A. Veneziano : 232 e segg.
Museo Civico - Dipinto di Gio. da Milano : 226.
PIZZOCORNO
Badia - Affresco (sec. xiv) : 267 n.
PONTASSO
Oratorio - Affreschi (sec. xiii-xiv) : 150.
PRATO
Museo Civico - Polittico di Gio. da Milano : [229 e
segg.
S. Niccolò - Affresco attr. a Gio. da Milano : 226.
PRUGIASCO
S. Carlo - Affreschi (sec. xii) : 99 e segg., 116, 120. 12
QUEDLINGBURG
Sculture: 119 n.
RAVENNA
Battistero degli Ortodossi - Incrostature : 20, 129.
S. Apollinare Nuovo - Mosaici : 18.
S. Vitale - Mosaico: 54.
REGGIO
Duomo - Affreschi (sec. xii-xiii) : 124 n.
REICHENAU
S. Giorgio di Oberzell - Affreschi (sec. xi) : 60.
ROMA
BiBL. Casanatexse - Ms. 459 : 334 e segg., 354 e segg.,
368. — Ms. 4182 : 359 e segg.
BiBL. Vallicelliana - Cod. A-5 : 33.
BiBL. Vaticana - " Vergilio Vaticano „ : 13. — " Chro-
nicon Vulturnense „ : 70. — Cod. vat. lat. 4922 : 70 n.
— Cod. vat. lat. 83 : 72. — Cod. vat. lat. 10405 : 78 n.
— Omelie del monaco Giacomo : 132 n. — Cod. pai.
lat. 506 : 276 e segg. — Cod. vat. lat. 1903 : 532 n. —
Cod. barb. 613 : 542 e segg.
" Casa di Livia „ - Affreschi : 56 ti.
Galleria Colonna - Tavola di Stefano da Zevio: 460.
Galleria Nazionale - N. 700 : 225. — Dipinto di Gio.
da Milano : 227 e segg., 235. — Quaderno di disegni:
424 e segg., '449 e segg., — " Libro di Giusto „ : 485
e segg. — Soffitto dipinto : 562.
Museo Lateranense - Affreschi (sec. xi-xii): 57 ti.
Pinacoteca Vatican.^^ - Dipinti attr. a Gio. da Mi-
lano : 226. — Trittico : 556 n.
S. Bastianello - Affreschi (sec. x) : 57.
S. Clemente - Affreschi (sec. xi) : 57, 69 n, 123 e segg.
S. Costanza - Mosaici : 24.
S. M. Antiqua - Affreschi : 32, 124.
S. M. IN Aracoeli - Mosaico (sec. xiii) : 145.
S. M. IN Trastevere - Mosaici (sec. xiii) : 145.
S. Paolo fuori le Mura - Affreschi (sec. v-vi) : 7 n.
Mosaico (sec. xiii) : 133.
S. Prassede - Affreschi (sec. viii-ix) : 32 n. - Mosaico
(sec. ix) : 107 n.
Ss. Quattro Coronati - Affreschi (sec. xiii) : 123.
ROVIGO
Museo Civico - Bibbia: 410.
INDICE DEI LUOGHI
589
S. ANTONIO DI RANVERSO
Chiesa - Affreschi (sec. xv) : 555.
S. BENEDETTO IN POLIRONE
Chiesa - Mosaici : 88.
S. FLORET D'ALVERNIA
Castello - Affreschi (sec. xiii) : 385 n.
S. MIMATO AL TEDESCO
Archivio del Duomo - Miniatura: 205 n.
S. PAUL IN LAVANTHAL
Badia - Ms. XX. 2. 5. : 532.
S. VINCENZO AL VOLTURNO
Badia - Affreschi (sec. ix) : 35.
SAVONA
Museo Civico - Dipinto di Donato de' Bardi: 567 e
segg.
SIENA
BiBL. Comunale - Ms. I. VII. 23 : 534.
Palazzo Comunale - Affresco di Simone Martini : 232.
Pinacoteca Comunale - Tavola di Michelino da B. :
43G e segg., 456, 465, 478.
SMALKALDEN
Castello - Affreschi (sec. xiii) : 385 n.
SOLARO
Or.^torio - Affreschi (sec. xiv) : 233 e segg., 240 e
segg., 281.
SOLBIATE INFERIORE
Monastero - Affreschi (sec. xiii): 129, 150.
SPOLETO
S. Paolo - Affreschi (sec. xii ?) : 78.
STRASBURGO
Biblioteca - Miniature distrutte dell" Hortus deli-
ciarum „ : 70 n.
STUTTGART
R. Collezioni - Carte da gioco : 523. ■
SUBIACO
S. Speco - Affreschi (sec. xiii) : 123.
SUSA
S. Francesco - Affreschi (sec. xiv) : 199.
S. Giusto - Affreschi nel campanile (sec. xi) : 79.
TORCELLO
Duomo - Mosaici : 99 n., 127.
TORINO
BiBL. Capitolare - Mss. miniati: 552 n.
BiBL. Nazionale - Cod. F, IV. 12 : 71. — Tarocchi : 528.
Cod. D. II. 8 : 532 n. — " Heures „ distrutte : 415.
BiBL. Reale - Ms. 77: 413. — Ms. 74: 413 n. — Ms. 102:
489 71. — Ms. 124 : 549 n. — Ms 131 : 533. — Ms. 75 : 552.
CoLLEZ. Fontana - Tarocchi: 524 n.
Museo Civico - Mosaici (sec. xii): 83 e segg. — Dos-
sali intagliati : 366 n. — Cintura viscontea : 453. —
Miniatura : 518 e segg.
Pinacoteca - Polittico di Paolo da Brescia: 572.
S. Domenico - Affreschi (sec. xiv) : 274.
TORRECHIARA
Castello - Polittico di Ben. Bembo: 572 e segg. --
Affreschi (sec. xv) : 574 e segg.
TRENTO
Castello - Affreschi (sec. xv) : 462 e segg.
TREVISO
Loggia de' Cavalieri - Affreschi (sec. xiii) : 155.
S. Niccolò - Affreschi di Tommaso da Modena: 271.
VARESE
Battistero - Affreschi (sec. xiv): 151, 185 e segg.
S. Maria del Monte - Affreschi (sec. xiv) : 268 n.
VENEZIA
Accademia - Disegni : 448.
BiBL. Marciana - Cod. it. Z. 13 : 153. — Cod. fr. IX :
384. — Cod. fr. XI : 385. — Codd. fr. IH, XIII, XV :
385 11. — Cod. Ir. XXI : 387 e segg. — Codd. fr. XXI
e II : 410. — Cod. lat. LXIV : 410 n. - Cod. lat.
VI, XXII: 542.
Museo Correr - Dipinto di se. lombarda : 473 n.
S. Marco - Mosaico (sec. xiii) : 166.
VERCELLI
BiBL. Capitolare - Rotulo figurato : 77. — Ms. CLXV,
LXII, CXXXVI, CXLVII : 93.
Casa privata - Mosaici (sec. xii) : 86 n.
S. Andrea - Mosaici (sec. xii) : 86 ti. - Tomba di T.
Gallo : 198 e segg.
VERONA
BiBL. Capitolare - Ms. CXCIV: 151 n. — Ms. CCXXIX:
532 II.
Cimitero Scaligero- Mausoleo di Cansignorio: 273,
296, 400.
Grotta dei Ss. Celso e Nazaro - Affreschi (sec. x) :
36, 53, 116.
Museo Civico - Affreschi: (sec. .^iii), 124 n; (sec. xiv),
367. — Tavola di Stefano da Zevio : 437 e segg., 460.
S. Anastasia - Affresco (sec. xiv): 409 n.
S. Fermo - Affreschi (sec. xv) : 460.
S. Zeno - Affreschi nella torre (sec. xiii) : 124 n.
VERTEMATE
Badia - Affreschi (sec. xiv): 242.
VESPOLATE
S. Giovanni - Affresco (sec. xv) : 516 n.
590
INDICE DEI LUOGHI
VEZZOLANO
Badia - Affreschi (sec. xiii e xiv) : 199, 274.
VIBOLDONE
Badia - Affreschi (sec. xiv) : nel tiburio, 214 e segg.,
226, 232, 235 ; nella navata maggiore, 240, 242, 282 ;
nella navatella destra, 246.
VICOLUNGO
Chiesa Rurale - Affreschi (sec. xv) : 515 n.
VIENNA
CoLLEZ. Albertina - Disegni: 433, 443 e segg., 453.
CoLLEZ. dell'arc. Ferdinando - Bibbia di Borso d'E-
ste : 549.
Collez. Suida - Tavola di se. lombarda: 577.
Collez. Tuecher - Dipinto attr. a Gio. da Milano :
226 n.
HoFBiBLiOTHECK - Ms. 2571 : 387.
HoF.MUsEUM - " Tacuinum sanitatis „ : 339 e segg. —
Croce di S. Teodoro di Venezia : 460. — Carte da
gioco : 523.
VIMERCATE
Antico convento di S. B'rancesco - Affreschi (se-
colo XIV) : 213.
INDICE DEI NOMI E DELLE COSE PRINCIPALI
I numeri indicano le pagine; seguiti dalla lettera n, rimandano alle note.
Affreschi rustici : 513 e segg.
Alcherio (G.) : 417, 435 n.
Altichieri, pittore: sue relazioni con l'Arte lombarda,
268 e segg.
Ambrogio da Cermenate, miniatore: 552 n.
Ambrogio da Marliano, miniatore: 532.
Amedeo (fra'), calligrafo : 320 n.
Animali (gli): loro rappresentazione nell'Arte del se-
colo xiv-xv, 288 e segg.; — nell'Arte lombarda
della fine del sec. xiv, 290 e segg., 299 e segg., 303
e segg., 325 ; — nell'Arte lombarda sul principio
del sec. xv e nell'Arte veronese : 446 e segg.
Angera: vicende del suo castello, 157, 170.
Anovelo da Imbonate, miniatore: 327 e segg.. 355,
360, 369.
Anteiami (B.), scultore: 81, 120.
Antonio da Ferrara, pittore : 458.
Antonio Veneziano, ijittore: 232.
Apocalisse (1') illustrato: 107 e segg., 110 e segg., 121.
Architettura (1'): nella Lombardia nell'età romanica,
81 ; — oltramontana e il Duomo di Milano : 429.
Ariberto da Intimiano, are. di Milano: dipinti nella
sua chiesa di Galliano, 42 e segg. ; suo ritratto,
48 ; croce ed evangeliario suoi, 60 n.
Armi e armaioli a Milano, nel sec. xiii : 164.
Arnolfo, are, di Milano : suo messale, 73.
Arte (1') benedettina nell'Italia merid.: suoi rapporti
coi monumenti di Givate, 121 e segg.
Arte (1') bizantina: 122. Sua influenza in Lombardia
nell'alto medioevo : 32 ; nel sec. x : 40 ; negli af-
freschi di Galliano : 56 e segg., 60 n ; nelle minia-
ture : 75 e segg. ; in affreschi del sec. xii : 97 e
segg. ; nella Scultura del sec. xii : 119 ; negli af-
freschi di Givate: 120 e segg.; nella seconda me-
tà del sec. xii : 124 e segg. ; nel sec. xiii : 136 e se-
guenti, 145 e segg. ; a principio del sec. xiv : 169,
173 e segg., 180. — Sua influenza in Italia nel Me-
dioevo: 122 e segg., 128 e segg., 135.
Arte (1) carolingia: e la Lombardia, 32 e segg. ; — e
gli affreschi di Galliano, 61.
Arte (1') germanica: e la Lombardia, nel sec. x e xi ;
58 e segg. ; — e gli affreschi di S. Ambrogio : 137.
Arte (1') gotica oltramontana: sua influenza in Italia,
148 e segg. ; nella Miniatura : 151 e segg., 204 e
segg., 406; nella Pittura lombarda del sec. xiv:
179, 197 e segg. ; nel Piemonte : 198 e segg., 274 ;
a Milano sul principio del sec. xv : 429 e segg.
Arte (1) orientale : sua influenza in Italia, 27, 581.
Arte (1') siriaca: sua influenza in Italia: 27 n.
Attila e i dipinti di Milano: 7.
Avanzi (J.) bolognese, pittore : 233.
Bardi (Donato de'), pittore, 567 e segg.
Barnaba da Modena, pittore: 233.
" Basilica Fausta „ : 14, 15 n; sua raffigurazione, 132.
Battista da Legnano, pittore : 515 ii.
Beauneveu (A.) pittore: 427 n.
Belbello da Pavia, miniatore : 582.
Bellini (J.), pittore: 458, 467.
Bembo (Ben.), pittore: 572 e segg., 582.
Bembo (Bon.), pittore: 573 n, 576.
Bergamo: sua rappresentazione nel sec. xv, 551 n.
Bertoloto de Maynis, miniatore: 552 n.
Bianca Pellegrina e gli affreschi di Torrechiara : 575.
Bibbie " atlantiche „ : 79 e segg.
Biblioteca viscontea di Pavia: predata da Luigi xii,
152 ; suoi codici : 152, 203, 278, 329 n, 368, 371, 385,
386 n, 410 n, 413 n, 439 e segg., 528, 529, 530.
Biraghi (A.) e l'oratorio di Solaro : 237.
Bobbio : suo monastero, 30 ; suoi codici : 33, 71 e segg.
Bonino da Campione, scultore: 273, 296, 431.
Bossi (G.) : disegni da lui attr. a Michelino da Be-
sozzo, 448 21.
Broederlaem (M.), pittore: 456.
Bu gatto (Z.), pittore: 576 n.
Casella (P.), pittore; 397.
Castel del Monte: 148.
Cavallini (P.), pittore: 69 n, 145.
Cicognara (A.), pittore: 527, 552.
592
INDICE DEI NOMI E DELLE COSE PRINCIPALI
Cietario (J.), pittore : 563 e segg., 567, 576.
Cimabue, pittore: 123, 145.
Givate : vicende del suo monastero, 100 e segg.
Coene (J.), pittore : 413 n, 417 n, 430.
Colleoni (B.): 582.
Coltura (la) francese in Italia nel sec. xiii : 148.
Costume (il) : negli affreschi di Angera : 161 e segg. ;
in affreschi lombardi del sec. xiv : 219, 236, 241,
251, 286, 401 ; nella Miniatura lombarda del se-
colo XIV : 281 e segg., 301, 367, 372 e segg. — e
l'Arte della fine del sec. xiv : 287 e segg. — in af-
freschi lombardi del sec. xv : 492 e segg.
Cottis (Gugl. de'), ab. di S. Ambrogio : suo mauso-
leo, 138.
Crispo (B.), vescovo di Milano : 30.
Crivelli (T.), miniatore: sue relazioni col miniatore
dell'ufiziolo di F. M. Visconti. 549.
Cronaca (la) figurata di Leonardo da Besozzo : 482
e segg. ; sua preparazione iconografica, 483 e
segg. ; sue relazioni col " Libro di Giusto „, 487
e segg. ; suo prototipo fiorentino, 489.
Decorazioni dipinte in case lombarde: 506, 575.
Disegni di artisti lombardi del sec. xiv-xv : 447 e
segg.
Duccio, pittore: 123, 135.
Egitto (1') e la pittura nell'età romana : 6.
Embriachi : avori attr. alla loro bottega: 416 e segg.
Ennodio (M. F.) : i suoi carmi e l'Arte, 7 e segg.
Erri (degli), pittori: 560 n.
E. S., incisore : 304 n.
Eyck (G. e U. van), pittori : 149, 415, 456, 466.
Fedeli (S. de), pittore: 565.
Ferraris (A. de'), pittore: 470 e segg., 514.
Fernach (H. von): scultore: 298.
Filippolo da Melegnano, pittore : 432.
Fissi raga (A.): suo mausoleo, 181 e segg.
Foppa (V.) : 567 ; sua formazione, 576 e segg.
Gaddi (A.), pittore: 24, 242.
Gaddi (T.), pittore: e le " Très riches Heures „, 417.
Galla Placidia e l'oratorio di S. Aquilino: 8, 14.
Gallina (A.), oste: suo ufìziolo, 153 n.
Genova e l'Arte bizantina: 12.3.
Gentile da Fabriano, pittore: 458.
Cerini (N.), pittore: 226.
Gerolamo da Corbetta, pittore, 510 n.
Gerolamo da Cremona, miniatore : 5.52.
Ghiberti (L.), scultore: 484, 489.
Giambone (M.), pittore: 458.
Giotteschi (i): loro maniera, 218, 220.
Giottino, pittore: 226 n., 233.
Giotto, pittore: 135, 248, 269; a Milano, 172 e segg.,
216.
Giovanni, pittore: adoperato da Ottone III, 40 n., 60 n,
581.
Gio. Antonio da Bologna, miniatore: 521 ;j.
Giovanni da Campione, scultore: 297, 431.
Giovanni da Milano, pittore: 217 e segg.; sua forma-
zione artistica, 231 e segg. ; relazione delle sue
opere con affreschi di Lombardia, 246 e segg. ;
sua influenza sulla Pittura veronese, 268 e segg. ;
sue relazioni con Giovanni di Benedetto, 282.
Giovanni da Modena, pittore: 417 n, 458.
Giovanni del Biondo, pittore: 221 n, 226 n.
Giovanni di Benedetto da Como, miniatore: 279 e
segg., 284, 323, 415.
Giovanni di Berry: sue relazioni con l'Arte italiana,
416.
Giovanni di Francia: 581.
Giovanni di Ugolino da Milano, miniatore: 521.
Giunta pisano, pittore: 145.
Grassi (Giovannino de'), arch. pitt. e scultore: 294
e segg. : sue sculture, 296 e segg., 431 : suoi dise-
gni, 298 e segg. : sue miniature, .306 e segg., .334
e segg., 435 n : singolari ornamenti delle sue ini-
ziali, 308 e segg., 334, 414; sua derivazione, 325:
sua influenza nella miniatura, 325 e segg., 3.53 e
segg., 309, 372, 535 e segg. : sua influenza nella Pit-
tura, 391 e segg. I suoi disegni e le " Très riches
Heures „, 419 e segg. ; e la rappresentazione degli
animali in disegni lombardi, 446 e segg.
Grassi (Porrino de) pittore e miniatore: 295.
Grassi (Salomone de), pittore e miniatore: sua col-
laborazione col padre, 306 e segg., 355, 372, .535 e
segg., 548.
Guiniforte da Vimercate, miniatore: 533.
Hesdin (,I. de), miniatore : 415.
" Hortus Philippi „ : 1; sue chiese, 3.
Iconografia: negli affreschi di Galliano, .53 e segg.
nei mosaici dei pavimenti, 82 e segg. ; negli af-
freschi di Givate, 101 e segg. — della Madonna
nel sec. xii e xiii, 125 e segg. — profana nella
Pittura medioevale, 147, 154 e segg.
Incrostature marmoree: 20.
Iniziali: loro forma singolare nei mss. di Giovan-
nino de' Grassi e dei suoi seguaci, 308 e segg.,
331, 414, 520 e segg., .529, 531, 537.
Isacco da Imbonate, pittore: 432, 433.
" Itala „ : 6.
Jacopino d'Arezzo, miniatore: .543 e segg.
Jacopino da Tradate, scultore: 431.
Jacopino da Vallate, pittore: 394 n.
Jacopo da S. Severino, pittore: 457.
Landolfo, are. di Milano (sec. x) : suo messale, 124.
Leonardo da Besozzo, pittore e miniatore : 430, 474
e segg, ,525, 566. — e l'Arte lombarda, 478 e segg. ;
— e l'Arte toscana, 480 e segg. Sua Cronaca figu-
rata, 482 e segg.
Leonardo da Pavia, pittore : 563.
Le Begue (G.) : suoi ricettari d'arte, 417.
Liberale da Verona, pitiore e miniatore : 540 n.
Liguria (la): in dominio di Bisanzio, 26; — e l'Arte
lombarda : 411.
" Liguria „, regione romana: 7, 14, 581.
Liturgia (la) e l'iconografìa: negli affreschi di Gi-
vate, 104 e segg.
Liutprando re: suo palazzo e chiesa a Corte Olona, 31.
Lombardia (la): estensione geografica del suo nome
sullo scorcio del sec. xiv, 407.
Longobardi (i) e l'Arte: 29 e segg.
Lorenzo da S. Severino, pittore: 457.
Lorenzo Monaco, pittore : 457.
INDICE DEI NOMI E DELLE COSE PRINCIPALI
Mafiolo da Cremona, maestro di vetri: 436.
Magneris (Bassanolo de'), pittore: 391.
Malouel (I.), pittore: 457.
Manoscritti francesi in Italia nel sec. xiv: 413.
Mantova; sue relazioni artistiche con la Lombardia,
272 n, 410.
Martini (S.), pittore : 231,417: sua influenza sulla Pit-
tura franco-fiamminga, 412.
Marziano da Tortona, miniatore: 522 e segg.
Masolino da Panlcale, pittore: 255, 458, 461, 467, 480,
482, 484, 489, 506 ; — e gli Zavattari, 501 ; — e gli
affreschi di Casa Borromeo, 511.
Messali ambrosiani di chiese rurali: loro illustra-
zione, 74.
Michele da Pavia, pittore: 435, 436, 442 n.
Michelino da Besozzo, pittore : 417 n, 435 e segg., 513,
532. ,538, 548, 555: giudicato dai contemporanei,
435 II : sue opere perdute, 435, 436 ; sue opere,
437 e segg. ; — e Giovannino de' Grassi, 446. Sua
derivazione stilistica, 453 e segg., 464 ; — e l'Arte
oltramontana, 465. Suoi seguaci, 474 e segg. : — e
gli Zavattari, 501 e segg. : — e gli affreschi di
Casa Borromeo, 503, 511 ; — e la Miniatura, 439
e segg., 517 e segg.
Milano: nei primi secoli cristiani, 1 e segg.: nei se-
coli V e VI, 7 e segg. : nell'età longobarda, 30 e
segg.: a princii^io del sec. xi, 41; sulla fine del
sec. XIV, 429 e segg. Sua rappresentazione negli
affreschi di Angera, 165.
Miniatore (il) dellufiziolo di F. M. Visconti: ,535 e
segg.: sua influenza sui miniatori dell'Italia su-
pcriore, 538, 549, 552.
Miniatore (il) delle " Vitae Imperatorum „ : 528 e
segg. : sua influenza sui miniatori lombardi, ,532
e segg.
Miniatore (il) del ms. 7,57 della Bil)l. Xaz. di Parigi:
324 e segg. ; sua collaborazione nel " Tacuinum „
di Parigi, 356; — e il ms. fr. 313 della Bibl. Naz.
di Parigi, 372 e segg.
Miniatori lombardi anonimi della fine del sec. xiv :
336 e segg. ; — e l'illustrazione del " Tacuinum
sanitatis „, 367 e segg.
Miniatura (la) nella Lombardia: suoi incerti monu-
menii nei primi secoli cristiani, 6; nel sec. ix,
33 ; dal sec. x al xii, 69 e segg ; nel sec. xiii e xiv,
151 e segg., 200 e segg., 275 e segg. ; nella prima
metà del sec. xv, 517 e segg. — e la Miniatura
in Germania nell'età romanica, 70 e segg., : — e la
Miniatura oltramontana nel sec. xiii, 152 e segg.;
— e la Miniatura nell'Emilia nel sec. xiv, 200;
— e la Miniatura franco-fiamminga, 415 e segg. ;
— e la Miniatura a Genova nel sec. xiv, 411 ; —
e la Miniatura nel Veneto, 389 ;i, 409 e segg. ; —
e la Pittura, 70, 151 e segg., 200 e segg,, 282, 291,
.391 e segg., 435 n, 517 e segg., 534.
Moretti (Cr. de), pittore : 294 n, 554 e segg., 576; e il
Pisanello. 555.
Morimondo; mss. della sua badia, 153 n.
Mosaici ; del sec. v e vi a Milano e nella Liguria,
8 e segg. ; loro relazioni coi mosaici di Ra-
venna, 18. — di pavimenti, 80 e segg. ; — del
sec. XII a Milano, 128 e segg.
Mussis (G. de), cronista; 286.
*
Napo della Torre; negli affreschi di Angera, 162 e
segg.
Narsete e Milano ; 19 ii.
Nelli (O), pittore; 457.
Nicolao, scultore: 81, 118 e segg.
NIvardo, pittore: 581.
Novalesa; mss. della sua badia, 33.
Nuxigia (G, de), calligrafo: 202.
Orcagna (A.), pittore : 226, 233.
Orflnio da Lodi : suo poema, 151.
Oriente (1) e l'Italia nel sec. v e vi : 26 e segg.
Ornamenti: in mosaici del sec. v e vi, 14 n, 15, 23;
in affreschi del sec. xi e xn, 43, 46, 50, 56, .57, 66,
196 ; in mosaici di pavimenti, 87 e segg, ; nelle
sculture di Givate, 117: in affreschi del sec. xiii
e xiv, 139 e segg., 157 e segg., 169; nelle minia-
ture di Giovannino de' Grassi e dei suoi seguaci,
308 e segg., 314 e segg.
" Ouvraige de Lombardie „ (1): 416 e segg.
Paolino da Montorfano, pittore: 432.
Paolino vescovo di Nola: 25.
Paolo da Brescia, pittore; 572.
Paolo Diacono : 100.
Pavia ; suoi monumenti nell'età longobarda, 31 ; suo
castello visconteo, 152, 278, 576.
Pavimenti istoriati : 82 e segg.
Perlnetto da Benevento, pittore: 474 e segg.
Pianeti ; loro rappresentazione, 160 e segg.
Pietro da Pavia, miniatore; ,323 ;i, 325 e segg., 353, 410,
414, 517 n.
Pisanello (il) ; suoi disegni, 289 e segg. — e l'Arte
lombarda, 446. — Sua influenza su pittori lom-
l)ardi : .501, ,512, 563.
Pittore (il) del mausoleo di A. Fissiraga; 181 e segg.
Pittori a Milano nella prima metà del sec. xv : 433.
Pittori chiamati da Mantova a Pavia nel sec. xiv :
272 n.
Pittura (la) in Italia: nell'età longobarda, 30 e segg. ;
nel sec. xi, 57 e segg. : nella seconda metà del se-
colo xiir, 135 e segg.; nel sec. xiv, 232; — e ol-
tralpe fra il sec. xiv e il xv, 454 e segg. ; nel se-
colo XV, 467.
Pittura (la) nella Lombardia: nei primi secoli cri-
stiani, 2 e segg. ; nell'età longoljarda e carolin-
gia, 30 e segg. ; nel sec. xi, 41 e segg. ; nel se-
colo XII, 95 e segg. ; nel sec. xiii, 134 e segg. ;
nella prima metà del sec. xiv, 173 e segg.; nella
seconda metà del sec. xiv, 207 e segg., 274: negli
inizi del sec. xv, 429 e segg. ; nella prima metà
del sec. xv, 469 e segg : a mezzo il sec. xv, 553 e
segg.; — e l'Arte orientale, 20 e segg.; — e l'Aite
bizantina nell'età longobarda, 32; — e l'Arte caro-
lingia, 34 e segg. ; — e l'Arte in Germania alla
fine del sec. X, 40 ; — e l'Arte bizantina nel se-
colo xi-xiv, .56 e segg., 97 e segg., 137 e segg., 173 e
segg. ; — e la Pittura dell'Italia centrale nello scor-
cio del sec. xiri, 145 e segg., 581 ; ~ e l'Arte gotica
oltramontana nel sec. xiii e xiv, 150 e segg., 169,
179 e segg., 274. — e la Pittura toscana nel se-
colo xiv; 188 e segg., 207 e segg., 242 e segg. ; — e
la Pittura veronese del sec. xiv e xv, 268 e segg.,
466 ; — e la Pittura in Piemonte nel sec. xiv, 274 :
e l'Arte franco-fiamminga nel sec. xiv e xv, 411
e segg., 464 e segg. ; — e la Pittura in Italia nel
principio del sec. xv, 464 e segg. ; — e l'Arte del
75
594
INDICE DEI NOMI E DELLE COSE PRINCIPALI
Rinascimento, 4G8, 567 e segg. ; — e la Scultura
a Milano nel sec. xv, 431 e segg.: e la Minia-
tura. 70, 151 e segg., 200 e segg.. 390 e segg.. 435 n.
517 e segg., 534.
Pittura (la) a Verona: sue relazioni con la Pittura
lombarda, 268 e segg., 466 ; — e la Pittura re-
nana, 464.
Porro (i), committenti di affreschi: 253 e segg., 256 e
segg., 396.
Predis (Cr. de), miniatore: .549, .5,52, .582.
Rainaldo, vescovo di Como: 97.
Raverti (M.), scultore: 431 e segg.
Roma: sua veduta prospettiva nella Cronaca di Leo-
nardo da Hesozzo. 489 Ji.
Romanzi cavallereschi: loro diffusione nell'Italia su-
periore. 371 e segg.: svolgersi delle loro illustra-
zioni, 383 e segg.
" Sanctus „ : 25.
S. Ambrogio: 2 e segg., 16.
S. Benedetto dì Polirone: mss. della sua badia, 75,
1.52. .551 n.
S. Colombano : 30.
Scotti (G.), pittore: .5.58 n.
Scultura (la) nella Lombardia: nelletà romanica, 81.
102. 117 e segg: nel sec. xiv, 296 e segg: sul prin-
cipio del sec. xv, 430 e segg.
Sforza (Bianca M.) : 532.
Sforza (daleazzo M.): 550 e segg.
Siccardo, vescovo di Cremona: 82, 105, 109.
Simone da Corbetta. pittore: 391.
Sluter (C), scultore: 431 n.
Soffitti dipinti lombardi: 561 e segg.
Stefanardo da Vimercate: il suo poema e gli affre-
schi di Angera, 162.
Stefano da Zevio, pittore : 460, 451 n, 464, 520.
Stendardo della Repubblica Ambrosiana : .563 ;i.
Tacconi (I".), pittore: 574 e segg.
" Tacuinum Sanitatis „ (il): 338 e segg.: elaborazione
delle sue illustrazioni, 307 e segg. — e la Pittura
lombarda. 393 e segg. ; — e le " Très riches Heu-
res „ : 418 e segg. : — e gli affreschi del castello
di Trento, 464.
Taddeo da Lodi, pittore: 173 n.
Tarocchi miniati: 522 e segg.
Tecnica " compendiaria „ : 6, 10.
Thederigo di Fiandra, ricamatore : 417 ;i.
" Tituli ambrosiani „ : 3 e segg.
Tommaso da Modena, pittore: 233, 270 e segg.
Torriti (.1.), pittore: 123.
Ufizioli viscontei: 279.
Venezia: e l'Arte bizantina. 123: suoi mosaicisti, 1,33.
Veris (Franco e Filippolo de), pittori: 345 e segg.,
354, 360, 369, 400, 434 e segg., 450, 464, 469 e segg.,
,521; loro relazioni col "Tacuinum sanitatis,,,
345 e segg. : loro derivazione artistica. 4;?4 e segg.
Vetri a oro con graffiti : nel castello di Pavia, 564.
Vidolenghi (L.). pittore: 563.
Visconti (i) : loro relazioni familiari con corti d'Ol-
tralpe, 287.
Visconti (Azzone): suo palazzo in Milano, 171 e segg.,
202 71.
Visconti (Bianca di Savoia): suo ufiziolo, 279 e segg.
Visconti (Fili])po M.) : suo ufiziolo, .320 e segg., .535 e
segg.: suoi ritratti. 436, 439: suoi tarocchi. .522 e
segg. — e la biblioteca viscontea, 528.
Visconti (Galeazzo): 171 n.
Visconti (Gian Galeazzo) : suo ufiziolo, 311 e segg.,
320 : suo Elogio f unelirc. 439 e segg.
Visconti (Giovanni) : 157, 170, 206.
Visconti (Giovan M.) : 4.39.
Visconti (Maria di Savoia): .522 e segg. : suo ufiziolo.
.531.
Visconti (Ottone) : 157, 167 n : sue imprese negli af-
freschi di Angera, 162 e segg.
Visconti (Pietro di Giovanni): 264 ;j.
Visconti (Roberto): suo messale, 204.
Visconti (Valentina): 287, 289, 302 n.
Vismara (I.). i)ittore: 565.
Vitale da Bolo£::Ta, pittore: 201.
Warmondo, vescovo d'Ivrea: suoi mss.. 70.
Wiligelmo .scultore: 81, 118 e segg.
Wolvinio, orafo: .32, 129.
Zavattari (gli) : 492 e segg., 513 e segg., 532, .538, 550.
555, 576 ; loro derivazione artistica, 501 e segg.
— e la Miniatura, 522 e segg.; —loro seguaci, 557
e segg.
INDICE DELLE ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE
MENO OVVIE O DUBBIE
Bkuck, Malereien. = R. Bruck, Die Malereien in d. Handschriften d. Kòiiigr. Sachsen,
Dresda, 1906.
Cavalcaselle, Pittura. = G. B. Gavalcaselle e J. A. Crowe, Storia delta Pittura in
Italia, Firenze, 1886 e segg.
GiULiNi, Memorie. = Memorie spettanti alla storia della città e campagna di Milano, Mi-
lano, 1855.
Jahrb. d. kunst. Samml. = Jahrbuch der kunsthistorischen Sammlungen des allerhóchsten
Kaiserhauses.
Jahrb. d. pr. Kstslgn. = Jahrbuch der kóniglich preussischen Kunstsammlungen.
Monatsh. f. Kiv. = Monatshefte fin' Kunstivissenschaft.
S. Monti, Storia ed Arte ^= S. Monti, Storia ed Arte nella provincia ed antica diocesi di
Como, Gonio, 1902.
Rahn, Wandgem. = I. l\. Rahn, Die mittelalterlichen Wandgemdlde in der italienischen
Schweiz {Mittheil. der antiquarischen Gesellschaft in Ziìrich, XXI, 1-2).
Rep. f. Kw. = Repertorium fiìr Kunstwissenschaft.
T. RivoiRA, Arch. lomb. = T. Rivoira, Le origini della architettura lombarda, Milano, 1908.
W. SuiDA, Fior. Maler. = W. Suida, Florentinische Maler um die Mille des XIV. lahr-
hunderts, Strassburg, 1905.
Vasari. = G. Vasari, Le opere con annot. e comm. di G. Milanesi, Firenze, 1906.
Venturi, Storia. = A. Venturi, Storia dell'Arte Italiana, Milano, 1901 e segg.
ERRATA-CORRIGE
pag.
ERROKI
21 lin. 3
Liguria
23 „ 10
IHOANNIS
23 nota 1
che la prima lettera sia
32 „ 2
teniae
42 fìg. 26
ambone e scalea
49 „ 32
Ariberto Intimiano
56 lin. 10 e 35 7rpo7)4uvsois
60 „ 13 di Oberzell e di Reichenau
62 nota 2 inserta
83 fig. 54 Novara, ecc.
153 nota
2
op. cit. e
169 „
2
Dal tempo
273 lin.
13
d'un medesimo
274 „
12
documenti
298 lin.
6
tanto
377 „
15
(fig. 221)
550 „
17
s. XV
576 „
10
(fig. 477)
CORREZIONI
Liguria
lOHANNIS
che la prima lettera della seconda li-
nea sia
taeniae
esterno (1906)
Ariberto da Intimiano
Trpooxu-jr.at;
di Oberzell a Reichenau
inserto
Milano, Archivio di S. Ambrogio: Mes-
sale,
op. cit.) e
Del tempo
d'un altro
monumenti
cosi
(fig- 220)
secolo XV
(fig. 479)
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BRIGHAM YOUNG UNIVERSITY
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